La plebe, parte IV

Part 45

Chapter 453,785 wordsPublic domain

E le cose in fatti s'avviavano il meglio che si poteva desiderare in favore di Gian-Luigi. Il capo-guardiano era stato il più arrendevole uomo: e sollecitato anche dal conte Langosco, il quale aveva pensato del pari dirigersi a lui, vendeva a costui ed alla cortigiana, all'insaputa l'un dell'altra, l'opera sua. S'era già cercato il luogo di rifugio, la Zoe aveva indotto Bancone a mettere a disposizione di lei una sua carrozza con due cavalli, quella notte ch'ella avrebbe voluto, per andare dove a lei piaceva e guidata da un uomo di tutta fiducia della cortigiana: le tre donne credevano fermamente al successo, e nella loro febbrile aspettazione cominciavano a rallietarsi. Ma per loro sventura e per quella del _medichino_, la Zoe s'era dimenticata della raccomandazione fattagli da Gian-Luigi nel primo bigliettino scrittole dalla carcere, di tener d'occhio Barnaba e studiarlo per iscoprire il movente della sua condotta. Ella, il poliziotto, non l'aveva visto più, e l'aveva dimenticato: ma non avevala dimenticata egli, che, dopo le fatiche di quella sera dell'arresto, rimasto due giorni nuovamente a letto per rimettersene, erasi poi dato colle maggiori cautele del mondo a spiare i passi e la casa della cortigiana. Vide così un uomo con troppa cura celato il viso introdursi alcune volte nella casa di Zoe, la sera: non lo riconobbe punto per un guardiano delle carceri, ma dubitò che gli era qualche messo segreto per intrighi a vantaggio del _medichino_: un'altra volta vide la Maddalena sgusciar lesta sotto il portone della abitazione della _Leggera_: indovinò subito che all'antica serva di Pelone la cortigiana aveva affidate le lettere tanto cercate, e che importava quindi massimamente apprendere dove la ragazza si nascondesse e là poi pigliarla al covo. Ma per quella volta non gli venne fatto, perchè le due donne uscirono insieme in carrozza, ed egli che aveva aspettato per codiarle, dovette rinunziare al proposito di seguitarle. Una più importante scoperta ancora gli venne fatta: e fu una mattina che vide per tempo uscire, assai modestamente vestita, la Zoe con un fitto velo sulla testa da coprirsene le sembianze, sola, a piedi e con certa aria di premura e di mistero da destare sospetti non che nel furbo poliziotto, ma in ognuno che di quella donna conoscesse le abitudini ed il modo di vita.

Barnaba la seguì e la vide entrare in una delle più vicine chiese, e colà recarsi difilata nell'angolo più scuro d'una delle più riposte cappelle. Non era impossibile che un impulso di divozione la menasse colà — cotali donne ne hanno pur tante di stranezze! — ma il poliziotto ci credeva poco. S'accostò pian piano, nascondendosi bene dietro i fusti delle colonne e stette a sorvegliare, atteggiato in guisa che ognuno l'avrebbe preso per un ascetico credente che non pensa se non alla salute dell'anima sua.

Non dovette rimanere lungo tempo in attesa. Un uomo, guardandosi attorno con molla cautela, si venne accostando alla Zoe velata; e inginocchiatosele presso, ebbe con lei un colloquio bisbigliato, breve, ma in apparenza vivace. Barnaba stette col viso affondato nelle mani, come assorto nella più ardente preghiera, ma d'infra le dita il suo sguardo non si staccava dai due colloquenti. Quando uscirono, la donna prima e per una porta, l'uomo dopo e per un'altra parte, Barnaba lasciò andare la Zoe e tenne dietro al maschio; lo vide entrare nelle carceri, e riconobbe il capoguardiano. Senza perdere un minuto, egli corse dal signor Commissario Tofi e gli parlò vivamente per un quarto d'ora. Il Commissario, dopo uditolo, si recò in fretta dal Ministro degl'interni.

Era fissata la notte e l'ora della fuga: tutto pareva andar sempre a seconda. L'ispettore, da qualche giorno malato, non s'era più fatto vedere: il capo dei custodi aveva disposto le cose nel modo che s'era voluto; le chiavi erano in mano al custode affiliato alla _cocca_, ed erano già state provate nelle serrature.

