Part 15
Questi spiegazzò la carta nella mano in un moto vivace di contrarietà stizzosa: poi tornò a rispianarla e lesse un'altra volta il biglietto. Stette un po' immobile con quel foglio innanzi agli occhi, sotto ai raggi della lucerna come riflettendo: quindi stracciò in minutissimi pezzi la carta e riprese ad andare su e giù, gettando qua e colà gli squarci che teneva in mano, del modo che fa del frumento il seminatore nel campo.
Graffigna lo seguitava sempre con quel suo sguardo malizioso.
— Cattive nuove, eh? Diss'egli dopo un poco. Gelosie, rampogne, pianti e supplicazioni, ci scommetto. Ah quelle benedette donne ce ne dànno dei fastidii da portare! E dire che quando si è giovani non se ne sa star senza! Eh! eh! Ho avuto ancor io i miei grilli al mio tempo e so da che parte spuntano i corni della luna..... ed anche gli altri corni. Testè, quando ho acceso il fuoco nella casina, avevo pensato di mettere quel bigliettino sulla mensola del salotto, perchè Lei, venendo, lo vedesse di subito e lo prendesse: ma poi mi sono detto: no, Graffigna, non conviene; il _medichino_ può venir qui accompagnato da qualche donnetta, oppure qualche sottanino può venirci anco prima di lui ad aspettarvelo..... Eh eh! si sa che gagliardo d'un mariuolo Ella è in punto a codesto...
Gian-Luigi che camminava sempre a capo chino e pareva non prestare la menoma attenzione al chiaccherio del suo compagno, ora, come infastidito d'un tratto da quella fluenza di parole, volse la faccia sdegnosa verso Graffigna, e gli disse imperiosamente:
— Taci!
— Non parlo più..... di tale argomento, perchè quanto al resto ho qualche cosa da dire di assai rilievo, e che la prego di ascoltare.
Il _medichino_ sedette presso la tavola e tamburellando colle dita sul piano di questa disse:
— Allora parla, e fa presto.
— Il _colpo_ che si è fatto nella banca l'altra notte fu un bel _colpo_, non c'è che dire, ma io ne ho in vista tre altri ugualmente e forse ancora più belli.
Graffigna tacque un istante come per aspettare una parola d'encomio o di curiosità o d'incoraggiamento a continuare, da parte del _medichino_; ma questi, appoggiato il gomito destro e sorreggendo la sua fronte alla palma della mano, rimaneva immobile, fisso lo sguardo ardente sulla figura da faina del galeotto. Questi continuava:
— Fra cotali tre _colpi_ c'è da scegliere quello che più torna: io son d'avviso che conviene prenderli in considerazione tutti tre, prepararli bene e col dovuto intervallo farli l'uno dopo dell'altro. Il primo sarebbe contro il marchese di Baldissero. Si potrebbe scegliere una notte in cui i padroni fossero al ballo, come avvenne la notte scorsa: parte dei domestici profitta di quest'occasione per andarsela a godere; rimangono in casa ordinariamente due vecchi e le cameriere, gente di cui si può aver ragione con poca difficoltà. Introdursi là dentro è facilissimo pel cortile che, mercè le scuderie, comunica con un altro a cui si può aver accesso. La disposizione delle stanze nel quartiere del marchese possiamo conoscerla a puntino per mezzo di una donna che fu abbastanza lungo tempo al servizio di quella famiglia, la _Gattona_, ch'Ella avrà già udito a menzionare. Gli è vero che da venti e più anni la _Gattona_ è uscita di là; ma la casa è pur rimasta tuttavia colle medesime disposizioni interne, e non c'è altro di mutato se non che nelle stanze dove stava ai tempi della _Gattona_ l'antico marchese, ora abita l'attuale; ed è in queste stanze che giace il _morto_. Nell'attuale stagione si sono esatti gli affitti e delle case della città e delle campagne; e quel birbone d'un milionario di marchese deve avere in cassa parecchie buone migliaia di lire.
Graffigna fece di nuovo una pausa; Gian-Luigi non aprì bocca, nè si mosse, tenendo pur sempre gli occhi fissi sul suo interlocutore.
— E uno! Esclamò Graffigna poichè ebbe atteso un momento. Passiamo al secondo. Questo si dovrebbe fare dal signor Benda.
A questo nome Gian-Luigi si riscosse. Innanzi alla mente gli passò di botto leggera e graziosa l'immagine della giovane Maria.
