La plebe, parte II

Part 26

Chapter 263,773 wordsPublic domain

Quelle poche parole, quell'atto, quelle lagrime fecero sull'animo generoso del marchese maggior effetto di qualunque più eloquente discorso. Chiunque poteva scorgere a prima veduta che quell'uomo d'aspetto robusto e di forme piene di forza, non doveva avere molta facilità a quell'espressione di debolezza che è il pianto, come la sua voce rude non aveva pratica all'accento della supplicazione; ed ora sentire quest'ultimo su quelle labbra inavvezze, vedere le lagrime colare su quel volto abbronzato d'uomo che ha praticato fin da giovane colla fatica, che ha combattuta e vinta la fortuna, era la prova più spiccata e solenne del profondo dolore, dell'ineffabile passione che lo opprimeva.

Il marchese fece un passo verso il fabbricante, gli tese con atto cordiale la mano, e serrando amichevolmente quella che il borghese pose con timidità nella sua, disse con vera espansione e con interessamento:

— Si rassicuri signor Benda. Sì, due padri sono assai presso a comprendersi anche senza tante parole. E le dirò tosto che in questo stesso momento in cui Ella mi venne annunziata io era sulle mosse per recarmi dal Comandante generale della Polizia a parlare in favore di suo figlio.

Giacomo rasserenò la sua faccia, e i suoi occhi brillarono d'una luce di speranza, che era quasi la gioia d'una certezza. Strinse con emozione la mano aristocratica, che stava ancora congiunta alla sua tozza e grossolana di plebeo, ed esclamò con espressione di riconoscenza infinita:

— Oh mi basta e non occorr'altro.... Sia Ella benedetta, sig. marchese.... Eccellenza voglio dire... Posso senza più correre a tranquillare quella povera anima di madre — mia moglie — che sta là nell'angoscia che io le lascio pensare.... La buona donna ama quel ragazzo cento mila volte più che la pupilla de' suoi occhi..... Vado a dirle: sta lieta che domani, che oggi stesso Francesco ci sarà restituito.

— Piano: disse il marchese con un leggero sorriso levando la sua destra da quella dell'industriale. Non bisogna credere che il mio potere sia perfettamente uguale alla mia buona volontà. Ci porrò tutto il mio impegno, glielo prometto; ma potrebbe anche darsi che non riuscissi così bene come Ella ed io desideriamo....

— O che? Interruppe bruscamente Giacomo. La mi canzona? Quando quegli stesso che ha fatto eseguire l'arresto....

Il marchese si dirizzò della persona in tutta l'imponenza della sua alta statura, e prendendo una mossa più dignitosa e solenne, disse con accento più imperioso che non avesse ancora usato:

— Crederebbe Ella che io abbia avuto alcuna ingerenza in codesto?

Il padre di Francesco capì che aveva detto ciò che non conveniva e commesso uno sproposito.

— No, s'affrettò a soggiungere, non voglio dir ciò: ma in fatti gli è per riguardo a S. E. che....

— Niente affatto: interruppe di nuovo e con più asciuttezza il marchese. Fu creduto che suo figlio avesse mancato alla riverenza dovuta a S. M. in un luogo che questa onorava della sua presenza.

Giacomo ebbe un subitaneo impeto d'impazienza cui non valse a frenare.

— E perchè fu creduto codesto di mio figlio, mentre non si credette del suo, il quale infliggeva al mio Francesco tale insulto cui un uomo non può tollerare a niun modo?

Ma appena pronunziate siffatte parole, il padre di Francesco ne capì tutta la gravità, e temette essere andato fuor di strada ed aver compromesso l'esito del suo ricorso al marchese.

