La Pianta Dei Sospiri Con Alcuni Cenni Su La Vita E Su Le Opere
Chapter 4
Il giovane focoso non ristette perciò: le tenne dietro, e giacchè il giorno era sul declinare, veduto che quella brigata s'incamminava sulla strada che conveniagli percorrere per rendersi a casa, si mise fra loro. Ragionando or coll'uno or coll'altro, gli accompagnò fino al Carvenzolo, ove presero commiato dividendosi, gli uni per salire il colle di Nebiolo, gli altri per proseguire la via.
Però il giovane per quanti ragionamenti si muovessero non restava dall'adocchiare la Marcellina, e benchè questa per la natural sua modestia si tenesse a molto raccoglimento, le sue pupille sovente senza avvedersene si giravano sopra di lui, e le inchinava palpitando. Così ella trasse da quella festa al paterno casolare una dolce melanconia, che le parlava al cuore un ignoto favellìo cui non sapea comprendere. Sola fra' suoi pensieri e i suoi dubbj, se le destava sempre in mente quel velo, quella chiesa, e quel giovane infausto. Erano idee che pareano turbarla, ma pure non sapea disperderle, chè aveano seco una sconosciuta dolcezza ad un tempo piacevole e molesta.
XI.
Nè intanto eri meno tranquillo tu pure, sfortunato Girani. Tu ti restituisti affannato alla tua collina, tu passasti torbida la notte, e più annebbiato il dì venturo: fra' tuoi lavori innalzavi lo sguardo a Nebiolo e sospiravi; sollecitavi impaziente la prossima festa onde vedere la bella dal colle solitario. Già per te si meditava lieto fine a tanti desiderj, timore ti stringea di non esser gradito all'avvenente fanciulla, e se non ti ratteneva il dubbio ed il timore, saresti di presente volato ad offerirle la tua vigna, i tuoi armenti e la tua casa, perchè volesse corrisponderti d'amore e dividerli teco.
Non era agiato Girani, non era l'ultimo dei coloni della montagna. Possedeva alcune vigne, il lavoro di due buoi, abitava sopra una placida collinetta che di poco s'innalza fra la Torrazza e Maresco, d'un miglio lunge da Nebiolo. Sulla sommità di questa siede il suo albergo, casetta umile cui saluta il primo raggio del sole, saluta l'ultimo crepuscolo della sera.
Bella è Mancapane, sebbene l'antica infecondità del terreno vi apponesse infausto nome. Ivi io pure pel giro di lunghi anni menai le quete ore del pampinoso autunno, in seno ai dolci piaceri dell'agreste innocenza: fra quelle valli amene sovente col mio Rousseau errai colle lagrime agli occhi pensando alle passioni del burrascoso mio cuore, e più volte vi feci risuonare il caro sospiro di Raynal sulla tomba d'Elisa. Sur uno di que' castani io incisi il nome degli amici più diletti alla mia ricordanza; da quella casetta io salutava l'alba nascente, rimirava la mia patria, numerava le sue torri, e rimembrava le antiche sue glorie.
Nella terra natia di Girani io sovente risi delle nebbie che vedeva coprire le lontane città: ivi ideai le sventure degli amanti infelici del Lago, ivi rinvenni nell'animo mio gli affetti che amai dipingere in altri, e colà sentii narrarmi la dura istoria di Marcellina, mentre io stesso era a parte d'una scena più bella che possa offerire la semplicitade agreste.
Era un bel mattino d'estate: sciolto d'ogni benda importuna il collo, vestito di un breve giubbetto, con un semplice cappello di paglia, ritornava col fido mio brik e il frate solitario ospite mio, da una lunga passeggiata ne' dintorni di Nebiolo. Stanchi più dal crescente caldo che dal cammino, ci soffermiamo vicini al presepe, e sediamo all'ombra sopra un banco di terra. In questo mezzo viene la castalda dal forno con frutti cotti, e li porge a noi che ne avevam mestieri. Ce ne imbandiamo cibo saporito, e il cane facendone intorno meravigliosa festa si mangiava quanto era gittato. Intanto ritornavano all'ovile le pecorelle: era con esse il porco, si fermò e volle esser quarto al nostro desco, sicchè io ridendo e sovvenendomi il Pirrone, ma con un cuore diverso, distribuiva a quegli amici innocenti e innocui parte del mio cibo.
