La plebe, parte I

Part 31

Chapter 313,847 wordsPublic domain

Ad un tratto si grattò alla porta. I due amanti sussultarono. Era cosa tanto nuova che in quei loro colloqui venissero disturbati! Tacquero un momento stando in sospeso ad ascoltare se il segno si ripetesse. In quella udirono l'orologio del campanile vicino suonar lentamente la mezzanotte. L'ultimo tocco aveva appena finito di battere che all'uscio fu dato un picchio abbastanza vibrato. Candida sorse di slancio, si racconciò in fretta i panni un po' disordinati, ed invece di domandare chi fosse si precipitò verso la porta e l'aprì con mano che tremava un pochino.

Sì trovò in faccia la cameriera:

— Che cosa c'è? Domandò la contessa con qualche corruccio.

E la fante sollecita:

— Il signor conte fa domandare alla contessa se vuole riceverlo.

Candida si volse pallida ed agitata verso il suo amante.

— Mio marito! Diss'ella frettolosamente. Egli non viene mai qui a quest'ora..... Parti!

Gli occhi di Gian-Luigi balenarono cupamente e nella fronte si incavò quella sua ruga caratteristica.

— Ah! il conte: diss'egli incrociando le braccia al petto; ben venga il signor conte. Vorrebbe egli per azzardo far da marito di tragedia?

Candida gli fu accosto in un baleno e con atto pieno d'avvenenza e d'amorevolezza gli gettò le braccia al collo.

— Parti, te ne prego: diss'ella.

La cameriera s'inoltrò d'un passo nel gabinetto, ed abbassando la voce, soggiunse:

— Il signor conte è qui nell'altra stanza, e il signor dottore non può a meno d'incontrarlo.

La contessa impallidì vieppiù.

— Va nella mia camera: diss'ella affrettatamente a Luigi. Il conte non avrà gran cosa da dirmi e saprò sbarazzarmene tosto.

Gian-Luigi fece un sogghigno pieno di superbia e d'ironia.

— Fuggire! Diss'egli. Nascondermi! Nè l'un nè l'altro. Venga avanti il signor conte, e se ha cose da dire a Lei che io non possa ascoltare, allora mi ritirerò tranquillamente per la uscita comune.

— È mezzanotte: disse timidamente la contessa.

— Gli è che abbiamo saputo trovar abbastanza soggetti interessanti di conversazione da far passare il tempo senza badarci. Questo fa onore al nostro spirito, contessa.

Candida esitò un momentino, parve voler ancora dire alcuna cosa; ma ad un tratto prese la sua decisione, e voltasi alla cameriera le disse con accento affatto sicuro e tranquillo:

— Introducete il conte.

Poi si gettò a sedere abbandonatamente sulla sua poltroncina vicino al fuoco, al quale volgendo le spalle stava dritto Luigi colla più agiata disinvoltura di questo mondo.

Io non vi dirò che il cuore di Candida non battesse un po' più concitato nell'udire sul pavimento dell'altra stanza il passo del conte che si avvicinava; ma il suo aspetto era tranquillo, e quando l'uscio si aprì, ella volse verso chi entrava un viso forse un po' pallido, ma per l'affatto sicuro nella sua indifferenza.

Il conte s'inoltrò con un sorriso poco naturale, ma garbatissimo, sulle sue labbra tirate. La sua fronte calva pareva più gialliccia dell'ordinario riflettendo la luce delle due lampade che ardevano sul camino. Nell'occhio grifagno c'era molto più del solito di quell'ironia scettica e maligna che formava la base del suo carattere. Gli sguardi del conte e di Gian-Luigi s'incrociarono; erano gli sguardi di due uomini che non hanno timore. Stettero un attimo così fissi l'un nell'altro, come due lame in un assalto prima che uno dei duellanti si decida a trarre una botta. Prolungato per un minuto quello sguardo si faceva una sfida, una minaccia, un insulto: era uno di quelli sguardi, dopo i quali bastano poche parole per condurre due uomini sul terreno a cimentare in un duello la vita.

