La plebe, parte III

Part 32

Chapter 323,807 wordsPublic domain

San Luca accorse sollecito all'incontro de' suoi amici; Quercia drizzatosi in piedi e Selva spiccatosi dalla contemplazione del quadro, fecero due passi ancor essi verso l'uscio d'entrata; Baldissero che veniva primo fece un cenno di saluto generale colla testa e diede la mano al padrone della villa.

— Spero di non essere in ritardo: diss'egli.

— No, rispose San Luca, mancano anzi alcuni minuti all'ora precisa.

— Signori, disse Quercia avanzandosi, credo inutile ogni indugio e possiamo recarci sul luogo.

— Prego uno di loro signori, soggiunse il contino, a voler prima venir meco per esaminare la località da me scelta affine di vedere se ci hanno qualche osservazione da fare in proposito.

— Vado io stesso: disse Luigi ed uscì col conte che lo fece passar primo.

Ettore sbadatamente, coll'aspetto e le mosse di un'assoluta indifferenza, non volgendo pure uno sguardo di sfuggita a quel luogo dov'era il suo avversario, andò all'uscio che metteva sul terrazzino, dove si pose a guardare traverso i vetri: Francesco stava sempre alla parete precisamente opposta della camera, presso il camino; Selva e l'altro padrino di Baldissero rimasero in mezzo della sala.

San Luca e Quercia non tardarono guari a tornare.

— Ho esaminato il posto: disse quest'ultimo ad alta voce per essere udito da tutti, senza rivolgersi a nessuno in particolare; e un migliore non si potrebbe avere.

— Allora, poichè già ne conosce la strada, disse San Luca, la prego a volerci guidare i suoi amici e precederci.

Luigi prese il braccio di Francesco che s'era accostato tranquillamente, e con Selva passarono innanzi; i loro avversari li seguirono ad una distanza di circa venti passi: un domestico dall'anticamera tenne dietro a tutti portando la cassetta delle pistole.

In breve furono sul _terreno_. Era un bel praticello che San Luca aveva fatto eziandio sgombrar dalla neve, e intorno al quale correva una siepe di carpini ora assecchiti ma così uniforme che non poteva servire in nissun modo d'aiuto pel punto di mira, qualunque fosse la posizione dei tiratori.

Siccome tutto era già stabilito e regolato, senza altro indugio i duellanti furono allogati alla determinata distanza di 15 passi, e loro si diedero le pistole caricate a vista di tutti quattro i padrini.

A Quercia, come il giorno precedente, era assegnato di dare il cenno di far fuoco. Il domestico era stato mandato via da San Luca.

Luigi si spiccò, facendo un passo innanzi, dal gruppo dei padrini che s'eran posti a metà della distanza ond'erano separati i combattenti ad una ventina di passi dalla linea del tiro; si levò il cappello e salutò i duellanti che stavano volti di fianco l'uno in prospetto dell'altro, la pistola sollevata all'altezza della faccia.

— Signori, diss'egli con voce chiara e vibrata, avrò l'onore di dare i tre segnali convenuti con tre colpi delle mani.

Battè una prima volta palma a palma, e i due avversari armarono il cane della pistola; poscia attese un minuto secondo prima di dar l'altro colpo, al quale i duellanti dovevano prender la mira; ma dal secondo al terzo batter di palme pose un intervallo piccolissimo, e due lingue di fuoco partirono simultaneamente dalle bocche delle due pistole, e quasi una sola esplosione risuonò per l'aria. I due avversari stettero immobili, dritti l'uno in faccia all'altro. Selva si slanciò verso Francesco, e Quercia gli tenne dietro, mentre i padrini di Ettore si recavano da parte loro presso costui.

— Ebbene? domandò con ansia Giovanni: non sei colpito?

Benda fece un lieve sorriso.

— No: rispose: udii un fischio qui presso l'orecchia destra, e null'altro.

— Incolume: diceva a sua volta il marchesino a San Luca; pare che abbiamo tirato ai passeri della siepe.

I padrini ripresero le pistole, le ricaricarono, e messele di nuovo nelle mani dei combattenti, si rifece da capo.

Questa seconda volta, appena udito il colpo delle due pistole, ruppe dalle labbra di Francesco un grido quasi soffocato che pareva più di sorpresa che di dolore: lasciò egli cader la pistola che teneva e portò vivamente la mano al fianco destro, quattro dita al di sopra dell'anca.

