La plebe, parte IV

Part 52

Chapter 523,724 wordsPublic domain

— Riconoscete voi dunque che avete affermato il falso alla famiglia Benda, quando vi siete vantato d'una origine misteriosa, di segreta parentela con famiglie di riguardo, e che sono falsi i documenti che presentaste in sostegno delle vostre parole e che abbiamo qui dinanzi?

L'accusato levò la fronte e guardò intorno con dignitosa fierezza.

— Che io abbia detto il falso, la misera logica degli argomenti umani sembra provarlo, che poi sia così realmente è un'altra cosa.

Il suo aspetto era cotanto nobile che nell'uditorio non vi fu forse una persona in quel momento che non gli attribuisse quelle illustri, misteriose origini, ond'egli s'era vantato.

— E la sua età? domandò dopo un istante il Presidente, passando senza accorgersene a trattarlo col Lei.

— So di avere venticinque anni; ma non ho documento nessuno di fede di nascita.

— Perchè si spacciava Ella per medico?

— Per omaggio eziandio al mio protettore che fu tale e desiderò ch'io pure lo divenissi: perchè ho studiato la scienza della medicina, e senza aver ottenuto diplomi di laurea credo saperne più di tanti che acquistarono dall'Università il diritto di ammazzare il loro prossimo impunemente.

Un'ilarità generale scoppiò nell'uditorio, e i giudici medesimi sorrisero.

Il Presidente riprese dopo un poco:

— Ella conosceva da molto tempo il signor Nariccia?

L'accusato non rispose subito: tutti gli occhi erano con più intentività che mai fissi sul volto di lui, il quale non ebbe pure il menomo cenno d'una anche lievissima emozione.

— Mi permetta, signor Presidente, alcune parole ancora intorno al mio nome ed all'esser mio, disse l'inquisito: e il Magistrato avendo fatto un cenno di consenso, egli continuò. La povera donna che mi fu nutrice trovasi accusata di falsa testimonianza per avere dato di me quelle informazioni che ho ammesso poc'anzi trovarsi false innanzi alle apparenze de' fatti. Dichiaro solennemente che la misera vecchia non può essere tenuta imputabile di ciò. Ella mi ama d'un amore maggiore di quello d'una madre; ella per me farebbe qualunque cosa; qualsiasi maggior sacrifizio le domandassi, la vi si acconcerebbe; la sua volontà è una molle cera in mano della mia. Ora io le avevo imposto, se interrogata sul mio conto, di rispondere quel ch'ella disse. Coll'anima padroneggiata dal tanto affetto, colla mente indebolita dalla vecchiaia e dai patimenti d'una vita di miseria, ignara affatto delle cose del mondo e delle leggi, come ritenerla in colpa di questo suo fatto? Dichiaro poi altamente che nel mio tentativo d'evasione la buona Margherita non vi ebbe parte di sorta e non n'ebbe pure sentore nessuno...

Il Presidente lo interruppe.

— Ciò verrà più opportuno quando saremo a quel punto del processo; e riguardo all'inquisita Margherita Coppa, il magistrato apprezzerà questa dichiarazione ora da Lei fatta. Veniamo a noi..... e risponda alla domanda che le ho diretta: s'Ella conoscesse da molto tempo il signor Nariccia.

— Risponderò con un'altra dichiarazione, la quale penso non torni nuova al Magistrato, essendo la medesima ch'io feci nell'istruttoria segreta, dove assunsi il contegno da cui non intendo ora dipartirmi.

Nell'uditorio vi fu un movimento che indicava accresciuta ancora la tanta attenzione con cui si ascoltavano le parole dell'imputato.

Questi pronunciò lentamente, con parola chiara e spiccata:

— Non dirò pure una parola che riguardi il processo e i tanti capi d'accusa che si affacciano contro di me e i miei coimputati. Per rispondere converrebbe ch'io volessi o difendere la mia innocenza e la mia vita, o coadiuvare la giustizia nella ricerca della verità; ora io non voglio nè l'una cosa, nè l'altra. Della mia sorte non mi curo e l'abbandono al caso; nella ricerca del vero vo' lasciare che la giustizia se la districhi da sè colla facilità dell'errore.

Il Presidente lo interruppe con tono di rampogna, riprendendo, nel parlargli, il voi.

— Questa è una nuova colpa. Avete il dovere di rischiarare nelle sue indagini la giustizia.

