La plebe, parte IV

Part 53

Chapter 533,804 wordsPublic domain

Que' due evidentemente si studiavano, come fanno due lottatori, prima di venire alle mani.

— Voi dunque avete vinto, e compiutamente vinto: riprese a dire il condannato. Su di me fu pronunziata la sentenza di morte. E voi siete venuto qui per null'altro che per godere della dolcezza feroce del vostro trionfo.

— Forse! disse Barnaba con un ghiacciato sorriso. E voi, desiderando vedermi, qual è la vostra intenzione?

Gian-Luigi affondò i suoi occhi penetranti in quelli del suo interlocutore e rispose lentamente:

— Quello di cercare un perchè.

— Quale?

— Il perchè del vostro accanimento a mio riguardo.

Barnaba continuò a sorridere di quel suo modo.

— È facilissimo a capirsi: voi siete la lepre, io sono il segugio.

— Una lepre! proruppe il _medichino_, e la sua voce vibrò: vi pare?... Ma accettando anche l'infelicità di questo paragone, fra il lepre ed il cane v'è antipatia di razza; e fra noi c'è comunanza di origine. D'onde uscite voi? Di certo da quella plebe ch'io mi sdegnai di veder preda senza rimedio alla miseria.

Il volto del poliziotto, che di solito non aveva mai espressione veruna e sapeva nascondere ogni sensazione dell'animo sotto una maschera immutabile d'apatia, per caso straordinario, si rimbrunì e lasciò scorgere una traccia di amarezza come di un antico dolore.

— Sì: diss'egli: voi avete detto il vero. Io esco proprio dalla più infima plebe, dal fango della piazza pubblica. Da chi nasco? Non lo so. Non so nemmanco se son frutto d'un legittimo matrimonio o d'una fortuita unione prodotta dall'amore o dal vizio. Mi ricordo vagamente d'un tempo lontano lontano, nei miei primi anni, che vivevo con un uomo e con una donna che si battevano fra di loro e battevano me. Erano mio padre e mia madre?... Forse!... Conobbi il benefizio del loro amore dalle percosse e dalla fame. Un bel giorno mi abbandonarono sopra una strada. Fui raccattato piangente ed affamato da un saltimbanco. Orrori d'ogni fatta videro la mia adolescenza e la mia giovinezza. Non avevo nulla di mio, nè anco una fede di battesimo. Mi si addestrò colle percosse a far ridere il pubblico; per molti e molti anni, non fui più che _Pagliaccio_. Ecco la mia origine, ecco la mia vita, ecco ciò che mi diede, ciò che fece per me questa società ch'io ora difendo, e non senza merito mi pare.

Amarissima era, nel dir queste parole, l'ironia del suo accento e del suo sogghigno.

Gian-Luigi stette un istante considerandolo in silenzio.

— Strano! Strano! Pensava egli frattanto. Costui, nato di miserabili, doveva mettersi a difendere quell'ordine sociale, dal cui sovvertimento i pari suoi non hanno che da guadagnare; mentre io doveva assalire e minacciare quelle istituzioni che fanno la grandezza e la superiorità del ceto da cui ho avuto origine. È un gran burlone il caso!

— E dunque, diss'egli poscia ad alta voce, siete soddisfatto della vostra parte, e dei risultamenti dell'opera vostra? Non vi è mai venuto in mente il pensiero che avreste fatto meglio per vostro interesse e per la verità delle cose a prender posto nel campo nemico, e recare la vostra attività, la vostra accortezza e il vostro coraggio a quelli che ora combattete come avversarii? Supponete che le nostre due abilità si fossero incontrate, poste d'accordo ed unitesi in uno scopo comune. Oh! non vi pare che di grandi cose avremmo potuto ottenere?

Barnaba scosse il capo.