— Son ferito: diss'egli, vacillando sulle sue gambe, e prima che Giovanni e Luigi, che tosto accorsero, fossero giunti presso di lui, l'infelice stramazzava per terra.

Anche questa volta Selva fu il primo ad essergli presso: lo strinse colle sue braccia sotto le ascelle e fece a sollevarlo.

— No, no, gli gridò Quercia che soprarrivava, lo lasci pur disteso; comincierò per esaminare tosto tosto la ferita.

Giovanni inginocchiatosi per terra teneva sollevato dal suolo con mano amorevole il capo del caduto. Gian-Luigi si curvò ancor egli.

— Dove fu Ella colpito? domandò, mentre lesto lesto traeva fuor di tasca una custodia di cuoio entro cui erano allogati i ferri chirurgici.

Francesco era diventato assai pallido; gli occhi parevano esserglisi allargati e guardavano con una strana espressione che pareva attonitaggine ed inquietudine insieme; la voce gli si era affievolita di subito e il rifiato diventato affannoso.

— Qui... qui... dove tengo la mano: rispose levando dal fianco la destra tutta imbrattata di sangue.

— Lo lasci pure distendersi lungo e supino per terra: disse Quercia a Giovanni che levatosi in fretta il pastrano lo ripiegò a fagotto e lo pose come cuscino sotto il capo di Francesco; io farò di levar subito la palla dalla ferita, e sarà tanto di guadagnato.

Così dicendo, con mano esperta e sollecita, Luigi sbottonava il soprabito e il panciotto del giacente, tagliava la camicia e il corpetto di lana che questi aveva su pelle, e scopriva il buco fatto dal proiettile nella carne fra la penultima e l'ultima costola, più presso a questa che a quella.

Cominciava egli per tastare tutt'intorno alla ferita con mano delicata, poscia introduceva nel foro della medesima il suo dito indice sottile ed affusolato.

Selva teneva lo sguardo ansioso fisso negli occhi del ferito, e questi con pari ansietà stava guardando Luigi.

— Soffri? domandò Giovanni.

Francesco si sforzò a sorridere.

— No: rispos'egli: mi sono sentito come una forte puntata... Mi pare che la palla mi sia penetrata nelle viscere... La sento qui nell'inguine...

— Zitto, zitto, non parli: disse con autorità Gian-Luigi continuando la sua esplorazione; quelli non sono che effetti di consenso.

Ad un tratto Giovanni mirò la fronte di Francesco aggrottarsi e la fisionomia assumere un'espressione di amarezza, di dispetto e di disgusto. Selva levò gli occhi e vide ai piedi del giacente dritti i due padrini del marchese, e quest'esso tre o quattro passi più in là, colle braccia incrociate al petto, che guardava quello spettacolo in una mossa dove l'imbarazzo e fors'anco la pena si dissimulavano sotto un riserbo che pareva un'indifferenza.

— Signore, disse vivamente Giovanni a quello dei padrini avversarii che gli era più presso, faccia capire al marchese che il meglio da fare per lui è d'allontanarsi.

Il padrino di Ettore a questa uscita parve esitare un momento sulla risposta da darsi, ma il suo compagno, che era San Luca, s'affrettò a dir egli:

— Sì, conduci via Baldissero; io vi farò poi tosto saper le novelle.

Quell'altro andò con premura presso di Ettore, passò il suo braccio su quello di lui, e lo trasse con sè verso la casa.

Francesco li seguì fino al di là della siepe con uno sguardo indefinibile, in cui non v'era odio nè rancore, ma una profonda amarezza, come un rimpianto, come una dolorosa rampogna.

San Luca rimase.

— Ebbene? Domandò egli a Quercia tutto intento ancora nell'esplorazione della ferita.

Gian-Luigi non rispose di subito; questa esitazione parve a Giovanni ed al contino un cattivo indizio; si guardarono sgomentati e impallidirono lievemente.

Anche Francesco n'ebbe la medesima impressione. Di botto l'immagine della sua famiglia si presentò alla sua mente un po' sin allora confusa.