Gian-Luigi, a niun patto, avrebbe voluto esser egli il primo a chinare gli occhi. Sentiva entro il petto un orgoglio immenso dare rincalzo al suo coraggio per non cedere neppure un minuzzolo alla superba guardatura del conte. Il cranio pelato di quell'uomo che tutti conoscevano abilissimo nell'arte di uccidere il suo simile ed il cachinno insolente ed altezzoso di quella mordace ironia, solevano imporne a tutta la gente; il trovatello Gian-Luigi, il figliuolo di nessuno, il compagno d'infanzia di Maurilio, allevato nella più umile e nella più misera delle condizioni, non ne provò la menoma soggezione. Amedeo Filiberto di Staffarda che per lungo uso di mondo e trattare d'uomini, s'intendeva a giudicare, dalla fisionomia e dal contegno di qualcheduno, della fermezza e del valore del suo animo; il conte conchiuse fra sè che quel giovane non era tale da poter essere nè dominato, nè soverchiato.

In questo modo passarono due minuti secondi di grave silenzio, lunghissimi per la contessa, la quale con ansia stava mirando a sua volta quella tacita lotta di sguardi di quei due uomini innanzi a lei.

Fu il conte che primo sviò gli occhi da quelli dell'avversario e ruppe il silenzio.

— Ah! gli è Lei, dottore: diss'egli colla sua gentilezza aristocratica, in cui nella compiuta forbitezza appariva pur sempre una tinta di superiorità. Perdoni a' miei occhi miopi, se non l'ho tosto riconosciuto.

Gian-Luigi fece un lieve inchino senza rispondere.

Candida tirò più libero il fiato. Le parole del conte ed il modo con cui le aveva dette non erano già d'un uomo che si acconci a cedere per paura, ma di tale che crede miglior convenienza lo evitare uno scandalo.

— Come mai, conte, a quest'ora? Domandò la donna con un'apparenza scherzosa, in cui pure si sarebbe potuto sentir tuttavia la traccia delle sue inquietudini.

— Che? Rispose il conte. È egli per ventura così tardi?

Guardò l'orologio che faceva muovere il suo pendolo sulla mensola del camino, e per vederci l'ora avanzò la testa fin da essere presso presso a quella di Gian-Luigi, il quale non si mosse, come se i suoi piedi avessero piantate le radici sulla lastra di piombo che innanzi al focolare difendeva il tappeto del pavimento dalle faville che potessero mandare gli scoppi della legna.

— To'...... È passata mezzanotte: soggiunse il conte. Credevo fosse di meno. Vuol dire che il tempo mi è volato via rapidamente questa sera, come fors'anco per voi, contessa.

Candida arrossì un pochino.

— Sì davvero: diss'ella pigliando un parafuoco per ripararsi la faccia, più che dal calore dei tizzi che ardevano nel focolare, dalla luce delle lampade che pioveva dallo sporto del camino. Il dottor Quercia ha avuto la bontà di sacrificarmi la sera per tenermi compagnia.

Il conte si volse di nuovo verso Gian-Luigi e gli fece un saluto del capo che pareva quasi un ringraziamento, ed in cui l'ironia era di guisa dissimulata e così fine che un uomo accorto non poteva a meno di sentirla, ma uno mediocremente educato non avrebbe potuto in nessun modo rilevarla.

Gian-Luigi corrispose con un altro saluto uguale; ma entro sè rodevasi maladettamente di quella situazione in cui si trovava, che sentiva ridicola e la più impacciosa che mai. Avrebbe dato non so che perchè la maliziosa gentilezza del conte si voltasse in un buono scoppio di collera.

Amedeo Filiberto disse allora alla moglie, con quel suo satirico sorriso:

— È un sacrifizio che la galanteria del signor dottore avrà trovato leggiero.

Prese la mano di Candida e gliela baciò mentre essa lo guardava tutto stupita.

— È un sacrifizio: soggiuns'egli, col tono d'un Don Giovanni dei tempi di Luigi XV di Francia: che sarei disposto a fare ancor io molto volentieri, se pensassi che potesse tornarvi ugualmente gradito.

Candida levò dalla mano del marito la sua che egli teneva ancora, si tirò indietro colla poltrona, come per allontanarsi, e non rispose.

