Part 43
Ma la figliuola, sempre con quella maschera di letizia sul volto, gli pose una mano sul braccio e gli disse sotto voce:
— Piano, frenati, abbi l'aria tranquilla e contenta. Qui dentro bisogna nasconder tutto e finger tutto. Sorridi come vedi sorrider me. Guarda come ci osservano con avida curiosità!
Il barone girò intorno lo sguardo stupito di uomo che non capisce, e ripetè la sua interrogazione:
— Ma che cosa dunque succede, in nome di Dio?
E la contessa, curvandosi sulla spalla di lui e parlandogli all'orecchio:
— Tu hai voluto farmi felice, padre mio; mi hai data la ricchezza; mi hai dato col marito un illustre blasone (sorrise amaramente nel dire queste ultime parole); ebbene tutto questo non basta. Non sai tu che di questi giorni ho invidiato la sorte di tutte le altre donne, ho desiderato cambiare la mia in quella d'una povera operaia?
Il degno barone guardava la sua figliuola come si guarda uno che ad un tratto si metta a spacciare le maggiori follie del mondo, e non sapeva che risposta fare. La figliuola continuava dopo una brevissima pausa ed abbassando ancora di più la voce:
— Non hai tu udito questa sera, qui stesso, in questi crocchi eleganti, infamare la tua figliuola?
Anatolio La Cappa si atteggiò della persona con tutta l'imponenza degna d'un _Intendente generale_, della qual carica, insieme colla pensione di ritiro, aveva titolo e grado, e fece colla sua superba mossa tintinnire fieramente i ciondoli e i gingilli delle decorazioni che gli coprivano il petto del suo abito a spada, ricamato d'oro al goletto e ai paramani.
— _Corbleu_! esclamò egli con tutta la bravura che potrebbe avere il discendente da un eroe delle crociate. Avrei voluto vedere anche questa! Infamare la mia figliuola? Ma a chi fosse tanto temerario la farei ben io pagare cara e salata..... con un buon processo.
— No, padre mio: disse scoraggiatamente Candida scuotendo la testa. Un processo sarebbe peggio.
— Hai ragione. Che processo? Contro siffatta canaglia... perchè chi si permettesse una cosa simile, non potrebbe essere che canaglia... contro codesta gente c'è di meglio da fare che non un processo. Ho ancora abbastanza aderenti in alti luoghi... che? Ricorrerei, se bisognasse, a S. M. medesima che non ha obliato il suo antico, fedel servitore, e me ne ha dato una prova testè ancora col modo onde mi ha salutato... e quel miserabile lo farei ricoverare a Fenestrelle o mandare in Sardegna, perchè meditasse _à loisir_ sui pericoli di perdere il rispetto a chi va rispettato.
— Nè anche questo non si può fare: riprese la contessa, scuotendo nuovamente la testa. Chi si compiace di straziare la mia fama è più potente di noi, ha più aderenze di noi, è più presso a S. M. di noi...
— Tu scherzi: interruppe il barone scandolezzato. I Langosco di Staffarda accompagnarono il conte Verde nella sua spedizione in Oriente....
— Ma noi non siamo che La Cappa.
— _Palsambleu_! Tuo marito non sarebbe capace di far rispettare sua moglie?
— Sì: è pronto a battersi contro chicchessiasi gli lasci pervenire all'orecchio una di quelle infamie che si susurrano dietro il ventaglio; ma lo scandalo d'un duello non rimedierebbe nulla; e quelle infamie sono troppo codarde per osare venirci assalire di fronte.... Ah padre mio, non c'è riparo: io sono perduta.
L'accento con cui l'infelice diceva tali parole era straziante, e pur tuttavia il suo sorriso non cessava di rallegrare le sue labbra, e le sue sembianze continuavano a mostrare la maschera d'una lieta tranquillità. In siffatto contrasto eravi qualche cosa di più penoso e di più commovente che non nelle ordinarie manifestazioni del dolore e della disperazione.
— Ma corpo del diavolo!... (L'animo del degno barone _Intendente generale_ era così turbato che invece delle solite eleganti parole esclamative in francese, si lasciò scappare questa plebea imprecazione.) Posso io sapere finalmente che cosa sia succeduto?
