Part 3
Le parole d'entusiasmo gli si gelarono sul labbro.
Enrica si reggeva appena in piedi.
Senza quel convegno, ella si sarebbe già coricata.
--È questa l'accoglienza che mi fai,--disse il figlio di Cicillo Jannacone,--dopo una separazione sì lunga.... Non ti ricordi ciò che mi dicesti nel momento della mia partenza?...
--Mi resta poco da vivere, Roberto,--incominciò, dissimulando, Enrica.--Io non posso più esser la moglie d'alcuno: sono gravemente ammalata. Mi ami tu?
--E me lo domandi? non v'è amore più forte, più tenero, più appassionato del mio. In tutti questi mesi non ho cessato di pensare a te un solo istante: il mio cuore ha sempre palpitato a' ricordi della nostra affezione.
--E bene: io ti domando una gran prova di amore.
--E io sarò felice di dartela, io che non voglio ormai più separarmi da te, o che spero ottenere tu mi segua ne' miei viaggi.... Fra poco io sarò ricco, già sono stimato, e ho un grado di cui ognuno può tenersi onorato.... Non sono più soltanto il misero figliuolo d'un contadino del duca.... Ma hai parlato al duca, a tuo padre, del nostro matrimonio?
Enrica si mordeva le labbra.
--Ho detto che aspetto da te una gran prova d'amore.
--Potevi rispondermi se hai parlato al duca del nostro matrimonio.... Tu comprendi la mia impazienza.... Quanto a darti prove d'amore, allorchè tu sii mia moglie in faccia al mondo, tu sai già non ve n'ha alcuna che mi potesse sembrar troppo grande.... Hai parlato, dunque, a tuo padre?
--Mio padre è tornato soltanto ieri....
--E tu avresti già dovuto parlargliene.
Enrica tremava, non sappiamo se di rabbia, di commozione, di sofferenza.
--Stanotte io ero entrato nel parco per l'impazienza di riveder questi luoghi, di farmi udire da te, di mostrarti ch'io non poteva occuparmi, se non di te.... Ho corso rischio di essere ucciso come un ladro... e tu sei così indifferente.... Ma non hai coraggio di parlare a tuo padre? Gli parlerò io stesso....
--Oh, impossibile!--esclamò Enrica inorridita.--Vi sarebbe fra te e lui una scena tremenda: come potrebbe egli perdonare a te suo servitore....--Enrica fece spiccare la parola,---di aver abusato d'ogni sua generosità verso la tua famiglia, di aver osato ciò che hai osato?...
Roberto si sentiva, come schiaffeggiato da quelle parole.
Ma era anch'egli d'animo altero.
--Bisognava pensarci prima!--rispose risoluto.--Che tu non credessi io fossi uno di questi vagheggini imbecilli, che voialtre donne del bel mondo burlate a piacer vostro e cuoprite di ridicolo.... Enrica, io sono pronto a dare per te tutto il mio sangue, a goccia a goccia; sono pronto, se occorre, a seppellirmi vivo, a entrare in una tomba con te, per sfuggire ogni contrarietà... ma cederti ad altri, rinunziare al mio diritto... mai. Sai ch'io t'ho conquistata.... Tu mi costi umiliazioni, oltraggi, ingiurie d'ogni maniera, prima del nostro amore; dopo, ansie crudeli, notti insonni, il sacrificio di tutto me stesso a un solo scopo.... Tu sei la mia idea fissa... sei la sola cosa che desidero, che amo, che voglio possedere; ogni ostacolo che mi si opponga, se non potrò sormontarlo, lo spezzerò....
La sua veemenza faceva paura.
Protese un braccio per stringer la vita di Enrica....
Essa schivò quella carezza.
--Non ti riconosco!--mormorò Roberto pallidissimo.--A bordo, nelle mie notti insonni, vedevo spesso uno spettro, un cadavere, con una gran ferita, tutto sangue... Enrica,--disse Roberto angosciato e come fuori di sè,--tu vuoi la mia rovina: sento che qualche cosa di terribile si prepara.
Enrica provava un'interna soddisfazione di quelle parole; sembrava che esse corrispondessero a certi suoi perfidi disegni.