Allora un montanaro che passava ne fu cortese di un saluto sorridendo, per chè io il volli a parte della brigata e della colezione. Entrò egli meco in vari ragionamenti, e caduto discorso di Nebiolo, appoggiato ad un bastone narrò le sventure che ripeto alle anime sensitive.
XII.
Girani attendeva impaziente il dì festivo: come e' venne, avendo saputo ove que' di Nebiolo usassero a' divini uffici, all'alba si rese a S. Antonino, ove avea speranza di vedere la bella. Ma la madre che già da alcuni dì la scorgeva melanconica, nè sapeva indovinarne la cagione, a procurarle con una lunga passeggiata qualche sollievo, pensò condurla il mattino al Costiolo, che è un prossimo colle su cui s'innalza con un paesetto la chiesa.
Girani quindi l'attese invano e quasi disperò di più incontrarla. Pure non sapea dipartirsi da que' luoghi, e quasi dimentico di sè, si adagiò verso il meriggio sotto l'ombra di una pianta sulla via che da Nebiolo mette a S. Antonino. L'aura tiepida e la quiete di quelle solitudini conciliarono il sonno al conturbato garzone, sicchè lo colse colà l'ora de' vespri.
Marcellina e la madre, poichè ebbe fine il breve loro pranzo, s'avviarono alla chiesa usata per la dottrina. Mentre erano poco lungi dal paese e Rosa richiedeva la figlia della cagione di tanta melanconia, e questa rispondeale di non saperla nè conoscere nè esprimere, giunsero ove era coricato Girani, che da lunge videro bensì, ma non vi posero mente, tale essendo il costume di pressocchè tutti i montanari. A costui ruppe il sonno la voce della Marcellina: levato il cappello con cui faceva coperchio al volto, e alzatosi nel momento istesso che le donne passavano, fu fortemente scosso alla inaspettata fortuna, e la povera fanciulla diede un grido e si strinse alla madre. Questa tenendo simil commozione procedesse perchè ivi non si fosse prima avveduta di un uomo, sorrise e passò colla figlia.
Marcellina andava innanzi, ma aveva addietro il cuore, teneva il capo inclinato verso la strada percorsa, e tendeva l'orecchio desiderosa di sapere se quello straniero la seguitasse, ma pur temeva di rivolgersi. Però ove la strada era più erta, e dava volta sicchè con poca difficoltà potea discorrere col rapido sguardo il lasciato cammino, di poco piegò il capo e s'accorse che Girani le teneva dietro, e ne fu lieta nell'animo. Era confusa e agitata, e assai le parve lunga la via che conduceala alla chiesa, perchè potesse togliersi alle moltiplici dimande della madre, cui il suo labbro tremante e confuso mal sapeva rispondere.
Lo sbigottimento e il rossore della Marcellina ispirarono conforto al giovane, che sebbene rozzo, pure vedea trapelargli qualche speranza a' suoi dolci desiderii, sicchè entrò in chiesa, e si appostò in modo che agevolmente potesse vedere la bella, ed esser da lei ravvisato.
Marcellina confusa fra un tumulto di affetti e il terrore religioso, stava cogli occhi al suolo, e se talor gl'innalzava vedevasi innanzi l'ardito sconosciuto che parea cogli sguardi di fuoco le favellasse un nuovo linguaggio; sicchè stava contrastata, desiosa di seguire ora i doveri della sua innocenza, ora gli impulsi del cuore. Però a malgrado della modestia in cui si tenne, potè di soppiatto osservare meglio che altra volta Girani, sicchè e l'occhio vivace e le forme belle, e la snellezza della persona, e il brio della gioventù che gli sfavillava sul volto non le sfuggirono, ma altamente s'impressero nella sua fantasia.
Il giovane innamorato si fe' di nuovo incontro alle donne, allorchè si misero al ritornare verso la nativa capanna, e fu loro cortese di gentile saluto; avutane una cortese risposta, le accompagnò coll'acume dell'occhio, finchè l'invida strada piegando, non le rapì a' suoi rinascenti desiderj.
XIII.
Se per lo innanzi una dolce malinconia governava l'animo di Marcellina, dopo questo giorno fatale divenne oltremodo tristissima. Non più brillavale negli occhi la festività dell'innocenza, non più ridea sul suo viso la gioja come raggio di sole sui fiori di primavera: era la pianta dell'autunno che mesta abbandona l'onor della chioma e il sorriso della verdura.
