La plebe, parte II

Part 13

Chapter 133,799 wordsPublic domain

Il signor Giacomo comprese tosto di quanto pericolo fosse per lui e per Francesco quell'aiuto, e pensò allontanare senza ritardo gli operai ammutinati, ordinando loro, pregandoli di rientrare nei laboratoi e star tranquilli. Si fece innanzi verso di loro con questo intendimento, ed avrebbe di certo ottenuto lo scopo, giacchè la sua parola era appo que' popolani autorevolissima, e massime sul capo e sul più furibondo di essi, il portinaio Bastiano; ma una imprudente bravata del brigadiere dei carabinieri venne a guastar tutto ed impedire ogni buon effetto. Quest'eccellente Corpo di truppe fu sempre il più zelante nel suo dovere, il più valoroso e disciplinato che sia stato mai: ma durante l'assolutismo, investito di poteri maggiori di quel che si doveva, quasi discrezionali, dotato di attribuzioni politiche e favorito di una privilegiata protezione in ogni suo fatto, in ogni urto eziandio che per ragione della sua eccessività nella sorveglianza politica gli avvenisse di avere, non che coi privati, ma colle autorità civili e giudiziarie altresì, era naturalissimo che trascendesse in una certa sicurezza di sè, la quale in alcuni suoi membri di carattere più violento, a qualunque grado della gerarchia appartenessero, dal generale comandante all'ultimo allievo, si scambiava in prepotenza. Il brigadiere che aveva accompagnato Barnaba in casa Benda era di questo genere. La senapa gli saliva presto al naso: ed abituato a vedere innanzi alla sua temuta divisa umiliarsi tutta la gente, credeva suo dovere mantenere ad ogni modo, in ogni occasione questo sovrano prestigio all'_arma_, colla minaccia e coll'impiego eziandio della forza, anche quando nè la prudenza, nè il bisogno non consigliavano l'uso di essa.

Egli per ciò stimò opportuno e facile domar quella riotta con un atto risoluto che subito ne imponesse ai tumultuanti. Il padre di Francesco, avanzatosi verso gli operai per sermocinarli come dissi, era passato fra Selva e i carabinieri; al brigadiere parve questo movimento inteso a sceverare da lui e dai suoi uomini l'arrestato, affine di impedire loro di seco menarnelo. Quindi, senza dar tempo al signor Benda di aprir bocca, aggiustatosi di nuovo al petto la tracolla della sciabola per un moto che gli era solito, fu in un passo al petto dell'industriale e colla voce più rozza e col tono più burbero che potè gridò:

— Alto là! Si crede forse qua di opporcisi nell'esercizio delle nostre funzioni? Di impedirci di fare il nostro dovere? Corpo del diavolo! La sbagliate di grosso. Voi altri (e accennava col dito teso in atto di comando agli operai) sgomberate più che in fretta; e Lei (e prese al petto il signor Benda) Lei se fa la menoma opposizione ai nostri comandi, lo arresto com'è vero Iddio!

E con violento sgarbo, rigettato di mezzo il padrone della fabbrica, il brigadiere andò a ghermire Giovanni, cui trascinò presso i carabinieri, i quali lo afferrarono e tennero alle braccia.

— E questo non ci scappa più, nè per Iddio, nè pel diavolo! Gridò il brigadiere con un tono di minaccia e di trionfo che era altresì una sprezzosa sfida a quegli uomini accorsi in aiuto del loro principale.

Molte volte avviene che un atto di coraggiosa, anzi di temeraria risoluzione ne imponga ad una folla; e qui, avrebbe forse la violenza del brigadiere ottenuto quest'effetto, se non ci fossero state due circostanze ad impedirlo: la prima che gli operai entrati in quella stanza erano dei più affezionati al principale, e il veder questo trattato a quel modo, troppo li sdegnava; la seconda che a loro capo c'era Bastiano, il quale per carattere non era alieno dalla violenza ancor esso quando la gli bolliva, ed aveva un coraggio da non lasciarsi così facilmente intimidire.

Vi fu un momento d'esitazione dopo quell'atto del brigadiere. La cosa stette in bilico un istante; ma Bastiano la fece traboccar tosto dalla parte della resistenza.

— Oh che, abbiamo da veder maltrattato il nostro buon padrone innanzi ai nostri occhi?

