La pianta dei sospiri con alcuni cenni su la vita e su le opere dell'autore

Part 14

Chapter 143,106 wordsPublic domain

Marcellina gli stendeva la titubante mano e si procacciava di calmarlo, e mentre ei la adagiava per trasportarla, soffocava la misera il dolore ed i sospiri perchè li vedea altrettanti strali che laceravano a prova il cuore di Girani: richiamava la serenità nelle dubbie pupille: con qualche accento si studiava deviarlo dai tristi presentimenti e spogliargli ogni timore, ma il dolente la riguardava fiso e non poteva rattemprare l'angoscia.--A lungo, sì, navigai ne' mali, ma ora che parea spirare aura propizia, non paventava così dura tempesta che rovescia ogni nostra speranza... Dolce sì mi riesce il conforto che mi viene da' tuoi occhi, impareggiabile Marcellina, dolce la fidanza che ti accende, e in me par quasi diffonda la calma che ti siede in cuore. Ecco ho già rasciutto il pianto, chè sol da te hanno legge i miei affetti: essi son tutti tuoi, io non respiro che per te, per serbarti a più sereni giorni se tanto ne acconsenta la sorte avversa che ne fischia intorno. Ch'io medichi a' tuoi mali, teco io tutto divida, chè teco solo mi è dolce la vita.--

XIX.

Porgevano queste parole un soave ricreamento a Marcellina, e già si avvisava attingere la sospirata felicità, misera! allorchè la coglieva il più crudo disastro.

Mentre Girani favellava, uno de' fuggiaschi cacciatori che erasi appostato dietro una pianta, agognando vendetta dell'estinto suo capitano, appunta il fucile al capo del misero, e scocca il colpo; lo sventurato giovane colto nella fronte con un grido cadde estinto sul petto della sua Marcellina.

Ahi figlia sfortunata! invano festi prova di magnanimo ardire, invano pur accoglievi nell'affanno di morte qualche speme e traevi refrigerio alla sventura nella vista dell'amor tuo. Tu eri sortita agli infortunii, tu segnata a sopravvivere al tuo fido perchè dovessi patire doppia morte accogliendolo trafitto in petto. Invano il vindice sdegno dei soldati ti uccise innanzi l'assassino dello sposo, chè il tuo cuore rifuggiva dalla fiera vendetta, e tu versando il represso sangue dalla riaperta piaga stringevi con mestissimi ululati la cruenta spoglia ed invocavi la morte.--Ahi... Girani, mio amico, mio sposo, Girani!... Ah più non è, più non risponde... Oh Dio qual sangue tutto mi allaga il seno? di qual sangue io ritraggo bagnate le mani stese all'amato capo!... Ahimè, dolente me! ahi disgraziato Girani! più non ti trovo, e ove sedeva lo sguardo più non v'hanno che ossa infrante, e lacere carni e distruzione!... Ahi misera, misera! a tanto mi ha serbata la nemica fortuna! doveva io raccoglierti fra queste braccia coperto di ferite e di morte?... Ahi, chi l'orrendo colpo scagliò? maledetto il fiero che troncò sì preziosa vita! e che mi vale s'essi punirono l'assassino quando io ho perduto per sempre l'amico? Allora dovea cadere che stava per iscagliare la fatale ferita, allora... Pietoso cielo, dove dormia la tua giustizia quando all'infame attentato commise la mano! a che nol travolgesti nel nulla? in che t'ebbi io offeso... perchè di tanto mi perseguiti?... O se era segnato sì nefando lutto, perchè un colpo solo ad entrambi non troncava la vita? a che sorridermi propizio, e solo perchè più fatale seguisse la mia rovina, mentre rifiorìa la mia speranza, qui su questo petto stendermi trucidato colui per cui unicamente vivea? e quasi per saziare l'amorosa mia sete, darmi da bere il sangue delle sue vene?... Ahi sventura, sventura...--