— Cotal dovere io non me lo sento per nulla.

— Lo avete pei vostri complici.....

— Non ammetto d'aver complici.

— Vuol dire che negate.

— Nè nego, nè affermo: mi taccio.

Il Presidente gli fece una severa ammonizione che l'inquisito ascoltò freddamente.

— Signore, diss'egli poi, quando il Magistrato ebbe finito, le sue parole non mi faranno uscire dalla determinazione che ho presa. Se fossimo ancora ai beati tempi della tortura, non varrebbero a farmi parlare neanche i più fieri tormenti.

Non ci fu verso a smuoverne il fatto proposito; _Stracciaferro_ e _Graffigna_ ne imitarono l'esempio; gli altri si confusero nelle loro risposte; Pelone riprese per suo conto quelle confessioni che Marcaccio aveva ritrattate; Maddalena pose una strana audacia a compromettersi pel _medichino_; Andrea, come già aveva fatto nell'istruttoria segreta, disse tutta la verità di quanto lo riguardava. Così esplicite poi furono le deposizioni testimoniali, così eloquenti i corpi del delitto sequestrati che provavano un'infinita quantità di furti e di assassinii, così precise le rivelazioni di _Macobaro_ che niuno poteva conservare il menomo dubbio sull'esito che la sentenza avrebbe dato al processo.

Contro _Macobaro_ non avevano cessato gl'inquisiti di saettare sguardi feroci d'odio e di minaccia. Certo le lunghe ore di seduta di quei dibattimenti dovettero essere per quel vecchio una sequela di tormenti indicibili; ma il pensiero della vendetta lo sosteneva, e poi messosi una volta per quella strada, bisognava bene andarne fino al termine.

Si chiusero alla fine i dibattimenti. Il Pubblico Ministero tuonò contro i rei e ricordando lo spavento generato nella cittadinanza da quell'audacissima schiera d'assassini, l'empietà e la barbarie di tanti e sì frequenti reati, invocò tutto il rigor delle leggi e chiamò la pena di morte pel _medichino_, per _Stracciaferro_, per _Graffigna_, per Marcaccio e per altri due accusati di cui il nome non rileva; per gli altri inquisiti varii gradi di pena dai lavori forzati a vita fino ai cinque anni di reclusione. Gli avvocati difensori s'industriarono se non a purgare d'ogni taccia i loro clienti (chè la cosa era impossibile) di mostrarne almeno minore di quel che volesse il fisco la colpabilità.

Udito tutti, il Presidente fece il riassunto di tutti i dibattimenti avvenuti, e poi, levando la seduta, annunziò che nell'udienza del giorno di poi sarebbe stata letta la sentenza che nell'intervallo il Magistrato avrebbe pronunziata.

L'assemblea si sciolse con quel mormorio speciale che è indizio di commozione delle masse: il domani una folla più fitta che mai si stipava nella sala dell'udienza, nel vestibolo precedente, nella gradinata, nell'atrio, fino nella strada. Un maggiore susurro regnava nella sala, sintomo d'agitazione promossa dalla curiosità d'impazienza ansiosa nell'aspettazione. Il rumore non cessò, anzi s'accrebbe quando furono visti entrare gli accusati. Alcuni notarono che il _medichino_ era un po' più pallido del solito; ma la sua fisionomia era calma e l'aspetto sicuro come sempre. Avreste detto ch'egli veniva spettatore di cosa che riguardava tutt'altri da lui. Gli altri delinquenti avevano tutti l'aspetto turbato ed ansioso, eccetto _Stracciaferro_ che conservava la solita aria ferocemente stupida e _Graffigna_ la sua maliziosa figura di volpe. Il bettoliere Pelone era di color verde, il suo cranio giallognolo luceva di sudore che vi spuntava a goccioline, e i suoi occhi infossati si giravano intorno con uno sbigottimento profondo; Andrea era abbattuto e privo di ogni vigore; Marcaccio per contro ostentava un'animazione, una specie di gaiezza che era troppa per apparir naturale e che si vedeva effetto della inquietudine la più viva; egli non poteva star fermo, le mani sue brancicavano sull'assicella superiore della barriera che aveva dinanzi a sè, volgeva atti e sguardi e sorrisi a' suoi compagni, e il carabiniere che gli stava presso non cessava dall'ammonirlo a tenersi tranquillo. Un osservatore avrebbe fatto attenzione a certi sguardi che a questo carabiniere che gli era allato gettava Marcaccio: erano sguardi che parevano misurarne la forza, esaminarne la risoluzione e il coraggio; e ad ogni volta lo squadrasse a quel modo, vedendo la robusta complessione e l'aspetto ardimentoso di quel difensore della legge, Marcaccio non poteva nascondere certi segni di contrarietà e di disappunto.

