La plebe, parte III

Part 22

Chapter 223,812 wordsPublic domain

Barnaba esitò un momento a rispondere: il suo sguardo, per gli occhi della giovane volle e credette penetrare nell'animo di lei; fu persuaso più che mai d'averglielo afferrato e per non lasciarselo sfuggir più si decise ad una implicita menzogna.

— E se così fosse, diss'egli, che rispondereste? che cosa vorreste fare?

La pupilla dell'occhio nero di Maddalena si dilatò un istante e parve mandare più vividi raggi; una avida cupidigia si dipinse per un momento nella faccia invasa dal rossore, nella bocca semi aperta, come anelante. Ma codesto non durò che un minuto. Quella fiamma si spense negli occhi, quel rossore sparì dalle guancie; e la Maddalena chinò lentamente il capo, assorta di botto in altro e tutto diverso pensiero.

Vedete di che miracoli non è capace l'amore! Un tempo, prima che le avesse preso il cuore quella infuocata e tenace passione cui avevale ispirata Gian-Luigi, Maddalena avrebbe accolto le parole di Barnaba come una felicissima ventura, ed alla sorte fattale intravedere per esse, la si sarebbe appigliata con tutto l'ardore della sua naturale ambizione, della sua vanità eccitata, della sua foga desiosa di piaceri e di lusso; ora invece l'influenza seduttiva passò appena un istante alla superficie della sua anima tutta occupata da un profondo, potentissimo affetto, e si dileguò ratta, scacciata dalla memoria, dal pensiero, dall'ardore dell'amor suo. Ella non poteva essere d'altri che del _medichino_: ella non poteva, non voleva avere altra sorte che quella non fosse di seguitare la sorte di lui, di rimanere sommessa a ciò ch'egli comandasse di lei. Ricordò le parole che quella mattina medesima Gian-Luigi le avea dette: «Lena, tu potresti avere e belle vesti ed ogni cosa che hanno le ricche, e potrei procurartene io stesso; ma tu sai che mi sei utile rimanendo in queste umili condizioni in cui ti ho trovata.» Ah! non ella avrebbe tradita mai l'aspettazione e la fiducia del suo amante.

Il poliziotto s'accorse del cambiamento che avveniva nell'animo della giovane, sentì sfuggirsi di mano quella presa ch'egli credeva aver fatto, ed affine di riguadagnarla, disse con tutto il calore che egli era capace di fingere:

— Non rispondete? Esitate?... Come! Sareste tanto ingrata verso la sorte da respingere una simil fortuna che la vi manda?... Ma, infelice e sconsigliata che siete! pensate che voi non avreste più desiderio di sorta che non vedreste subito appagato. Voi povera fanciulla siete nata e avete vissuto finora più o meno in mezzo agli stenti: ma certo avete visto dal basso delle vostre misere condizioni le gioie di quelle fortunate che si crogiolano in mezzo alle sete, alle trine, ai velluti, agli ori della ricchezza. Non sareste donna se non le aveste invidiate, se non sentiste in voi che siete fatta anche voi per quelle gioie, che colà al loro posto, in quelle carrozze, in quei saloni, con quegli abiti sareste più bella, più ammirata, più corteggiata, più adorata di tutte loro... La vostra invidia è giusta, Maddalena; il vostro intimo sentimento, il vostro istinto ha ragione. Voi sareste a mille doppi superiore a tutte in bellezza: voi vedreste tutti gli uomini ai vostri piedi.

Maddalena teneva sempre chino il capo, e lo scosse leggermente come tra per negare, tra per dire che non glie ne importava niente affatto.

— La ricchezza, continuava Barnaba con pari calore, è la prima e l'unica potenza del mondo.... Voi avreste la ricchezza, Maddalena!.... Vi piacerebb'egli sciuparla, gettandola per la finestra nella strada, alla faccia della gente meravigliata? E voi quanto ne consumereste follemente di denaro, tanto e più ritrarreste a vostro capriccio da un vostro sorriso, da una vostra lusinga. Vorreste invece pensare ai vostri anni avvenire e prepararvi un'esistenza sontuosa e tranquilla per la maturità della vostra esistenza? Ma in poco di tempo voi avrete radunato i guadagni di tutta una vita laboriosa di fortunato banchiere.... Ebbene, ditemi ora: che cosa decidete?

