La prigione; Acqua sul fuoco

Part 6

Chapter 63,610 wordsPublic domain

SELVAGGIA

(_ridendo sgangheratamente_)

Ah! Ah! Roberto senti? «Bocca di Rosa!» Anche la sua! Non ci avevamo mai pensato!... Ma dov'è Roberto?

ROSA

«Bocca di rosa», sicuro! Dico io! Perchè no? (_ispirandosi_).

JACOPO

Ecco i versi! Attenti! L'avevo detto io!

SELVAGGIA

Forza, zia Rosa!

ROSA

Eccoli, davvero, per bacchina!

_Sì: bocca di rosa_ _nomarsi le tocca,_ _se canta la sposa,_ _se parla di lei,_ _la misera bocca_ _di Rosa Taddei!_

JACOPO

Ma bene!!

SELVAGGIA

Ma brava la zia!... Roberto!... Roberto!... Ma dove s'è cacciato quello stupido? (_va via da sinistra_).

JACOPO

Un vero madrigale! deliziosissimo!

ROSA

Piaciuto?... E allora, con questo, dò la buonissima notte a lor signori! (_con goffo inchino settecentesco_) Madonna sorella arcibella!... (_a Romano_) Cognatino... arcibrutto voi! Sempre con quel musaccio lungo un palmo. Niente riverenza... Imparerete... Una volta volevate bene alla povera Rosa, ma adesso più. Adesso siete diventato cattivo cattivo!... Ma a me non me ne importa niente! Perchè ce l'ho il mio cognatino carino, il mio difensore, il mio cavaliere errante!... Eccolo qui. Questo sì che se la merita la riverenza! (_s'inchina a Jacopo, poi fugge a passetti verso destra_) E gli butto anche un bacino! (_fa, esce_).

JACOPO

Povera Rosa! (_ride_).

LUISA

La sua semplicità di mente non le impedisce di veder talora la verità, meglio di noi... che ragioniamo troppo.

JACOPO

Sarà; ma quella di eleggermi suo Lohengrin, non mi pare...

LUISA

Se fu espresso in modo ridicolo, non per questo il complimento è meno meritato!

JACOPO

Siete maestra di amabilità...

LUISA

No: non è amabilità; è soltanto giusto che vi si dica. Voi siete rientrato veramente come un liberatore nelle mura di questo nostro palazzo! Qui si respira un'altra aria dacchè ci siete voi. L'impossibile è ridiventato facile! perchè l'impossibile dei deboli è il facile dei forti! dei veri uomini della nostra razza, vicino ai quali noi donne crescemmo sicure! Ecco la verità intuita anche da mia sorella. In questo senso voi ci difendete.

JACOPO

Sì, sì!... Ma non contro questo nostro povero, buon Romano... Infinitamente buono!... come la Provvidenza Divina!... (_fa per abbracciarlo_).

ROMANO

Lasciami stare.

JACOPO

_Par bleu!_

ROMANO

Io non ho bisogno di cavalieri.

JACOPO

Madonna Luisa? Sia gelosia? Che ne dite?... Il caso sarebbe un po' grave, data l'età... Eh!... Eh!... (_ride_).

_Rumore di un bicchiere che cade da sinistra._

LUISA

Che c'è?

SELVAGGIA

(_venendo di corsa_)

Zio! Qui è un affare serio: tu me l'hai rovinato quel ragazzo con questo porco gioco!

LUISA

Selvaggia!

JACOPO

Eh? Eh? Cosa c'è!... Io?... Veramente mi pareva... di avervi acciuffato proprio...

SELVAGGIA

A Montecarlo... Sì, lo so!... e ho avuto anche buon naso a portarcelo... perchè così mi sposa. Ma adesso è un altro paio di maniche! non capisce più altro! non vede più altro che giuocare!... e perde a rotta di collo!...

JACOPO

Con chi gioca? Col cocchiere, come ieri?

SELVAGGIA

Ma che cocchiere! Gioca con l'Harlem!

JACOPO

S'è già svegliato? Con quella sbornia!...

SELVAGGIA

E vince ch'è un'ira di Dio!... Vieni su tu; sii buono zio, fagli rifare un po' di quello che ha perduto...

