La piccola fonte: Dramma in quattro atti
Part 2
DON FAUSTO
_(che non ha udito)_ Sono... che cosa?
VALENTINO
_(passando subito alla sinistra di lui e riprendendoselo a braccetto)_ Siete un animale!
DON FAUSTO
Mi pare che per dirmi questo potevate restare a destra.
VALENTINO
_(allontanandosi con lui)_ No! a sinistra, mio diletto amico! A sinistra! _(Spariscono.)_
TERESA
_(cercando di farsi sentire pur moderando la voce)_ Tornate presto, Valentino. Sono sulla corda.
LA VOCE DI VALENTINO
Il tempo materiale ci vuole.
TERESA
La zia è qui presso. E poi, un po' di sveltezza!
LA VOCE DI VALENTINO
_(che s'allontana)_ A sinistra, caro il mio bestione!
TERESA
_(tuttora pensosa per questo incidente, siede sul sedile di legno e sospira, preparandosi pazientemente ad agucchiare.)_
SCENA IV.
TERESA E STEFANO.
STEFANO
_(facendo capolino dall'uscio che era chiuso)_ Teresa!
TERESA
_(con un lieve sussulto)_ Stefano?
STEFANO
Ho sentito un borbottìo... un vocìo...
TERESA
Ah sì... era Valentino che parlava animatamente con un uomo...
STEFANO
Con chi parlava?
TERESA
... Con un suo amico, credo.
STEFANO
Valentino potrebbe fare a meno di ricevere i suoi amici in casa mia. Sono quasi sempre degli straccioni. T'incarico di dirgli, senza mitigare, che io non voglio.
TERESA
Glie lo dirò.
STEFANO
_(s'avvicina a Teresa e con una certa vanità dissimulata le mette sotto il naso una busta aperta che ha tra mano.)_
TERESA
Che profumo!
STEFANO
È una lettera della principessa Heller.
TERESA
Chi è la principessa Heller?
STEFANO
Tu non sai mai nulla di ciò che accade fuori del tuo guscio. La principessa Heller è una gran dama, che s'è stabilita a Napoli da qualche anno ed è già rinomatissima perchè ha il salone più fiorente, più elegante e più intellettuale.
TERESA
Che potevo saperne, io? _(Intenta al lavoro)_ Se qualche volta tu mi avessi parlato di lei....
STEFANO
Io, personalmente, non l'ho conosciuta che ieri, nello studio del pittore Ferrantino, che lei era andata a visitare.
TERESA
_(semplice)_ Ieri l'hai conosciuta e oggi ricevi una sua lettera?
STEFANO
Mi scrive per invitarmi a frequentare il suo salone.
TERESA
_(sincerissima)_ Mi fa piacere. Questo potrà giovarti molto.
STEFANO
_(con una punta di risentimento)_ Ti prego di credere che gioverà molto a lei.
TERESA
_(mortificata)_ Io dicevo che potrà giovarti perchè... ti divertirai un poco, ti distrarrai...
STEFANO
_(con buonumore)_ Non cercar di rimediare, sai, che è peggio. Hai fatta una _gaffe_ e non parliamone altro. Tanto, ne fai per lo meno cinquanta al giorno: mi ci sono abituato.
TERESA
_(con rammarico)_ Poi finirai con l'esserne stufo.
STEFANO
Ma no, non temere. Come moglie, va bene. _(Graziosamente)_ Mi sei sempre piaciuta così.
TERESA
Davvero?
STEFANO
Davvero.
TERESA
_(ha un'espressione d'ingenua fierezza.)_
STEFANO
_(sedendole accanto con un'affettuosità lievemente sensuale)_ Dimmi un po', mogliettina: cosa lavori di bello?
TERESA
Dei grembiuli.
STEFANO
Per la cameriera?
TERESA
Per me.
STEFANO
Per te!?
TERESA
Sì, perchè quando si è in faccende per la casa...
STEFANO
Ma questo è ciò che io non approvo. Abbiamo un segretario, una cameriera, un servo, un cocchiere, un cuoco....
TERESA
Quanti più sono, meno c'è da fidarsi. E, anzi, proprio quel cuoco si dà un'importanza insopportabile! Stamane — per raccontarne una — io sono andata in cucina a controllare il peso della frutta comperata per la colezione, e lui....