— Ah mia madre! esclamò egli con accento straziante, che chiamò le lagrime negli occhi di Giovanni. La vedrò ancora mia madre?... Quercia, ditemi la verità.... Non sarebbe neppur pietà l'ingannarmi.... Debbo io morire?

Gian-Luigi levò la faccia pacata, tranquilla e grave come d'uomo che sa il peso delle sue parole.

— Vi dico la verità, Benda, come vorrei che in simile caso la si dicesse a me: rispose. Non posso per ora nulla affermare di positivo; conviene che io tasti la ferita colla tenta in luogo e positura più comodi che questi. Mi lusingavo poter trovar qui subito la palla ed estrarnela; ma non mi fu fatto. Spero però che nessuna delle costole sia intaccata, e che il proiettile non abbia penetrato nella cavità del torace. Ora il meglio è che ci riduciamo in casa.

San Luca volle domandare i domestici per farlo trasportare di peso; ma Francesco disse parergli di poter camminare e preferire codesto. Quercia affermò che dov'egli ci reggesse, sarebbe anche meglio facesse quel piccolo tratto di strada coi proprii piedi; e il ferito, aiutato a levarsi su, appoggiato da una parte a Giovanni e dall'altra a Luigi, s'avviò con passo abbastanza franco verso la casa. I domestici, fatti venire dal contino, seguirono alla distanza di dieci passi, pronti ad accorrere, se nascesse bisogno dell'opera loro.

Francesco fu sdraiato sopra un letticciuolo e Gian-Luigi si accinse ad un più accurato esame della ferita chiamando in suo soccorso tutte le cognizioni chirurgiche onde s'era fornito nel suo passaggio traverso il corso di medicina all'Università. Ad un tratto Giovanni, che, come prima stava cogli occhi intenti a scrutare la faccia di Quercia, vide sulla fronte di costui una nube, sulle labbra una specie di contrazione che esprimevano una spiacevole sorpresa, una subita tema.

— Che cos'è? non potè Selva tanto frenare il suo sgomento che non chiedesse. Che glie ne pare?

Anche il ferito s'accorse di quel nuovo sentimento venuto nel medico. Una subita maggior pallidezza gl'invase le guancie, l'occhio si fissò ansioso su quello di Luigi, e con voce calma, benchè con labbra un pochino tremanti, domandò:

— La cosa vi par dunque grave, dottore?..... Vi ripeto la mia preghiera: non nascondetemi la verità... Sono un uomo... Mi sento capace di guardar freddamente in faccia alla morte.

Ed all'infelice parve realmente che lo scarno spettro di questa gli comparisse, al di sopra della spalla del medico ricurvo su di lui, ammiccandogli con ghigno feroce. Oh! morire così giovane, con tanta esuberanza di forza, d'affetti e di vita! Morire oscuramente, inutile ed amato!... Quella morte che la sera innanzi gli era sembrata per un istante un rimedio, un benefizio, una pace, ora gli tornava come la più tremenda sciagura, la più crudele sentenza del destino. In una rapida visione piena insieme di turbamento, di dolcezza, di penoso rimpianto, vide ad un tratto le care immagini di sua sorella, di suo padre, di sua madre, della fanciulla che adorava. Dover abbandonare tutto e tutti, e per sempre!... Sentì un singulto salirgli, per così dire, dal cuore affannato alla gola, ed ebbe tuttavia tanta forza di volontà da soffocarlo nella strozza.

Gian-Luigi levò lentamente gli occhi in volto al trafitto, e lo guardò un istante, quasi volesse chiarirsi se il giacente era in realtà, come diceva, capace di udire il vero e di guardare imperterrito in faccia alla morte.

— Mio caro: diss'egli poi con un sorriso ed un accento amorevoli che dinotavano come da quel tacito esame fossero ancora accresciute in lui la simpatia e la stima pel giovane, non vi tratterò certo come una femminetta, chè non lo meritate. Eccovi la pura verità: la ferita è più grave di quello che mi fosse sembrato dapprima, perchè la palla ha scalfitto una costola ed è penetrata... fin dove?..... Questo non ve lo posso dire..... Ha ella toccato qualche organo essenziale?..... Non vi so affermare nè il sì nè il no... Spero quest'ultimo, che non è impossibile, ma non vi taccio che il primo è più facile... Quanto a pericolo per la vita, sul momento, vi affermo sull'onor mio che non ce n'è.