Jacob Arom, condotto anche lui ad udire la lettura della sentenza, poichè ancor egli era fra gli inquisiti e solo aveva da esser salvo per le fatte propalazioni, era più pallido, più confuso, più tremante che mai e si sarebbe detto ch'egli, il quale aveva l'impunità assicurata, era quello che più di ogni altro era occupato dallo spavento. Più feroci che mai lo saettavano gli sguardi dei suoi complici, cui egli non osava affrontare, tenendo gli occhi continuamente fissi al suolo; e più d'uno tendendo verso di lui il pugno chiuso, gli faceva atti di minaccia e gli lanciava imprecazioni e bestemmie.

Un gran silenzio si fece quando la Corte entrò e prese posto, quando il segretario si levò in piedi e cominciò con la voce grave e monotona la lettura della sentenza. Questa dopo le relative considerazioni per cui venivano poste in sodo le risultanze del processo e le varie colpabilità degli imputati, passando alla parte dispositiva, condannava, dei personaggi del nostro dramma, tre alla pena di morte: Giovanni Venturino sedicentesi Luigi Quercia e sopranominato il _medichino_; Michele Luponi detto _Stracciaferro_; e Giocondo _Graffigna_. Marcaccio era condannato alla galera in vita; Pelone a dieci anni di lavori forzati; Andrea a dieci anni di reclusione; Maddalena a cinque anni; Margherita era assolta.

I condannati all'estremo supplizio non fecero il menomo movimento; Quercia solamente sorrise col suo modo superbo e slanciò uno sguardo alla Zoe, la quale era là, innanzi a lui, al suo solito posto. Con quello sguardo egli le diceva: «Bada che ora mi occorre un ultimo servizio e conto su di te.» La _Leggera_ gli rispose con uno che significava: «Non ismarrirti. Tutto può ancora rimediarsi: io non ti mancherò, e sarai salvo.»

La vecchia Margherita a sentire quella tremenda parola di =morte= mandò un gemito e tendendo le braccia verso il suo Giannino che le stava dinanzi:

— Oh figliuol mio! esclamò.

Il _medichino_ le si volse mestamente sorridente e con tono di pietà e d'autorità insieme le disse:

— Calmati; taci; non isgomentarti.

Passato il fremito della prima impressione prodotta nell'affollato uditorio da quella sentenza di cui pure già s'aspettavano quali erano le disposizioni, il Presidente si volse ai condannati e disse loro se avevano qualche cosa da dire.

Il _medichino_ fece come se nulla avesse udito; ma _Stracciaferro_, _Graffigna_ e Marcaccio si drizzarono tutti tre di scatto.

— Abbiamo da dire, gridò Marcaccio con voce stentorea, ma che un pochino tremava, che qualcheduno l'ha da pagare..... e subito!

Ciò dicendo si slanciò sul carabiniere che aveva presso e lo afferrò alla gola: nel medesimo tempo _Graffigna_ e _Stracciaferro_ scavalcavano la barriera, quest'ultimo si gettava addosso al secondo carabiniere che trovavasi all'altro capo del banco; e _Graffigna_ sgusciava, agile e pronto com'era, verso _Macobaro_.

Successe un momento di confusione indescrivibile. L'uditorio spaventato credette vedere tutta quella massa di malfattori precipitarsi sopra di esso per aprirsi fra di lui un passaggio alla fuga: gli uomini si levarono, le donne strillarono e minacciarono svenire: si fece ressa alla porta per iscappare. I carabinieri così aggrediti, frattanto, non potevano far uso delle armi, perchè stretti corpo a corpo dai loro robusti avversari, e i loro compagni non potevano venire in loro aiuto, perchè, allogati nelle corsie de' banchi, avevano il passo impedito dalla persona medesima di chi si trattava di soccorrere, ed inoltre avevano da tener d'occhio gli altri condannati cui temevano veder levarsi ancor essi ed assalirli.

