Part 39
Prendendo la corsa lungo il viale nella direzione opposta a quella che avevano i carabinieri col loro prigione, nell'intento di rientrare in città per un'altra parte, Maddalena non sapeva bene ancora che cosa avrebbe potuto fare, che cosa avrebbe fatto in pro del suo amante. Agire, la doveva, la voleva; sentiva una interna agitazione che non la lasciava stare alle mosse. Ma che fare? che fare, ella povera fanciulla della plebe, senz'altre attinenze che coi miserabili perduti nelle più basse regioni della infima classe, nel fango sociale della povertà, dei vizi e del delitto? Avrebbe dato tutta la sua vita, la sua bellezza fin anco, la sua parte di paradiso (se pur osava sperar d'avere possibilità d'entrarci) per arrivare un momento, un solo momento, a possedere forza e potenza, l'autorità del grado, del nome, della ricchezza, la balìa delle cose del mondo. Un'idea spuntò finalmente nel suo cervello affaticato a immaginare spedienti dalla sua volontà incitata dalla passione. Si ricordò che quel Barnaba medesimo, che era stato messo di certo alla caccia del _medichino_, parlandole di costui appunto, le aveva rivelato come Quercia fosse l'amante della Zoe, cortigiana sfarzosamente elegante, mantenuta d'un Principe, della contessa di Staffarda, nobilissima fra le nobili dame della città. Queste donne dovevano avere quello che a lei mancava, l'influenza; ed esse al pari di lei dovevano desiderare ardentemente di adoperarsi in pro del giovane, poichè lo amavano. Non c'era altro adunque per allora da fare che correre da una di queste, da tuttedue, raccontare il fatto e spingerle subitamente all'opera. A quale doveva ella dare la precedenza? Editò alquanto, e poi si decise per Zoe. Quantunque in altro ambiente, in altro grado, direi quasi, quest'ultima era pure una cortigiana; e Maddalena sentiva quindi con essa maggiori i punti di contatto, e per ciò glie ne pareva più facile l'abbordo e che le sarebbe meno impacciato, quando si trovasse in faccia a lei, il discorso. Da Barnaba essa s'era fatto dire l'indirizzo dell'abitazione dell'una e dell'altra dalle sue rivali: senza perder più tempo, corse dalla _Leggera_.
Costei, ancora in iscrezio col suo principesco amante, si faceva consolare dell'abbandono di lui dalle galanterie del signor Bancone, il re di denari nel mondo bancario d'allora; galanterie quotate alla borsa del cuore della celebre cortigiana, e presentemente in rialzo. Quando la confidente megera, che le serviva anche da mezzana sotto il pretesto di farle da fante, venne a susurrarle nel padiglione di un'orecchia che una povera popolana, giovane, belloccia, agitata, ansante era colà che chiedeva parlarle di cosa gravissima e che premeva assai, la Zoe non ebbe altro miglior pensiero fuor quello di mandarla ai cento mila diavoli e risparmiarsene il fastidio d'una visita e d'un colloquio che non poteva e non sapeva attribuire a cosa che lei potesse riguardare. Fra la schiera immorale e tuttodì crescente con sempre più audace spudoratezza delle venditrici d'amore, la _Leggera_ teneva un poco invidiabile e pur da molte e da molte invidiato primato; invidiato non che dalle compagne di vergogna cui la bellezza o la fortuna non favorivano di tanto, ma, e questo è doloroso a pensarsi, dalle ragazze di povere famiglie che stentavano la vita e si frustavano la non sorrisa giovinezza ad un povero lavoro, e cui la mancanza d'attrattive, il caso solamente, la sorveglianza de' genitori soltanto, non più un'onestà che era sparita nelle dure prove della miseria, impediva di avere con sì facile infamia vesti di seta ed ebbrezza di vizi. Per ciò all'antica saltatrice di corda e danzatrice sul dorso di cavalli, avveniva sovente quello che suole avvenire ad artisti da teatro di gran fama, a cui, cioè, molti, o spinti dalla vocazione, o dalla molla d'una vita che appare al pubblico piena di soddisfazioni e di gaudii, o dalla mattana, o dall'irrequietezza dell'indole, ricorrono per aver consigli, avviamento ed aiuti per intraprendere quella carriera in cui il consultato è giunto già a sì elevata meta. Dalla Zoe ricorrevano povere fanciulle abbandonate dall'amante, perseguitate dalla tirannia d'un padrigno, od anche d'un padre ubriacone, perseguitate dalla miseria, solleticate dalla smania dei piaceri mondani, dall'infingardaggine e dalla voluttà, per imparare come si doveva fare a vendere utilmente quel poco d'onore che loro ancora rimaneva. La Zoe, o loro rispondeva con disprezzosa ironia, o le respingeva con indegnazione, o si commoveva alle narratele miserie e veniva largamente in soccorso della sventura: imperocchè per un'anomalia, che trovasi frequente in questa fatta di donne, ella, spietatissima a pelare i giovani che le cadevano sotto le unghie, non dandosi il menomo pensiero pur mai de' guai, delle dissensioni o de' danni che recava in oneste famiglie, era poi a volta a volta pietosissima per le sofferenze dei poveri, per quelle strette della miseria traverso le quali ricordava pure esser passata la sua infanzia, e di cui non esente la sua adolescenza.