— Ah! mi perdoni: s'affrettò egli a soggiungere. Io sono così commosso.... Ella lo vede.... Non so bene quel che mi dica..... Si compiaccia figurarsi un momento in che stato si trova l'anima mia..... Ero così tranquillo, così felice colla mia famiglia, ieri soltanto!... Ancora questa mattina io mi sono alzato senza il menomo presentimento del guaio che già m'era piombato addosso e di quello che minacciava. Noi ci amiamo di tutto cuore; siam fatti così; padre e madre e figli siamo sempre vissuti insieme l'uno accosto all'altro; gli è come se le nostre esistenze fossero intrecciate in una.... Dia retta! Le dirò questo per esempio. M'è venuta un giorno la falsa idea di mettere la mia figliuola.... (ho anche una figliuola).... in collegio. Mi pareva che poichè ero ricco dovessi farle dare una educazione, come si suol dire, più brillante in qualche istituto di primissimo ordine. Scelsi addirittura quello del Sacro cuore.... e fu colà che mia figlia fece colla signorina di Castelletto una conoscenza che la nobile damigella volle gentilmente rinnovata questa mattina..... Ebbi torto: il buon senso di mia moglie vi si era opposto, ma io aveva persistito. Ebbi torto per due ragioni: prima perchè quel collegio frequentato dalle zitelle delle più nobili famiglie non era luogo adatto alla figliuola d'un fabbricante; poi, perchè avevo pensato che noi in casa si potrebbe avvezzarci alla mancanza di quel caro folletto d'una ragazza. Breve! Dopo alcuni mesi mia moglie non poteva più resistere, ed io meno di lei; ed andammo a levar la nostra Maria dal collegio per riaverla di nuovo con noi, sotto i nostri occhi, sempre.... Perdoni se io abuso della sua bontà... Gli è per dirle come ci sia impossibile viver separati dai nostri figli, come sia troppo, veramente troppo per noi il vederceli tolti. Ora che cosa ci avviene? Ad un tratto apprendo che mio figlio, il quale non fo per dire, ma è pure urbano ed educato quant'altri mai, venne pubblicamente svillaneggiato ieri sera nell'iniquo modo ch'Ella sa... Scusi: non vorrei dir nulla che offendesse il signor marchesino suo figlio; voglio anche ammettere che un qualche torto sia da parte del mio Francesco; ma per carità di Dio, Eccellenza, si metta nei panni di un giovane oltraggiato a quel modo, di me povero padre e non troverà forse eccessive le mie parole...

Il marchese dignitoso sempre, fece un atto colla mano che pareva dire:

— È giusto; continuate pure.

E il padre di Francesco, in cui l'èmpito dei sentimenti aveva superato oramai ogni barriera di soggezione, continuò con maggior calore:

— Che gli sia venuta al mio Francesco l'idea di domandare una riparazione, chi l'oserà biasimare? Se la legge, se il Governo, se i tribunali o che so io ce la dessero questa riparazione, allora si avrebbe torto a ricorrere ad altri mezzi. Ma sì: quale di noi borghesi potrebbe ottener fatto un processo al figliuolo d'un'Eccellenza? La cosa si metterebbe in tacere, e addosso al povero borghese cascherebbero ancora le sprezzanti risate del bel mondo... Ah! io non voglio mica lamentarmi nè far la critica al nostro buon Governo; Dio mi guardi! Ricordo soltanto le cose come sono per iscusare un po' la temerità che ebbe mio figlio di sfidare a duello il suo... Il duello, un'assurdità che non può entrare nella mia testa grossa. Se a me fosse capitata una cosa simile, quando ero giovane, ed anche adesso che non son più giovane, giurabacco! non avrei ricordato altro in quel momento se non che la Provvidenza mi ha dato a capo di queste braccia robuste certe mani che non sono di pan cotto per farmi rispettare da chicchessia..... Ma io sono ancora un rozzo uomo del popolo, e certamente avrei torto marcio eziandio. Mio figlio è più incivilito..... Basta; crede Ella un bel gusto quello d'un padre a cui viene annunziato che il figliuolo dopo aver ricevuto il più fiero insulto, corre pericolo di essere ammazzato in paga dall'insultatore, che certo è più destro nelle armi di lui?.... Non è tutto. Ecco che questo povero giovane oltraggiato vien preso dagli sgherri e tratto in prigione come un malfattore, violato il suo domicilio e manomesse le cose sue; mentre il suo competitore, quegli che ha veramente il torto (perdoni, voglio dire che ha una parte di torto anche lui), se ne rimane tuttavia tranquillo come se di nulla fosse..... Domando io se questo è giusto!.... Io mi sono detto che ciò non potrebbe piacere nè anco a V. E., e che per ottenere rimediato un torto così grande, non avrei dovuto far di meglio che ricorrere a Lei medesima. Ella mi ha già detto che nostro figlio ci sarebbe restituito; Ella mi ha accolto con una bontà che mi ha dato ansa a sfogare fin troppo — e glie ne domando ancora perdono — tutto ciò che mi bolliva qua dentro; una bontà che mi dà ansa a chiedere e sperare da Lei ancora qualche cosa di più.

