La realtà: dramma in 3 atti

Part 2

Chapter 23,431 wordsPublic domain

Che avevi da parlarmi; che mi chiamavi... e poi sorridendo mi ha dato un gran bacio: così! (_eseguisce: Francesco indica ancora ridendo verso la Redazione. Anna alza le spalle, sorridendo anch'essa, poi legge i voti_) Undicimila settecento novantatre... Avevo ragione io. La signora Canzi diceva che erano soltanto undicimila cinquecento! Io mi sono tanto arrabbiata che avrà finito certo... per capir tutto anche lei!

FRANCESCO

(_affettuoso, contento_) Ma tu... sei ancora più esaltata di me. Gli applausi, le grida, ti hanno dato un po' alla testa.

ANNA

Che folla!... era tutta la piazza gremita!

FRANCESCO

Mi vedi attraverso al bene che mi vuoi e ti sembro chissà che cosa! È un bel passo in avanti, questo, sì. Migliaia di lavoratori si sono stretti in una Federazione maravigliosa e mi hanno eletto a loro capo: ma io, in tutto ciò, non devo scorgere altro che un maggior cumulo di doveri. (_sforzandosi per calmarsi_) Ragioniamo, ragioniamo un po' io e te... (_premendosi colla mano la fronte per concentrarsi, per calmarsi, ecc._) ragioniamo freddamente. Fino a ieri, cos'ero io?... Un cooperatore, un organizzatore, un propagandista, tutto ciò che vuoi; ma serbavo assoluta l'indipendenza della mia vita intima.

ANNA

(_vivamente_) E oggi? E oggi?...

FRANCESCO

Da oggi, io non mi appartengo più; io sono degli altri, di quella folla che mi ha eletto, acclamato: la vita pubblica, le responsabilità di un posto di combattimento e di direzione, come quello che io ho accettato, impongono delle... delle limitazioni, delle restrizioni.

ANNA

(_c. s._) Restrizioni?

FRANCESCO

La mia casa, ogni mia parola, ogni mio atto, possono, anzi, devono, essere controllati, sindacati; i nostri rapporti potrebbero essere giudicati, perdona la brutalità, una tresca volgare. Ora questo, _no_.

ANNA

(_con un grido_) No?

FRANCESCO

Tu, tu sola sai tutto. C'è una donna... alla quale la vecchia legge stupida e feroce serba il diritto (_con ironia e amarezza_) di essere mia moglie.

ANNA

Io ti amo! Ti amo! Separarci? Oggi?... Oggi? Non ti ho mai amato tanto! Ma io sfido la calunnia, il disprezzo, sfido tutto!

FRANCESCO

Allora, ti domando la forza, l'audacia, la superiorità di vincere un nuovo pregiudizio, di imporre un nuovo esempio.

ANNA

Tutto ciò che vuoi.

FRANCESCO

Ti senti... saresti pronta a sostituire ai vincoli consueti degli altri, i vincoli soli del cuore, e ad essere mia moglie di fatto? Mia moglie al cospetto della mia coscienza, di mia figlia, del mondo? (_va a cercare fra le sue carte ecc. poi legge ad Anna_) «L'amore solo deve unire le vite e i destini; l'amore, fiero di sè, libero di sè, che dietro sè non lascia catene quando migra dai cuori». Anna, associamo in una le nostre due esistenze: entra libera, sicura nella mia casa, per dividere con me il mio lavoro ed il mio pane, diventa per la ragione inviolabile del nostro diritto e della nostra volontà, la compagna unica, amata, rispettata, difesa, la degna compagna della mia vita.

ANNA

Tanto grande sei!.. Tanto in alto sei!... Io non so rispondere, io non so che amarti. Fa di me ciò che vuoi; io sono tua. Questo solo ti domando: _Voglio_ essere tua.

FRANCESCO

(_abbracciandola_) Sempre! Sempre! Sempre!

SCENA VI.

SOFIA _e_ DETTI; poi SOLAROLI sull'uscio della Redazione.

