La prigione; Acqua sul fuoco

Part 7

Chapter 73,655 wordsPublic domain

Bella figura, broccolone! Tu fai schifo a tutti!... sempre su codesto paglionaccio maladetto!... Te lo voglio buttar nel fosso, qualche volta. (_a Bistone_) Partisci il pane, to'! (_gli dà il pane, coltello e Bistone partisce_) Oh (_di nuovo a Gigi_) dico a te, Gigi! o gatto mammone, laggiù!... levati, per dio Bacco! Non mi ricordo più quanto tu se' lungo! Le son condite le patate?

GIGI

(_finalmente si muove_)

O che date retta anche voi a quel muso nero di Pippo?! Portatemi le patate, mamma... e state piuttosto attenta a Oliva che non abbia a finir male con quel tizzo!

RIGA

Tu devi aver fatto qualche brutto sogno! Che Dio ti faccia veder lume una volta! Magari gli piacesse a Oliva Pippo!... (_mentre parla mette un piatto di insalata e patate davanti a Bistone, il quale comincia subito a mangiare_) Quello sì che è un uomo, e no voialtri pecoraiacci! Lo vedete con que' sacchi neri quanti scudi sa fare? Magari lo volesse quella grulla d'Oliva!... Chi sa che sogna, anche quella! qualche principe!... accidenti a quelle favolacce che gli ho raccontato da piccola! Sognerà il principe coll'elmo d'oro sur un cavallo tutto nero con la bardella d'argento... che ha sentito dire d'una pastora tanto bella... più bella della regina... e allora si mette a ricercarla per queste capannacce affumicate... e quando l'ha trovata, se la porta via e la rinchiude...

GIGI

Portatemi le patate, mamma, se no mi rimetto a dormire!

RIGA

Ma che dormire, torsolo! Ecco le patate! Non hai sentito il babbo che ha detto dianzi: tu devi serrar le pecore, stasera?...

LEOPOLDO

(_di fuori, battendo all'uscio_)

Si può entrare?

BISTONE

(_a bocca piena mugola_)

Venite.

RIGA

(_contemporaneamente rivolgendosi al marito, piano_)

Chi è?

BISTONE

Chi vôi che sia! Sarà uno che passa! (_forte_) Venite avanti!

SCENA QUARTA

BISTONE, RIGA, GIGI, LEOPOLDO.

LEOPOLDO

(_entra. È vestito con una pesante giacca turchina scura, porta un berretto alla basca. Chi li ha visti, riconosce subito un marinaio di grandi vapori mercantili: ha quasi trent'anni; il mare, il sole, il vento hanno impresso sul suo volto qualche ruga profonda rendendolo più solido, più bello_)

Buona sera, pastori! (_si scrolla l'acqua di dosso e va ad appendere il berretto ad una seggiola vicino al fuoco dicendo_): Permettete? Con questa razza di piovasco, ci sarebbe voluto il mio incerato!

BISTONE

Voi siete forestiero, eh? Volete favorire?... Ma prima no... levatevi quella giacchetta, l'è tutta zuppa: ve ne dò una asciutta... un po' sdruscita si sa... da poveri pecorai... ma l'è asciutta!

LEOPOLDO

No, no... grazie! State comodo...

BISTONE

Vi fa bene a mutarvi... date retta a me. C'è poco da dire, quando...

LEOPOLDO

Lasciatemi fare a modo mio: non abbiate paura, che le spalle le ho avvezzate bene!... Piuttosto queste scarpacce me le leverei un momentino: l'ho comprate apposta per venir su queste montagne... devono essere state fatte con la pelle di qualche elefante!!... Oh! ora sì!... Sono troppo abituato a sentirmi il piede libero!...

GIGI

(_guarda con indifferenza diffidente, mangiando e ruminando le sue patate_).

RIGA

(_esamina attentamente lo sconosciuto rattenendo a gran stento qualche domanda che le viene sulle labbra. Sembra poco ben disposta verso di lui_).