--No; essa riprese, simulando molta mansuetudine,--non bisogna andar a questi eccessi. Dobbiamo ragionar più freddamente. Che amore è il tuo, se non può sopportar un piccolo indugio? Parlando a mio padre, in momento inopportuno, io posso guastar tutto e in modo irrimediabile.... Che ne parli tu, non v'è, ripeto, neppur da pensarci. Egli potrebbe chiuder me in un convento: e chi sa in qual parte d'Europa seppellirmi per tutta la mia vita, chi sa dove, senza che tu sapessi più nulla di me: e contro di te che non potrebbe fare? Il duca non ti concederebbe mai l'onore di un duello: ti vorrebbe trattar di certo come un malfattore... e, se ben pensi, la tua condotta giustificherebbe... forse... a sua severità.
Roberto sentiva la febbre: le tempie gli martellavano: il sangue gli bolliva come lava nelle vene.
Pure egli ebbe ancora la forza di contenersi.
--Enrica,--disse, rattenendo la sua indignazione,--io ti trovo molto cambiata.... Io mi aspettavo un'accoglienza entusiastica, da innamorati: io avevo avuto la debolezza--la parola gli sfuggì--di credere alle tue promesse: ora mi vedo dinanzi una donna che pare si vergogni di me, arrossisca della nostra passione, abbia distrutto nel cuor suo le memorie del nostro amore....
--T'inganni,--riprese la giovane.--Già vedi come io soffro: e tu con queste violenze accresci il mio martirio.
--Violenze?--interruppe Roberto, che credeva esser riuscito, con sforzo sovrumano, a serbare la calma.--No, io non sono violento: no, io sono innamorato, appassionato, io ti adoro sino alla frenesia: io non posso più separarmi, più staccarmi da te: io debbo passar tutta tutta la mia vita a' tuoi piedi, obbedendoti come uno schiavo, indovinando ogni tuo cenno, ogni tuo desiderio, ogni tuo ordine; io posso, se vuoi, inalzarmi nell'onore, ne' gradi, migliorarmi con lo studio: sento che avrò la volontà, la forza, per piacer a te, di giungere molto in alto: ma se tu credi altrimenti, se la mia vita dev'esser tutta assorta in un amore sensuale, in un amore di fuoco per te, se io debbo essere il docile strumento d'ogni tuo capriccio, il tuo ludibrio; il trastullo d'ogni tua fantasia, io son pronto anche a questa esistenza, che ad altri potrà parer vile: io ti sacrificherò, se occorra, l'onore, la dignità: io lascerò si dicano di me i maggiori vilipendii: che tu mi hai comprato, che mi satolli come una bestia che ti dà piacere: tutto sopporterò: rinunzierò a' beni maggiori, all'amicizia, alla stima: solo il mio istinto, il mio cuore, i miei sensi, non consentiranno mai... ch'io ti ceda ad altri, che mi separi da te... No, no! Maledizione! guai a chi s'interponesse fra noi!
E Roberto singhiozzava come un fanciullo.
Avrebbe destato commozione in chiunque veder piangere in tal modo quell'uomo sì forte, sì prestante, sì altero.
Enrica stropicciava le foglie rosee, che cadevano da' fiori di un albero sul suo abito bianco.
Essa le distruggeva indifferente, come distruggeva le rosee illusioni di Roberto.
--Ritorno--continuava Roberto--dopo un lungo viaggio: cerco parlarti: tu ti presenti come una padrona, come una signora dinanzi al suo servo, non come una sposa innanzi all'uomo che ha davanti a Dio su di lei il massimo tra i diritti.... Poichè il padrone qui sono io!--disse Roberto in uno de' suoi impeti selvaggi,--e accerchiandole il collo, la accostò a sè, con una stretta di ferro, di quelle che Enrica già conosceva, e la baciò lungamente, da vero padrone di lei, sulle labbra.
Essa tremava: era divenuta in volto bianca come il suo abito: quel bacio di fuoco l'avea subito richiamata ad altre sensazioni e altre idee: ma incontanente il suo orgoglio le attuti.
--Dianzi ho cercato abbracciarti...--insisteva Roberto,--, e tu mi hai sfuggito, e vuoi ch'io sia calmo!
La scena andava troppo in lungo.
Enrica cominciava ad esser inquieta: non sapea più come tener a bada quell'innamorato sì pieno di foga.
Giungevano fino a loro i suoni e le grida di coloro che pigliavan parte alla festa nel parco: ma verso quel punto, com'abbiamo detto, nessuno mai si avvicinava.
A' loro piedi s'inabissava il precipizio, mugghiava il mare.
Enrica avea preparato un tranello, degno del suo animo raffinatamente perverso, e ora trepidava un poco sulla riuscita di esso.