Quando adunque la cameriera osò violare la soglia del gabinetto in cui la padrona e il banchiere milionario stavano fronte a fronte nell'intimità d'un _petit-souper_ inaffiato del vino spumeggiante di Sciampagna, la Zoe credette che la fanciulla presentatasi a domandare un colloquio con lei fosse una di quelle sventurate, a cui l'urgenza del pericolo o della miseria facesse impaziente di gettar via al più presto quel poco fardelletto di virtù e incaricò la fante della risposta che accennai poc'anzi: ma quando la cameriera medesima tornò a riferire che quella giovane con aria della maggior disperazione insisteva per vedere subito la signora, affermando trattarsi di vita o di morte d'una persona che a lei pure era carissima, la cortigiana non fu mossa da nessuna inquietudine, sibbene da una certa curiosità che le fece sperare nel domandato colloquio, uno spasso, un'occupazione d'un quarto d'ora — tanto di rubato alla fastidiosa compagnia del Giove della banca che l'aveva visitata in Anfitrione.
— Che cosa c'è? domandò appunto questi veggendo i sommessi parlari della cameriera colla padrona.
Zoe guardò la faccia melensamente vanitosa del banchiere ringalluzzito dal vino di Francia, i ciondoli d'oro che oscillavano e tintinnivano sul madornale di lui ventre, e sentì viemmaggiore il desiderio di un diversivo.
— È una povera giovane che dice avermi da parlare di cose di rilievo... La vogliamo far venire?... Chi sa che le sue ciancie non ci divertano!.... La è anche bellina.
Bancone ebbe un sorriso, in cui erano armoniosamente fusi quello d'un Satiro e quello di Sileno.
— Ah ah! la è bella? domandò egli alla fante, facendo saltare i gingilli dell'orologio.
— Signor sì.
Il banchiere si sdraiò di meglio sulla poltrona cui occupava col suo corpo da elefante, ponendo in vista maggiormente la potenza della sua pancia da Epulone; prese in mano un bicchier da Sciampagna e guardò con occhio ammiccante il rifrangersi della luce traverso il liquore rosato.
— Va bene, va benissimo. Fate pure entrare quella ragazza.
Nell'entrare in quel luminoso e caldo camerino pieno di tanti profumi che salivano impetuosamente al cervello: fiori, acque nanfe, vapori di vivande e di vini, Maddalena rimase come abbagliata e sbalordita. La veniva dal freddo e dall'oscurità della notte, e trovavasi di botto, come per un colpo di verga magica, trasportata in mezzo ad uno splendore di Eden sensuale. Stanca ed ansimante per la corsa che aveva fatta, la si arrestò un momento sulla soglia e gettò nel gabinetto uno sguardo di stupore, di curiosità quasi selvaggia. Gli occhi accesi dalla passione del cuore e dall'animazione del sangue, le guancie infiammate per la violenza del moto, pel flagellare dell'aria ghiaccia notturna, pel rapido passaggio dal freddo intenso della strada al calore pieno di effluvii di quello stanzino, la bellezza proterva della popolana aveva una tale espressione di temerità, di sfacciataggine direi, che il vizio intelligente del vecchio libertino ne fu sovraccolto.