La derelitta atteggiata di disperazione così prorompea nei lamenti e maravigliava perchè non la uccidesse il dolore. Si strappava le chiome scarmigliate e passe, percuoteasi il petto, e riscossa, fatta forza a sè stessa, soffolta sulla mano tremante s'innalzava dal suolo su cui era prostesa, e sostenuta dai lagrimosi soldati, stette assisa sull'ignuda terra. Teneva in grembo l'ucciso amico, a vicenda riguardava l'infranto volto e stretta da raccapriccio faceva agli occhi un velo colle mani sanguinose, volea pur dargli un bacio, ma la tremante bocca non trovava ove fermarsi.--Ahi, Girani, miserissimo Girani!... ch'io ancora ti stringa a questo cuore che in petto forte mi piange;... ancora pria che allacci queste labbra la morte, che pietosa già a te mi congiunge, esse ti dieno un bacio estremo... Ma che cerco io mai? qual fia in questo infranto capo, breve asilo incruento su cui io spiri l'ultimo fiato?... Ahi misera! cerco un bacio e non trovo che sangue! vo raccorre gli estremi suoi aneliti e non bevo che sangue!... Ah duro cuore, e a tanto lutto non mi scoppj in petto? e a sì lagrimevole vista non vi offuscate inutili miei occhi? ei qui giace nel mio seno, ed io ancor vivo?...

Piangevano i circostanti a sì dolorosa scena, nè reggea loro l'animo di lasciare Marcellina in quella situazione, nè riescivano a partirla da quella estinta spoglia, cui si avviticchiava furibonda e minacciava in suono di pietà e di sdegno.--Ah no, non mi dividete da lui... Crudeli, egli è mio, è mio, nessuno lo tocchi... guai a chi tanto osa... io voglio morirgli vicino.--

E qui rinnovellava il pianto e i delirj, se non che parve a poco a poco non già calmarsi ma affievolirsi, e stretta dal profondo dolore le fuggirono le prostrate forze e tornò a ricadere, e si chiusero quasi in sonno di morte i suoi occhi. Allora que' pietosi soldati la divisero dall'estinto e la trassero dal lago di sangue in cui giacea.

XX.

Vennero trasportate al campo l'emunta salma dell'uffizial d'onore e la morente Marcellina, e il giorno della vittoria si converse in giorno di lutto per l'acerbo e duro caso. Si diffusero la mestizia, i singhiozzi, le doglianze in ogni fila e in ogni schiera, l'angoscia piovea le lagrime sul ciglio; tremava ogni petto, era ogni volto squallido di dolore.

Il vecchio misero di Nebiolo, che Lannes tenea seco alimentandogli la speranza per la libertà della figlia, come vide giungere il drappello, reputandolo vittorioso, precipitò ad incontrarlo: ma visto l'alto infortunio, preso da subito terrore ristè, oppresso dal dolore teneva fisi gli occhi in Marcellina, non gli spuntava una lagrima, non formava un accento, non movea un sospiro e male avresti avvisato s'egli era in vita, sì impetrò.

Ella intanto dal suo letto che era intrecciato di tronchi rami, volgeva a lui le pupille affievolite, e come fu posta al suolo muovea dal fioco labbro questi accenti:--Ahi padre infelice, orbato padre! ecco quale a voi ritorna la sfortunata figlia vostra, ecco quai nozze mi preparava il cielo... Egli correva a soccorrere alla rapita amica, a trarmi dal periglio, ei volea restituirmi al vostro amplesso paterno, misero! ei trovò sul mio petto la morte... Così si spense ogni mia speranza, si troncò il filo cui era affidata la mia vita... Sì, padre amoroso e infelice, io lo raggiungerò e in breve: sia per me un sollievo, un fine ancor dolce a tanti guai il morire...

