La prigione; Acqua sul fuoco

Part 2

Chapter 23,688 wordsPublic domain

_Il gruppo si stringe presso la porta di sinistra._

LUISA

Non dimenticate il vostro poema, _madame_ George, merita veramente d'esser conosciuto da tutti gli _habitués_ dei miei piccoli _mèrcrédits litéraires_.

TUTTI

Davvero!... Davvero!...

Madame GEORGE

(_mostrando la sua grande cartella_)

Oh! niente paura! Io ho sempre i miei canti con me!

_Escono. Marta e Chiara restano ultime._

MARTA

(_guardando Piero e Gaia_)

Si capisce fare all'amore... ma a quel modo è una esagerazione!

CHIARA

Oh!... è una cosa che non sta!... Ha proprio ragione Selvaggia! (_forte_) Madamigella Gaia. Ci concede di salutarla?

GAIA

(_voltandosi con sorpresa_)

Oh! Care!... Tutti via?! (_stringe le mani di Chiara)._

MARTA

(_a Piero_)

Dovevate dirvi delle cose molto interessanti!...

PIERO

(_verso la porta di sinistra_)

Oh!... Interessantissime! Interessantissime! Creda pure! (_escono tutti ridendo_).

_Lunga pausa riempita dal chiacchiericcio degli invitati che se ne vanno e dalle ultime note della musica che si perde lontanissima. Silenzio._

SCENA UNDECIMA

ROMANO

(_da destra trattenendo Lorenzo_)

No, no, Lorenzo. Non così subito. Occorre ponderare ciò che le si dovrà dire...

LORENZO

Ecco qua... Parati... rinfreschi... La solita cuccagna!... Ma io domando fino a quando contavi di mandarla ancora avanti questa baracca sfasciata!... Fino al fallimento? Fino al fallimento!

ROMANO

Tu non sai!... Tu non sai che terribile cosa sia per me rivelare la verità a tua madre!... Che vergogna! che estrema vergogna dovermi mostrare a lei come un vile... vinto, stroncato... dopo aver tanto fatto, tanto fatto per evitare quest'ora mortale!...

LORENZO

Io non ti capisco, parola d'onore!

ROMANO

Meglio... meglio... che tu non mi possa nemmeno comprendere. Io sono un povero disgraziato che non ha saputo far altro che amare e soffrire.

LORENZO

Non basta, caro mio!

ROMANO

Non vorrai dirmi ch'io sia stato con le mani in mano, spero! Non ho mancato un sol giorno ai doveri della mia cattedra.

LORENZO

Sprecata bene la tua fatica! Ho veduto nei conti a che cosa è servito il tuo povero stipendio.

ROMANO

Non bastava per far questa vita, purtroppo! E per ciò son dovuto ritornare al credito...

LORENZO

Ma è questo che non capisco in una persona onesta! In che cosa speravi? In una quaterna al lotto?

ROMANO

Non lo so! Non lo so! Lorenzo mio! Ma certo ho sperato: altrimenti a quest'ora sarei morto. L'amore m'avrà nutrita la speranza. Perchè Luisa ha bisogno di questa vita!... Vedi come son ridotto: è stata l'atroce lotta quotidiana che m'ha ridotto così. La lotta tra la ragione che mi diceva ogni giorno: «Tu sai la verità, tu sai che laggiù c'è l'abisso, la rovina; tu devi gridarglielo, devi convincerla... piegarla, se occorre...» La ragione diceva così... Ma il cuore!...

LORENZO

Eh!... il cuore! il cuore!... Ce ne farebbe far delle belle se gli si desse retta!... Oh! Ecco là Antonio. Di', Antonio!

ROMANO

Aspetta, Lorenzo!... Non si può parlare a tutti insieme: a Gaia voglio parlare io solo... e anche a Piero eh?... a loro due ci devo pensar io.

LORENZO

Ma sì, ma sì! A Gaia e a Piero parlerai tu solo! Antonio! Di': se n'è andata tutta la gente?

ANTONIO

(_entrando da sinistra_)

Sissignore.

LORENZO

E la mamma e le sorelle son giù al pian terreno?