A quegli uomini parve quello allora un maltrattamento fatto a loro medesimi nella persona del loro principale; quella stessa violenta presa di Giovanni tornò loro come uno sfregio per essi; si strinsero minacciosi intorno a Bastiano che li dominava colla sua grande statura e mandarono voci e parole di assai minaccia.

— Sgombrar noi! Continuava Bastiano sempre più concitato. Sono questi brutti uccellacci che devono partirsene e senza tanti discorsi, lasciando in pace l'onesta gente. Fuori di qua subito! Fuori!

— Fuori! Urlarono gli operai che circondavano il portinaio.

— Fuori! Ripeterono i compagni, che dall'altra camera facevano ressa alla porta per vedere e per intervenire in quella scena ancor essi.

E quella massa compatta fece un movimento per cacciarsi addosso agli agenti della forza pubblica.

— In difesa! Gridò il brigadiere, traendo egli rattamente di tasca una pistola. I suoi uomini e gli arcieri ne imitarono l'esempio; e dieci canne di pistola si volsero verso il gruppo degli operai che indietrò alquanto sovrappreso a quella vista.

— Figliuoli! Che fate? Per carità! Gridò il signor Giacomo volendosi slanciare in mezzo, ma trattenuto dalla moglie e dalla figliuola, le quali pallide come morte sclamavano con infinito spavento: — Misericordia!... Per amor di Dio!...

Bastiano era muso da non ispaventarsi punto alla vista di quelle pistole, e il suo esempio poteva sui suoi compagni; oltre ciò, tutti lo sanno, e quasi tutti lo hanno provato, quando il sangue è venuto in un certo eccitamento, la lotta e il pericolo medesimo di essa esercitano sull'uomo una tal quale attrazione, un fascino che gli travolge il cervello e molte volte fa un battagliero anche dell'uomo il più prudente e il più pacifico del mondo; aggiungete che quegli altri operai che si trovavano nella camera vicina, non posti menomamente in rispetto da quelle canne di pistola che non vedevano, seguitavano a gridare ed a spingere innanzi. Una collisione pareva imminente: le parole del signor Giacomo, nè le grida supplicanti delle donne non erano udite nemmanco, e quel salotto stava per diventar teatro d'una dolorosa tragedia, quando di botto là in mezzo suonò una voce fatta per essere ubbidita, e si drizzò in tutta la imponenza della sua virile bellezza, della sua forza giovanile, del suo indomabile coraggio la figura di Gian-Luigi.

— Abbasso quelle armi! Indietro voi altri! Intimò egli agli agenti della forza pubblica dall'una parte, agli operai dall'altra. Qui non è luogo di conflitto, e guai il primo che colla violenza fosse causa di spargere pure una goccia di sangue!

L'autorevolezza della voce, dell'aspetto, della mossa nobilissima era tanta che e i carabinieri e i birri, come gli artigiani, ne rimasero sovraccolti. Quelli che si trovavano a capo degli operai si allontanarono lentamente respingendo indietro il fiotto de' loro compagni che premevano alle loro spalle; gli agenti della forza pubblica chinarono a terra la bocca delle loro pistole.

Gian-Luigi era veramente fatto per dominare le turbe, coll'impronta d'una natura superiore che gli raggiava in sul volto, colla potenza della sua volontà che gli brillava nello sguardo, che gli fremeva nella sonorità della voce. Fece egli scorrere i suoi occhi neri come un carbone, profondi come un abisso, lucenti come un raggio di sole, sopra il crocchio confuso dei popolani, e soggiunse con un accento inesprimibile di efficacia, in cui all'autorità, quasi al comando, era unito, e si sentiva, avreste detto, come una carezza, un sentimento seduttivo di affettuoso interesse:

— Rientrate nei vostri opificii. Il passo che avete fatto vi onora di molto, ma è falso e non otterrebbe lo scopo che vi proponete; e inoltre non ha ragione di essere. Avete creduto minacciata la persona del vostro principale, e sprezzando ogni pericolo, sorpassando ogni considerazione di prudenza, da quei bravi, valorosi e affezionati operai che siete, non avete posto tempo in mezzo ad accorrere in sua difesa. Felice quel principale che ha cotali operai nelle sue officine!

