La Pianta Dei Sospiri Con Alcuni Cenni Su La Vita E Su Le Opere

Chapter 9

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Li vo' rimovere Da questo lido, E uniti crescerli Là dove il nido

Pone la tortora Fra fronda e fronda, Mentre la Copia Bacia la sponda.

E incontro Venere Serena il ciglio, In sen recandosi Il caro figlio:

Più bello in animo Non ti fu desto Pensier, o fecesi Più vago innesto.

Prosiegui; il vivido Cespo gentile Le aurette educhino D'eterno aprile.

Nè lo molestino Le algenti brine, Ma l'alba rorida Gl'imperli il crine.

Qui a Imen commettere Dei la tua face, E il bacio porgergli Di eterna pace.

Qui intorno versino I vezzi e il Riso La colta ambrosia In paradiso.

Ognor a renderlo Giulivo intenti, Lieti vi aleggino I bei Momenti;

E mentre volgono Lungi le cure, Fauste vi danzino L'Ore future;

Faccia il suol ridere Di bei colori Vaga famiglia D'erbe e di fiori.

Disse, e all'augurio Dal manco lato Fe' plauso il fulmine Nunzio del Fato:

Sparir le nuvole Che al ciel fean velo, E un riso parvero La terra e il cielo.

III.

Così giulivi si menavano i giorni dell'autunno fra le feste della campestre innocenza. Ognuno si studiava di rendere men nojoso il tempo che si mettea in mezzo a queste nozze con qualche nuovo diporto. Rendeasi la gentile brigata sui vicini monti, e qualunque fosse il luogo a cui si indirizzassero, riusciva sempre aggradevole alla Marcellina perchè nuovo, mentre essa non avea mai veduto che il natìo suo nido. Era l'ottobre, e siccome correva la festa di Montalto, Girani propose di andarvi con piacevoli amici.

Sorge Montalto in mezzo ai colli di Casteggio lungo il corso della Copia, e come pino fra le minori piante, si innalza maestoso sovra di essi. La natura tutto profuse, perchè quell'eminenza essere dovesse la più deliziosa delle ville oltrepadane.

Se da qualche altura ti prende vaghezza di contemplare il vario succedersi delle colline, la tua mente errando sopra uno spazio sì esteso e diverso, si avvisa che le si stenda dinanzi un ampio burrascoso mare: ivi mille vertici ora fregiati di grazioso palagio, ora velati di candida nuvoletta, accrescono la tua illusione, sembrandoti o le onde rialzate, o i vascelli affidati allo spirare de' venti; mentre le pianure e le valli ora ti offrono un placido tratto di acque, ora uno schiuso abisso. Fra questa immaginazione che più ti riesce gradita e meglio ti acquista opinione d'esser vera, quanto è più vasto lo spazio che cingi collo sguardo, Montalto fa pompa di nuovi incanti: fra il silenzio delle vallee e l'ondeggiar di tante cime, ti pare di ravvisare l'isola fortunata, ove approdano i tuoi pensieri e riposano gli stanchi tuoi occhi.

Che se in vece meglio ti diletta da quella sede discorrere co' lumi all'intorno, vai orgoglioso di dominare i sottoposti poggi, e ti pare essere il re di quelle balze. Nè più vario, nè più piacevole unqua si offriva alimento alla tua curiosità, esca al tuo immaginare. Da un lato t'incanta la pianura di Lombardia fiorente per popolose città, e i suoi confini sì estesi che vincono la tua vista e si confondono in un azzurro infinito, e come immense acque si colorano al variare delle ore del giorno: Dall'altro ferma l'acume del tuo vedere la canuta cima delle Alpi che nasconde le spalle fra le nubi e pare sposarsi al cielo. Che se l'aere puro veste quelle vette di luce, miri ripercosso un doppio sole dalle eterne nevi, e scopri dietro monti succedersi monti, e ghiacci e monti ancora, sicchè lunge ti si desta il pensiero di straniere terre e di lontane genti.

Commosso fra sì opposti remoti obbietti, quasi dolente di non potere stringere tanta mole di cose col solo girar dell'occhio, su te il richiami e il volgi su quanto si posa al tuo piede, e mentre ne avvisavi esausta la sorgente, ecco scaturire nuove bellezze.