ANTONIO

La signorina Selvaggia è qua alla finestra del salotto rosso.

LORENZO

Ah! benone! Allora chiamala subito. (_Antonio via_).

ROMANO

Misura le parole con Selvaggia... usa politica se occorre. Bada. Non è più la Selvaggia di un tempo...

LORENZO

Quante paure! Lascia fare a me! Tu potresti intanto scendere e preparare un po' la mamma... Ah! Carissima Selvaggia! (_Romano esce a passi incerti_).

SCENA DODICESIMA

SELVAGGIA

Lorenzo! Così all'improvviso! Bravo!

LORENZO

Ti trovo benissimo! Mi fa piacere... Vuoi che ti dica perchè son venuto così all'improvviso? Siediti qua.

SELVAGGIA

(_guardando l'orologio poi correndo alla finestra_)

Scusa eh?... (_guarda nella strada da destra poi ritorna sorridente_).

ROMANO

Aspetti qualcuno?

SELVAGGIA

Sì. Ti immagini chi?

LORENZO

Già; ma adesso bisognerebbe che tu avessi la compiacenza di dar retta a me per un momento... Si tratta di una cosa molto seria.

SELVAGGIA

(_insospettita_)

Oh! Dio!... Ti hanno fatto venir qua per farmi qualche predica?

LORENZO

Nessuno m'ha chiamato.

SELVAGGIA

Bada che ne sorbisco almeno due al giorno.

LORENZO

Male. Segno che ne avrai bisogno. Ma la mia è tutt'altro che una predica. A Torino, in un ritrovo di ufficiali toscani è corsa una voce...

SELVAGGIA

Ci siamo: sarà quel bellimbusto del baronetto che ha invidia dei quattrini di Roberto.

LORENZO

Che baronetto?

SELVAGGIA

Ci ho gusto a sapere, che cosa ha detto quell'affamato: ha detto che sono l'amante di Roberto forse?

LORENZO

Ma insomma! Lasciami parlare. Si è detto questo: si è detto che quel signore che ti fa la corte, questo Ricotti, rattoppa le finanze tarlate di tuo padre.

SELVAGGIA

Ah! Ebbene?... non è vero niente!

LORENZO

Lo credo! Non ci mancherebbe altro!!... Ma il male si è che anche in questa, come in quasi tutte le maldicenze, una parte di vero c'è. Le finanze del babbo sono realmente in cattivo stato.

SELVAGGIA

Sì? Allora, ragione di più per mettermi fuori di casa... e per darmi un marito ricco. Non ti paure?

LORENZO

La ricchezza senza lavoro dura poco... Ma poi, ad ogni modo, tu dimentichi un particolare di qualche importanza. Che il signor Ricotti non ti ha chiesto in isposa.

SELVAGGIA

Puff! Sfido io! Il babbo e la mamma non si degnano di guardarlo in faccia!... Come se fosse un appestato!... Ma adesso gli ho detto che ci sei tu... Vien qui apposta per conoscerti... (_bussano_) È lui!... Avanti!!

ANTONIO

(_entrando_)

Ha telefonato il signor Ricotti.

SELVAGGIA

(_rimasta malissimo_)

Il padre sta peggio?

ANTONIO

Sì, signorina. Dice che lo deve assistere. Che non può assolutamente venire.

SELVAGGIA

Era lui al telefono?

ANTONIO

No, signorina. Era la cameriera.

LORENZO

Va bene; va bene. (_Antonio esce_).

SELVAGGIA

Che c'è da ridere?

LORENZO

Fortunatamente suo padre sta benissimo. È in viaggio per Londra. Figùrati!

SELVAGGIA

Non è vero.

LORENZO

Io so che è vero, e mi basta.

SELVAGGIA

(_paonazza di rabbia_)

Adesso gli vado a telefonare io!