Candida, con infinita passione dell'animo, ma in mezzo a due risatine, come se contasse a suo padre in un allegro colloquio il più piacevole aneddoto, disse con voce che appena fa udita dal barone, il quale curvò verso di lei l'orecchia:
— Hai tu sentito parlare dell'arresto del dottor Quercia?
— Giusto! esclamò il padre. Volevo dirtene un motto. _Ce drôle-là_, mi pare che tu lo conoscevi.
Candida pose di nuovo una mano sul braccio di suo padre e fissò negli occhi di lui uno sguardo che diceva un'infinità di cose: ma questa volta non ebbe più la forza di ridere nè pur di sorridere.
— Il mondo, susurrò ella, lo dice mio amico.
La Cappa sussultò sul divano.
— Ah _diable_!
— E da un momento all'altro possono saltar fuori delle carte che dieno ragione a quella voce.
— Possibile!... che carte?
— Delle lettere: disse la contessa così piano che la parola fu, più che intesa, indovinata dal barone.
— L'imprudente!... Sì, cospetto che questo è un affare disgustoso assai... E tuo marito?
— Sa tutto.
— Misericordia!... E che vuol fare?
— Ricuperarle... Ma io vorrei ottenere ciò d'altra parte e senza il suo concorso.
— Hai ragione.
— Sei tu pronto ad aiutarmi, padre mio?
— Prontissimo... Che s'avrebbe da fare?
— Ci vorrà di certo una somma... piuttosto vistosa... e qualche passo presso alcuni personaggi...
Il barone all'udire fatta menzione d'un sacrifizio di denaro, non potè dissimulare una smorfia di poco aggradimento. Glie ne venne subito l'ispirazione di fare un buon predicozzo di morale alla sua figliuola; ma il luogo in cui erano e la presenza di tanti osservatori, non erano acconci a codesto. La figliuola lo interruppe di subito per farglielo notare.
— Ho bisogno di conoscere un po' meglio i particolari della cosa: disse allora con tono che si accostava al burbero, il padre spaventato dalla minaccia alla sua cassaforte.
— Sì; e siccome ora e qui non posso dirti tutto, e volli solamente dartene un cenno, perchè avevo bisogno di sfogo e mi premeva aver la consolazione di trovare in te un sostegno; così riserberò il resto da dirti per domani. Mi permetti tu ch'io vada da te a versarci tutta l'anima mia?
La Cappa che adorava la sua figliuola, non potè vedere senza intenerimento l'aria di supplicazione che spirava dalle sembianze e dagli occhi di lei.
— Vieni pure, gioia mia: rispose: ti darò tutta la mattinata a te sola, e non avremo fastidio di disturbatori.
La lotta fra l'amore del suo danaro e quello per la sua figliuola era finita in lui col trionfo di quest'ultimo.
— E di qualunque cosa tu abbia bisogno, soggiunse, e che tuo padre possa fare..... (fece ancora una piccola pausa) ebbene, conta pure su di lui.
Candida gli strinse la mano in manifestazione di muta, ma vivissima riconoscenza.
— Ora, torniamo nel salone: diss'ella alzandosi. Tu mi hai ridonato coraggio.... E tutto già me lo sentivo mancare... Ah, padre mio, mi hai fatto un gran bene, e che tu sia benedetto!... Sto meglio e sono ora capace di affrontare di nuovo e sguardi e parole di queste maligne ipocrite.
Quasi in quel medesimo frattempo in cui la contessa parlava con suo padre, avevano luogo intorno alla cattura ed alla sorte di Quercia, due altri colloquii: uno fra il Re ed il marchese di Baldissero, l'altro fra il marito di Candida e il generale Barranchi.
Riferiamoli ambedue, cominciando da quest'ultimo.
— Avete qualche cosa da apprendermi, Langosco, intorno a quella vostra faccenda? cominciò il generale Barranchi, parlando piano e ritraendosi d'alquanto dalla folla circostante.
Il marito di Candida rise con quel suo legger ghigno da scettico di buona società.