Giunto il momento, la Zoe era nella carrozza ferma in piazza Susina, dove sedeva a cassetta uno degli uomini scampati all'arresto dei malfattori; la Maddalena che ce l'aveva accompagnata, era discesa e venuta, impaziente, fino alla piazzetta davanti alla Corte d'Appello, aspettando da un momento all'altro vedersi aprire il portone e venirne fuori Gian-Luigi. I minuti sembravano ore, ed ore di tormento. Alla fine credette udire nell'interno un lieve rumore di passi, un bisbiglio soffocato di voci. Si curvò alla toppa, vi pose avidamente l'occhio, ma per l'oscurità non vide nulla: vi appoggiò l'orecchio, e udì in modo affatto distinto i passi di due uomini che camminavano pianamente e venivano accostandosi; le parve di riconoscere, riconobbe di certo il passo di Gian-Luigi. Il cuore le balzava in petto da farle male: ma sull'ansietà oramai prepoteva l'emozione della gioia, più che la speranza, la sicurezza della salute di lui. Tutta intenta a ciò che succedeva sotto l'atrio del palazzo di giustizia, Maddalena non badava ad altro più, non avvertiva ciò che aveva luogo sulla piazzetta in cui ella si trovava: ed era che sei uomini in montura di carabinieri sbucavano fuori dalle cantonate e s'accostavano con passo sospeso essi pure verso il portone a cui la giovane stava origliando, preceduti da un uomo in abiti borghesi che pareva guidarli.

Ad un punto Maddalena fu riscossa da un grido di donna, che scoppiò sull'angolo della strada che va nella vicina piazza Susina.

— Salvati! — fu il grido — siamo perduti!

Era la Zoe, che non potendo più reggere alle mosse, era discesa di carrozza, e veniva a vedere essa pure; e sopraggiungendo vedeva gli agenti della forza pubblica stringersi intorno alla sua complice innanzi al portone.

Maddalena sussultò, si volse, vide gli uomini e il luccicar delle armi, fu per mandare un grido ancor essa; ma l'uomo in panni da borghese d'un balzo le fu sopra, e senza dir pure una parola le pose violentemente una mano sulla bocca, mentre due carabinieri prendevano la donna alle braccia, ed a forza la tenevano ferma.

La _Leggera_ vide quell'uomo senza uniforme volgere verso di lei una faccia scialba ed uno sguardo di fredda ed ironica minaccia, e gli parve riconoscerlo.

— Sempre colui! si disse quasi spaventata. Ma chi è egli?... che vuole da me?

Fuggì presa da un terrore strano, si gettò nella carrozza e la fece partire di galoppo senza aspettare altro. Ogni speranza di poter salvare Luigi, per allora, era perduta.

E Maddalena frattanto udiva — ora con angoscia — gli sforzi che facevano quei di dentro per aprire il portone, e non poteva in niun modo avvisarli.

Il portone finalmente si aprì e comparvero due uomini: quattro carabinieri e Barnaba (poichè Zoe aveva veduto bene, e l'uomo in abiti borghesi era lui) si precipitarono addosso al più giovane, che, disarmato e preso all'improvviso, non potè far resistenza.

Egli riconobbe altresì Barnaba.

— È dunque fra noi una partita a morte? disse col suo disdegnoso sorriso.

Barnaba fece un cenno affermativo col capo.

— La prima giuocata l'avete vinta voi, soggiunse, grazie al pugnale di _Graffigna_: ma non l'avete vinta abbastanza bene. Ora la rivincita e la decisiva a me.

Gian-Luigi salutò, come in un assalto cortese, un campione toccato dal fioretto dell'avversario.

La Maddalena, libera la bocca dall'imbavaglio, gli occhi umidi di pianto fissi con immenso desiderio e amore e rimpianto sul viso alquanto impallidito del suo diletto, mandò una voce ed un singhiozzo:

— Oh mio Luigi! gemette ella.

Il _medichino_ le si volse con espressione di molta pietà e di molta amorevolezza.

— Povera Maddalena! esclamò. Ora eccoti in trappola anche te.