— Prendendo una falsa strada, dove volete che si arrivi se non ad un precipizio?..... E per quella strada della ribellione sociale ho cominciato ancor io... Anch'io fui un giorno un eslege, posto al bando dal Codice Penale... Ed io pure pensai allora di gittarmi a capofitto nella demoniaca baraonda dei ribelli sociali. Sapete che cosa me ne trattenne? Fu l'odio che avevo contro il mio carnefice il saltimbanco. Quell'uomo mi aveva non solamente torturato e guasto il corpo, ma insudiciata, invelenita, adulterata, deturpata l'anima. Ogni fiore di soave e dilicato affetto che vi spuntasse, egli l'ha inesorabilmente schiacciato e calpesto. L'uomo in generale ed il povero, il plebeo in particolare, mi apparve in lui la più trista creatura, un mostro da' più turpi istinti, dalle più infami tendenze, una belva feroce che doveva esser domata. L'onestà in me naturale si suscitò nell'orrore che provai per quell'abbiezione in cui non la mia volontà, ma le circostanze mi avevano precipitato, per quella scellerata corruzione del volgo che s'incarnava per me nella persona di quel miserabile. Preferii passare nella schiera dei domatori che rimanere in quella delle belve. Mi parve che in ogni scellerato ch'io concorressi a far punire vendicassi ancora la mia innocenza, la mia infanzia, la mia debolezza conculcate da quell'iniquo. Non mi sfuggì nessuna delle ingiustizie dell'attuale società: ma mi domandai spaventato che sarebbe dell'umanità, che sarebbe del mondo, se un giorno prevalessero mai contro l'ordine stabilito le scellerate passioni, le rozze nature e i brutali impulsi della plebe. Mi posi per convinzione e a poco andare per diletto a quell'opera cui avevo intrapresa dapprima per necessità. L'ardore della lotta e il soddisfacimento del trionfo si aggiunsero a determinare viemmeglio la mia vocazione... E chi meglio di voi rappresentò mai il genio del mal sociale che noi siamo chiamati a combattere?

Il _medichino_ crollò il capo con sulle labbra un sorriso da incredulo.

— Gli è dunque per solo amore del vostro mestiere che voi foste così implacabile mio cacciatore. È un bel zelo. Ed ora godete del vostro pieno trionfo. Io sono condannato a morte; e voi siete venuto a gioire della dolcezza di mirare in volto un uomo che avete tratto fino ai piedi del patibolo. Non avete più nulla da desiderare nè da operare...

— No: interruppe Barnaba: l'opera mia a vostro riguardo non è ancora finita. Io sono risponsabile della vostra persona fino all'ultimo. Ho da consegnarvi _vivo_ alle mani del boia.

Gian-Luigi ebbe un lieve sussulto e lanciò al suo interlocutore uno sguardo che era una saetta di fuoco; Barnaba lo sostenne immoto.

— Questo pensate che eziandio vi riuscirà; e veramente gli è ora il più facile.

— Penso che voi tenterete ogni cosa per sottrarvi a quell'onta; ma io veglierò....

Gian-Luigi ebbe nello sguardo un'espressione di ferocia da sbigottire chiunque, e nella fronte gli si disegnò la ruga caratteristica del suo furore.

— Non avete immaginato ch'io vi potrei strozzare qui stesso in questo momento? diss'egli coi denti stretti.

Barnaba d'un balzo fu all'uscio a cui non si erano tirati i paletti, e socchiudendolo lasciò vedere che quattro uomini stavano là appostati.

— Vedete se non ci ho pensato! diss'egli rabbattendo di nuovo l'imposta.

— Sta bene! Tutte le carte buone sono nel vostro giuoco. La società è ben felice d'avere in voi un così previdente ed appassionato difensore. Vi si darà una _gratificazione_.

Ciò detto il _medichino_ volse le spalle a Barnaba, come per significare che non aveva nulla più da chiedergli nè da dirgli e che non desiderava più nulla a lui si chiedesse o si dicesse.

Barnaba tuttavia non si partì; sembrava che alcuna cosa ancora gli rimanesse da dire, ma fosse di un argomento cui ripugnasse dall'abbordare.

Gian-Luigi di colpo fu preso da un'idea, che si può dire un indovinamento. Si ricordò delle lunghe fermate di questo cotale sotto alle finestre della casa abitata dalla Zoe, e dell'impressione che in lui aveva creduto notare una volta al nome di quella donna. Gli si voltò di bel nuovo ad un tratto e gli disse osservandolo bene:

— Voi dunque avete incominciato coll'abbandono dei vostri parenti, per esser vittima d'un malvagio saltimbanco? È una strana rassomiglianza dei vostri casi con quelli della celebre cortigiana, la Zoe.

A questo nome un lieve scotimento, un batter di ciglia manifestarono un'interna impressione; fu mossa lievissima, ma Gian-Luigi la scorse.

— Voi la conoscete? domandò egli.

Barnaba esitò un momento.

— No: rispose poi con voce dimessa.