— Oh oh! il capo della Polizia che ha bisogno d'informazioni da un semplice privato: diss'egli con tono forzatamente scherzoso. No, non ho nulla da apprendervi; perchè quello che vi ho da dire e che vi voglio dire, voi, gentiluomo qual siete, lo sapete prima e meglio di me: ed è che non si dovrebbe tollerare che il nome e l'onore d'una famiglia patrizia, sia alla _merci_ d'un tristo qualunque il quale può colle sue parole comprometterla, e che quel nome e quell'onore vengano trascinati nel fango della pubblicità d'un processo. È una orribil cosa solo a pensarci.
— Voi avete ragione, rispose gravemente il generale con tutta la solennità della sua montura di parata il cui petto era una pleiade di costellazioni. Ma che cosa volete? Ci sono le leggi, c'è un codice....
Langosco fece un atto d'impazienza assai poco rispettoso per la maestà della patria legislazione.
— Bel guadagno di codice! Bel tesoro di leggi! esclamò, avvicinando però ancora più la bocca all'orecchio del suo uditore. Leggi rivoluzionarie che sanciscono l'uguaglianza nelle cose civili come nelle criminali fra il figliuolo del ministro e il figliuolo del portagerle. Sono un'assurdità. Quella di voler fare il legislatore liberale, il riformatore in preteso vantaggio del popolo, è una manìa di Carlo Alberto....
Queste parole erano pronunciate a voce tanto bassa che niun altro orecchio le poteva cogliere, fuor quello a cui erano susurrate, pur tuttavia il comandante de' carabinieri si guardò dintorno con qualche turbamento, e credette suo obbligo di servo fedele del Re e di cortigiano, protestare con un'esclamazione:
— Oh oh! non parlate a questo modo, conte. Il torto non vogliamo darglielo all'augusto Sovrano; ma se c'è qualche cosa da rimproverare, ascrivetelo a quella mano di avvocatuzzi e di legulei, onde pur troppo il buon re si lascia aggirare, tutta gente bacata dalle massime empie e sovversive della perfida rivoluzione francese.
— E di questa guisa si rovina lo Stato e la Monarchia. Togliete a questa ed a quello la base solida e il sostegno continuo e robusto d'una nobiltà rispettata e potente, e per forza li vedrete cascare in balìa delle passioni popolari e, come si suol dire oggidì, della democrazia.
— Giusto!
— E come volete avere un'aristocrazia costituita potente, che continui di generazione in generazione l'opera tradizionale, se coll'abolizione dei maggioraschi le togliete i mezzi di vivere; se con una fatale uguaglianza _vous la ravalez_ al livello della plebe?
— Giustissimo!
— Nei tempi antichi della nostra monarchia, quando si aveva un buon governo e si applicavano le buone massime...
— Prima degli orrori della empia rivoluzione francese: soggiunse Barranchi, il quale contro quella rivoluzione aveva l'odio più accanito che possa albergare nell'animo d'un generale.
— Ebbene, se si fosse presentato un caso simile all'attuale, non si sarebbe messo a repentaglio nessuna di quelle cose per cui il popolo deve avere venerazione, e la giustizia medesima ci avrebbe guadagnato.
— Sicuro! Prima di tutto non c'era quell'imprudente invenzione della pubblicità dei processi.
— Ma che processo? Non se ne sarebbe fatto. Un individuo della fatta di quel Quercia lo si sarebbe preso, e senza che nessuno ne sapesse e ci avesse a mettere il becco lo si sarebbe mandato a lavorare sotto lo staffile in qualche luogo remoto della Sardegna, dei più malsani, dove non avrebbe potuto menar la lingua con nessuno, e dove non avrebbe tardato a liberare del tutto il mondo e la società della sua scellerata persona.
Il conte Barranchi mandò un sospiro di rincrescimento.
— È vero: diss'egli; ma ora codesto non si può far più.
— Si potrebbe fare qualche cosa d'equivalente.
— Oh come?
Langosco abbassò ancora più la voce.
— Se quell'uomo scomparisse portando seco tutti i suoi segreti?
Barranchi s'inalberò.