LORENZO

(_fermandola_)

Per carità! Sarebbe peggio che mai!... Del resto io non parto questa sera, nè domani. Forse mi dovrò trattenere molti giorni per gli affari del babbo. Il signor Ricotti avrà tutto il tempo di ripensarci e di far le cose da onest'uomo se ne ha voglia. Quello che importa è impedirgli di farle da disonesto; bisogna sventar subito le brutte chiacchiere che si son fatte. E per questo ho il mio bravo progetto... Un progettino che ti dovrebbe piacere. Senti, Selvaggia. Domani mio suocero viene a Siena per l'assemblea del gas. Vuoi andar via domani sera con lui?... a Torino?... Farai compagnia a mia moglie. Avete un bel palco al Regio a vostra disposizione. Ti divertirai... Ti va?

SELVAGGIA.

Ma!... Se credete che sia bene...

LORENZO

Oh! Intendiamoci. Che il signor Ricotti non ti venga a ronzare attorno anche là. Devi esser tu a imporglielo. Se è vero che ti vuol bene, studi un po', prepari qualche esame per novembre chè in sei anni che è inscritto a legge ne avrà forse dati due! e si adatti per una quindicina di giorni a far la corte a me! Va bene?

SELVAGGIA

Va bene. Allora vado a scrivergli. (_apre con impeto la porta di sinistra; si imbatte in Luisa che entra al braccio di Romano; appena lasciatili passare, fugge_).

SCENA TREDICESIMA

LORENZO

Mamma! Ben trovata! Sta bene? (_Luisa gli tende la mano. Lorenzo glie la bacia_).

ROMANO

(_sottovoce a Lorenzo_)

Ebbene?

LORENZO

Fatto, fatto! Persuasa!

ROMANO

(_con gran soddisfazione_)

Va a Torino?

LUISA

(_indugiando sulle parole_)

Già... Purchè non trovi qualche altro calzolaio anche là...

LORENZO

(_risentito_)

Se lo trova in casa mia, avrà sempre il vantaggio di non essere un imbecille perdigiorno come questo! La gente che conosco io è tutta gente che lavora.

LUISA

Romano mi ha detto che tu desideri parlar di affari urgenti con noi. Io acconsento ben volentieri ad ascoltarti subito, ma ti avviso che tra mezz'ora attendo la visita forse più importante dell'annata. La duchessa d'Argenteuil mi ha fatto sapere che sarà qui alle cinque e mezza.

LORENZO

Io non desidero di meglio che esaurire presto l'argomento (_la fa sedere, e le siede di fronte_) Lei avrà ben presente che nel testamento del nonno questo palazzo...

LUISA

Ah! Si tratta del palazzo...

LORENZO

Precisamente. Non gliel'aveva detto il babbo?

ROMANO

(_pronto ad attenuare_)

Oh Dio! Del palazzo... in rapporto col resto...

LUISA

Quale resto?

ROMANO

Con tutto il nostro assetto economico... perchè lui... ha riveduto un po' i conti... già che era capitato qui ne ho approfittato per mostrarglieli... capisci?... È negli affari, lui... il suo consiglio può esserci prezioso...

LUISA

(_a Lorenzo_)

Sentiamo pure.

LORENZO

Dicevo dunque che il nonno aveva perfettamente compreso che soltanto i tre figli, con i loro redditi uniti, avrebbero potuto sostenere il peso di questo palazzo: per ciò aveva disposto che fosse usato e mantenuto in comune. Il povero vecchio non poteva indovinare che quello scavezzacollo di Andrea facesse quella fine che ha fatto...

LUISA

Rispetta i morti del nostro sangue.

LORENZO

Nè poteva indovinare che quell'altro farabutto...

LUISA

Lorenzo!

LORENZO

Questo non è morto. Si può anche chiamare col suo vero nome...

ROMANO

No... No... Veramente la parola di Lorenzo è stata un po' brusca, sì; ma in fondo... tu sai Luisa che purtroppo la vita che mena Jacopo non è esemplare.

LUISA

Nulla ci autorizza a credere alle voci calunniose che son corse sul suo conto. Nessuno intanto ha potuto minimamente intaccare il suo onore senza esser costretto a incrociar la spada con lui.

LORENZO

Questo non toglie che abbia barato e che bari per far la sua vita da milionario.

LUISA

(_alzandosi_)

Tu diventi ogni anno peggiore! Tu godi a denigrare la nostra famiglia come fossi nato nella strada! Sembri venduto anima e corpo ai nostri nemici!