Ella avea detto, con diabolica perfidia, al suo corteggiatore, il conte di Squirace, che, a una cert'ora, ella sarebbe stata presso il ponte che traversava il precipizio.
--Oh!--avea esclamato il bellimbusto, e avea fatto intendere che ve l'avrebbe presto raggiunta.
Il vanaglorioso credeva ad un convegno d'amore. Enrica gli aveva insinuato:
--Se, per caso, io parlassi con altra persona, non vi mostrate: nascondetevi in uno de' boschetti: però, se vi accorgeste che io avessi bisogno di aiuto, accorrete a difendermi....
Vedrà il lettore qual era il terribile disegno di Enrica e di quali risoluzioni ella avesse l'animo capace.
In fatti, il conte si avvicinava, tutto baldanzoso: uno scudiscio in mano: una gardenia all'occhiello.
Udì la voce di Roberto, e si nascose, com'Enrica gli aveva indicato.
Roberto si era inginocchiato dinanzi alla giovane e le diceva:
--Un'altra cosa mi ha colpito: il trovarti così accasciata, così disfatta. Qual è il motivo?... Che cosa ha logorato una parte della tua floridezza?
Enrica mostrava che quelle osservazioni la annoiassero.
--Ma tu sei sempre bella, anche così,--aggiunse l'innamorato, che l'attirava a sè, le premea la vita, i ginocchi: e lo invadeva un fremito al sentire, sotto l'abito leggerissimo indossato da Enrica, non ostante il pallore e la stanchezza del volto, molto più della sua floridezza ch'egli non avrebbe pensato.
--Però vorrei sapere il motivo perchè sei sì affranta e sì debole...--continuava.
Enrica cercava allontanarlo da sè: e finalmente gli disse, tanto per guadagnar tempo, e perchè realmente ciò voleva, in estremo, alla disperata, se altro partito non riuscisse:
--Ecco qual è il mio pensiero. Tu devi ripartir subito... e per un lungo viaggio. Fa di star lontano ancora da questi luoghi tre, quattro anni, di crescere in grado, in fortuna.... Io aspetterò.... Lascia che si parli di te, di ciò che farai: mio padre ne avrà certo compiacenza. Egli, se può esser rigoroso, intrattabile su certi punti, è poi abituato a considerare tutti i suoi servitori come della sua famiglia...--aggiunse con qualche sprezzo.--E chi sa non perdoni, quando la sua collera abbia anni per raffreddarsi.
Non stiamo a dire se Roberto fosse turbato.
--Io sono già tua sposa dinanzi a Dio,--continuò la dissimulatrice,--lo sarò un giorno dinanzi a tutti.... In questi anni saprò trovar un momento propizio per parlar a mio padre; mi getterò a' suoi piedi: gli racconterò ciò che fu: ch'io ti scelsi, non già che tu mi prendesti a forza....
--Basta, Enrica,--esclamò Roberto con voce concitata, vibrante di rabbia, di passione, di disgusto.--Ho tutto capito in un istante.... Tu sei una traditrice....
E i suoi occhi corruscavano: e le sue mani or si accostavan verso Enrica, or egli le ritraeva come inorridito.
--Tu vuoi perdermi: tu speri che in tre, quattro anni, io, che esco ora per miracolo da un naufragio, possa lasciar la vita.... Oh!...
E, scorgendo che Enrica non faceva alcun energico segno di diniego:
--Creatura perversa,--continuò,--sento che tu farai la rovina di me e de' miei.... E l'ho più volte sentito nella mia solitudine.... Già, fin dal principio, fin da' giorni delle nostre ebbrezze, la tua bellezza, la tua avidità del piacere, la crudeltà che avevi spiegato contro di me, mi facevan paura....
Avea i capelli irti, il sudore gli grondava dalla fronte, si muoveva com'un uomo che non sa più dominarsi.