LEOPOLDO

(_con la naturale rapidità di movimenti ha levato dalla valigetta un paio di _zapatillas_ spagnuole e se l'è infilate in luogo delle grosse scarpe da montanaro; discende dal camino misurando la stanza con passi soddisfatti_).

BISTONE

To'! Avete bell'e fatto!... Per diana! Come siete lesto! Ci vorrebbe che gli insegnaste un poco al mio figliuolo... là... (_indicando Gigi_).

RIGA

(_decidendosi_)

Ma... ecco... ora si fa così per dire... ma come mai siete capitato quassù tra queste macchie... Chi sa come potreste starvene comodo in città!...

BISTONE

(_gridando_)

E che te n'importa a te, intrigante?... (_a Leopoldo_) Non dite niente, sapete? Non fiatate!... perchè non voglio sentir niente!... C'è poco da direi... Mettetevi a sedere qui subito (_batte con la palma sulla tavola_) e mangiate... e dopo, se vi garberà di dirlo, lo direte chi siete, perchè ci si possa ricordar di voi, avete inteso?... (_a Riga, irritato_) Da quando in qua, in questa capannaccia mia s'è domandato: «chi siete?» a un cristiano che vien per ricovero? Bisogna vivere, per sentirle nôve da queste donne! Dagli una fetta di cacio, Riga... di quello partito ieri! (_Riga eseguisce con poca buona grazia_) Ecco qui, alla buona! mangiare da pecorai... c'è poco da dire... caro signor... come vi devo chiamare?

LEOPOLDO

Leopoldo.

BISTONE

Caro signor Leopoldo!... assaggiate un po' di questa robaccia da montanari!

LEOPOLDO

S'avesse sempre in mare! Va bene che quando siamo in terra si mangia da gran signori, questo sì; ma in mare...! Voi non lo mangereste quello che si mangia noi qualche volta! (_Riga seduta in un canto del camino tende le orecchie. — Gigi ha finito le patate e il pane, posa il piatto in terra e si rimette a giacere. Leopoldo leva di tasca un coltello catalano lucente come uno specchio; lo apre, e i tre scatti meravigliano Bistone e Riga. Quella di Riga è una meraviglia paurosa e diffidente_).

BISTONE

Bell'arnese!

LEOPOLDO

Bello, eh?... Questo l'ho comprato in America: l'avete sentita nominare voi l'America?

BISTONE

Saranno un diciott'anni. Avevo sposato di fresco: un giorno... giù al paese, capitò uno che raccontava un monte di frottole... bisognava sentire!...

LEOPOLDO

Vi voleva portare in America anche voi.

BISTONE

To'! O come mai lo sapete?...

LEOPOLDO

Oh, bon omo! Non c'è bisogno di esser maghi per indovinarlo! Ce ne saranno delle centinaia che girano per l'Italia in cerca di lavoranti da portare in America! Ma perchè non ci siete andato?... È un bel paese! Voi che vivete sulle pecore... ce n'è una razza laggiù, che ha la coda così grossa, che bisogna legargliela sulla groppa! Quella che ho visto io... la coda sola pesava otto chili!...

BISTONE e RIGA

(_contemporaneamente_)

Uuuuh! (_Gigi comincia a russare_).

LEOPOLDO

Davvero! A me, dico la verità, non mi fece proprio nè caldo, nè freddo... Ma a voi!... Chissà come vi sarebbe piaciuta! Noi marinai siamo troppo abituati a vedere un mondo di cose straordinarie; oramai non c'è più niente che ci faccia rimanere a bocca aperta... levato le belle ragazze!

BISTONE

(_senza entusiasmo, anzi con un leggero accento di istintiva inimicizia_)

Dunque siete un uomo di mare, voi! di quelli che vanno con i bastimenti... e girano tutto il mondo... e portano le spezie... Ecco, ecco... ho capito! O come mai siete venuto quassù a veder noialtri pecorai, che si nasce e si more dentro una capannaccia? (_si sente un campano di pecore, lontano; onde subito volgendosi a Riga_) Oh, senti Riga il campano (_indi a Gigi_) O Gigi per Diana! che ho detto dianzi? Va a serrar le pecore e chiama Oliva... digli che venga subito qui (_Gigi si leva con sforzo ed esce aggiustandosi la sciarpa rossa intorno alla cintola. A Gigi_) Oh! e guarda che ci sia la «Rossaccia»; non far come sabato passato... (_come tra sè_) Con questi bei discorsi, m'ero mezzo dimenticato della capretta. (_Gigi uscendo ha lasciato l'uscio aperto: la pioggia è cessata; il cielo coperto di nubi nere ha affrettata la notte_).