Qui trovi l'opera dell'uomo e le necessità della vita seminare l'eminenze di case, di castelli e di paesi: vedi l'industria rompere il seno al pendìo, ed ei grato alimentare la messe; crescere le piante che dai piegati rami ti sporgono i frutti; la vallata altrice di densi castagneti e di pascoli graditi all'armento. Or ti piacciono i varj errori delle convalli, ora il biondeggiar delle biade che allo spirare del vento s'increspano in onda, e la quiete del maggese, e il sacro orror del bosco; ora par che inviti i tuoi pensieri al riposo l'ordine con cui dal chino procedono all'erta i filari della vigna, gravi di grappoli pendenti che parte s'innostrano, parte s'indorano ai rai del sole e ministrano alla tua mensa squisito liquore. Fra tanta varietà di poggi, piacciono fra le opposte pendici i tortuosi meandri della Copia: scorre limpida fra sasso e sasso, e piega i ramoscelli che le escono sopra, e muove tacita pe' vicini prati ad innaffiare le zolle ed è cortese all'aure delle valli di grata frescura.

Allora seguendo i voli della agitata mente, ti senti rapito alla diletta Tempe, e ossequi il loco sacro alle deitadi agresti, odi i canti di Bacco, i suoni e le danze delle invase seguaci del nume, e già ti pare di vivere in più lontane età. Se non che più caro ti riesce all'animo richiamato dalle fantasie, ravvisare quivi il cultore inteso o allo studio dell'aratro, o a racconciare alle piante la chioma; altrove le mandre dilettarsi di brucare le erbette, mentre i fanciulli che le governano intrecciano allegri balli al suono di rozzi pifferi e rusticali carmi.

Invaghito dell'opera dell'uomo, e della vita, che lo spirito suo diffonde dove porta la mano, se ti volgi ove più scarso approda il sole verso la settentrionale regione, rinvieni il riposo, anzi lo squallor di natura. Sporge il tufo vestito di scarse glebe, vedi formarsi la roccia primitiva, e succederle il dirupo, e spogliarsi d'ogni verde onore, fuggire ogni pianta, e innalzarsi lo scoglio, e comparire la montagna. Qui nello stesso mezzo trovi il bello della coltivazione e quello della natura: l'uno ti cerca con piacere, l'altro ti solleva la mente, l'uno ti schiude i tesori del bello, l'altro aprendoti i misteri dell'infinito t'innalza al sublime.

IV.

L'industria dell'uomo poi volle rendere Montalto il più dilettoso fra i colli. Il paese è situato sur un piano vicino alla sommità, ma sulla roccia che vi sovrasta, ardì la dovizia erigere magnifico palagio, ed ove era maggiore l'impero della natura profuse il più eletto dell'arte. Allo scuotere della magica verga di questa allettatrice degli umani consorzj, apparvero sulla inaccessibile rupe e altere mura, e torri, e portici, e tempj, e dilettose pianure. Scomparve l'ispido della roccia e si ornò di variopinti tappeti: si appianò il dirupo, scosse il selvaggio del bosco e aprì il seno al sorriso de' fiori: si compartì il pendìo in vari piani, che dolcemente l'uno all'altro succedendo, trasformati in altrettanti gardini, vagamente mettono dal piede della collina alla vetta: ti avvisi di vedere una egizia piramide sopra cui s'aderga alto palagio; ti pare, contemplandola da lunge, di rinvenire fra i monti le delizie dell'Isola Bella che siede reina dell'ameno Verbano.

Se vago sei di scorrere questi poggi, ora ti diporti sotto un viale tutto coperto di frondosi pergolati e che pare protendersi innanzi al piacevole errar de' tuoi passi; ora vai lungo un altro rallegrato da cedri e d'aranci che fanno dolce forza al clima, e crescono ove era loro inospite il terreno: ivi vengono ad educarli i venticelli tiepidi del mezzodì, ivi le lascive aurette amano soffermare le ali scherzose, e imbalsamate le piume sul margine che d'ogni intorno olezza, volano a scuotere i più eletti odori nelle propinque valli, ed a solleticare i sensi di que' rustici abitatori, non ancora ottusi per le orientali essenze alle care fragranze della natura.

