La plebe, parte IV

Part 10

Chapter 103,823 wordsPublic domain

Il signor Defasi provò a queste rivelazioni tutta la amarezza d'un disinganno, e non potè fare che il sospetto e la diffidenza non entrassero in lui verso quel giovane che gli era stato ed ancora gli era sì caro, e del quale gli strani contegni da qualche tempo assunti davano ampia ragione ad una poco benevola interpretazione e ad una prudente sorveglianza de' fatti suoi. Avvenne, come udimmo narrato da Maurilio medesimo, che un giorno il libraio trovasse sparito un rotolo di monete d'oro del valore di cinquecento lire ch'egli aveva riposto nel cassetto del suo banco. Interrogatine tutti della famiglia, e niuno sapendone dar ragguaglio di sorta, era inevitabile lo accusare di questa scomparsa colui che tanto era venuto in sospetto, e il quale, per una strana coincidenza, di tutto il giorno, obliando il dover suo, non s'era lasciato vedere a bottega. Maurilio quindi era stato scacciato da quella casa e da quell'impiego, come udimmo narrare da lui medesimo a Giovanni Selva. Ma qual fu la sorpresa, la pena e il rimorso del buon Defasi, quando parecchi mesi di poi, avendo non so per qual guasto da far aggiustare il suo banco, il rotolino delle monete d'oro si trovò in uno stretto spazio fra la rivestitura esteriore e il cassettino che non correva sino al fondo, sdrucciolato colà chi sa per che caso! L'onesto libraio avrebbe dato qualunque cosa per riparare l'avvenuto errore, più ancora per non averlo fatto. Cercò istantemente del giovane; ma egli ne aveva perdute affatto le traccie, e Maurilio, pieno di vergogna, si guardava bene dal farsi vivo per quella famiglia e studiosamente evitava perfino di passare per la strada in cui erano l'abitazione e il fondaco dei Defasi. Il suo antico principale dovette rimanersi ad un inutile rimorso, ma nell'anima di lui generosa, avvenne una tal riazione in favore dell'innocente calunniato ch'egli cessò di prestar fede a tutto quanto riguardo a lui avevagli detto di male messer Nariccia (l'accusa ch'egli stesso gli aveva mossa era effetto d'un deplorabile errore; perchè non sarebbe stato la stessa cosa delle accuse precedenti?); e rinacquero più forti e più vivi l'affetto per quell'infelice, la stima e l'ammirazione per quell'intelligenza superiore di molto a quante intorno a sè Defasi avesse mai conosciute.

Da ciò avvenne che quando Padre Bonaventura fu da lui a chiedere di Maurilio, il libraio ne intessè tale un elogio della mente, del cuore, della volontà, della dottrina, che il gesuita si confermò ancora di meglio nel suo proposito di guadagnare alla buona causa quella valente individualità. Non fosse anche quegli che si sospettava, sarebbe sempre stato per la Compagnia un buon acquisto. La riuscita del tentativo di seduzione il gesuita la vedeva facile, tanto più trattandosi d'un povero abbandonato, senza famiglia, senza sostanze, senza punto avvenire. Chi sa che non lo si potesse indurre a vestire l'abito nero della Compagnia! Egli, conosciuto quel giovane e tastatolo, avrebbe giudicate se conveniva spingere innanzi le indagini intorno alla sua origine, o pur lasciarle nel buio, e si riserbava d'agire a seconda, anche riguardo alle possibilità del contegno che avrebbe assunto il marchese; ma gli avvenimenti camminavano più rapidi e decisi che al gesuita non piacesse, e la Gallona veniva ad informarlo di quanto era occorso fra lei e Don Venanzio e Giovanni Selva, e del meraviglioso fatto che quel giovane già trovavasi in qualità di segretario, introdotto ed albergato nel palazzo medesimo dei Baldissero.

Conveniva prendere sollecita risoluzione. L'intromettersi del virtuoso parroco vivamente rincresceva al frate intrigante. Quegli avrebbe spinto la sua azione sino al compiuto conseguimento della verità; era utile affrettarsi a farsene egli stesso merito ed entrando innanzi a quegli altri agire presso il marchese per cercare di volgere le cose secondo il proprio interesse. Incaricava quindi la _Gattona_ di menargli ad ogni costo innanzi quella sera stessa il giovane, ed egli domandava pel domani udienza al marchese il quale di quel giorno aveva chiusa a tutti la porta del suo studio. Secondo il risultamento del suo colloquio con Maurilio, fra' Bonaventura avrebbe determinato il modo di regolarsi col marchese, i consigli da dargli e la direzione per cui avviare i propositi del medesimo.

