La pianta dei sospiri con alcuni cenni su la vita e su le opere dell'autore
Part 2
_Defendente Sacchi_ possedeva in sommo grado quell'arte tanto necessaria, e direm quasi indispensabile per chi scrive pei giornali, di dir molto in poco senza procedere sempre ad estratti altrettanto pesanti che nojosi, e di esporre la propria opinione in lode o biasimo, come uomo che parli per gli altri e non per sè solo, il tutto spiegando e comentando in favorevole senso e giustamente, a differenza di non pochi che, senza carattere e senza propria opinione non sono che un eco della opinione la più generale o dell'ultima che han sentita. Vi sono di quelli che per darsi vanto di perspicacia maggiore di quella di colui con cui parlano o di cui scrivono, sempre una diversa opinione oppongono, qualunque sia, purchè diversa, e la propria asseriscono in tuono di certissima verità esser la sola da aversi. Fissare un'opinione in mezzo a tanti non è men difficile a chi non ne ha, che ad un giudice il decidere d'una lite da cento avvocati trattata.
Dotato di uno spirito conciliatore, di un carattere nobile e generoso, fermo sotto ogni aspetto, indulgente come lo sono tutti quegli uomini che non han bisogno di far forza a sè stessi per conservarsi puri in mezzo ad un mondo corrotto, mostrossi egli a suoi compagni di lettere, senza nulla ostentare, e sempre sotto un ingenuo sembiante. E questi suoi compagni di lettere erano veramente generali veterani e non appartenenti all'esercito di molti letterati attuali, esercito composto in gran parte di bande erranti, senza vessilli, senza disciplina, senza valore.
Persuaso che chi consuma e non produce, muore fallito verso il banco sociale, _Sacchi_ non lasciò passar giorno senza stendere qualche linea di storia, di scienze, di lettere, di arti. I suoi studj erano animati dai sentimenti più nobili, la riconoscenza, l'amicizia, la gloria nazionale, l'amore della patria, per la quale conservava in petto vivissima la fiamma che agitava l'animo suo con energiche commozioni; e a questi sentimenti frammischiavasi la passione delle anime dabbene e l'interesse pubblico.
Convinto che la virtù non sia una parola, possedeva in sommo grado il pregio de' veri dotti, la modestia. Le morali e le intellettuali qualità erano in lui temperate con felice mistura. Gagliarda tempra di passioni avea in lui riposto natura, ma con assoluto imperio ei le governava. Purissimi sensi di religione fortificarono la sua virtù, ed ogni parte adornarono della irreprensibil sua vita. Per formarsi un'opinione e professarla, egli non consultò mai nè il timore, nè la speranza, nè le viste personali: il suo motto abituato era _Verità_ e _Giustizia_.--Di memoria vasta e tenace, versatissimo in ogni genere di letteratura, facile prestavasi a chiunque lo richiedeva di qualche cognizione, non lasciandosi mai prendere a questa vaghezza di conquistare una facile lode, per timore di vederla spenta infruttuosamente, e di star solo contento della meraviglia del nome.--Commiserava le altrui disgrazie, e compiangendo gli errori e le umane follìe, vestiva di un dolce patetico gli oggetti pascendosi di filosofiche considerazioni e di belle speranze, che si sublimano sopra la sfera delle volgari passioni e de' cittadineschi tumulti. In tempi in cui gli studj letterarj non ottengono incoraggiamento o mercede, e in cui chi non nacque patrizio difficilmente sorge a qualche considerazione o fortuna, egli non brigò nè cariche nè onori, e persuaso che ciascuno debba servire lo Stato in ragione delle sue forze, rendette de' servigi, ma invece di chiedere ricompense, fu soddisfatto di meritarle.
Amava la gioventù generosa cui dava spesse fiate lezione di scienza morale, e insegnandoli la rettitudine dei giudizj, l'onestà delle azioni, il governo degli affetti sì nella vita pubblica che privata, spronavala all'eccellenza universale. Ci sta fisso in mente quel grande dettame di _Parini_, che Sacchi spesso ripeteva, onde i giovani se ne giovassero, per declinare ove torni meglio, o ritardare almeno l'ordinario giro delle vicende: _Povertà fa industria, industria fa ricchezza, ricchezza fa nobiltà, nobiltà fa superbia, superbia fa ignoranza, ignoranza fa povertà_.