La giovane tornò a scuotere la testa, e disse freddamente con voce sommessa, sorda, per così dire, ma risoluta:

— Io sono contenta della mia condizione, e non desidero cambiarla.

Barnaba dalla maraviglia fece un sobbalzo sulla panca su cui era seduto, e guardò la ragazza come si guarda un fenomeno mai più visto, la cui stranezza lo fa parere soprannaturale. Non fu tanto ingenuo da credere che fosse la virtù a difendere così bene contro la seduzione quel fragile cuore di cortigiana. Gli era dunque l'amore ch'essa aveva pel medichino, che esercitava su di lei così potente influenza? A questa conclusione ch'egli ne trasse, il poliziotto ebbe un'ispirazione, che fu un vero tratto di genio. Le medesime cause producono sempre i medesimi effetti. Un amore simile in donna come quella, doveva essere geloso e furibondo quanto e più non fosse quello di Meo per Maddalena. La gelosia aveva conferito massimamente a dar vinto all'arte del poliziotto il giovinastro imbecille, chi sa che la gelosia pure non lo servisse ad impaniare quell'accorta, ma ardentemente appassionata fanciulla?

— Avete torto, Maddalena: riprese egli a dire; voi disprezzate e rigettate una sorte, a cui molte e molte, che cosa dico? tutte le fanciulle vostre pari sarebbero beatissime di potere aspirare. Ma di certo voi non vi rendete conto esatto di quello che potreste essere, di quel che diventereste senza fallo. Vorrei che solamente travedeste gli splendori della vita di Zoe soprannominata la _Leggera_. Essa vive in mezzo all'oro ed ai diamanti, ha i più bei cavalli e le più belle carrozze della città, e veste come una principessa. Ebbene la Zoe, quanto a beltà e piacentezza di modi e di sembianze, non è pure da mettersi in paragone con voi. E la vien su dal nulla, proprio dai ciottoli delle strade e dal fango delle piazze. Io che vi parlo l'ho conosciuta... l'ho veduta, voglio dire, magra come un chiodo, saltar sulla corda in piazza, vestita d'una sottanella strappata e sporca, tempestata di lustrini irrugginiti, con nissun'altra bellezza che due occhioni da metter l'inferno nell'anima della gente....

Queste parole pronunziò Barnaba con voce veramente commossa e faccia turbata. Maddalena levò i suoi occhi stupiti in volto al suo interlocutore, e questi a quella sguardata parve scacciare l'emozione onde si sarebbe detto essere stato preso, e tornò per l'affatto quello di prima.

— Voglio dire, continuò, che voi avete i cento, i mille meriti di più, per riuscire al medesimo e ad ancora più brillante destino.... Oh che forse ci avete un qualche amore che vi trattiene con una delicatezza di scrupolo che sarebbe soverchia davvero?

Fece una risatina così accortamente falsa che pareva vera.

— Giusto: soggiunse con tono di scherzosa famigliarità; sapete che vi fanno l'amante di quell'invisibile ed introvabile _medichino_ di cui tutti parlano e nessuno seppe scorgere pur mai l'ombra soltanto.

Gli occhi neri di Maddalena saettarono un nuovo sguardo di fuoco sulla faccia scialba del poliziotto che rimase impassibile.

— Ed Ella crede all'esistenza di questo _medichino_? domandò la fanciulla.

Barnaba crollò le spalle come fa uno scienziato innanzi ad un pregiudizio del volgo.