Il popolo, la folla, è come le donne. Le adulatrici lusinghe ne guadagnan di colpo le grazie. Tutti quegli operai prestarono la più simpatica e la più deferente attenzione a quel bel giovane, che aveva sì autorevoli sembianze e che parlava così bene. Non ci fu che Bastiano, il quale, tenendo stretto stretto con tuttedue le mani il grosso bastone su cui si reggeva, tentennava il capo con aria poco persuasa.

Gian-Luigi continuava:

— Ma per fortuna i vostri timori non sono fondati; e nessuno minaccia il meno del mondo la libertà nè la persona del nostro caro signor Benda.

Un'esclamazione di soddisfacimento corse i ranghi degli operai che si trovavano nella sala.

— Che cosa c'è? Che cosa c'è? Si domandò dall'altra stanza, dove le parole di Gian-Luigi non erano giunte chiaramente intelligibili.

— Il principale è lasciato libero: dissero quelli che erano presso la porta; ed anche dagli operai raccolti nella camera vicina si mandò quella voce di soddisfazione per quel fatto che essi interpretavano quasi un loro trionfo.

Ma Bastiano non era uomo da contentare con tanta agevolezza.

— Che ci dia quest'assicurazione Lei, signore, che non conosco, va benissimo: così disse il portinaio; ma andrebbe meglio se ce la dessero quei signori là.

E col suo grosso bastone accennava al gruppo dei carabinieri e degli _arcieri_.

— Avete ragione, brav'uomo: disse Quercia col più lusinghiero de' suoi sorrisi. E quei signori ve la daranno tanto esplicita e compiuta quanto la potete desiderare.

Si accostò al brigadiere, e dissegli a mezza voce:

— Avete voi l'ordine di arrestare il sig. Benda?

Il brigadiere si strinse nelle spalle, poi si volse con muta interrogazione verso Barnaba, il quale scosse la testa in segno negativo.

— Pare di no: disse il brigadiere.

— Or bene: riprese a dire il dottor Quercia; non dovreste avere difficoltà nessuna a dichiarar ciò a questa brava gente.

— Uhm! Fece il carabiniere esitante.

— Date retta: soggiunse vivamente Gian-Luigi con voce, accento e mossa che lo atteggiavano a dominatore della situazione; so che cosa debba essere la fermezza d'un militare, ma so eziandio che fra le virtù del vostro ufficio si deve pur contare la prudenza. Stimate voi prudente lo sfidare tutta questa baraonda d'operai che il pericolo del loro padrone mette in furore? Ne ammazzerete qualcheduno; ma badate al numero loro, e guardate che faccie risolute e che braccia d'atleta! Sarà una grande responsabilità quella che cadrà su chi sia stato cagione d'un conflitto. Pensate alle conseguenze. Tutte le famiglie di questa povera gente sarebbero ruinate; — e voi non uscireste vivi, neppur uno, da questa stanza. Non vi par egli adunque più saggio e conveniente, non dico il cedere, non dico il rinunziare al vostro dovere, ma di rinserrarne l'esecuzione in certi limiti e dare così alcuna soddisfazione a questi accalorati?

Quelle parole fecero un'evidente impressione sul brigadiere.

— Il giovane che abbiamo arrestato verrà con noi: disse egli quasi interrogando più che affermando.

— Sì certo. Nessuno pensa a torvelo di mano. Voi non avete che da rinunziare a molestare dell'altro questa famiglia....

— Diavolo! E la perquisizione?

— L'avete fatta nella camera che più importava; avete preso colui che fuggiva, certo colle cose appunto che si aveva interesse di sottrarvi, dunque...

— Gli è vero.

— Dunque, ripigliava Gian-Luigi, non avete che da dire a questa turba che voi ve ne andate senza altro.

Il brigadiere tornò a consultare con uno sguardo l'agente della polizia: e Barnaba, al quale ora per assai ragioni, a dir il vero, pareva mill'anni di essere fuori da quel ginepraio, fece di bel nuovo un cenno affermativo colla testa.

— Va benissimo: disse allora il carabiniere graduato, si farà come Lei dice...

— E andate là: soggiunse vivamente Gian-Luigi facendo scorrere uno sguardo verso l'agente poliziesco sempre imbacuccato; andate là che vi traggo fuori da certe belle peste!