Gettò uno sguardo pieno di rincrescimento nello scuro della notte traverso il portone, là dove nella strada si stendevano i giallognoli raggi d'un lampione, e represse un sospiro. Là era la libertà; ed egli era venuto proprio fino alla soglia a contemplarla, Tantalo della medesima.

— Ah di me non importa: disse con vivacità di sentimento che poteva dirsi sublime la giovane plebea. Potessi aver salvato te, ed a me poi accadesse qualunque peggior cosa del mondo.

Gian-Luigi non la ringraziò che con uno sguardo, ma era uno sguardo d'ineffabile tenerezza, onde tutta ella si sentì commuovere.

— Costui, comandò Barnaba accennando il _medichino_, sia per ora ricondotto nella sua prigione; ma stia sulla sua porta un uomo di guardia fino a nuovo avviso; questo traditore (ed era il custode che additava) sia subito messo ai ferri e nella stanza di deposito; così pure si faccia al capoguardiano. Quanto a voi, bella giovane, prima di trovar domicilio alle _Torri_[3] vi darete l'incomodo di condurci alla casa dove ora avete dimora.

[3] Carcere per donne.

Maddalena incrociò le braccia al petto con atto pieno di risoluzione, e disse fieramente:

— Dov'io dimori da me non lo saprete mai.

Barnaba sorrise con espressione d'ironica superiorità.

— Non abbiamo più bisogno d'apprenderlo, carina, disse con ischerno, e son io medesimo che avrò l'onore di guidarvici, caso che aveste disimparata la strada.

Così Gian-Luigi, furibondo, ma nascondendo, per la forza della volontà, il furore sotto le mostre della maggiore indifferenza, fu ricondotto nella carcere e custodito con una sentinella alla porta; e Maddalena venne da Barnaba fatta camminare sino al segreto quartierino di Bancone, dove il poliziotto da due giorni sapeva che la giovane si rimpiattava. Colà dopo un'accurata perquisizione nel locale e sulla persona medesima della giovane arrestata vennero scoperte le lettere e prese da Barnaba lieto e trionfante.

Maddalena fu condotta poscia in prigione ancor essa. La Zoe non s'era ridotta a casa sua, ma per misura di prudenza erasi ricoverata presso l'A. R. che concorreva in parte principale a mantenerne lo sfarzo, e con cui una lite recente, come abbiam visto, aveva da parecchi giorni interrotti i rapporti. Sapremo poscia se la cortigiana placasse e come l'ira principesca.

Il domani, di buon mattino, il conte Langosco riceveva un invito di recarsi dal generale Barranchi, e andatovi sollecito gli venivano rimesse le lettere tanto desiderate. Il marito di Candida tornò frettoloso a casa, e si ridusse nel salottino di sua moglie, solo con lei. Chiusi ben bene gli usci, trasse fuori l'involto, e lo gettò con mossa piena di supremo disprezzo alla moglie.

— Guardate se le ci son tutte: disse con voce piena di fiera ironia.

La contessa sciolse l'involto con mani tremanti, ed un vivo rossore la colorì sino alla radice dei capelli.

— Ci sono? ripetè il marito, guardandola con occhi da far abbassare qualunque più audace pupilla.

— Sì: rispose fiocamente la misera.

— Bene! Che cosa volete farne?... Conservarle come un oggetto prezioso? Gettatele sul fuoco, madama, per Dio!

Candida allargò le mani e le lasciò cadere nel focolare.

— Ammirate la mia discrezione, _madama_, soggiunse il conte con ghigno insopportabile a vedersi, mentre guardava le fiamme consumare quei fogli. Non mi sono dato nemmeno il gusto di ammirare un solo di questi vostri periodi d'una prosa certo eloquentissima.

La donna curvò il capo e si tacque.

— Spero che la lezione vi basterà, continuava il conte, e che andrete più guardinga altra fiata nell'espansione letteraria de' vostri sentimenti.

Colla punta dello stivale ond'era stupendamente calzato il suo piede piccolo e sottile di forma aristocratica, spinse in là verso il fuoco un foglio che era caduto sulle ceneri.

— Le lettere sono state restituite da quella donna: disse con fievol voce la contessa, non osando levar gli occhi. È dunque riuscito a fuggire quell'..... infelice?

— Ah ah! E' vi sta bene a cuore tuttavia: esclamò Langosco scaldandosi le mani alla fiammata.