--Senti,--disse, prendendo Enrica per le mani e costringendola ad alzarsi,--io potrei farti cadere in ginocchio: poichè tu sei qui davanti al tuo vero signore: all'uomo che ti ha posseduta e che ti vuole possedere per sempre.... Ciò è irrevocabile!... Non ho più la mia ragione: tu me l'hai tolta: sono in preda a una vertigine tremenda.... Nella mia famiglia abbiamo nelle vene le fiamme del vulcano: e, in questo punto, vedi, mi salgono al cervello.... Io ti faccio ormai due proposte: le uniche ch'io possa e voglia farti nell'estremo cui siamo giunti: o tu ti risolvi a partir subito con me... so una strada che ci menerà in un attimo fuori del parco... ti alzerò io sulle mie braccia sopra un muro... e fuggiremo senza che nessuno ci veda.... Usciremo dai possessi del duca: ti porterò subito palesemente a Napoli... come mia moglie... e vi saremo in poche ore. Tu entrerai in una casa, ove è preparata la camera nuziale.... E il duca verrà là, se vuole e se crede, a strapparti dalle mie braccia.... Vedremo!... Acconsenti?...
Enrica non avea più parole; cercava con occhi furenti l'aiuto, aspettato: dentro di sè scherniva quell'uomo forte, entusiasta, che pur, ella confidava, dovesse esser vittima degl'intrighi preparati da una debole donna. E Roberto lesse ne' suoi sguardi quel furore e quella fredda malignità.
--Non acconsenti?--esclamò con voce cupa, e scuotendola con una stretta vigorosa.--E bene... ci getteremo tutt'e due in quell'abisso,--e la trascinava verso il ponte,--il mare c'inghiottirà: inghiottirà la mia immensa passione, la tua ferocia, il tuo tradimento.... Ti concedo soltanto due minuti di tempo per dir la tua scelta!... Creatura sleale.... Io ti punirò del male che avresti potuto fare a tanti....
--E chi vi dà questo diritto di punire?--gridò il conte di Squirace, facendosi innanzi, e agitando lo scudiscio che aveva in mano.--Con qual diritto avete osato alzar gli occhi sino alla duchessa, voi, il figlio d'un suo villano?... Ho tutto udito, Roberto Jannacone!
--Signor conte, voi arrivate in mal punto,--rispose Roberto concitatissimo.--Non curo le vostre ingiurie: sono quelle d'un uomo indegno di stima, d'un gentiluomo che si disonora, appiattandosi per ascoltare un colloquio. Vi disprezzo tanto che non saprei come addimostrarvelo.... Ma prendete un buon consiglio: tornate per la vostra strada....
--No, villano!... Io rimarrò qui per tutelare la purezza, l'onore, la vita della duchessa: per ricondurla a suo padre e salvarla dalle mani di un assassino....
--Signor conte,--ribattè Roberto, pestando un piede,--non abusate della mia pazienza! Essa non è molto grande!
--Venite con me, signorina,--aggiunse il conte di Squirace, porgendo il braccio ad Enrica, che subito vi si appoggiò.--E continuò:
--Io ardo di raccontare al duca, a tutti, le prodezze di questo ladro, che dopo aver tentato, costringendovi a un matrimonio infame, profittando della vostra inesperienza, impadronirsi d'una parte delle ricchezze del duca, ora vi minacciava di morte. Il villano non è agitato dal delirio di posseder voi; come tutti i pari suoi, cupidi, avari, insidiatori dell'altrui, egli mira al vostro scrigno.... Diciamo tutto al duca: e a voi, signorina,--esclamò il nobile rifinito,--offro io il mio nome per riparare un passato, in cui non avete nessuna colpa....
Roberto rivolgeva per la mente i pensieri più truci. Gli era sembrato a un tratto che lottava col conte di Squirace e che le sue mani erano lorde di sangue.
Enrica vedea ben avviati i suoi disegni: voleva spingere quella scena più oltre, inasprire il conflitto; e con arte infernale, soggiunse:
--No, signor conte, voi non direte nulla a mio padre... ve ne supplico... morirei di dolore e di vergogna....
--No: il duca, almeno, deve saper tutto: e insieme concerteremo il modo di schiacciare questo... rettile velenoso!
E, senza sapere ciò che faceva, il conte alzò il suo scudiscio su Roberto.
Il vaso, già pieno sino all'orlo, traboccava.
--Signor conte,--disse con voce rauca Roberto,--trovate modo di darmi una soddisfazione pronta, immediata anzi: domandatemi scusa del vostro affronto: umiliatevi dinanzi a me e a Enrica: placatemi,--seguitò con spaventosa freddezza,--io ho già la febbre d'avervi tra le mie mani.... Ho sete del vostro sangue....
--Sì,--interruppe pronta Enrica,--egli può parer vile d'aver sopportato da voi sin ora tanta insolenza! Roberto non può esser vile: nè forse potete, voi, gentiluomo di nascita, domandargli scusa.