SOFIA

(_corre dentro, levandosi il cappellino:_ vedendo_ Francesco e Anna abbracciati si ferma con un piccolo grido_) Ah!

ANNA

(_vivamente si scioglie da Francesco_).

FRANCESCO

(_trattenendo Anna_) Sofia, tu sai che io amo la signora Santer e che la signora Santer mi ama. Ebbene, essa diviene da oggi, senza rossori, senza falsi pudori, senza ipocrisia, in faccia al mondo, in faccia a tutti diviene la... la... (_cerca la parola, intimidito dallo sguardo fisso, calmo di Sofia_) diviene da oggi... la tua buona mamma!

SOFIA

(_con un sorriso pieno di tristezza_) Mamma?... Mamma no. Mi hai sempre insegnato ad essere sincera: perchè hai voluto dire in questo momento una parola che non è vera? Perchè hai detto mamma? (_fra Anna e Francesco, abbracciandoli_) Amica: sarà la mia amica più intima, più cara, questo sì, te lo prometto, col cuore. (_sempre c. s._) E sarò tanto, tanto contenta. Ma la mamma... no. È morta la povera mamma. La _mia_ mamma che non ho mai veduta... l'ho figurata a modo mio, la _penso_ a modo mio: voglio poterla pensar sempre così. Perdonami, babbo! Tu non mi hai lasciato credere in ciò che è falso e non credo: non è un pregiudizio, no!... No! (_guardando cogli occhi fissi e indicando con un gran rimpianto verso il cielo_) Non sarà là... no! _Non è là_... ma qui... (_colla mano sul cuore_) Qui... sì... sì... _qui_, sempre! (_si sforza, sorride, abbracciando i due mentre dice all'uno e all'altra_) Vorrò tanto bene a te e a te. (_balbettando_) Ma la mamma... (_scoppiando in lacrime_) Non parliamo della mamma!

(_Sofia, Francesco e Anna sono tutti e tre diversamente commossi: pausa_).

SOLAROLI

(_apre l'uscio della Redazione. Si vedono dentro, seduti, Niccolini e Marchesi; Scalfi ritto in piedi aspetta le bozze — Solaroli, chiamando_) Francesco! Vieni a leggere la risposta all'«Italia Liberale»! (_Francesco entra con Solaroli. Chiudono l'uscio ecc._).

SCENA VII.

SOFIA e ANNA.

SOFIA

(_si volta, guarda Anna, vede che si asciuga gli occhi, si avvicina balbettando_) Sei buona... Tanto buona (_di colpo, abbracciandola_) Fatti sposare dal babbo; Anna, Anna! Fatti sposare dal babbo!

ANNA

Tu... tu Sofia, dunque, non approvi tuo padre, e condanni... e ci condanni...

SOFIA

No! No! Io non condanno il babbo; non condanno te. Avrete ragione. Ma io sono una donna... Anzi, non sono ancora che una ragazza; io ragiono soltanto col cuore. Io ho degli altri sentimenti, dei bisogni dell'anima mia, delle aspirazioni che non posso capire, che non posso esprimere, che si confondono... e mi confondono. Io non giudico il babbo, io lo amo, lo ammiro; io non giudico te, ti voglio bene; ti stimo tanto: solo ti dico questo: ti prego, ti supplico, fatti sposare dal babbo, come aveva sposato la mia povera mamma!... Sarò... mi sentirò... (_premendosi la faccia, la fronte_) Non so esprimermi... non so... Mi sentirò più tranquilla... e poi... allora sì, allora sì!... Sei tanto bella! Allora forse potrò illudermi, e dirò mamma anche a te!

SCENA VIII.

GIORDANO CANDIA e DETTE.

GIORDANO

(_entra dalla comune avviandosi verso la Redazione: sta leggendo l'«Italia Liberale». Vedendo Anna nasconde il giornale_).

ANNA

(_sforzandosi per vincere la propria commozione_) È in ritardo, signor Giordano.

SOFIA

(_c. s._) Ci sono già tutti in Redazione!