Francesco trasse un sospiro.

— Allora, diss'egli, ho tutto il tempo ad andarmene a casa... Ah povera madre mia!... Se qualcheduno potesse recarsi a prepararla a questo brutto colpo!

San Luca fece un passo verso il giacente e disse con nobile cortesia:

— Se Lei mi credesse capace di compire questo ufficio, la prego a voler disporre di me. Così nessuno de' suoi amici dovrebbe spiccarsi dal suo fianco.

L'offerta del contino fu accettata con riconoscenza da tutti.

In quella entrò un domestico che venne a parlar piano al suo padrone.

— Il marchese di Baldissero, disse poi questi a Francesco, addoloratissimo dell'accaduto, ansioso di saper sue notizie, manda a chiederne.

— Ah! esclamò Benda volgendo la faccia dall'altra parte.

— Vado io stesso a dargliene: continuò San Luca, mentre gli altri accoglievano con un glaciale silenzio le sue parole.

— Appena eseguita la sua incombenza, disse Quercia al contino che s'avviava, corra allo spedale San Giovanni e mandi in casa Benda, senza il menomo ritardo, il cerusico *** che è il primo operatore della città.

— Lo manderò colà colla mia carrozza.

San Luca uscì, e Quercia procedette a fare sulla ferita di Francesco una prima fasciatura.

Quando il contino giunse all'officina Benda, erano presto le quattro, e in quella stagione dell'anno cominciava ad annottare. Discese egli di carrozza, lasciando in essa Baldissero e l'altro padrino, che erano partiti con esso lui dalla villa; ed a Bastiano il quale all'udire il rumor della carrozza, era, secondo il solito, saltato fuori del suo camerino, domandò se il signor Giacomo era in casa, e se e dove si poteva parlargli.

Il padre di Francesco tornava appunto allor'allora dall'opifizio, e ponendo piede sotto il peristilio, udiva la richiesta fatta al portinaio e s'avanzava sollecito verso il signore che la faceva.

— Son qua io stesso, diceva egli, chi è che mi cerca?

San Luca salutò e disse il suo nome.

— Ella vuol parlarmi? domandò a sua volta sor Giacomo, a cui la figura, il contegno alquanto impacciato, il nome e il titolo di quel signore destavano indefiniti sospetti ed una specie di ansietà paurosa.

— Signor sì.

— Si compiaccia venir meco: disse il fabbricante; e precedendo il conte affine di essergli guida, s'avviò verso le scale e condusse il visitatore nel suo studiòlo. Colà, fattolo entrare e sedere con tutte quelle formalità che s'usano fra persone di garbo, sor Giacomo per incominciare il discorso, invitò il conte a parlare, colla solita richiesta:

— In che cosa posso servirla?

— Ella è un uomo, cominciò San Luca, che con tutta la sua scioltezza e l'audacia in quel momento avrebbe preferito tutt'altra bisogna da compire, e un uomo risoluto e di coraggio. Credo adunque miglior consiglio, senza tanti avvolgimenti e preparazioni che di solito non fanno che aumentare lo sgomento, abbordare con tutta franchezza la verità.

Giacomo Benda, a questo preambolo, sentì stringersi il cuore da una mano di gelo.

— Ella è dunque venuta ad annunziarmi una sciagura! esclamò egli impallidito di subito.

San Luca curvò tristamente il capo e stava per cercare colle parole di attenuare quell'improvvisa impressione di spavento e di dolore che vedeva dipingersi sulla faccia dell'industriale, ma questi non glie ne lasciò il tempo.

— E questa sciagura ha colpito mio figlio? soggiunse con impeto angoscioso, alzandosi di scatto e in tutte le membra tremante. Il misero padre aveva traveduto l'orrenda verità. E so qual è questa sciagura, continuava egli con voce affievolita dallo spasimo: egli si è battuto?

— Sì: rispose il contino con mesta attitudine.

Quell'uomo forte e robusto, pieno ancora di vita e dotato d'un coraggio a tutta prova, vacillò, come se stesse per cadere.

San Luca che s'era alzato ancor egli, fece sollecito un passo verso di lui, pronto a sorreggerlo se e' mancasse; Giacomo gli prese una mano e la strinse forte, quasi con una tacita minaccia e un compresso furore.