— Oh! esclamò scotendo il capo: farlo.... (esitò un momento).... sparire?
— Colla fuga: s'affrettò a soggiungere il marito di Candida. Lo scellerato va in America, e non se ne intende mai più a parlare. Questa razza di gente mantiene siffatte promesse.... tanto più che ci ha tutta la sua convenienza. Una buona somma, un guardiano di carceri comperato, un capo-guardiano che chiuda gli occhi, e l'affare è fatto.... senza che nessuno sia compromesso.
Barranchi seguitava a scuotere la piccola testa colla stretta fronte corrugata e l'aria pensierosa. Il conte di Staffarda parlò ancora per un poco non senza calore; e il colloquio finì di poi con una stretta di mano.
Carlo Alberto aggirandosi, come fu detto, pel salone, venne presso al luogo dov'era il marchese di Baldissero e gli fece un cenno di saluto improntato di speciale benevolenza. Il marchese s'affrettò ad accostarsegli.
— La vedo con piacere, marchese; disse il Re. Ho desiderio di parlarle.
Queste parole fecero intorno a S. M. un cerchio di spazio vuoto, i cortigiani indietrando tutti le loro persone ricurve alla distanza di due metri: entro questo cerchio stette il marchese in mossa dignitosamente rispettosa, aspettando le parole reali.
Il Re cominciò a domandare di quel giovane che egli credeva ancora figliuolo del Valpetrosa, da lui conosciuto ed apprezzato nel fatal tempo della cospirazione del 1821; ed apprese così dallo zio di Virginia e la scoperta dell'errore che aveva fatto ritener per tale quel trovatello, e la malattia sopravvenuta a quest'infelice.
— Tutto ciò è molto strano; disse il Re. Ed ora che conta Ella di fare riguardo quel giovane?
— La sua intelligenza e il suo carattere non sono mutati per questo; e siccome io l'aveva scelto a mio segretario prima di supporlo mio congiunto...
Carlo Alberto lo interruppe con un gentile sorriso d'approvazione.
— Così conta tenerselo anche adesso. Ha ragione. Ma ce lo disputeremo, marchese; e se quel giovane ha un merito reale, può dirsi che la sua fortuna è fatta. Casa di Savoia ha creati i Caissotti e i Bogini...
Tacque ad un tratto, e il suo sguardo vago e velato si diede ad errare intorno con certa esitanza. Pareva che la sua mente fosse passata improvviso ad altre idee, che volesse parlar d'altri argomenti, ma non trovasse di subito le parole. Il marchese stette silenzioso aspettando.
— A proposito di cose strane: disse poi dopo una breve pausa: sa, marchese, che me ne avviene una abbastanza curiosa? Ha inteso parlare dell'arresto di quella banda di malfattori e del suo capo, certo Quercia, che si spacciava per medico e viveva da elegante?
— Sì, Maestà.
— Ebbene, ricevetti una lettera anonima, la quale pretende che personaggi alto locati e di molto influsso nelle cose pubbliche intendono salvare quel cotale e mi prega a nome della giustizia di non voler permettere una simil cosa. Ne ho parlato col Ministro dell'interno e col Guardasigilli: ed ho inteso come sembri in verità che quel miserabile abbia avute intime relazioni con una signora di nobilissimo casato, e che in pubblico dibattimento possano venire a galla certe circostanze da suscitare scandalo gravissimo e recare disdoro soverchio ad una delle più antiche ed illustri famiglie del nostro Regno e delle più benemerite del nostro Trono. In tali emergenze alcuni penserebbero che ragioni di alta politica, dovrebbero far passar sopra allo stretto rigore della privata giustizia, e che quindi sarebbe opportuno impedire lo scandalo.....