Stettero in silenzio per un poco ambedue, guardandosi come prima entro gli occhi: ma questa volta Barnaba dopo alquanto chinò i suoi.

— Quella donna vi ama di molto: diss'egli quindi con una falsa indifferenza nell'accento.

— Sì: rispose con alquanto d'enfasi il _medichino_.

— So che ha tentato di tutto per salvarvi; e la si lusinga vanamente che la protezione del suo Principe valga a qualche cosa.

— Per giovarmi quella donna darebbe ogni cosa che possiede, e se stessa....

Gian-Luigi s'accorse d'un nuovo sussulto di Barnaba tostamente represso.

— Ella s'è rivolta a demoni ed a santi di sicuro.... Mi stupisco che la non sia venuta a cercare anche di voi.

L'emozione sempre validamente contenuta di Barnaba divenne tuttavia ancora più visibile.

— No: diss'egli colla voce sorda: da me non è venuta.

— E se ci venisse?

— Ascolterei quello che la mi domanderebbe.

— E fareste?

— Ciò che mi permette il mio dovere.

— Ella desidererà certo vedermi e parlarmi....

— È impossibile.

— Forse la eloquenza di lei, se l'ascoltaste, saprebbe convincervi che un uomo come voi può eseguire quest'impossibilità senza violare nessuno dei suoi doveri.

Barnaba non aggiunse verbo, ed accennò ritirarsi.

— E la conclusione del nostro colloquio? gli domandò ironicamente Gian-Luigi quando era già sulla soglia.

— Nessuna: rispose con tono di trionfo il poliziotto: oppure se vi piace meglio, che voi siete un'altra volta sconfitto, ed io esco di qua con una nuova vittoria. Io vi ho letto nell'anima; voi volevate penetrare nel mio segreto, ed io parto di qua ancora un enimma per voi.

Uscì dopo queste parole.

— Un enimma! mormorò il _medichino_, guardando l'uscio che si era chiuso dietro di Barnaba. Ne ho ben travisto il motto, ma lasciamogli credere di no... Ah perchè Zoe ha obliato di rivolgersi a costui?..... Egli era forse l'uomo da salvarmi.

E la _Leggera_ allora appunto pensava precisamente a riparare quell'oblio.

Gian-Luigi aveva perfettamente indovinato il pensiero della Zoe: ella, uscita appena dalla sala in cui aveva udito condannato a morte il suo amante, s'era messa tosto all'opera per ottenere licenza di poter parlare col _medichino_. Per prima cosa, come facilmente si può indovinare, erasi recata dal Principe. Questi, a cui ella di frequente ricordava la fattale promessa, la qual cosa cominciava ad essergli uggiosa, l'accolse e le rispose colle mostre dell'impazienza e del fastidio; al che la non troppo mite natura della cortigiana contrappose lo sdegno e la minaccia. Badasse bene S. A. R. a non dimenticare il giuramento che a lei aveva fatto, imperocchè se fosse per mancarci mai, ella era tal donna da farne pagare al traditore, tuttochè principe, il fio. Il Duchino sorrise, e volendosene liberare le diede tutte le assicurazioni ch'essa volle e la congedò. Ella attese tutto il giorno e tutta la sera il permesso di visitare il condannato, e non vedendolo arrivare ed essendo corsa a palazzo per sollecitare, per richiamare ancora il Principe all'esecuzione della fatta promessa, trovò che S. A. aveva dato ordine non la si lasciasse più penetrare sino a lui.

Allora si ricordò di Barnaba, e volò alla carcere, domandando di potergli parlare. Il sotto-ispettore la fece aspettare un quarto d'ora e poi ordinò la s'introducesse in sua presenza.

La camera in cui la Zoe fu condotta non era illuminata che da una lucernetta, i cui raggi erano ripercossi in giro da un coprilume. Barnaba nascondeva la pallidezza della sua faccia nell'ombra che stendevasi tutt'intorno a quel cerchio di luce riflesso dal cappelletto della lampada.