Maurilio e il gesuita si trovavano dunque seduti l'uno accosto dell'altro, sul piano impagliato del sofà, nella modesta cella del frate, al dubbio chiarore d'una lampada, i cui raggi erano impediti di espandersi all'intorno da un coprilume. Si osservavano attentamente, quasi cercando cogliersi l'un dell'altro nel volto il segreto pensiero e le intenzioni: di fra' Bonaventura la conoscenza del mondo e degli uomini, l'abilità accresciuta dall'uso continuo, facevano un osservatore acutissimo, il cui sguardo penetrava molto agevolmente entro l'anima di chi gli stava innanzi; Maurilio, dalla diffidenza cui la specialità delle sue condizioni aveva fatta in lui naturale, dal sospetto che gli nasceva spontaneo per la nota volpina falsità del gesuita, dall'altezza medesima del suo ingegno, il quale, quando veramente esista, prova in ogni cosa a cui si applichi, aveva tutti i mezzi onde passare fuor fuori i raggiri e gli inganni del suo interlocutore. Era dunque una lotta fra due capaci e degni campioni; ma sul principio il vantaggio stette da parte del monaco, perchè il pensiero che in quel colloquio egli avrebbe appreso alcuna cosa del suo destino diede al giovane un'emozione, che congiunta a quella cui soleva sempre da principio destargli la sua timidezza in ogni nuovo contatto con altre personalità, arrivò quasi alle proporzioni d'un turbamento.

A Padre Bonaventura la vista di Maurilio fece la medesima impressione che aveva fatta alla vecchia Modestina Luponi.

— Che? disse fra sè. Questi sarebbe il figliuolo della bella marchesina Aurora? Fidatevi ai contrassegni della schiatta! Ecco il discendente di due leggiadre creature dalle più fini forme aristocratiche, al quale una misera vita in mezzo all'ambiente plebeo ha dato tutte le sembianze d'un figliuolo della plebe.

La sua attenzione fu però chiamata dall'intelligente ampiezza della fronte e dalla misteriosa potenza di quegli occhi color del mare e come il mare profondi.

— Oh oh! costà in quel cranio non c'è davvero un cervello di pan bollito e in codesta non bella scatola ossea sta un'anima che non è volgare... Ed a Volontà come stiamo?

Osservò le protuberanze ben disegnate e spiccanti dell'alto della fronte, la quale si drizzava sul viso perpendicolare come il frontone d'un tempio.

— Uhm! soggiunse, non sarà facile fargli cambiar di convinzioni.... Ma avrà egli vere convinzioni?... Speriamo di no.

E mentre lo conduceva, come ho detto, a sedersi presso di lui sul sofà, con aspetto, alti e voce benevolissimi e carezzevoli, il gesuita veniva pensando:

— Egli ha sofferto di molto; se ne vedono le traccie sul volto travagliato e nel corpo che ci ha patito. Deve avere una rabbia maledetta contro il destino che gli è toccato, e una più maledetta smania di ricattarsi coi godimenti.... Se noi gli apriamo il passo alle gioie ed alle soddisfazioni mondane, e gli diciamo: son tue se ci vieni con noi; egli ci si precipiterà senza punto curarsi più qual sia la bandiera che gli faremo sventolare sul capo.... Se non ne faremo un gesuita, potremo farne un gesuitante.... Forse!

Maurilio aveva il respiro impacciato, come preso da un lieve affanno, e più impacciato il labbro che non sapeva trovare parola; il gesuita gli prese di nuovo una mano fra le sue e dissegli più amorevolmente che mai:

— Mio caro amico, caro figliuolo.... La mi permette ch'io la chiami così?... S'immagina Ella qualche poco il motivo che mi ha fatto mandarla a pregare di venire qui?