S'interruppe ancora, come aveva fatto poco prima, quasi le parole gli fossero mancate; ma questa volta il suo sguardo stette fisso con una certa vivacità sulla nobile fisionomia del marchese. Questi era troppo diplomatico e d'ingegno troppo penetrativo per non comprendere subito che il Re desiderava sapere il suo parere in proposito, e non voleva in pari tempo esplicitamente domandarglielo; e siccome avvisò di presente, onesto e coscienzioso com'era, essere suo dovere esporre ciò che credeva il giusto ed il vero, senz'altro indugio rispose con un certo calore:
— Costoro, a mio debole parere, s'ingannano. Lasciamo il diritto _costituendo_, dove si potrebbe discutere, se in una monarchia come questa la nobiltà che più strettamente circonda e difende il trono, e deve accrescergli splendore, non s'abbia a guarentire di privilegi, ed anche nell'esercizio della giustizia non debba avere sostegno di giudici speciali, di procedure apposite ed eziandio di provvedimenti eccezionali. Ma innanzi all'attuale legislazione non è più permesso il dubbio. Le leggi emanate da V. M. vogliono che tutti sieno uguali: e le leggi quando ci sono bisogna osservarle, e tanto più chi è a capo dei popoli, se si vuole che i popoli medesimi le rispettino. In qualunque modo sia impegnata nel processo la nobil famiglia cui V. M. fece allusione, — ed io lo rimpiango profondamente — qualunque scandalo ne debba avvenire, io credo che bisogna assolutamente che giustizia si faccia.
Il Re aveva spenta la vivacità del suo sguardo, e stava in contegno attento, riflessivo, quasi melanconico. Stette un poco prima di parlare e poi disse sorridendo freddamente:
— Ella ha espresso precisamente la mia opinione. Godo di essere così bene d'accordo con Lei, di cui il senno, l'esperienza e lo zelo per la pubblica cosa dànno al parere tanto valore.
Fece di nuovo una piccola pausa, poi soggiunse con fermezza:
— Giustizia sarà fatta, e nessuno vi si potrà sottrarre.
Chi avesse detto al marchese di Baldissero che colle sue parole confermando in quella risoluzione lo spirito prima esitante del Re, egli condannava a salire sul patibolo il figliuolo di sua sorella! S'egli avesse saputo codesto, certo, per quanta passione ne avrebbe avuto, non sarebbe stato diverso il suo consiglio; ma sicuramente se avesse conosciuta la brutta verità, quella sera non si sarebbe recato a Corte, e probabilmente Gian-Luigi avrebbe potuto esser salvo. Ma il destino aveva voluto che Maurilio non avesse ancora potuto parlare.
Il Re, continuando il suo giro, vide il conte Barranchi, il quale, separatosi da Langosco, veniva accostandosi, pianeta o meglio satellite di Corte, al centro di attrazione. Ad un legger cenno fattogli da S. M., il generale s'affrettò ad accorrere e stare innanzi alla faccia pallida di Carlo Alberto, come il caporale che si presenta a ricevere un ordine dal capitano.
— Generale, gli disse il Re in modo che nessun altro potesse udire: ho una raccomandazione da farle.
Barranchi s'inchinò con una mossa delle braccia sollecita e vibrata che voleva dire:
— Comandi e conti su di me.
— Mi è riferito che si tenti sottrarre alla giustizia dei nostri tribunali quell'elegante capo di assassini, il cui arresto fa molto onore alla sua Polizia.
Barranchi tornò ad inchinarsi in atto di ringraziare, ma in realtà per nascondere il turbamento che quelle parole avevano in lui prodotto.
— Ordinerò al ministro degl'interni, continuava il Re, che procuri intorno a quel tristo una sorveglianza speciale, e prego anche Lei di voler coadiuvare colla sua Polizia ad impedire ogni evasione. Se l'accusato fuggisse sarebbe un disdoro per l'autorità del Governo e della legge; ed io ne proverei un particolare rammarico.
Il generale non trovò altro mezzo di rispondere che quello di fare un terzo inchino. Il Re passò.
— _Sacrebleu_! esclamò fra sè il conte Barranchi, quando rimpettì di nuovo il suo corpo serrato nella montura, drizzandolo dal profondo inchino cortigianesco. Che cosa dirà ora quel povero Langosco?
Si pose subito in cerca di costui, e non tardò a ritrovarlo.
La faccia del marito di Candida, poichè il generale ebbe parlato, si fece scura come una mattinata nebbiosa d'inverno.