LEOPOLDO

È una figliuola vostra anche questa Oliva?

BISTONE

(_fa cenno col capo di sì_)

GIGI

(_di fuori_)

O Olivaaa!...

LEOPOLDO

Bel nome!

OLIVA

(_di fuori, lontana_)

Eeeh!...

GIGI

(_di fuori, di rimando_)

Vien'a casaaaaa!... le serro io le pecoreee!...

LEOPOLDO

E chi sa quanti ce n'avrete di figlioli!... Voialtri pastori fate economia di tutto... ma di quelli, no!

BISTONE

Non n'ho tanti, no! n'ho soli sei vivi...

RIGA

(_curiosa_)

E voi? ce n'avete figlioli?

SCENA QUINTA.

BISTONE, RIGA, LEOPOLDO, OLIVA.

_Entra Oliva quasi correndo, un po' affannata — ha udito la domanda della madre, gira gli occhi — vede a chi è fatta; ascolta la risposta che è resa subito, ma distrattamente, da Leopoldo, il quale fissa gli occhi sul viso e sul corpo elegante di Oliva._

LEOPOLDO

Io? No, no, no! Libero come un pesce! (_poi con marinaresca galanteria_): Buona sera, Oliva!...

OLIVA

(_squadra maravigliata Leopoldo, poi abbassa gli occhi arrossendo tutta, mormorando_): Felice sera.

RIGA

Il babbo ti vuol portare a vedere la «Monica»: dice la sta male: ma prima tu devi mangiare, sai.

OLIVA

Sta male la «Monica»? Voglio andarci subito allora... o che ha, babbo?

BISTONE

Ha' tu visto?... l'ha più giudizio lei di te!

RIGA

Ma che giudizio!... Adesso Oliva deve mangiare: non l'ho a piantare anch'io le riffe qualche volta! (_a Oliva_): O che gli da' retta, grulla; non lo vedi che a dar retta a lui le sarebbero bell'e morte e rimorte dieci volte quelle tre caprucce... Una volta la «Calzetta nera» non doveva ingollar più: un'altra volta la «Rosa» l'avrebbe dovuto morir di parto, ti ricordi, Oliva? Un'altra volta...

BISTONE

Oh!... falla lunga ora!... dà retta a me, Oliva, la tu «Monica» la scoppia per davvero! C'è poco da dire!...

OLIVA

Siate bono, via... babbo! andateci voi intanto: fo' contenta mamma, mangio un boccone e corro subito. Va bene?

BISTONE

Uhm!... (_si avvia brontolando ed esce. Oliva prende di sulla tavola il pane e l'addenta senza sedersi alla tavola dove Riga ha posato il piatto di insalata per lei al posto di Bistone. Essa appare agitata, intimidita, ma anche quasi attratta dallo sguardo dell'ospite che da quando essa è entrata non ha ancora cessato un istante di fissarla_).

RIGA

Meno male... se n'è ito! (_si dispone a pulire certi secchi per il latte con la cenere del focolare — Pausa_).

SCENA SESTA

RIGA, LEOPOLDO, OLIVA.

LEOPOLDO

(_rompe il silenzio con una voce dolce che quasi non par sua_)

Perchè non vi sedete, bella Oliva?... Avete paura del marinaro?... Il marinaro ha la pelle dura... ma il core tenero...!

OLIVA

Grazie (_timidamente si avvicina alla tavola ma non si siede — Alla parola «marinaro» le sfugge un lieve moto di ammirazione_).

LEOPOLDO

Avete fretta di veder la vostra capretta... eh? Gli volete tanto bene, è vero? a quelle bestiole vostre!

