Part 8
— La mia condizione non è delle più facili. Sono fra l'incudine e il martello, tenendo per questo e per quello, e corro rischio d'essere picchiato frammezzo a loro. Ho paura di non poter continuare a lungo in questo giuoco di barcamenarmi fra tuttedue; converrà che una volta o l'altra mi getti addirittura e compiutamente, da una parte; ma da qual parte? Eh! la _cocca_ ha pure una gran forza. Ho visto io che ha resistito a tutte le persecuzioni ed a tutte le arti della Polizia; e vi è quel diavolo d'un _medichino_ che ha un talento ed un valore da doverne far caso..... Certo se mancasse lui!.... Ma farlo cadere non è mica impresa tanto facile..... E poi ci avrei io il mio interesse? Anche tolto lui di mezzo, la _cocca_ esisterebbe; e vi sono certi individui colà dentro che vendicherebbero ad ogni modo ogni danno recato alla Società ed al suo capo..... La _cocca_ inoltre mi frutta bene... D'altra parte la Polizia è cosa ancor essa con cui si deve fare i conti; e poi l'è roba di Governo; ed io sono pel Governo..... Quel Barnaba è un furbo che mi pare abbia subodorato qualche zinzino del vero..... Se la cosa venisse scoperta da altri, e ch'io rimanessi compromesso?.... Sarebbe pur meglio che io allora mi facessi merito presso il Governo, e per virtù di questo merito, salvassi la pancia e le robe!.... Il _medichino_ vuol conoscere di persona Barnaba: s'e' lo conosce, Barnaba è bello e spacciato; Barnaba da lungo tempo viene manovrando per conoscere la realtà dell'esistenza ed anzi le sembianze del _medichino_: e s'e' lo vede mai, Quercia è fritto..... Io posso contentar l'uno o l'altro; e da me dipende la catastrofe..... Che cosa ho da fare?.... Se soddisfacessi i desiderii di tutt'e due? Lascierei così che facesse vincere, dei due, quello che vuole la Provvidenza.....
Appunto in quella entrava Barnaba, il quale, non ostante la forza ch'egli possedeva su se medesimo e l'abitudine che aveva di padroneggiarsi, era tuttavia sconvolto nelle sembianze pel profondo e vivissimo scotimento che aveva avuto nel suo colloquio col Commissario. Nel venire in quel luogo egli aveva un disegno non ancora ben definito, ma fissato nelle generali, del quale era precipuo elemento il potere trovarsi un momento da solo con quell'imbecille di Meo, su cui aveva fatto alcun fondamento, abile com'egli era a sapersi giovare degl'interessi e delle passioni degli uomini come d'altrettanti stromenti.
Appena entrato, vide che per quel momento la cosa gli era impossibile. La presenza di Pelone e di Maddalena era un ostacolo insuperabile. Non mostrò il menomo disappunto, ed avanzandosi verso il bettoliere gli disse con accento di premura e di conturbamento che niuno, per quanto acuto osservatore, avrebbe potuto dire se sincero e reale:
— Ho bisogno di parlarvi, e subito.
Pelone si alzò lento lento a modo suo, guardando intorno coi suoi occhi semispenti dal fondo delle occhiaie infossate.
A Barnaba era nato in mente di botto un subito e nuovo disegno.
— Parlarmi! pensava l'oste: lo conduco dunque di là. Bell'occasione pel _medichino_ di vedere, come desidera, codestui... Se lo mandassi ad avvertire?... Ah sarebbe un tradire la promessa che ho fatto e la confidenza che in me fu posta... Mi pronunzierei con ciò addirittura per la _cocca_ ad ogni costo... Eh! ci avrei la Maddalena da mandarvi.
In quella incontrò appunto col suo lo sguardo di Maddalena, la quale aveva negli occhi un lampo, un ammicco d'intelligenza cui Pelone comprese benissimo.
— Quella sgualdrina, figliuola di Satanasso che Dio la benedica, ha avuto la medesima idea.... Sono certo che appena saremo entrati nell'altra stanza, essa se ne corre in _Cafarnao_ passando per la bottega di _Baciccia_. Dovrei impedirglielo?... Eh sì; come fare? A meno di rinchiuderla.... E d'altronde, se glielo impedissi, ella mi denunzierebbe senza fallo al _medichino_; e allora.... povera la mia pelle!... Uhm! uhm! sarà forse meglio lasciar andare le cose come vogliono andare.