— Duolmi se io sono venuto disturbatore del vostro colloquio: riprese il conte colla medesima bonarietà maliziosa: ma che volete, contessa cara? Ho gran desiderio, e dirò anzi gran bisogno di aver con voi uno di quei confidenti ed affettuosi colloquii che sono una delle maggiori gioie del matrimonio, e — _ma foi!_ — non ho voluto ritardarmi questo regalo, perchè se sono del parere di quell'antico non so chi, il quale soleva rimandare gli affari al giorno di poi, credo invece che le dolci soddisfazioni conviene procurarsele tosto, senza ritardo, appena si può.

Ciò detto, diresse il suo sguardo grifagno su Gian-Luigi, che stava sempre al medesimo posto. Quello sguardo diceva apertamente:

— Conviene che mi cediate il luogo. È questo, se non altro, il mio diritto di marito, e intendo di valermene.

Gian-Luigi comprese. Ben sapeva che gli toccava ritirarsi, e fin dal primo momento che il conte era entrato, egli andava pensando come far ciò senza mostra alcuna di debolezza. Ora esitò tuttavia un momentino. Gli passò per la mente di rispondere un'impertinenza che obbligasse il conte ad uscire da quel garbo artifizioso che gli faceva, per così dire, una corazza adamantina; oppure di fare il sordo affine di spingere il marito di Candida a più aperto parlare che desse a lui pretesto di venirne a lotta dichiarata. Capì che avrebbe avuto assai torto sì a far questo che a far quello. Inoltre la irritata suscettività del suo amor proprio non fu tanto cieca da non lasciargli ricordare che il suo interesse gli sconsigliava fortemente una palese e scandalosa rottura col conte. Si staccò egli dal camino e andò lentamente a prendere il suo cappello, che aveva deposto sopra un _guéridon_.

Il conte si pose tosto a quel medesimo luogo che il giovane aveva abbandonato, come se anco materialmente volesse significare ch'egli intendeva rivendicato il suo posto di marito sulle invasioni dell'amante.

Gian-Luigi venne colla stessa andatura lenta fin presso alla signora, e tendendole una mano con famigliarità da amico, le disse:

— Buona notte, signora contessa.

— Buona notte: s'affrettò a rispondere Candida, stringendo forte la mano di lui, come per segreta intelligenza, come per ringraziarlo di cedere a quel modo, timorosa ch'ella era stata alquanto non volesse il giovane ribellarsi al pulito congedo intimatogli dal conte. Quando ci rivedremo? Domani è mia sera di palchetto al Regio; spero che non la mancherà di venirmi a far visita.

— Me ne farò un dovere: rispose Gian-Luigi. S'inchinò poscia leggermente verso il conte, il quale abbassò il capo con mossa molto superba. Il giovane uscì meno contento di sè di quanto avrebbe voluto, sentendo che in quello scontro ad armi cortesi egli aveva avuto il dissotto, e mulinando come avrebbe potuto conseguire una rivincita quale convenisse non solo all'amor proprio, ma al suo interesse ed ai suoi disegni.

Il conte e la contessa rimasero soli; ella sempre seduta giuocherellando col parafuoco di cui servivasi a riparare il suo volto dagli sguardi del marito, egli dritto dinanzi al camino, dove poco anzi stava l'amante.

Per un poco non parlarono nè l'uno nè l'altra.

— _Charmant garçon_ quel dottorino: disse poi il marito mettendo le mani dietro le reni come per riscaldarsele alla vampa.

Candida non rispose.

— A proposito! Di che cosa è egli dottore? Di leggi, no. Di medicina o di chirurgia, o di tuttedue?

Aspettò un momento la risposta della moglie, che non venne.

— Voi non sapreste dirmelo, contessa? Soggiunse egli facendo piombare il suo sguardo addosso alla donna che pareva assorta nella contemplazione delle figure chinesi trapunte sulla seta del parafuoco.

Candida crollò le spalle.

— Non andate già sognando, io spero, che discorriamo di medicina e di chirurgia. Che cosa volete dunque ch'io sappia? So che gli è un giovane molto a garbo... e mi basta.

Alla contessa era venuto di botto tutto il suo coraggio. Fino a che i due uomini erano stati a fronte, ella aveva dovuto fare uno sforzo per vincere la inquietudine che la occupava; ora ch'ella sola trovavasi in faccia a quel marito, di cui nulla avea potuto in essa ispirare nè rispetto nè simpatia, nè alcun sentimento di affezione o di gratitudine, ora la si sentiva forte e di subito s'era trovata pronta ad accettare la lotta su qualunque terreno la volesse il conte impegnare.