— Sentite: diss'egli poi, mettendo proprio le labbra sul padiglione dell'orecchia dell'amico; si tratta di qualche cosa più che la vita o la morte. Può sempre tornar di giovamento l'aver un uomo a noi obbligato da gratitudine eterna e capace di qualunque cosa per noi. Sapete la favola: anche il sorcio tornò utile al leone; ed io sono qualche cosa più che un sorcio.... Non avreste che da lasciar fare.
La lettera anonima che era pervenuta nelle mani del Re, denunziatrice delle intenzioni di potenti personaggi di salvar Quercia, era stata scritta da Barnaba.
CAPITOLO XXVI.
Due giorni dopo, alla mattina, verso le otto e mezzo, che in quella stagione invernale è affatto di buon'ora, una donna modestamente vestita di scuro, con un fitto velo sulla faccia che ne celava compiutamente le sembianze, presentavasi all'uscio della Zoe e domandava con voce tremola ed esitante di parlare alla celebre cortigiana. A costei tale visita era stata annunziata la sera precedente da un bigliettino di carta finissima, delicatamente profumato, il quale diceva:
«Una donna, che facilmente indovinerete chi sia, ha bisogno di parlarvi nell'interesse di quella persona che più vi sta a cuore. Siate sola domattina dalle otto alle nove, e si verrà da voi.»
La _Leggera_ non aveva menomamente esitato a riconoscere la calligrafia della contessa Candida; ed aveva dato ordine che quando la mattiniera visitatrice si presentasse, venisse subito introdotta.
Candida entrò tremante, che appena se poteva reggersi sulle gambe, nella camera da letto sontuosa e disordinata della cortigiana. Essa, la donna titolata, la superba signora, la fiera dama di Corte, presentavasi poco diverso che imploratrice, nella casa d'una disprezzata femmina, cui avrebbe un tempo, incontrandola, coperta delle più manifeste mostre del suo disdegno! Zoe giaceva ancora sotto l'elegante cortinaggio, mezzo seduta sui cuscini candidissimi, ornata il capo, il petto, le mani di ricchissime trine sulla fina biancheria della sua cuffia e del suo giaco da notte; teneva il gomito del braccio destro affondato nel cedevole guanciale, più candido che neve, a cui si puntava, e sorreggeva alla mano la testa: di sotto alla cuffia scappavano ribelli le ciocche ricche e pesanti delle sue fulve chiome, e parevano matasse d'oro filato che le cascassero sul seno e sulle spalle; lo sguardo vivo, ardente, quasi selvaggio, stava intento nel volto d'una persona che sedeva presso alla sponda del letto. Questa persona era una giovine donna, la quale, vedendo entrare la contessa, si alzò, si trasse in là d'un passo e saettò la nuova venuta con uno sguardo curioso, sollecito, avido, quasi feroce. Candida non s'era inoltrata che di poco nella stanza; le forze glie ne mancavano; si appoggiò ad un mobile, e stette un momento prima di riaver tanto di respiro da poter pronunciare una parola. Di sotto il velo intanto ella guardava, quasi sgomenta, un po' corrucciata, turbatissima per mille contrarie sensazioni, quelle due donne, le quali con aria presso che ostile fissavano lei.
Fu la Zoe a rompere quello strano ed impaccioso silenzio.
— La si avanzi e s'accomodi: disse asciuttamente accennando colla mano il seggiolone da cui s'era levata pur allora la giovane che le stava in compagnia.
— Vi avevo pregata d'esser sola: disse una voce fioca ed agitata di dietro il fitto velo che copriva le sembianze della contessa.
— Maddalena non è di troppo: rispose la Zoe che prendeva evidente piacere della confusione e del turbamento di quella nobil donna: anzi ci è necessaria... È una nostra compagna: soggiunse dopo un poco, pesando con intenzione sulle parole: è una nostra _complice_.
Candida si riscosse e rabbrividì: un vivo rossore le salì alla faccia, cui per fortuna non lasciò scorgere l'abbassato velo: un'acre vergogna l'assalse per quella complicità; sentì d'essersi abbassata al grado di quelle disgraziate. Non aggiunse parola su ciò e venne a sedere sulla poltrona che Zoe le aveva additata.