Maurilio esitò un momento a rispondere: trasse un grosso respiro, come chiamando in suo soccorso il fiato che l'emozione gli impediva di venir liberamente alla gola, tolse dalle mani del gesuita la sua destra fredda come un pezzo di ghiaccio e incrociando le dita delle mani che premeva forte sulle sue ginocchia, rispose poscia con quella sua voce ordinariamente sorda e contenuta, che non aveva vibrazione ed armonia se non quando la potenza di un'idea o di un affetto scuoteva l'intimo esser suo:

— Le parole della nonna di Luchino me ne diedero un sospetto.... Ella vuole parlarmi della famiglia che fu mia e che mi ha rigettato.

— Adagio, disse il gesuita con quel suo accento dolcereccio che gli era abituale, accompagnato da un pari sorriso. Secondo il benedetto uso di tutta la gioventù, Ella galoppa colla fantasia, e le sue supposizioni vanno al di là del vero.

Maurilio diede in un leggero trasalto e volse al frate la sua faccia più turbata e più impallidita di prima.

— Che? interrogò egli: non ha da esser questo l'argomento del nostro colloquio? Non sono io dunque ancora al punto fatale in cui metterò finalmente la mano sul motto dell'enimma che è la mia vita?

— La mi fa due interrogazioni a cui non posso fare la medesima risposta. Alla prima posso dare un'affermativa: sì, noi siamo qui appunto per discorrere amichevolmente di alcune cose, di qualche circostanza che possono influire sulle ulteriori determinazioni da prendersi per parte di certuni cui tale argomento interessa massimamente. Quanto alla seconda interrogazione, se cioè ora Ella possa scoprir tutto ciò che la riguarda, debbo, con mio gran rincrescimento, rispondere che io non ho nè qualità, nè mandato per rivelarle dei segreti che posso conoscere, ma che non m'appartengono....

Maurilio s'alzò di scatto da sedere e girò tutt'intorno alla stanza uno sguardo fra sospettoso e investigatore.

— Che cosa sono dunque venuto a fare qui? Che cose, che circostanze son quelle intorno a cui mi si vuole discorrere, e forse scrutare? Se Ella non può aprirmi il vero, perchè sciupare tuttedue il tempo in inutili parole, che nulla hanno da conchiudere?

Padre Bonaventura tornò a prendere per la mano il giovane, sorridendo più benignamente che mai, lo trasse con dolce violenza a sedere di nuovo presso di lui, e con accento di amorevolezza paterna passando dal Lei a dargli del più domestico Voi, gli disse:

— Oh impazienza giovenile! Le nostre parole hanno tutt'altro che da essere inutili e non conchiudere nulla. E se da loro al contrario avesse da dipendere più questa, o più quella vicenda della vostra sorte?

Maurilio fissò il suo occhio, che in questo momento era oscuro come un cielo abbuiato, e in cui dal fondo delle occhiaie balenavano lampi annunziatori di un'interna tempesta.

Il frate gesuita riprese:

— Voi sapete di già, per le parole sfuggite alla _Gattona_, che la famiglia a cui _forse_ voi potreste avere alcun diritto di appartenere è una illustre e nobile famiglia.

Il giovane non potè frenare una mossa di soddisfazione, di superbia.

— Ah ah! egli è ambizioso: disse a se stesso Padre Bonaventura, che non cessava di tener il suo sguardo felino fisso sul lineamenti del suo interlocutore. Buono! è questa una presa da poterlo afferrare.

— Or bene, continuava il frate, questa famiglia, troverete ragionevole anche voi, che voglia conoscere qual sia e che cosa pensi quell'individuo il quale si presenta ora fatto e cresciuto per appartenerle.

Maurilio, che era oramai tornato in tutta la calma del suo spirito, chiese con una velata ironia:

— È questo dunque un esame che mi si è chiamato a subire?

— È una conversazione amichevole, come vi ho già detto, in cui, spero che andremo d'accordo.

— E di ciò ha Ella ricevuto incarico da codesta mia famiglia?

— Non vi dico che sia così: rispose gesuiticamente fra' Bonaventura; ma fate come se così fosse.

Il giovane incrociò le braccia al petto in una mossa di superba aspettazione.

— Parli dunque Lei primo, Padre reverendo. Esponga il _credo_ che io dovrei avere, perchè i miei congiunti si risolvessero a fare il loro dovere: quello di riparare ad un infame delitto onde mi fecero vittima. Io le dirò di poi se potrò giurare in quelle _verba magistri_.