Non rispose altro; ma dopo un breve silenzio, smesso il ghigno e l'accento ironico, disse con piglio e voce severi:

— Per questo scorcio d'inverno, signora, vivremo qui, come per lo passato. Giunta appena la primavera, io avrò bisogno di fare un viaggio, poi nella state di prendere i bagni: e l'inverno venturo, se Dio mi dà tanta vita, conto andarlo passare a Parigi. Voi, al primo sbocciar delle foglie, andrete nel nostro castello, e di là — me vivo — non vi muoverete più..... Le ragioni d'interesse sono già belle ed aggiustate mercè quelle carte a cui voi non è molto metteste la vostra firma.

Candida non disse una parola, non fece un movimento. Il conte, poichè tutte consumate dal fuoco erano le carte, s'avviò lentamente all'uscio per partirsi; quando fu alla soglia, già colla mano alla gruccia della serratura, si volse e disse; con crudele freddezza:

— No, quell'assassino non ha potuto fuggire. Ei fu rimesso in carcere e sarà impiccato... Che è ciò che gli spetta per ogni verso.

Ed uscì.

Quel giorno medesimo in cui Barnaba, mercè l'attenta sua sorveglianza, capiva che il tentativo di fuga doveva farsi nella notte e riusciva a sventarlo; quel giorno per la prima volta Maurilio si levava a sedere sul suo letto, e smesso il parlare interrotto del delirio, e i moti scomposti, domandava di parlare al marchese, al quale aveva un'importante rivelazione da fare.

CAPITOLO XXVII.

Pensatevi qual rimanesse il marchese di Baldissero quando Maurilio gli ebbe rivelato che il possessore dell'altra metà di quella lettera che Nariccia aveva stracciato per servirsi a dare un contrassegno di riconoscimento dell'abbandonato figliuolo della contessina Aurora, era il giovane conosciuto in Torino sotto il nome di dottor Quercia; che quindi quest'esso era il fanciullo smarrito che le circostanze avevano fatto supporre un istante fosse egli stesso, Maurilio.

Il marchese ben sapeva ciò che ignorava l'infermo, tenuto segregato dal mondo fino allora, mercè il delirio, cioè l'arresto degli assassini della _cocca_ e di Quercia come capo dei medesimi. Sperò che un errore eziandio fosse quello che facesse credere e dire al malato sì fatale novella; ricorse ad autorevoli informazioni sul conto del giovane arrestato e ne riportò la certezza della verità delle cose dettegli da Maurilio, ed ebbe tra mano anzi quello squarcio di carta che combaciava compiutamente col mezzo foglio trovato presso Nariccia e ne costituiva la lettera integrale: squarcio che insieme con tutte le altre carte era stato sequestrato presso Gian-Luigi.

In una perplessità straordinaria d'animo e di mente, il marchese non sapeva a che partito appigliarsi, e l'idea glie n'era venuta di aprirsi con Don Venanzio e consultare le ispirazioni di quell'anima santa di vecchio prete, quando egli medesimo, il buon parroco, fece domandare a S. E. il favore di un colloquio.

Egli era entrato nel palazzo già da un quarto d'ora ed era stato nella stanza del giovane infermo dove un vivace discorso aveva avuto luogo fra loro soli. Quella mattina la sua bella fisionomia piena di candore e di benevolenza era turbata da una pena, da una dolorosa mostra di contrarietà. La cagione si era ch'egli era stato testimonio d'un triste fatto che molto lo aveva amareggiato: ed ecco quale.

Già sappiamo come la povera Margherita, la vecchia nutrice di Gian-Luigi che lo amava più della pupilla degli occhi suoi, udito al villaggio l'arresto del suo diletto, e saputo che il parroco ne veniva in città chiamatovi dalla circostanza del male violento ond'era stato assalito Maurilio, aveva voluto ad ogni modo venirne alla capitale ancor essa, e qui la si era citata a comparire innanzi al giudice istruttore come testimonio e subirne gl'interrogatorii.