Il brigadiere mosse d'un passo verso gli operai che stavano attendendo tuttavia in attitudine ancor minacciosa, e disse ad alta voce aggiustandosi al petto, secondo il suo solito, la tracolla della sciabola su cui brillava la piastra colle cifre dell'arma:

— No, non vogliamo arrestare il signor Benda. La nostra missione è compiuta, e se voi co' vostri atti non c'imponete nuovi obblighi, noi stiamo per ritirarci.

Quercia aggiunse del suo:

— Il che, tradotto in buon piemontese, vuol dire che rientrando voi pacificamente nei vostri laboratoi, questi signori si ritireranno da parte loro, lasciando liberi del vostro principale la casa, la famiglia e lui stesso.

— E ci renderanno anche l'_avvocatino_? Domandò con impeto Bastiano.

— Questo ve lo prometto io. Appena fuori di qui, correrò da chi fa bisogno, e non tarderete a riavere fra voi il mio buon amico Francesco.

Gli operai ruppero in uno scoppio d'applausi che si ripercosse nella camera vicina.

Gian-Luigi, con sempre maggiore quel tono di padronanza e di sicurezza, continuò:

— Ritornate adunque nell'ordine ed al lavoro. Il signor Benda vi è gratissimo del potente contrassegno d'affezione che gli avete dato, e vi è più grato ancora, se adesso, uniformandovi al suo desiderio, rientrerete tranquilli negli opifici.

Il signor Giacomo si accostò agli operai colle mani tese, con le lagrime agli occhi, veramente commosso.

— Sì, diss'egli, cari figliuoli, vi ringrazio..... vi ringrazio tanto..... Ma ora tornate al lavoro, vi prego.

E strinse le mani con forza a tutti coloro che erano in prima fila dell'assembramento.

— Viva il nostro principale! Gridarono gli operai. Viva il signor Benda e la sua famiglia!

E si ritrassero lentamente, come il fiotto del mare quando la marea s'abbassa.

Allora Barnaba per segni diè l'ordine di partirsi a' carabinieri e birri, e s'avviò egli primo verso la porta.

— Signore: disse Gian-Luigi accostandosi a Selva che i carabinieri conducevano via tenendolo in mezzo: non trascurerò di occuparmi eziandio di Lei, e spero, anzi son certo di ottenere colla liberazione dell'avvocato Benda, anche la sua.

— La ringrazio: disse Giovanni; ma quello che intanto vorrei, sarebbe che non avessi da passare in mezzo di Torino, scortato così come sono, a vista di tutta la gente.

— Ha ragione. Vorrei offrirle il mio legnetto se non che ne ho bisogno per correr tosto ad informare di ciò che qui accadde il conte di Staffarda, il marchesino di Baldissero e lo stesso conte Barranchi, perchè s'affrettino a farvi porre riparo nel modo il più completo. Ma il signor Benda potrà mettere a disposizione di questi signori una sua carrozza.....

— Subito: disse con premura il signor Giacomo. Do gli ordini e in pochi minuti....

Barnaba scosse la testa in segno negativo, e disse colla voce soffocata dalle pieghe del mantello:

— No. Poscia ai carabinieri, facendo loro un cenno imperioso del capo: Avanti!

Non ci valse parola. Giovanni fremente fu trascinato dai carabinieri e dalle guardie, a capo dei quali camminava l'agente di polizia. Questi l'aveva amarissima contro il giovane arrestato per la bruciata carta, e si piacque di far contro di esso così bassa vendetta. Nè bastò. Appena fuor della casa, Barnaba, lasciando cader giù dal viso la falda del mantello e parlando colla sua voce naturale, poichè non aveva più da sottrarsi allo sguardo di Quercia, disse con accento di comando ai carabinieri:

— Ammanettatelo.

Giovanni si richiamò altamente, rosso di sdegno nel volto. Il brigadiere stesso esitò. L'agente di polizia ripetè seccamente l'ordine.

— Costui ci ha mostrato, soggiunse, quanta pervicacia sia la sua! Si merita questo ed altro: nè voglio che mi sfugga come avvenne d'altro rivoluzionario a Roma... Obbedite!