Non era più l'asilo del riposo il letticciuolo suo innocente; chè rifuggiva il sonno dalle sue pupille, e se talora coll'ali lievemente le blandiva, funeste immagini le si appresentavano in cui erano sempre confusi quella festa, quel velo e quel giovanetto. Non più correva gaja ad incontrare i reduci genitori, non più rallegrava il sereno loro albergo col suo festevole umore. Erano dimentichi i suoi polli e le altre cure predilette: invano l'agnelletta, già sua delizia e cura, veniva a lambirle la mano, a stropicciare il capo a lei d'intorno; invano quand'era seduta s'innalzava coi primi piedi sulle di lei ginocchia, e con teneri belati parea richiederle le carezze usate. L'altrui affetto le accresceva mestizia e le richiamava forzate le lagrime sul ciglio.
Spesso facea rampogna a sè stessa della propria miseria, nè sapea trovarne rimedio: siccome era assai religiosa, sovente quand'era sola si prostrava, e fisando gli occhi lagrimosi al cielo, gli dimandava compassione se questo era un castigo, pietà se era una follìa che la prendeva.--Oh cielo! chi, chi mi toglie il fiero malore che mi uccide? E che cosa è mai questa nuova inquietudine che mi turba, mi rende indifferente a quanto m'era sì diletto in prima? Quai nuovi pensieri agitano i miei sonni? Che cosa è che io sento qui nel mio seno, che mi preme, mi avvampa, mi dà dolore e mi piace?--
Così spesso fra sè si doleva la misera, ma pur temendo un qualche gran male la prendesse, nè più sapendo patire il dolente suo stato, pensò che assai bene le starebbe ove pigliasse consiglio.
XIV.
Era in Nebiolo un cieco, provetto d'anni e di mente, uomo mirabile a conoscersi. Misero, camminava scalzo, vestiva una giubba assai lunga che meglio di un abito nostro sentiva di una veste antica: lunghe chiome gli scendeano sulle spalle, e ricoprivagli il capo un largo cappello che avea rappiccata da un lato parte della grondaja: folta barba gli ombreggiava il mento, che non radeva, nè permettea che gli calasse in fino al petto: avea sempre ignudo il collo e il seno, e mandava dalla lanosa bocca una monotona voce; procedeva a passo timido e lento, e portava un lungo bastone, unico compagno con cui traeva il travagliato fianco nei sempre eguali giorni della sua vita.
Costui viveva di carità: solo col suo bastone passava dal colle alla pianura; scorreva i villaggi e le capanne, ora accattando, sovente inteso a cantare vecchie nenie, a improvvisare triviali rime: talora prediceva il futuro a chi era sì semplice da tentarlo per l'opera sua; raccontava antiche istorie e le sempre sue nuove miserie. Per tal modo ritraeva alcun soccorso per sè e per un fanciullo che teneva dall'estinta sua moglie. Era il cieco assai industrioso, ed io già vidi un carretto che costrusse di propria mano, la sua vigna che potava egli stesso: conoscea la virtù di molte erbe, prescrivea medicina a molti mali, era in fine in Nebiolo l'uomo più saputo, quegli da cui tutti prendevano consiglio, l'indovino della collina.
Marcellina, non sapendo trovare rimedio a' suoi malori, una mattina che costui pigliava piacere di canticchiare innanzi alla propria capanna, mentre tutti eran lungi al lavorìo, le venne in pensiero di rivolgersi a lui per soccorso.--Cieco, gli disse, io sono la più misera fanciulla di Nebiolo: mi fuggono e il sonno e la quiete, mi è straniera la gioja, tutto mi spira tristezza; mi sono di peso le mie cure usate. Sento qui al cuore un vôto di cui m'è ignota la causa, un male di cui non so guarirmi. Ah cieco! se ti son cara, se mai non dimenticai di usarti i servigi di cui avevi mestieri, abbi misericordia di me: cieco, sanami per pietà.--Appena potè pronunziare queste ultime parole pel gran pianto che le sgorgava dagli occhi, e per l'angoscia che dal petto le traboccava sulle rose del labbro. Stese le tenere braccia al collo del veglio, e sospirando inchinato il capo sulle di lui spalle, attendeva ch'ei le facesse risposta.