STEFANO
_(mettendole una mano sulla bocca)_ No, Teresa! Le gesta del cuoco poi no!
TERESA
Me l'hai nominato tu, altrimenti non te ne avrei detto nulla. Ti parlo mai di qualche cosa se non cominci a parlarne tu?
STEFANO
_(torturandole un po' il collo carezzosamente)_ Ma che sciocchina che sei!
TERESA
_(ridendo con bonarietà)_ E che posso farci io?
STEFANO
Non capisci nemmeno che in questo momento vorrei che tu smettessi di lavorare.
TERESA
Subito, amor mio! _(Ripone immediatamente nel cestino la stoffa, l'ago, le forbici.)_ Tu, intanto, hai lavorato finora.
STEFANO
Con qualche differenza, se non ti dispiace.
TERESA
Hai lavorato bene?
STEFANO
Ahimè, no! Per ora, sono condannato a un lavoro di transazione che non mi piglia tutto. I bisogni quotidiani mi ci costringono per l'insufficienza del mio patrimonio assottigliato, e io ne soffro, ne soffro... Ma così non potrà durare a lungo. No, no! Io sento già che l'angusto involucro della vita pratica e gretta si sfascia sotto le pulsazioni violente della mia forza. E scriverò appunto il _Poema della forza_. Perdio! Sarà un'opera di battaglia contro gli esseri inferiori, contro i deboli, contro i vili, contro gl'inutili, contro gli sciocchi....
TERESA
Anche contro di me?!
STEFANO
_(interrompendo il suo volo lirico e sorridendo)_ Naturalmente!
TERESA
E che me ne importa che scrivi contro di me? Sempre mio marito sei.
STEFANO
_(celiando)_ E che vuol dire?
TERESA
Vuol dire che sei tutto mio.
STEFANO
Domando scusa: tutto, no.
TERESA
Però, iersera, quando stavi per prendere sonno, con la testa appoggiata alla mia spalla, non dicevi così.
STEFANO
Se stavo per prendere sonno, non sapevo quel che mi dicessi.
TERESA
Sì che lo sapevi.
STEFANO
Mi pare che diventi pretensiosetta!
TERESA
Io?
STEFANO
_(facendosi abbastanza serio)_ E questo non mi garba.
TERESA
Ricordavo una tua espressione tanto cara!
STEFANO
L'unico mezzo per farmene pentire.
TERESA
_(dolorosamente colpita, con mitezza)_ Stefano!
STEFANO
O i grembiuli della cameriera e le gesta del cuoco, o le solite melensaggini sentimentali!
TERESA
Ma Stefano!
STEFANO
E non allungarmi il muso per giunta. Cos'hai? Ti ho fatto un avvertimento. Me ne vuoi per questo?
TERESA
No. Mai!
STEFANO
E allora, su, su, Teresa!
TERESA
_(si rianima, suggestionata dall'animazione di lui.)_
STEFANO
Oggi voglio una giornata tutta bella e benaugurante. L'ho desiderata sin da stanotte, dopo che un sogno di terrore mi ha bruscamente destato; e al mio desiderio già sono stati docili il sole e il mare. L'uno difatti mi largisce oggi tutti quanti i suoi raggi, e l'altro non minaccia, non rumoreggia e non mormora neppure la nenia dei suoi riposi malinconici. Tace in un sorriso di bellezza infinita e in questo sorriso la sua immensità non ha più insidie e mi chiama col dolce silenzio d'un'amante! _(Festoso, vibrante, prendendola per una mano e conducendola verso il mare)_ Vieni, vieni, Teresa! Vieni a vedere, vieni a sentire com'è grande e com'è tranquillo! _(Presso il parapetto)_ Di': lo ami tu il mare, Teresa?
TERESA
Molto lo amo! _(Si affaccia. — Le sue parole hanno una soavità concentrata e infantile.)_ Vedi la tinta smeraldina che ha l'acqua in questa minuscola insenatura!... E com'è limpida!... Mi piacerebbe di tuffarmici e andare diritta in fondo, sino a toccare l'arena con la mano!