— Codesto poi no: interrupp'egli con vivacità; al signor Benda non ci si ha da pensare.
— Perchè? Dimandò con accento mellifluo la voce squarrata di Graffigna. Quel bravo signore ha nei suoi scrigni qualche decina di mille lire.
— Quella casa è ben custodita....
— Peuh! Sclamò il galeotto alzando le spalle. Un tamburo maggiore per portinaio che con una succhiellatina bene aggiustata si fa azzittire per sempre; due cani che con un buon boccone si acchetano....
— Alcuni degli operai dormono colà.
— Sì, due capi-fabbrica. Be'! C'è modo di metterli anche loro alla ragione. Ma il fatto gli è che non si avrebbe bisogno di penetrare di soppiatto, la notte, per andare a portarne via colle scarpe di feltro il gruzzolo; gli è di pien giorno alla chiara luce dei sole, se ci fosse il sole, che secondo il mio progetto si avrebbe da compier l'impresa. Dico mio progetto, così per dire, ma non sono così superbo da non confessare che il progetto è di Lei, sor _medichino_, e ch'io non faccio altro che applicarlo a quel caso particolare.
— Spiegati: disse Gian-Luigi sempre immobile in quel suo atteggio pensieroso.
— Ecco la cosa! Si fomenta un bel dì o per le paghe o per le ore di lavoro, o per questo o per quell'altro — e ce ne sono mille di possibili pretesti — una buona sommossa degli operai....
— Impossibile! Interruppe il _medichino_. Quegli operai amano moltissimo il loro principale che li tratta bene; sono stato poc'anzi stesso in caso di averne una irrefragabil prova.
— Eh via! Lo amano, ma quando loro si sapesse persuadere che levandogli la pelle acquistano un tanto nel borsellino, glie la leverebbero subito. Conosco gli uomini, io! Vi saranno delle eccezioni? Santa pazienza, ce ne sieno pure; ma noi non è colle eccezioni che abbiamo da fare. Le idee che Ella ci ha dato l'ordine di spargere hanno attecchito anche colà. Gli è così naturale! Chi non ha nulla troverà sempre un'ingiustizia che altri possieda e non egli; e il povero si lascierà sempre assai facilmente persuadere che è suo diritto pigliare al ricco... Breve; Marcaccio le potrà dire che anche in quegli opifici, come nel più degli altri, si sono fatti degli aderenti... Un bel giorno adunque, sapendo metterci a dovere il fuoco sotto, li faremo bollire a nostro vantaggio. Nato un tumulto, gli amici dell'ordine e del padrone, che sono sempre i più timidi e pacifici, si spaventano e se la sgusciano; noi aggiungiamo buona parte dei nostri uomini alle file dei riottosi; mentre quegli altri strepitano nella fabbrica, i nostri — e mi faccio una festa di esserne ancor io del numero — si insinuano nella casa; la polizia è lontana, e prima che arrivino soldati e carabinieri a metter l'ordine l'operazione è compiuta, gli amici hanno sgattaiolato, si arrestano alcuni de' più sori e dei più innocenti degli operai — e il giuoco è fatto...
— No: proruppe con forza Gian-Luigi; per ora non si ha da pensare a codesto.
— Perchè? Tornò a domandare Graffigna col medesimo accento di prima.
Il _medichino_ alzò la fronte dalla palma della mano, e saettando d'uno de' suoi sguardi più risoluti il mariuolo che gli stava dinanzi, disse con accento che non ammetteva più nè risposta, nè osservazione:
— Perchè non voglio!
Graffigna curvò il capo in segno di ubbidiente rassegnazione.
— Passiamo al terzo — forse il migliore; riprese egli a dire dopo brevissima pausa. Qui trattasi d'un _colpo_ cui da lungo tempo vengo pensando e studiandone il modo. Sarebbe quello di far ballare i tanti _gialletti_ che ammuffiscono nelle casse di Nariccia.
— Ah ah! Esclamò Gian-Luigi con un'espressione che era un incoraggiamento a continuare.
— Sicuro! Qui l'affare è semplicissimo. Quel vecchio birbante di usuraio è solo con quella sua vecchia sgualdrina di serva. Le muraglie di quel suo alloggio sono sorde come il cuore del padrone, e non lasciano passar grido, nè rumore di sorta. Basta intromettersi colà dentro in tre o quattro, e il conto di ambedue que' squarquoi è bello ed aggiustato.