GIORDANO

(_spia dall'uscio che apre appena e richiude_) Tanto meglio! Così non hanno bisogno di me (_guarda, studia, l'una e l'altra, capisce che sono commosse_) Scenderò in tipografia. (_Sofia gli fa dei cenni indicando Anna: Giordano crede indovinare e risponde con altri cenni_) Quello Scalfi è inesausto nelle scorrezioni. È una sofferenza atroce, immane. — Se ne va, signora Santer?

ANNA

Alle scuole, — sì. — È tardi! (_v. v._)

GIORDANO

(_prima accompagna Anna fino all'uscio, camminando elegantemente, — poi a Sofia_) Insistevi inutilmente co' tuoi cenni. Certo, non avrei parlato. Non hai visto che ho nascosto subito il giornale?

SOFIA

Il giornale?

GIORDANO

L'«Italia Liberale».

SOFIA

Perchè?

GIORDANO

Per evitare il discorso dello sfratto.

SOFIA

Lo sfratto? (_vivamente, con un grido_) Del babbo?

GIORDANO

Che c'entra tuo padre! Lo sfratto della signora Santer, che è svizzera.

SOFIA

Lo sfratto, ad Anna?

GIORDANO

Ma sì. Non sapevi?...

SOFIA

Dov'è questo giornale?

GIORDANO

Eravate... in lacrime!

SOFIA

Dov'è questo giornale? — Sorridi? — Sei così indifferente?

GIORDANO

Non impressionarti: non spaventarti, subito. Io la credo una minaccia, un desiderio. Del resto, poi, io non ho mai avuto nessun entusiasmo per la signora Santer. Il suo non è amore: è una superfetazione morbosa della vanità.

SOFIA

Dovresti essere addolorato per me... se mi volessi bene! (_irritata_) Dammi questo giornale!

GIORDANO

(_sorridendo affettuosamente, con sincerità, dandole il giornale_) Tu non mi dici altro che cattiverie: tu mi strapazzi sempre senza pietà: questa mattina non mi hai domandato nemmeno come sto. Resterei, se non ti volessi molto bene? (_le indica un brano del giornale col dito mignolo_) Lì.

SOFIA

(_legge_) «Una prima misura». (_guarda Giordano come per domandare se è quello l'articolo_).

GIORDANO

Sì.

SOFIA

(_c. s._) «Siamo in grado di assicurare che dal Ministero degli Interni furono emanate istruzioni precise ed energiche sulla necesità di reprimere l'azione di un gruppo di sobillatori che pomposamente hanno preso il nome di — Federazione delle Associazioni Operaie — cui devonsi molti dei recenti conflitti fra capitale e lavoro.»

GIORDANO

Il giornale è conservatore, ma non nella grammatica.

SOFIA

(_fa un moto di dispetto: continuando_) «E poichè alla cosidetta Federazione fanno capo anche gli elementi più irrequieti e pettegoli della così detta _Lega Femminile_, si adotterà una prima misura, intimando di lasciare il nostro paese, nelle ventiquattro ore, a certa signora Anna Santer di nazionalità svizzera, nota per la sua ingombrante invadenza in tutte le pubbliche riunioni, ed intimamente legata a qualcuno fra i pezzi grossi della setta...» Dio! Dio! Il papà! Bisogna avvertirlo subito! (_mentre si volta verso la Redazione per chiamare Francesco, vede Don Guglielmo Nördel che è già entrato_).

SCENA IX.

DON GUGLIELMO e DETTI.

DON GUGLIELMO

(_saluta sempre sorridendo affabilmente ma sempre con simpatica e dignitosa affabilità_).

GIORDANO

(_con fare ironico, sprezzante_) Chi cerca il monsignore?

DON GUGLIELMO

No: non sono un monsignore: non sono nient'altro che un povero prete di montagna, di Montairolo nella Svizzera: il paese della signora Anna; la vedova del signor Santer.

GIORDANO

(_c. s., sprezzantemente_) Va bene: cosa vuole?