Che diremo ora del suo cuore? Come lodare abbastanza quell'attitudine a un tenero e vivo affetto, che così caro lo rendeva agli amici? Nei suoi discorsi come ne' suoi scritti, nessun indizio si scorse di pretensione o d'orgoglio; ciò avvenne perchè la bellezza della sua anima pareggiava la rettitudine della sua ragione e la coltura del suo ingegno.--Se reggeva al minuto squittinio ch'egli solea fare delle cose scientifiche e letterarie, usciva pago e tranquillo dalla indagine; diversamente, pace non davasi, e l'errore animosamente impugnando, conduceva a disinganno la pigra e facile credulità, rovesciando a terra, anche senza riguardo, ogni venerata antichità d'opinioni. Egli esponevasi a questi cimenti, che l'ardenza de' spiriti suoi gli pingeva sempre pieni di gloria per colui, che non isfornito di forze s'innamora della stessa difficoltà, e animoso l'affronta.
Coloro che dicevan male di lui soleva riguardarli siccome malati, renduti ingiusti dalla sciagura, e loro perdonava sinceramente; in tal modo raddoppiava il suo amore per quella sublime filosofia, le cui consolazioni, i cui benefizj ci accompagnano sino alla soglia del sepolcro.
Era suo costume, come non mutava nella infermità il suo tenor di vita, nè le solite azioni, così nè anche i piacevoli e arguti ragionamenti, che in un turbato corpo argomentavano una piena sicurezza e intiera serenità di mente. La natura gli aveva data una costituzione gracile; l'applicazione e più sventure la indebolirono.--Perchè mai, o eterno Iddio, ci dividesti innanzi tempo da persona sì cara! Ma così svengono e cadono in sul fiorire le umane speranze, e mutata in un subito la fortuna, dai più cari diletti a conforto dati della travagliosa vita spesso non si raccoglie che lutto e amarissimo desiderio. Ben disse un saggio, che alla miseria della mortal condizione vietato è anche lo sperar lungo, perchè il tempo sovvertitor d'ogni cosa e struggitore possente, tutto percuote ed abbatte nel suo passare, e i beni di questa terra non sono che un'ombra mobile e fuggitiva, la quale veduta appena, dileguasi. E tanta è l'incertezza in che siamo, e così fatta la caducità della vita, che tale piangente oggi l'amico morto o il congiunto, sarà pianto domani, e scenderà in quel sepolcro ch'ei vide aprire ai suoi cari, e sopra il quale si ripromise di lagrimare pur molto o per verace angoscia sentita o almeno per pompa e vanità di dolore. E questo ferreo decreto di necessità inesorata forse a buon dritto fe' dire gli estinti lungamente a piangersi, avvegnachè breve fosse troppo la linea che i viventi divide dai trapassati. Ma a _Defendente Sacchi_, che veniva accarezzato, riverito, rispettato da chiunque o per cospicuo natale, o per bella dote d'ingegno si distinguesse, non mancherà il lungo pianto degli amici, dei concittadini, degli estranei che lo conobbero; e quel pianto, quando pur fosse passaggero e di scarsa vena, già non è per inaridire la fonte di quello che ha versato ed avrà a versare chi scrisse questi pochi Cenni, al quale l'essere vedovo di sì cara compagnia, pesa più che il morire.
Oh! largite gli sieno Tutte le grazie che _Virtù_ si merca; E quaggiù dove par la _Sorte_ rida Svolgendo a suo talento Ogni merto, ogni vita ed ogni evento Non mai stilla si perda Della memoria sua santa e devota, Ma ne' suoi cari l'opra sua rinverda.