Gian-Luigi abbassò la faccia e mormorò con accento di ripugnanza:
— Ah sangue! Sempre sangue!....
— Il difficile sta nel penetrare in quelle stanze, chiuse con tanto lusso di serrami da disgradarne qualunque prigione; ebbene quest'unica difficoltà spero che potremo superarla. Occorre un buon ferraio che dalle impronte di cera sappia trar fuori a dovere le chiavi che ci vanno. Queste impronte è tanto facile ottenerle che le ho già prese io medesimo andando sotto varii pretesti nell'antro di quel succiadenaro. La _cocca_ oggidì manca pur troppo di un operaio così abile da far simili chiavi complicate, pulite in modo, che senza bisogno di ritocco facciano a prima prova l'ufficio loro. Avevamo quel povero Topaccio, ma la scellerata d'una giustizia ce l'ha spedito a dar calci all'aria.....
Mandò un sospiro di profondo rimpianto.
— Quella è stata una perdita!... Non l'abbiamo mai più potuto rimpiazzare a dovere, e gli è gran danno alla nostra associazione. Ora mi dice Marcaccio che quel suo amico Andrea, frequentatore ancor esso della bettola di Pelone, è l'uomo fatto apposta, che un più abile e destro di lui in tal mestiere non è da trovarsi in Torino, e che non ci sarebbe segreto di serratura che a lui non bastasse l'animo d'indovinare. Sinora gli è ancora irretito da qualche scrupolo di quella che chiamano onestà, ma le parole di Marcaccio cominciano a scuoterlo, e la miseria che gli monta sui talloni lo caccia verso di noi. Fra pochi giorni l'avremo nelle nostre file; egli fabbricherà bravamente le false chiavi che andranno chete chete come olio, ed ecco messo il becco all'oca.
Quando Graffigna si fu taciuto, successe un silenzio di qualche minuto. Gian-Luigi pareva assorto in tutt'altri pensieri che quelli onde lo aveva intrattenuto il suo tristo compagno. Ad un tratto però, sollevò il capo che aveva tenuto basso sino allora e disse come parlando a se stesso:
— Nariccia se lo merita. Spogliarlo, lui, non è che pretta giustizia.
— Certo! Esclamò Graffigna.
— La sua ricchezza è infame, infamemente acquistata.
— Infamissima.
— Mille volte è più scellerato di noi, egli che sgozza i poveri coll'usura ed assassina le famiglie colla miseria.
— Eh! noi siamo angeli in paragone.
— Di quante lagrime non è fatto il suo oro! Di quante brutture non è sporco!...
— Noi lo purificheremo appropriandocelo... Eh! eh! ce ne sarà per delle migliaia e migliaia di marenghini.
— La società tollera queste turpitudini e queste sconcie arpie; e non solo le tollera, ma le protegge!... Bene; è giustizia il punirle noi.....
— Sicuro! Noi siamo gli esecutori di quest'altra giustizia senza sciocchezze di tribunali.
Il _medichino_ saettò d'uno sguardo severo la faccia ironica di Graffigna.
— Non hai tu più nulla da dirmi?
— Nulla.
— Allora dormi a tua posta e risparmiami le tue osservazioni.
Il mariuolo si voltò dall'altra parte e parve in un attimo ingolfato nel sonno il più profondo.
Gian-Luigi appoggiò tutti e due i gomiti alla tavola e nascose tra le mani la faccia. Pensava. Era egli stato fatto per quella parte che intanto sosteneva con tutto il suo impegno? La natura — non diceva la Provvidenza, perchè non credeva più in essa — aveva ella datogli quelle facoltà, quelle potenze che ei possedeva, per farne un tal uso? Come mai nessun'altra strada erasi dischiusa alla sua intelligente attività? Qui ricordava tutto il concatenamento dei casi che di grado in grado l'avevano menato a quel punto in cui si trovava; come la ricchezza agognata e i piaceri mondani a cui anelava gli sfuggissero innanzi con ironica schifiltà, a seconda ch'egli voleva con mezzi onesti arrivarli; come su loro avesse potuto mettere primamente le mani, quando era entrato nella via del delitto. Vedremo un giorno per quali circostanze fosse stata preparata ed affrettata la sua caduta; ma ora intanto, di pieno affondato nell'ambiente il più criminoso dell'elemento sociale più basso ed in rivolta permanente contro l'ordine vigente, contro la legge, contro la proprietà; ora egli si domandava se quell'appagamento cui godeva di parecchi suoi desiderii ed istinti bastava a soddisfargliene l'anima, se quella era la sorte ch'egli aveva nei sogni dell'adolescenza vagheggiato.