JACOPO

Ah! Questa mi piace. Sentite Luisa? Adesso devo anche far vincere chi perde e perdere chi vince! Dopo Lohengrin, Mefistofele!

SELVAGGIA

(_tirandolo per il _frak__)

No! No! via!... vieni!

JACOPO

Ma io ho paura che tu abbia bevuto veramente troppo!

SELVAGGIA

(_dandogli uno strattone_)

Non scherzare, insomma! Dico sul serio!... Tu non sei mica stupido, devi capire! Finchè perde qualche centinaio di lire con te, non dico niente: so che servono a mandare avanti la casa...

LUISA

Selvaggia!!... Romano?!...

JACOPO

La casa? Tu sei ubriaca del tutto!! (_a Luisa_) Perdonatela!...

SELVAGGIA

Sì, sì! Ma se son contenta!! ti dico che son contenta!... Ma tante migliaia così, per far piacere a quel grugno, no! no! e poi no!... Glie le devi far rivincere! Se no bada... comincio a dirle grosse... ma grosse! a tutti!... gli salto a gli occhi!... Faccio una mattata... Faccio correre tutta Siena!... (_piange di rabbia_).

JACOPO

(_cercando, via via, di calmarla con carezze_)

No! no!... Su! su!... Ma via!... una donnina di spirito come te!... Perdere la testa per così poco!...

SELVAGGIA

(_piangendo_)

Ti dico che son migliaia!... Andiamo in miseria!...

JACOPO

Eeeeh? miseria!!... Vuoi che venga su?... Be', verrò su un momento: sei contenta? Ma, santo Dio! Si sa!... Il gioco è gioco... non si può vincere sempre!...

SELVAGGIA

Ma lui perde sempre, quell'imbecille!... Fa schifo! (_s'attacca felice al braccio di Jacopo e lo porta via da sinistra_).

JACOPO

Permettete?... Il dovere di zio mi chiama!

SCENA NONA

LUISA

(_alzando gli occhi al cielo e con grande accento di sincerità_)

Dio! proteggi ancora questa povera nostra Casa!!

_Romano alza finalmente il capo, la guarda lungamente come se volesse vederle nel profondo del cuore. Sta quasi per parlarle._

ANTONIO

(_entrando da destra con uno spegnitoio in mano_)

Oh! scusino. Mi credevo che non ci fosse più nessuno.

LUISA

Potete spegnere ugualmente... (_pausa_) E domattina raccogliete con cura tutta la cera da tutte le sale... Per tempo... Fatevi aiutare da Maddalena.... Sapete che dev'essere portata in Duomo prima delle otto... e che Don Elmigio sia presente alla consegna.

ANTONIO

Non dubiti. Ho già avvisato il ragazzo del carrettino (_avendo terminato di spegnere il lampadario_) Il doppiere?

LUISA

Lasciatelo acceso. Lo porteremo su noi. Andate pure a dormire, povero Antonio, sarete stanco!

ANTONIO

Lei è buona, signora Marchesa. Mi butterò un poco sul letto vestito... perchè, su, hanno incominciato adesso a giocare!... Si figuri!... E il signor Marchese Jacopo... vuol essere servito di corsa...

LUISA

Sa anche, credo, esser largo di ricompense.

ANTONIO

È vero, signora Marchesa. Ma io son vecchio...

LUISA

Avete ragione. Gliene parlerò io. Vi prenderemo un aiuto.

ANTONIO

Grazie, signora Marchesa! Hanno comandi?

LUISA

Andate pure.

ANTONIO

Felicissima notte, signora Marchesa. Felice notte! signor Marchese (_va da sinistra_).

ROMANO

Addio, Antonio! (_il suo viso è ora come illuminato da una improvvisa gioia_) Luisa!

LUISA

Romano? Vogliamo salire?

ROMANO

No, Luisa! Ho una gran cosa da dirti! Un'idea. Ma piena di luce... M'è balenata ora ora proprio.... Lascia che te la dica qui... dove c'è ancora un po' di profumo di lei!... del più caro frutto del nostro amore!... dell'ultimo!... Posso ancora parlarti del nostro amore, senza darti noia?