Il padre del marchesino aveva ascoltato con una benignità veramente incoraggiatrice. A queste ultime parole di Giacomo non espresse una domanda, ma diresse al suo interlocutore uno sguardo che era un punto d'interrogazione.

Benda rispose sollecito:

— Ella nel suo retto senso di giustizia, non può negare che al mio figliuolo spetti una riparazione.

Il marchese fece francamente un segno affermativo colla testa.

— Ma questa riparazione avrebbe da essere quella barbara d'un duello?... Ah no! Gli è come padre... no, gli è a nome di qualche cosa di più sacro ancora, per la povera anima d'una madre che morrebbe della morte di suo figlio, ch'io la prego a fare che un duello non abbia luogo.

— Si tranquilli: disse il marchese con quella sua parola grave e l'atto solenne. Lo impedirò.

— Ma una riparazione?...

— L'avrà tuttavia, e tale che nulla gli lascierà a desiderare. L'avrà da mio figlio, l'avrà da me stesso, glie lo prometto.

Giacomo, in un impeto di riconoscenza, prese la mano del marchese e glie la baciò:

— Signor marchese, Ella avrà le benedizioni di un padre e d'una madre che le saranno riconoscenti sino alla morte... Noi siam nulla appetto a Lei; ma se mai per caso potessimo in alcun modo servirla, Ella non avrà sempre mai che a farci un cenno, e la famiglia Benda si metterà nel fuoco per Lei.

Il marchese liberò adagio la sua mano e disse con un nobile sorriso:

— Loro signori non mi dovranno riconoscenza nessuna. Io non farò altro che ciò di cui sono in debito.

Partito Giacomo, il marchese si affrettò a recarsi dal generale Barranchi.

Questi lo ricevette meglio di quello che si riceve un superiore: lo ricevette come si usa fare ad un uomo dal quale si può sperare qualche vantaggio e temer qualche danno. Si disse troppo onorato che il marchese avesse voluto recarsi da lui; lo avesse mandato a chiamare, ed egli, il generale, sarebbesi affrettato ad accorrere a sentire gli ordini di S. E.; si protestò disposto a far tutto quello che stesse in lui per contentare i desiderii del marchese, per obbedirne ogni menomo cenno.

Ma quando il padre di Ettore gli ebbe manifestato lo scopo della sua venuta, il generale con mille espressioni di rincrescimento gli fece la medesima risposta che aveva finito per fare al figliuolo: trattarsi d'un affar di Stato, essersi posto la mano sopra un vero nido di rivoluzionari, essere state sequestrate delle carte che manifestavano i rei propositi di tutta quella gente, il Benda trovarsi in tutto ciò fortemente compromesso, non dipender più dalla sua autorità l'assecondare il desiderio del marchese, ed ancora che dipendesse, non lo potrebbe far tuttavia, ed il marchese medesimo, chiaritosi del come stessero le cose, lo avrebbe condannato se avesse interrotto il corso alla giustizia del Re.

— Certo che sì: rispose con calma il marchese. Quando fossero in giuoco gl'interessi ch'Ella dice, io mi guarderei bene dall'insistere, ma la pregherei a non tacciarmi d'indiscreto, se le domando di vedere queste carte compromettenti e i rapporti degli agenti di polizia che certificano la colpevolezza di questi giovani. A dirla qui fra noi, la nostra polizia,... quella subalterna (aggiunse di fretta con un sorriso, per non ferire le suscettività del generale) è un po' ombrosa e non delle più oculate. Ella sa quante volte già ha in codesto ecceduto per isbaglio, per zelo fuor di posto, e S. M. ne fu assai malcontenta.

