La Pianta Dei Sospiri Con Alcuni Cenni Su La Vita E Su Le Opere
Chapter 13
Marcellina di buon animo assecondò i desiderj dell'amante, e poste in un paniere alcune frutta, delle ova e due colombi, ben avvisata del modo con cui dovea adoperare, entrò in cammino verso Casteggio per la via della collina lungo i tortuosi meandri della Copia. Passò illesa in mezzo alle sentinelle, e insieme con altri montanari che andavano e redivano chi recando polli, chi frutta, potè conseguire ogni suo desiderio.
XIII.
Casteggio, sede antica di un presidio non ignoto nelle romane guerre, e intorno a cui sono celebri e la fontana d'Annibale e il monte di Cesare e luoghi la vestustà del cui nome ricorda la presenza dell'Aquila latina; è posto sul pendìo che riunisce quasi apice di angolo la doppia catena di colline, l'una delle quali muove verso Voghera, l'altra seconda il corso del Po. Gli corre al piede la romana via, e dove forse un dì fremeva l'onda dell'incostante Eridano, ora le prime mura sorgono del paesetto che in varia foggia a riguardarsi sale mano mano sul poggio in fino alla cima: l'una casa sovrasta all'altra e s'aderge più orgogliosa quanto più s'accosta al vertice, l'un tetto è quasi di gradino all'altro, e ti presenta a riguardarsi un colle di riunite abitazioni fra le quali innalza più orgoglioso il capo qualche chiesetta. Una spaziosa via dalla radice mena alla sommità e divide il paese, e lungo questa si schiudono officine d'ogni sorta a cui hanno ricorso pel bisognevole i cultori della montagna. Sulla vetta spaziosa grandeggia da un lato il maggior tempio, la cui torre ornata di graziosa cupola, rende più vago a riguardarsi da lungi quella piacevole altura: dall'altro è fabbricato un moderno convento, ed era forse un'antica rocca, e innanzi ad esso si stende un ameno praticello da cui, mentre ti pare di avere al piede ossequioso il villaggio, spingi curioso lo sguardo per l'immensa pianura, e ti diletta vedere il corso del Po, le feraci campagne di Lombardia, i castelli del Piemonte; nè la tua curiosità ha confine se non se dal connubio del cielo cogli orgogliosi gioghi del Cinisio e del Monte Rosa. A questo poggio, che è il più dilettoso, e vien denominato il Pistornino, trae sovente il curioso viaggiatore a deliziarsi nel contemplare le lontane bellezze.
Marcellina non curata innoltrò col suo cesto fino al mercato. Questa è una piazza che quasi riposo giace a metà del colle, e dall'una parte è ornata di una chiesetta, dall'altra si spazia fino al dirupo e sovrastandogli il Pistornino presenta tuttora la vista dello spalto d'una fortezza. Da questa piazza per salire più in alto, conviene passare sotto un arco, sicchè lo diresti la porta della rocca, e se su quella cima si assise l'ira di guerra, quivi certo erano poste le prime fortificazioni. Ivi in fatti avea l'oste raddoppiate le guardie, abbenchè non potessero impedire il passaggio ai montanari, poichè ove loro pur fosse stata chiusa questa via, ne restavano altre assai per salire e rendersi alla parte più erta di Casteggio.
Molti venivano intorno alla Marcellina per fare mercato di quanto portava; ma la destra forosetta sentendo che ove ne avesse consumata la vendita, non avea più con che far velo al suo andare, richiedeane molto prezzo sicchè niuno volea comperarsi il suo. Non facea risposta che di un modesto sorriso a quanto alcuno motteggiando diceale, e in sè ristretta e chiusa procedea in suo cammino, e tripudiava nell'idea di condurre a meta ogni suo desiderio.