OLIVA

Sono pastora! Dopo mamma e babbo, vengono quelle per me!... A voi non vi debbono piacere...

LEOPOLDO

E voi, dite un poco, al mare, gli volete bene?...

OLIVA

Io?... ecco... Ma prima vorrei sapere se è vera una cosa... Voi sapete leggere?

LEOPOLDO

Sì.

OLIVA

Allora... (_più forte_) dategliela, mamma, la lettera di Memmo (_di nuovo a Leopoldo_): è il mio fratello che fa il soldato. Ora l'hanno mandato in un paese tanto distante! Voi chi sa? ci sarete stato: Ge... Genova...

LEOPOLDO

Eh! Genova; diavolo, per noi marinai, è come per voialtri la capanna! (_guarda fissamente Oliva durante una pausa finchè ritorna Riga con la lettera, dalla stanza vicina_).

RIGA

Povero Memmo: quello sì, vedete, che era un figliuolo: e no questo che avete visto lì (_indica il paglione_). Non mi potevano pigliar questo?... non so che farmene! No: proprio quello, m'hanno voluto pigliare.

OLIVA

Consolatevi, mamma! Ormai... cinque mesi soli... che penano a passare?

RIGA

Tenete (_dà la lettera a Leopoldo baciandola e poi tra se_): Riscrivesse presto, almeno!

OLIVA

Guardate se trovate dove dice del mare... dev'essere dopo...

LEOPOLDO

(_leggendo con sforzo_)

Ecco qua, se non mi sbaglio: «Finalmente, dopo tanto che ne ho sentito parlare, ho veduto il mare con gli occhi miei. Che prateria sarebbe quella se Dio l'avesse fatto di terra invece che d'acqua. Come ho a fare, Oliva, a fartelo intendere?».

OLIVA

O quanto è grande il mare?

LEOPOLDO

Figliuola mia! ma potete camminare dei mesi per il mare, senza mai veder terra da nessuna parte! E poi il mare è fondo... che vi posso dire?... Se pigliaste tutte queste montagne vostre, e ce le buttaste dentro, non rimarrebbe sopra acqua nemmeno la vetta d'un albero! Ve lo immaginate?...

OLIVA

Poverina me! Se ci penso, impazzo!... Leggete ancora un poco... Mi piace tanto, come leggete voi...

LEOPOLDO

Sì?... Figuratevi!... «Un amico mio, marinaro, sposa una bella ragazza che è figliuola di un pescatore: Quante feste! Mi ci hanno invitato anche me, e mi son divertito tanto!... Ma poi, pensa come è fatta la vita del marinaio! Dopo un mese solo che staranno insieme, lui s'imbarca e parte e sta fuori un anno!».

OLIVA

Ma che può esser vero questo?... ditemelo voi!...

LEOPOLDO

Come no! così è fatta la nostra vita, cara ragazza mia: è un dirsi addio da quando si nasce a quando si more!... Chi ci vuol bene nel mondo, ha da piangere!... Voi, Oliva, non lo sposereste un marinaio?...

OLIVA

(_esitante_)

Quando si piange non si fa peccato!

LEOPOLDO

Dite bene, voi! ma quando foste a scegliere tra un pastore che tutte le sere ritorna... e un marinaio che va via e non si sa se ritorna; e va tanto lontano che le lettere le leggete un mese dopo che lui le ha scritte... e se anche vi dice: «Sto bene, ho fatto buon viaggio!» voi non potete ridere, perchè mentre voi leggete... lui può essere in corpo a qualche pesce!

OLIVA

(_facendosi seria e quasi sdegnandosi a queste ultime parole_)

Non le dite... certe cose così brutte!... Leggete un altro pochino, piuttosto... Dice ancora del mare?

LEOPOLDO

(_scorrendo la lettera_)

Ecco...: «E come gli vogliono bene al mare questa gente! A noi, gente di montagna, ci contano per poco! (_ride_). Loro vorrebbero che tutto il mondo fosse mare! Ma io penso: allora, tutte quelle nostre bestiole, dove la troverebbero l'erba?».