Intanto si sciolse lo stupore che pel gran duolo erasi al cuore ristretto del padre, sicchè infine la sua angoscia uscì dagli occhi e dal petto in lagrime e in singhiozzi.--Padre, voi piangete, voi che non perdete uno sposo, cui non si recide sul più bel fiorire ogni speranza? Piangete per me? non cesso io forse dai patimenti? non s'ammutolisce finalmente il mio lamentar lungo? a che pur starsi ogni dì a contristarvi coll'eterno mio pianto... Rattemprate l'ambascia: omai esservi dovea di solo peso la mia vita dolente... non vi sia però ne' dì della vostra vecchiezza, dispiacevole la ricordanza di Marcellina: padre, la figlia vostra oltre l'amore non sentì altro affetto che quel dolce fremere che nel mio cuore commoveano i vostri accarezzamenti, altra vaghezza che raccorre dal soave volgermi del ciglio testimonianza di paterna tenerezza... Ah non restatevi lungi da me a spargere lagrime!... qui... qui le versate in questo seno ove egli versò col sangue la vita... Cingetemi colle vostre braccia: ch'io possa ancora, mentre rendo gli spiriti estremi, deliziarmi di qualche affettuoso amplesso; che questo cuore schiuso ad ogni infortunio possa anche una volta palpitare soavemente e poi tacersi per sempre.--

Provocato il veglio da que' lagni, inchinato sulla figlia, alternava abbracciamenti e meste querimonie.--Me dolente, me tapino! a che mi ha serbato la mia vecchiezza?... quai delitti ho io commessi nell'innocenza della mia capanna, perchè debbano a prova lacerarmi tanti infortunii... Tutto ho perduto, una sposa, la pace, ma pur restava a sollievo della mia canizie questa unica figlia che ringiovania del suo sorriso le mie membra cadenti,... ed ora anch'essa mi è tolta,... mi è tolta quando avea fidanza di vederla felice... Ahi! Girani sfortunato e a me fatale Girani?...--No, padre, non vi riesca dolorosa la sua ricordanza... mi uccide doppiamente la vostra rampogna. Ei mi amò, ei perì per salvarmi e perì fra queste braccia... Infelice! avea tersa la mia ferita, stava richiamando i miei spiriti smarriti, e mi piovea tanta dolcezza dagli occhi amorosi che mi racquistava la vita... Io riguardava quel volto di foco, quando... oh perchè ebbi la vista?... oh perchè pur non morii di dolore che ora non udrei... oh padre... ah Girani...--

Piangevano tutti intorno alla misera perchè la non lontana spoglia del giovane, e il sangue onde avea l'altra grondante il petto e lorde le mani e il viso, metteano ad un tempo terrore e compassione. Il padre con atti e aspetto di calma parlava all'angosciosa conforti e persuasioni, che niuna amarezza gli tenea contro il di lei perduto sposo, ed accorgendosi che ognor più se le diffondea sulla fronte il pallore di morte, le raccomandava di dare triegua all'affanno onde restituire le affievolite forze. Marcellina però paga di quanto affidavala il padre, di niun altro pensiero lo trattenea fuorchè dell'amico.--Ch'io sappia s'ei fu trasportato nel campo, che io sappia se voi cosparsa avete di qualche lagrima la sua spoglia, e gli perdonate dovermi amata,... se fu pure questo amore che vi lascia vedovo ed orbato della figlia nella vostra vecchiezza.--

Le fu detto essere poco lungi il feretro ove giacea Girani, e venirle impedito di vederlo per alcuni pietosi che postisi in mezzo la copriano. Li pregò perchè volessero dileguarsi, ed essi se le tolsero dinanzi, e inclinando i mesti volti pareano accennarle ove giacea il trafitto.--Ah sì toglietevi, toglietevi ond'io sappia ch'ei non è lungi da me: ei spirò fra le mie braccia e a me sia dato rendere vicino a lui la vita. Colà volgetevi, o padre, fissate gli occhi in quel miserrimo spettacolo... e benedite alla fredda spoglia,... chiamate lo spirito che forse ancora le geme d'intorno, e ditegli che io son presta a seguirlo... Sì, caro padre, sento venir meno la vita,... allaccia i miei sensi invincibil forza di sonno... voi mel diceste, è il sonno di pace, ma almeno ch'io il dorma presso al mio Girani... All'ultimo mio desiderio, se nel richiedete per me, acconsentirà quell'uomo pietoso che già alle mie lagrime fe' dono ahi sì per poco! della preziosa vita a me sì cara... almeno se la sua pietà non valse a riunirci in vita, insieme ne congiunga nel riposo del sepolcro...

