La plebe, parte III

Part 14

Chapter 143,875 wordsPublic domain

Per meglio comprendere ciò che era avvenuto ai due amici di Maurilio, bisogna che ci rifacciamo alquanto indietro nella mattinata di quel giorno medesimo, quando nell'occasione dell'arresto del nostro protagonista, _Gognino_, il nipote della _Gattona_, aveva visto quel cotal bottone d'argento e meravigliatosi di trovarlo uguale ad uno cui possedeva eziandio la nonna. Già narrai come il ragazzo avesse contato codesto alla nonna che avea mostrato dare a tanto semplice fatto una certa importanza, ed erasi senza indugio recata al convento del Carmine a consultare il gesuita Padre Bonaventura[6]; già vedemmo eziandio come quest'ultimo fosse andato, subito dopo il colloquio colla _Gattona_, in casa messer Nariccia, e dalle poche parole che abbiamo udito nell'atto in cui l'usuraio riconduceva il frate fino sul pianerottolo dove trovava Gian-Luigi che veniva da lui per impegnare i diamanti della contessa Candida, da quelle parole abbiamo potuto indovinare che Padre Bonaventura aveva ripetuto a Nariccia i discorsi che s'eran fatti fra lui e la nonna di _Gognino_, che il frate e la _Gattona_ avevano alcun sospetto sull'origine di quel giovane che possedeva il piccolo oggetto veduto dal ragazzo, che l'usuraio non ispartiva que' sospetti, ma intanto approvava il consiglio che Padre Bonaventura aveva dato alla vecchia mendicante, di tacere per ora e cercare di appurar meglio la verità[7].

[6] Vedi Capit. XIII della Parte II.

[7] Vedi Capit. XX della Parte II.

Le parole anzi di Nariccia furono tali che ci appresero aver egli non che alcun interesse in quell'affare misterioso, ma qualche rischio eziandio da correre; e ci è facile l'argomentare che se la _Gattona_ con tanta sollecitudine era corsa ad apprendere al frate la scoperta di _Gognino_ e consultarsene in proposito, e se il frate con pari sollecitudine erasi recato da Nariccia ad istruirlo di tutto, il vero dev'esser che quei tre personaggi hanno avuta una parte qualsiasi, ma certo importante, nel fatto che tolse alla sua famiglia, al suo grado, forse alle sue ricchezze un bambino e che ora dubitano, sia speranza o timore il loro non sappiamo, che questo bambino possa tornar loro innanzi nella persona di Maurilio.

E non molto più di questo avremmo potuto scoprire ancorchè avessimo trovato modo di udire i confidenziali colloquii che ebbero luogo in proposito fra la _Gattona_ e Padre Bonaventura, e fra costui e Nariccia. Essi parlavano di cosa della quale ogni incidente era loro ben noto, di cui non avevano da richiamare alla mente nè propria, nè dell'interlocutore alcuno dei precedenti, di cui pareva inoltre che niuno avesse molto gusto nel ricordare e ripetere i particolari: essi quindi si capivano a mezze parole e chi ignorava ciò che fosse avvenuto fra di loro, non avrebbe a niun costo potuto ricostrurre il complesso dei fatti dai tronconi che presentavano le loro frasi.

Fra non molto ci sarà dato di penetrare in questo mistero, intorno a cui gravita e s'aggira gran parte del nostro dramma; per ora contentiamoci di questo adombramento che ci mostra uniti nel passato da un certo legame, forse di complicità, i tre poco nobili e poco simpatici personaggi, del gesuita, dell'usuraio e della vecchia spigolistra, mezzana e peggio.

Costei, dopo il colloquio col frate, era stata ancora un poco alla soglia della chiesa del Carmine coi suoi candelotti, cui alla richiesta di questo o di quel divoto andava ad accendere ad uno od all'altro altare per la ricompensa di due soldi ciascuno; ma quella mattina la donna non aveva la mente rivolta a questo religioso e stupido commercio, sibbene stava fra sè ruminando ben diversi e più gravi pensieri ed a suo avviso ben più importanti per la sua sorte medesima.