S'accostò col suo passo silenzioso e colla sua tosse profonda a Barnaba, e gli disse quasi in confidenza:
— Sono ai vostri ordini.
Barnaba passò primo nella stanza dell'uscio a vetri colle tendoline rosse, e l'oste lo seguì; ma nell'entrare egli potè vedere colla coda dell'occhio la Maddalena, che sgusciava fuori della porta d'entrata.
— La pettegola ci va davvero! Pensava Pelone: ora sì che mi trovo proprio fra l'incudine e il martello. Bisogna ch'io parli con costui di guisa da non destarne il menomo sospetto, e bisogna che chi mi ascolterà di dietro l'assito non possa arguirne tutto il tenore dei miei rapporti colla Polizia.... Basta! Non sono poi così novellino da lasciarmi facilmente intascare.
Ma il discorso che di botto incominciò il suo interlocutore fu tale e così inaspettato per Pelone, che egli non potè a meno di rimanerne tutto sbalordito.
— Sai tu quello che mi capita, vecchio Pelone? Una cosa inaspettata, inaudita, una scelleraggine che non può aver la compagna.... Oh va e frustati la vita, beccati il cervello e consuma i tuoi migliori anni e corri ogni maggior pericolo per servire a dovere i potenti ed il Governo.... Ecco il bel compenso che te ne danno! Ecco la bella gratitudine che hai da aspettarti!.... Sai tu quel che mi capita, Pelone?
Con un atto che gli era abituale quando voleva fermare più specialmente l'attenzione della persona a cui parlava, strinse il braccio del bettoliere e soggiunse a voce più bassa:
— Io sono mandato via dal servizio senza un nè due, sono cacciato sul lastrico come si caccia fuor della porta a calci un cane che ha il torto di non piacer più ad un malvagio padrone. Che diventi arrabbiato, o crepi di fame, o gli uomini del municipio gli facciano tirar le cuoia col _boccone_ avvelenato. Che importa?..... Io, io stesso, ne sono a quella, Pelone.
Questi non dissimulò punto il grandissimo stupore che gli cagionò un simile discorso di cui non avrebbe mai più sognato avesse da sentir l'uguale.
— Davvero!... Possibile!... Voi privato dell'impiego?
— Scacciato come un servo inutile od infedele, ti dico: ripetè Barnaba dando alla sua fisionomia tutte le sembianze d'un'ira e di un dolore che in realtà non aveva da far molto sforzo nè impiegar molta arte per fingere.
Ma in Pelone, che a prima giunta era stato preso dalla sorpresa della meraviglia soltanto, erano ora entrati il sospetto e la diffidenza.
— Uhm! diss'egli fra sè: adagio Biagio; qui c'è qualche tranello...
Tossì per due minuti di seguito affine di non aver da parlare, e intanto fissò ben bene quel suo sguardo affondato nella faccia dell'interlocutore; non potè a niun modo penetrare in costui, al di là di quella sembianza esteriore, maschera o verità che fosse, cui mostrava nell'espressione del viso.
— Ma come!... Ma perchè successe egli codesto? domandò poscia Pelone quand'ebbe finito di tossire.
— Come? rispose con amarissima ironia il poliziotto. Perchè? Nella più semplice maniera e per la più legittima ragione del mondo. V'è per costà un'illustre cortigiana venuta su dal fango del trivio alla suntuosità d'un appartamento di primo piano, grazie alla corruttela di ricchi e potenti viziosi, fra cui primo un principotto dal cervello di passero e dal cuore di lucertola.....
— Oh oh! esclamò scandolezzato Pelone; messer Barnaba, come parlate voi?
E intanto il furbo di bettoliere pensava:
— Questo è un tranello, gli è certo; in guardia. Pelone!
Barnaba da canto suo ficcò lo sguardo entro le affondate occhiaie dell'oste.
— C'è qualcheduno che possa udire le nostre parole qui? domandò egli bruscamente.
— Nessuno, nessuno affatto: rispose l'oste con premura; e mentre il poliziotto girava intorno uno sguardo scrutatore che pareva voler penetrar le muraglie. Pelone soggiungeva fra sè e sè:
— Ci sei tu, carino, che il diavolo possa torcerti il collo, maladetta d'una spia... e basta!