— Oibò! Non mi fate il torto di credermi così sciocco. Il popolo ha sempre bisogno di personificare in un essere ideale l'autore, o per dir meglio, i varii autori di tutto ciò che avviene di un po' strano onde la sua immaginativa resta colpita; il più delle volte anche gli stessi strani avvenimenti che dànno origine alla creazione di quel personaggio fittizio, sono inventati. Appo noi da un po' di tempo sono accaduti alcuni più audaci delitti che hanno sparso lo spavento nel gregge pusillanime dei possidenti; ed ecco di subito la fantasia sgomentata di quella brava gente immaginare una fortissima e numerosissima associazione di malfattori ed a capo di essa un malandrino più matricolato degli altri, orribile, feroce, un diavolo in carne ed ossa, che, non si sa poi per qual ragione, venne battezzato col nomignolo di _medichino_. Eh! non mi lascio abbacinare da queste puerilità io! Provate un po' a domandare al popolo, che viso, che aspetto, che modi ha questo famoso re di briganti e di assassini: uno vi dirà che gli è un gigante tanto fatto, con occhi da basilisco, con sembianze così truci da far basire di paura solamente a guardarlo, che gli è un mostro che beve sangue umano, non gode che dell'agonia di vittime umane immolate, non apre la bocca che per bestemmiare e comandare i più atroci delitti; altri invece ve lo dipingerà di apparenze tutto graziose e gentili, un giovinetto sbarbato che pare una donna, a cui si darebbe l'ostia consecrata senza confessione. Io ne concludo da ciò che è tanto vero il primo quanto il secondo ritratto di questo misterioso individuo, la cui esistenza cercano di far credere i birbanti medesimi per far essi di proprio capo le loro gesta e sviare con quell'arte da sè i sospetti della polizia..... Ma lasciamo stare quest'ipotetico individuo. S'egli non è il vostro amante, Maddalena, ciò non vuol dire che voi non ne abbiate un altro, al quale mi è avviso che voi vogliate bene — fortunato mariuolo, va! — più di quanto una ragazza di vostra fatta dovrebbe; e mi nasce il sospetto che sia appunto per riguardo di codesto vostro damo che voi non vogliate far buon viso alla felicità di quel certo avvenire che vi ho mostrato. Se così fosse, sarebbe questo uno scrupolo che vi onora, ma che dimostra una certa inesperienza e — lasciatemi dire — grullaggine. Forse che accettando la fortuna di cui vi si parla, voi sareste impedita di aver poi per vostro intimo amico colui che vi piacerebbe? Eh! di siffatti amanti ve ne potreste tenere quanti vi garba — ci basterebbe un po' di prudenza... To': anche qui posso citarvi l'esempio della Zoe, di cui vi parlavo un momento fa. Essa ha molti protettori — e quasi tutti alto locati, e fra questi il principino che ho nominato poc'anzi — i quali pagano e pagano lautamente; e poi ha un amante che non paga, ma cui anzi, dicesi, esser ella a pagare... Egli è un medico appunto; ma quello è un medico davvero; uno de' più belli ed eleganti damerini della città: il dottor Quercia.

Barnaba pronunziò queste ultime parole con affatto il medesimo tono col quale aveva parlato finora, senza pesare menomamente su di esse, come si dicono le cose del tutto indifferenti, a cui non v'è ragione alcuna di dare pure un'ombra d'importanza; ma il suo sguardo che non aveva abbandonato mai la faccia fresca e rubiconda della giovane era in sull'avviso più che mai da potere cogliere su di esso il più lieve e il più fuggitivo segno d'impressione qualunque.

All'udire quegli ultimi detti e sopratutto quel nome, tutta la persona di Maddalena ebbe una subita agitazione leggiera, ma che non poteva sfuggire allo sguardo attento del poliziotto; gli occhi di lei ebbero un baleno vivissimo cui tosto velarono le palpebre sollecitamente abbassate; e la sua volontà non fu tanto padrona del sangue improvvisamente riscosso che valesse ad impedirgli di salire ad arrossarle le guancie.

— Ah! esclamò ella sotto l'efficacia di quel primo impulso; Quercia è l'amante di codesta tal Zoe?....

Barnaba non ebbe più bisogno di altri argomenti per essere chiarito della identità ch'egli aveva sospettata fra il misterioso _medichino_ ed il galante dottor Quercia; ne sentì una viva gioia, ma la sua faccia era troppo esperta ed avvezza a dissimulare perchè ne lasciasse scorgere un segno qualunque; vide che la sua ispirazione l'aveva servito bene, e determinò tentare di trarne tutti quei maggiori frutti che potesse.

— Quell'originale d'una Zoe ne va pazza: soggiunse. Gli è che quel mariuolo d'un seduttore è inarrivabile nell'arte di abbindolare una donna. Si conta anche d'una signora d'alto rango, una vera nobile, una contessa di Staffarda che si darebbe al diavolo — se pure non si è già data — per gli amplessi di quello scellerato d'un dottore.

— Contessa di Staffarda? dimandò Maddalena, come se volesse stamparsi anche questo nome nella memoria.