Ancor ci pare vederlo seduto nel suo letticciuolo; ancor ci pare udirlo narrarci i motivi per i quali con animo gagliardo egli lasciato avrebbe la vita; e pronosticandosi la morte, dar caldi prieghi agli amici, che non mettessero sospiri, nè singhiozzassero sul suo cadavere: e questo voto è degno di laude, perocchè ogni anima elevata che è persuasa di eternar la sua fama su la terra dir dovrebbe come il poeta Ennio: _Nemo me lacrymis decoret_.--Pochi giorni prima ch'egli morisse, dicevaci stringendoci amorosamente la mano:--_Credete voi ch'io abbia ben sostenuta la mia parte_?--Sì, gli risposimo--_Lasciate dunque_, soggiunse egli, _ch'io esca dal palco scenico accompagnato dai vostri applausi_.--Queste poche parole bastino a far considerare al parassita, al buffone, al maldicente, al compagno da buon tempo quanta lode potrà ridondar loro allorchè scenderanno nel sepolcro.... dal dirsi di ciascun d'essi che altr'uomo non sapeva meglio divorar un pranzo, ch'egli aveva un ammirabil talento nel motteggiare i suoi amici, che niuno uguagliavalo in uno scherzo crudele, o ch'egli non ponevasi mai a letto senza aver dato passo alla quarta bottiglia. E queste sono cionnondimeno assai generali funebri orazioni ed elogi di morte persone che pur agirono nell'umana società con qualche lustro e riputazione: ma se noi riguardiamo da vicino il grosso della nostra specie, esso è composto di tali uomini che non saranno probabilmente rammentati un solo istante dopo la loro scomparsa.
Tre anni e più fu egli travagliato da forti dolori, ma con tanto vigor d'animo il fiero male tollerò che mai non ne fu superata la virtù. Finalmente venuto quasi meno d'ogni forza, come vide niuna speranza per sè più rimanere, si fece sollecito di affrettarsi i soccorsi della religione consolatrice, esclamando che ito sarebbe lieto e pieno di speranza a ribaciare e padre e madre, e moglie e figlia: ed acconciatosi con decenza sovra la sua seggiola a bracciuoli, sereno in volto come l'innocenza, i suoi occhi s'illanguidirono a poco a poco, simili ai raggi del sole che vanno a perdersi nell'onde quando il mare è tranquillo, finchè dopo una brevissima agonia, mancare sentendosi, stendendo la mano,
Dir parve: s'apre il cielo, io vado in pace.
Egli sciolse lo spirto alla mercede delle sue virtù, lasciando lo spento volto ancor atteggiato di una soave dolcezza, traccia sicura della tranquillità che gli era abituale e che è il frutto e la prova di una coscienza illibata. Il suo ultimo spiro fu esalato tra le braccia di un amico oltremodo accorato¹, al quale stringendo la destra disse con voce tremebonda: _Ricordati del tuo Defendente che t'ha tanto amato_.--Filosofo senza ostentazione, cristiano di fatto più che di parole egli morì rassegnato perchè visse virtuoso, e che quali nunzj dell'inevitabile umano sfacimento gli antiveduti spasimi portasi in pace, ed alla natura perdona.--In questo tremendo abbandono di tutte cose a noi sembra aver men desolata fine ove le moribonde mani a cader vengano l'ultima volta fra quelle di cara persona, che raccogliendo cogli aliti le parole estreme, quelle si chiuda nel petto a farne serbo nell'avvenire; e veggendo di lagrime un umano volto bagnarsi, ci pare quasi rivivere nell'affetto e nella dogliosa memoria di chi rimane.
¹ _Il cavalier _Pompeo Marchesi_, nelle cui concezioni noi ravvisiam sempre lo scultore che ha studiato il bello nel vero contemporaneo; che lasciò le orme greche aperte e richiuse con _Canova_ per porsi al livello delle affezioni e delle immagini del secolo in cui viviamo. Il nome di lui risuoni spontaneo sulle nostre labbra con senso di gratitudine._
Possa la nostra gioventù mirar sempre in questo lucidissimo specchio; e possa la memoria di _Defendente Sacchi_ accenderla di nobile ardore a imitarne l'esempio; salvo però in quella non lodevole intemperanza di affaticarsi negli studi a dispetto della sua mal ferma salute; intemperanza che troncò il filo de' suoi giorni, e la quale, anzi che riscaldare i più tepidi, potrebbe soffocare in loro ogni piccola scintilla che mai avessero facendo scioccamente valere a difesa della propria infingardaggine e viltà quella popolar sentenza, che dice: _Essere troppo meglio vivere con ignoranza, che morir con dottrina_; appunto perchè non sanno che il vivere ignoranti altro non è che un continuo morir da giumenti.