— Se dunque nessuno ci può sentire, lasciami parlare a modo mio, corpo di mille diavoli, chè la bile mi affoga: ripigliava Barnaba. Una sì nera ingratitudine non grida ella vendetta?... Essi credono di potersi sbarazzare d'un uomo della mia fatta, come d'un babbeo qualunque: e s'ingannano. Darei non so quanto e sarei capace di non so che cosa per farla loro pagare....
Tornò a mettere la destra sul braccio dell'oste.
— Dà un po' retta, Pelone: aggiunse abbassando la voce. Ad un'associazione di individui coraggiosi e senza scrupoli che si vogliano ricattare col fatto loro dei torti che subiscono dalla sorte e dalla società, oh non ti pare che sarebbe un acquisto niente affatto disprezzevole quello d'un uomo come son io?
Pelone tossiva e guardava in terra.
— Non vi capisco: rispose di poi quando il suo compagno si fu taciuto ed ebbe aspettato per un poco la risposta.
Barnaba ricorse allo spediente d'un apologo.
— Ci sono due eserciti che combattono: un capitano, un soldato anche solamente, se vuoi, maltrattato da quelli per cui espone la vita, abbandona le insegne e si reca nel campo nemico ad arrecare in servizio di quelli che furono sin'allora suoi avversari un valore che gli sarà di meglio ricompensato. Quando questo nuovo combattente potesse in realtà giovare di molto alla parte a cui è rifuggito, non avrebbero gran torto coloro ai quali si offrisse, di respingerlo?... Hai tu capito adesso?
Il bettoliere stette di nuovo un po' di tempo senza rispondere, poscia tentennando il capo ed osando guardare in faccia il suo compagno, disse tranquillamente:
— Io capisco poco. Le cose mi piacciono dette apertamente, senza arzigogoli e avvolgimenti. Se dunque volete ch'io vi possa fare una categorica risposta, abbiate la compiacenza di spiegarvi pianamente, da buon cristiano, senza favole ed esempi.
Il poliziotto che aveva preso e tenuto sino allora un tutto nuovo contegno di famigliarità amichevole, quasi da camerata, ritornò di presente in quello che sempre aveva avuto per l'innanzi verso il bettoliere: un contegno di superiorità autorevole insieme e motteggiante, di superbia e di scherno.
— Cospetto! Non l'avrei mai supposto che fosse così duro il tuo comprendonio. Tu vuoi dunque che io metta, come si suol dire, i punti sopra gl'i?... Bene! Stammi a sentire. Che tu sei un fior d'onest'uomo, questo si sa. Preso una volta, giovanetto ancora, a rubare con poca prudenza, assaggiasti del carcere; ma codesto fu per te di un meraviglioso profitto. La prudenza ti venne. Comprendesti che colla Polizia era cosa da pazzo l'urtare di fronte. Le diventasti amico e servitore; continuando nelle antiche attinenze coi ladri facesti intanto per essa onestamente la spia.
Pelone mostrava con evidenza di trovarsi in un poco gradevole momento. Dimenava sulla panca su cui erasi seduto, la sua lunga persona dinoccolata; ed un istante il suo sguardo si volse spaventato verso un punto della parete, tutt'intorno coperta sino ad una certa altezza di tavole di legno. Fu un movimento ratto come un baleno, ma pur tuttavia l'occhio esperto ed osservatore di Barnaba che stava intentissimo a scrutare le sembianze del suo compagno, quell'occhio da uccel di rapina lo vide. Scoccò ancor egli, il poliziotto, una guardata verso quella parte. Pelone s'accorse dell'errore a cui s'era lasciato andare, e curvato più giù il suo corpo macilento, ruppe in una tosse più forte, più violenta e di maggior durata del solito. Barnaba lo guardò a tossire in silenzio: quando l'oste ebbe finito riprese con tutta tranquillità il discorso come se non fosse stato in alcun modo interrotto.
— Tu dunque da una parte porgi una mano soccorrevole ai ladri che la sanno unger bene, dall'altra prendi dalla Polizia denaro e tolleranza per certe maccatelle, al prezzo di darle di quando in quando tra mano qualche miserabile che tu vendi.
Un altro accesso di tosse assalì il povero Pelone che si trovava ad un vero supplizio; e anco una volta un intimo impulso più forte di lui gli fece correre lo sguardo a quel certo punto della stanza.
— Cospetto! che razza di tosse maligna che tu hai quest'oggi!