— Sì, rispondeva con tutta bonarietà il malizioso Barnaba, contessa Langosco di Staffarda..... Oh! una delle prime famiglie del regno..... Ed una bella donna poi!.... Capperi! che bella donna! Non c'è che dire; Quercia sa scegliere per benino le sue conquiste. La Zoe e la contessa sono due fior di bellezza.

Un subito smanioso desiderio invase l'animo di Maddalena: quello di vedere le due donne che erano sue rivali.

— Dove abita ella, questa contessa? domandò ella ad un tratto.

Barnaba glie lo disse.

— E quell'altra? La Zoe!

Il poliziotto le disse anche di questa.

Maddalena sentì il bisogno di dare una ragione di queste sue strane domande.

— Ella mi ha detto tante cose di questa Zoe..... Mi piacerebbe un poco vedere co' miei occhi come la vive e la si governa; mi piacerebbe sentire dalla sua bocca medesima il bene e il male della sua esistenza.

— Vedrete in ogni modo che io non vi ho detto che la semplice verità.....

A questo punto nello stanzone vicino, divenuto oramai silenzioso del tutto per esserne partiti quasi tutti gli avventori, s'udì suonar mezzanotte dall'orologio a contrappesi. Maddalena si ricordò di botto che Gian-Luigi l'attendeva per quell'ora, e senza volere altro soggiungere nè ascoltar più, s'alzò frettolosa.

— È mezzanotte, diss'ella; non posso fermarmi più oltre. Bisogna ch'io me ne vada.

— Ancora un minuto solo...

— No; sono aspettata.

— Ah ah!... Non parlo più: allora, passando di là, fate il piacere di dire a Pelone che venga qui.

Nella stanzaccia dell'osteria non c'erano più che due avventori: uno era Andrea, il quale, appoggiate le braccia sul desco e sopravi il capo, s'era addormentato sotto l'influsso dell'ebbrezza; l'altro era _Macobaro_, che solo in un angolo, concentrato in se stesso, ruminava nella sua mente l'immensità della sciagura che gli era precipitata addosso ed accarezzava il pensiero e l'ancora incerto proposito della sua vendetta. Egli ritardava più che poteva il momento di tornare a casa. Giunto colà che cosa vi avrebbe fatto? L'idea di ritrovarsi in faccia alla sua figliuola colpevole gli era adesso penosa oltre ogni dire. Avrebbe voluto non rivederla più mai: frattanto rimaneva assorto ne' suoi cupi pensamenti, e lasciava passare le ore.

Pelone chiamato nel camerino da Barnaba, per mezzo di Maddalena (la quale poi erasi affrettata ad uscire di colà per recarsi dall'altro segreto passaggio al luogo dove il suo amante stava attendendola); Pelone andò con passo più lento ancora del solito verso il gabinetto in cui era il poliziotto. Non gli restava altro che mandarlo via; e non aveva ancor bene risoluto fra sè il modo migliore con cui far codesto; sapeva che metterlo fuori dell'osteria era un mandarlo alla morte, e provava in se stesso alcuna cosa che quasi poteva dirsi rincrescimento, non già che ad ispirargliela fosse la debolezza della pietà, ma sibbene l'egoismo della paura di rimanerci compromesso egli medesimo. La sua salute, la sua sicurezza dipendevano da quelle relazioni opportune ch'egli sapeva mantenere colla polizia da una parte, colla _cocca_ dall'altra; e Barnaba era il frego d'unione fra lui e la prima di queste due potenze. Una volta rotto l'equilibrio, egli poteva essere esposto ai maggiori pericoli. L'uccisione di Barnaba rompeva questo sapiente equilibrio da una parte, e s'egli avesse cercato di sottrarre il poliziotto a codesta sorte, l'equilibrio precipitava dall'altra. Il bravo Pelone non s'era mai trovato in un simile imbroglio: ed ecco perchè il suo passo era più lento del solito, la sua faccia più lunga che mai mentre camminava verso il camerino dall'uscio a vetri.

Barnaba da parte sua pensava che l'oste lo avrebbe probabilmente messo a fronte di qualche scellerato con cui non gli occorreva solamente accortezza per sapersi governare, ma gli sarebbe stato necessario coraggio fors'anco per difendere la sua vita: e, preparato com'era ad ogni cosa, riandava seco stesso ciò che aveva preventivamente studiato dover dire in tal circostanza e guardava se fossero sotto la sua mano e agevolmente impugnabili i calci di due pistole a doppia canna che aveva nelle due tasche dei calzoni.