Gli anni primi della sua vita gli sfilarono innanzi al pensiero, inquadrati nella scena del villaggio, e in essi principale la figura di Maurilio, che aveva ritrovato la sera innanzi. Maurilio era sempre povero, sempre ignoto, egli di cui Gian-Luigi riconosceva l'intelligenza superiore anco alla sua! Rimanendo onesto ancor esso adunque sarebbe a quel punto? Pure c'era in fondo all'animo di questo troppo traviato giovane alcuna cosa che lo ammoniva non essere impossibile per altra strada giungere di meglio a quel fastigio a cui anelava. E forse quest'altra strada l'ingegno potente di Maurilio glie l'avrebbe saputa additare. Se alla intelligenza straordinaria del suo compagno d'infanzia si unisse in un'opera comune la risolutezza, l'attività, la forza di lui, che cosa non potrebbe ottenersi da siffatta consociazione? La sera innanzi Gian-Luigi aveva detto a Maurilio che sarebbe recatosi da lui a parlargli di rilevantissime cose; ora determinò più fermamente di far ciò, appena avesse un momento di libero.
Allora si ricordò che stava aspettando da più di un quarto d'ora Pelone, a cui aveva comunicato per mezzo della corda di ferro il cenno di accorrere; e con maggiore impazienza di prima tornò a dare tre più forti strappate all'anello della tavola.
In quella il suo sguardo cadde sopra uno di quei pezzettini di carta ch'egli aveva gettato qua e là, lacerata la lettera di Ester. Per atto quasi irriflessivo, prese quel minuzzolo e lo accostò agli occhi. V'era scritta su una parola intiera, la parola _madre_.
Questa sola parola staccata, che il caso gli faceva comparire innanzi a quel modo, turbò il giovane più che non avesse fatto la lettura dell'intiero biglietto della povera Ester.
— Madre? Diss'egli fra sè, e un tremito interno gli scuoteva le viscere. È la prima volta che ciò mi avviene; la prima volta che una donna mi dice: sono madre per te. Gli uomini si rallegrano di questo annunzio. Per me gli è un nuovo cumulo di fastidi. Oh che, avevo bisogno giusto adesso mi venisse sopra quest'altro imbroglio!.... Mi dice ch'io la salvi. Eh! che cosa ho da far mai, e in fin dei conti a me che cosa importa di lei e del suo bambino?
Ma questa crudeltà d'indifferenza che il suo fiero egoismo gli suggeriva era troppa, perchè a lui medesimo non ripugnasse.
— Ah suo padre, quel vecchio scellerato d'ebreo è capace dassenno d'ogni peggior eccesso per vendicare l'onta della sua figliuola, e siccome il vile non è feroce che coi deboli, ed io sono forte, gli è certo contro la infelice Ester ch'egli vorrà infierire.... Povera giovanetta! Ella m'ama pur tanto!...
A un tratto una nuova idea gli balzò improvvisa in mezzo al cervello fra dolorosa e piacevole:
E il bambino?... Ah! di quello posso bene esser sicuro che gli è mio sangue.... Che sarà di lui?
Pensò che egli pure era nato probabilmente di quella guisa, che la sorte a lui toccata avrebbe avuto quell'essere che accennava volersi affacciare alla vita, che a quell'innocente avrebbe toccato eziandio aprirsi una strada in mezzo al mondo ostile e rassegnarsi od a giacere nell'oscura povertà od a conquistare col dolore e col travaglio del corpo, del cuore e dell'intelletto ogni menomo vantaggio sociale, assai probabilmente a precipitare, se maschio, nella strada del delitto, se femmina, in quella della vergogna.
Una nuova, non anco provata tenerezza, di botto lo assalse al pensiero di quel bambino. I suoi occhi che raro o non mai brillavano per una espressione di dolcezza e di sensibilità, parvero inumidirsi e a mezza voce, come per farsi un promessa, come per impegnarsi innanzi a se medesimo, pronunziò le seguenti parole:
— La salverò... Oh sì, la salverò, lei e suo figlio... e mio figlio!