Se malinconico più ti diletta il selvaggio, varj tortuosi sentieri ti mettono fra foschi boschetti, in cui l'arte talora non osò turbare la natia selvatichezza, e nei quali per la densità delle frondi nulla ponno i raggi del sole: dolce ivi t'alletta la solitudine, e una soave quiete t'invita al riposo. Se più che restare, ti è in grado muovere l'incerto piede fra i frondosi labirinti, ora ti si addensa dinanzi la macchia, or bella ti si apre alla vista la lontana pianura, or ti avventuri in una verde capannetta che non invidia l'asilo alle ninfe, ora riesci in un seno ove è ordinato leggiadro teatro in cui e il palco, e la loggia, e i sedili sono di sempre verde mirto, sicchè il reputi il tempio consacrato alla Dea d'amore.

Fra questi piacevoli errori, fra queste selvette amene, scegliendo fior da fiore muovea la Marcellina il piede sull'erba onde era pinta la via. Facea col sorriso dolce invito agli amici e allo sposo, a partecipare nella gajezza che in lei destavano le bellezze nuove, e a quel sorriso parea si rallegrasse il poggio e nuova si diffondesse in que' luoghi aura di vita, pareano le piante dai commossi rami scuoterle sul grembo mille fragranze elette, e avvisavi ivi intenti a rallegrarla tutti alternare i lor canti i pennuti abitatori del bosco.

Ma già il doppio giro di agili scale ecco mena la bella peregrina alla sede de' botanici fiori, che concede l'aria del monte. Qui l'accoglie o lungo portico in cui in varia foggia distribuì il maestro pennello i più pregiati dipinti, o fresca grotta non già quale si apre nella foresta alle belve, ma artifiziosa, incantevole e dove il ciottolo minuto, involati i colori all'iride, ne fregiò a mosaico le vôlte e le pareti. In fine ritrova, ciò che più piace sull'alto della roccia, il zampillo della fontana e la marina conchiglia, inviolato asilo d'argentei pesci.

Qui l'arte ebbe più innanzi: celò in mezzo all'arena e dietro i marmorei sedili, che invitano al riposo, graziose insidie, sicchè a voglia ne spiccia una fonte improvvisa. Cadde a Girani in pensiero di farne una piacevole sorpresa alla Marcellina, e mentre ella adescata dagli inviti sedeva, ecco si vide innanzi spruzzare mille zampilletti, acqua le parti, acqua il seggio insidioso ove posava: s'alza e dallo spruzzato umore le è contrastato il passo, onde molle la succinta gonna, fra gli evviva della brigata ed un modesto rossore s'invola e si nasconde.

Il veggente amante però avea già provveduto a porre riparo alla lieve sciagura, sicchè nella casa di una prossima contadina, era parato con che rasciugare la tradita curiosità della semplice fanciulla. Sdegnosetta ella sen richiama allo sposo, e pare col torvo sguardo presagirgli lunghi sdegni; ma ei sì piacevolmente le usa intorno accarezzamenti, si mostra sì dolente di esserle stato molesto, che in fine l'ira nella forosetta si volge in un dolce riso, e sfavilla di nuovo la gioja sul volto dell'audace amatore.

Alla sera il Signore del loco schiuse il palagio alla danza. Ivi convennero gli abitatori de' vicini villaggi, atteggiati anzichè di voluttà, di un ingenuo pudore che rapiva: non vi mancarono le belle di città, molte delle quali per gustare le piacevolezze dell'agreste innocenza, rapirono gli abiti alle contadine e folleggiarono con esse. Vi andarono anche que' di Nebiolo, e la Marcellina colle proprie attrattive destò meraviglia in chi la considerava: parea che le grazie movessero l'agile suo piede, e le componessero di rose e di ligustri il viso, e avvisavi ch'ella sola accogliesse quanto era di leggiadro. Non mancò chi ardisse avvicinarsele e ferire la sua modestia colla lode, nè si tenne l'invidia di guatar bieco il garzone che ognuno segnava diletto alla fanciulla, cui ella spesso co' bei rai ammiccando invitava alla gioja, e al quale per vezzi e per premure, rispondea la bella col sorriso d'amore.

V.

In sì fatto modo si andava sognando una prossima felicità per quella coppia innocente, se non che l'inimica fortuna le veniva temprando i suoi veleni: si adunavano su quelle colline nubi di tempesta che doveano rapire loro per sempre la cara luce del sole.