— Ahi! pensò il gesuita: egli è orgoglioso al par di Satana.

Assunse il contegno più umile e più benigno che e' potesse, congiunse le mani, levò gli occhi al soffitto, come per cercare ispirazione dal Cielo e cominciò:

— Quantunque sia la prima volta che noi ci troviamo fronte a fronte, io è già da qualche tempo che ho imparato a conoscervi ed apprezzarvi.

Era una piccola bugia; ma secondo la morale gesuitica l'onestà del fine giustificava agli occhi del frate la lieve colpa del mezzo.

— Che! esclamò Maurilio stupito. Ella mi conosceva?

Padre Bonaventura confermò con un cenno e con un sorriso il suo detto, e continuò:

— Vi conosco, e noi, che c'interessiamo per tutti quelli che hanno un vero valore, che li amiamo più degli altri fratelli nostri in Gesù Cristo, vi seguitiamo con isguardo pieno di cura e di sollecitudine, deplorando le vostre tendenze e pregando Iddio perchè vi guidi sopra sentiero migliore. Voi siete generoso e volete il bene, lo so; ma alla vostra età, colla vita che avete vissuto, non si può scerner ancora con fondamento, quale sia il bene reale del genere umano; non si conoscono tuttavia gli uomini, non si è abbracciato con vista complessiva tutto l'organismo degli ordini sociali, per giudicare che cosa al governo di questi uomini convenga; si va più facilmente dietro a smaglianti chimere che alla meno splendida, ma soda realtà, solo efficace. Anzi per provvidenziale decreto di Dio che vuole l'intelligenza umana riconosca la sua debolezza, quando abbandonata a sè, l'audacia, la temerità giovanile fa scorgere il bene ed il vero nelle strade che nuove sembrano aprirsi allo spirito umano. Si crede un generoso impulso il disconoscere ciò che è insegnato dall'esperienza del passato, dall'autorità della tradizione, ciò che posa sulla base inconcussa della divina rivelazione. Ma voi, da quanto io ho potuto apprendere, avete troppo talento per ostinarvi a chiudere gli occhi alla luce, quando questa vi sia fatta splendere dinanzi....

Maurilio schiuse la bocca ad un suo sorriso pieno di sì fina ironia, che il frate s'interruppe, e mettendo con mossa affettuosa una mano sulle ginocchia del giovane, soggiunse con paterna bonarietà:

— Vedo sulle vostre labbra la punta d'un'obbiezione. Parlate, parlate pure liberamente, chè qui siamo per leggerci a vicenda l'uno dell'altro nell'anima.

— Vuole sapere la ragione del mio sorriso? Eccola. Ella vuole farmi brillare dinanzi la luce: ma che luce è dessa quella che il suo partito e la sua scuola sono disposti a concedere ai miseri mortali? Poichè Ella stessa m'invita alla franchezza, dirò che credo loro intendimento e loro compito la luce del vero misurarla con tanta parsimonia all'uomo che egli trovisi nelle tenebre, costretto a seguire ciecamente per guida i loro consigli e voleri....

— Se questi voleri e consigli lo hanno da guidare al bene ed alla maggior possibile felicità, interruppe con qualche calore il gesuita, non vi pare opera buona e doverosa il fare che primeggino ed ottengano? Io non contesto quanto voi avete detto, e non vi accuso di attribuirci concetti che non sono i nostri. Vi ho detto che fra di noi doveva esserci un'assoluta franchezza. Sì, noi vogliamo misurare la luce: ma quando una pupilla non è capace di sostenere che una data quantità di chiarore, è prudenza, è carità, è dovere il non dargliene appunto che a quel grado....

— E chi li fa giudici di questa misura?

— Il nostro santo ministero medesimo.

— No: l'interesse d'una casta, che da quello scuriccio ottiene l'opportunità e la sicurezza di dominare.

— Sia; ma dominando spinge al vero bene l'umanità.

— La coscienza umana ha acquistato un altro concetto del suo bene, vuole un altro mezzo di arrivarlo: la libertà.