Chi può spiegare il misterioso procedere del nostro pensiero? Aveva egli appena pronunziato queste ultime parole «mio figlio» che la sua fantasia tolta di subito alle immagini che la occupavano in quell'istante, era gettata in una sfera tutto novella, in cui forse, e senza forse, non che soffermatasi, non era penetrata ancora mai. Pensò alle gioie paterne ed alle miti felicità della famiglia a lui isconosciute affatto e che in quel momento gli apparivano con tutta la loro soavità leggiadra. Si rivide innanzi la gioia serena di sposi novelli, la superba dolcezza di genitori bacianti il frutto delle loro viscere; gioia e dolcezza a cui appena aveva badato per lo addietro, cui aveva fors'anco disprezzato e deriso, che in quell'istante gli apparivano inaspettatamente — quali sono — le migliori cose del mondo.
E perchè non cercherebbe colà il suo bene, egli pure? Si immaginò di colpo circondato dal caro ambiente d'una famiglia — sua — e in questo ambiente, luce e profumo la virtuosa modesta bellezza d'una donna affettuosa. Anzi questa vagheggiata beltà gli apparve personificata in forme reali, e vedute poc'anzi — non quelle della misera Ester da lui sedotta — ma quelle della graziosa Maria. Si compiacque un istante di questi pensieri e di queste immagini. Sorse in piedi e si pose di nuovo a passeggiar su e giù, le braccia incrociate al petto e il capo chino.
Quella stanchezza della sua opera infame, quel fastidio de' fatti suoi, che vedemmo averlo assalito poc'anzi, lo presero più forte. Egli conosceva abbastanza la sua potenza per credere che dove avesse voluto sarebbe entrato vincitore nel cuore della fanciulla, era abbastanza pratico di codesto per esser certo senza fatuità che una prima favorevole impressione egli l'aveva già in Maria prodotta: sapeva d'altronde che dalla famiglia era quella giovane amata cotanto da non voler contrastare ad una passione che la dominasse sovrana, e che insoddisfatta la renderebbe infelice. Egli adoperandosi fruttuosamente — e di ciò era certo — per restituire a quegli afflitti e sgomentati genitori il figliuolo avrebbe acquistato da quelle anime generose tanta gratitudine quanta sarebbe stata a sufficienza per coadiuvare all'amore di Maria per lui affine di ottenerlo a sposo. Egli si scioglierebbe dall'infamia, si allontanerebbe; la famiglia Benda era ricca, e la dote data alla figliuola sarebbe stata tale da bastare a vivere agiatamente....
Ma qui l'idea del denaro che s'intromise in quel romanzo morale cui la sua fantasia stava facendo, ne corruppe tutta la composizione, tolse lo spirito di Gian-Luigi a quel puro ambiente in cui era disavvezzo pur troppo e lo ricacciò nelle fangose peste dove soleva dibattersi. La cosa non gli apparve più che come un affare di guadagno, di cui da discutersi se più o meno il vantaggio. Una modesta agiatezza era quella che sarebbe bastata per lui? E dove ne andavano tutti i profondi e complicati disegni ch'egli aveva fatto per isconvolgere la società e vincere in quella guerra all'ordine costituito, la quale, da sorda, bassa e criminosa, doveva un giorno nel suo concetto scoppiare aperta e potente alla luce del sole per far lui primo e glorioso, e dominatore? Quelle acri ambizioni, quei feroci istinti insaziabili che lo tormentavano, oh come avrebbero taciuto di subito? E non sarebbe stato segno d'impotenza la rinuncia? No no; egli si ripeteva che era preso, da non potersene sceverare più, per le ruote dentate di quella macchina ch'egli stesso metteva in moto. Non c'era da illudersi con altre idee. Egli doveva in quella strada continuare per giungere alla meta o soccombere.
— E quel birbante di Pelone non viene! Disse egli ad un tratto, ritornando collo spirito alle cose presenti ed al bisogno che aveva di parlare col bettoliere.
In quella ecco un leggier fruscio sentirsi verso l'entrata e Gian-Luigi che si volse vide venir sollecita con un bel sorriso tutto amoroso Maddalena, la serva dell'osteria.
Ma il sorriso della giovane si agghiacciò sulle sue labbra al vedere la fronte corrugata e l'aspetto corruccioso del _medichino_.