Il pietoso cieco cui assai stava a petto la Marcellina, giacchè era colei che più sovente in Nebiolo gli era cortese di soccorso, e quando era ammalato veniva a prestargli le proprie cure e divideva con lui il suo pane, stese la mano tremante sul capo della cara fanciulla, la blandì dolcemente dandole parole di speranza e di refrigerio. Poi la dimandò del tempo in cui caduta fosse in siffatta melanconia; e ingenuamente essa gli raccontò l'accaduto al Monte. Allora l'accorto indovino di nuovo la interrogò se non avea più veduto quel giovane, e se le fosse noto che non lo avesse colta alcuna sventura. Fu turbata la semplice a simile dimanda, e con premura desiderò sapere se ciò fosse avvenuto.
Il buon vecchio sorridendo allora la ricercava perchè sì fortemente le tenesse di quello sconosciuto, e rispondendogli la Marcellina, ciò nascere dalla gratitudine che sentiva per la premura in quel dì usatale, dolcemente presala per la mano--Oh figlia! questi occhi pur troppo si chiusero per sempre al giorno, ma io vedo il tuo volto innocente colorarsi di modesto rossore: mel dicono le tue parole interrotte, e questa mano che trema nella mia. La gratitudine è come la pietà, che negli umani petti leggiermente si scambia in amore: questo, figlia mia, ti sparge di nebbia la bella aurora della tua vita, questo ti rende tanto sollecita... Oh! ma sai tu poi chi ei sia quel giovane che sì facilmente ricevesti in cuore? sarà egli degno delle tue virtù? ah tu non conosci, mia cara fanciulla, qual prezioso tesoro tu ne serbi, e quanto mi dorrebbe di vederle derelitte!... Ah per pietà non abbandonarti ciecamente a una passione che potrebbe costarti!... tu dispereresti i tuoi amorosi genitori, il tuo povero cieco: ah Marcellina! tu perderesti te stessa.--
Marcellina cadde nel maggior fastidio del mondo, e poco anche intendendolo, sbigottita disse che quel giovane non le avea detto nulla, non averlo veduto che poche volte e per caso, e porla in forte timore il misterioso suo favellare. Il cieco allora la esortò a starsi di buon animo, volle che apertamente le narrasse quante volte si fosse incontrata in quel giovane, e come ei si comportasse verso di lei: accertatosi che fosse preso per la Marcellina, la consigliò a studiarsi di saperne il nome, o almeno il paese di lui, prendendo poi sopra di sè la cura di renderla felice, se lo avesse riputato degno di possederla. Le profferì però molti savi avvertimenti, perchè si tenesse a gran diffidenza e verso il suo cuore e verso gli uomini, ove pur non amasse esser colta da maggiore sventura: si fe' dar fede di raccontargli ogni cosa in ogni evento, se voleva da lui utili consigli. Parve ciò lusingare alla Marcellina qualche speranza, e si accommiatò da lui coll'animo men tristo.
XV.
Nè Girani diveniane ogni dì meno inquieto e meno amante: mille pensieri gli si giravano nell'accesa fantasia, e studiava ogni partito perchè gli riuscisse vedere la cara fanciulla.
Sta a fronte di Nebiolo una verdeggiante collina, dall'un lato della quale corre una via che conduce a S. Antonino, dall'altra ove per breve valletta è divisa da Nebiolo, è deserta, spoglia d'ogni gleba e d'ogni pianta. Le acque, le quali si precipitano dai colli superiori trascinando seco la terra che era sul pendìo, vi fecero alcuni seni e scoscesero in mille luoghi il declivo, sicchè tra la rapidità del dirupo, tra la nuda crosta di cui si vestì nel diseccare della frana, sembrano a riguardarli un macigno. In questo seno poi, siccome piacque alle precipitanti acque, si vedono mille diversi giuochi del caso, poichè la terra or s'innalza in piramide, or si prolunga con varie eminenze quasi bastita di guerra, ora s'incava in una grotta, or s'incurva in un seno: l'occhio curioso volentieri ivi gode di spaziare, e divisano que' luoghi i montanari col nome di orridi. Sulla pendice di questo vario poggio s'innalza una pianticella solitaria di olmo, che d'ogni parte dei contorni e anche dalla via romana sempre si vede primeggiare sugli altri colli, pianticella che fu poi denominata dai sospiri che ivi si sparsero per le sventure dei due amanti.