Questi parevano una gran cosa alla povera vecchia campagnuola, e presentandosi innanzi alla faccia burbera del giudice, la tremava tutta. Avrebbe tremato in ogni modo ed in ogni occasione; ma tremava tanto più ora che trattavasi della sorte del suo caro, e che a quest'esso poco tempo prima aveva dato promessa di fare quello che non aveva mai fatto in vita sua, quello che non avrebbe creduto mai di pur pensare di fare: dire il falso. Le varie circostanze della favola fattale imparare da Gian-Luigi le si ingarbugliavano nella testa con indicibile confusione; e fu assai peggio, quando il giudice le ebbe fatto prestare il solenne giuramento di dire la verità. La s'imbrogliò talmente, parlò con tanto tremore, la si lasciò tirare in tante contraddizioni che il giudice inquirente concepì su di lei i maggiori sospetti. Pure per quella prima volta essa la passò liscia ed uscì da quella stanza di tribunale più morta che viva, ma sciolta.

Ma frattanto avvenne che di tutte le informazioni prese d'altra parte sul conto dell'infanzia di Gian-Luigi nessuna concordasse con quelle della vecchia, la quale tutti asserivano essere andata a prendere all'ospizio il bambino senz'altro amminicolo. Ben poteva la donna aver tenute celate a tutti quelle circostanze che ora rivelava al tribunale intorno all'origine del fanciullo, ma era poco credibile che codesto avesse taciuto eziandio al suo parroco e confessore Don Venanzio, e questi aveva affermato saper nulla di nulla del romanzo raccontato dalla vecchia, ed anzi, interrogato se lo credesse possibile, aveva ingenuamente confessato di no, e che egli aveva la persuasione che il medico del villaggio non aveva mai avuto attinenza di sorta col bambino dell'ospizio, finchè vistolo intelligente e piacevole, quando grandicello, avevalo preso a ben volere e proteggere, che una fiaba credeva pure la novella della vistosa somma che il medico avrebbe ricevuto dall'incognita famiglia e passata a Gian-Luigi, il quale aveva avuto sì nell'eredità del medico un lascito ch'egli si era affrettato a consumare.

Aggiungasi che la Margherita, struggendosi dal desiderio di vedere il suo figliuolo, chiesto inutilmente di poterlo visitare, s'aggirava presso che tutto il giorno nei dintorni della carcere dove lo sapeva rinchiuso, guardando attentamente ogni finestra, ogni sbarra, ogni buco, ogni mattone della muraglia di quel cupo edificio, quasi sperando la faccia di lui le avesse da comparire ad ogni momento o qua o colà, o dovess'ella vedere una via di passaggio da giungere sino a lui, provando se non altro una certa dolcezza a guardare il luogo dov'egli si trovava, ad essergli così il più vicino che le fosse possibile. Ora Barnaba, che di persona e per mezzo di agenti fidati vigilava con tanta cura intorno al prigioniero, ebbe presto contezza di tali diportamenti di questa vecchia, e dell'esser suo, e quando avvenne il tentativo di fuga da lui mandato a vuoto, egli la denunziò al Tribunale come complice. Il giudice istruttore determinò assicurarsi di lei, confonderla come per ispergiura mercè un confronto con Don Venanzio, e procedere contro di lei per falsa testimonianza e per complicità nel tentativo d'evasione del _medichino_. E così avvenne che la mattina dopo la sventata fuga, mentre Don Venanzio riceveva invito di recarsi fra un'ora al Tribunale, la vecchia, senza tanti complimenti, era mandata a prendere e condurre in sala di custodia da due _arcieri_.

Il confronto con Don Venanzio fu per la misera donna il peggior tormento che avesse ancora provato mai. Mentire, e mentire innanzi al suo parroco!... Il suo aspetto, la sua voce, il contegno dicevano ch'ella si faceva uno sforzo a sostenere le menzogne precedentemente fatte. Se Gian-Luigi avesse potuto avere comunicazione con lei, ben le avrebbe risparmiato questa colpa e questo supplizio che a lui diventavano inutili. Egli s'era preparato quel mezzo di difesa soltanto contro i sospetti che cominciavano a sorgere sulle fonti ond'egli si procacciava denaro, e per illudere la famiglia Benda che avesse cercato informazioni fin nel villaggio dov'egli era stato allevato; ma ora in faccia all'evidenza delle prove dei suoi delitti, ond'egli era schiacciato, a che cosa serviva tutto questo? A un bel nulla; tanto che egli, l'accusato, non aveva detto pur una parola di ciò, e rinchiusosi in un assoluto silenzio, non aveva voluto rispondere pur una parola alle mossegli interrogazioni, per quante minaccie o lusinghe glie ne venisser fatte.