— Oh oh! esclamò egli posando il suo bicchier da Sciampagna sul candidissimo mantile: ecco una mariuola che deve sapere l'affar suo. Venite avanti, venite avanti, ragazza.
La Zoe aveva piantato i suoi occhi smaglianti e a fior di pelle in volto alla nuova venuta, e col tatto che è dote naturale delle donne, in lei fatto più fine per codesto uso dall'esperienza, aveva subitamente giudicata la strana visitatrice; la non era di quelle solite che vengono a chiedere consigli di corruzione o soccorsi; ella non aveva bisogno di andare a prendere da nessuno lezioni d'audacia o d'arte per torsi d'impaccio. Ma per che cosa veniva ella dunque? Vi era nella sua risolutezza qualche cosa di amaramente doloroso, nell'attenzione con cui guardava quella innanzi a cui aveva domandato essere introdotta, v'era alcun che d'ostile e insieme di espansivo. Zoe guardò con non celata curiosità quel mistero in gonnella cui non sapeva spiegarsi. Maddalena, nel medesimo tempo, esaminava con un sentimento assai complesso la famosa cortigiana. Ne scrutava con occhio critico di rivale la bellezza, ne studiava nell'espressione dei tratti l'indole, per indovinare che cosa potesse sperarne. Quei due esseri simili, in quel mutuo raffronto, non ostante un certo elemento di ripulsione che sentivano fra loro, si riconobbero un'anima compagna, un'origine comune, una sorte medesima ed un inesplicabile legame che le avvinceva.
Zoe fece un gesto invitativo colla mano e disse a sua volta:
— Venite avanti.
Maddalena venne fin presso alla tavola su cui specchieggiavano i cristalli e gli argenti, appoggiò una mano al tessuto finissimo di quel mantile di tela di Fiandra candido come la neve appena caduta, e disse con voce che l'affanno della corsa e l'emozione del momento rendevano saltellante e velata:
— Scusi se vengo a disturbarla, ma si tratta di cosa che preme cotanto!...
— La è un pezzo di consistenza: disse col cinismo del ricco corrotto e corruttore, Bancone, che guardava con occhio cupido le forme procaci della giovane plebea. Avete freddo, eh carina? Sedetevi qui presso me, innanzi a questa bella fiammata. Ve' la non può manco trarre il fiato. Aspettate: bevete questo bicchiere e ne sarete rinfrancata.
Riempì sino all'orlo di vino di Sciampagna un bicchiere fatto a calice e glie lo porse. Maddalena lo prese, guardò chi glie lo stendeva con una malvogliosa indifferenza, come si fa d'un fastidioso che secca incontrare, e bevve d'un fiato.
— Da brava: esclamò Bancone, tornando ad arrovesciarsi sulla sua poltrona e scoppiando in un riso grossolano e sgangherato che gli era solito. Che ne dite eh, cara la mia giovane?
Allungò un braccio per prenderla alla vita; Maddalena si trasse in là e lo guardò con dispettosa impazienza.
— Tacete: disse severamente Zoe all'Anfitrione, e state fermo.
Poi volta alla giovane:
— E voi, che cosa avete da dirmi di tanta premura?
Maddalena accennò con moto del capo al grosso banchiere.
— Ho bisogno di parlare a Lei sola.
La _Leggera_ si levò e disse alla giovane:
— Venite meco.
— Ecchè? Voi mi piantate in questo bel modo? Esclamò Bancone volendo dare al suo aspetto ed alla voce l'espressione del corruccio d'un uomo che paga per essere divertito.
Zoe, che già era avviata all'altra stanza, non volse che la testa verso il milionario.
— Se volete aspettarmi, siete padrone: diss'ella: se vi rincresce l'indugio, siete padrone eziandio di andarvene.
Il banchiere borbottò una filza di rimproveri al battente dell'uscio che si rinchiuse dietro le spalle delle due donne, e sfogò la sua bizza sulla bottiglia di Sciampagna che aveva a tiro della mano.