Aveano in quel mezzo le truppe francesi innondate per la prima volta le contrade d'Italia, e vezzeggiando le sue bellezze le imponevano nuove catene: un grido di guerra non più, come ai tempi d'Anselmo, chiamava all'armi i figli della gloria; ma si stringeva ognuno che aggiungesse il quarto lustro a seguire gli stendardi de' vincitori.

Era Girani a questa età: l'avversa sorte il volle fra i primi che dovessero accostare le labbra onde assaggiare quel nuovo calice amaro. Si turbarono gli sposi al duro annunzio, che colle lagrime represse sul ciglio dava a quegli atterriti montanari il pastore dall'altare.

La legge interdice le nozze a coloro che sono nel numero de' chiamati, sicchè è forza differir pure quelle degli amanti di Nebiolo. Una segreta amarezza ricerca i loro cuori, ma la speranza non gli abbandona, chè la novità dell'ordinanza ancora non ne appalesa tutto il rigore, sicchè nella temenza in cui stanno, pur travedono sempre qualche raggio di fortuna. Attendevano con impazienza e con tremore il momento della scelta, e si confortavano gli animi contrastati con qualche dolce chimera, allettando tuttavia nuovi affetti che la paura sollecitava e rendeva più teneri.

Venne il Natale, tempo temuto e segnato alla scelta fatale. Il sacro bronzo chiama i signori e i contadini al tempio: vi accorrono gli amici e le trepidanti madri, vi accorrono con Girani i suoi parenti e Marcellina. Il silenzio di tutti annunzia il terrore che siede nei loro petti, la trepidazione scuote tutti gli animi, e ognuno teme per sè o pei suoi. Si agita la fatal urna: Girani trae il numero, ed era il due: alla Torrazza si richiedeano sei coscritti: Girani è fatto soldato. La povera Marcellina sentì venirsi meno alla fatal novella; lo sposo restò immobile guardandola cogli occhi gonfi di pianto, ma la loro ambascia andò inosservata e confusa fra l'afflizione di altre madri e spose.

VI.

Era irremovibile il destino de' segnati: furono vani e preci e lamenti: si davano solo due dì al compianto delle vedovate famiglie, poi doveano i novelli soldati seguire l'armata ad Alessandria.

Chi potrà ricordare se fosse maggiore il dolore in Girani, o nella povera fanciulla in questi infausti momenti? Ella non sapeva trovare nè tregua nè riposo: contrastata fra l'amore e il martiro di ogni perduta speranza, parea smarrirsi della ragione. Appena spuntava l'alba, Girani era a Nebiolo e le sue confondea colle lagrime della Marcellina.--Ah Girani, mio sposo, forse per sempre a me rapito... Ahi dura legge, a che ne costringi?... ma io, io ti seguirò, sarò tua compagna fra i disagi e le sventure: dividerò teco il peso delle tue armi, le tue fatiche. Io tergerò il sudore della tua fronte dopo i disagi del cammino, ti concilierò il sonno nella stanchezza, e ti temprerò l'amarezza per l'esilio dai luoghi ove sei nato. A mia madre pur resta il marito, e a te, che dura necessità spinge ramingo in lontane contrade, io sarò confortatrice compagna. Ch'io ti segua, ch'io teco divida il tuo destino, e non temerò i perigli, care mi saranno le fatiche, dolce mi sarà teco anche la morte.--