STEFANO
_(scultorio e altisonante)_ Io, invece, vorrei, con una vela prodigiosa, solcare in un attimo solo tutta questa superficie sin dove arriva lo sguardo!
SCENA V.
TERESA, STEFANO, IL VECCHIO MENDICANTE E LA SUA VECCHIA MOGLIE.
LA VOCE DEL VECCHIO
Chiudi gli occhi — sopra il mare. Apri gli occhi — sulla terra. Sulla terra — non far guerra: guarda attorno — notte e giorno.
STEFANO
_(a Teresa)_ Chi è che verseggia in così buffa maniera?
TERESA
È un vecchio mendicante che viene due o tre volte al mese. Dice dei versetti per meritarsi l'elemosina.
STEFANO
Io non l'ho mai visto.
TERESA
Per evitarti la noia, Valentino ed io lo mettiamo sempre in fuga prima che tu sopraggiunga.
LA VOCE DEL VECCHIO
Fate la carità a un povero vecchio marinaio!
Senza barca — e senza rete muore di fame — muore di sete.
TERESA
_(andando verso il viale — al mendicante che non è ancora comparso)_ No, no, buon vecchio! Oggi, no!
STEFANO
Perchè?... Fammi fare la conoscenza di questo bel tipo.
TERESA
Ah, sì?... _(richiamando il vecchio anche col gesto)_ Puoi avvicinarti, sai! Puoi avvicinarti. Non aver paura!
STEFANO
_(raggiungendo Teresa)_ E quella vecchietta?
TERESA
È sua moglie. Non si distacca mai da lui!
_(Arriva la coppia. Egli è nonagenario. Rugoso, curvo, lento, ma relativamente forte. Ha i piedi scalzi, grossi, piatti, nodosi. Indossa una giacca fatta di brandelli. Al collo nudo, porta un nastrino dal quale pende una borsetta votiva con l'immagine di Santa Lucia. In testa, porta un lungo berrettone di lana color tabacco, che, senza visiera, floscio, con la punta cascante sin quasi sulla spalla, ricorda l'origine marinaresca di lui. Agli orecchi porta gli orecchini, che sono due semplici cerchietti dorati. La Vecchia che lo accompagna è anche più rattrappita, più disseccata ed è molto meno vegeta. La veste logora covre un compassionevole rudero umano.)_
IL VECCHIO
Buongiorno a lor signori.
LA VECCHIA
_(agitando le mascelle sdentate)_ Buon giorno all'eccellenze vostre.
STEFANO
_(sedendo sull'alto dei gradini)_ Vieni avanti, vieni avanti, gagliardo menestrello!... Chi ti ha insegnato a comporre questi bei versi?
IL VECCHIO
_(con gaiezza)_ Eh eh!... La fame. Sono chiacchiere che vendo per dar pane a me e alla mia vecchia.
STEFANO
Sicchè, tu con la poesia te la cavi? Quanto ti frutta al giorno? Sentiamo.
IL VECCHIO
Non mi lamento. Sapete come dico, io?
«A chi ha cento, io cerco tre... Tutto a voi e... un poco a me».
STEFANO
E prima d'essere poeta e mendicante, eri marinaio?
IL VECCHIO
Il pescatore facevo.
STEFANO
E perchè abbandonasti il mestiere? Forse per qualche mal'azione che ti commise il mare?
IL VECCHIO
Nossignore. Fu la vecchiaia. _(Indicando il mare)_ Quello lì male azioni non ne fa a nessuno.
Sopra il mare — non guardare: chiudi gli occhi — e poi cammina. C'è un'amica — a te vicina. Chiudi gli occhi — e poi cammina.
STEFANO
E chi sarebbe quest'amica che si trova a mare?
IL VECCHIO
Sono chiacchiere, capite?
STEFANO
L'amica, dunque, non c'è?
IL VECCHIO
Come non c'è?!... È la morte.
STEFANO
E ti pare che sia un'amica?!
IL VECCHIO
Sissignore. _(Dolcemente)_ Perchè è Dio che ce la manda.
TERESA
Caro!