LUISA

Perchè una simile domanda? Tu sai che le pietre di questo palazzo non son così salde come i principî del mio cuore.

ROMANO

Eppure tu m'hai amato di più un tempo!... Tanto di più!!! Quegli anni benedetti di «Villa Speranza»!... Ah! là davanti a quella rocca nera di Barberino... quando la guardavamo infuocarsi al tramonto... ti ricordi?... tutte le sere... seduti su quel marmo... e per il giardino correvano Lorenzo e... questa sciagurata Selvaggia... che non ci aveva ancora fatto piangere!... E Gaia c'era sì... ma era tutta ancora chiusa nel mistero del tuo seno, Luisa!... Le parlavamo... eh? E tu la sentivi rispondere di dentro, a sgambetti e a capriole... le parlavamo e non sapevamo se chiamarla Anselmo o Gaia! Ti ricordi?

LUISA

Mi ricordo.

ROMANO

... Tu, veramente avresti preferito un Anselmo. Ma io preferivo una Gaia, e tu alla fine m'hai accontentato... eh! eh!...

LUISA

Così piacque al Signore.

ROMANO

Sì; ma tu finivi sempre con accontentarmi, allora... In tutto. In tutto!... Oh mi dovevi volere davvero un gran bene!... t'avevo fatto amare tutto quel che amavo io, a poco a poco!... il grano, le viti, i buoi, le api! E i contadini!... Io credo che ancora ti benedicano! Tutte quelle nottate alla povera Maria!... E non ne potevi più... alla fine eri incinta anche tu come lei... Ma che! Non la volevi lasciare, a nessun costo! E mi toccò raccomandarmi a quel buon prete Tardani... che te l'ordinasse in confessione!... Ah! Luisa mia! Non l'avessimo mai abbandonato, quel nido santo!... Tu non credi ancora che tutto quel che ci era di bello, di buono, di utile, tutta la ricchezza delle nostre anime... tutta la felicità possibile su questa terra, l'abbiamo lasciata là, tra quel verde?

LUISA

Rinunziammo ad una gran felicità!... Ma, un'ora dopo la triste nuova della fine del povero Andrea, la nostra decisione era presa. Il Palazzo era salvo! Quel nostro sacrificio sarà una gran pagina nella storia della Famiglia! Dio, nel giudicarci, non lo dimenticherà!

ROMANO

Oh... mia Luisa!... Chi può prevedere il giudizio di Dio?... E se quello che tu chiami il nostro grande sacrificio... agli occhi di Lui che vedono... fosse solo una grande vanità?...

LUISA

Eresia....

ROMANO

... E se, in tutta la nostra vita, non trovasse di buono se non quelle tue nottate alla povera Maria... e quel po' di bene che potei fare io alla famiglia Tardani?...

LUISA

Eresia!... La verità è una, Romano! Non muta. Dio ha fondato le nostre schiatte a immagine della Sua eterna forza, della Sua eterna nobiltà e non vuole che periscano. NON VUOLE CHE PERISCANO A NESSUN COSTO!

ROMANO

... finchè possano essere esempio di virtù... scuola di grandezza d'animo. Lo credo anch'io!... Ma quale Dio... quale Dio può volere che noi vendiamo le nostre figlie a dei calzolai, Luisa! che noi taglieggiamo americani, per vivere disonoratamente dentro queste case onorate...

LUISA

Strali nell'ombra!... Che non trovano bersaglio! Che ci fanno ancora più piccoli!...

ROMANO

(_con sarcasmo_)

Dinanzi alla sua grandezza! eh?...

LUISA

(_con gran voce_)

Non credere ch'io parli senza strazio. È terribile: ma è vero. E tu lo senti quanto me! Se i nostri occhi han sete di grandezza viva, che cosa posson guardare, qua dentro, se non lui?!... Chi è capace qua dentro di rischiar la vita ridendo, come fa lui?!

ROMANO

Rischia l'onore nostro che gli costa meno, per Dio!

LUISA

La vita e l'onore sono la stessa cosa, per un Della Lizza! Egli sa che, scoperto, dovrebbe lavare nel suo proprio sangue l'onta del nome!