— Ebbene? domandò la _Leggera_, piantandosi in faccia alla popolana. Ora siamo sole e potete parlare.
Maddalena avvicinò il suo al capo della interrogatrice, le affondò, per così dire, gli occhi negli occhi e disse con voce sommessa, ma vibrata:
— Gian-Luigi fu arrestato.
Zoe ebbe un sussulto di tutta la persona e una fiamma le balenò nello sguardo; ma raffrenatasi tosto, disse freddamente:
— Chi? Quale Gian-Luigi?
— Quercia: rispose sempre a voce bassa ma con una veemenza quasi indignata la Maddalena: il _medichino_, il vostro amante... ed il mio!
— Chi siete voi? domandò allora la cortigiana, serrando al suo petto le braccia. Come mi conoscete? Perchè siete venuta da me? Ditemi tutto, e siate schietta e veritiera.
La giovane contò ogni cosa, dalla prima conoscenza da lei fatta di Gian-Luigi che aveva visto con abiti da popolano, frammisto a popolani, introdursi nella taverna di Pelone, alla compiuta fiducia che presso di lui le aveva acquistato la sua devozione amorosa, agli avvenimenti di quella sera che avevano finito coll'incarceramento del _medichino_.
— Ed ora che cosa bisogna fare? disse la _Leggera_, quasi interrogando se stessa, quando Maddalena ebbe finito.
— Bisogna salvarlo: esclamò la popolana con forza e calore. Bisogna che lo salviamo noi, donne che lo amiamo. Io, sventurata, non ci posso nulla che metterci la mia vita. E son pronta a dare tutto il mio sangue. Ma Lei e la contessa di Staffarda che sono potenti: loro possono e debbono toglierlo dal mal passo... Io imparai l'indirizzo di casa sua, con ben altri intendimenti che di venire ad un amichevole colloquio, sa!... Fui gelosa di Lei con una rabbia feroce, e mi sarei sentito il cuore e la forza di sbranarla. Ma ora ch'egli è colpito dalla sventura, ho pensato che non avremmo più che una volontà sola, che uno scopo... Lo salvi, ed io le sarò riconoscente più che se me avesse tolta alla morte...
Zoe meditava. Recarsi dal Principe non le pareva in quel momento il mezzo migliore; per riafferrare tutta la sua influenza su di lui era necessario lasciare che S. A. fosse la prima a venirsi umiliare alla bassezza della cortigiana: ed andarlo a cercare essa per supplicarlo in favore appunto di colui che era stato la cagione del suo principesco furore, era un'imprudenza e non altro. Il cenno che Maddalena fece della contessa di Staffarda le richiamò alla mente una circostanza che in quel punto non ricordava, e la pose sulla vera strada.
— La contessa di Staffarda! diss'ella. Sì! Ecco il filo che si ha da tirare. — Ella per amore e per paura... e suo marito... sì, anche suo marito ci ha da concorrere — il marito colla minaccia della pubblicità. — A ciò pensava Luigi dandomi quelle lettere... Le sono un vero talismano.
Si volse a Maddalena e disse ratto:
— Aspettatemi un momento, ed usciamo insieme.
Suonò con forza il campanello.
— Si attacchi subito subito e in tutta fretta: disse alla fante che accorse. A me un cappellino, una mantiglia, una cosa qualunque da mettermi sulle spalle...
La non era vestita che di una stupenda veste da camera di _cachemir_ foderata di seta; e nelle biancherie del collo e nella chioma aveva un disordine, effetto di quella orgia a due che la Maddalena era venuta ad interrompere. La cameriera domandò qual abito avesse da recare, per indossarle.
— Nessuno: disse con impazienza la Zoe. Dove vo non avranno campo nè voglia da guardarmi l'acconciatura.
Si avviluppò in un mantello e passò nel gabinetto dove Bancone combatteva la noia dell'attesa con gli avanzi del banchetto.