Girani si arrampicava su quella cima vicino a quella pianta, ed ivi a lungo si stava a contemplare Nebiolo: spingeva l'avido sguardo a ricercare fra quelle fronde e quei tugurj la cara luce de' suoi focosi pensieri, e sovente la dimandò come passero solitario che va nel bosco in traccia della compagna. Spesso dal dubbio biancheggiare fra le fronde delle vesti, vide o veder gli parve la bella, e le inviò mille baci e mille sospiri. Così struggeasi il giovinetto, ed erano derelitti i suoi campi, mentre sedeva sospirando sotto quella pianta solinga; erano derelitti gli amici invano dolenti della sua mestizia, e che invano il provocavano con motti a richiamargli sul labbro appassito l'antico sorriso. Era deserto il cuore di Girani, era chiuso alla gioja: qual pianta inaridita, su cui indarno piovono le rugiade, punto non vi poteano prieghi o conforti.
XVI.
Però all'innamorato giovane pareva oltremodo dolorosa sì misera vita, e fe' proponimento di aver maniera onde riuscire a più lieto fine. Correva il tempo di raccorre le messi, e in sì pressante cura anche coloro che tengono piccioli poderi, sogliono ricorrere a straniere braccia per aiuto. A Girani cui nulla sfuggiva era noto, siccome al padre di Marcellina conveniva mietere il frumento, e gli parve venirgli in destro l'occasione favorevole a' suoi disegni. Trovato Giovanni nel prossimo mercato a Voghera, gli esibì l'opera propria a minor prezzo d'altri, e pattuirono che ei verrebbe a Nebiolo di là a due giorni.
Non è a dirsi, quanto paresse lungo al giovane innamorato il tempo posto in mezzo a' suoi desiderj, e in tanto quali follìe gli si girassero pel capo, e come seco stesso ponesse di aprire i suoi affetti a Marcellina. Ma quale fu la sua maraviglia, allorchè venuto a Nebiolo e postosi al lavoro, vide che assai lunge gli era riuscito il suo avviso, mentre non trovò come pensava l'amata giovanetta a formare i manipoli della messe tagliata, giacchè a ciò sola intendeva la madre? Ne fu oltremodo dolente, e volea pure più volte dimandarla di ciò, ma non lo ardiva: girava intorno ognora desideroso lo sguardo, e sempre nuova gli pungeva speranza almeno qualche momento di vederla.
Finalmente venne il mezzodì, l'ora del pranzo, ed ecco, mentre meno Girani se l'attendeva e stavasi pensoso, scendere la Marcellina nel pendìo recando le minestre ed il pane pei parenti e per l'uomo che era seco loro al lavoro. Veniva ella con abbassata e pallida la fronte, e pensava alla sua melanconia, a' suoi affanni: giunta al gelso, sotto la cui ombra erano assisi gli stanchi mietitori, fu tocca da improvvisa meraviglia vedendo ivi il giovane sospirato.
A chi che fosse fuorchè a' due buoni montanari, non sarebbe sfuggita la confusione dell'una, e l'inquietudine dell'altro: ratto ei si alzò, la salutò, e indarno volea dirle qualche parola, velare lo stato ondeggiante dell'animo suo. Mentre incerti essi si riguardavano ed atterravano gli occhi, Nebiolo a nulla badando disse:--Brava mia figliuola, porgine il pranzo e buono, giacchè il meritiamo, mentre questa mattina in tre si è operato per quattro, non già da noi, ma da questo instancabile nostro vicino che pare un folletto.--Intanto presentava a Girani la scodella, che avuta avea dalla figlia; ma questi ringraziatolo, mosse verso Marcellina dicendo che gli era più in grado averla dalle di lei mani: essa arrossì, gliela porse con un sorriso di compiacenza.
Restò con loro la giovinetta finchè ebbero posto fine al breve pranzo; poi alquanto si trattenne sotto colore di vedere quanto fossero abbondanti le spiche del frumento, e dolcemente si richiamava alla madre, perchè non la voleva a parte delle sue fatiche. Indi, poichè ebbero ripreso il lavoro e Rosa la premea perchè non istesse più a lungo digiuna, Marcellina partì: dirigea ver' l'erta il passo, ma ivi lasciava i suoi pensieri, e spesso rivolgeasi addietro e commetteva all'aura un sospiro.