— Ah! la ho sempre pur troppo: rispose con tono dolente e colla sua voce più cavernosa che mai l'oste, i cui sguardi esprimevan insieme spavento e supplicazione; ma oggi la mi tormenta ancora di più. Gli è questo tempo così freddo che mi rovina. Se sapeste quanto soffro! Son di belle notti che dormo punto o poco; e giusto la notte scorsa fu per me una delle più triste.....
— Mi rincresce tanto: interruppe con beffarda insolenza Barnaba; ma siccome non ci so che fare, lasciami riprendere il nostro discorso.
— Il diavolo che lo strozzi, brutto arnese da forca, diceva fra sè stesso, masticando colle denudate gengive la sua stizza, il bravo bettoliere; che sì che là dietro vi può essere qualcheduno della _cocca_, che udendo codesto è capace di farmi qualche brutto complimento.
— Or dunque, continuava il poliziotto, io vengo da te, che hai sì buone attinenze dall'una parte e dall'altra, che vai coi santi in chiesa e coi ghiottoni all'osteria....
— Ho capito: disse vivacemente Pelone agitando la testa dall'alto in basso come un bamboccio chinese: ho capito perfettamente ciò che mi volete.
— Benone! Che sì che l'intelligenza ti si è svegliata in buon punto!
— Ma quello che voi volete, è impossibile, perchè nell'apprezzare la mia condotta voi mi calunniate stranamente. Io protesto e riprotesto che con quei tristi arnesi a cui voi fate allusione, non ho relazione di sorta.
— Eh via! vuoi tu pigliarmi per uno sciocco? Sai che da lungo tempo ti conosco.
Pelone fece un movimento.
— Tu dubiti della sincerità delle mie parole, riprese Barnaba con vivacità. Hai ragione. Farei lo stesso anch'io nei panni tuoi; certo dubiteranno ancora più di te quelli a cui comunicherai le mie proposte....
— Ma io non comunicherò nulla a nessuno, interruppe l'oste agitando la mano e il capo in una mossa protestatrice, perchè io non conosco nessuno, perchè io non so nulla di codesti affari.
Barnaba continuò come se la interruzione non avesse avuto luogo.
— Di' loro, a quei cotali, che io sono pronto, quando vogliano, a dar prove tali della mia buona fede, innanzi a cui ogni dubbio ed ogni sospetto deve sparire.
— Vi ripeto....
— Siamo intesi.... Ti lascio tempo a pensare alle mie parole, a deciderti e fare la mia commissione... Questa sera sul tardi passerò di qua, come al solito Sarà assai bene per te se mi potrai già fare una risposta; e meglio ancora se quella risposta sarà secondo il mio desiderio....
— Impossibile, impossibile, caro sor Barnaba, perchè proprio, in coscienza, in santa e vera verità io con quella gente non...
— Che se tu non vuoi fare a mio talento in codesto, sappi che non mi mancheranno altri modi per giungere al mio scopo, che so già fin d'ora quali altre strade aprirmi per arrivarci, e che a te la falò pagare ad ogni costo.
— Ma...
— Ora basta... Andiamo di là che ho due parole da dire alla tua Maddalena...
Nella stanzaccia non c'era che Meo, il quale tirava dei sospironi grossi, curvo sopra il braciere.
— E Maddalena? domandò Barnaba. È forse costì sotto?
Meo scosse la testa coll'aria addolorata d'un uomo che ha mal di denti.
— No.
— Dov'è?
— Fuori.
Pelone finse una gran collera.
— Sempre così quella sgualdrina d'una sgualdrina, pettegola, che Dio le mandi un accidente... Appena io ho voltato le spalle, la mi sguscia via per andare a chiaccolare... e far peggio.
Meo trasse un sospiro più forte di tutti i precedenti.
— L'aspetterò un momento: disse Barnaba. Frattanto che aspetto, tu, bel giovane, vai dal tabaccaio e mi compri un paio di sigari; tò un da quattro soldi.
Il giovinastro si alzò a malincuore, prese la moneta ed uscì con evidentissima mala voglia.
Barnaba stette ancora pochi minuti e poi fece l'atto d'un uomo che si ricorda di colpo d'una cosa cui aveva obliato. Guardò il suo oriuolo e disse:
— Per bacco! Non pensavo più che avevo un affare a cui provvedere proprio adesso. Conviene ch'io vada. Parlerò altra volta a Maddalena.