Il generale dei carabinieri fece irti i suoi baffi in una smorfia e si agitò sulla sua seggiola in una specie di malessere. Le parole del marchese gli ricordavano i rimproveri del Re, e l'ammonimento datogliene ancora il giorno innanzi.

— Ad evitare ogni inconveniente ed ogni maggior dispiacere per tutti, soggiunse il marchese dando alla sua voce tutto il tono d'autorità onde pel grado, pel sangue, pel reale favore poteva giovarsi, io desidero appunto vedere quei documenti affine di farmi un esatto concetto della cosa e sapermi regolare in conseguenza.

— Io glie li sottoporrei senza ritardo: rispose con premura Barranchi: se fossero ancora in mio potere; ma la cosa era troppo grave perchè io tardassi ad informarne chi di dovere, e mandai tutto al Governatore.

Il marchese si alzò sollecito senza attendere altro.

— Andrò adunque dal Governatore.

Il generale lo accompagnò fino all'uscio dell'anticamera con ogni contrassegno di riverenza; e il padre di Ettore si affrettò a recarsi dal Governatore, dove, alla fine del capitolo XVI, l'abbiamo visto arrivare mentre nel gabinetto di questa superiore autorità si trovava ancora il barone La Cappa.

CAPITOLO XIX.

Il Governatore mosse incontro al marchese con una premura non solamente rispettosa, ma eziandio amorevole. Erano amici di lunga data, e al tempo in cui era successo il dramma le cui memorie tormentavano ancora il cuore e la coscienza di Baldissero, l'attuale Governatore, che era soltanto capitano nelle Guardie, aveva partecipato a que' luttuosi avvenimenti facendo da testimonio al marchese nel duello che abbiamo già appreso aver avuto così tristo esito per l'avversario del marchese medesimo.

Questi fatti nella vita stabiliscono fra coloro che vi ebbero parte una meglio stretta attinenza che più non si scioglie. Il Governatore ed il marchese non si vedevano di frequente, separati dalle loro occupazioni e dal loro genere di vita, rarissimo era che si trovassero da soli e non iscambiavano che gl'indifferenti discorsi usi a tenersi in presenza del mondo; anche quando potevansi parlare liberamente non era mai che dalle loro labbra uscisse la menoma parola che avesse rapporto a quel lontano passato, e se ne guardava scrupolosamente sopratutto il Governatore, che sapeva come con ciò avrebbe toccato poco pietosamente all'amico una di quelle ferite interne che non si saldan mai; ma ad ogni volta che si trovassero, i due antichi amici si davano una stretta di mano più vigorosa che non solessero con altri, in cui c'era come una muta, convenzionale intelligenza d'un segreto comune.

— Eh buon giorno! Esclamò adunque il Governatore andando a ricevere il marchese alla soglia e porgendogli tuttedue le mani. Tu arrivi proprio a proposito. Si discorreva appunto di cosa che alquanto ti riguarda.

Baldissero fece scorrere nel gabinetto il suo sguardo improntato di supremazia, e vide il barone La Cappa che gli si profondava dinanzi in un umilissimo inchino.

— Ah sì? Diss'egli rispondendo cortesemente al saluto del barone. Tanto meglio! Io vengo appunto per ciò di cui forse stavate discorrendo.

Il barone La Cappa credette avere un lampo di ispirazione del genio diplomatico.

— Egli è certo, pensò, che il Governatore dirà al marchese ch'io sono venuto per parlare in favore dell'avversario di suo figlio, e ciò può mettermi in mala vista presso di lui. È meglio che glie ne dica subito io stesso e ripari tosto tosto alla cattiva impressione ch'egli potrebbe averne.