— Che cos'è codesto? Gridò egli con quell'accento che faceva tremare. Gli è mezz'ora che aspetto; e poi non ho chiamato te, ma ho chiamato Pelone.
Maddalena, tutto mortificata, rispose coll'accento di chi si difende ingiustamente accusato:
— C'era gente nell'osteria....
— E perchè non è venuto Pelone?
— Gli è dietro a trattare di certi suoi negozi coll'ebreo _Macobaro_.
— Ah ah! Sclamò Gian-Luigi con istrana espressione: gli è costì quel vecchio strozzino? Affè che fra lui e Pelone fanno il paio.
— L'oste sa che io ho e che mi merito tutta la tua fiducia: continuava la giovane moineggiando: e non ha pensato farti cosa disgradita mandando me in sua vece a vederti.
Ed accostatasi presso presso a lui, gli pose sotto gli occhi la sua faccia volgare, ma fiorente di gioventù, e gli fece balenare innanzi il suo sguardo procace pieno di sensualità.
Sulla bocca del _medichino_ passò un'ombra di sorriso; e Maddalena, tornata nella sua naturale audacia, ne prese incoraggiamento a gettargli le braccia al collo e ad appiccicare le sue labbra carnose su quelle di lui, in un amplesso pieno di voluttuoso ardore.
Ma egli si sciolse dalle braccia della donna e la respinse alquanto bruscamente da sè:
— Stai ferma: le disse severamente. Ve' che c'è alcuno.
Maddalena, volgendosi, vide nell'ombra d'un angolo dello stanzone luccicare la pupilla maliziosa di Graffigna che teneva un occhio aperto e l'altro chiuso.
— To' Graffigna!
— Non vi disturbate: disse costui col suo tono di affettata bonarietà beffarda: io dormo, amorini miei, e non vedo nulla.
— Senti, Maddalena: proruppe Gian-Luigi senza badar punto a Graffigna ed alle sue parole; ciò di cui volevo interrogare Pelone, me lo puoi dire anche tu, e quello che con esso lui volevo combinare, possiamo aggiustarlo eziandio fra noi due. Varii agenti di Polizia frequentano la taverna, non è vero?
— Sì.
— Rispondimi sull'anima tua, rispondimi la verità per quanto hai di più caro, e se ci tieni all'amor mio.
— Ci tengo come alla mia vita e non puoi dubitar punto nè della sincerità, nè della verità delle mie parole.
— Qualcheduno di questi poliziotti travestiti mi ha visto nella bettola o poco o assai?
— Giurerei di no. Quando ce n'entra qualcuno, siam lesti ad avvisartene e tu t'affretti a sparire. Ieri sera non aveva ancora messo il muso nella prima stanza quello che mi pare il più accorto ed il più autorevole di quei birboni, che io già ti avevo fatto avvertito...
— Come si chiama questo tale?
— Barnaba.
Gian-Luigi si rivolse a Graffigna.
— Dà retta tu, e tieni bene a mente questo nome.
— Non dubiti: rispose quell'altro aprendo di nuovo un occhio solo. Me lo stampo qui nel comprendonio e non va via più.
Il _medichino_ continuava parlando a Maddalena:
— In quel momento che attirato dal rumore della rissa di Marcaccio ho commesso l'imprudenza di venir fuori nella stanza comune, eravi forse colà uno di quei segugi del Commissario?
— No: rispose la fante. Ti dico che appena spunta il grifo di uno di codestoro, non manco mai di porti in sull'avviso.
— Ma li conosci tutti tu?
— Certo che sì... Pelone, come tu glie ne hai ordinato, me li ha fatti conoscere dal primo all'ultimo.
— Ed abbiamo proprio da fidarci che quel vecchio carcame di Pelone non abbia celato nulla?
— Pelone non avrebbe nessun interesse a ingannarci; guadagna troppo ad esserti fedele, e ti teme troppo — te ed i tuoi — per pensar pure a tradirti. Del resto, ancorchè egli volesse tenermi nascosto qualche cosa di ciò, io ho abbastanza buon naso per iscoprire da me dove c'è del losco. Scommetto che se una nuova spia si presenta, fosse pure fra cinquanta, al primo acchito la riconosco per quello che è.
— Va benissimo. Or dunque ascolta ciò che voglio da te e da Pelone. Troverete modo che io, nascosto dietro l'usciolo segreto, veda il muso, un per uno, di tutti quei poliziotti che ci favoriscono. Hai capito?