— Morto? domandò egli con voce che appena era un soffio.

— No: s'affrettò a sclamare il conte: ma ferito... gravemente ferito.

Giacomo mandò un grido soffocato, e lasciando la mano dell'uomo che gli dava tal colpo crudele si premette il cuore dove troppo dolorosamente era penetrata la botta. Ma al grido di lui, un altro grido, e più doloroso, e più straziante e disperato, rispose prorompendo improvviso dalla porta, che, apertasi violentemente, diede il passo ad una donna commossa da un'emozione di spasimo cui nulla vale ad esprimere.

— Mio figlio!... Mio figlio!... gridò essa: ferito!... Dov'è?... Voglio vederlo... In nome di Dio, in nome della Vergine, per l'anima sua, mi conduca da lui!... Voglio vederlo!

Chi può spiegare il segreto istinto d'un cuore di madre? chi i misteriosi, intimi, ineffabili legami che l'anima della madre legano indissolubilmente, senza cessa all'anima de' figli anche lontani, onde si compenetrano le loro esistenze ed ogni danno dal figliuolo sofferto si ripercote nella sensibile anima materna? Poichè Francesco fu uscito, Teresa era stata inquieta ed aveva provato un inesplicabil disagio: le assicurazioni dategli dal marito che la promessa del marchese di Baldissero allontanava dal capo di Francesco ogni pericolo, il racconto che il figliuolo aveva fatto del suo abboccamento riconciliativo colla famiglia dell'avversario al ballo della baronessa, racconto al quale il giovane aveva studiosamente accresciute le tinte di sincerità e di amichevolezza; lo sforzo di Francesco medesimo a sembrar più lieto e senza pensieri che mai; tutto questo non era pur tuttavia riuscito a scacciare dal fondo del cuore di Teresa una specie di paura che era un presentimento. Avrebbe voluto potersi tenere il figliuolo all'arrivo de' suoi sguardi almanco tutto quel giorno, proteggerlo, oltre che colle sue preghiere, colla sua presenza: se avesse osato l'avrebbe scongiurato a non uscire di casa fino al domani. Ma verso le tre, quando appunto Francesco affrontava la morte, la inquietudine fino allora vaga e indefinita della madre amorosissima, divenne un vero tormento insopportabile; ad un punto sentì mancarsi addirittura il respiro, tanto s'accrebbe di subito l'angoscia, come se stesse per rompersi improvviso lo stame della sua vita. Ebbe la coscienza, l'avvertimento d'una gran sciagura capitata. Era l'istante forse in cui Francesco trafitto dalla palla del marchese Ettore di Baldissero, precipitava al suolo. Non potè frenar più, nè dissimulare la smania di sgomento che la tormentava. Voleva accorrere presso il marito che trovavasi nella fabbrica e dirgli mandasse tutta la gente onde poteva disporre in cerca di Francesco, affinchè, trovatolo, glie lo riconducessero tosto a casa, che a calmare la sua ansia mortale non c'era altro mezzo fuor quello di rivedersi il figliuolo dinanzi; voleva senz'altro mandare ella stessa il fido Bastiano... ma dove? Se l'avesse saputo non avrebbe esitato a correre essa medesima.

Maria, testimone e confidente di questi spasimi della madre, invano tentava sedarne i tumulti dell'animo; combatterne le paure; e non otteneva altro effetto che di sentire ella stessa invaso il suo cuore dai funesti presentimenti.

Quando la carrozza di San Luca si fermò al portone della casa, madre e figliuola non dubitarono un momento che con quel legno giungesse la spiegazione, la conferma, ahi forse! delle loro paure. Teresa si precipitò fuori della stanza per correre all'incontro di quel nunzio, fosse egli buono o cattivo; e Maria le tenne dietro agitata ancor essa; ma come stavano per uscir nell'anticamera, udirono in questa passar Giacomo col visitatore, che si dirigevano verso il gabinetto di studio. Si fermarono palpitanti le due donne per lasciarli passare, nascoste dietro le imposte dell'uscio; poscia l'ansia della povera madre era troppa, perchè la resistesse alla tentazione; impose bruscamente silenzio alle timide rimostranze della figliuola che voleva combattere il proposito materno, la rinviò aspramente nel salotto, ed ella, con un palpito di cuore che Dio vel dica, si recò all'uscio dello studiòlo del marito per origliare.