Ecco press'a poco le cose che le frullavano per la testa:

— Se questo fosse proprio il ragazzo ch'io credo, qual conseguenza ne verrebbe per me? Buona o cattiva?.... Cattiva è impossibile..... Non son io che ho deciso la sua scomparsa ed ho invece procurato fosse ancora possibile il rintracciarlo un giorno.... E poi in più cattive acque di quelle dove affogo non ci posso cascare..... Se invece la scoperta di codestui è presa pel buon verso, non è forse il caso ch'io mi debba aspettare qualche larga ricompensa?.... Se mi ricordo bene, il figliuolo del padrone non voleva la sparizione del bambino. È un uomo così onesto che se gli si conducesse davanti quel giovane e gli si provasse chiaro esser suo sangue, lo accoglierebbe a braccia aperte e lo vorrebbe risarcire del tempo trascorso; lo farebbe, non foss'altro che in memoria della morta..... Impossibile che lasci nella miseria la persona che facesse questo miracolo!.... E il giovane balzato così ad un tratto in mezzo alla ricchezza, che riconoscenza non dovrebb'egli avere per me?

Sorrise colla sua bocca sdentata alla prospettiva delle ricompense che le avrebbe dato siffatta gratitudine.

— Padre Bonaventura, così continuava seco stessa, vuole ch'io non muova nè anco un dito, che lascii fare a lui.... Già, perchè vuol tirar l'acqua al suo mulino, vantaggiarsene egli, ed a me levarmene ogni merito..... E fors'anco che a lui ed a quel birbante di messer Nariccia conviene di più metter la cosa in tacere, che la continui ad andare come la è ita fin adesso, e chi ha avuto, ha avuto. Ma se la è così, non foss'altro che per far danno a quello scellerato d'un Nariccia che si avvoltola nell'oro e me lascia nella miseria, dovrei parlare... L'importante si è di saper bene su che terreno si mette il piede prima di fare un passo; bisogna conoscere anzi tutto se quel certo bottone è proprio quello, e inoltre investigare le disposizioni d'animo di colui dal quale tutto dipende... Se potessi vederlo!... A comparirgli dinanzi mi ci perito... ma via ho abbastanza di coraggio da superare ogni simile esitazione... Il guaio si è che pare aver egli giurato di non ricevermi più: per quante volte mi sono presentata al suo palazzo, e' mi ha fatto dar l'elemosina ma non mi ammise mai al suo cospetto. Potrei scrivergli una brava lettera, in cui gli direi che bisogna assolutamente ch'io gli parli, che si tratta di cose che lo riguardano... Ma per far ciò bisognerebbe che avessi già dall'altra parte chiarito il vero intorno a quel giovinotto: ed ora per contrattempo egli è arrestato e chi sa fin quando non potrò parlargli!...

Affondò nelle palme delle mani la sua testa dalle chiome bianche, arruffate, mal coperte da uno sporco e lacero fazzoletto, e rimase alcuni minuti in una tensione di mente straordinaria. Nel suo cervello si urtavano delle frasi bell'e fatte di quella lettera cui erale venuto in pensiero di scrivere.

— Finchè ci ho l'idea, bisogna ch'io non la mi lascii scappare, diss'ella poi riscuotendosi; comincerò per metter giù la mia brava missiva, a patto di farla ricapitar poi quando convenga.

Diede una gomitata a _Gognino_ che, accoccolato presso di lei, tutto tremante e intirizzito dal freddo, sbadigliava a ganascie larghe.

— Animo, su, marmottone, drizzati, prendi il cestello dei candelotti e dei rosarii e vienmi dietro.

Il ragazzo non se lo fece dire due volte e passato il braccio nel manico della cesta seguitò la nonna co' suoi passetti stentati e zoppicanti per l'intirizzimento dei suoi poveri piedini indolenziti dai geloni.

Quando furono nella miserabile soffitta in cui la sera innanzi Maurilio s'era introdotto dietro la scorta di _Gognino_, per prima cosa la _Gattona_ prese dal braccio del fanciullo il suo cesto dei candelotti, dei rosarii e degli _agnusdei_, e vi sostituì un altro con dentrovi alcune dozzine di mazzi di fiammiferi.

— To', diss'ella come desiosa di presto liberarsi del piccino, va e guarda di fare ammodo e di non baloccarti secondo il solito. Se questa sera non mi porti i dieci soldi, sta pur sicuro che ballerai una bella _correnta_.

_Gognino_ allargò tanto d'occhi e guardò con istupore profondo il cestello che gli era stato messo al braccio e la nonna.