Già la voce di Marcellina era affievolita e fioca, e non uscivano dalle tremanti sue labbra che tronche parole. Volle che si rivolgesse la sua faccia verso di Girani, e come scoprì il luttuoso letto e il giacente, parve che le tremasse il pensiero e la mente, metteva più frequenti singhiozzi, rivolse al cielo i lumi sbigottiti, e pieni di profondo dolore e di pianto--Padre, grata vi sono del benefizio estremo,... i miei occhi si vanno offuscando, ma fruirono colla fuggente luce la cara e dolorosa vista... Padre, pregate alla morente figlia vostra,... stendetemi, deh stendetemi la mano perchè io più omai non vi ravviso... ancora un paterno bacio... e raccogliete l'ultimo mio sospiro... ei vola a voi... a voi e a lui...

Il singhiozzo di morte le soffocava la voce, e l'anima fuggitiva più non le consentiva forze alle parole. Movea le labbra tremanti e pareano susurrare il nome di Girani, e sgorgando copioso sangue dalla ferita, spirò.

XXI

Fu squallore in tutto il campo, chè alla disgrazia de' miseri accresceva terrore il dolor disperato del povero Nebiolo. Ei si era precipitato al suolo presso a Marcellina, a vicenda la dimandava e cercava per pietà di seguirla: era lagrimevole e doloroso a vederlo innalzare il bianco capo bagnato nel sangue della figlia, e col rugoso volto e gli occhi pieni di disperazione rivolgersi al cielo e dimandare la morte. Non vi avea consolazione o parole che valessero a mitigare il suo affanno, nè si potè rimuoverlo finchè prostrato dall'angoscia e vinto dalla stanchezza, si potè trasportare il miserando veglio nella tenda.

Vestirono i prodi di guerra la mesta gramaglia come allorchè muore de' primi capitani, si compose con tronchi e frondi un letto funebre, e sopra vi si adagiarono gli estinti, si fregiò Girani delle insegne di Colonnello, e si coprì il mesto feretro con due bandiere, ad accennare che entrambi aveano operato nella battaglia ed avuta parte nella vittoria. Si posero sull'armi i soldati, sciolsero le trombe ed i timballi una mesta armonìa ed annunziarono la funerale pompa, mentre traevano d'ogni parte i rustici nel campo, e stavano mesti spettatori della dolente cerimonia.

I più fidi soldati di Girani levarono sulle loro spalle la squallida bara, e per lungo giro la recarono a un'ara che si era innalzata in mezzo al campo. La precedevano e la seguivano numeroso corteggio di fanti e di cavalli, e intorno al feretro stavano mesti il Generale collo stato maggiore: si alternava un fioco suono di tamburi che imitava un lontano lamento, ed una querula melodìa che gittava la melanconìa ne' petti, e ognuno presso cui passava il funereo convoglio metteva qualche sospiro sulla coppia infortunata.

Collocato innanzi all'ara il cataletto, s'innalzò il compianto degli amici e de' congiunti, e si alternarono le nenie di pietà e il canto degli estinti. Quindi siccome avea desiderato Giovanni, la compagnia di Girani e la lamentevole banda accompagnarono il feretro sulla collina, e traevagli dietro lunga fila di montanari, de' quali altri narravano il duro caso, altri pregavano pace alle anime benedette.