Ma era vano il voto, era vietato l'imeneo, nè il rigor dell'armi compativa le dolcezze d'amore.--Ahi dunque tu solo... lunge, ed io misera, abbandonata in questa solitudine... io gemerò e verserò inutile pianto, mentre tu presso a nuovi oggetti forse scorderai la povera Marcellina...--Girani cui questi lamenti erano mortali saette, palpitante stringea per la mano la dolorosa, e le prometteva coi cenni, col pianto e con interrotti sospiri eterno amore e fede.--No, amor mio, il mio cuore non può essere che tuo, io non posso vivere che per te... Se irreparabile destino or sì ne acerba e divide,... forse non sarà per sempre, forse dopo sì dira procella non fia ne debba fallire più lieto porto: soli quattro anni ne richiedono all'armi, e sebbene lenti, si dilegueranno finalmente innanzi al nostro desìo: allora volerò a questi lidi, volerò al tuo seno unica mia Marcellina, e ricordando la nostra costanza e i sostenuti travagli, più dolce suonerà l'ora della nostra unione... Ma e tu pure non voler poi che m'abbia a fuggire tanto sospirato bene: tu... giurami di non esser che mia,... di non porre in altri i tuoi invidiati affetti, giurami di attendere il mio ritorno, nè che mai oserà alcuno vagheggiare il fiore di questo colle... Che se poi la fortuna affatto nemica spento mi vuole fra l'armi, lontano da te.... Marcellina! se sciolta d'ogni promessa, d'ogni giuramento, un altro più avventurato possedesse... deh per queste lagrime, per quegli affetti onde l'animo nudrivi nella tua felicità, non dimenticarti del misero che ti pose tanto amore quanto esser ne può capace un mortale, che col solo pensiero di te alimentò la vita raminga, e fra i tumulti della milizia non visse che per te sola... Scorrendo questi poggi, vedendo quella pianta, ricordati che ai primi spesso appresi a ripetere il tuo nome, e sotto quelle verdi fronde ho sovente sparse lagrime amorose... Consacra, Marcellina, qualche segreto sospiro alla mia memoria e vivi felice.--

Piangeva la commossa fanciulla per duolo e per tenerezza, e con soffocati singhiozzi il pregava perchè più non albergasse sì tristi presentimenti, nè volesse di tanto amaro pure esacerbare il suo affanno. Marcellina soffolti gli occhi al cielo annebbiati di pianto, pari all'astro antelucano fra la notturna rugiada, e indi movendoli sull'amico con tanta soavità che davano conforto e vita, gli sporgeva le mani tremanti, gli giurava eterna fede e amore--io sarò tua o di nessuno.--

VII.

Tali erano i melanconici ragionamenti fra' quali volavano a que' miseri le poche ore che loro acconsentiva la sorte che li premea. Già eran trascorsi que' giorni luttuosi, già pendeva l'istante segnato alla partenza, e Girani preso il dolente commiato da' suoi, venne a dare l'ultimo addio a Marcellina.

Ella volea pur essergli compagna fino a Casteggio, ma non le reggeva il piede, e fra sì lungo dolore mal potea sostenere l'animo affaticato. Mille volte iterarono gli amplessi ed i saluti, e ritornarono ai giuramenti, alle lagrime.--Ah forse io non ti vedrò più: estrania terra lungi da' miei, lungi da te mi raccorrà semivivo, coperto di ferite e di sangue. Allora mi sarà di qualche consolazione il tuo nome, ma in uno mi sarà di amarezza, chè invano ti dimanderò e sperderà l'aria i miei gemiti, invano desidererò che almeno la tua mano pietosa mi chiuda gli occhi nel riposo.--

Il tempo premea, i compagni già si dilungavano, ed era necessità partire. Marcellina cadde semiviva fra le braccia della madre, e Girani si precipitava dal colle miseramente gemendo e rivolgendo gli occhi dolenti all'amoroso loco. Chiamava la sposa e rinnovava i lagni, e seguiva gli altri a caso, quasi cacciato giovenco che corre e si precipita sul cammino, senza sapere ove lo tragga l'incerto piede e la fortuna.

VIII.

Il novello guerriero fu inviato ad Alessandria, ed ivi coperto della militare assisa ed adestrato all'armi. Sapeva appena scrivere, ma amore tutto affina e insegna: ei mandava sovente sue novelle alla Marcellina, e tracciava sulla fida carta interprete del suo cuore parole e pianto.

La semplice fanciulla che pur sentìa dolce ricreamento nel ricevere quelle lettere amorose, pativa sovente dura molestia per non sapere da sè interpretare quanto le scriveva l'amico: guardava con impazienza la lettera quasi volesse dire: ei qui mi parla ed io non posso sentirlo; la baciava, e la trasportava al seno e gemea finchè le venisse di avventurarsi in chi le svolgesse le cifre arcane. Per quanto la sua modestia le fesse dolce forza, pur non sapea imporre silenzio al suo tripudiare sentendo gli amorosi sensi di Girani, e per quanto fosse destro chi per lei affidava al foglio la risposta, non pareale però mai che tutti esprimesse gli affetti che ella sentiva.