La morte di _Defendente Sacchi_ fu quasi non avvertita. Questa disonorevole trascuratezza deriva in parte dalla natura di alcuni cittadini, i quali scioccamente s'immaginano e pretendono che i chiari uomini debbano avere la pompa e la jattanza degli eroi da teatro: ma è pure una conferma dell'antica sentenza riportata da _Pietro Verri_ nelle Memorie del Frisi, _Che le vite dei filosofi sarebbero la vera satira de' loro tempi se potessero scriversi, o si dovessero_, con cinica libertà.
La cerimonia funebre d'un uomo sì caro alle Scienze, alle Lettere, alle Arti, alla patria, non ebbe alcun corredo di pompa. Egli fu accompagnato alla tomba da pochi scienziati, letterati ed artisti che gli erano legati da gratitudine, rispetto ed amicizia; e noi, disturbati dalla febbre, l'abbiam veduto portato sulle spalle lentamente oltrepassare il limitare per non varcarlo più mai. Tale è il corso della vita dell'uomo! Così rapidamente essa fugge! Somigliante ad una meteora, essa lucica e non è più.--Tre brevi discorsi vennero pronunziati su quelle care spoglie, discorsi veramente affettuosi, sinceri, a cui rispose il cuore di tutti gli astanti, i quali sbandatamente si scostarono da quell'asilo di morte assorti in lagrime e in tristi pensieri.--Pochi uomini discesero nella tomba, accompagnati siccome quegli di cui piangiamo la perdita da sommo e universale rincrescimento. Ma più memorabile sua ventura fu quella che s'infervorasse l'amicizia intorno al suo cadavere, contro la sentenza d'_Euripide_, il qual dice: _Nessuno fra gli uomini serbasi fedele amico alla tomba._
_Defendente Sacchi_ era piccolo di persona e non bello di aspetto, benchè i suoi lineamenti presentassero un non so che di piacevole nel tutt'insieme e di sereno. Dentro a' suoi occhi leggevasi una immaginativa vivace non disgiunta dalla penetrazione dell'ingegno, e ne scintillava un certo poetico brio. Un fiume di dottrina scorreva dalla sua lingua, quando gli avveniva di poter a lungo e non interrotto parlare. I suoi modi erano cortesi e la bontà dell'anima sua andava del pari colla rettitudine de' suoi costumi.
Lasciò varie opere, ad alcune delle quali, così il mio caro Piazza, «si è mostrata propizia l'opinione degli Italiani.» In quasi tutte però noi scorgiamo uno scrittore abituato alla lettura dei classici, ai quali attinse principj generosi, checchè ne possano dire in contrario coloro che fanno gemere i torchj sotto il peso de' libri inutili, nei quali trovansi idee comuni sulle lettere, sulle scienze, sulle arti, e ciò che più deve rincrescerci, vili adulazioni, siccome già dicemmo, proprie a lusingare ora l'orgoglio, ora l'ignoranza, e sempre la stolta presunzione d'illustri fantasmi. Le opere di _Sacchi_ presentano una mescolanza d'ingegno e di interesse, e trattano alternamente di gravi e ridenti soggetti; motivo per cui elleno andranno alle mani d'ogni genere di persone, facendo la delizia specialmente di quelle che col sentimento del bello e dell'utile cercano d'illudere i penosi sentimenti dai quali è offesa la vita. Noi confessiamo però che in molti de' suoi scritti regnano calor d'idee e fretta di composizione: che non v'è tutta la maturità di riflessioni, tutta l'aggiustatezza di pensieri ond'esser degni di lunga vita. Pure anche in mezzo al loro disordine e alla scoria di che son pieni, talor s'incontrano bellezze e lumi che meritano d'essere conservati.