OLIVA

Vedete se è vero che voi non gli volete bene alle pecore?!...

LEOPOLDO

È perchè ci abbiamo le nostre, di pecorelle!... Se le vedeste. Oliva!... Quando comincia il vento fresco, popolano tutto il piano del mare... sono più bianche delle vostre, e sono qualche milione... e non le guarda nessuno, eppure camminano tutte insieme... Non hanno padrone, non si sa di dove vengono, non si sa dove vanno, non si lasciano tosare, e nemmeno mungere... Ma sono tanto belle... libere... là... sull'acqua! Se le vedeste, Oliva...

OLIVA

O che razza di pecore son quelle?

LEOPOLDO

Son fatte di schiuma bianca, Oliva! e le fabbrica il vento, e corrono, saltano sul mare!... Io, certe volte, quando sono di guardia franca, invece di dormire, mi metto a guardarle, appoggiato così (_fa atto coi gomiti sulla tavola e i pugni contro le tempie_) al bastingaggio e ci sto anche un'ora!...

OLIVA

Dunque, fate come faccio io!... Quando mi metto a capo il poggio, e guardo le mie... poverine... che vanno piano piano... e mi girano intorno... brucando tra i sassi, e ogni poco mi guardano con quegli occhietti chiari... Non c'è pericolo che mi stanchi, sotto quel sole!... e non si sente altro che qualche vespa per l'aria... eh! Se ci steste un poco, quassù, imparereste a volergli bene, anche alle pecorine mie...

LEOPOLDO

Eh!... Se stessi quassù... Oliva!... sarebbe più facile che imparassi a voler bene a voi!...

_Mentre questo dialogo si è acceso, Riga è andata e venuta due volte nella stanza vicina dove sono i suoi piccini. Ha ripreso per due volte il suo duro lavoro, quando si sente ancora un breve lamento di bambino._

RIGA

Vacci un po' tu, Oliva, a sentir che vole Settimio; non mi lascia benavere, stasera...

OLIVA

(_strappata rudemente a un bel sogno in cui l'avevano immersa le parole di Leopoldo, stenta quasi a capire: poi corre verso la cameretta vicina facendo un breve urlo d'esclamazione_).

RIGA

(_lasciando un momento il lavoro, a Leopoldo_)

Ora me lo dite, eh? signor Leopoldo, come v'è preso l'estro di venir quassù su questi monti: non volevo offendervi prima... voi l'avete capito!... quel buacciolo di Bistone non capisce ragioni... Che c'era qualcosa di male forse a domandarvi?...

LEOPOLDO

Ma che male!... diavolo! ve lo dico subito: è stato per accompagnare un amico mio, poveretto... ma uno di quegli amici che due non se ne possono ritrovare nella vita! (_con profonda tristezza_).

RIGA

O che ha fatto?... è morto?...

LEOPOLDO

No... ma per me... è come se fosse morto! Ha sposato una ragazza, una campagnuola: una certa Virginia... di Rifiglio... la conoscerete, forse...

RIGA

(_si ferma un momento, poi col capo fa cenno di no_).

LEOPOLDO

Una bella ragazza bionda... basta! Se ne innamorò un giorno a Firenze: s'era insieme: da quel giorno non ha veduto più lume!... Quella non voleva sposare un marinaio... e lui, allora, non c'è stato santi... tanto ha fatto, che s'è trovato un impiego in una fattoria, e ieri se l'è sposata!...

RIGA

To'!...

OLIVA

(_dopo aver ascoltato sull'apertura del tramezzo non vista, il racconto di Leopoldo_)

Vacci tu, sai, mamma: a me non mi dà retta... lo senti?...

RIGA

Benedetto!... o che avrà stasera?... gli abbiano fatto il malocchio!...

LEOPOLDO

Ma che malocchio!... (_guardando Oliva con desiderio, lieto di rimanere un momento con lei_) Vuol la mamma... si capisce!

RIGA

(_va di mala voglia alla camera vicina_).