LORENZO

Mamma! Si risieda per carità! Parliamo dei nostri affari che sono importanti. Riassumendo: questo è positivo che, se il defunto Andrea e il vivo Jacopo fossero stati della stessa pasta del babbo, questo palazzo sarebbe stato comodamente usato e mantenuto da tutti tre, secondo il desiderio del nonno.

LUISA

È cosa vecchia e discussa. Suo padre (_accennando a Romano_) volle staccarsi dalle sagge usanze patrizie non riconoscendo la primogenitura di Romano e facendo parti uguali ai suoi tre figli. Certamente a fin di bene, ma errò.

LORENZO

Oh! Benissimo! Affermando che il nonno sbagliò, Lei riconosce implicitamente che per una sola delle tre parti patrimoniali il peso di questo palazzo era insostenibile; e che quindi fu anche errore il vostro di impiegare la Sua dote liquida e metà delle terre per riscattare questa pietra infruttifera, esponendovi inutilmente a un sacrificio superiore alle vostre forze. Era questo che volevo dimostrare!

LUISA

No, Lorenzo. Vedi?... Sei tu che commetti il solito errore di giudicar le cose nostre alla stregua di quelle del tuo nuovo parentado. Infatti, sarebbe pazzo un mercante che gettasse due terzi del suo capitale per costruirsi un palazzo. Questo è qua da quattrocento cinquant'anni! Gli fu imposto il Nostro Nome nascendo. SI CHIAMA DELLA LIZZA, COME NOI!!! Può diroccare, esser raso al suolo; ma non può cambiar nome. Ciò che per un mercante sarebbe stato errore, per il primogenito dei Della Lizza fu semplicemente DOVERE. E noi lo compimmo.

LORENZO

Dovere?... Anche sapendo, come si sa che due e due fa quattro, che si andava verso la rovina?! Anche sapendo... Ma! lasciamo andare le discussioni filosofiche. Non ci si intenderebbe mai. Portiamo in tavola dei numeri. Sa lei, mamma, a quanto ammonta oggi il vostro passivo? Glie lo dico io: a cento novanta mila lire... E sa a che cosa è ridotto il vostro attivo reale? A questo palazzo e... allo stipendio del babbo.

LUISA

Conclusione tua: vendere il palazzo, non è vero?

LORENZO

Precisamente.

LUISA

Affittare un appartamentino al secondo piano di una di queste casette nuove, di carta pesta, fuori di porta Camollìa...

LORENZO

Perchè no? Una volta che è necessario!

LUISA

... Mettere un bel cartellino di stagno sull'uscio con scritto «Professor Lizza»... Ah! ah! ah!... Necessario!... Necessario!... Secondo la tua logica, ma non secondo la nostra.

LORENZO

Di logiche ce n'è una sola.

LUISA

Che ne dici, mio Romano?!

ROMANO

(_stentando dapprima a trovar le parole ma poi animandosi_)

Io... Mia cara Luisa!... È un'infamia... Chi ti potrebbe comprendere meglio di me?... Destarti da un bel sogno, a un tratto, e gettarti in faccia una simile realtà, è un'infamia! Ma se tu l'avessi vista avanzare... come l'ho vista io!... avanzare da tanti anni... sicura, inevitabile, inesorabile... Ah! se ogni sera, invece di ridere... di fingere... t'avessi, sinceramente, versato nel cuore qualche goccia dell'amaro che avevo qui io... Avresti pianto!... Avremmo pianto insieme!... Ma chi sa! Chi sa, quale forza misteriosa, potente, ci sarebbe discesa dal Cielo, se avessimo pianto insieme!... Ah! Che infamia! Che infamia, Luisa! Quanto male ho fatto! Che stupida bestia sono stato! Oggi lo vedo! Oggi l'affronteremmo sorridendo questa sciagurata fine che ci tocca... l'accetteremmo come l'ultima tempra delle nostre anime... come l'ultima prova della bontà del nostro amore!... Invece no! Io ho rovinato tutto... Io!... per lo stupido egoismo di non vederti mai piangere! E son io che ti faccio impazzire di dolore in un giorno! (_battendosi il capo, disperatissimo_) Bestia! Bestia!... A che mi son valsi? A che mi son valsi vent'anni di lotta silenziosa, sempre più tenace, sempre più disperata... vent'anni di tortura!...