— E così, compare Pelone, domandò egli al bettoliere che entrava; questi amici sono venuti?

— No signore, rispose l'oste; e' non son venuti, e non verranno più, perchè gli è mezzanotte, e bisogna ch'io chiuda l'osteria, se non voglio buscarmi la mia buona multa.

Barnaba s'alzò lentamente.

— Vuol dire che mi mandi via?

— No.... tutt'altro.... Ma Ella conosce i regolamenti e gli ordini del signor Vicario, e spero che non vorrà che mi tocchi una contravvenzione.

Qui il poliziotto commise un grande errore: quello di volersi dare il gusto di spaventare quel furfante d'un bettoliere.

— Vado, caro Pelone, gli disse con ironica gentilezza, che suonò al vecchio birbante come una tremenda minaccia; ma ci rivedremo domani.... E mi vedrai venire in buona compagnia ad apprenderti quanto tu abbia avuto torto a tacermi i più importanti dei tuoi segreti.

Pelone rimase allibito.

— I miei segreti? diss'egli. O di che razza segreti la s'intende parlare?... Che cosa è che io ho taciuto? Santa Vergine con tutti i santi: io non ho taciuto nulla, o possa essere impiccato....

— Benone! continuò Barnaba con quella spaventosa ironia: il tuo generoso augurio sarà facilmente esaudito.... Addio.

Adesso gli era l'oste che lo avrebbe voluto trattenere; e fu il poliziotto che partì senza più dargli retta.

Pelone rimase il più perplesso uomo del mondo. Quando Barnaba era venuto fuori con quelle parole, egli stava per tentare di copertamente avvisarlo del pericolo che lo minacciava; ora invece quasi rallegravasi di non averlo fatto.

— Questo demonio, pensava fra di sè, ha forse scoperto qualche cosa.... Ma se Graffigna lo coglie, ei si porterà nell'altro mondo tutto ciò che ha scoperto.

Mandò un patetico sospiro.

— Purchè quel figliuolo d'un cane di Graffigna non isbagli il colpo!... Ecco ciò che io sono ora costretto a desiderare.

Fece uscire Macobaro ed Andrea, svegliandolo, dall'osteria, e chiuse alle loro spalle ermeticamente l'uscio della bettolaccia.

Graffigna, uscito dall'osteria, dopo aver fatto cenno a Marcaccio di seguirlo, s'era fermato a pochi passi lontano dall'ingresso della bettola, sotto il fioco raggio d'un lampione municipale a cui troppo scarsamente l'illuminatore aveva misurato l'alimento dell'olio. Non cadeva più la neve, ma quella caduta lungo tutto il giorno, che copriva alta due palmi la strada, diffondeva un biancolastro chiarore per la notte, altrimenti scura e nebbiosa. Non un rumore più si udiva, non un passo muovere, non una voce suonare; non un'ombra più si vedeva accostarsi in quell'umidiccio e freddo ambiente di nebbia, or più or meno densa, che pareva sotto una misteriosa spinta rotolare chetamente sul suolo e lungo le pareti delle case le sue volute. Marcaccio non tardò a raggiungere il suo degno superiore nella gerarchia delle scelleraggini.

— Bene: gli disse Graffigna senza preamboli. C'è un uomo colà dentro, che bisogna ad ogni costo freddare. Ho pensato di servirmi del tuo aiuto.

Marcaccio, per quanto birbante egli fosse, mostrò tuttavia poco entusiasmo a questa proposizione fattagli a bruciapelo.

— Diavolo! diss'egli; di chi si tratta?

— Codesto tu non hai manco da saperlo. Quando i miei occhi da gatto lo vedranno venire, ti dirò: gli è quello; e ciò ti deve bastare.

— Ha egli molto denaro allato?

— Forse nè anche un soldo.

— E allora perchè?..,

— Perchè gli è l'interesse della _cocca_ che lo vuole.

— Ah! fece Marcaccio curvando il capo, come non trovando più nulla da ridire a questa buona ragione.

— Sarò io che darò il colpo; riprese Graffigna: non mi fido che del mio succhiellino io...