Questi riprese con accento più ironico che mai.

— Sicuro! Molto a garbo! È quel che dicevo io: _charmant garçon_. Sa trattare quasi come s'ei fosse qualcheduno, e parlandogli uno può anche obliare che non si sa chi sia.

Candida arrossì fino alla radice de' capelli.

— Vi sono dei nobili, diss'ella con accento irritato, i quali hanno i più numerosi quarti scritti nelle pergamene, e non sanno la creanza, e non hanno lo spirito di questo giovane che, come voi dite, nessuno sa chi sia.

Il conte s'inchinò con ironica galanteria verso la moglie.

— Avete ragione: diss'egli. A certuni non basta l'esser nati di nobil sangue per aver nobili modi, come del pari, ai più non basta l'aver acquistato dei titoli per aver preso addirittura con essi la vera nobiltà.

Candida sentì l'aspra botta tirata contro suo padre e si morse le labbra.

— Ad ogni modo: diss'ella vivacemente di ripicco; quando uno ha del merito personale, per piacermi nella sua compagnia, io non istò a domandargli il suo albero genealogico.

Amedeo Filiberto tornò ad inchinarsi come prima.

— E voi fate molto bene. Ma il mondo è più curioso e più esigente di voi, e quando vede un cotale mettersi innanzi sulla scena del mondo vuol sapere d'ordinario d'onde venga, che cosa faccia, di dove tragga i mezzi delle spese che non va risparmiando. E allorchè si viene a scoprire — imperocchè badate bene contessa che tosto o tardi quel benedetto mondo riesce a scoprir tutto, e se trova troppa difficoltà a scoprire il vero, inventa, che è peggio, ed inventando anche, molte volte indovina; — allorchè si viene a scoprire che il brillante giovane di cui si comincia ad occupare l'attenzione del pubblico non ha famiglia di sorta, è capitato non si sa di dove, come un fungo sorto improvviso di terra, non ha capitali nè tenute da dargli la rendita che spende, giuoca come un disperato...

— Anche voi giuocate, signor conte: interruppe con vibrato accento la moglie.

Il conte si tirò su della persona colla più superba mossa del mondo.

— Vi prego di non offendermi con siffatti confronti. Io dietro la mia passione del giuoco posso mettere il patrimonio degli Staffarda...

— E quello di vostra moglie: disse Candida vivamente scoccandogli un'occhiata più maliziosa ancora della interruzione.

Fu la volta del conte di mordersi le labbra. Stette un poco, e poi riprese a dire senza rilevare la frecciata:

— Quando, dicevo, un giovane senza mezzi di fortuna la sciala da ricco, vivendo in una intimità poco onorevole con una donna cui per rispetto alle vostre orecchie non voglio qui qualificare.....

La contessa sussultò come riscossa da una violenta offesa. Si drizzò della persona che teneva abbandonata sul seggiolone, ed esclamò vivacemente:

— Non è vero, non è vero; questa è un'infame calunnia.

Il conte con una impertinente placidità le fe' cenno colla mano di calmarsi, e poi disse con accento tranquillamente sardonico:

— _Pour Dieu!_ contessa, voi prendete fuoco più d'un zolfino. Ora io vi prego di due cose: prima di ascoltarmi con un po' di pazienza e non interrompermi, se volete che più presto io ne venga a capo; secondo di ritener bene che un conte Langosco non si fa mai eco d'una infame calunnia, per ripetere la vostra non troppo misurata espressione.

Candida si lasciò ricadere contro lo schienale della poltrona, come rassegnata ad udire le parole del marito.

— Or dunque, continuò questi, avevo l'onore di dirvi che il mondo curioso, pettegolo, mormoratore, maledico, anche calunniatore so volete, vedendo di queste cose e sentendole e ripetendole, si fa troppo agevolmente il concetto che quel cotale in siffatte condizioni si guadagni le sue rendite colla _protezione_ della donna perduta, che piuma i merli ricchi in favore dell'amico povero...

Candida non disse nulla, ma il parafuoco aveva dei movimenti convulsi nelle sue mani, e il suo piedino batteva con febbrile agitazione sui fiori del ricco tappeto.