STEFANO
_(alzandosi)_ Va là! Sei ancora un codino? _(Umoristicamente)_ Ciò non ostante, io compenserò la tua opera poetica. Vuoi del denaro?... Molto denaro? _(Mettendogli a un tratto nella mano una gran quantità di soldi)_ Prendi.
IL VECCHIO
_(meravigliato e giubilante)_ Benedetto!... Benedetto!...
LA VECCHIA
_(con espansione)_ Benedetto!
TERESA
Da me, solamente un soldo, perchè... non sono ricca come lui. _(Lo cava da una tasca e lo dà al mendicante.)_
IL VECCHIO
_(con commossa umiltà)_ Eh! ma questa è un'elemosina che non manca mai. _(Rivolgendosi vivamente alla compagna)_ Forza alle mani, vecchia! _(Sollevando poi i piedi con pesantezza senile, abbozza una specie di danza sulla cantilena che brontola:)_
llà, llà llà, llà, llà, llà....
LA VECCHIA
_(movendo il capo e battendo le mani, gli dà il tempo.)_
STEFANO
Cos'è?
TERESA
Poveretti! È la solita ballatina di ringraziamento. _(Ai due vecchi)_ Basta, basta, adesso!
STEFANO
_(scoppiando a ridere)_ No... no... Lasciali fare. Sono così ridicoli!...
TERESA
_(senza dargli retta)_ Basta, vi dico!
_(I due VECCHI obbediscono. Il balletto e la cantilena cessano, mentre arrivano le grida giocose di Valentino.)_
SCENA VI.
STEFANO, TERESA, IL VECCHIO, LA VECCHIA E VALENTINO.
LA VOCE DI VALENTINO
Vittoria, vittoria, signora Teresa! Vittoria!
TERESA
_(ha un soprassalto di gioia, ma subito si reprime e si turba per l'imprudenza di Valentino.)_
STEFANO
Ma è Valentino che strepita così?
VALENTINO
Vittoria! Vittoria! _(Giunge precipitosamente tutto scalmanato e, vedendo Stefano, si ferma, comprende d'aver fatto male a gridare, s'imbarazza.)_
_(Un breve silenzio.)_
STEFANO
_(a Valentino)_ E poi?... Ci dirai qual'è l'azione eroica che hai compiuta.
TERESA
_(alle spalle di Stefano, fa segno a Valentino di tacere.)_
VALENTINO
_(a Stefano)_ Perchè?... A che proposito?
STEFANO
Andavi urlando a squarciagola: «vittoria, vittoria!».
VALENTINO
Io andavo urlando a squarciagola «vittoria, vittoria»? Ah! è verissimo. Hai ragione. Ero ancora eccitato per i discorsi fatti... con un coso... come si chiama?... con un ex sottufficiale di cavalleria... Un bravissimo giovane... un mio amico intimo....
STEFANO
Quello ch'era qui nel parco?
TERESA
_(di nuovo, con un cenno raccomanda a Valentino di tacere.)_
VALENTINO
Già, quello ch'era qui.... Avevamo parlato... di prodezze guerresche!
STEFANO
Di prodezze guerresche?!
VALENTINO
Tu mi hai comunicata la passione per le grandi imprese militari, e io non parlo oramai che di armi, di battaglie, di sconfitte, di vittorie...
STEFANO
Ma che frottole racconti, Rigoletto in sessantaquattresimo? Ti eserciti nell'arte della buffoneria?
VALENTINO
Si fa quel che si può per ingraziarci l'animo di Vostra Maestà.
STEFANO
Bada però che hai un concorrente. _(Indicando il Vecchio)_ Questo tuo collega pocanzi mi esilarava di più.
VALENTINO
Collega mio in qualità di pezzente e di buffone, ma in qualità di poeta è collega tuo.
STEFANO
_(celiando)_ Non essere impertinente che ti piglio come un agnello e dall'altezza di trenta metri ti mando in acqua a nudrire i pesci cani.
VALENTINO
_(celiando come lui)_ Chi lo sa! Oggi ho la vena bellicosa e potrebbe accadere invece che io ci mandassi te.
STEFANO
_(con crescente buonumore)_ E tu saresti capace di mettere un dito addosso al tuo padrone?!
VALENTINO
Un dito no, ma tutte e due le mani sì.