S'avviò all'uscio.
— E Meo coi sigari? domandò Pelone.
— Lo incontrerò per via, e se non l'incontro, mi terrete voi i sigari in disparte e serviranno per un'altra volta.
Quello di mandar Meo in commissione era stato uno spediente immaginato da Barnaba per aver modo di poter dire due parole a quello scimunito senza che le udisse il padrone nè Maddalena, i quali vegliavano con molta cura su di lui. Uscendo dall'osteria prima che Meo fosse rientrato e fermandolo per la strada, Barnaba sarebbe pur finalmente riuscito a ciò per cui dopo il colloquio col Commissario aveva pensato di venire a quella taverna.
Ma mentre egli stava per partirsene, ecco soprarrivare correndo la Maddalena. Entrò coll'impeto d'una bomba, si tolse di capo un fazzolettino con cui aveva riparato le sue chiome dalla neve e si scosse dalle spalle e dalle braccia quella che vi era caduta su.
— Dove sei stata? donde vieni disgraziatella che..... Dio ti benedica! le disse Pelone a cui la debolezza dalla voce non consenti di gridare.
— Vengo da fare una commissione, oh bella! rispose la giovane correndo di nuovo innanzi allo specchietto a raggiustarsi i capelli.
— C'è qui il signor Barnaba che ti vuol parlare.....
Maddalena s'interruppe nella sua opera d'acconciatura, si volse a mezzo della persona sulle sue anche bene sviluppate e guardando con istupore il poliziotto si mise una mano sul seno per additarsi e disse meravigliata.
— A me?
— Si, Maddalena; e di cose che molto v'interessano e per cui mi sarete riconoscente, ne sono sicuro.
La ragazza fece spalluccie ed allungò il labbro inferiore in una smorfietta che significava:
— Non so a niun modo che cosa possiate dirmi voi che abbia alcun interesse per me.
— Ma ora, continuava Barnaba, non ho più il tempo. Verrò stassera: ed allora vi toglierò per dieci minuti ai vostri soliti adoratori.
Maddalena fece un cenno d'acconsentimento indifferente, e Barnaba uscì.
— Se crede trarmi nelle sue panie quel pocaccorto li; disse la giovane guardando con ischerno dietro il poliziotto che partiva; e' la sbaglia di grosso.
Pelone si fece accosto accosto alla giovane e le disse con voce tanto sommessa che non era più che un soffio:
— Dove sei tu andata cara figliuola?... (che il diavolo la porti): soggiunse fra le gengive.
Maddalena volse verso il padrone il suo muso impertinente.
— Dove? diss'ella.... To': ecco là qualcheduno che ve lo dirà per bene.
L'oste si voltò a quella parte che Maddalena gli additava. L'uscio a vetri dello stanzino s'era socchiuso senza rumore di sorta, e frammezzo alla apertura compariva la faccia da faina di Graffigna che faceva cenno a Pelone andasse a parlargli.
Maddalena era corsa con tutta la possibile velocità alla bottega del _Baciccia_, e colà aveva domandato la si lasciasse introdursi nel sotterraneo dove aveva roba di gran premura da fare e dire, e dove per quel momento non si poteva penetrare dalla taverna.
_Baciccia_ che conosceva le strette ed intime attinenze che passavano fra costei e il capo della _cocca_, non fece la menoma difficoltà per lasciarla penetrare dal segretissimo usciuolo nell'andito che sotto il suolo del cortile e le fondamenta delle case conduceva nel cosidetto _Cafarnao_: e dieci minuti dopo essersi partita dall'osteria, la giovane entrava impetuosa e sollecita nel vasto stanzone che vi ho descritto nella seconda parte del mio racconto.
Colà poco prima di lei era entrato eziandio Andrea il fabbro, il povero marito di Paolina. Ma egli v'era penetrato nel modo seguente:
Uscito dall'ospitale in cui dolorava senza cognizione di sè la misera sua moglie; uscito dall'asilo in cui erano stati accolti i suoi figli sui quali egli aveva pianto e i quali avevano pianto con lui, come se un'eterna separazione dovesse aver luogo fra loro, Andrea aveva raggiunto Marcaccio, risoluto ad ogni cosa; ed animato com'egli era tuttavia dal vino, dal dolore vivissimo, dal furore contro lo spietato Nariccia, facilmente, senza più il menomo riluttare, era stato condotto dal perfido amico là dove li attendeva Graffigna, nella bottega da rigattiere di _Baciccia_.