Il Governatore aveva fatto sedere il marchese vicino al fuoco e abbandonando egli stesso il suo solito posto presso la scrivania era venuto porglisi daccanto. La Cappa rispettosamente si accostò in faccia a Baldissero e disse coll'accento espressivo di un uomo che vuol far credere di manifestare proprio il fondo del suo pensiero:

— Sì, Eccellenza, parlavamo di cosa che la riguarda, ed io apprendeva dal signor Governatore com'Ella fosse interessata in certo avvenimento successo ieri sera al ballo dell'_Accademia_. Prendo parte grandissima, caro signor marchese, alla contrarietà, allo sdegno, dirò quasi, che Ella dovette provarne, e deploro quant'altri mai la tracotanza di quell'avvocatuzzo. Io era allo scuro affatto della verità della cosa, ed ho _hasardè une démarche_ presso il nostro caro Governatore, di cui non avrei nemmeno concepito il pensiero se fossi stato ben _renseigné_. Ero venuto niente meno che a raccomandare quel cotal avvocato e quel suo amico perchè fossero posti in libertà.

Il bravo barone diceva codesto con un certo sorriso di compassione verso sè stesso che voleva significare: «Ve' s'io ne faceva innocentemente una grossa!»

Il marchese lo ascoltava con una faccia seria e grave come quella d'un magistrato che non lascia scorgere sulla sua fisionomia impressione alcuna che gli faccia la difesa d'un imputato. A quelle ultime parole di La Cappa alzò gli occhi e mosse le rughe del volto come se stesse per parlare. Bastò codesto perchè il barone s'interrompesse e si atteggiasse alla mossa d'un riverente ascoltatore.

— Ho molto piacere, disse il marchese, ch'Ella abbia fatta questa _démarche_, perchè siccome identico affatto è il motivo della mia venuta, spero che in due riusciremo di meglio a convincere il nostro amico il Governatore, di arrendersi al nostro desiderio.

La Cappa rimase attonito che nulla più. Temette un istante che quella fosse una canzonatura; ma il carattere del marchese non permetteva di fare una simile supposizione, e l'aspetto della sua fisionomia la escludeva senz'altro. Il barone volle esclamare, volle mostrare il suo stupore, ma ebbe timore di far peggio e non seppe che tacere.

Il Governatore fu egli a parlare:

— Che? Diss'egli. Vieni anche tu per farmi lasciar andare quei due miseruzzi di liberali? Ma tu non sai che essi hanno sul loro conto ben peggio dello scandalo di ieri sera.....

— So tutto: riprese Baldissero. Vengo adess'adesso da Barranchi, il quale mi ha detto ogni cosa....

— E non ostante ciò tu vorresti?

— Io vorrei esaminar teco se ci sieno proprio gli elementi di una colpabilità che meriti trarre alla rovina due giovani ed alla disperazione le loro famiglie. Che se non ci fossero, vorrei persuaderti, e son certo verresti da te medesimo in questa persuasione, essere il meglio, ammonitili, rimandarli senz'altro alle case loro.

Il barone, al trovare un così potente ausiliario alla missione che gli aveva data sua figlia cui gli stava pur tanto a cuore di contentare, si rallegrò tutto.

— S. E. parla proprio da quell'uomo che è: diss'egli con un'ammirazione non scevra di piacenteria. Io sono perfettamente del suo avviso. Una buona lavata di testa, come si suol dire, a quei capi scarichi, la minaccia che se ci ricascano, vedranno il sole di Fenestrelle e _les renvoyer_... Ecco tutto!.... E mi pare superfluo procedere a nuovi arresti, gettare altre inquietudini nella città....

Baldissero si volse al Governatore domandando:

— Si tratterebbe forse di arrestare ancora degli altri?

— V'è un certo medico, rispose il Governatore, che mi pare molto impeciato in tutto codesto, quel cotal dottor Quercia che dicono la _coqueluche_ delle signore..... Qui il barone La Cappa s'interessa molto per lui.....

— Mi consta, disse vivamente il padre di Candida, che gli è un buonissimo suddito di S. M. ed affezionato al Governo..... Mio genero il conte di Staffarda ne può far fede.

Il Governatore tornò a sogghignare a fior di labbra; ma il marchese con quella serietà che gli era abituale disse al barone:

— Stia tranquillo La Cappa. Io spero, anzi credo che non sarà il caso d'altri arresti nè di simili altri provvedimenti qualunque. Non è vero?

Il Governatore, a cui era diretta quest'ultima domanda, chinò il capo e fece spalluccie.