ROMANO

Ma intanto egli è uguale a un ladro non ancora acciuffato!...

LUISA

Ciò riguarda l'anima sua. Più grande, più grande ancora se sa di rischiar tutto! questa vita, e l'altra! e s'immola in un silenzio da eroe! Non chiede complici lui, nè consigli, nè compassione. Sa che si deve battere in tempi avversi contro fortuna avversa, e si batte.

ROMANO

E io?... per vent'anni... allora?...

LUISA

E tu perchè gli hai ceduto le armi? Perchè ti sei lasciato vincere... schiacciare dinanzi ai miei occhi!... T'aggiri come un'ombra qua dentro... io non son più la sposa di un uomo! Sei una cosa sua! sei un povero re legato al suo carro di trionfo!...

ROMANO

Ma...

LUISA

Va va! Romano, tu non sai che cosa costi a una donna dover concedere la sua pietà a un vinto!... Se lo sapessi n'avresti terrore!... (_fa per andarsene da destra_).

ROMANO

Ma... Luisa mia...

LUISA

(_soffermandosi_)

Voglio... voglio!... che le mie parole ti faccian male! che siano una sferza!!!... Ah!! Se tu potessi ancora rialzarti!... e VINCERE!!

ROMANO

E questo voglio io: Vincere. Ma io conosco una sola Vittoria: Ritornare onesti. Ma ci so mettere anch'io la mia vita per posta!... Luisa; ascoltami bene! È un dilemma!... E sei tu che devi decidere!... O io posso rendere all'Harlem il denaro che gli abbiamo rubato, o io mi uccido.

LUISA

(_con un colpo secco di riso_)

Tu scherzi, evidentemente!

ROMANO

Ah!... Perchè tu credi che ne debba nascere uno scandalo? Ma invece no! Rendergli il suo denaro, possiamo; e senza che gli baleni ombra di sospetto, senza torcere un capello nè al vizio, nè alla virtù di nessuno. Possiamo renderglielo, e ritrovare la nostra coscienza pura di un tempo, le nostre gioie sante, Luisa!... Questa è l'idea! Questo è il miracolo che ti volevo dire!... Vuoi sentirlo, Luisa?

LUISA

Perchè no?

ROMANO

Ma c'è rimasto, sul tuo volto, un po' di quella risata di prima... Gettalo via, Luisa...

LUISA

Ti ascolto.

ROMANO

Ascolta tutto. Non t'agitare alle prime parole. Pensa che questa è l'ora più seria di tutta la nostra vita.

LUISA

Ascolterò tutto.