— Parola ingannatrice! È lo scisma, è l'eresia. In essa appiattasi la facoltà di fare il male.... Nel mondo, facciasi checchè si voglia, vi saranno sempre due classi d'uomini: quelli che sanno, che pensano, che hanno il talento e i mezzi d'istruirsi e di conoscere, e quelli che sono condannati a vivere nell'ignoranza: i primi sono i pochi, i secondi sono i molti. Chi può negare che a quelli non appartenga il diritto, anzi il dovere di guidare gli altri, precisamente come ai genitori quello di dirigere i loro figliuoli bambini?

Maurilio scosse il capo ed accennò parlare.

— Dite, dite pure: s'affrettò a sclamare il frate interrompendosi.

— Sì è vero, così parlò Maurilio, l'umanità fu divisa, è divisa ancora in due parti: dei pochi che sanno e che possedono, dei molti che non hanno ed ignorano. Ai primi tutte le distinzioni, tutti i gaudii sociali; ai secondi nulla. Ah! loro non suppongono neppure quali sieno le sofferenze di questa immensa turba di diseredati nella civiltà, quanta sia e dolorosa la cancrena della miseria e dell'ignoranza nella plebe. Io lo so che ho vissuto in mezzo ad essa; io lo so che quelle sofferenze ho provate. E se là in mezzo cadde un'anima più sensitiva, una intelligenza più sveglia, me lo creda, Padre, i tormenti morali saranno peggiori e più crudeli ancora dei materiali.

— Voi mi cercate delle eccezioni; disse il gesuita colla medesima benignità di sorriso e di voce, ma tuttavia con un accento in cui faceva capolino una lieve impazienza della contraddizione. Sui cento mila ve ne sarà uno capace di sentire quei tormenti morali che voi dite. E poi non è vero che ad una eletta intelligenza, caduta per azzardo nelle basse sfere sociali, sia assolutamente chiuso il cammino. La società è abbastanza bene organata perchè sappia e possa giovarsi di tutte le potenti individualità che Iddio mandi al genere umano, in qualunque classe piaccia al suo alto senno farla nascere. La monarchia, dalla quale abbiamo la fortuna e l'onore d'esser retti, non sa ella cercare e scegliere i suoi zelanti servitori anche tra le più infime famiglie per innalzarli ai primi gradi e favorirli di titoli, di ricchezze e di onori? E la Chiesa? Non è dessa una madre amorosa che, senza riguardo ai privilegi di nascita, innalza tutti coloro che se lo meritano, ai più eminenti seggi della sua gerarchia? Quanti dalle più umili condizioni non salirono essi fino al più allo fastigio, ad una grandezza «ch'era follia sperar?» Voi sapete troppo le storie perchè io perda il tempo a citarvene degli esempi.

— Queste si ch'Ella mi cita: interruppe Maurilio con vivacità; queste sono eccezioni. Ma la cosa non va riguardata dal lato dell'individualità, sibbene dal lato delle masse. Poco importa che di quando in quando, uno della plebe rompa il cerchio fatale che costringe nella miseria e nell'ignoranza tutti i suoi compagni, e si spinga anco fino alle splendide aure del potere. Gli è tutta quella classe infelice che dev'essere redenta dalla fame, dalla superstizione, dall'errore. Il progresso umano sta tutto in ciò, che anche ai molti s'acquisti una sempre maggior quantità di beni intellettuali ed economici...

Fu con decisa impazienza, questa volta, che Padre Bonaventura esclamò:

— Il progresso! il progresso!... Davvero che me l'aspettavo questa parola.... La è sempre in bocca dei moderni novatori.... È un'assurda teoria che prende l'uomo alla rovescia. Voi vedete nell'avvenire quello stato di perfezione che fu nel passato prima della caduta dell'uomo; e sperate superbamente arrivarlo, colle vostre misere e spesso empie pseudo-conquiste della scienza. Tutto il progresso umano è contenuto nella rivelazione. Fuori di li sono illusioni superbe e tenebre.

— Scusi. Il progresso è la legge che comanda a tutte le cose dell'universo. Tutto progredisce, perchè tutto si muove, e muovendosi si muta, e mutandosi sarebbe fare un oltraggio alla sapienza di Dio il dire che non migliori. Guardi la storia medesima della terra, le successive creazioni delle successive epoche cui ha percorso la vita del nostro globo, e vedrà un continuo sforzo evidente della natura a raggiungere ed estrinsecare sempre più perfette e più nobili forme e più intelligenti creature, finchè arriva all'uomo.