LUISA

A che ti son valsi?!

ROMANO

Sì! (_quasi piangendo_).

LUISA

Lo domandi?!... Credevo che lo sapessi. Non ti basta che ti sien valsi a esser degno del Nome che porti? (_dolcemente_) E poi... È nulla per te che io t'abbia veduto e ammirato in segreto...

ROMANO

(_attonito_)

Tu? Sì!?...

LUISA

... Che il mio cuore si sia inorgoglito, indovinando la tua battaglia muta, per salvar queste mura sacre dal fango del secolo... Sono forse come la povera nostra Rosa, che non vede al di là delle sue ghiottonerie?!...

ROMANO

(_come illuminandosi di beatitudine_)

Tu... indovinavi!... Tu sapevi, è vero, Luisa?... Tu sapevi che ogni mia giornata era una battaglia vinta!

LUISA

(_semplice e sincera_)

Povero Romano!... E tu hai avuto proprio bisogno di sentirtelo dire dalla mia bocca... come il bimbo che domanda alla mamma se sia vero ch'ella gli vuol bene... e sa che è vero... e sa che la mamma non può rispondergli altro che «sì»!

ROMANO

(_prendendole la mano e baciandogliela con indicibile affetto_)

Luisa mia!

LORENZO

(_contrariato da questo impreveduto idillio_)

Dunque non le giunge inaspettata la cosa? Nonostante il silenzio del babbo, lei aveva intuito il suo disagio, le sue pene quotidiane. Tanto meglio. Le dovrà parer meno duro il sacrificio che le chiediamo...

LUISA

Oh! non si tratta di questo. Le mie parole erano per lui... E lui le ha capite... Forse... non ha più bisogno di noi... Forse l'ora di accasciamento in cui ti ha gridato «aiuto!» è passata, Lorenzo...

LORENZO

Non si illuda, mamma.

LUISA

Ecco. Vede già nuovi piani per la sua guerra. Risente nelle vene il suo Gran Sangue!!... Ah!!! tu non sai che cosa voglia dire!... non lo sai ancora... ma lasciami sperare, lasciami chiedere a Dio che un giorno una sola goccia se ne ridesti, anche in te, di quello che da nove secoli è sangue dei Della Lizza, e tu saprai allora, oh! tu saprai che cosa possa colui che l'ebbe in retaggio!... Vieni, Lorenzo. Non gli disturbiamo quest'ora che forse è sacra per il nostro destino!... Lasciamolo solo.

LORENZO

Ma nemmeno per sogno!... Babbo! Ma dille di restare! Ah! per Dio! Ma io non son mica venuto qui per far della poesia. Mamma, la prego di capire che qui si tratta di un affare.

LUISA

L'affare? È semplicissimo, mi sembra. Il palazzo è per metà di tuo padre per metà mio, come sai. Orbene, nè io nè lui vogliamo venderlo...

LORENZO

Ma non è vero niente...

LUISA

(_alzando la voce_)

Quando noi saremo morti, se così sarà la volontà di Dio, tu lo venderai, ne farai una filanda, una conceria... Tu sarai padrone.

LORENZO

Ma io non sarò padrone di un fischio... I vostri creditori saranno padroni di tutto... e dovrò farci una bella giunta di tasca mia! Questa è l'eredità dei Della Lizza!

LUISA

(_fulminandolo con gli occhi_)

E tu non l'accettare. Accetta soltanto quella di tuo suocero che è un buon arrosto. Questa è gloria. Nient'altro che gloria... fumo!... Rifiutala... E rifiuta anche il nome. Abbi coraggio fino in fondo... prendi il nome di tua moglie che è ricca. Chiamati il signor Levi... e il Nostro gettalo via! gettalo via! gettalo via!

LORENZO

Si calmi, mamma, si calmi. Non dica pazzie.

LUISA

Volesse il cielo che quel che son condannata a vedere fosse sogno della mia pazzia!