Ma non era tanto la libertà che volevano ottenere i tre assassini insortisi a quel modo, quanto la vendetta contro il complice traditore. Non ostante la sorveglianza dei carabinieri, che dovevano impedire ogni comunicazione fra gl'inquisiti, essi, mercè sguardi, cenni, ammicchi e qualche mezza parola, avevano ordita la congiura, ed era stato _Graffigna_ ad immaginarla, per vendicarsi di _Macobaro_ il giorno e il momento medesimo in cui sarebbe loro stata letta la sentenza. _Stracciaferro_ e Marcaccio, poderosi di membra com'erano, dovevano contenere i due carabinieri più prossimi, e _Graffigna_ lesto saltare sul traditore e strozzarlo. Il programma fu eseguito alla lettera. In mezzo a quel tumulto che ne nacque fu udito ad un punto un grido di spavento indicibile, poi un rantolo: _Graffigna_ aveva preso alla gola il vecchio rigattiere e colle sue mani nervose, piantandogli le unghie entro la carne, lo stringeva con una forza che l'odio accresceva a più doppi. Livida diventava la faccia del miserabile, gli occhi fattisi pieni di sangue gli uscivano dalle orbite, le vene della fronte si gonfiavano e parevano corde tese prossime a rompersi, un'espressione orribile di sbigottimento, di dolore, di agonia contraeva quei lineamenti convulsi, le mani adunche si agitavano nel vuoto, come per domandare aiuto, come quelle del naufrago che cercano abbrancarsi a qualche cosa. Un carabiniere potè finalmente arrivare in soccorso di Arom e fece a trarre in là l'assassino che si abbandonava con tutto il suo peso sopra la vittima, e non riuscendovi per quanto forti strappate gli desse, si pose a percuoterlo sulla testa col calcio della pistola; in quel frattempo s'udì un colpo di arma da fuoco, ed un corpo sanguinoso fu visto strammazzare nello spazio vuoto a metà della sala. Era Marcaccio. Il carabiniere da lui afferrato alla gola, vedendo non poter aver ragione del suo assalitore, e già sentendosi mancare il fiato, aveva lasciato andare la carabina di cui non poteva servirsi in quel serra serra, e toltasi di dietro le falde della montura una delle pistole che vi portava appese, ne aveva appoggiata la bocca alla nuca del condannato colla direzione volta in su, ed aveva sparato; la palla, traversato il cervello ed il cranio di Marcaccio, era andata ad allogarsi su in un trave del soffitto. _Stracciaferro_, più forte, aveva impedito al carabiniere su cui egli s'era gettato, di far uso delle armi, ed avendolo steso a terra mezzo soffocato, erasi impadronito della carabina e si levava su terribile colla baionetta inarcata contro gli altri carabinieri, che riusciti a districarsi dagl'impacci, stavano per lanciarsi contro di lui.

Tutto accennava ad una sanguinosa, orribil lotta. Ad un tratto suonò là in mezzo una voce sonora, chiara, imperiosa, potente:

— Alto là!... Abbasso quell'arma, _Stracciaferro_!... Fermi tutti, per Dio!

Era il _medichino_. Egli era rimasto sino allora tranquillamente seduto al suo posto, guardando con una specie di meraviglia curiosa il fatto dei suoi complici, delle cui intenzioni non era stato istruito. La tentazione gli venne un momento di cacciarsi ancor egli in quello sbaraglio.

— Bene! Aveva pensato. Strappiamo le armi a codestoro, e riconquistiamo la libertà, o facciamoci uccidere.

Ma quando si levò guardando coll'occhio freddo dell'uomo che sa dominare il pericolo, quella specie di campo di battaglia, vide due cose che gli fecero cambiar di presente la sua determinazione. Vide le donne spaventate in mezzo all'uditorio, e la Zoe medesima, che, nonostante tutta la sua risolutezza, pareva prossima a svenire: questa vista, che un tempo non l'avrebbe trattenuto di certo da nulla ch'egli avesse deciso di fare, ora bastò a produrgli una riazione nei suoi propositi. Sentiva l'obbligo di essere più nobile e più generoso che per l'innanzi; ascoltava con più cedevolezza i subiti impulsi del suo sangue illustre, di cui voleva esser degno oramai innanzi a sè medesimo.