Marcellina che sino allora non si occupò che delle sue agnelle e del suo casale, era desiderosa ad ogni novella che venisse di lontana terra, non parlava che d'armi e di soldati. Traeva nei luoghi più alti e meno ingombri di piante, per vedere nella lontana pianura il frequente alternare delle truppe che passavano il Po e andavano o redivano di Lombardia, e fra quell'ondeggiare d'uomini e di cavalli, fra il lampeggiar di quell'armi e il suono degli strumenti guerreschi non vedea che Girani, non udìa che la sua voce, e tutto le parlava di lui, e da questo inganno ritraea sovente sollievo, più spesso nuovo argomento al suo dolore.

Accade che taluno de' vicini si rendesse ad Alessandria a visitare qualche congiunto pur soldato: la Marcellina gli fu intorno e gli proferì mille ricordi, mille cose che dovesse usare e dire al suo sposo. Il premea ognora di nuovo perchè nulla dimenticasse, e quasi dovesse solo occuparsi di loro, il pregava perchè mentre dimorava colà fosse sempre con Girani e gli parlasse de' suoi affetti, e spiasse se in lui era ancor viva la fiamma del prisco amore e lo invitasse a venirla a ritrovare. Nè diversa era quando il messo facea ritorno: lo affaticava con mille richieste, e ricevendo per qualche ricordo che avea mandato a Girani, talun lieve dono, fatta sicura della fede del suo amante, non è piacere che soverchi quello ond'era cercato il suo cuore, che ognora si apriva a nuove speranze, come il fiore d'estate che a temprare l'arsura, socchiude il calice all'aura della sera perchè lo imbalsami la notturna rugiada.

IX.

Avea già la luna compiuto cinque volte il suo viaggio intorno alla terra, e altrettante riflessale ora scarsa, ora intera quella luce che beve dal sole, per rendere a noi meno tristi le tenebre della notte, dacchè il giovine di Mancapane seguiva le marziali bandiere. Già destro nelle militari manovre e primo fra gli eguali, si affidava in compenso ottenere per pochi giorni di rivedere i patrii campi, e già di questa sua speme alimentava l'amica e confortava sè stesso; inutile fiducia che disperse il fatal ordine per cui il reggimento di Girani prendeva la via di Francia.

Fu improvvisa e rapida la partenza, nè l'amante ebbe modo di mandarne novelle a Nebiolo, e ne fu oltremodo dolente. Movendo sui monti che Italia dividono dall'estranee regioni, più viva si destava alla vista di que' dirupi nell'animo suo melanconico la ricordanza de' suoi colli, sentiva la potenza d'amore e il desìo della sua Marcellina, e questo era lo strale più acerbo che gli saettava in petto l'arco del nuovo esilio.

Appena ebbe sosta per qualche dì il viaggio e fu sulla cima delle Alpi, ei scrisse all'amica e diede un saluto alla patria. Fra i sospiri onde spargea le carte, egli usciva in questi lamenti:

--Ahi innocente colomba destinata a dividere meco il nido, invano tu empierai di pianto la deserta campagna, invano confiderai che accorra il tuo fido a porti sollievo! qual aura amica potrà impennare l'ali a tanto volo e recarmi i tuoi lagni in sì lontane contrade? qual pietosa valle farà eco alla tua voce e dividerà in mia vece il suono della tua mestizia!--

--Ahi deserti campi, ameni boschi ove menai vita innocente e solitaria, io più non verrò a respirare in grembo alla vostra quiete il balsamo dell'esistenza! Io sperava bearvi di lei che me facea beato, mentre mi riscaldava a' suoi rai d'amore, ma ogni speranza fuggì: sarà fosco il bel sereno de' suoi lumi e lontano l'amico delle vostre solitudini.--

--Mia Marcellina, ricevi con questo addio la fede del tuo sposo. Chi sa quando mi sarà dato ancora farti pervenire, testimonii d'amore, questi fogli impressi de' miei sensi e delle lagrime de' miei occhi? ma ti sarà sempre fido il tuo Girani, nè mai per volger di fortuna, gli cesserà un istante il pensiero della sola amica, dell'anima sua. E tu pure bella de' patrii nostri lidi, speranza de' miei dì, serbami, deh serbami l'amor tuo, finchè il cielo ne sorrida e ricongiunga due cuori, che siccome due foglie dello stesso stelo crebbero per riposare vicini a bere lo stesso alimento di vita.--

X.