— Ebbene? disse ruvidamente costei dando colla mano uno spintone al ragazzo; che cosa c'è da star lì incantato? Non hai capito, o sei sordo?

— Ma.... balbettò _Gognino_.

— Ma, ma, ma, che ma vuoi tirar fuori adesso?

— Quel signore di ieri sera, disse timidamente il fanciullo, aveva detto che non mi mandaste più a vendere....

La nonna lo interruppe....

— Quel signore ha detto ciò che gli piaceva, ed io faccio quel che mi garba; va....

— E che vi dava dieci soldi per giorno: soggiunse _Gognino_ senza muoversi dal posto, ma contorcendosi della persona come usava fare quand'era preso dalla malavoglia di obbedire.

— Olà! Che cosa vogliono dire tante ragioni? disse la vecchia corrugando minacciosamente le sopracciglia.

Ma _Gognino_, che era in vena di coraggio, ardì ancora di soggiungere:

— E questa mattina i dieci soldi e' ve li ha dati.

La Gattona alzò la mano per misurare al piccino uno schiaffo.

— Ve' l'impertinente!.... Che sì che ti mostro io il modo di parlare, tristanzuolo che tu sei!... Tira via subito senz'altre parole, o che ti levo io il ruzzo di capo: hai capito?

Il ragazzo fece greppo ma capì che il più conveniente per lui era l'obbedire.

— E da mangiare: diss'egli ancora colla voce fatta piagnolosa: quand'è che me ne date da mangiare?... Ho fame.

— Santa Madonna del Carmine! esclamò la vecchia come scandolezzata da quella richiesta. Questo maladetto ragazzo è un abisso senza fondo; e' mangierebbe il reddito di sette parrocchie!

— Ho fame! ripetè _Gognino_ cominciando a piangere per davvero.

La nonna prese per colà un pezzo di pane inferigno e lo gettò nella cestina del ragazzo.

— Prendi e va che il diavolo ti porti.

Lo prese ad una spalla e messolo fuori chiuse l'uscio dietro di lui. Quando fu sola nella soffitta, la _Gattona_ tirò fuori da un suo ripostiglio un pezzo di carta che poteva ancora dirsi bianco ed un calamaio di maiolica sporca in un bucherello del quale piantata una penna d'oca dalle ispide barbe; pose il tutto sul tavolo zoppo che si reggeva contro la muraglia e sedutasi colà colla carta davanti e la penna in mano s'accinse a scrivere.

Non ebbe da aspettare pure un momento l'ispirazione, perchè, come ho detto, fin da quando era in chiesa le pullulavano nella testa le idee onde quella lettera doveva essere concepita; e di subito la si pose a scrivere con un'ortografia ed una lingua tutte sue particolari.

«Ecelensa

Sonno io sotoscrita Modestina Luponi la cuale sonno statta bon[8] in chasa suva, la cuale con cuesta mia.....»

[8] Voleva scrivere _bonne_.

La era a questo punto della sua produzione letteraria, quando si picchiò all'uscio della soffitta.

— Chi va là? disse con accento malgrazioso la _Gattona_ scontenta d'essere disturbata.

— Amici, rispose una voce franca e simpatica, che vi abbiamo da parlare di cose molto rilevanti.

La _Gattona_, benchè di mala voglia, pur tuttavia s'alzò e venne ad aprire. Entrarono Don Venanzio e Giovanni Selva.

— Siete voi, cominciò Selva senz'altro, quella donna cui chiamano la _Gattona_?

— Son io: rispose la vecchia facendo una riverenza a Don Venanzio la cui bella figura e l'abito pretesco sopratutto glie ne imposero di botto: Modestina Luponi è il mio vero nome, e son qui per servirli.

— Noi veniamo a parlarvi di cosa molto delicata e che può avere gravi conseguenze....

— Santa Madonna! esclamò la nonna di _Gognino_ alquanto sgomentata da tali parole e dalla faccia seria ed anzi severa con cui le parlava quel giovane ch'ella non ricordava d'aver visto ancora mai. Che cosa può essere? Che cosa posso aver io, povera donna, di comune con lor signori che non conosco?... Io sono una buona vecchia che non faccio male a nessuno, e spero che non si tratterà nemmeno di far del male a me....

— Tutt'altro! rispose Giovanni. Si tratta invece che molto probabilmente voi siete in grado di fare assai bene a qualcheduno.... e quindi anco a voi, perchè questo qualcheduno vi sarebbe di molto riconoscente.

La _Gattona_ cominciò ad aprir le orecchie e prestare più volenterosa attenzione.

— Ah sì? diss'ella. Ma s'avanzino, li prego, s'accomodino.

E tirò innanzi verso i due visitatori due scanni. Don Venanzio, a cui l'età rendeva faticoso il salir delle scale, e che perciò dopo i cento e cinquanta scalini montati per venire fin colassù sentivasi assai lasso, sedette sur una di quelle seggiole, mentre il suo fido _Moretto_, entrato ancor egli dietro i calcagni del padrone, veniva a sdraiarglisi in mezzo alle gambe; Giovanni Selva, precisamente come aveva fatto la sera innanzi Maurilio, andava ad appoggiarsi alla tavola zoppa, a cui stava scrivendo la vecchia, quando i due visitatori erano venuti a picchiare.

— Mia buona donna: disse allora colla sua voce cotanto buona e affatto corrispondente alla soavità delle sembianze il canuto parroco; non è per nostro conto che noi veniamo a parlarvi, ma gli è per una persona che molto molto ci interessa, e cui, se siamo bene informati, voi per una ventura che è forse l'effettuazione d'un decreto della Provvidenza, avete conosciuto ieri sera.

La vecchia raddoppiò la sua attenzione e non cercò nemmeno di dissimulare la viva curiosità e il vivissimo interesse che in lei destavano siffatte parole.

— La vorrebbe dire per caso mai quel cotal signore che ier sera mi venne in casa accompagnato da _Gognino_?... che mi lasciò qui la polizza col suo nome scritto... Dove mai la si è cacciata?... Tò; eccola qui... Maurilio Nella... Gli è quello?

— È quello precisamente.

La _Gattona_ si meravigliò seco stessa di quella combinazione della sorte, per cui nel punto ch'ella stava occupandosi di quel cotale e pensando al modo di averne informazioni, le venivano innanzi di tali con un proposito forse uguale, con fine probabilmente identico ed era facile che le recassero quelle nozioni appunto ch'ella desiderava.

Ma ne lo stesso mentre che seco stessa si rallegrava di questo incidente, la sua naturale furberia le suggerì più conveniente partito esser quello di rinserrarsi in un cauteloso riserbo per cui la potesse riuscire ad apprender essa ciò che voleva, senza svelare, da parte sua, agli altri nulla che la potesse compromettere.

— Che bravo signore! esclamò essa: che bell'anima!... Senza conoscermi, egli mi parlò come un vero benefattore, e si volle assumere verso di me e del mio povero nipotino un'opera di carità fiorita... Io non posso nulla per lui da mostrargli la mia riconoscenza; e se potessi, la Madonna mi legge nel cuore con quanta volontà, con quanto piacere farei qualunque cosa! Non posso che pregare il signore Iddio e i miei Santi protettori che lo ricompensino loro; e l'ho fatto... questa mattina ho sentito una messa di più a sua intenzione, ed ho detto la terza parte del Rosario per lui... E sì che ho appreso poi da mio nipote che una brutta disgrazia gli è piombata addosso questa stessa mattina. Egli fu arrestato...

— Ora è già rimesso in libertà: disse Don Venanzio che sperava poter tagliare le ciancie della donna e venir egli a dire ciò che importava.

Ma la chiaccherona non si lasciò mica sconcertare per così poco.

— Davvero! riprese ella colla foga della sua parlantina, ne ho veramente piacere. Santo cuor di Gesù e di Maria! Non poteva essere altrimenti... E chi sa che anco le mie preghiere... le povere preghiere d'una peccatrice sono qualche volta accolte dalla clemenza della Beata Vergine... e chi sa che anco le mie preghiere non abbiano giovato qualche poco...

Selva che era impaziente assai di tutte queste chiacchere della vecchia, interruppe con meno garbo certo di quello che avrebbe usato il buon Don Venanzio:

— Meglio che colle preghiere, poichè dite di voler giovare al nostro amico, voi lo potete fare col rispondere francamente e compiutamente alle domande che siamo venuti a farvi.

La _Gattona_ si tacque e parve recarsi un istante sopra se stessa a riflettere.

— Queste domande sono venuti a farmele a nome di quel signore?

— Appunto.

— E come va?.... Scusino la mia domanda, ma io sono una povera donna che non conosco le cose del mondo..... Come va, dico, che poichè quel signore ora è libero, non è venuto egli stesso a farmi quelle domande che lor signori mi dicono importanti e la cui risposta può giovargli?

Don Venanzio, temendo qualche meno paziente risposta del suo giovane compagno, s'affrettò a risponder egli.

— La vostra osservazione è giustissima; però conviene che sappiate la cosa essere di tal natura, che un estraneo può trattarla colla ponderazione che ci vuole molto più di chi vi è principalmente interessato; inoltre, che ardendo di vivissimo desiderio d'essere chiarito il più presto possibile intorno alle cose che siam qui per domandarvi, e non potendo tosto venire egli stesso perchè trattenuto da alcuna bisogna, Maurilio medesimo ci ha pregati di recarci qui in sua vece; e perchè abbia pregato noi piuttosto che altri, capirete agevolmente, quando saprete che costui — l'avvocato Giovanni Selva — è uno de' più intimi suoi amici, ed io sono un povero prete di campagna che l'ho conosciuto fin dai suoi primi anni, e l'ho educato ed amato sempre quasi come se del mio sangue.

La _Gattona_ fece un atto d'acquiescenza, come per significare che quelle spiegazioni la soddisfacevano per l'affatto; poi dopo un poco di silenzio in cui si vedeva ch'ella aveva studiato con molta prudenza il modo di governarsi e le parole da pronunziare, ella disse:

— Favoriscano allora di farmele codeste domande ch'io risponderò schiettamente come son usa sempre di fare, e nulla desidero di meglio se non che le mie risposte possano giovare, come loro dicono, a quel signore.

Nè Don Venanzio, nè Giovanni, erano molto destri in quell'arte di simulazione e di accortezza che costituisce il pregio d'un buon diplomatico, e il miglior mezzo per arrivare un fine pensavano che fosse, e non sapevano usarne altro, quello di camminare schiettamente, a testa levata verso di esso. Per ciò Giovanni volendo risparmiare al vecchio sacerdote la fatica e il fastidio delle interrogazioni, cominciò egli a dire senza più preamboli:

— Conviene che sappiate essere il nostro amico un figliuolo d'ignoti genitori, abbandonato nelle fascie...

La vecchia non fu tanto padrona di sè che non mostrasse per un lieve movimento una certa impressione in lei prodotta da questa novella, e Giovanni, che era molto osservatore e che in questa occasione ancora ci poneva tutta la sua attenzione, non fu senza notare quell'effetto, quantunque fugace, delle sue parole.

— Con lui bambino, continuava l'amico di Maurilio, furono trovati alcuni oggetti destinati forse nel pensiero di chi ce li aveva posti a farlo riconoscere un giorno....

— Che oggetti? domandò con vivo interesse la _Gattona_, a cui fu impossibile frenare o nascondere un sentimento che era qualche cosa di più di una semplice curiosità.

— Non ho nessuna difficoltà a dirvelo: questi oggetti erano un rosario, un bottone d'argento da livrea ed una lettera di poche parole.

La nonna di _Gognino_ chinò gli occhi alla terra perchè lo sguardo del giovane fisso su di lei non potesse vedere entro essi il turbamento che l'aveva presa. Giovanni si tacque come per aspettare che la donna dicesse alcuna cosa; ed ella, rimasta così un poco immobile e muta, cogli occhi bassi, sentendo che qualche parola bisognava pur dirla, domandò poi, evitando studiosamente d'incontrare coi suoi gli occhi del giovane:

— Or bene, per che modo ci ho io da entrare in codesto?

— Ve lo dico subito. Il vostro nipotino avendo per caso veduto uno di quegli oggetti, cioè quel tal bottone, si lasciò sfuggir detto che voi ne possedevate un altro affatto simile.

La _Gattona_ fu così malaccorta da volersi tosto difendere.

— E che per ciò? diss'ella. Primieramente codesti bottoni da livrea si rassomiglian tutti, e il mio potrebbe anche non essere identico a quello: e poi, quand'anche fosse, chi sa quanti si troveranno possederne di simili, e si avrà da dire che per ciò hanno da aver avuto parte nel trafugamento, che so io di simile, di quel bambino?

Selva sentì nel suo interno un vivo movimento di gioia che ebbe la forza di non lasciar apparire; per lui era oramai quasi una certezza che la sorte li aveva messi sulle buone traccie per iscoprire la origine di Maurilio.

— E nessuno dice codesto: rispose egli con tutta pacatezza. Quanto all'essere o non essere uguali i bottoni è una questione che potrà essere presto risolta qui stesso, perchè voi non negherete di farci vedere quel vostro e noi potremo giudicarne di subito. La vostra seconda osservazione poi sarebbe giustissima se si trattasse d'un bottone da livrea d'una famiglia tuttora vivente e di cui molto facile quindi ve ne sieno di sparsi qua e colà; ma la cosa sta invece che là sopra vi è lo stemma d'un casato da molti anni estinto, e di cui non esiste più nè parentela, ne quasi persona che con esso abbia avuta attinenza. Un oggetto come quello che ha il mio amico non c'è ragione alcuna perchè sia stato conservato, da questa infuori, che la sia una memoria; e l'averne voi uno simile fa supporre che anche per voi esso rappresenti qualche ricordo del passato, manifesti qualche attinenza con quelle medesime persone che posero vicino al fanciullo abbandonato un oggetto compagno.

La vecchia invocò tutti i santi e le sante del paradiso per protestare ch'essa non sapeva di nulla e che la non ci entrava per nulla.

— Ma frattanto, disse allora Don Venanzio colla sua voce calma ed insinuante: avreste voi alcuna ripugnanza a lasciarci vedere quel vostro bottone?

La donna stette un momento in forse: ma poi la voglia vivace che in realtà aveva ancor essa di appurare il vero la spinse ad acconsentire alla richiesta. Andò presso una specie di madia che c'era in un angolo, ed apertala trasse dal fondo un cartoccino di carta, sviluppato il quale, fece brillare il terso argento d'un bottone stemmato. Don Venanzio, a cui la vecchia lo porse, non ebbe che da prenderlo in mano per riconoscere che era affatto affatto uguale a quello di Maurilio; la medesima arma gentilizia: nella parte superiore un mezzo leone rampante in campo azzurro, nella inferiore tre stelle disposte a triangolo in campo d'oro, sormontato il tutto da un cimiero con corona comitale, ed intorno una lista ripiegata con scrittavi in carattere gotico la leggenda: _voluntas ardua vincit_.

A Giovanni era bastato eziandio un colpo d'occhio per vedere che _Gognino_ aveva avuto ragione e quello posseduto dalla vecchia era tale e quale come il bottone trovato addosso al fanciullo abbandonato. I due amici di Maurilio si scambiarono uno sguardo d'intelligenza, il quale manifestava eziandio in ambedue una certa emozione.

— Non v'è più dubbio nessuno, disse Don Venanzio, i due bottoni sono perfettamente uguali.... Voi non vi stupirete, brava donna, se noi crediamo dover pregarvi a dirci come e in che modo questo oggetto è venuto nelle vostre mani, se voi avete avuto alcuna attinenza colla famiglia di cui qui sopra sta in rilievo lo stemma, se finalmente voi potete darci alcuno fosse pur anco lievissimo indizio per venire a capo di argomentare da chi sia stato abbandonato infante il nostro giovane amico, se alcun rapporto ha la sua nascita con alcuno che di poco o d'assai appartenesse a quella famiglia ora spenta.... Certo voi potete facilmente smagare ogni nostra domanda colla semplice risposta che già ci avete dato, cioè di non saper nulla: ma pensate, se fosse diversamente, in cosa di tanto rilievo qual carico prenderebbe la vostra coscienza....

— Pensate, soggiunse vivamente Giovanni che per vincere le esitazioni della vecchia pensava più acconci argomenti d'altra fatta, pensate che, se restituito col vostro aiuto ad una ricchezza, ad un nome illustre che gli appartengano, il nostro amico vi ricompenserà più che largamente.

La _Gattona_ stette un poco senza parlare, profondamente riflettendo seco stessa, senza badare forse che queste sue oscitanze, come le parole che già si era lasciata scappare, davano sempre maggior fondamento alla supposizione che essa qualche cosa sapesse di quel segreto.

Quando poi parlò, invece di dare una risposta, fece essa una domanda.