DON GUGLIELMO

Di tanto in tanto faccio una scappatina a Milano. — Oh, per poche ore! — e questa volta, appunto, avevo ricevuto incarico dai parenti della signora Santer... da sua zia in particolare, che le ha sempre fatto da madre — oh, una santa donna! — avevo ricevuto incarico d'informarmi della signora Anna e di sapere, di vedere come sta, e portarle i saluti e le notizie... della sua famiglia.

GIORDANO

La signora Santer non c'è. A cercarla vada alle scuole, o a casa sua.

DON GUGLIELMO

(_che non sa frenare un lampo di contentezza_) Ah!... _Non abita_ qui? Ero già stato a cercarla alla scuola e mi avevano dato questo indirizzo. Invece... non abita qui?

GIORDANO

(_c. s._) Le ho risposto di _no_: non ha capito?

SOFIA

(_con deferenza e con premura_) Abita vicino alle scuole: due case dopo: al numero 7.

DON GUGLIELMO

(_sorridendo_) Ecco, ecco, ecco! Allora... si sono sbagliati!... E dalle scuole, per venir qui, gira e rigira in tutto questo grande stabilimento, avevo perduto la strada. Un operaio mi ha detto di salire la scala... sono salito... fuori non c'era nessuno... e sono entrato: domando scusa.

GIORDANO

Oh, si figuri! Ma adesso che il reverendo sa...

DON GUGLIELMO

Adesso, pregherò la... _signorina_ non è vero? Pregherò la signorina di dire lei alla signora Anna, che sono stato spiacentissimo di non averla trovata; che io oggi devo partire subito; ma tornerò, tornerò presto. Mi farà questo favore, signorina... (_aspettando e invitandola a dire il nome_).

SOFIA

Sofia: Sofia Quarnarolo.

DON GUGLIELMO

Ah, bene, bene! E lei sarebbe dunque la...

SOFIA

La figlia del signor Quarnarolo.

DON GUGLIELMO

Allora, senza saperlo, io sono entrato in casa sua, e in casa del suo signor padre; — perchè abitano insieme?

SOFIA

Sì.

DON GUGLIELMO

Bene, bene, bene.

GIORDANO

E adesso che ormai ella sa che la signora Santer sta al numero sette e che il signor Quarnarolo abita qui, con sua figlia, vuol favorire...

SOFIA

(_interrompendolo, poi a Don Guglielmo, sempre con premura e deferenza_) Vorrebbe favorirmi il suo nome, perchè possa dirlo anche alla signora Anna?

DON GUGLIELMO

Già, già; coi miei saluti, e, in modo particolare, coi saluti di sua zia e della sua famiglia. Don Guglielmo Nördel. — Si rammenta? — Don Guglielmo Nördel. (_saluta Giordano, saluta Sofia che lo accompagna fino all'uscio_).

GIORDANO

(_a mezza voce, credendo di non essere inteso_) Tanti saluti a casa, e mi ricordi nelle sue orazioni.

DON GUGLIELMO

(_voltandosi_) Sissignore; sarà fatto: è il mio dovere di buon cristiano, di buon cattolico... e di prete! (_via_).

SOFIA

(_è rimasta come colpita: avvicinandosi di nuovo a Giordano_) I parenti di Anna?... (_pensando a Don Guglielmo_) Che abbia letto, che abbia saputo dello sfratto?... Che sia venuto per questo?

GIORDANO

Certo; per sapere, per curiosare; (_ridendo_) per salvare l'anima della signora Santer!

SCENA X.

FRANCESCO, SOLAROLI, MARCHESI, NICCOLINI: parlano tutti insieme: in fine MARINO e DETTI.

FRANCESCO

È un'infamia! lasciatemi dire: lasciatemi gridare. È un'infamia! Hai sentito Sofia? (_a Giordano_) Hai letto l'«Italia Liberale»?

SOFIA

È vero poi? Sarà vero?

MARCHESI

È una insinuazione.

NICCOLINI

Hanno lanciato la bomba: se va, va!

SOLAROLI

Ci penso io; ci penso io. Vado io dal Prefetto.

FRANCESCO

È una vigliaccheria! Una vigliaccheria! Contro una donna!

MARCHESI

Tutte le armi sono buone, in certi casi.