— Signore, disse la cortigiana senza esitare, senza preamboli, senza preparazione veruna, voglio vedere Luigi, e Lei può concedermi questo favore... Non mi dica di no: lo so: e di ciò la prego, come chi crede prega Iddio e la Madonna..... Bisogna ch'io lo veda stassera medesima..... Ci sono mille incombenti da fare per ottenerne regolarmente licenza... Non ho tempo..... Sono venuta da Lei..... Ella ci ha fatto tanto male; ci faccia questo po' di bene... Le giuro ch'Ella non sarà compromessa per nulla..... Nessuno ciò saprà mai..... si tratta di un condannato a morte... d'un infelice che non ha più che un giorno da vivere..... Lasci che un'amica, forse la sola che gli è rimasta, possa recargli alcun conforto... Io glie ne sarò grata eternamente... Nella mia debolezza di donna ho forse più influsso e potenza che altri non creda; farò di tutto per esserle utile; qualunque cosa la mi chiedesse io sarei pronta a fare per Lei.

La _Leggera_ pronunziò tutte queste parole colla foga della passione, e con una certa impazienza della risposta; quando si tacque, attendendo la decisione di quell'uomo, ella vide nell'ombra luccicare stranamente gli occhi di lui ed udì una voce soffocata dirle con un tremore d'emozione:

— Qualunque cosa?..... Ella farebbe qualunque cosa per me?

Zoe era troppo esperta degli uomini per non comprendere tutta la significazione di quello sguardo e di quell'accento: si trasse indietro d'un passo, e parve sulla sua fisionomia accennarsi un sentimento d'indignazione: ma fu un momento fugacissimo soltanto; si riaccostò a quell'uomo, e levando verso di lui il suo fronte senza pudore, guardandolo co' suoi occhi di cortigiana, gli disse con impudente franchezza:

— Faccia Ella quel ch'io voglio; ed io farò quel che vuol Lei.

Barnaba si coprì colla mano gli occhi, come se quello sguardo della donna gli fosse penoso, e stette un istante in silenzio; quando poi abbassò la destra disse alla Zoe, schivandone la vista come se avesse paura di guardarla:

— La sa che l'avvocato difensore è ricorso alla grazia sovrana, e il _medichino_ avrà forse ancora due giorni di vita?

— Voglio vederlo stassera, subito: esclamò la _Leggera_.

Venne presso presso a lui, gli pose una mano sul braccio, e lo fulminò colle fiamme più accese del suo sguardo promettitore di voluttà.

— E voglio parlargli da sola a solo: soggiunse abbassando la voce ed assumendo un tono carezzevole come si farebbe per una confidenza amorosa.

Un brivido corse per tutte le fibre di Barnaba. Tolse il suo braccio dal contatto della mano di lei, e si fece in là; atterrò gli occhi e stette immobile e muto nell'atto di una profonda meditazione.

— Quanto lo ama! pensava egli. Ebbene voglio udire una volta che accenti ha sulle labbra d'una donna un amore come questo; vo' darmi questo spasimo, io che non fui, che non sono, che non sarò amato mai!...

— Che cosa mi rispondete? domandò Zoe impaziente.

— Comincierò ad attenere i patti da parte mia: farò quel che volete voi, e voi vi ricorderete la vostra promessa..... Parlerete da sola col condannato.

Due minuti dopo, il _medichino_ veniva introdotto in quella stanza dove la _Leggera_ era rimasta sola; ma Barnaba trovavasi appostato in un segreto stanzino fatto a bella posta ed in modo che tutto quanto poteva udirsi di quello che si dicesse nella camera del colloquio anche a bassissima voce, e tutto pure poteva scorgersi di quanto vi avvenisse per certi bucherelli con arte nascosti.

Ed ecco ciò che Barnaba vide ed udì.

Il _medichino_ entrò colla sua solita aria di superba indifferenza; ma appena lasciato solo colla donna, questa gli si gettò al collo con indicibile espansione d'amore, rompendo in lagrime ed altro non potendo dire che chiamarlo per nome; e la faccia di lui espresse allora una riconoscente e commossa tenerezza, mentre con qualche calore rispondeva agli abbracci di lei.

— Calmati, calmati: diss'egli poi; qui conviene por tosto a profitto il tempo che ci viene lasciato e che temo pur troppo non sarà lungo. Lo sapevo che tu avresti compreso il mio sguardo e saresti venuta: lo sapevo che avresti saputo superare ogni ostacolo.... Tu hai sedotto il misterioso poliziotto....

— Venni a pregarlo, ed egli accondiscese....

— In esso avevamo uno strumento in nostro vantaggio, e non l'abbiamo saputo adoperare...... Quell'uomo ha per te una passione tanto più forte, quanto più è nascosta.