L'uno presso l'altro adagiati gli amanti della sventura, sulla stessa vetta, nella stessa fossa, furono posti a sepoltura sotto la pianta dei sospiri. Ivi erano accorsi tutti que' di Nebiolo, uomini e figli: innalzavano un mesto pianto e faceano risuonare per que' luoghi abbandonati i cari nomi di Marcellina e di Girani, e a quei nomi rispondeano le conscie valli con pietosi ululati, mentre i soldati salutavano la terra che ricopriva gli estinti colla fiera armonia dei fucili. Ivi s'innalzarono le bandiere della gloria, e ognuno riguardando la capanna di Marcellina compiangea l'orfano colle e il vedovo padre.

XXII.

Nebiolo orbato e solo nella squallida casa, sempre dolente, chiamava e nella mesta notte e nel giorno affaticato la figlia, e rinnovellava ad ogni istante la storia dell'acerbo dolore. Era il colombo che trova deserto il nido, e va di fronda in fronda e plora e chiede i figli; era l'allodola abbandonata che piange la solitudine, e assorda di lamenti il bosco e la campagna.

Trascinava l'antico fianco sulla erta funerea vetta, e prostrato sotto la pianta amica versava interminati omei su quella sacra terra, evocava gli estinti a sollievo nella sua ambascia: di là volgendo il sospiro anche alla moglie, e alle nuove associando le ricordanze degli antichi mali, ponea le tremole pupille al cielo, quasi volesse chiedergli di ricongiungerlo a quanto avea di più caro.

Così ognor genuflesso, sovente colle mani congiunte, giaceasi a lungo quasi rapito o dimentico di sè, e lo avresti tenuto inanimata pietra, se non manifestava in lui la vita il rivo copioso che gli sgorgava dal ciglio. Indi riscosso richiamava le sue cure sui cari figli, pronunziando i diletti nomi, strappava le erbe malefiche che crescevano sopra la loro fossa, invocava propizia la stagione e mite il vento a quel terreno e a quella pianta, baciava innanzi partire le pie zolle e raccoglieva qualche virgulto per ornarsene il petto finchè ritornasse.

Tale era il pietoso uffizio, cui intendeva ogni giorno il derelitto veglio col nascere e col tramontare del sole, finchè la cadente età e il continuato duolo, gli schiusero il desiato asilo di pace, solo certo porto ai travagli dei miseri mortali.

FINE.

INDICE

LIBRO I.

_L'innocenza del colle._ pag. 1

LIBRO II.

_Il Castello di Stefanago._ » 66

LIBRO III.

_La fidanzata di Nebiolo._ » 143

LIBRO IV.

_La battaglia di Casteggio._ » 208

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Di quest'Opera se ne è fatta un'edizione col testo a fronte, ed un'altra della sola traduzione italiana: quest'ultima » 1 74

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CICERONE M. T. I tre Libri dell'Oratore recati in lingua italiana a riscontro del testo da _Giuseppe Antonio Cantova_, due volumi. » 6 50

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OVIDIO P. NASONE. Le Metamorfosi recate in altrettanti versi italiani da _Giuseppe Solari_ col testo a fronte, due volumi. _Seconda edizione_. » 5 65

Di quest'Opera se ne è fatta anche un'edizione della sola traduzione italiana. » 3 25

NOTA di trascrizione:

sono stati corretti i seguenti refusi:

al padre, guardava di soppiato Anselmo innodate di represso pianto sur Anselmo: fremeva nel vedersi tendere tanti aguati, da nuovo entuasiasmo, prima abbracciò alcuni opparati di guerra, nè sapea comprendere

Nel libro I due diversi capitoli sono numerati XVI, Abbiamo numerato il secondo XVIb.

Nel libro IV due capitoli sono numerati VII. ed il successivo è numerato IX. Abbiamo numerato VIII. il secondo.

End of Project Gutenberg's La pianta dei sospiri, by Defendente Sacchi