NICCOLINI

Specialmente le cattive.

SOLAROLI

Perchè gridare, arrabbiarsi? Ci vuol altro; siamo avvezzi a ben altro!

FRANCESCO

È l'insulto; è la volgarità che m'irrìta.

NICCOLINI

(_a Sofia_) La signora Anna, sa di questa notizia?

SOFIA

No, no; non credo.

FRANCESCO

Dov'è andata?

SOFIA

Alle scuole.

MARCHESI

(_a Francesco_) Dovresti prevenirla.

FRANCESCO

(_a Sofia_) Va; non lasciarla sola. Impedisci che possa leggere o che le venga riportata quella malvagità!... Anche tu, Giordano: va, va; — andate. (_tornando: agli altri_) Anna è una donna forte, coraggiosa... soltanto... la prima impressione... potrebbe rimanere colpita... (_al Solaroli_) E devi dire che è mia moglie; mia moglie in faccia ai miei compagni. L'ho annunziato a mia figlia: lo annunzierò a tutto il mondo!

SOLAROLI

Soltanto... la forma del nostro matrimonio non è riconosciuta in prefettura.

NICCOLINI

(_a Francesco_) Adesso, calma e non occupartene. Adesso non pensarci!...

SOLAROLI

(_indicandogli la scrivania_) Fa, fa, quello che hai da fare. E fa presto.

MARCHESI

(_avviandosi verso la Redazione_) La seduta resta fissata per le due?

SOLAROLI

Per le due. (_a Francesco, battendogli sulla spalla con aria di protezione_) Faremo tacere anche l'«Italia Liberale».

FRANCESCO

(_va alla sua scrivania: mentre Niccolini e Marchesi si vestono in Redazione per uscire, entra Marino e si siede al suo tavolino. Marchesi v. v. dall'uscio interno della Redazione_).

NICCOLINI

(_col cappello in testa, sull'uscio della Redazione, a Francesco_) Ricordati anche la tua lettera di accettazione!

FRANCESCO

Sì!

NICCOLINI

Ciao!

FRANCESCO

Ciao! (_Niccolini chiude l'uscio della Redazione, ecc. Via_).

SCENA XI.

MARINO, FRANCESCO: grida dalla strada.

FRANCESCO

(_sedendosi, cerca fra le sue carte nella scrivania, poi torna a scrivere_).

MARINO

(_copiando, ripete a mezza voce_) «Ciascuno deve dare secondo le sue facoltà... e ricevere secondo i suoi bisogni...» (_mettendosi il cappello_) Con permesso! (_copiando_) «deve dare... secondo le sue facoltà...»

VOCI

(_dalla strada, di molti strilloni, che passano correndo in fretta, vendendo l'«Italia Liberale»_) L'«Italia Liberale!» L'«Italia Liberale!» Grandi notizie! (_una voce forte e una volta sola_) Lo sfratto della signora Santer!... (_tutti c. s_). L'«Italia Liberale!»

FRANCESCO

(_corre verso l'uscio, per uscire, alzando le mani con minaccia_).

MARINO

Cosa fate?... Signor Francesco!

FRANCESCO

(_si sforza per vincersi; dà un'alzata di spalle sdegnosa e torna a sedersi alla scrivania: pausa_).

MARINO

(_leva il cappello che mette sul tavolino; si avvicina a Francesco_) Sapete?... È ora di stare in guardia. Non è la signora Santer, siete voi che si vuol colpire.

FRANCESCO

(_quasi con un senso di previsione paurosa_) Oggi?...

MARINO

Oggi; appunto. Il cacciatore non tira all'allodola, finchè saltella giù, terra terra, ma quando spicca il volo, quando s'innalza in mezzo alla luce, in faccia al sole. Allora, spara il colpo, e se l'allodola è a tiro, l'ammazza.

FRANCESCO

(_ha un fremito fissando Marino_).