Il gesuita, con quel suo atto di affettuosa domestichezza, pose di nuovo la mano sul ginocchio del giovane.

— Non perdiamoci in così vasto ambito di considerazioni: diss'egli col suo solito sorriso; e restringiamoci al nostro caso particolare. Comprendo che voi, caro figliuolo, appartenendo finora di fatto a quella classe che voi chiamate dei diseredati, voleste e vi proponeste di tentare — usando sempre le vostre espressioni — la redenzione della medesima, per ottenere con quella la vostra esaltazione...

Maurilio scosse il capo, come per protestare che quello non era stato mai suo proposito; ma fra' Bonaventura, o non vide, o fe' mostra di non vedere, e continuò:

— Avevate torto, perchè, sentendo ed apprezzando il valor vostro, dovevate dirvi che eravate della razza degli uccelli dall'alto volo e non di quella destinata a chiocciare nel fangoso suolo del pollaio; e quindi, senza cercare di levare ad un volo impossibile i vostri compagni senz'ali, dovevate pensare ad imbrancarvi voi alla schiera de' pennuti e slanciarvi nelle serene aure del cielo....

— Oh come poterlo? Non seppe tanto frenarsi Maurilio che non interrompesse. Ma tutto intorno abbiamo una fitta grata che ce lo contende.

— Per chi non sa scegliere l'acconcio modo d'uscita: ribattè lesto il frate. Se voi aveste saputo cercare validi protettori: se foste venuto, per esempio, a picchiare alle porte di questo convento. L'umile tonaca che mi vedete addosso avrebbe potuto aprirvi meglio d'ogni vostra audacia di pensiero e d'azioni, il cammino. La predicazione, l'insegnamento, la composizione di buoni libri, la paterna protezione della nostra Compagnia vi avrebbero scorto anche ad una cattedra vescovile. Ma, come dicevo, comprendo che per l'addietro queste idee non sieno nate in voi; ora però, se voi uscite da quella sfera in cui foste relegato finora, se voi arrivate in più felice lido e ponete il piede in più splendida regione, spero che troverete anche voi opportuno, che sentirete anzi il bisogno di cambiare opinioni e parere, che vedrete con diverso aspetto le cose del mondo, appunto perchè le esaminerete da un altro punto di mira, che riconoscerete in voi l'obbligo di difendere quegli ordini religiosi, politici e sociali che volevate, ed avevate anzi già cominciato assalire; che vi giudicherete della parte dei pochi illuminati a cui è affidata la guida del gregge umano, e invece di osteggiare e rendere difficile l'opera loro, vorrete aiutarla.

Padre Bonaventura tacque un momento, come per lasciar agio al giovane di manifestare il suo pensiero; ma il nostro eroe, immobile, colle braccia incrociate sul petto, non aprì bocca e stette aspettando la conclusione con uno sguardo che sfavillava vivissimo nel fondo delle occhiaie, dalle sue pupille color del mare.

Il gesuita s'ingannò sulla significazione di quello sguardo: credette scorgervi la cupidigia dell'ambizione, e riprese a dire con più calore:

— A quali destini possiate arrivare, lo lascio pensare a voi. Colla protezione d'una famiglia potente, col favore dell'aristocrazia, coll'appoggio di noi, lo strenuo, eloquente, ispirato difensore dei buoni principii otterrà quello che vuole.

Gli strinse come prima, ma più forte, il ginocchio, e tendendogli l'altra mano dinanzi, come per mostrargli nella penombra della stanza le cose che stava per evocare all'immaginazione del giovane, soggiunse col tono di perorazione d'un buon predicatore:

— Nella vita secolare le prime cariche dello Stato, tutte le distinzioni, tutti gli onori, tutto il potere; e nel clericato, se mai Dio vi fosse così benigno da ispirarvi a vestire l'abito del nostro ordine, i primi gradi, le infule vescovili e forse forse....

Abbassò la voce:

— Anche la tiara!... Sisto V era meno di te, figliuol mio!

Maurilio aveva sulle labbra un sogghigno pieno di tanta ironia, che fra' Bonaventura, vedendolo, agghiacciò di subito. Levò vivamente la sua mano dal ginocchio del giovane, spense il suo rettorico entusiasmo, e si tirò indietro sul sofà, quasi con moto di sgomento improvviso.