Il marito si curvò verso di lei con una cortesia ed un'amenità che le tornavano più irritanti di qualunque altra cosa.

— Ritenete bene, contessa, che io qui ora non affermo nè contesto nulla di nulla. Ripeto quello che dice il mondo e non altro.

La contessa non si contenne oltre.

— Il mondo, interruppe ella con voce che invano voleva render calma: il mondo dice altresì che fra quei merli di cui lamentavate poc'anzi la sorte d'esser piumati da quella donna, si trova eziandio il conte Amedeo Filiberto.

Ed egli a rispondere con cinica tranquillità:

— Voi spostate la quistione, cara contessa. È possibile che il mondo, dicendo ciò che voi avete ripetuto adesso, non dica nemmanco una bugia. Ma siete troppo intelligente per non capire come in questa commedia la parte onorevole sia di chi lascia le proprie spoglie, non di chi vive delle altrui.....

— Io non so vederci nulla d'onorevole per nessuno: disse seccamente la giovine donna.

Il marito s'inchinò di nuovo a suo modo.

— _Soit!_... Ma, se vi piace, non divaghiamo oltre, per non prolungare fino al mattino questo colloquio che è per me un favore, ma che dubito possa essere per voi di molto divertimento. Quando adunque il mondo vede un giovane come quello di cui abbiamo detto, usare con troppa frequenza intorno ad una dama che è uno dei più begli ornamenti d'una sfera sociale a cui egli non appartiene, il mondo incomincia a domandarsi che razza di attinenze possa aver luogo fra quei due, poi biasima l'imprudenza della donna che si mette a repentaglio di voci maligne per causa di una relazione che non è degna di lei, poi ride del marito che la permette.

Candida era divenuta color del fuoco, ma lo sdegno e l'amore davano forza e coraggio al suo animo. Ebbe l'ardimento di guardar bene in faccia suo marito e gli disse con voce ferma e vibrata:

— Voi volete dire che mi sono compromessa?

— Il cielo me ne guardi! Per chi mi prendete voi, madama? La moglie del conte di Staffarda non può essere compromessa mai! Sapete bene che vi copre il mio blasone — e la mia spada.

Fu la volta di Candida d'inchinarsi leggermente.

— Ma, continuava il conte, non voglio, _palsambleu!_ che si rida di me. Vi ricordate, contessa, il colloquio che avemmo insieme in quel fortunato giorno che voi consentiste ad essere mia moglie? Io vi dissi: libertà intera per tuttedue, ma guardiamoci dalle ignobili catastrofi del mondo borghese, rispettiamo il nostro nome a vicenda...

La contessa proruppe con impeto sotto l'impressione del traboccante sdegno:

— E l'avete voi rispettato, signor conte? Vi rispondano le vostre ballerine, le vostre mantenute, le vostre orgie notturne, in cui gettate non solo le vostre, ma anche le mie sostanze — quelle sostanze per cui unicamente mi avete fatto regalo del vostro nome.

— Ah contessa: esclamò egli colla solita calma: voi uscite di misura. Questi _emportemens_ non sono da voi. Badate che correte rischio di cadere in una discussione da bottegaio...

Ma la donna sempre sotto l'impulso di quella concitazione:

— Eh! che cosa m'importa la roba mia? Quel che mi cale è la mia libertà. Non sono io più padrona di accogliere chi mi pare e piace? Vorreste voi far delle esclusioni nel mio salotto e impormi la presenza o l'assenza di questi o di quelli?

Il conte levò in alto una delle sue belle mani affilate in atto di protesta.

— Dio mi guardi! Diss'egli.

— Ed io vi dico, seguitava la contessa, che ciò non vorrei tollerare a niun patto... A niun patto, capite?

S'alzò in piedi quasi di balzo, e piantandosi in faccia al marito in atto pieno di risoluzione, soggiunse:

— Oh volete che vi parli affatto schietto? Quella libertà che mi avete promessa mi è più cara di quelle fortune che vi ho recate in dote; queste vi lascio manomettere senza opposizione, ma la prima non lo permetterò mai. Alla conoscenza, alla relazione, all'amicizia di quel giovane ci tengo più che a tutto il resto, e non sono disposta a rinunciarvi nè per farvi piacere, nè dietro vostro ordine. A me non salta neppure in mente d'imporre a voi di simili sacrifizi; lasciatemi quindi fare anche me a modo mio. In ogni caso, ve lo dichiaro apertamente, sono disposta a spingere le cose a qualunque estremo — anche ad una separazione.