ROMANO

Brava. Ecco, Luisa. C'è una tenuta fuor di Porta Romana, mezz'ora di carrozza; tutta una collinetta, scoperta: quattro ettari di bandita, otto poderi, due casette coloniche e una padronale. L'avvocato Tondi... quello lo sai, si ostina a credermi milionario... mi ci ha voluto portare, per forza!... Ma che bellezza, Luisa mia! Vedessi la terra! Meglio che a Barberino!... Cert'uva!... certi bei chicconi neri, sani! Pareva che dicessero: «prendici»! E che frutteto!... tenuto come un giardino!... Certi gelsi!... già, per i bozzoli è rinomato quel luogo!... Ma tutto! tutto bello!... E io un po' ridevo, un po' piangevo... «Ma perchè dovrò vedere tutta questa provvidenza?» pensavo, «Che ci son venuto a fare? Che maligno diavolo?...» Ma invece no: non era il diavolo... Era Dio che mi aveva chiamato lassù, per illuminarmi al suo bel sole!... Per mostrarmi che bastava ormai di combattere una battaglia disperata e inutile, che bastava di soffrire; che c'era ancora un po' di paradiso per noi sulla terra, se lo volevamo! Ah! ci fossi stata anche tu Luisa, lo avresti sentito, dirci, come un padre: «SALVATEVI FIGLIUOLI! SALVATEVI!»... Ma in che modo? E l'infamia d'un furto? come portarla con noi in quel paradiso?... Per quante notti mi ci son torturato!... Quanto pianto c'è voluto perchè mi sbocciasse a un tratto quest'idea così semplice, così bella! come il consiglio d'un angelo!... Luisa! tra poco resteremo senza figli... soli soli... come venticinque anni or sono!... Fa che i nostri cuori ribattano all'unisono, come quando la nostra pariglia galoppava per la strada di Valdelsa, verso «Villa Speranza»!... Il Palazzo è cosa sacra, non si vende per denaro. Inutile che l'Harlem tenti di farci gola con le sue trecentomila lire! Nemmeno per un milione, è vero, Luisa?... Ma in cambio dell'onore perduto, sì!... Sacro per sacro!... Per riavere l'onore, un palazzo si può dare!... Ebbene, Luisa. Quel po' di terra, a poco più di duecentomila lire, si vende. Diciamo all'Harlem che, se vuole il Palazzo, c'è un mezzo solo: comprar quella terra là e darcela in cambio senz'altro! Così!... Come due bimbi in riva al mare, si cambiano le conchiglie trovate!... Accetterà di volo!... Ci prenderà per pazzi. Meglio così! Ci piglino per pazzi, tutti! Che ce ne importa? purchè la nostra coscienza si plachi nel nostro segreto... nel segreto di noi due... di noi due soli!... Purchè ci possiamo risentire liberi... finalmente! fuori del fango che vuol affogarci!?... Luisa? Ti vedo balzare il cuore nel petto... Fissi gli occhi giù in terra, come un'altra volta!... Così, così mi dicesti il tuo primo «sì»! Io l'aspetto, come allora... in ginocchio... guarda... Anche adesso con una sillaba, puoi farmi vivere o morire!!...

LUISA

(_dominando con visibile fatica un terribile combattimento interiore_)

E ancora Iddio vuol mettere nelle mie mani la sorte di questa grande Casata? (_parlando al cielo con gran fede_) Perchè chiedere tanto a una povera donna?... Perchè chiederle un cuore di ferro, Dio!... quando le desti soltanto... un povero... tenero cuore?!

ROMANO

(_si getta sulle mani di lei e le copre di baci_)

Luisa... sii benedetta!

LUISA

(_si leva con uno scatto folle_)

No! No! No! Io non sono Luisa... Io non so chi sono. IO DICO NO!

ROMANO

(_arrossendo di rabbia, senza osservare la stranezza di Luisa_)

Ah!

LUISA

Non sono io. Te lo giuro, Romano! È qualche cosa!... Qualche cosa che m'agghiaccia tutta...

ROMANO

Ah! qualche cosa?... già... qualche cosa che desidera ch'io m'ammazzi. Che io tolga l'incomodo!...

LUISA

(_con grande, straziante accento di sincerità_)

Romano! Non m'ingiuriare!... (_dolcemente_) Io dico no, ma non son io. Credi che non son io, Romano?... Io non so dire altro... perchè il cervello mi diventa... di pietra!... (_al cielo_) Oh Dio! Diglielo tu che non son io.

ROMANO

(_sempre più violento_)

Ma io non voglio finir _croupier_ della bisca Della Lizza! Ah! non glieli regalo, per Dio! i miei cinquant'anni di vita onesta per ricoprire le sue sozzure! Io me la svigno... Io scappo da questa prigione!...

LUISA

Scappare! scappare!... Parole da vinto!... Nient'altro dalla bocca di Romano Della Lizza?... Sei migliore di lui? Lo disprezzi? L'odii?... E tu scaccialo dal tuo palazzo!... Sei puro? Sei la Purezza della Casa?... E allora non si fugge il fango!... Si ributta nella strada, di dove è salito. A che vale essere puri se non si sa spezzare il Male, a colpi di spada fiammeggiante, come l'Angelo di Dio?... VINCERE, VINCERE, VINCERE!... Poi morire di fame!... Che importa?... Fuori tutti!... Soli... noi due!... Serrato ogni spiraglio! Niente più giorno!... Tutta una notte!... Tutta una tomba!...

ROMANO

(_fissandola finalmente e impallidendo_)

Luisa? (_fa per prenderle un braccio_).