— Non desidero di meglio, rispose, ma l'affare mi par più serio di quello che tu creda. E se ti piace gettar gli occhi su queste prove.....

Accennava egli colla mano i libri sequestrati a Francesco, le carte trovate nello stipo di Maurilio, e i rapporti dei delegati della polizia.

— Volentieri: disse il marchese alzandosi da sedere per avvicinarsi allo scrittoio sul cui piano erano le carte additale.

La Cappa avvisò che non gli restava altro da fare che andarsene. Aveva ricevuto la quasi sicurezza che il dottor Quercia non sarebbe stato inquietato, e gli tardava recare alla figliuola la notizia del suo successo diplomatico. Prese commiato; nessuno disse pure una parola per trattenerlo, ed egli si partì.

— Eccoti prima di tutto il rapporto di un agente che è fra i più zelanti ed accorti, un certo Barnaba: così disse il Governatore, porgendo una carta al marchese, il quale si diede a leggerla con ogni attenzione.

In quel rapporto erano esposti i fatti che abbiamo visto svolgersi, ed esposti colle tinte più scure che potessero aggravarne il significato. Il principale argomento per la colpabilità dei giovani incriminati, la prova più significante era l'allegata identità del cantante Medoro Bigonci col rivoluzionario ed esule romano Mario Tiburzio.

Quando ebbe letto, il marchese rimase un poco riflettendo, mentre il Governatore lo stava guardando con una cert'aria interrogativa che pareva dire:

— Eh? che ne dici? Ho io ragione sì o no?

Il marchese ripiegò lentamente il rapporto di Barnaba, e porgendolo all'amico, disse con posata gravità:

— Sì certo, questo può esser molto..... e può esser nulla. Provato che quel Bigonci sia un segreto agente del partito rivoluzionario, le attinenze di quei giovani ed i loro convegni con esso acquistano una grave presunzione di colpa; ma ciò rimane egli provato? Vi ha qualche cosa che lo dimostri oltre l'allegazione di questo agente?

— A dire il vero, rispose il Governatore, finora una prova positiva non si ha tuttavia.... ma si avrà. Quel cotale non si è ancora potuto arrestare.... ma lo arresteremo; ed allora....

— Intanto si è fatta la perquisizione nell'alloggio di questo Bigonci e dei suoi compagni, non è vero?

— Sì: ed ecco il rapporto dell'altro agente detto il Rosso.

— Presso il signor Benda non fu trovato nulla di veramente grave....

— Che? Mi burli? E questi libri incendiari? E quella carta che il Selva con tanta arte ed audacia giunse a distruggere? Non sono tutte queste cose l'indizio dei mali propositi di codesta gente?

— Sì, ma non una prova d'una congiura, d'un vero cominciamento di atti criminosi. Di quella carta, poichè fu distrutta, non possiamo al giusto misurare il valore, e sopra semplici congetture io sento che si deve andare adagio a procurar la rovina di tanti poveri giovani e delle loro famiglie. Nella supposizione di quel Barnaba, d'una vera cospirazione, qualche cosa che la riguardasse, corrispondenze od altro, avrebbe dovuto trovarsi presso i supposti congiurati; ebbene quali documenti furono sequestrati che valgano a fondare l'accusa?

— Documenti positivi... veramente no; ma quanto basta per rivelare le tendenze, i concetti e la temerità di quella si può dire congrega. Da questo scartafaccio (e pose la mano sopra il manoscritto di Maurilio) apparisce come l'ispiratore di questa gente abbia da dirsi un certo giovinastro senza nome e senza famiglia, un antico vaccaro inurbatosi non so come, che ha studiato a casaccio non so dove nè per che mezzi, ed ha manifestato in questo zibaldone un amalgama di teorie audacissime e di dottrine sovversive, di tentativi letterari e di aspirazioni politiche, di versi e di prose, un piccolo Rousseau in erba o qualche cosa di simile con declamazioni alla Mazzini. Tofi ha avuto la buona ispirazione di far arrestare anche questo Maurilio...

Siffatto nome fece dare in un sussulto il marchese di Baldissero.

— Maurilio! Esclamò egli con voce non priva di emozione. E' si chiama con questo nome?