Ma la povera Margherita, che ne sapeva ella di tutto ciò? Aveva promesso al suo Giannino di dir così. Credeva salvarlo così facendo, e lo faceva anche colla paura, anche colla certezza di dannarsi l'anima per lo spergiuro.

Ad un punto il buon Don Venanzio, che ebbe pietà delle angoscie di quella infelice, disse:

— Può esser benissimo che tutto ciò ch'essa dice sia vero, ed io non ne abbia mai saputo nulla..... Io ho sempre stimato questa donna incapace di affermare, e tanto più con giuramento, una cosa che non sia.

— Bene! disse il giudice istruttore: avete già giurato che quello che dite voi è la verità. Non dovete avere difficoltà di sorta a ripetere questo giuramento adesso in presenza del vostro parroco.

La vecchia tentò schermirsene. Tremava tutta. Guardava intorno spaventata, come per cercare un buco dove nascondersi, o meglio, come timorosa di vedere saltar fuori Satanasso in persona ad acciuffarla. Pronunziare un falso giuramento in faccia al suo pastore! in faccia a quel sant'uomo!... Ma pure si trattava del suo figliuolo!... Si fece forza: provò a stento di levar la mano per metterla sul Vangelo, ma non ci valse: il braccio le cadde, un gemito che pareva un singhiozzo uscì dal suo petto dove parve si rompesse qualche cosa, ed ella si lasciò cascare in ginocchio per terra mezzo svenuta, balbettando:

— Non posso, non posso... Mio Dio! non posso.

Il giudice si drizzò con mossa solenne, e con voce e parola più solenni ancora, fece alla meschina prostrata a terra una filippica violenta, in cui, oltre la vendetta divina, minacciò la collera di quella umana da tradursi in manette, carcere, processo e galera.

La infelice gemeva miseramente, la faccia contro terra, annientata, schiacciata sotto il peso della propria colpa e sotto quello più grave ancora del pensiero ch'ella perdeva Gian-Luigi.

Don Venanzio le si fece presso per sollevarla e confortarla di alcune parole.

— La lasci stare: disse severamente il giudice. Questa mostra di pentimento possa essere sincera e disporne l'animo alla rivelazione di tutta la verità. Ella se ne vada, signor parroco; è libero: questa donna dovrà essere trattenuta in carcere.

Il vecchio sacerdote, commosso, addoloratissimo, disse non molte parole in difesa della disgraziata: ma le disse con tanto sentimento e calore, ma la sua canizie, l'aria sua di solenne virtù loro davano tanta efficacia, che il giudice ne fu tocco, e con accento molto più umano e cortese soggiunse:

— Credo a quanto Ella mi dice, reverendo; credo che c'è più ignoranza che malizia in questa poveretta... ed userò per lei i maggiori possibili riguardi. Ma bisogna assolutamente ch'io la esamini ancora di meglio, e la prego a volersi ritirare.

Don Venanzio uscì, non senza inquietudine sulla sorte della Margherita e si pose a passeggiare nella strada innanzi alla porta del tribunale, attendendo il risultamento dell'interrogatorio.

— Alzatevi: disse il giudice alla vecchia.

Margherita gemeva e singhiozzava sempre nella medesima postura; e, sia che non udisse o non avesse forza da ubbidire, non si mosse.

— Fate il piacere, soggiunse il giudice, parlando al segretario che era lì per iscrivere il verbale: alzatela voi.

Il segretario venne di mala voglia presso ella giacente, e come quegli a cui non garbava di molto toccare e brancicare i luridi e stracciati panni onde ella era vestita, la scosse bruscamente ad una spalla, dicendole con voce graziosa come era l'atto:

— Or via, alzatevi, su, e non ci fate perder la pazienza.

La vecchia parve non darsene per intesa.

Allora il segretario la prese sotto le ascelle, e con quel garbo che vi potete immaginare, la tirò su, e siccome ella vacillava sulle gambe mal ferme, la gittò a sedere sur una seggiola che era lì presso.