STEFANO
Ah, canaglia d'un segretario! Pèntiti della tua baldanza!
VALENTINO
Domani, forse: oggi è impossibile!
STEFANO
E aspetta che voglio sperimentare il tuo ribelle ardimento.
VALENTINO
_(atteggiandosi a gladiatore)_ Sono pronto!
STEFANO
_(corre in fondo, e siede sul parapetto con le spalle al mare.)_
TERESA
Sta attento, Stefano! Che fai?!
STEFANO
_(piega le braccia con spavalderia comica mista di sincerità)_ Avanti, millantatore!.. Vieni a mandarmi giù, se ne hai il coraggio!
VALENTINO
Sei spacciato! _(Egli si slancia con apparente energia per continuare il giuoco.)_
TERESA
_(getta un alto grido di terrore.)_
VALENTINO
_(arrestandosi e voltandosi)_ Signora Teresa?!
STEFANO
_(correndo a lei)_ Che è stato?!
TERESA
_(tramortita)_ No... no... Non li fate più questi scherzi. _(Sentendosi mancare il respiro e impallidendo)_ Oh Dio.... Che paura ho avuta!... Che cosa orribile!...
STEFANO
Ma sul serio?
VALENTINO
_(desolato)_ Io vi domando scusa, signora Teresa.... Vi domando mille volte scusa.... _(Dandosi un pugno sulla testa)_ Sono l'ultimo dei cretini, ecco!
STEFANO
Ho ragione sì o no di darti della sciocchina?
TERESA
_(rivolge a Stefano gli sguardi pieni di tenerezza e si aggrappa a lui allacciandogli strettamente le braccia al collo.)_
VALENTINO
_(vedendo la coppia dei mendicanti, lì, stupidamente impalati, si sfoga un po' con loro)_ Ma, insomma, che state a fare qui? Volete onorarci per tutta la giornata? Volete accomodarvi in salotto? Volete stabilirvi con noi?... Fuori, fuori dai piedi!... Sgombrate! Sgombrate!
_(I due mendicanti, senza rispondere nemmeno con un gesto, stringendosi tra loro, conducendosi a vicenda, risalgono il viale e si perdono tra gli alberi.)_
STEFANO
_(a Teresa, carezzandole i capelli)_ E se io corressi davvero un pericolo, che faresti?
TERESA
Morirei.
VALENTINO
_(discretamente, entra in casa e sparisce.)_
STEFANO
E, intanto, perchè tremi ancora? Si direbbe che ancora hai paura. E di che, poi...? Sono qui.... Mi abbracci.... Mi tieni....
TERESA
Ho paura di annoiarti.... Ho paura di averti già disturbato con la mia fanciullaggine.
STEFANO
_(affettuosamente)_ No, Teresa, questa volta non mi hai disturbato. _(Con orgogliosa esultanza)_ E non mi disturbi mai quando riesci a darmi la misura di quello che valgo, di quello che sono, di quello che posso!...
TERESA
Oh! Stefano! Stefano!... Che buone parole mi hai dette! _(Lo bacia in una infrenabile ebrezza di gratitudine.)_
VALENTINO
_(ricomparendo dalla sua finestra con la pipetta in bocca e rianimandosi simpaticamente)_ Ohè, ohè... Che roba è questa?
STEFANO
_(alzando gli occhi)_ Ah! sei lì, briccone?
VALENTINO
Fumo... sugli allori. _(E mostra la pipetta.)_
STEFANO
Giù quella pipa dinanzi al trionfo dell'amore!
VALENTINO
Giù l'amore innanzi al trionfo della pipa!
STEFANO
A tuo marcio dispetto!... _(Egli copre di baci la testa di Teresa.)_
VALENTINO
E io vi fulmino con le mie rose! _(Gettandole su loro a due, a tre, a quattro, con rapida violenza, come se fossero pietre, si sbraccia e sbraita:)_ Arrendetevi! Arrendetevi! Arrendetevi!
TERESA _e_ STEFANO
_(sotto la crescente pioggia dei fiori, ridono, ridono e continuano a baciarsi.)_
VALENTINO
_(ridendo anche lui)_ Arrendetevi!...
_(Sipario.)_
ATTO II.