Marcaccio parve niente affatto offeso della poca fiducia che il suo compagno manifestava in lui per codesta impresa; anzi trasse un respiro che si sarebbe detto di soddisfazione, od almanco di sollievo.

— Tu, continuava quell'altro, mi farai da bracco ad arrestare la preda, e non interverrai attivamente col tuo coltellaccio, se non quando ne nasca assolutamente il bisogno: cosa che non credo sia per avvenire. Ecco intanto quello che devi fare. Mettiti costà contro quel portone, nascondendo più che puoi la tua persona contro lo stipite. Quando l'uomo di cui si tratta non sarà più lontano da te che di due passi, io manderò il nostro fischio, ed in allora salterai fuori ad impedirgli il passo.

— Cospetto! disse Marcaccio: egli così mi vedrà per bene in volto, e se mai la scampa mi potrà riconoscere di poi.

— Va là che non c'è pericolo la scampi... E poi per maggior precauzione tirati sul naso il tuo cappellaccio e mettiti sulla bocca il fazzoletto tanto che non ti restino scoperti che gli occhi per vederci...

— Ad ogni buon conto farò così.

— Appena tu l'abbia arrestato, io gli piomberò addosso per di dietro dal posto in cui vado a mettermi in agguato, e tu lo vedrai cadere senza manco gridare un Gesù-Maria... Non c'è cosa più semplice e più facile. Hai tu capito?

— Ho capito benissimo.

— Allora ai nostri posti: ed attenti che fra dieci minuti l'individuo sarà qui.

Marcaccio andò ad appiattarsi dove gli aveva detto Graffigna, e questi da canto suo si postò un po' più indietro, dall'altra parte della strada, stando così aderente al muro dietro il poco riparo che faceva lo sporgere dello stipite d'una porticina, e così immobile, che in quelle tenebre il vederlo o il sospettare soltanto in quel luogo la presenza d'un uomo era impossibile.

Barnaba intanto, uscito dall'osteria, se ne veniva lentamente, e con aspetto preoccupato verso quella parte. Egli era lieto dei risultamenti ottenuti in quella sera, e veniva pensando come trarne miglior profitto. Adesso non era più con un'intima istintiva persuasione soltanto, ma con una morale certezza giustificata ch'egli avrebbe potuto presentarsi al signor Tofi a sostenergli l'identità del _medichino_ coll'elegante dottor Quercia. La scoperta dell'esistenza già sospettata d'un segreto nascondiglio dove riparassero gli assassini e si nascondessero i corpi del delitto, era cosa importantissima; così egli tosto avrebbe provato ai superiori il torto e l'ingiustizia della sua disgrazia. Ma non conveniva indugiarsi per nulla e quanto più presto si sarebbe agito, tanto meglio aveva da essere. Si disse che il Commissario non l'avrebbe rampognato, ancorchè fosse venuto a disturbarlo a quell'ora per affare di tanto rilievo. Era opportuno senza perder tempo, con quella maggior forza di _arcieri_ e di guardie che si poteva raccozzare in tutta fretta, invadere la bettola, rompere il tavolato là dov'egli era persuaso esistere il passaggio, e penetrare ad ogni rischio nel covo degli assassini. Più presto si facesse, e più si sarebbero presi i birbanti all'impensata, e minori sarebbero stati i rischi, e maggiore la messe delle prove. Si, non bisognava esitare, e correr subito dal Commissario.

Presa questa risoluzione, egli aveva levato il capo e s'era posto ad affrettare il passo, quando udì dietro di sè suonare un fischio acuto, modulato in maniera speciale, e tosto dopo vide slanciarglisi innanzi, come se uscisse dalla muraglia della casa, un uomo grande e grosso colla faccia coperta da una pezzuola, il quale secondo l'abitudine di tutti questi galantuomini, gli disse:

— Ferma, birbante!

Barnaba cacciò la mano nella tasca dei calzoni per estrarne una delle sue pistole; ma chiuso e abbottonato nei panni, com'era, pel freddo, prima che avesse tempo di compier l'atto, si sentì una lama fredda ed acuta penetrare nel fianco a due riprese in fretta in fretta; volle mettere un grido, ma si sentì soffocare da un fiotto di sangue che gli venne alla gola, gli si annebbiarono gli occhi e cadde lungo e disteso sulla neve che ammantava la strada.