Le opere che abbiamo di lui alla stampa sono: La Storia della Filosofia greca, in sei volumi.--La Collezione dei Classici Metafisici pubblicata in concorso del professore _Rolla_ e dell'avvocato _Germani_, in sessantadue volumi.--La Vita di _Lorenzo Mascheroni_, colla Raccolta di alcuni suoi scritti inediti.--I Lambertazzi ed i Geremei, romanzo storico di cui se ne fecero due edizioni.--Le Antichità Romantiche d'Italia, in due volumi, al primo dei quali concorse anche _Giuseppe Sacchi_.--Miscellanea di Letteratura.--Varietà di Letteratura.--Saggio sulla Letteratura Civile.--La traduzione del Diritto Pubblico universale, o sia Diritto di Natura e delle Genti di _Gio. Maria Lampredi_, la quale forma i volumi 8, 9, 10, 11, 12 della _Biblioteca Scelta_ di Opere tradotte dal latino.--I Saggi sugli Uomini Utili e Benefattori del Genere Umano, che formano i vol. 417 e 418 di questa _Biblioteca Scelta_.--La Pianta dei Sospiri, di cui questa è la seconda edizione, e che ottenne, a Parigi l'onore di una traduzione in lingua francese.--Oltre altre Opere, ed un infinito numero d'opuscoli letterarj e di articoli pubblicati nello _Spettatore Italiano_, nella _Minerva Ticinese_, negli _Annali di Statistica_, nella _Gazzetta Privilegiata di Milano_, nel _Pirata_, nel _Cosmorama pittorico_, nell'_Annotatore Piemontese_, nella _Vespa_, nella _Farfalla_, nell'_Eco_, nell'_Indicatore Lombardo_, nel _Ricoglitore_, nella _Rivista Europea_, ecc. Avea egli dato mano ad un interessante lavoro, i _Voti dell'Italia_: ma questo venne dall'Autore medesimo consegnato alle fiamme, ed a noi non resta che di poter dire col poeta,
A suoi voti alfin deh rida Una sorte più serena, L'infelice assai la pena D'esser bella oh Dio pagò!
_O Italia, o Italia!_ Sorgi alle glorie; tu la reina sei del mondo, tu sei la figlia de' Cieli. Il tuo genio t'invita a contemplare in dolce estasi i secoli gareggiare coi secoli a far più vividi i tuoi splendori. Un mondo è il tuo regno; degne d'un mondo sieno le tue leggi.
_Defendente Sacchi_ nacque in Pavia nell'ottobre del 1796, e morì a Milano nella florida età di 44 anni il 20 ottobre del 1840.
Bastino questi pochi Cenni a raccomandare la ricordanza di lui. Gloriose per chi le fa, efficaci sovra chi le ascolta riescir debbono le evocazioni dalla tomba e dall'obblio; perchè l'animo de' giovani, ha detto un valente scrittore, è la terra più ospitale alla memoria delle persone illustri.
A MALVINA
Vedesti, o Bella, il mar su cui combatte Il vento e la tempesta, che la nave Scorge in porto festante? Se improvvisa Su lui s'asside la fatal bonaccia, Ne dispera il nocchiero, e gela e trema, Che invan raggiunge coll'ansio desìo Le patrie sponde, i pargoletti figli, E della sposa l'iterato amplesso. Tale è il mio core: in lui convien sia desta Degli affetti la pugna ognor: se tace, La vita è muta in lui, e l'armonia Immortale del bello e la favella Ch'entro si sente, e sembrano parlarne Il ciel, la terra e l'onde e l'erbe e i fiori.
S'ei tal sortiva, e se innocente affetto È solo amor fra l'ire torve e crude E i pensier tristi del bel mondo, amore Accolgo or sol. Soave ei più mi versa Per entro il seno il nèttare di vita; Di voti cari ed innocenti in mente Ei mi ragiona: a nuovi voli addestra L'accesa fantasia, e finchè il gelo Dell'età nol costringe, dalle gravi Di Sofia cure, cui solo son care Le insonni notti e la squallida face Che del pensiero invan svelar procaccia L'oscuro inestricabil labirinto, Amor m'invola, e fra le vie rapisce Del dolce immaginar, e in queste carte, Cui fia talun segni di fola, sparge La mestizia onde il core ognor si veste.
Tu, vezzosa MALVINA, a cui le Grazie Vaghe composer la gentil persona, Nido d'alma più bella, un dì beasti De' tuoi sguardi le piagge erme e romite Ov'io già corsi colla mente, e pinsi A' meno austeri, lagrimose scene, Costumi antiqui e ferità degli avi E novelle sventure. Ecco alle labbra Schive di succhi estranei, che di miele Asperso il vaso, agl'Itali palati Ministra amaro tosco il secol novo E ogni senso di bello estingue, ardiva Io l'onda pura appresentar del fonte Nel cratere di creta. Già me avea Mosso a libarlo amor de' prischi tempi Alla tomba prosteso, ove sdegnoso, Pel culto ora negletto, il cener giace Di quegli ausonj cigni il cui divino Canto pur vinse i secoli canuti, E dolce ognor nell'anima risuona. Cui più la voluttà soave alletta Della tristizia, amai di fresche valli E leggiadre selvette e ameni colli, Mal noti, pinger la quiete e il bello Onde son dilettosi, se nol cinse Il rozzo parlar mio di fosca nube.