MARINO

Ero un ragazzo, facevo ancora il Liceo: per ischerzo, per ignoranza, perchè istigato da... da una femmina - la prima - ho messo... (_sforzandosi: forte_) ho _falsificato_ la firma di un mio compagno di scuola e di ozio sotto una cambiale di cento lire. La sera stessa mi sono buttato alle ginocchia di mia madre; la sera stessa la cambiale fu ritirata, pagata, stracciata. Statemi a sentire, signor Quarnarolo. Dieci anni dopo, ciò che voi oggi fate per le vostre riforme sociali, io lo facevo per quelle istituzioni in cui avevo fede; cioè, mettevo tutto me stesso, il mio sangue, il mio ingegno, la mia vita, il mio coraggio in una causa che mi pareva giusta, in una causa che mi pareva vera, che mi pareva santa!

VOCE

(_di un solo strillone, fermo sotto alla finestra — vicino alla scrivania di Francesco — che ripete colla solita cantilena monotona_) L'«Italia Liberale!».

MARINO

Il mio giornale, ero giornalista, avevo un giornale mio, il mio giornale si fa potente, temuto, terribile. Ci sono le elezioni politiche; mi portano candidato. Anch'io avevo spiccato il volo ed ero in alto, in mezzo alla luce, in faccia al sole, e allora... allora hanno tirato il colpo. Scoppia una polemica fiera, atroce, che appassiona, che mette sossopra tutta una città; devo avere un duello, un seguito di duelli... (_ridendo_) — Ah! Ah! Ah! — Io rispondevo a quelle iene, a quelle pecore, con ruggiti da leone! Quand'ecco, non si sa come, una voce vaga, ricorda, poi, a mano a mano più insistente, precisa il fatto! I padrini avversari, rifiutano una partita d'onore: si accordano coi miei per un giurì... (_c. s._) — Ah! Ah! Ah! Quando quattro canaglie onorate si trovano d'accordo per ammazzare un uomo, ne trovano una quinta e formano un giurì d'onore! — La cambiale c'era, la firma falsa c'era; tutto vero, tranne la mia inesperienza, i miei diciassette anni, la mia innocenza morale! Il giornalista, potente, temuto, incorruttibile, è un falsario. Devo abbandonare tutto, anche il mio giornale, ritirarmi, sparire. (_si alza, si allontana, poi si avvicina di nuovo a Francesco_).

VOCE

(_c. s._) L'«Italia Liberale!» Grandi notizie!

MARINO

E voi, approfittate della mia esperienza: o terra terra, o in alto subito, alto tanto da esser fuori di tiro!

FRANCESCO

(_colpito: assai turbato_) Ma... io non ho firmato cambiali false... (_correggendosi_) nemmeno... nemmeno da ragazzo.

MARINO

(_sorride amaramente_) Non è sempre delle colpe commesse che si deve render conto...

VOCE

(_c. s._) L'«Italia Liberale!».

MARINO

... E voi, badate: come tutti i sognatori, siete uscito troppo dalla... _realtà... dall'umile realtà della vita_. E guai se è la realtà che vi afferra, e vi tira giù. Forse comincia ora: collo sfratto alla signora Santer, alla vostra... compagna, (_tornando al suo tavolino_) Ferdinando Lassalle, l'autore di _Forza e diritto_, ha finito di farsi ammazzare in un duello, cavallerescamente, per una... romantica, che aveva i capelli rossi. (_seduto al tavolino_) E non dimenticate che la realtà della vita per se stessa è codina... sta sempre indietro di un secolo! (_mettendosi il cappello_) Scusate, con permesso.

FRANCESCO

(_si guarda attorno, paurosamente: trasalisce ogni volta sente il grido dello strillone_).

(_c. s._) L'«Italia Liberale!» Grandi Notizie!

FINE DELL'ATTO PRIMO.

ATTO SECONDO

_In casa di Francesco Quarnarolo: salotto interno. La comune in fondo, con anticamera. Pure in fondo, un uscio dal quale si vedrà un altro uscio che mette nella camera di Sofia._

SCENA I.

MARINO solo, poi ANNA, in fine SOFIA.

MARINO

(_si avvicina a un uscio, quello della camera di Sofia, poi a un altro uscio di fianco: chiamando_) Signorina Sofia! Signorina Sofia!