_Lo studio di Stefano Baldi: d'una eleganza sopraffina e severa. Ha qualche cosa di solenne e di mistico. Una porta alla parete laterale sinistra: due porte alla parete laterale destra, di cui la seconda, presso l'angolo della stanza, è «la comune». Nel centro della parete in fondo, una molto più grande porta a due battenti che si aprono in dentro, la quale dà sul terrazzino del parco. (È quella che si vedeva al primo atto.) Dalla soglia, si entra discendendo un gradino[1]. La camera è fatta per il silenzio e per il raccoglimento. Ci sono degli austeri ampii scaffali pieni di libri. Parecchi altri libri ben rilegati sono disordinatamente sparsi su alcune sedie. Verso il lato sinistro, un'immensa scrivania finemente intarsiata. Quasi nel mezzo, un divano. Qua e là, qualche pianta pregevole, qualche snella statuina simbolica, qualche ninnolo prezioso._
[1] _Nota per l'allestimento scenico._ — Si badi. Questo gradino è indispensabile, e deve essere immediato alla porta, di là dai due battenti.
_È sera. Una sola lampada elettrica è accesa._
SCENA I.
VALENTINO E ROMOLO.
_(Si apre la porta che dà sul parco e comparisce VALENTINO.)_
VALENTINO
_(in giubba e cravatta bianca, con un paltoncino leggero e miserello e in testa un vecchio gibus, affaccendatissimo chiama a destra e a sinistra:)_ Romolo! Romolino!... Romolone!... _(Toccando reiteratamente il bottone del campanello)_ Vil servitore dall'augusto nome!... Signora Teresa!... Signora Teresa!...
ROMOLO
_(dalla comune, con la sua aria indolente ed importante)_ Se la signora Teresa non risponde, è chiaro che non c'è.
VALENTINO
Non è possibile.
ROMOLO
È uscita, è uscita.
VALENTINO
Quando?
ROMOLO
Dopo un'oretta ch'era andato via il signor Stefano.
VALENTINO
Oh, questa è curiosa!
ROMOLO
Perchè? Doveva domandare il permesso a te?
VALENTINO
Non fare lo spiritoso, e non darmi del tu. Ti proibisco di darmi del tu, e t'impongo di rispettare in me il segretario capo del sommo poeta.
ROMOLO
Buuum!
VALENTINO
Al tuo posto!
ROMOLO
Va bene.
VALENTINO
Infilati la tua livrea di gala, mammalucco, apri la porta principale del villino, accendi tutti i fanali del parco e illumina il salotto. Son gli ordini del tuo padrone, che tra poco tornerà a casa con un personaggio della più alta importanza.
ROMOLO
E tu non te la metti la tua livrea?
VALENTINO
Continui a darmi del tu?!
ROMOLO
_(dandogli le spalle per uscire)_ Ammàzzati!
VALENTINO
Questo non te lo posso promettere, perchè ho una paura matta della morte.
ROMOLO
_(va via dalla comune.)_
VALENTINO
_(tra sè togliendosi il gibus, — caricatamente)_ Nel santuario, faccio luce io. _(Volta una chiavetta della luce elettrica. Molte lampadine scintillano.)_
SCENA II.
VALENTINO E TERESA.
TERESA
_(entra dal fondo, emozionata, col cappello un po' a sghimbescio, con un aspetto stralunato. Vedendo Valentino, va a lui premurosamente.)_ Dunque?... Dunque?... Raccontatemi... raccontatemi il successo...
VALENTINO
_(un po' colpito dallo strano aspetto di lei)_ Che ne sapete che era proprio entusiasmo?
TERESA
Ne sono sicura come se io fossi stata lì.
VALENTINO
Ma, a proposito!... La principessa Heller non vi aveva invitata?
TERESA
Direttamente no, perchè non ci conosciamo. Ma Stefano mi aveva avvertita che lei, gentilmente, aspettava anche me.
VALENTINO
Ebbene?
TERESA
All'ultimo momento, quando ero già vestita, egli non ha voluto condurmi.
VALENTINO
Non ha voluto?!
TERESA
La mia toletta non era abbastanza elegante, non era abbastanza alla moda. Gli sembravo una serva.