--E che scusa,--rispose il conte,--che soddisfazione volete io conceda al figlio di Ciccillo, il quale ingannava mio padre, vendendogli, come buona, pessima biada per i nostri cavalli? Il duca penserà a esercitar giustizia su questo villano.... Con la sua influenza può farlo intisichire nel fondo di un carcere: può farlo ammazzare, come si ammazza una bestia nociva: e accomodar tutto senza che nessuno si disturbi.... È gente si vile che la loro carne val meno di quella d'un quadrupede.... Va', canaglia, va'....
E alzò di nuovo il suo frustino.
Roberto si contorceva, si divincolava.
Allorchè il conte ebbe finito, fece un gesto per trascinar con sè Enrica. Ella dette a Roberto uno sguardo indescrivibile, uno sguardo esprimente voluttà, ferocia, provocazione: uno sguardo che diceva:--ti lasci annientare così, mi ti lasci rapire!
Poi essa si staccò dal conte, corse, con atto finto, a gettarsi al collo di Roberto: si strinse a lui sì forte che sentisse tutto il rigoglio di quelle forme, che egli, nella sua sensualità, adorava; gli si accostò alle labbra, spirandogli un alito di fuoco.
La trista sirena lo inebriava al delitto.
Enrica trovò modo di volgere un altro sguardo al conte di Squirace. Egli, già imbaldanzito, non avea bisogno di quell'eccitamento.
Si fece innanzi per togliere Enrica dalle braccia di Roberto: e di nuovo con male parole.
--Ah!--esclamò Roberto, che era fuori del senno e a cui Enrica avea abilmente eccitato i sensi e la mente.--Tu aggiungi ingiuria ad ingiuria: tu vuoi correre a far uno scandalo: tu vuoi rapirmi questa donna, che è mia... mia: ch'io ho posseduta e possederò: te lo dico col massimo orgoglio: tu non vuoi rispettare il mio uniforme, il mio grado: tu insisti nel chiamarmi villano: e bene abbiti il villano.... Io torno figlio di Ciccillo; poichè tu hai insultato anche mio padre, torno bifolco.... Eccomi a te....
E, gettato da sè l'uniforme, si slanciò sul conte. Egli si difendeva e, irritato, percosse con lo scudiscio Roberto nella faccia.
L'onta, il furore inferocirono il giovane sì gagliardo.
Il conte l'avea ferito in un occhio.
Si rotolarono per terra: Roberto, forte come un leone, premeva sempre sotto di sè il conte, che pur faceva sforzi grandissimi per liberarsi. Si rialzarono, si riazzuffarono: Roberto era ubriaco di rabbia: tutti e due inveleniti dall'odio; a poco a poco si accostarono al ponte: a un urto di Roberto il conte di Squirace cadeva nell'immenso precipizio, gettando un grido straziante: _all'assassino_! che risuonò in tutto il parco.
Enrica era scomparsa.
Ella avea attirato il conte in quell'insidia: si era servita di lui per eccitare Roberto: la vita di due uomini le sembrava ben poco per sbarazzarsi di un solo fra essi, per assicurare la libertà de' suoi piaceri, il fasto, la pompa del suo avvenire.
Al grido del conte di Squirace, librato nello spazio, succedette un altro grido, proferito da Enrica, che ebbe pur la forza di urlare contro il suo antico amante, contro l'uomo cui era unita da un vincolo segreto: _all'assassino, all'assassino_!
Roberto era rimasto stordito per l'accaduto: egli avrebbe voluto gravemente offendere, castigare il conte: non pensava ad ucciderlo, almeno a quel modo: avrebbe voluto indurlo a un duello leale e lì, poichè era sicuro della vittoria, sbramarsi del suo sangue, di cui, come gli era uscito dal labbro, avea sete.
La gente incominciò ad accorrere da ogni banda. Un delitto, un delitto nel parco!--ripetevano tutti inorriditi.
Fu trovato presso il ponte Roberto, che rimetteva indosso il suo uniforme: fu trovato in terra il cappello del conte di Squirace; un cappello verdastro, facilmente riconoscibile, e che avea, nel di dentro, le cifre del frivolo e sfortunato gentiluomo.
Il duca era a capo della sua gente: e, accanto a lui, Emilio, la guardia del parco.
Al vedere l'uniforme, che Roberto avea indosso, il duca ed Emilie scambiarono uno sguardo.