Se fra que' monti ancor Bella ti giovi Il piè inoltrar curioso, allor che l'ali Volger vorrai de' lumi ove s'innalza La Pianta ond'io parlava, sulle rose Del tuo labbro avverrà forse baleni Un sorriso, più grato assai dell'alba Nella stagion novella: a quel sorriso Vedrai d'intorno rallegrarsi il poggio E rifiorir la valle, ed inviarti Collo stormir de' rami il conscio bosco Sull'aure un noto nome e i miei sospiri.
Nè tu vorrai tacciar di dura nota Questi studi e d'inutili: talora Giova lo spirto da severe idee Richiamar fra più liete, onde rinnovi Lena ed ardir: così fra balze e sassi Al lasso vïator spesso rinverde Le forze un prato ameno. Talor giova Di soavi blandizie adescar l'alma, Ed educar di cari affetti il core.
Amor che spesso è di venir sì vago Dolce a parlar nel volgere soave De' tuoi bei rai, ed ivi insegna altrui Con quai saette fera e quai tu annidi Virtù, per che seder teco si piace Meglio che in grembo a Venere celeste; Amor ti porga questi fogli, e s'unqua Pietà ti mova de' dolenti amanti, E qual rugiada del mattin ti brilli La lagrima sul ciglio, ei la raccolga Sollecito e a versarla ah! tosto voli Pietoso sul mio cor. Tempri ella alquanto Il bollor che l'incende e nel mio petto Un fiume sparga di tutta dolcezza, E spunti nuova luce a' miei pensieri.
LA PIANTA DEI SOSPIRI
LIBRO PRIMO
L'INNOCENZA DEL COLLE.
_Senza odorati fiori Le rive e i poggi, e senza verdi onori Vedrai le selve alla stagion novella, Prima che senza amor vaga donzella._
GUARINI.
I.
Ameni colli ove seminò tanto bello Natura, vallette solitarie in cui spesso venni a confortare lo spirito lasso e a bere più dolce l'aura di vita, voi non sarete mai posti in obblìo dal mio cuore. Le tue ingenue virtù non fieno dimenticate, o abitator del dirupo, da chi fuggendo il lezzo della social corruzione ritrasse sovente ricreamento, imitando la semplicità de' tuoi modi. A te di campestri fiori intreccierò una corona, pianticella solitaria, ove sparse i suoi sospiri la vergine della collina, commetteva all'aura le proprie sventure, e muoveva a pietà quegli cui ferivano i suoi lamenti.
Lungi lo sguardo severo del freddo Sofo dalle care innocenze della natura, lungi gli agghiacciati petti chiusi alla dolce voluttà delle passioni: non ignoti agli affetti del cuore, noi spargiamo sospiri per le anime sensitive, e cediamo per un palpito soave i contrastati allori della volubile fama.
II.
Povera Marcellina, invano una rozza culla volea tenerti lontana dalle passioni del bel mondo; invano il natìo tuo colle ti crebbe alla solitudine ed alla pace. Amore s'apprende ai petti più rozzi, e penetra i più silenziosi recessi; Amore stringe il cuore de' porporati monarchi e dell'ultima villanella: è il vento che scuote la cima del superbo pino e la viola della valle, è bufera che spande la discordia nelle popolose città, e la desolazione nelle innocenti capanne.
Natura, che avara sempre ricopre di geloso velo i suoi tesori, destò la face di vita in Marcellina sulla cima di un poggio solitario. Nebiolo è una collinetta che umile s'innalza fra Casteggio e Voghera, alle cui radici da un lato scorre il torrente Carvenzolo e volge dall'altro più ricca d'acque la Schizzola. Nebiolo è collina che quasi orfana si leva siccome piramide in mezzo alle sue uguali: era antica sede di uno di quei castelli che seminò il feudalismo sulle Alpi e sui liguri monti: questo, come vollero il destino di chi il tenea e le fazioni, fu preso e distrutto, sicchè di tanto orgoglio appena or se ne scoprono l'orme.