Barnaba nel suo ripostiglio trasalì, strinse i pugni da piantarsi le unghie nella carne delle palme e si morse le labbra.

— Parliamo di noi, Luigi, parliamo di te.

— Sì: è quello appunto ch'io voglio.... L'hai udita la fatale parola...... Per me la è finita... Ma ad ogni costo io non vo' salire l'infame scala dell'infame patibolo, e tu mi ci hai da sottrarre..... Tu sola lo puoi oramai, e confido in te sola.

— Hai ragione, ed io ti salverò: son venuta apposta per dirtelo.... No, non credere che tu abbia da morire.... È impossibile. Piuttosto darei fuoco alla città..... Quel Barnaba mi ama; ebbene me gli venderò a prezzo della tua fuga.... Il Principe è un infame..... ma pure mi ha giurato che t'avrebbe salvo..... Andrò a ricordargli il suo giuramento in mezzo a tutta la Corte.... Andrò a gettarmi ai piedi del Re, ed esso ti accorderà la grazia....

Il _medichino_ scuoteva tristamente il capo.

— No, diss'egli, la fuga è impossibile, la grazia non la voglio: questa mia vita è giunta proprio al suo termine, così dev'essere, e così mi piace che sia. Prima ancora della sentenza dei giudici io mi era condannato da me medesimo alla morte; ma questa non ha da essere lo spettacolo d'un volgo feroce, che accorra a bearsi, come ad una festa, della mia ignominiosa agonia; l'ultimo mio sguardo non ha da fermarsi sopra una fitta di faccie avidamente tese da una curiosità infame. Vo' liberarmi da onta siffatta, e sei tu che devi recarmi questa libertà.

Pose le sue labbra sull'orecchio della Zoe, e timoroso che altri potesse udir mai, le parlò così sommesso che a Barnaba non giunse più che un bisbiglio confuso: le parlò a lungo, ed ella mostrò orrore, ripugnanza, parve riluttare, scongiurare; ma all'insistenza calorosa di lui finì per cedere.

— Ebbene, si lasciò ella sfuggire di poi a voce abbastanza alta da essere intesa. Se non ti potrò recare la salvezza, farò quello che vuoi.

— Ricordati che di grazia non ne voglio!.... Ti attendo adunque all'estremo momento... Tu me lo prometti sull'anima tua?

— Te lo giuro.

— Ed io ti benedirò per quell'ultimo bacio.

Zoe gettò le braccia al collo di lui, ed appoggiando il viso al petto ruppe in pianto, e pianse a lungo disperatamente, mentr'egli con amorose parole cercava confortarla. Non era più la vile cortigiana, era la donna che ama. Egli chinò il volto sul capo di lei e le susurrò colla sua voce incantevole dolcissime parole d'amore. Quella loro mutua, tenera effusione fu interrotta ad un punto dallo scalpito d'un passo: si voltarono e videro la scialba figura di Barnaba dritta sulla soglia.

Luigi si sciolse dall'amplesso di Zoe, e disse freddamente:

— Il nostro colloquio ha da esser finito.... Addio e coraggio: è tempo di separarci.

— Di già? esclamò la donna addolorata; e volgendosi verso Barnaba, gli domandò: è egli vero? Voi venite a disgiungerci?

Il poliziotto fece gravemente cenno di sì.

— Ma vi lascierete tuttavia impietosire dalle mie preghiere, e ci concederete ancora un po' di tempo, una mezz'ora solamente, un quarto d'ora?

Barnaba scosse la testa in segno inesorabilmente negativo.

La _Leggera_ avrebbe forse pregato ancora: ma il _medichino_ non gliel permise.

— È superfluo insistere: diss'egli vivamente: separiamoci.... E tu, Zoe, ricorda le mie parole!... Conto assolutamente su di te per l'ultimo addio, per l'ultimo amplesso!

Pronunziò queste parole con ispeciale espressione, e senza volgere a Barnaba uno sguardo, nè un cenno, camminò verso l'uscio, dove comparvero i soliti quattro secondini.

— Sia ricondotto alla sua carcere, comandò il sott'ispettore.

Zoe e Gian-Luigi scambiarono ancora uno sguardo in cui mille cose si contenevano, e il prigioniero scomparve nell'oscurità del corridoio, in cui metteva l'uscio di quella stanza. S'udirono per un poco i passi di lui e de' suoi accompagnatori suonare cupamente sotto le vôlte, poi tutto ridivenne silenzioso come la tomba.