— Morire io, si disse, e morire questi scellerati miei compagni, sta bene; ma perchè la nostra morte avrebbe da costare quella di onesti e di innocenti?

In quella vide altresì la faccia sconvolta del padre della povera Ester, e gli parve che uno sguardo di quegli occhi, i quali parevano sul punto di schizzar fuori delle orbite, si rivolgesse e posasse su di lui, pieno di mortale rancore, di implacabile accusa e rampogna. Si sentì una commozione che non aveva provato mai; credette vedere i lineamenti del vecchio rigattiere, contratti dallo spasimo dell'agonia, cambiarsi in quelli di sua figlia annegata ch'egli aveva visti irrigiditi dalla morte. Un qualche cosa di nuovo che pareva un rimorso, che si accostava ad un pentimento della sua condotta ne assalì l'animo. Credette suo massimo dovere impedire che _Graffigna_ potesse consumare su quel vecchio il suo orribil proposito di vendetta. Si gettò dunque in mezzo la sala, gettando colla sua voce fatta per dominare il tumulto come le volontà umane quel cenno di comando.

_Stracciaferro_, richiamato da quella voce all'ubbidienza passiva che il suo capo aveva saputo imporgli coll'autorità morale ed anche colla superiorità fisica del coraggio e della forza accompagnata dall'agilità, come ci avvenne di vedere, guardò senza nemmanco stupore nessuno il suo capo come per discernere se quello era proprio il suo comando, vide un gesto risoluto che confermava le parole, e senz'altro lasciò cader l'arma e s'incrociò le braccia, lasciandosi afferrare e legare dai quattro carabinieri che gli furono addosso; Marcaccio era caduto morto; gli altri condannati, non preavvisati, all'inatteso fatto erano rimasti incerti e quando parvero decidersi a secondare la mossa dei tre primi, gli agenti della pubblica forza erano già in contegno ed in numero da tostamente opprimerli; _Graffigna_ percosso sul capo non abbandonò pur tuttavia il collo di _Macobaro_ finchè non sentì l'ultimo rantolo uscire da quella gola ch'ei serrava, finchè non vide spento l'ultimo raggio da quegli occhi che venivan fuori della testa, finchè non s'accorse di sostenere, colle sue mani omicide, un cadavere; allora lo abbandonò, e il misero strangolato cadde strammazzoni per terra come un sacco di cenci.

— Ora egli ha avuto il fatto suo: disse con maligno trionfo la voce sottile dell'omiciattolo, della quale appena se ora rimaneva un filo: ora nè anco il diavolo può più tornarlo in vita.

E barcollando sotto il dolore delle percosse ricevute sul capo, venne tranquillamente presso il _medichino_, al cui comando pareva così obbedire ancor egli, e là si lasciò, senza il menomo contrasto, ammanettare.

Tutti i condannati furono legati, eccetto Gian-Luigi. Quando gli si accostarono per mettere le manette anche a lui, quell'individuo straordinario li guardò in un certo modo, che, senza pur dire una parola, gli agenti della forza pubblica se ne rimasero e si contentarono di dirgli, quasi con rispetto:

— La venga.

Il _medichino_, colla sua solita aria di superiorità imponente, prima di muoversi volse uno sguardo verso i due caduti.

— Quegli uomini? domandò egli.

— Morti tuttedue: gli fu risposto.

Egli guardò un momento il cadavere di Jacob Arom, la cui figura, contratta dallo spasimo di quella morte tormentosa e violenta, era orribile a vedersi, e mandò un sospiro che pareva un rincrescimento, una pena, un rimpianto.

— La è finita anche per lui... Mormorò: forse gli è meglio.

— Giannino! Giannino! esclamò in quella debolmente ma con infinita passione una voce soffocata e piena di lagrime.

Il _medichino_ si volse e vide tese verso di sè le secche mani tremolanti della povera vecchia Margherita, cui trattenevano dal gettarsi addosso al suo diletto.

Gian-Luigi le si accostò.

— Mia buona Margherita! diss'egli: madre mia!

Ed usò in queste parole il più melodioso e dolce suono di quella sua voce incantatrice. Poscia volgendosi ai carabinieri:

— Permettete, disse, che questa buona donna mi abbracci.

I carabinieri la lasciarono, e Margherita gettò al collo del giovane con mossa piena di passione le sue braccia magre e stecchite.

— Oh mio figlio!... Mio povero figlio... Oh figliuol mio!