— _Tudieu!_ contessa, esclamò il marito colla sua cinica freddezza, come vi scaldate! Queste cose potreste dirle senza incollerirvi come una _bourgeoise_. E poi che smania è la vostra di ficcarvi sempre in mezzo la quistione del danaro? _Fi donc!_ Non è degno di voi codesto..... Una separazione fra di noi! Mai più affediddio! Sapete qual è l'intesa delle mie parole? Quella di trovar modo insieme noi due, da buoni amici, di evitare ogni scandalo. Io sono venuto qui, l'anima piena di pacifiche intenzioni per darvi qualche buon consiglio in proposito. Pensatevi se vorrei mandare la cosa ad un punto in cui lo scandalo avverrebbe il massimo possibile ed irrimediabile. No, no, signora contessa. Voi siete sotto la protezione del nome di Langosco, e non voglio che la perdiate, non voglio che mi priviate del vantaggio che ora posseggo di dare un bravo colpo di spada al primo cialtrone che osasse pronunciare una parola men che misurata sul vostro conto... Ma voi, benedette donnine, non avete mai la prudenza più necessaria: prudenza nello scegliere bene, prudenza nel regolarvi.

La contessa fece un atto come se volesse interrompere; ma egli non le lasciò dire.

— Capisco, soggiunse: quanto alla scelta non c'è più da parlarne; è troppo tardi. Lasciamola lì. Ma quanto al modo di fare, ah contessa, permettete ch'io vi dica che vi siete mostrata d'una ingenuità affatto puerile. Quel cotale accoglietelo quanto vi piace a _huis clos_, ma non trascinatevelo dietro a farne mostra nel mondo, _que diable!_

— Che cosa ne vorreste conchiudere? Domandò Candida guardando sempre risolutamente in faccia il marito.

— Voglio conchiuderne che allora provvederete di meglio a voi medesima ed alla mia dignità, quando farete che il signor dottore — _si docteur il y a_ — conversi con voi così sovente come vi piace, in segreto, ma il mondo non vi vegga mai più insieme, e ch'e' non si trovi mai sul mio passaggio, nè nel vostro salotto, nè altrove.

La contessa tacque alquanto sotto l'evidente effetto d'un po' di mortificazione.

— Signore, diss'ella poi, dopo un poco: le spiegazioni della mia condotta...

Il marito l'interruppe con quel suo atto della destra, di cui pareva compiacersi perchè metteva in mostra tutta la bellezza della sua mano.

— Ah! non ne voglio avere nessuna. Che cosa mi credete? Un marito da moderno dramma francese? Salvate le apparenze, io non vi domando altro. Avrei potuto prima darvi quel consiglio che ho accennato poc'anzi: ma ora.....

Si curvò nelle spalle ed allargò tuttedue le braccia come per dire: è fatta e pazienza!

— _Enfin_, continuò egli, possano le cose volgere il meglio possibile a seconda del vostro capriccio, senza che mi mettiate nella necessità di farvi vedova di me — o di lui.

Candida si sentì l'anima offesa assai più da quel cinismo che non sarebbe stata dai più crudeli rimbrotti. Una profonda amarezza l'invase. Guardò alla sfuggita il sogghigno di quell'uomo corrotto a cui la Chiesa e la legge avevano unito tutta la sua vita, e le parve non che attenuata, ma quasi legittimata la sua colpa.

Ella tornò a sedere con una scioltezza quale avrebbe potuto avere in un colloquio indifferente colla persona che meno le ispirasse soggezione; ed aggiustandosi le sottane, disse al marito con accento di leggerezza in cui non avrebbe avuto torto chi avesse creduto scorgervi una tinta di disprezzo:

— E gli è per dirmi tutte queste belle cose da sermone che voi siete venuto in un'ora così insolita ad invadere il mio _boudoir_?

— No: rispose il conte: precisamente non è per questo. L'occasione ha mosse le mie parole. Certo non è ch'io non creda quell'argomento abbastanza di rilievo per dar ragione alla mia insolita comparsa; ma il vero è che io veniva per un'altra bisogna di cui mi occorre parlarvi.