Barnaba e la Zoe erano di nuovo faccia a faccia e soli in quel silenzio notturno.

Ambedue avevano ancora qualche cosa da dirsi e capivano che una maggiore spiegazione era necessaria fra di loro, e provavano una difficoltà grandissima a trovar le parole.

Fu Barnaba che incominciò. Venne presso alla donna e le disse con voce sommessa, come se avesse vergogna egli stesso d'udire le sue parole:

— Io feci quel che voleste; a voi ora il mantenere la vostra promessa.

La cortigiana lo guardò con un superbo disdegno.

— Voi volete per un picciol merito un troppo ghiotto compenso.

Ad un tratto cambiò espressione di fisonomia e d'accento, prese vivamente le mani di Barnaba, le strinse forte, ed accostando a quella di lui la sua faccia illuminata dal più vivo riflesso d'una fiamma che parea quella dell'amor sensuale, le sue pupille brillanti d'una luce diabolicamente affascinante, gli susurrò con tono di violenta passione:

— Salvatemelo..... fatelo fuggire..... ed io vi darò tutte le voluttà del paradiso... e dell'inferno...

Barnaba chiuse gli occhi per sottrarsi all'ardenza di quella vampa seduttrice; tutto l'esser suo fu riscosso fino nell'intimo; le guancie gl'impallidirono per la soverchia emozione. Liberò quasi con isgomento le sue mani da quelle di lei, e se ne allontanò palpitante senza avere per un poco fiato e forza a rispondere. Ella accennò voler muovere un altro assalto e rinnovare la sua tentazione; ed allora egli con un gesto le comandò si ristesse e con voce commossa, senza guardare verso la donna, così parlò:

— Codesto è inutile mi domandiate... Non posso acconsentirvi..... e non voglio..... E voi sarete mia pur nullameno.

Zoe fece un risoluto segno di diniego: ed egli con forza:

— Sì, sarete mia, ripetè, se pur non volete vedere salire sul patibolo infame l'uomo che amate, se pur volete mantenere il solenne giuramento che a lui avete fatto qui stesso testè.

Quell'uomo in dire queste parole s'era tutto trasmutato: l'incertezza, quell'esitazione che pareva una timidità, quella specie di contegnoso riserbo che aveva avuto sino allora, erano affatto spariti; la maschera di umiltà, di sommessione e di apatia che soleva tenere sul volto eragli caduta, e nei lineamenti, che direi commossi e frementi, appariva pur finalmente la violenza della passione tanto tempo contenuta e soffocata.

La _Leggera_ fu sovraccolta, quasi sbigottita da questo cambiamento, da questa rivelazione d'un uomo nuovo in colui, d'un uomo, quale ella non aveva ancora mai sospettato sotto quelle fredde apparenze.

— Qual giuramento? balbettò ella, quasi non sapendo che dirsi nella sua attonitaggine.

— Avete giurato di recargli la morte per sottrarlo alle mani del boia... E s'io voglio che queste mani infami si prendano la vita di quell'avvenente che voi amate, nulla lo potrà sottrarre a tal destino..... Che voi possiate penetrare ancora presso di lui dipende in tutto e per tutto da me.

— Voi ci avete spiati! esclamò la donna, che si sentiva dominare da quella nuova forza che le si rivelava.

Barnaba contrasse la faccia turbata in un amarissimo sogghigno.

— Sì: rispose crudamente: è il mio mestiere..... E voi gli è da anni che seguita cautamente il mio spionaggio... Dacchè, tornato in paese, mi avvenne di vedervi... bella, più bella e desiderabile che mai... brillante, famosa, corteggiata da tutti, comperata dai più ricchi.....

— Signore!

— Oh quante volte volli presentarmi a voi, e mai non n'ebbi ardimento: quante volte volli venirvi a dire come vi amassi e vi odiassi, quanto vi desiderassi e vi disprezzassi, e nol feci, sapendo mi avreste fatto scacciare come un miserabile... Allora sognai meco stesso di far giungere un momento, in cui voi avreste avuto bisogno di me, avreste dovuto supplicarmi, dipendere dal mio volere.... E questo momento è venuto.

Zoe guardava quell'uomo con uno stupore che toccava alla paura.

— Ma chi siete voi? domandò. Che cosa vi ha di comune fra noi? Che pretendete da me?

— Chi son io? esclamò l'uomo. Guardatemi bene!