VALENTINO
Vi ha detto che gli sembravate una serva?
TERESA
Me l'ha detto, sì.
VALENTINO
Quel benedettissimo uomo è verso di voi d'una indelicatezza imperdonabile.
TERESA
No, Valentino. Avete torto. Già, premettiamo che nessuno di noi ha il diritto d'essere severo con lui, perchè nessuno di noi è al caso di giudicarlo. Ma poi, come si potrebbe rimproverargli d'avermi impedito di fare una cattiva figura? La principessa, per rendergli omaggio, aveva dovuto riunire nel suo salone la gente più fine che lo frequenta. Che avrebbero detto di me e di lui se io avessi fatta la mia apparizione così mal vestita?
VALENTINO
Ma allora non state a lesinare il centesimo per tutto ciò che riguarda voi. Fatevi dare da Stefano dei biglietti da mille e ordinatevi delle tolette a Parigi.
TERESA
A Parigi, no. Ma da una buona sarta, sì. E ho già provveduto. Mi sono ordinata una magnifica toletta! Ora che Stefano è lanciato nell'alta società, voglio essere preparata. Io non lo seccherò mai; ma se qualche volta mi condurrà con lui, capirete, ne avrò molto piacere.
VALENTINO
E quando ve la siete ordinata questa toletta?
TERESA
Stasera.
VALENTINO
Come, come?! Perciò siete uscita stasera?!
TERESA
Sì.
VALENTINO
E non potevate aspettare domani? Siete corsa dalla sarta con l'urgenza con cui si corre dal dentista per farsi cavare un dente che dà degli spasimi?
TERESA
_(mortificata, quasi volendo giustificarsi)_ Quando sono rimasta sola, mi son sentita così oppressa, così avvilita!... Quel brutto abito, che mi aveva vietata la gioia immensa di veder festeggiare il mio Stefano, mi pesava addosso, mi soffocava, mi faceva pensare alla mia pochezza, alla mia inettitudine.... Io me lo sono tolto rabbiosamente, stracciandolo, facendolo a brandelli, e poi... e poi, non so,... credo di aver pianto. Credo anche d'essere stata presa da un capogiro... da un deliquio.... Non ricordo. Il certo è che mi son trovata distesa a terra, diritta, supina, come stanno i morti sul cataletto. Avevo un gran peso alla testa, un gran dolore qui.... _(Si tocca l'occipite.)_ Provavo una sensazione di curiosità confusa nel rivedere intorno a me le stesse cose di prima.... Mi pareva di tornare alla vita dopo una lunga assenza. E appena mi son potuta sollevare... ho avuto l'idea d'andare da una sarta. _(Come intontita)_ Ci sono andata, ecco. Perchè ve ne meravigliate tanto?
VALENTINO
Più che meravigliarmene, me ne impensierisco. Da parecchi giorni, siete così eccitabile, così eccessiva in tutto quello che fate.... Gli è che vi accendete troppo per questi primi successi di Stefano, e anche soffrite troppo per il contegno che egli ha con voi.
TERESA
_(dissimulando)_ Chi ve lo dice che io soffra?
VALENTINO
Lo vedo, perchè la vostra salute deperisce; e senza volerlo voi stessa me l'avete detto col racconto di ciò che vi è occorso.
TERESA
Ma vi raccomando, veh! Che Stefano non sappia....
VALENTINO
State tranquilla. Vi pare che oserei di richiamare la sua attenzione sugli episodi di questa bassa terra dopo che la principessa Heller lo ha battezzato gran poeta?
TERESA
_(togliendosi il cappello)_ E intanto non mi avete ancora raccontato nulla. Dite, dite: è... soddisfatto?... è felice?...
VALENTINO
Lo credo bene. È stata un'apoteosi. Che cosa poteva volere di più?
TERESA
Un'apoteosi meritata!
VALENTINO
Non è improbabile. Io come io, i suoi versi non li ho capiti mai; e stasera, recitati da lui, li ho capiti anche meno del solito. Ma questo non significa niente!
TERESA
Non è nè da voi nè da me che Stefano vuole essere compreso. Se scrivesse per noi altri miserelli, non avrebbe quel genio che ha.
VALENTINO