A Selva che dovette cedere alla forza, vennero per furore ardenti lagrime negli occhi; si morse le labbra fino al sangue, ma non aprì più bocca. Per un momento camminò a capo basso, vergognoso; poi scossa fieramente la testa, levò la fronte, e pallido, ma risoluto nel viso, seguitò la strada con quella fermezza e quella sicurtà che ha il martire d'un'idea perseguitata dalla forza. E così attraversò egli Torino in mezzo alla oltraggiosa curiosità dei passeggieri, deriso dal volgo, compassionato da alcuni, dignitoso sempre nella sua nobile calma. Quant'odio raccogliessero nelle anime oneste contro il Governo i suoi agenti con cotali atti è facile immaginare, e conveniva bene che in questa gioventù piemontese fosse forte e profondo il patrio affetto, perchè tutti i rancori, tutti i desiderii di vendetta suscitati per simili infami tratti svanissero quel giorno in cui quel Governo medesimo bandiva la politica nazionale e si sposava colla libertà.

Quercia intanto, partita la schiera poliziesca, erasi accostato premurosamente ai genitori di Francesco.

— Si rassicurino: aveva loro detto con quell'accento che sapeva rendere così simpatico ed insinuante. Io metterò in opera tutto il mio credito, tutte le mie influenze per restituir loro quanto prima il figliuolo.

C'era tanta sicurezza nelle parole e nell'aspetto di quel giovane che Giacomo e Teresa, e più ancora Maria, accolsero quella come una certa promessa.

— Dio la benedica! Esclamò la povera madre prendendo a Quercia una mano.

— Le saremo eternamente grati: soggiunse il signor Giacomo stringendo al giovane l'altra mano.

Maria, ella, venne innanzi al dottore e incrociando le sue manine in atto quasi di supplica, quasi di ammirazione, esclamò con voce impressa di tanto affetto:

— Oh sì! Le saremo eternamente grati.

E poscia arrossì fino sulla fronte sotto lo sguardo pieno di fuoco con cui il giovane le rispose.

— Ci conto su: disse Quercia mezzo sul serio, mezzo scherzosamente. Corro adunque senza perder tempo, e fra poco ne udranno le novelle.

Partì scambiando con quella affettuosa famiglia i più affettuosi saluti. Maria corse alla finestra per vederlo un'ultima volta mentre egli saliva in carrozza. Ed egli pure la vide; e i loro sguardi s'incontrarono come due raggi di luce. Era egli partito, e Maria rimaneva ancora immobile a quel posto, la candida fronte appoggiata ad una delle traverse dell'intelaiatura delle invetrate. Vedeva nel suo pensiero la bella figura di quel giovane ardimentoso nell'atto che affrontava con tanta sicurezza il pericolo, che dominava con tanta supremazia le turbe, che s'imponeva con tanta autorità a tutti, e il cui sguardo pur tuttavia era certe volte sì dolce!...

Povera Maria!

CAPITOLO XII.

Gian-Luigi, nel salire in carrozza, disse al cocchiere:

— A casa, di galoppo.

Cinque minuti dopo il legnetto entrava nel cortile della casa in cui abitava il dottor Quercia.

Questi scese sollecito e levandosi in punta di piedi, a bassa voce disse al cocchiere che si chinava verso di lui per udirne gli ordini:

— Andrai tosto ad avvertire i capisquadra della _cocca_ che si radunino stassera alle sette nella taverna di Pelone.

Il cocchiere fece un cenno affermativo.

— Poi verrai qui e starai pronto ad ogni evento tu e la carrozza.

Detto questo corse su delle scale verso il suo quartiere. Quell'altra faccia sospetta che gli serviva da domestico gli venne incontro fino sull'uscio del pianerottolo.

— Ho udito la carrozza: gli disse, appena Gian-Luigi fu entrato; ed ho pensato che era Lei che tornava. Abbiamo qualche cosa di nuovo?

— Sì: rispose Gian-Luigi. Aspetta che ti do due lettere da portare.

Si mise al suo tavolino a scrivere di fretta. Un bigliettino vergò sopra un elegante fogliolino di carta lisciata, il quale diceva in lingua francese:

«Contessa. Due miei amici, due bravi giovani, gli avvocati Benda e Selva, furono arrestati per sospetti politici — affatto a torto, ve lo giuro. Bisogna che per mezzo del conte e di vostro padre mi aiutiate a farli rimettere in libertà. Fra due ore al più tardi sarò da voi a spiegarvi meglio la cosa, ma frattanto non perdete tempo e pregate il conte a parlare al generale Barranchi in favore de' miei protetti, e scrivete al barone La Cappa di volere interporre la sua valevole protezione presso il Governatore. Addio, vi bacio le mani e sono — quegli che vi ama alla follia — Luigi.»