ANNA

(_venendo dalla sua camera: è assai turbata_) Sofia sarà nella sua camera.

MARINO

Non ha risposto; non importa. Pregherò lei di dire al signor Francesco che ho veduto il Solaroli e Giordano Candia; vengono subito.

ANNA

(_crolla il capo; lo guarda sospirando_).

MARINO

(_si avvia, poi torna_) Se il signor Francesco mi cerca, sono di là. Il Carboni mi ha dato un monte di bozze da correggere: per due giorni sono a posto. Poi, mi dedico al canto.

ANNA

(_lo guarda maravigliata_)

MARINO

Copio musica. Un maestro russo mi ha dato tutta la sua musica da copiare. Sarò a posto per un'altra settimana; e bene.

ANNA

Guadagna di più?

MARINO

No, di meno: ma ho il vantaggio di non capire ciò che devo copiare. (_si avvia_).

ANNA

(_quando Marino sta per uscire: con dolore_) Dica, ma dica lei! non è una grande ingiustizia?

MARINO

Veramente, l'opuscolo «Di chi sarà il domani» è incriminabile dieci volte. Il signor Francesco ha commessa una... diremo, una generosa _ingenuità_ dichiarandosene il solo responsabile. Le leggi ci sono: bisogna bene applicarle, almeno contro gl'ingenui.

ANNA

Ma io!... io!... Che cosa ho fatto io, per avere sempre sospesa sul capo la minaccia di uno sfratto? — E il far chiudere le nostre scuole — le mie scuole! — non è stata un'ingiustizia, un arbitrio?

MARINO

A vero dire, le scuole annesse alla «Lega Femminile» sono sempre state fuor della legge: niente denunce alle autorità scolastiche, niente approvazione di programmi...

ANNA

(_interrompendolo_) Sa che cosa inventano persino? Che il provveditore ha fatto chiudere le scuole perchè io — la direttrice —, convivo col Quarnarolo. In istrada sono molti che mi voltano le spalle; che fingono di non vedermi per non salutarmi. Sto sempre in casa; ho vergogna a uscire, ho vergogna a farmi vedere. Io, che non ho fatto altro che del bene a tutta questa gente!... E Francesco; il mio Francesco così buono; così generoso!... Ed erano i nostri amici. (_piange_).

MARINO

L'amicizia è femmina, signora Santer; è debole, è incostante... (_guardandola e crollando il capo_) il che non vuol dire che anche l'amore resista sempre a certe scosse!

SCENA II.

SOFIA e DETTI.

SOFIA

(_con cappellino nero: mantellina o paltò, pur nero, che si leverà subito appena entrata: è vivace, allegra_) Marino!... Marino!... Cercava di me?

MARINO

Tutti i pretesti per vederla, sono buoni. Volevo dicesse al signor Quarnarolo che ho parlato coll'onorevole Solaroli, e col chiaro letterato Giordano Candia.

SOFIA

(_scherzando, minacciandolo col dito_) Marino!... signor Marino! Non bisogna essere cattivo! _quel chiaro letterato!_ (_si volta, vede Anna che piange, corre ad abbracciarla_) Anna!... Anna!... Ancora?!... Non è così che mi avevi promesso. Mi avevi promesso di disprezzarla, di dimenticarla tutta quella gente cattiva. È un bene averli conosciuti, averli scoperti, i cattivi. Non è vero, signor Marino?

MARINO

Certo! (_la guarda ammirandola, poi a poco a poco, la segue coi cenni del capo, sempre più intenerito_).

SOFIA

(_ad Anna_) Sono le burrasche della vita. (_ridendo_) Temporali con tuoni e fulmini!.... Ma passano presto e il cielo ritorna più azzurro e il sole più sfolgoreggiante. Sono le nostre battaglie. (_con ardore_). E si vincono sempre. E tu lo hai visto il mio babbo a vincere, a trionfare; adesso lo vedi a combattere, e poi lo vedrai a vincere un'altra volta. Non è vero, signor Marino?

MARINO

(_c. s._) Certo... Certo...

SOFIA