--Che fate voi qui, Roberto?--disse il duca, severamente.
Roberto si confuse.
Avea il volto graffiato, le mani lacere in varii punti, i pantaloni tutti cosparsi di polvere, la cravatta stracciata.
--Roberto!--esclamavano molti e molte,--lui l'assassino!
--Voi siete entrato qui nel parco anche stanotte... per compiervi qualche azione trista... poichè, alle intimazioni di Emilio, siete fuggito come un ladro e avete lasciato questo bottone, che manca al vostro uniforme.... Perchè stanotte siete entrato nel mio parco?
Roberto taceva. Così i sospetti, anzi le ragioni di accusa si accumulavano su lui: così si chiudea da sè in una rete, dalla quale non avrebbe potuto uscire.
--Dov'è il conte di Squirace?--domandò il duca, guardando con orrore il vicino precipizio, il mare gorgogliante nell'imo di esso e gettando poi gli occhi sul cappello, che teneva in mano.
Anche a questa domanda Roberto non fiatò.
La gente gli si stringeva attorno, un po' minacciosa, un po' incredula ch'egli fosse stato capace di commettere tale delitto.
--Vi ripeto: perchè vi trovato qui, perchè anch'oggi siete entrato nel parco di nascosto?
Roberto ebbe un'idea: invocare la testimonianza di Enrica, sicuro che essa l'avrebbe salvato.
Enrica si era fatta trovare presso al ponte, allorchè era giunto suo padre insieme con gli altri: come per chiarir tutti ch'ella era stata testimone dell'accaduto. Ora s'era posta accanto al duca e s'appoggiava al braccio di lui.
--Signor duca,--disse Roberto, rompendo ogni esitanza,--c'è una persona che può esser testimone autorevole, raccontare ciò che qui avvenne, e perchè io sono entrato nel parco stanotte, e perchè mi ci trovo adesso....
--E chi è questa persona?
--Vostra figlia!
--Enrica--esclamò il duca.--Tu hai veduto tutto, e puoi parlare?...
--Non avrei voluto parlare: non so perchè s'invochi la mia testimonianza....
--Enrica!...--interruppe Roberto con una familiarità, che urtò il duca, e spiacque a tutti gli astanti.
--E bene: già che debbo parlare, io parlerò,--disse Enrica, che si teneva immobile e rigida, mentre due lacrime artatamente provocate le rigavan le guancie.--Roberto Jannacone ha assassinato il conte di Squirace....
Si alzò un grido d'indignazione e di orrore.
Roberto, accasciato da quel tradimento infame, rimase come un uomo senza volontà, senza sentimenti, senza più che un sembiante di vita. Avrebbe tutto creduto possibile, fuorchè una tale scelleratezza.
I servi del duca lo arrestarono.
Egli lasciò fare: non oppose resistenza di sorta. Enrica lo vide allontanarsi, e un'espressione di trionfo illuminava la sua ammaliante fisonomia.
Un dubbio la crucciava.
Se Roberto parlasse del loro matrimonio, durante il processo? Se ella dovesse comparire in pubblico a giustificarsi?
Ma Roberto era generosissimo; e poi egli era annientato, sbigottito dall'atto di lei, dal sangue freddo con cui ella lo avea compiuto.
Il suo amore, la sua passione eran rimasti troncati in un attimo: essa non gl'ispirava più nè affetto, nè odio, nè disgusto, nè desiderio di rappresaglie: gli sembrava fosse morta la giovane da lui amata e che fosse sorto un mostro dalla sua spoglia. Sulle prime, non si rese conto della condizione in cui egli era piombato. Poi, a poco a poco, si svegliò in lui la coscienza della miseria, dell'abiezione, dell'immenso cordoglio a cui l'aveano spinto.
Gli era stato tolto il suo grado. Chi e che era egli nel mondo e pel mondo? Un assassino, un omicida, che aspettava la sua condanna--e quale condanna?--dovea esser certo di morte.
Non v'era caso che trionfasse la sua innocenza: gli pareva ben arduo.
E il suo vecchio padre?
Vi pensava, smaniando. Avea saputo che s'era presentato alle carceri, ma non gli era stato concesso di vederlo.
Roberto entrava nella convinzione che la morte del conto di Squirace sarebbe stata vendicata col supplizio di due uomini: quello a cui i giudici l'avrebbero condannato e quello, tutto morale, che suo padre avrebbe risentito e che lo avrebbe, in breve, trascinato alla tomba.