— Caro mio, aveva detto Graffigna ad Andrea colla sua voce fessa e il tono dolcereccio, qui conviene prestarsi ad una piccola formalità: quella di lasciarvi bendar gli occhi e camminare così, tenuto per mano, un dieci minuti o un quarto d'ora, che tanto ci vuole ad arrivare all'entrata di quel luogo in cui devo introdurvi. Lo volete?
— Voglio: rispose laconicamente Andrea coi denti stretti da quell'ira profonda che tutto l'occupava.
Marcaccio, che non era abbastanza innanzi nella gerarchia della _cocca_ per penetrare in _Cafarnao_, era partito appena aveva condotto il compagno innanzi a Graffigna.
Questi chiuse ben bene l'uscio che metteva nella bottega del rigattiere; poi aprì un armadio e fece comparire agli occhi d'Andrea un quadro in cui una grossolana stampa di Madonna alluminata a colori i più stonati del mondo, e intorno al quadro un arazzo di seta rossa a frangie d'oro, e dinnanzi per due ganci appiccati, due candele di quelle pitturate a fogliami che si sogliono distribuire dai sacrestani ai devoti (per averne la mancia) il dì della Purificazione della Vergine.
Graffigna con tutta la gravità e la compunzione che avrebbe potuto avere un sacrestano di professione, accese le due candele, poi trasse dinnanzi all'immagine Andrea meravigliato, levò di tasca uno stile la cui lama acuta luccicava al chiaror rossigno che mandava la fiamma delle due candele, e con accento pieno di solennità, gli disse:
— Voi avete ancora da giurare che di quanto vi capita qui, adesso, di quanto state per fare e per vedere, in qualunque siasi circostanza, per qualunque siasi ragione o minaccia, voi non vi lascierete sfuggire parola alcuna con persona al mondo, nè anco colla più intima, e se mancate al giuramento questo ferro vi punisca nella vita presente, e Iddio vi condanni come spergiuro ai tormenti eterni nella vita futura.
In quell'epoca dell'anno la notte viene sollecita, più sollecita ancora in quelle straduzze strette in cui s'apriva il fondaco di _Baciccia_, e in giornate, com'era quella, di cattivissimo tempo. La retrobottega in cui la luce del giorno non penetrava che per una finestrucola aperta in un cortiletto cui avreste detto benissimo un pozzo scavato in mezzo alle alte case, era a quell'ora già più che a mezzo nelle tenebre; e tale oscurità conferiva a fare la voluta impressione nell'anima di Andrea da tutte le precedenze già troppo disposta ad essere facilmente maneggiabile dall'arte di Graffigna.
Andrea giurò quasi tremante, colla più sincera e ferma determinazione di non tradir mai quel giuramento; e allora il suo iniziatore, spente le candele, richiuso l'armadio, gli cinse le tempia d'un fazzoletto così bene e fortemente legato, che ci fosse stata in quella stanza anche la luce del pien meriggio, egli non avrebbe visto che notte compiuta. Poscia Graffigna lo prese per mano e gli disse:
— Ora ci conviene ancora fare un bel tratto di cammino prima di giungere all'entrata del luogo dove ho da condurvi; datemi la mano e venite senza timore. Per ora la via è tutta piana; quando vi sarà da discendere, ve ne avvertirò.
Lo prese per mano e lo fece avviarsi. Ad Andrea parve di andare, andare per lunga tratta, udì aprirsi e richiudersi diverse porte, e quando il suo conduttore gli disse poi: — Eccoci ora all'ingresso del nostro rifugio; — egli credeva d'essere di molto lontano da quella scura stanza di retrobottega, in cui gli avevano bendati gli occhi. Il vero era invece ch'egli non n'era punto uscito e che altro non gli si era fatto fare che dar le volte colà dentro, aprendosi e chiudendosi di quando in quando sempre la medesima porta che era quella per cui dalla retrobottega medesima si penetrava nel piccolo andito, dove un uscio accuratamente dissimulato metteva sulla scala per scendere nel sotterraneo.
Qui Graffigna lo fece scender piano piano dopo aver accuratamente chiuso alle loro spalle l'usciolo segreto, e traverso il lungo corridoio sotterra lo condusse in _Cafarnao_, dove finalmente gli levò la fascia dagli occhi.