Sopra un pezzettino di carta qualunque scrisse:

«Seguite colui che vi presenterà queste parole di mio pugno. — Seguitelo subito. — Preme — Q.»

Diede i due scritti al domestico il quale con istrana famigliarità, di sopra la spalla del padrone, aveva letto tutto ciò che questi era venuto scrivendo.

— Questo, disse Quercia accennando il bigliettino, lo porterai...

E il domestico interrompendo con un insolente sogghigno:

— Alla contessa Staffarda ci s'intende... Ma dica un po', sor _medichino_, che cosa è l'arresto di questi due di cui fa cenno? Sono essi dei _nostri_?

— No: riprese Gian-Luigi crollando impazientemente le spalle.

— Be'... Io son di parere allora che la fa male Lei ad immischiarsene... La Polizia non bisogna toccarla, se non ci tocca... Lasci un po' che arresti chi vuole, quando la non ci viene a rompere le tasche a noi.

Il _medichino_ si volse con tutta l'autorità e l'imponenza della sua supremazia.

— Olà! Mi pare che tu ti picchi di farmela da mentore eh?... Non tollero di queste seccaggini, io... fai quello che ti dico senza rompermi le tasche, ne prendo un altro a tua vece.

— Non parlo più: disse il domestico raumiliato. Mi pareva.... credevo bene.....

— Ti pareva falso e credevi male..... Stai certo che tutto ciò ch'io faccio gli è pel bene della _cocca_ e non seccarmi altrimenti. Quest'altro fogliettino recherai in via porta..... nº..... piano terreno, uscio a dritta, appena nel vestibolo. Batterai nell'imposta sinistra due colpi, poi dopo un piccolo intervallo un altro, poi dopo altra pausa ancora tre; allora la porta ti si aprirà ed a chi ti verrà innanzi farai i segni dell'iniziazione massonica; quando ti avrà risposto, domanderai se esso è Medoro Bigonci..... Ricordati bene questo nome..... Alla risposta affermativa gli consegnerai quella carta, che ti farai restituire, ed appena sia pronto lo condurrai in _Cafarnao_, passando non per la bettola ma per la bottega di _Baciccia_. Io sarò là ad aspettarvi.

— In _Cafarnao_! Esclamò il domestico stupito all'estremo. Proprio in _Cafarnao_? Ripetè come se credesse di non aver capito.

— Sì: disse asciuttamente Gian-Luigi.

— Un estraneo?

— Egli è tale di cui si può fidare completamente, e le cose che abbiamo da dire, sono di natura da non esser dette che nel più segreto nascondiglio del mondo. D'altronde, giunto nella retrobottega di _Baciccia_ gli benderai gli occhi e non gli leverai la benda finchè non sia penetrato fino nel mio gabinetto. Conducendolo fuori si farà lo stesso, così vedrà nulla di nulla. Ve l'ho già introdotto io altra volta di questa guisa ed ei non ha il menomo sentore della vera destinazione di quel nostro sotterraneo riparo.

Mandò un sospiro quasi di rimpianto e mormorò fra i denti:

— E se l'avesse, egli non ci metterebbe i piedi di certo. Hai capito? — Riprese parlando ad alta voce al domestico.

— Farò come la vuole.

— Benissimo. Vai e sollecita.

Il domestico si partì; Gian-Luigi si cambiò frettolosamente di abiti da capo a piedi ed avviluppatosi in un ferraiuolo uscì ancor egli e si diresse verso un'estremità della città, da quella parte precisamente in cui erano i quartieri più antichi e poveri, e in essi la taverna di mastro Pelone[4].

[4] Nella descrizione di codesti luoghi non sarò molto preciso per evitare che si attribuisca a questa od a quella casa il teatro delle scene che sto per narrare: — vere pur troppo in gran parte.

Eravi colà — ora non esiste più — un gran quadrato di case ammonticchiate l'una accosto all'altra in una massa compatta, traverso cui non passava nessuna via pubblica, ma si aprivano molti cortili e cortiletti la più parte umidi e sporchi, i quali, comunicando fra loro per anditi bassi e porte, formavano una specie di labirinto cui solo poteva percorrere senza smarrirsi chi ne avesse acquistato il filo colla pratica.