— Mi capita una delle maggiori sciagure che mi potessero mai capitare: disse affrettatamente la cortigiana a Bancone sbalordito. Bisogna ch'io corra subito a tentar di rimediarvi. Non vi dico più di aspettarmi e perchè non so quando potrò essere di ritorno, e perchè tornata, non avrò tale umore da esservi di piacevole compagnia.
E senza aspettar risposta, fatto cenno alla Maddalena di seguirla, uscì. La carrozza era pronta, le due donne vi salirono, e pochi minuti dopo arrivavano alla porta del palazzo di Langosco.
— State qui dentro ed aspettatemi: disse Zoe alla sua compagna, ed aperto l'usciòlo saltò leggermente a terra, corse per l'andito, su delle scale, e si presentò nell'anticamera degli appartamenti, dove parecchi domestici stavano sbadigliando.
— Vorrei parlare alla contessa: disse vibratamente la _Leggera_ e con tono di comando.
— Non si può: rispose uno dei domestici: la signora contessa è a letto malata e non riceve nessuno.
La cortigiana guardò con aria di superba superiorità i domestici, e soggiunse fieramente:
— Andate dire alla vostra padrona che sono la Zoe, detta la _Leggera_, che ho da dirle cose che la riguardano molto da vicino, e che non mi parto di qua senza averle parlato.
Candida che sapeva pur troppo qual unico punto d'attinenza esistesse fra sè e quella donna, indovinò riguardo a che ed a chi le si voleva parlare: e benchè una grande ripugnanza fosse in lei a mettersi a contatto con simile rivale, la curiosità, l'ansia, il pensiero di apprendere qualche importante circostanza, la paura d'uno scandalo fecero ch'essa tal ripugnanza superasse, e la Zoe venne introdotta nella camera da letto della contessa di Staffarda.
Quelle due donne di sì diversa classe, educazione e qualità, che ora si trovavano a fronte per sì strano giuoco di caso, già si conoscevano di veduta, già, senza che paresse, incontratesi parecchie volte per istrada ed a teatro, s'erano esaminate con occhio di rivali, non ostante la immensa distanza che ne separava la condizione, ed avevano recato l'una dell'altra reciproco, dispettoso e sprezzante giudizio della bellezza. S'erano odiate: la Zoe perchè nella nobile dama invidiava quella superiorità sociale contro cui, anche in lei, si ribellava il sangue plebeo; la contessa perchè con vergogna sapeva che la vil cortigiana le disputava l'amante. Si disprezzavano eziandio: e in un contrasto fra loro, Candida aveva da riuscir meno forte e risoluta, perchè non aveva più nemmeno di se medesima la stima, e l'autorità del grado e del nome ch'essa aveva coscienza d'avere macchiato, non bastava a tener luogo di quella della virtù che aveva perduta, contro la sfacciataggine della donna, che del disonore faceva il suo mestiere. Si guardarono un poco senza parlare, anche quando, per ordine della contessa, furono lasciate sole; e l'imbarazzo e l'onta apparvero sulla fronte della padrona di casa che accoglieva una tal visitatrice, e non su quella di costei.
Povera Candida! Com'era ella mutata in poco tempo! Il pallore ordinario delle sue guancie — una delle sue bellezze — che le dava un'espressione di sentimento e rivelava l'essere della sua anima appassionata, era diventato un pallore morboso, segno di sofferenza; il viso dimagrato, le labbra scolorate, le occhiaie infossate ed allividite, gli occhi brillanti d'una luce febbrile colle palpebre rosse rivelavano le ansietà e i patemi dell'animo suo, le mal celate lagrime dolorose. Sollevandosi alquanto della persona, col gomito puntato ai cuscini, ella stava aspettando, come si aspetta l'annunzio d'una sventura, le parole che erano per uscire dalle labbra della cortigiana; ma questa, come se godesse di quell'ansietà e di quell'imbarazzo, si teneva immobile, in silenzio, innanzi a lei, le braccia incrociate al petto, con mossa d'una insolente famigliarità, con un certo piglio di ostile osservazione, di ironia e di minaccia.