_Oliva ritorna al suo posto di prima sempre in piedi. La rete di sogni in cui è presa, si stringe intorno all'anima sua: guarda fisso in terra seguendo una sua finzione gioconda._

LEOPOLDO

(_dopo una breve pausa_)

A che cosa pensate, Oliva?

RIGA

(_cantando nella camera vicina_)

Ho visto una sirena in mezzo al mare, Sur uno scoglio, piangeva, piangeva!

OLIVA

Penso che nel mondo c'è qualcuno felice!...

RIGA (_c. s._)

Ho visto tanti pesci lacrimare Dalle tristi parole che diceva!

LEOPOLDO

Come sei bella, Oliva! Forse... chi sa... se tu mi volessi bene... anch'io sarei felice! (_si leva e le si fa vicino alle spalle, guardando a tratti la porta del tramezzo e quella di fondo_)

RIGA (_c. s._)

Figliolo bello, non t'innamorare, Chi s'innamora non si può salvare!

LEOPOLDO

Eh!... Oliva!... la senti questa canzone... chi lo sa com'è salita quassù! è la canzone che cantano tutte le mamme da noi!... Dicono tutte: Non t'innamorare!... E noi si gira il mondo, si scampa dalle bocche dei pescicani... ma poi un bel giorno s'incontrano due occhi... e se quelli ci guardano, si more... Anche a te, te l'avrà cantata... Oliva... quand'eri piccina... invece...

OLIVA

Io? chi ve l'ha detto?...

LEOPOLDO

(_abbracciandola_)

Credi che non si senta anche di fori, quando questo cuoricino grida?... Quando tu vedi un nido, hai bisogno di strapparlo, per vedere se c'è dentro la nidiata?...

OLIVA

(_fanciullescamente_)

Io non li strappo mai mai... sapete? i nidi! Quand'ero bambina sì... ero cattiva... ma da un pezzo in qua non c'è pericolo... Qualche volta... sapete che faccio? M'arrampico a un nido... e a quanti ce ne trovo dentro... gli dò un bacio sul capo... e poi li lascio strillare e scappo via!...

LEOPOLDO

(_cingendo con un gesto rapidissimo il capo di Oliva_)

Un bacio sul capo!... e làsciatelo dare anche te!... (_la bacia forte sul viso_).

_Si sentono i passi pesanti di Bistone. Leopoldo libera Oliva che fugge verso la cameretta dov'è Riga._

OLIVA

(_con forzata calma_)

Mamma... s'è addormito?

_Mentre Leopoldo si lascia cadere seduto, con la testa sopra la palma destra e il gomito sulla tavola, entra Bistone con in collo la capretta._

SCENA SETTIMA

RIGA, LEOPOLDO, OLIVA, BISTONE, poi GIGI.

BISTONE

(_fermandosi appena entrato_)

O Oliva?... O Riga?... O che v'hanno piantato qui solo?... Avevo voglia d'aspettare! che pensiero, eh? ch'ell'hanno per le bestie, queste donne?! Se non ci fossi io! C'è poco da dire! Eccola qua (_posando la capretta sul paglione_): Questa poteva morire a comodo suo.

LEOPOLDO

(_ricomponendosi un po' distrattamente_)

Sta molto male, eh?...

BISTONE

(_come rammentandosi_)

Ho pensato anche a voi, non credete! Ho dato la voce a «Dente di legno» che passi di qua, così vi carica sur un mulo... in un par d'ore vi trovate giù alle Quattro strade...

LEOPOLDO

Ma... con quest'acqua...

BISTONE

(_ridendo_)

To'! Oh! che avete fatto fino a ora?! Non l'avete visto lo stellato! Venite a vedere quante ce n'è... E ancora non è notte!

LEOPOLDO

Per Dio! (_si leva e va fuor della porta seguito da Bistone_).

BISTONE

Se vi regalassero tante pecore per quante stelle sono in cielo ora... gioco il capo che fareste anche il pastore!

LEOPOLDO

Che bellezza! E che bel vento fresco!... (_rimane a guardare l'orizzonte intorno mentre Bistone va brontolando alla porticina di destra_).

BISTONE

(_gridando_)

O Oliva! Per diana!...