Non seppe dire altre parole; ma quanto affetto, quanto dolore, quanto trasporto contenevansi in questi pochi accenti!

— Addio madre mia! le disse il condannato, rispondendo con alcuni suoi ai tanti baci ond'ella copriva la fronte, le guancie, gli occhi del giovane. Noi non ci vedremo forse più... Abbi coraggio: la vita, vedi, non è per nessuno, e fu meno ancora per me tal cosa che si debba rimpiangere. Sii tu benedetta ad ogni modo per le tante cure che avesti di me, e pel tanto amore che mi porti. Anche quando sarò passato da questa miserabile scena del mondo, tu ti ricorderai di me, ed è questo l'unico modo con cui possa un uomo sopravvivere alla morte.

Quest'ultima parola colpì la povera donna che di tutto il resto non pareva comprender nulla.

— La morte! la morte! esclamò ella. Questo è impossibile..... Tu non puoi morire, tu non devi morire..... Hanno bisogno d'una vita? Prendano la mia..... Io sono vecchia..... Ma tu che sei sì giovane, sì robusto..... sì bello..... No, no, non è possibile..... È una cosa che grida vendetta.

Qui i carabinieri s'intromisero.

— Or via, è tempo di finirla. Voi, buona donna, siete libera; e il condannato ha da venire con noi.

— Calmati, Margherita: disse allora Gian-Luigi. Torna nel tuo villaggio e consolati colla religione... tu che così puoi. La speranza è tutto ciò che ha di più felice l'uomo; e tu vivi nella speranza che ci rivedremo un giorno.

Accompagnò queste parole con un sorriso che indicava quanto fosse lontana da lui una simile speranza, ma cui fortunatamente la vecchia non comprese; poi si sciolse con dolcezza dall'abbraccio della donna e si voltò ad un'altra che faceva per avvicinarglisi ancor essa con viva mostra d'immenso desiderio.

— Addio anche a te, Maddalena: le disse: t'ho tratta meco nel precipizio; ma tu mi perdoni.

— Ti amo! rispose con una specie d'entusiasmo la popolana. Ti ho giurato tante volte che avrei data la vita per te..... Oh potessi darla mille volte per salvarti!...

Il _medichino_ ringraziò con un amoroso sorriso e s'avviò con passo fermo verso l'uscita. Quando fu per varcar la soglia di quella, si fermò un istante e voltandosi indietro gettò uno sguardo sulla scena che stava per abbandonare.

Somma era tuttavia la confusione. Gli spettatori non si partivano, ma dritti in piedi, agitati, raccolti a gruppi tumultuanti discorrevano, gestivano, pascevano cogli occhi desiosi la curiosità di quello spettacolo di sangue: i giudici s'erano ritratti; intorno ai cadaveri di Marcaccio e di _Macobaro_ si curvavano uomini dell'arte medica, chiamati lì per lì ad esaminarli; i condannati, chi colle sembianze abbattute, chi indifferente, chi feroce, stavano serrati in un cerchio di ferro in mezzo alle baionette dei carabinieri, che li circondavano. Gian-Luigi scorse collo sguardo tutto ciò, e poi fissò un momento i suoi occhi in un punto, e le sue pupille brillarono con più viva e speciale significazione. Guardò la Zoe, che stava china sul suo banco, intenta tutta a lui a seguirne ogni mossa, parlandogli coll'anima traverso gli occhi.

— Conto su di te: disse quella suprema occhiata di Gian-Luigi.

— Non dubitare: rispose la nera pupilla della cortigiana: io non ti mancherò.

Il _medichino_ fu ricondotto in carcere; e un quarto d'ora dopo udì egli aprirsi i catenacci della sua porta, e vide entrargli nella segreta un uomo.

Era Barnaba.

Que' due uomini stettero un poco a fronte l'un dell'altro, guardandosi senza parlare.

Fu il _medichino_ che ruppe di poi il silenzio.

— Siete stato di parola: diss'egli con accento in cui suonavano insieme una specie di superiorità indifferente, d'ironia e di superbia. Sono condannato, e voi siete venuto.

Il poliziotto rispose con voce sorda:

— Sono sempre di parola. Quando prometto a me stesso o ad altrui di ottenere una cosa, ci arrivo, o soccombo.

Ebbe luogo di nuovo un istante di silenzio.