LORENZO

Ma è così, è così, per Dio!... Perchè nessuno dice o fa delle cose strane qua dentro all'infuori di lei. Noi le parliamo di un affare deciso tra me e mio padre, deciso perchè necessario... e necessario proprio per l'onore di quel nome al quale Lei dice che io non tengo...

LUISA

Per l'Onore Nostro?... Ebbene: io non riconosco il diritto di difendere il Nostro Onore ad altri che a mio marito. Dica lui... Romano! È vero che è NECESSARIO FAR FALLIMENTO VOLONTARIO PER SALVARE L'ONORE DEI DELLA LIZZA?

LORENZO

Ma le ripeto...

LUISA

Taci.

LORENZO

Babbo!

_Silenzio._

LUISA

(_sorridendo trionfalmente_)

Non mi sembra del tuo parere.

LORENZO

(_in furia_)

Ah! È impazzito anche lui!!!... Ma ci sono dei luoghi di cura per gli ammalati... E ci sono anche dei tribunali, per Dio!...

LUISA

Lo-ren-zo! Voglio ancora dirti di non dimenticare che se mai, valendoti del debole che tuo padre ha per te, tu riuscissi ancora una volta a imporgli la tua volontà, io son qua sempre, io non muto. IO DICO NO.

_Mentre Lorenzo sta per rispondere entra Antonio da sinistra._

ANTONIO

(_confuso_)

Avevo bussato due volte...

LUISA

Dite pure, Antonio.

ANTONIO

(_molto compreso dell'importanza della cosa, ma pronunziando assai alla buona il nome francese_)

È arrivata la signora Duchessa d'Argenteuil.

LUISA

(_ripetendo con gran tono e ricercata pronunzia_)

La Duchessa d'Argenteuil? (_una rapida occhiata allo specchio_) Precedetemi (_esce preceduta da Antonio_).

FINE DEL PRIMO ATTO.

_ATTO SECONDO_

LA SCENA.

_Lo studio di ROMANO in una stanza, al secondo piano. Fa parte di un resto, lasciato intatto, di costruzione anteriore, sul di dietro del palazzo. Se ne vedono quattro pareti; le due laterali hanno uguale misura; le due che formano il fondo sono: quella di sinistra più lunga, quella di destra più corta, e si incontrano tra loro ad angolo retto. Nella parete laterale di sinistra, un usciolo a battente di vecchio legno, con stemma dipinto: nella parete fondo sinistra un altro usciolo simile posto vicinissimo all'angolo retto. La parete fondo destra è tutta occupata da una bassa trifora gotico-romanica di pietra forte, da cui si scorge il cielo stellato, in mezzo a qualche rosa bianca di una pianticella che si arrampica attorno alle brevi e robuste colonnine, partendo da una piccola cassetta posta sul davanzale. Nell'angolo ottuso di sinistra, coperto da due grandi antiche librerie, un pesante banco da studio quattrocentesco è messo di traverso; e sopra vi sono accatastati libri e carte; due seggioloni di legno e cuoio, con stemma dipinto, sono uno dietro al banco, uno davanti. Nel mezzo due o tre sgabelli di legno scolpito, carichi di grossi volumi. Lungo la parete laterale di destra, una bella cassa da corredo del Rinascimento, sulla quale sono, alla rinfusa, corazze, elmi, spade, mazze e altri pezzi d'antiche armature. Nell'angolo retto del fondo una bella armatura montata. Sopra i due uscioli due ritratti di antenati. Quello appeso sull'usciolo di fondo è di guerriero. Alle pareti una grande quantità di stemmi e di alberi genealogici dipinti a oro e a colori. Una grande lucerna ad olio, a campana verde, illumina assai il banco sul quale è posata, e pochissimo il resto della stanza._

SCENA PRIMA

_ROMANO è seduto al suo banco, coi gomiti sulle carte, il viso nascosto tra le mani. Bussano leggermente alla porticina del fondo. ROMANO non sente, tanto forte è preso dai suoi pensieri. Bussano più forte._

ROMANO

(_riscuotendosi_)

Chi è?