LUISA

(_come sfuggisse a un colpo mortale_)

Aaaa!... (_si attacca con tutta la sua forza ad una delle colonne della porta, e par chiedere rifugio alla pietra stessa dell'enorme muro maestro_).

ROMANO

Luisa!!!

LUISA

Son qua! Prendimi! Ora mi lascio uccidere!... È giusto!... la pietra deve bere il sangue!...

ROMANO

Luisa!!! No!!! Sono il tuo Romano!

LUISA

... È fredda... Ha fame!... Vuole sangue!... È giusto!... È giusto!...

ROMANO

(_gettandosi ai suoi piedi e afferrandole la veste e baciandogliela, come gridasse l'ultimo grido d'un naufrago_)

Luisa!! Luisa!! Luisa!! Non mi vedi più, Luisa!!... Non senti che ti bacio i piedi, Luisa!!... Ritorna, Luisa!!... Dammi il coraggio almeno di morire... (_aspetta un attimo agitando febbrilmente qualche cosa nella tasca del soprabito_) Ah!!! (_estrae rapidamente una rivoltella, se la nasconde sul cuore e spara, cadendo col capo sui piedi di Luisa_).

_Luisa séguita a fissare il vuoto, stretta allo stipite, immobile come la statua della Follia._

FINE.

ACQUA SUL FUOCO

(_Commedia in un atto)._

PERSONAGGI:

BISTONE, _pecoraio_ RIGA, _massaia, sua moglie_ OLIVA — GIGI, _loro figli_ LEOPOLDO, _marinaio_ PIPPO, _carbonaio giovane_ DENTE DI LEGNO, _carbonaio vecchio_.

SCENA.

_Interno di un tugurio da pastori sull'Appennino toscano. Il camino acceso, a sinistra, e davanti una tavola rusticissima con sopra una lampada ad olio. Sulla parete di fondo, sempre a sinistra, l'acquaio e una fenestrella inferriata sopra. In mezzo la porta, a destra, accosto alla parete di fondo, un paglione steso in terra: sopra appeso un cappotto nero, e vicino, una povera mensola su cui è posato un cestellino di cannucce non terminato. La parete di destra è un rustico tramezzo di legno, con una apertura. Il soffitto è la travatura di un tetto spiovente verso la porta del fondo._

_All'alzarsi della tela, dalla porta aperta si vedono rosseggiare al tramonto le vette vicine. Gigi dorme profondamente, sdraiato sul paglione; Riga monda delle patate lessate e fumanti, soffiandosi sulle dita col rumore di un mantice._

SCENA PRIMA

BISTONE, RIGA, GIGI.

RIGA

(_vedendo rientrare_ BISTONE)

Rieccolo!

BISTONE

C'è poco da dire! Quella capretta non mi piace punto!

RIGA

(_con rabbia_)

Ma che volete che abbia! Ogni poco...

BISTONE

Ecco lei... lei sa ogni cosa!... Se tu ti spicciassi piuttosto a mondar codeste patate!... Me n'avrei a intender io di bestie; no?... Quando dico che domani non lo vede... non ti confondere... è tale e quale come se Cristo lo dicesse per noialtri! C'è poco da dire!...

RIGA

Ditele grosse!... che Cristo ve la perdoni! Tanto, meglio di lui che ve l'ha fatta la testa... chi lo po' sapere quel che ci avete dentro!

BISTONE

Insomma! queste patate... l'hanno a essere per istasera!... perchè, c'è poco da dire...

RIGA

E dagli, col «c'è poco da dire»!... O zittatevi allora, così ne direte meno di grullerie! Aspettate piuttosto Oliva che ritorni e mostrategliene a lei la capretta... chè quella sì, la capisce qualcosa davvero... e poi l'ha maniera a fargli le cure a quelle bestiole... e no voi che se gli mettete un dito sul corpo l'ammazzate!

BISTONE

O che dicevo io? Chiacchierona! Se ti stessi zitta qualche volta! E dicevo giust'appunto che volevo cenar subito, perchè appena torna Oliva con le pecore, mando Gigi a serrarle, e lei la meno con me a veder la capretta.

RIGA

Meglio!

BISTONE

Nemmeno così va bene?

RIGA

O Oliva non avrebbe a cenare, povera figliuola?! La sta con quella fettuccia di cacio da stamani! Quando tornate voi da parar le pecore, non conoscete ragioni: volete mangiar subito!... Se no, Dio ci liberi!

BISTONE

Eh!... eh!... ora dimmi anche che non gli voglio bene a quella figliuola!...

RIGA

No, non volevo dir codesto... ma...

BISTONE

«Ma...» cosa?... «ma...» cosa?... Quando c'è una bestia che more, e' mi pare si potrà mangiare anche mezz'ora dopo, no?...

_Si sente avvicinarsi lentamente un campanaccio, di quelli che i carbonai usano appendere al collo del primo mulo della loro piccola carovana nera._

SCENA SECONDA

BISTONE, RIGA, GIGI, PIPPO.

PIPPO

(_affacciandosi alla porta_)

Salute, gente!

RIGA

(_con molto buon viso_)

Buona sera, Pippo!

BISTONE

Come va, ella?

PIPPO

Male!... S'è incappellato tutto il Poggio Orsaia, tra poco vôl esser acqua! ma... di quella bona! Ridatemi il mio cappotto. Riga!... chè questa volta all'estate se gli po' dire addio davvero!... (_rivoltandosi dalla parte dei muli_) Jeee... (_il rumore del campano si ferma subito_).

RIGA

(_a Pippo che è entrato_)

Eccovelo il vostro cappotto... vi ci ho riattaccato il bottone sapete... (_esce, guarda il tempo e la terra d'intorno_) Ma questa grullerella d'Oliva?

PIPPO

(_posa la bacchetta sulla tavola, e s'infila il pastrano_).

BISTONE

Eh! sarà ita su, in verso la Cocca: glie l'ho detto io...! c'è quella bella merigge grande: le bestie le ci stanno più volentieri che a' Tre Faggi...

PIPPO

Brutta birbante!... Allora era lei?!... M'era parsa... su alla Cocca!... l'ho chiamata tanto!... Ma che! come se avessi chiamato la luna!... Fatemi riaccender la pipa (_va al camino, si china sul fuoco e accende la pipa_).

RIGA

(_che intanto ha chiuso l'imposta della finestrella_)

Brutta sciagurata!... (_avvedendosi di Pippo che accende la pipa_) Me lo potevate dire, no? ve lo davo io il foco... senza che vi sporcassi tutto codesto bel pastrano.

PIPPO

Eh!... (_scuotendosi_) L'è cenere! Salute, gente! (_si ferma sulla soglia. — Il vento soffia forte. — E cadono i primi goccioloni_) To'! Eccola l'acqua! Addio pipa! (_la batte allo stipite dell'uscio; poi se l'affonda lentamente nella tasca del cappotto_) Ci avevo una mazzetta di castagno... (_va verso la tavola_).

RIGA

(_prendendola subito di sulla tavola_)

Eccola, Pippo.

PIPPO

(_riprende la bacchetta. Avviandosi per uscire, scorge Gigi che si rivoltola a occhi chiusi sul paglione, gli dà una bacchettata scherzosa ma piuttosto forte e gli grida_):

Aoe! Quando ti si fa giorno a te? (_esce e si ferma ancora mentre Gigi ha richiuso gli occhi e si stira brontolando parole incomprensibili contro il complimento amichevole di Pippo_).

RIGA

Dategliele più sode!... Andate via, Pippo?...

PIPPO

Eh! vo' via... Salutate Oliva quando viene! (_tornando un passo addietro senza entrare_) Oh! Domenica passo con i muli scarichi!... Vi ci porto io alla messa; voi e Oliva!... diteglielo, avete inteso, a Oliva, che ci si faccia trovare... se no... m'adiro! (_si allontana quasi correndo coi pesanti stivali_) Salute a tutti... Aiuu... Mora!...

RIGA

(_mentre il campano riprende il suo cammino allontanandosi, saluta dalla porta Pippo. Poi tira a sè la porta senza serrarla; l'acqua scroscia_)

Addioooo...!

SCENA TERZA

BISTONE, RIGA, GIGI.

RIGA

(_a Gigi, impetuosamente_)