Per tal modo d'uno in altro luogo trascorrendo, mettendosi or con questa or con quella donna, delle quali per avventura alcuna conosceva, ella potè pervenire fino alla cima di Casteggio. Quivi quasi presa da femminile vaghezza, e come se fosse selvaggia del loco, addimandava ora l'uno ora l'altro che si facessero i soldati in questa od in quella parte, e avendo più avanti l'ardir suo, rimirando intorno come chi assaggia nuove cose, inoltrò con diversi cicalecci fino al Pistornino. Ivi vendette i suoi colombi e le ova, e in tanto a suo grand'agio potè comprendere come in quel luogo si fossero posti de' cannoni ed innalzate alcune fortificazioni. Poichè ogni cosa vide e notò, bellamente ritirandosi lasciò quella terra, e in brev'ora di ritorno al suo Girani, gli narrò distintamente quanto erale occorso di osservare.
Da tanto ben sentì il sagace soldato come il nemico si fosse afforzato sul Pistornino e nel Monastero. Nè ciò senza molta accortezza, poichè dominando quel luogo il sottoposto paese, non solo si teneano soggetti gli abitanti, ma rendeasi micidiale l'impresa di chi si fosse attentato di penetrarlo, mentre que' cannoni impunemente vi piombavano sopra sterminio e morte.
XIV.
Fermo nel suo proposto e pieno di alte speranze, venne Girani al Generale, gli narrò quali fossero le difese di Casteggio e il modo con cui tutto ebbe scoperto, sicchè quegli ne fu ad un tempo meravigliato e dolente, poichè vide turbati i suoi progetti, e temea forte la presa del Pistornino non dovesse costargli molto sangue. Girani scoprendo i propri pensieri, gli disse a ciò solo essere venuto, presto a trarlo dal duro impaccio: gli chiese una mano di arditi e presti a porre per la gloria la vita, e gli svelò come proponeasi, girando nella valle opposta, condurli dietro al colle di Casteggio, e mentre fervea la battaglia nella pianura, e tutte le forze dell'inimico erano volte a difendersi ove erano assalite, egli arrampicandosi co' suoi sul colle, gli piglierebbe alle spalle, e renderebbe inoperosa quella fortificazione. Lannes rivolto l'animo a siffatto proponimento, gliene piacque, gli acconsentì una squadra di pochi arditi de' quali il pose al comando, e baciatolo in fronte gli disse:--Bravo capitano, sappiti col tuo valore procacciar questo grado nella battaglia.--
Ogni cosa era ordinata fra il Generale e il giovane ardito, se non che il primo sentiva, come, se Girani si fosse scagliato a prendere il Pistornino innanzi che egli di fronte si fosse mischiato nella battaglia, e il nemico accorgendosi del nuovo assalimento rivolgesse a quelle parti le forze; sarebbesi gittata l'impresa, e inutilmente avventurati a indubitata perdita i suoi. Perciò stavano fra loro ragionando del modo con cui dare un segno, ma non sapeano ravvisarne uno sicuro. Allora il Generale soggiunse--Se un ardito potesse salire la torre del tempio...--Un lampo parve balenare innanzi a Girani, che rispondea interrompendo--È fatto: a ciò basta Marcellina.--
Sorrise l'uomo delle battaglie e gli applaudì che meglio gli parve dover riescire per amore, quanto avrebbe durato fatica a ottenere altrimenti, e disse:--Che questa giovane oggi richiamare dovesse la fanciulla d'Arco?--e accompagnò tai detti di un sorriso che ad un tempo accennava e la fidanza della vittoria e il plauso che ne dava a chi schiudeane la via. Dileguarono innanzi all'accortezza di Girani gli ostacoli che poteano nascere in questa impresa, e posero fra loro che allorchè il Generale farebbe volare dalle sue truppe al cielo un foco artifiziato, Marcellina moverebbe a suono le campane del tempio, affinchè dall'opposta valle volasse novella che si operava l'assalto.
Girani aprì questi pensieri alla Marcellina e trovolla presta a seguirli, abbenchè il padre ne fosse alquanto turbato, sicchè ne fu malagevole ottenerne il consenso. Amore è duce d'ogni audace impresa, desto in cuor di donna l'arma d'ardire, la sprona fra i perigli, e sovente poca scintilla per lui seconda gran fiamma di gloria: amore accese nuovi pensieri in animo alla vergine di Nebiolo, le sparse di rose la via de' perigli che la scorgeva a conseguire lo sposo. Perchè non le fallisse il misterioso andare, venne a Casteggio la sera che precedeva il dì della battaglia, ivi prese alloggio presso una buona femmina con cui teneva amicizia, e la cui casa usava ogni volta che traeva al mercato, e la quale era forse d'un trarre d'arco lunge dalla chiesa.
L'amante innanzi di separarsi da lei le dava ricordi e preghiere, e perchè bene le riuscisse l'impresa, e perchè non la cogliesse qualche sventura. Sentiva egli un'insolita letizia scorrersi in petto scoprendo il coraggio della bella, e precorrendo col pensiero il bene che lo attendeva, ma ad un tempo il timore pareva amareggiargli il calice cui appressava le labbra assetate, od offuscargli la luce che gli raggiava sugli occhi: ei spesso timoroso, come barchetta in mezzo all'onde contrastata da opposti venti che or l'uno la rapisce, or l'altro la spinge nè sa rimuoversi, da doppio affetto sospinto non sapea sciogliersi dall'amica e lasciarla libera al suo cammino. Ma vinse in fine la brama d'onore e la data fede, vinse l'amoroso desìo, strinse la bella pudibonda al petto, e additandole il cammino--Va, anima mia: ci dividiamo solo ancora per pochi istanti, poscia nulla potrà separarci giammai. Va, ricordati di chi non vive che nell'amor tuo, e domani i nostri cuori ritornando a' più soavi amplessi, possano dirsi in loro favella: noi siamo felici, ma lo abbiamo meritato.--
E a lui la Marcellina, cui la commozione amorosa non diminuiva per nulla il vigore dell'animo--Fatti sicuro, mio unico amico, omai mi sento il coraggio di un soldato. Il tuo trionfo è certo, e questo abbraccio sarà l'ultimo che non ci scambieremo se non che sposi. Animi entrambi il pensiero della nostra felicità. Io vedrò fischiarti intorno il periglio e pure oserò accennarti la strada che ti adduce a combatterlo,... ma tu fra l'ardire e la mischia, ricordati che hai qualche parte di te,... che taluna trema sulla tua sorte; ricordati che un cuore amante e sì a lungo contristato dagli affanni, ti serba il premio di un costante affetto e della vittoria; sieguila audace sì, ma in modo che vane non riescano le nostre speranze... Girani, non dimenticarti mai di Marcellina, e son certa che ritornerai salvo al mio seno.--
XV.
Il sanguigno colore onde l'alba novella vestì le prime nubi in oriente, annunziava il dì della battaglia. Tutto è ordine, opra e silenzio nell'un campo e nell'altro: si stringono gli offiziali intorno al Comandante, e dal correre, dal breve starsi e dal partire si argomenta il succedersi delle ordinanze. Volano dalle prime alle ultime squadre gli operosi aiutanti, scorrono di fila in fila gli ordini severi: il suono delle trombe o de' tamburi impongono i movimenti, or avanzano gli audaci picchetti, or si stendono, or si dividono, or si riuniscono le schiere. Il fragor dei carri pesanti, lo scalpitare de' cavalli commettono all'aure un mormorìo confuso ed una nebbia di polve, che sale a rapire i puri raggi del sole e rende più truce il momento della battaglia: ti avvisi di sentire nelle nubi muta mormorare la tempesta pria che dirompa sulla terra, e quella nebbia e quel mormorìo ti mettono terrore.
Accorrono d'ogni parte gli abitatori de' monti e si arrampicano quali sui dirupi, quali fra i rami delle lontane piante, ansii di riguardare nella vasta pianura il commovimento delle schiere, lo scintillare dell'armi e l'ondeggiare dei cavalli. Ricordano gli amici ed i congiunti, ricordano le antiche tradizioni dei padri e le trascorse guerre: ondeggiano fra il terrore e la maraviglia, quindi li prostra l'idea di pericolare, quindi gli accende amore di novità, sieguono coll'occhio e colla mente l'ordine della battaglia, e contrari sorgono i timori o le speranze, siccome muove gli animi amore di parte o diversità di consiglio. Intanto il soldato nella sua fila mentre muto opra ognora novelli movimenti e lo perchè non sa, ebbro di sconosciuto foco, mosso da un'ignota forza gira l'incerto sguardo bramoso di nuove cose, nè più teme perigli, nè più pensa a serbare la vita, e anela e chiede la battaglia.
Fu lo scontro di due picchetti che diede il segno della pugna: in un istante tutto fu movimento e fuoco e sangue nella desolata pianura. Una fila succede all'altra, volano ad un punto, fischiano per l'aura mille teli di morte: tra il fumo e il rumore, questo vince, quel retrocede: or tacita un'ala s'avanza con passo accelerato e pare agogni al trionfo, or un drappello rintuzzato da forza maggiore piega e manda rovina quasi leon che s'accoscia e mette spavento col fiero ruggito: or si dividono i fanti e danno luogo all'oprare de' cavalieri, che furiosi precipitano nella mischia, piovano dagli sguainati brandi sterminio e morte. Altrove si scatena dal cavo bronzo fulmine distruggitore; tronca, abbatte, fora, uccide quanto si oppone al suo passaggio, e precipita quasi dalle nubi e manda dall'ignivomo seno, come vulcano dall'ardente gola, mille infocate saette, che scagliano intorno lagrimevole strage col temuto rimbombo del tuono; ma il soldato imperterrito stampando orme di sangue, fra il maggior cimento più s'accende alla vittoria: si lasciano i caduti, si stringono le file, e mentre la fiera artiglieria gli tempesta contro la rovina, ei quasi la disprezzi, se le scaglia incontro, l'aproccia, l'assale e la rende inoperosa; ardire solo concesso all'orgoglio dell'uomo.
Così per più ore pendeva dubbia la battaglia, l'un campo e l'altro facea prodigi di valore, e volava la vittoria or sugli stendardi dell'uno, ora sfavillava sull'armi dell'altro. Il Duce franco intanto volse un'ala del suo esercito sopra Casteggio, e mentre parea tutto occupato nel dargli l'assalto, mentre dalla cima grondava su lui una pioggia di fuoco, ecco vola per l'aere aperto l'artifiziale cometa, e Marcellina che di soppiatto e mentre niuno sel curava avea salita la torre, mise improvvisamente a suono i sacri bronzi.
Allora anche Lannes investì coll'artiglieria il paese, e mentre inutili sforzi volgea contro l'armata cima da cui gli grandinavano sopra infallibili colpi, Girani co' suoi pochi arditi uscì dalla macchia ove si era appiattato, si arrampicò precipitosamente sul colle e fu sopra alle fortificazioni de' nemici in meno che nol videro. L'opera dei bronzi è omai vana: le spade ignude e deliberato ardire sono soli ministri al conflitto. Richiamati dal nuovo assalto, abbandonano gli artiglieri l'opera de' fuochi, e lasciano libera la strada a quella cima alle francesi truppe della pianura; il breve drappello degli arditi assalitori lotta con indomito valore cogli animosi che si sforzavano a respingerli: si pugna colle spade, colle bajonette e colle mani, si combatte fin sui cannoni: cadono intorno a Girani i seguaci, son pari la speme e il timore, ma in fine i sussidj vicini, un risoluto coraggio e disperate grida furono il segno della vittoria.
XVI.
Già s'udivano d'ogni parte i bellici oricalchi in suono di gioja, le ostili schiere si ritiravano verso il Po; scorreva ogni fila il grido della vittoria, e il nome glorioso di Girani. Ei scese asperso di sudore e di sangue, e sulla piazza del mercato si avvenne nel Generale che moveagli incontro: stette a lui dinanzi in atto ossequioso, e offrendogli la propria spada, gli disse che omai decidesse del suo destino. Commosso il Duce gliela restituì con un amplesso, spiccò dal suo petto l'insegna d'onore, e la pose al vincitore proclamandolo colonnello e l'eroe della battaglia.
Risuonavano a lui d'intorno gli evviva, chè ognuno accogliea vera gioja per la gloria dell'amico. Si applaudiva anche all'ardire di Marcellina, ma ella non si vedeva:--Venga, dicea il Generale, ben venga questa figlia dei prodigi, e qui sul campo della gloria abbia la mano dello sposo e il premio che si conviene al suo coraggio.--Ognuno cercava di lei impaziente, suonava su ogni bocca il suo nome ed era Marcellina il desìo ed il voto di tutti.
I sacri bronzi dato appena il pattuito segno aveano cessato dal suono, e la vergine di Nebiolo essere dovea discesa dalla torre. Girani annuncia in qual casa potea avere ricovrato, si accorre, si cerca, si dimanda, si torna, ma mesti dolenti portano tutti un'inutile brama, la bella non si trova. Diverso si dipinge sui volti l'affetto: chi spera, chi teme, chi palpita presago di qualche sventura. Ma ecco in fine piangente il vecchio Nebiolo, e un grido universale gli chiede di Marcellina...--Marcellina non è più...--
Meraviglia, dolore, pietà, stringono i petti; l'un preme, l'altro chiede, tutti domandano che avvenne di lei chi colla voce, chi col gesto, chi coll'impaziente interrogare degli occhi.
Appena Marcellina ebbe dato il segno, accortasi che Girani co' suoi pochi saliva il colle, discese dalla torre per restituirsi all'asilo ove avea ricoverato, e impaziente attendere il destino dell'amico. L'improvviso squillo de' muti bronzi avea mosso meraviglia e curiosità, e attirate varie persone al tempio, per che quando ella discese, per quanto andasse cauta, non potè a tutti tenersi celata. In quello stesso mezzo si gridò al tradimento, si conobbe lo stratagemma militare e il fine per cui erasi desto quel suono. Scorreva il paese lo sdegno di guerra, lo spavento negli uni, la speranza negli altri: alcuni cacciatori pieni d'ardire cercavano ogni angolo, salivano sui tetti delle case, e cogli infallibili fucili dardeggiavano intorno la morte. Altri eransi indirizzati al tempio a rinvenire i complici del tradimento, e mentre la militare ferocia spargeva il terrore in quell'asilo, qualche voce imprudente accennò la Marcellina.
Già si annunziava la presa del Pistornino e il trionfo dell'inimico, si suonava a raccolta e si dava il segno della ritirata. Il Comandante della banda che avea assalito il tempio innanzi di ritirarsi, agognando a qualche vendetta, trasse furioso contro colei che gli venia indicata, e l'avrebbe trafitta, nè la vittima se gli opponeva, se il sacerdote non frapponea la mano di pace in mezzo ai micidiali ferri, e non chiedeva atteggiato di pietà e di sdegno, che non si macchiasse di sangue la casa di Dio. Allora il furente soldato ordinò a' suoi che seco trascinassero la Marcellina, serbandola a miglior uopo all'ira vendicatrice de' traditi, e si precipitò dal colle per condursi a salvamento.
Tanto narrava dirotto nel pianto il padre, che inquieto sul destino della figlia erasi coll'alba condotto a Casteggio, e nel bollore della mischia avea osato inoltrare il piede in fino alla chiesa. Fu il misero presente al duro caso, invano pianse e pregò, seguì da lunge il fuggiasco stuolo, imprecando ai crudi che gli strappavano l'unica sua figlia; ma temendo lui pure non facessero prigioniero nè più potesse giovare alla figlia, abbenchè con acerbissima ambascia, diede ai crudi le spalle, e coll'incerto piede ricalcando la via già trita, mentre lasciava addietro il cuore, venne in traccia di Girani. Gli chiede Marcellina e mettea col disperato dolore compassione, e animava ora questo ora quello a seguirla e sottrarla a tanto infortunio.
XVII.
Fu turbato Lannes all'improvviso disastro, e mille smanie di dolore e di gelosia trafiggeano a prova il povero Girani, nell'idea della sua sposa abbandonata alla licenza de' soldati, o fra le estreme agonìe d'obbrobriosa morte. Si volse disperato al Generale, e per tutto premio di quanto avea operato, chiese una banda di arditi con cui volare a liberare la sposa.