GAIA

(_di fuori, timidamente_)

Io!

ROMANO

(_con rapida mossa prendendo la penna in mano, il volto come per incanto rasserenato_)

Ah!... sei tu!... Vieni, Gaia!

GAIA

(_entrando con una cartella da disegno e posandola sul banco_)

Sei solo, babbo?

ROMANO

Sì, cara. La mamma?

GAIA

Calma! Tanto calma questa sera! Pareva quasi che volesse dormire ora...

ROMANO

L'hai persuasa a coricarsi?

GAIA

Ma vestita... sai... Oh non s'è voluta levar nulla... ripeteva come ier sera «bisogna vegliare» «bisogna vegliare»... ma lo diceva così dolce, così buona!... m'ha carezzato tanto!...

ROMANO

Povera Luisa!

GAIA

Ma che cos'ha, davvero, babbo? Perchè non chiamate il medico?

ROMANO

Non lo vuole!...

GAIA

Ha chiesto se è ritornato Lorenzo. È ritornato?

ROMANO

Ancora no, cara.

GAIA

Beato lui! Si sarà divertito! Deve averla trasformata in un regno di fate, quella villa, il signor Harlem!

ROMANO

Povera vecchia villa Serdoni!

GAIA

Come... Non è più bella adesso con tutte quelle aiole? Quando si passa davanti al cancello si sente un profumo da impazzire!... Perchè non ci sei andato anche tu, babbo?

ROMANO

L'Harlem ha invitato solamente Lorenzo, Del resto non ci sarei andato lo stesso.

GAIA

Perchè?

ROMANO

Ma!... che vuoi?... in mezzo a tutto quel museo d'anticaglie false...

GAIA

Oh! ma fa tanto bene un po' d'odore di fiori... sotto il sole!

ROMANO

Povera bambina mia!... Fiori... fiori... sole!.., tu non pensi ad altro!

GAIA

Però, non credere che invidii nessuno! Sarà tanto carina anche la villetta di Piero, quando l'avremo ricoperta di quelle rose là! (_indica la finestra_).

ROMANO

(_con finto rimprovero_)

Già! già... Però, sembra che tu non ti contenti di questo famoso rosaio... Ieri Piero mi ha detto che le tue pretese crescono ogni giorno...

GAIA

Perchè voglio due altre serre piccole?... Non ho ragione forse?... è lui che mi aveva ingannata. Ma sì!!!... Non me l'aveva detto che quella serra grande che c'è, tra due mesi si riempie coi limoni del viale!... Ma ieri mattina l'ho messo alle strette... non me l'ha potuto negare!

ROMANO

Ah! Ah! Ah!... Allora hai tutte le ragioni tu!

GAIA

Lo credo!... Di' babbo; ci verrai davvero tutte le estati da noi?

ROMANO

(_coprendo con un sorriso la interna ferita_)

Certo... che ci verrò...

GAIA

E mamma anche?

ROMANO

Perchè no?

GAIA

In campagna... lei...

ROMANO

Oh!... Ma per te, ci verrà! per te, ci verrà!

GAIA

Però... non gli devi voler bene nemmeno tu ai campi!... Altrimenti non li avresti venduti i tuoi!... Bel cambio! prendere del denaro, invece di terra, di verde, di luce, di fiori, di frutti, di cinguettii... Sai che hai fatto molto male, babbo?

ROMANO

(_col pianto in gola_)

Ho fatto molto male? Anche tu pensi così?...

GAIA

Come! Mi prendi sul serio?!... Piero ride sempre quando parlo d'affari io!... Povero babbo!... Mi perdoni eh? (_abbracciandolo_).

ROMANO

Io sì... Ma tu... mi perdonerai?

GAIA

(_spaventata_)

Che hai babbo?!...

ROMANO

(_prendendole una mano, con tutta l'anima_)

No, no, no!... Gaia. Non è vero! No! Non è vero niente!!

GAIA

Ma che cosa? Babbo?

ROMANO

Tu devi essere felice! Tu sei senza colpa... Tu devi essere felice!

GAIA

Sono già felice... Sono già... Ma perchè piangi?

ROMANO