La contessa si decise a provocare con una richiesta le parole della Zoe. Esitò un momentino se avesse ad usare il _voi_ od il _lei_ parlandole; e per allontanare la difficoltà, disse nel modo seguente, non senza sforzo e con voce non del tutto sicura:
— Siamo sole; si può parlare liberamente e credo non vi sia ragione d'indugiare. Sono qui ad ascoltare tutto quello che mi si vuol dire.
La _Leggera_ fece ancora un passo per avvicinarsi di più al letto, si curvò alquanto della persona, come per diriger meglio le sue parole sulla faccia della contessa, e guardandola sempre a quel modo impertinente e minaccioso, disse con voce sommessa, ma vibrata:
— Luigi..... il _nostro_ Luigi fu arrestato questa sera..... E se non lo salviamo noi, egli dovrà salire sulla _forca_!...
Per Candida fu, come se ricevesse nella faccia e nel petto l'urto d'un colpo materiale: si lasciò andare indietro sui cuscini impallidita come una morta, gli occhi sbarrati da uno sgomento indicibile; ma la riazione fu lesta a venire. Quella che le tornava un'esagerazione, le apparve con tutti gl'indizi della falsità. L'azione, le parole, l'aria del volto della cortigiana non furono più per lei che un sanguinoso oltraggio, cui quella donna perduta aveva avuto la temerità di venirle ad infliggere nella sua casa medesima. Il sangue le salì di bel nuovo alla faccia a ricolorarle più vivacemente le guancie, a ridonare più fuoco allo sguardo. Fulminò d'un'occhiata imponente la sciagurata che le stava dinanzi, e il disprezzo non consentendo al suo sdegno di pronunziare pure una parola, non fece altro che allungare il braccio verso il cordone del campanello. La Zoe, con un balzo da tigre a ghermir la preda, le fu sopra, le afferrò quel braccio e stringendolo colla sua mano nervosa, da lasciarvi sulla pelle liscia e finissima l'impronta delle sue piccole dita, disse piano, con un fiero sogghigno:
— La badi, non faccia imprudenze. Cacciarmi per mezzo de' suoi domestici di casa sua, è presto detto, ma non può farsi così presto e così piano che non ne nasca uno scandalo. Il darmi retta è non solo nell'interesse di Luigi, che deve starle a cuore a Lei, come sta a me, ma nell'interesse suo: la lo dovrebbe capire, senza ch'io mi sfiati a dirglielo.
Candida fu quasi dominata da quella violenza; non pensò a riluttare; il suo braccio rimase inerte; il suo capo si trasse in là, e gli occhi si sottrassero allo sguardo ardente di quelli della cortigiana. Successe un momento di silenzio.
— Lasciatemi: disse poi la contessa con accento di comando e di superba impazienza, movendo il braccio per isvincolarlo dalla stretta di quella mano il cui contatto le era più doloroso d'un'offesa.
Zoe lasciò andare la mano della contessa e incrociò nuovamente le braccia al seno.
— Che cosa volete da me? Che siete venuta a pretendere qui colle vostre menzogne?
— Menzogne! ripetè la cortigiana col suo sogghigno. Ah Lei ricorre al comodo spediente di non credere. Le ripeto che Luigi Quercia fu arrestato e che lo aspetta la _forca_, perchè gli è accusato di parecchi assassinii e depredazioni...
Abbassò ancora la voce e soggiunse:
— E l'accusa è vera. Quercia è il famoso _medichino_ capo della _cocca_.
Candida non ebbe altra forza che quella di mandare un fievol grido.
— Che cosa voglio e pretendo? continuava la Zoe: che voi sua amante... al pari di me... più di me... mi aiutiate a salvarlo; che non lo lasciate passare dalle vostre braccia a quelle della morte la più ignominiosa.
La contessa chiamò a raccolta tutta la dignità e tutto il coraggio che ancora le rimanevano.
— Strano modo di venire ad implorare la mia protezione pel _vostro amante_, assalendomi con calunnie e minaccie, non so se più assurde o ridicole... Uscite; io non posso e non voglio far nulla per voi nè per quel cotale... E s'egli è quello sciagurato che voi dite, ben lo colpisca la vendetta delle leggi.
La _Leggera_ guardava con profondo stupore la donna che così le parlava; ad un punto proruppe con un'esclamazione che pareva un ruggito: