La plebe, parte III

Part 13

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Un più forte buffo di vento che gli spense il lume tra mano e gli sbattè in volto più abbondanti i fiocchi della neve, lo fe' riscuotersi. Entrò e chiuse dietro di sè a tentoni, con tutte le sbarre che l'afforzavano, l'uscio pesante; s'avanzò nella stanza scura come una caverna sotterra finchè la sua mano tesa innanzi a sè non ebbe incontrato la tavola che ci stava in mezzo; depose su questa la lucerna spenta e poichè il suo stinco aveva urtato nella traversa d'una seggiola posta lì presso, egli vi si lasciò andar su e stette lì con una gran lassitudine d'anima e di corpo. Che cosa pensasse, o credesse o volesse non sapeva neppur egli, tanta era la confusione della sua mente. Quel colpo era stato così inaspettato e così violento che lo aveva tutto sbalordito. Non si faceva un'idea precisa della situazione, perchè in quel momento era incapace di connettere due idee; ma sentiva che un'irrimediabile sciagura gli era capitata addosso a rovinare tutti i suoi progetti d'avvenire, frustrare tutti i suoi desiderii, distrurre una gran parte della sua vita.

Tendeva l'orecchio ai lievi rumori che venivano dalla stanza superiore dov'eran le donne: un soffocato susurro di voci che parlavano, quantunque agitate, sommesso, il trascinarsi qua e colà delle pianelle di Debora che andava e veniva. Si domandava se era possibile che nella sua casa, senza che egli punto se ne avvedesse, sotto gli acuti e veglianti occhi suoi fosse avvenuto tal fatto che tutte cambiava le condizioni, tutto il suo destino e della famiglia.

— Non è vero, non è vero: diceva a se stesso scuotendo il capo, e si ripeteva queste parole molte e molte volte come per convincersene meglio egli medesimo.

Ma invece, a dispetto di ciò, a seconda che il primo turbamento veniva calmandosi, s'accresceva in lui la convinzione contraria. Ricordava lo strano umore, le melanconie, la pallidezza, le bizzarrie di idee e di gusti della figliuola da alcun tempo; e di subito, a fare il più luminoso commento a codesto, il turbato contegno di Ester al giunger del padre poc'anzi, la presenza del _medichino_, gli sguardi scambiati fra i giovani e da lui sorpresi, lo svenimento di lei all'apprendere che Quercia aveva un'amante.

— È lui lo scellerato: diceva Jacob a bassa voce, coi denti stretti. Su di lui piombi la maledizione dell'Eterno!... Ma come potè egli compire l'infame attentato?

In quella s'udì il trascinio delle pianelle di Debora accostarsi alla scala che scendeva colà dov'era coll'anima travagliata il padre di Ester, e la voce della vecchia cacciò giù queste parole:

— Siete costì messer Jacob?

Le due donne, dopo aver udito richiusa la porta, non avendo più visto comparire il vecchio nè sentito rumore di sorta, pensarono che uscito fosse ancor egli e ch'elle eran rimaste sole di nuovo, la qual cosa molto loro andava a versi, poichè avevano così tempo ed agio di concertarsi e studiare insieme intorno al modo di regolarsi. Ester poi aveva da sfogare l'immenso dolore che le aveva cagionato la per lei crudissima novella appresa dalla bocca di suo padre, che cioè Luigi avesse un'altra amante. State così un poco ad orecchiare, e non venendo loro fatto di cogliere il menomo rumore che indicasse l'esistenza d'un'anima viva, non sapendo d'altronde darsi ragione del perchè il vecchio si rimarrebbe nella stanza di sotto senza tornare presso la figliuola della cui salute doveva pur essere e si era mostrato inquietissimo, le si persuasero d'esser sole; e Debora, per assicurarsene di meglio, venne alla botola della scala e disse quelle parole che ho più su riferite.

Ma queste indifferenti parole, o meglio la voce della fante, venne in tal punto che servi come di sprazzo di luce ad illuminare la mente di Jacob nella complicata quistione ch'egli si era posta dinanzi e che non sapeva affatto risolvere: come il _medichino_ fosse pervenuto al compimento dell'empio disegno. Debora facendo ricordare la sua presenza in quel punto, veniva a chiamar su di sè l'attenzione del tradito padrone, veniva involontariamente a denunciarsi. Jacob non esitò pure un momento a credere che la scellerata vecchia era stata compra dal seduttore e s'era fatta l'infame suo stromento. Un'ira impetuosa, irrefrenabile, selvaggia lo prese: s'alzò con islancio furibondo e corse alla scala, tremante in tutte le membra per la collera che lo dominava.

— Sì, ci sono per tua disgrazia, vecchia figliuola di Baal! gridò egli con voce strozzata in gola dall'eccesso della rabbia, e fatte di volo le scale con una rapidità di cui non si sarebbero credute capaci le sue vecchie gambe, comparve nella stanza della figliuola, spaventoso per l'espressione feroce e tremenda delle sue sembianze orridamente contratte.

Debora all'udir solamente la risposta datale dal padrone, aveva capito che per lei era giunto un brutto momento e s'era affrettata a tornare presso di Ester, quasi come ad un rifugio.

— Aimè! Aimè! aveva ella detto tremando, vostro padre è furibondo..... Non l'ho udito parlare col tono d'adesso che una volta sola, quando ebbe perso quelle due mila lire.....

E già dietro la vecchia atterrita sopraggiungevano i passi concitati, quasi direi convulsi di Jacob e il soffio grave e affannoso del suo affrettato respiro. Appena nel cerchio di luce che mandava il lume, vide comparire la faccia allividita, gli occhi sfavillanti d'una cupa fiamma in fondo alle occhiaie, le labbra frementi di suo padre, Ester comprese ch'egli sapeva tutto e che un supremo momento era venuto per essa.

Ella stava ancora seduta, non essendole tuttavia tornate le forze ammorzate da quel penoso e lungo svenimento; ma al veder comparire in quell'aspetto suo padre s'alzò ed appoggiandosi alla tavola stette in piedi come preparata di meglio così ad accogliere quel pericolo che le precipitava addosso: le gambe le tremavano, il cuore le palpitava da impedirle il rifiato; gli occhi vedevano torbido e come dei lampi passavano innanzi alla sua vista offuscata. Quel momento terribilissimo che essa aveva temuto cotanto, per isfuggire il quale avrebbe tutto tentato, a salvarla dal quale aveva supplicato l'amante; quel momento era giunto. Quale scampo più le rimaneva? Nessuno. Che cosa stava per avvenire? Che sarebbe di lei?

Jacob a tutta prima non rivolse il suo furore contro la figliuola; non gettò su di lei che uno sguardo di sbieco, ma uno sguardo da agghiacciare il sangue nelle vene, tanto era niquitoso, e si slanciò con un balzo da tigre sopra Debora; l'afferrò pel collo così che le sue mani adunche le impressero nella pelle rugosa ed asciutta le unghie e con una forza che solo il furore poteva dare a quelle vecchie membra la trasse in terra cadendole sopra ancor esso.

— Miserabile!..... Infame!..... Sporca mezzana, quanto hai tu ricevuto per vendere mia figlia? diss'egli con voce soffocata dal parosismo dell'ira.

La vecchia si mise a strillare per quanto le concedea la stretta alla strozza delle mani convulse di Jacob.

— Misericordia!... Aiuto!... Per carità, gridava essa colla voce arrangolata; non mi ammazzate, sono innocente...

— Ah! innocente! sclamò con rabbia sempre maggiore Arom, il quale alzatosi prese a percuotere coi talloni la vecchia caduta, mentre questa liberata dalla stretta della gola urlava con quanto ne aveva in corpo:

— Soccorso!..... Accorr'uomo!..... o povera me!... Mi ammazzano!... Ahi! Ahi! Ahi!

— Taci!.... Vuoi tacere!.... diceva il furibondo percotendola sempre a quel modo.

Ma una persona s'avanzò, e, preso il vecchio alle spalle, lo allontanò dalla donna con una specie di autorità; era Ester. In lei s'era calmato alquanto il profondo turbamento del primo istante; nella gravità delle circostanze un'anima non fiacca trova sempre anche contro ogni previsione la forza e la risolutezza che occorrono; quando quella sventura o quel pericolo che tanto si sono temuti vi hanno sopraggiunto, per sopportarli ed affrontarli voi vi trovate ad un tratto una certa energia di cui non vi sareste manco creduti capaci. Ester in presenza della tragica solennità di quella scena tanto paventata sentì ben tosto riagire in sè un sentimento che era un'irritazione ancor esso, uno sdegno, un nuovo coraggio. Quando uno si sa minacciato da un disastro e vive nell'incertezza di quando e di come abbia esso a piombargli sopra, quasi desidera che presto avvenga la catastrofe per esserne fuori pur finalmente. Fu qualche cosa di simile ciò che pensò Ester in quel punto: la catastrofe era lì, presente; bisognava farle buon viso. La compassione per Debora così maltrattata dal vecchio inferocito venne a darle la spinta: a lei s'apparteneva d'entrare in mezzo a sostenere la parte principale in quell'orribile scena. Su di sè era suo debito di chiamare lo sfogo di quel selvaggio furore; Ester, come vedemmo, si frammise fra Debora e suo padre.

— Tornate in voi: diss'ella freddamente e di guisa che appena era in lei un lieve tremito delle labbra a manifestare l'interna emozione. Non è con Debora che dovete prendervela, ma con me.

Jacob mandò una voce di furore, che pareva un ruggito soffocato e sembrò volersi lanciare su di Ester. Ella rimase immobile guardandolo con occhio triste, ma sicuro. Padre e figlia stettero così un minuto fronte a fronte, coll'aspetto egli d'un furibondo capace d'ogni eccesso, colla rassegnata fermezza ella d'una vittima pronta a tutto. Ma l'influsso di quelle avvenenti sembianze sull'anima del padre, in cui la figliuola era pure uno dei due unici suoi e potentissimi amori, non era tuttavia svanito così che fissando i suoi negli occhi di Ester non si commovesse in alcuna misura il suo cuore. Egli si tirò indietro d'un passo e la minacciosa ferocia della sua fisionomia lasciò alquanto luogo ad una espressione di profondo dolore.

— Tu dunque lo confessi, sciagurata! diss'egli con un gemito.

Liberata di quella guisa per l'intervento della padrona, Debora tutta indolenzita e sbalordita, erasi alzata lentamente tastandosi la persona: una paura indomabile la occupava; credevasi giunta alla sua ultima ora ed in lei gli anni non lasciavano bastevole vigoria da riagire contro il pericolo. Un pensiero solo rimaneva nella sua testa confusa, nella sua ragione smarrita: salvarsi da quegli artigli del vecchio, fuggire quel suo furore, cercare difesa contro nuovi eccessi del padrone dissennato dall'ira.

Ma come fuggire? Le gambe tremanti la reggevano appena: mai più non avrebbe avuto tempo di correr giù delle scale, precipitarsi all'uscio, aprirlo e guizzar fuori prima che Jacob l'avesse raggiunta. Guardando cogli occhi sbarrati tutt'intorno per cercare un modo di scampo, le venne fatto di veder lì presso la finestra: non ci stette a ragionar su nè poco nè assai, si gettò verso di essa, ne aprì le invetrate colle mani frementi e chinandosi all'infuori, con tutto quel più di voce che le consentiva la terribile sua emozione si diede a gridare per la tenebra della notte:

— Aiuto! aiuto!... Ci assassinano!

Non potè aggiungere altre parole chè Arom le arrivava sopra e ghermendola colla destra per quel poco di viluppo che le facevano sulla nuca le magre treccie delle sue chiome canute, la trasse violentemente entro la stanza, mentre coll'altra mano le tappava la bocca.

— Taci, mala femmina, o ch'io, com'è vera l'esistenza dell'Eterno, ti strozzo.

— Lasciate quella misera: disse Ester intromettendosi nuovamente: non la maltrattate ed ella tacerà; ve lo prometto io. Non è vero, Debora, che per far piacere a me tu tacerai?

La vecchia fante, ancorchè avesse voluto, non avrebbe potuto più continuare le sue grida. Ogni forza era assolutamente spentasi in lei. Jacob sentì che gli mancava sotto le mani, e poichè egli la lasciò andare, ella si accoccolò in terra non isvenuta, ma senza precisa e piena coscienza di sè e delle cose che avvenivano intorno a lei, quasi imbecillita.

Ester chiuse ella medesima la finestra: questa guardava in un altro cortiluccio interno del ghetto, diverso da quello in cui era l'uscio d'entrata; alcuni probabilmente dagli alloggi vicini avevano udito le grida di Debora, ma per quella fredda, nevosa notte d'inverno, nessuno aveva pensato bene di scomodarsi pur tanto da aprir la sua finestra a guardare donde partissero quelle grida e che cosa le cagionasse.

Abbandonata la fante, il padre di Ester si rivolse di nuovo alla figliuola; ma dal suo volto era scomparsa ogni traccia di men crudo sentimento e vi stava sola l'espressione dell'ira feroce.

— Tu lo confessi! ripetè digrignando i denti o, per meglio dire, le gengive. Tu sei colpevole?...

Ester sollevò nobilmente la testa, e con coraggiosa fermezza rispose:

— Amo!

Jacob abbassò la voce, ma l'accento era terribile:

— Tu se' madre?

La giovane curvò il capo.

— Maledizione! urlò il vecchio: e come hai tu potuto credere che io tollerassi una tanta infamia, una simil vergogna?... Ed è questo il compenso al tanto amore che ti portavo?... Pel Dio d'Abramo! La scelleraggine nasce adunque compagna alla donna e cova in lei seconda natura? La tua anima è un nido di vipere. Tu hai tradito tuo padre ingannandolo giorno per giorno, porgendo sfacciatamente al suo bacio una fronte infamata!... Oh mi annienti il fuoco del cielo se tu non avrai da scontare con lagrime di sangue, con lagrime per tutta la vita l'orrenda colpa: tu e quella sciagurata là, più vile d'ogni vil cosa in questo mondo.

Ed accostatosi alla vecchia Debora sempre accosciata a quel modo per terra, la percosse con un calcio.

La misera mandò un gemito.

— Per carità! per carità! susurrò essa con quel poco fiato che le rimaneva.

Ma il vecchio furibondo, assalito in quella da un'altra idea, si slanciava di nuovo contro la figliuola.

— E il tuo complice? Oh oh su di lui avrà da piombare eziandio la mia giusta vendetta... Io sono un povero vecchio.. un ebreo... un nulla, a cui si può impunemente recare la più fiera offesa, un verme che si schiaccia, senza il menomo riguardo e senza il menomo rischio, passando... Quell'infame lo crede; e di certo ride di me, del debole padre ingannato e beffato... Miserabile! Il suo riso gli rimarrà nella strozza... Trema per lui, qualunque siasi, fosse pur anco un potente, trema per lui, donna perduta che tu sei, trema se tu l'ami!... Io no, non sono il verme innocuo che si calpesta impunemente; sono un essere che striscia nel fango, sono un rettile; sia; ma un rettile velenoso che morde il piede incauto che gli si posa sopra ed uccide il suo calpestatore... Il tuo amante, il padre di quel frutto infame che tu porti nelle tue viscere, te lo dico io, morrà, di cruda, orribil morte, morrà... E tu pure morrai; e la tua creatura maledetta nel tuo seno morrà senza veder la luce del sole.

Avanzava verso la figliuola il suo orribil viso di animale di rapina, acceso da una orribil fiamma di sdegno feroce. Ester incrociò le braccia al suo seno e disse fieramente ancor essa, con un lampo di superba audacia nei begli occhi neri:

— Credete voi che io non saprò difendere la vita di mio figlio? La mia poco m'importa; l'abbandonerei alla vostra vendetta; ma l'esistenza della mia creatura, oh per tutte le potenze del cielo e della terra, la difenderò anche contro di voi.

— Stolta! Povera stolta!... Tu non conosci ancora tuo padre... La tua colpa ha cambiato in lui l'amore che aveva per te in odio profondo... Tu lo troverai implacabile!..... Esso te lo ha detto: quando tu cessassi di camminar nelle sue vie egli avrebbe scatenato su di te tutte le maledizioni ed avrebbe invocate anche quelle dell'Eterno. Jehova, il Dio terribile, il Dio della vendetta, conferma le maledizioni de' padri!... Difendere la tua creatura! Come la potrai difendere contro la fame?

A questa orrenda parola che le rivelava l'avvenire minacciatole da suo padre, Ester non potè trattenere un grido e vacillò come se materialmente colpita da un urto.

— Ah padre! diss'ella giungendo le mani, non per me, ma per mio figlio, pietà! Esso è innocente.

— Pietà nessuna!

Ester tornò in un'espressione di riagente fierezza.

— _Egli_, disse con una certa enfasi, saprà sottrarci, e me e suo figlio alle vostre mani.

Il parosismo della collera di Jacob che pur sembrava aver già toccato l'estremo suo limite, s'accrebbe ancora; le guancie gli diventarono color della cenere, mentre gli occhi avreste detto che in realtà schizzavan fiamme.

— Egli! Chi egli? Il tuo drudo, sgualdrina?.... Oh sentiamo un po' chi è costui!.... Ho gusto d'udirne pronunziato il nome dalle tue labbra..... Su via: chi è? Parla.

Ester scosse il capo in modo negativo. Il padre le afferrò le braccia ai polsi e stringendole colla forza convulsa del suo furore, ripetè:

— Chi è? Voglio saperlo..... Parla!

La giovane mandò un grido di dolore.

— Parlerai tu?

Ella si liberò con una violenta strappata da quella stretta che le lasciò un cerchio livido intorno le braccia e corse all'altro capo della stanza.

— Non ve lo dirò, non ve lo dirò mai: gridò essa con risolutezza disperata; e poichè vide suo padre accennare di accostarsele, soggiunse col medesimo accento: ah non tentate farmi violenza che io risponderei colla forza alla forza.

La sua attitudine la dimostrava pronta anche all'orribil lotta. Jacob si fermò: e padre e figlia si stettero guardando come sfidati nemici. Era un'orrenda scena!

— Che ho io bisogno tu mi dica il suo nome? riprese dopo un po' di silenzio il padre. La vostra imprudenza me lo ha rivelato; il mio istinto medesimo, anche senza di ciò, l'avrebbe saputo indovinare... Gli è un miserabile cristiano!..... Certo un così empio uomo, un vil seduttore di tal fatta non poteva che appartenere a quella razza di scellerati... Dio de' miei padri!... Mia figlia in potere di un cristiano; mia figlia contaminata dai baci d'uno di quei persecutori d'Israele!... Ma tu sciagurata non sai manco qual sia colui a cui ti sei prostituita! È un uomo che non ha nè fede nè legge; è un uomo a cui lo spergiuro e il delitto sono così facili come la parola ed il sorriso; è un uomo che ha le mani macchiate di sangue, che io potrei quando che sia far salir sul patibolo... E così farò, te lo giuro, e tu vivrai tanto solamente da vederlo per mano del boia appiccato, il tuo amante...

— Oh tacete! proruppe con esplosione d'orrore la giovane. Sperate voi ch'io creda queste assurde accuse?...

— Assurde!... Sono verità sacrosante; e lo vedrai. Ah! ci saranno eziandio altri occhi di donna oltre i tuoi che piangeranno sul supplizio disonorato di questo leggiadro rapitore di cuori..... Arrossisci e confonditi nella tua vergogna, miserabile druda d'un ladro ed assassino. Nè anco il suo amore tu non lo possedesti mai, ed egli uscendo dalle tue braccia andava a recare altrove i suoi sozzi amori deridendo con altre la tua credulità e l'abbandono dei tuoi trasporti.

Ester fece un sobbalzo come se tocca da ferro affuocato.

— Voi mentite! gridò essa con forza indignata; io non credo nulla di queste scelleraggini... Ah se lo credessi!

— Ebbene che faresti?

Gli occhi della giovane balenarono fieramente.

— Vorrei anch'io, disse, e saprei anch'io vendicarmi.

Il vecchio fece un orrido sogghigno.

— Va bene! Vedo che qualche goccia di mio sangue c'è pure nelle tue vene..... Vendicarti?..... Va là, che sarò io ad ottenerti la più compiuta vendetta.... Ci vendicherò entrambi a misura di carbone....

La figliuola si accostò a Jacob e soggiunse con solenne accento:

— Giuratemi, padre, pel nostro Dio e per Israele, che quanto mi avete detto di quell'uomo è la verità.

Arom tese la scarna mano.

— Per Jehova e per Israele, per la memoria di tua madre e per la speranza del Messia ti giuro che tutto ciò che ti ho detto è vero.

E le raccontò gli amori di Luigi colla contessa di Staffarda, colla cortigiana Zoe, coll'abbietta Maddalena.

Ester divenne ancora più pallida di quel che fosse, strinse con forza convulsa le mani l'una nell'altra e disse con fiera pacatezza:

— Sta bene.... Fate di me e di lui quello che volete, padre.

In quel momento ella non pensava manco più all'innocente creatura che portava nel suo seno.

Questa rassegnazione parve placare alquanto il vecchio furibondo.

— Farò, farò, diss'egli, e si rallegreranno dell'opera mia gli angeli delle tenebre.

Volse lo sguardo verso Debora, che giacendo sempre per terra, pareva un viluppo di sordidi panni.

— E prima di tutto a questa infame!....

Le venne presso e la riscosse col piede come si farebbe ad un cane tignoso.

— Su, strega, alzati e seguimi.

La vecchia allargò tanto d'occhi in faccia al padrone e disse con voce piagnuccolosa:

— Per carità, non mi fate male.

— Alzati, ripetè Jacob.

Debora si drizzò.

Arom prese l'unico lume che ardeva sulla tavola, ed accennando l'uscio che metteva nel primo scompartimento dei due in cui era divisa la stanza, le comandò:

— Va!

La fante, vacillando sulle sue gambe che tremavano, s'affrettò ad obbedire.

Jacob, sul punto di uscire ancor egli, disse alla figlia:

— Questa sarà la tua carcere — _per ora!_

Varcò la soglia e chiuse dietro di sè la porta a chiave. Ester immobile pareva non prestar più attenzione a nulla che le avvenisse dintorno. Udì incommossa le ultime parole di suo padre, udì chiuder l'uscio di quella stanza da cui non sapeva se ancora sarebbe andata fuori vivendo; rimase all'oscuro, sola, e continuò a star dritta a quel luogo in cui si trovava — gli occhi fissi innanzi a sè, ai quali apparivano chi sa che crudeli visioni!

Il fiero vecchio intanto trasse Debora più morta che viva fin nel sotterraneo ripostiglio dove sappiamo ch'egli teneva nascosta la maggior parte dei suoi tesori. Cacciò là dentro la povera fante tramortita e ve la chiuse senza pure una coperta a difendere le sue vecchie membra dal freddo umidiccio di quel luogo.

— Le non mi scappan più: diss'egli risalendo alla stanza del pian terreno, e così non possono avvisar di nulla il _medichino_... Ah ah! gli è con costui ora che bisogna avviare una difficil partita. Bisogna perderlo senza perder me. Egli è furbo, egli è potente, egli è audacissimo...

Sedette in quello stanzone in cui ora si trovava solo, e messo il capo fra le due mani stette lungo tempo a meditare, senza che una sola parola più gli uscisse dal labbro. Si riscosse finalmente, s'alzò, prese il suo frusto cappello, il suo frustissimo pastrano, e si dispose ad uscire.

— Andiamo all'importante convegno della _cocca_: disse fra sè. Conviene che nessuno sospetti di niente, e intanto da quello che si farà e si dirà stassera, avrò forse qualche elemento per saper di meglio come regolarmi.

Ed uscito di casa, dopo aver chiuso con ogni maggior cura la sua porta venne fuor del ghetto e si diresse verso quella parte della città in cui era la bottega del suo collega rigattiere, il _Baciccia_.

CAPITOLO X.

Abbiamo visto come Don Venanzio e Giovanni Selva, mentre fra Maurilio e Gian-Luigi aveva luogo il colloquio che abbiamo riferito al capitolo VIII, si fossero recati da quella vecchia che era soprannominata la _Gattona_, e li vedemmo pure tornarsene presso il giovane loro amico, animati da una certa emozione, dicendogli che avevano qualche cosa di importante da dire.