Non udì ben distinte tutte le poche parole che si scambiarono, tanto era il tumulto di tutto l'esser suo che le orecchie le ronzavano come intronate, ma sentì pronunziare da Giacomo: «mio figlio»; poi da quello sconosciuto i detti: «gravemente ferito!» Le si sconvolse la ragione: quello ch'essa provò nel cuore, nel cervello, nell'intimo dell'esser suo impossibile dirlo: si precipitò come forsennata, quasi furibonda, con quell'eccesso di trasporto che la natura dà anche alla più timida delle madri quando si tratta di difendere la prole.

San Luca si sentì commosso più che non avrebbe creduto, quasi spaventato innanzi all'esplosione di quel dolore materno.

— Si calmi.... si rassicuri: diss'egli in tutta fretta: non è gran cosa.... una ferita leggera....

Teresa si torceva le mani in una contrazione di spasimo: i suoi occhi ardenti saettavano sguardi pieni d'ansia, di dolore, d'odio sull'uomo che le stava dinanzi.

— Voglio vederlo: ripeteva essa colle labbra convulse: subito.... voglio vederlo finchè vive.... Mi conduca da lui.... se non vuole ch'io la maledica... E non sa che è tremenda la maledizione d'una madre a cui si viene a dire che suo figlio è ucciso?

— La lo vedrà, non dubiti.... verrà qui fra poco egli stesso.... Le ripeto che la ferita non è tale da sgomentarsi.

— Me lo giura Ella? proruppe Giacomo, il quale in presenza della moglie aveva sentito maggiore il bisogno di raccogliere tutte le sue forze e di aver calma e coraggio per tutti. Mi giura che la ferita di Francesco non è mortale?

Il conte esitò un istante: pensava che mentr'egli avrebbe dato cotal giuramento, l'infelice colpito in parte così essenziale del corpo avrebbe potuto già soccombere: e la pietà della sua risposta assicurativa riuscirebbe allora a quei poveri genitori anche più crudele della verità.

— Le ho già detto ch'essa è grave: rispose egli mestamente; un giudizio definitivo non si potè dare così di botto... tuttavia tutto induce a sperare.....

La misera madre non udì altre parole. A quella forza, a quell'impeto del primo terribile commovimento, successe nel suo organismo la riazione; il cuore che le si era messo a palpitare con irrefrenata violenza, come se fosse scoppiato ad un tratto, s'arrestò; il sangue le invase il cervello e le soffocò l'intelligenza: sentì morirsi, levò le mani e le agitò come fa chi annega, invocando aiuto nella suprema convulsione dell'agonia, e sclamando: «Hanno ucciso mio figlio!» cadde come corpo morto tra le braccia del marito che sentiva ancor'egli sotto l'influsso del dolore smarrirsi la sua ragione.

San Luca fu d'un salto al cordone del campanello, e lo tirò con forza e replicatamente. La prima delle persone che accorsero fu Maria, la quale, timorosa pur troppo anch'essa di funesta novelle, stava con ansia inesprimibile aspettando il ritorno di sua madre. Entrò, vide Teresa abbandonata sopra un seggiolone dove il marito l'aveva posta: vide suo padre percotersi la fronte e stracciarsi i capelli in un parosismo di supremo dolore, e la fanciulla, l'anima sconvolta, la stretta della più fiera angoscia nel cuore, si gettò al collo della svenuta, esclamando fra le lagrime con accento di amore, di cordoglio, di angoscia inenarrabile:

— Mamma! Mamma! oh mamma mia!

E due giorni prima quella famigliuola così mite ed amorosa era tanto lieta, e pareva da lei tanto lontana ogni minaccia di sventura!

Non ostante la sua leggerezza egoistica, San Luca, quando raggiunse i suoi compagni che lo aspettavano nella carrozza, era profondamente commosso e turbato.

— Preferirei qualunque altra così, diss'egli, al fare una seconda di queste ambasciate. Gettare _sur le carreau_ un individuo gli è nulla, ma venire innanzi ad una madre a dirgli: «stanno per portarvi vostro figlio bucato in petto da una palla,» _corbleu!_ gli è piacevole come inghiottire degli aghi..... Ho creduto averla uccisa quella povera donna.