RIGA

(_d. d. con voce soffocata e rabbiosa_)

Accidempoli al vostro vociare!... Mi s'era addormito proprio ora! Vai, Oliva!

_Oliva dopo un istante esce ancora tutta confusa e come sfuggendo lo sguardo del padre si siede presso la capretta._

BISTONE

(_venendo a prendere il lume a olio sulla tavola e portandolo vicino al paglione_)

Avevo voglia a aspettare, eh? Oliva?! Non te n'importa più nemmeno a te, di queste povere bestiole? Vedi come la sta'... non si move... l'ha cert'occhi rossi!... e poi la brucia come se fosse cotta! O che dici tu ch'ell'abbia?...

OLIVA

(_mormorando_)

Ma!... (_continua a carezzare la capretta_).

RIGA

(_rientrando_)

Bene... Vediamo un poco... vediamo... è 'lla morta, ancora?! (_ironica_).

LEOPOLDO

(_rientra — Il desiderio di qualche porto lontano gli ha già trasfigurato il viso: si avvicina a Oliva mentr'essa sospende per un istante il suo esame, senza però alzare gli occhi_)

Dunque?... è un male grosso davvero... povera bestiola!...

BISTONE

Che volete! Oliva lo dovrebbe capire! l'altra volta alla «Rosa» gli dette a bere cert'acqua fatta da lei... c'è poco da dire!... ritornò più bella di prima! Ma oggi... mi par mezza imbambolata... che so io?... la dovrebbe avere qualche pensiero per il capo!...

RIGA

Dunque, Oliva! E s'aspetta che tu dica qualche cosa: che... se' mutolita!...

OLIVA

Ma... la sta male, sì... ma io, non glielo so trovare... il male!...

RIGA

(_ridendo_)

La sarà innamorata, allora!

_Si odono dei passi strascicanti. Leopoldo solo si volge: è Gigi che rientra. Vede tutti guardare sul suo paglione: guarda anch'egli. Visto di che si tratta, sempre senza parlare va verso il camino dove la legna arde ancora e si siede sulla pietra più comodamente che può._

BISTONE

Guarda bene... via, Oliva... non mi sembra possibile! eppure questa volta non n'hai voglia di guarirla! Guardagli dentro l'orecchie: prova a dargli bere... e vedi come l'ingolla... C'è poco da dire... a guardarla solamente...

LEOPOLDO

(_prende una catinella — la riempie alla mezzina poi la porge a Oliva_)

Tenete, Oliva: provate se il male fosse nella gola...

_Oliva con la massima confusione prende la catinella e vi immerge il muso della capra mentre i tre si chinano per veder questa prova (pausa)._

RIGA

(_gridando_)

O se la ingolla veramente bene! Ve lo dicevo io! l'è innamorata!... Lasciatela dormire in pace: domani la ruzza!... Ite piuttosto a mungere... è un'ora di notte... (_va al camino, ordina in fretta i secchi, mentre Bistone va, imbronciato, a vuotare la catinella nell'acquaio_).

LEOPOLDO

Un'ora di notte?! sarebbero le otto! Per Dio! Com'è passato presto il tempo!... (_come sopra pensiero_) E domani sera... a quest'ora... sul mare... un'altra volta.

OLIVA

(_con voce straziante_)

Sul mare...?! domani sera...!?

_Leopoldo intanto guarda distrattamente Riga e Bistone, cosicchè Oliva può fissare lungamente gli occhi disperati di fanciulla sopra il suo volto ruvido e bello. In questo momento tra l'ebetismo di Gigi, l'egoismo inconscio di Leopoldo e la semplicità dei vecchi, si compie nella piccola anima di Oliva un tacito dramma._

RIGA

(_andando all'acquaio e trascinando per la giacchetta Bistone_)

Lasciate fare Oliva; tanto voi non ci capite nulla. Pigliate questi secchi; lo vedete come lustrano! (_glie ne mette due per mano_) O Gigi! Che dormi anche costì? Mamma mia, salvatelo!... Tieni i secchi!

BISTONE

(_riposando i due secchi in terra_)