Se Girani fu per lo innanzi piacevole alla Marcellina, ora il suo cuore ne era stato sì vivamente preso, che parea pei palpiti frequenti volerne uscire dal petto onde volare a lui. Però sebbene innocente, essa s'avvide non essere senza fine il venire colà di quel giovane: non toccò cibo fra l'inquietudine e la gioja, e meglio pensò a preparare gradita merenda all'ospite. Richiamatesi intorno le agnelle, ne spresse il fresco latte, e postolo in un terso lebete al fuoco, in breve ne fe' una vivandetta piacevole e squisita. Venuta l'ora della merenda, volò verso il campo ed ai parenti ed a Girani, che come la videro, deposti gli strumenti, le mossero incontro; ella disse con un sorriso che avrebbe diradate le nubi della più triste melanconia.--Caro padre, questa mane mi imponeste di usarvi cortesìa perchè lavoraste assai: io volli ubbidirvi, e in vece del solito formaggio vi ho preparato col latte delle mie agnelle un cibo che v'andrà a grado, e spero che anche il vostro ospite non vorrà darmi troppo biasimo se non sarà riuscito quale si converrebbe.--
Fu commosso il padre per la bella sorpresa, e stretta amorosamente al seno la figlia la baciò in fronte.--Vedete, mio Girani, questa è la sola nostra consolazione: colle poche terre che lavoriamo, coll'umile nostra casa, con questa diletta fanciulla, siamo più felici dei signori di città. Ella s'ingegna in ogni maniera per riuscire grata a sua madre ed a me, ella è il nostro solo e caro pensiero. Anche la picciola cura d'oggi vi accerti di quanto vi dissi.
Ma l'innocente mossa da' suoi pensieri ascosi, mal sapendo dissimulare, e nella sua semplicità dubitando che altri non le leggesse nell'animo, offrendogli il cibo vezzosamente gli soggiungeva--Sì, caro padre, per voi e anche pel nostro commensale, giacchè questa mane mi diceste che gli dobbiamo assai buon merito per la sollecitudine che ne mostra.--In così dire mentre abbassava que' suoi begli occhi neri che pareano due stelle nell'azzurro del cielo, volse uno sguardo fuggitivo a Girani. Ma questi, che la avea già ben compresa, ne fu lietissimo, e dalle parole di lei messo nell'occasione di parlare, le proferì le grazie con tanto fuoco, e sì lusinghiere parole, ch'ella ne fu confusa.--Io non avrò mai toccato cibo che mi sia riuscito più gradito di questo: lo terrò come una manna, giacchè ha certo qualche cosa di cielo la mano onde viene.--
Si assisero in giro: Marcellina si pose vicino alla madre, e il desco semplice sull'erba fu assai più grato a que' puri mortali, dell'aurea mensa su cui fumano le straniere vivande. Ognuno applaudì alla Marcellina per lo squisito suo presente, ma il suo cuore non sentendo che quelle laudi le quali venianle da Girani, trepidava dolcemente. Si offrì la capace tazza del vino al giovane di Mancapane; ma volle che prima bevessero i due vecchi, indi empiutala di nuovo ne fe' attingere parte alla Marcellina, e con un lieto evviva la vuotò.
Trascorsa in così cari trattenimenti l'ora vespertina, si posero di nuovo all'opera i lavoratori, e perchè rimaneano pure alcuni manipoli da legarsi, e il sole era sul declinare, Rosa permise alla figlia di starsi ad ajutarla. Girani in breve pose a terra quanto ancor restava della messe, onde venire di sussidio alle donne, e fu sì destro che si mise vicino alla Marcellina e le preparava i legacci, e le dava mano nell'ordinare le spiche. Intanto tenea fisamente gli occhi in lei, e le gittò qualche detto or di lode or della propria presente fortuna; e la poverella tutto bevendone il dolce non sapeva rispondergli, e si affaccendava al lavoro tenendo inchinato il capo. Finalmente Girani nell'ajutarla a legare un manipolo, nel serrare il salice corse colla mano a stringere l'estremità di quella di Marcellina: ella la ritirò prestamente, sicchè l'altro sorridendo le disse, di non avere le mani di fuoco, a cui con tronchi accenti, fiammeggiando la bella rispose, che le metteano più timore.
XVIb.