Si annuì all'inchiesta e tosto i più animosi si strinsero intorno a lui: presentendo la via che doveano percorrere i nemici, si misero con disperato coraggio in cammino. Era un correre, un precipitarsi l'andar di que' prodi, era un anelito, una smania il lor desiderio: non ebber sosta finchè videro lontano il nemico drappello che nelle campagne di Casatisma camminava verso il Po.
Si era l'ostile banda assai ingrossata raccogliendo i fuggiaschi, ma nel pensiero che fra quegli era la rapita sposa nulla trattenne Girani, chè amore non sente nè forza nè perigli. I suoi voleano far fuoco, ma ei pensò come taluno di questi dardi di offesa poteano innocenti ferire colei che voleasi liberare.--Amici, le vostre sole spade ne dieno la vittoria.--Disse, e gridando Marcellina, d'un tratto raggiunse i fuggitivi, si accese la pugna e cadeano d'ogni parte colpi e ferite.
Marcellina riconobbe lo sposo, il chiamò, e fu quella voce esca novella all'incendio di lui ed al valore dei soldati, sicchè fu tanta la calca e la strage, che cedeva il nemico e prendeva la fuga. Allora il feroce capitano, quello stesso che avea dal tempio rapita Marcellina, avvicinatosi a lei che quasi libera stava per volare fra le braccia dello sposo, gridò--Il tradimento non fia impunito, abbiti francese la tua vittima,--e colla spada ferì la misera che cadde.--Assassino--grida Girani, e già lo ha steso al suo piede, mentre i di lui seguaci si dileguano.
XVIII.
Amore vince la sete di vendetta ed è paga di quel solo sangue la spada di Girani, e mentre i suoi inseguono i fuggitivi, anelante ei raccoglie la sua Marcellina, la chiama, studia ridestare in lei lo spirito smarrito, accosta tutto tremante le labbra alle labbra di lei, e si adopera ad infonderle spirito e vita. Le lagrime che frequenti gli pioveano dagli occhi e tutto irroravano alla misera il volto, ebbero tanta virtù che poterono richiamarla, e a misura che riprendevano le sue gote la smarrita rosa e la bocca il natio cinabro, tripudiava l'animo al giovinetto amoroso: ei dimandava con tanta ambascia la trafitta che ne piangeano quelli che officiosi gli prestavano soccorso.
Schiuse ella in fine gli occhi, e ripigliata alquanto, fu lieta di ritrovarsi fra le care braccia, e muovendo sul labbro un lieve sorriso il dimandò se ormai fosse sua. Come sentì d'essere libera, tutto per gioja quasi se le fea raggiante il viso, volse gli occhi ossequiosi al cielo e poscia teneramente li pose all'amico, e parve invitarlo a dividere con lei la nuova letizia che le cercava l'animo: intese il linguaggio affettuoso il giovinetto, s'inchinò sull'amato volto, e tutto tremante le baciò la bocca amorosa e ne raccolse un soave sospiro.
Pure gemea Girani per la disgrazia ond'era colta, e Marcellina ognor meglio racquistando le forze, lo rassicurava non doversi temere la sua ferita.--No, mio amico, mio sposo, datti pace nè conturbare il gaudio di questa nostra unione con fatali presentimenti. Il fiero che si attentò trafiggermi nella chiesa, non sostenne che salva gli sfuggissi,... ma forse la sua mano tremante per un delitto, non ferì sì addentro quanto bramava la sua crudeltà. Si dilegua ogni dolore ed ogni male nel vederti salvo e nel sapermiti restituito: questo pianto di cui mi bagni, è una rugiada che in me rinverda la vita, il pensiero che son tua è un balsamo che sana tutte le mie piaghe e toglie ogni acerba ricordanza.--
Girani intanto si studiava di tergerle la ferita e in qualche modo stagnarle il sangue che ne sgorgava, nè per quanto vedesse ripigliarsi la Marcellina, ei si svestia del timore o rattemprava il duolo.--Ahi me infelice! invano co' blandi accenti aqueti l'affannata anima mia e i suoi tristi presagi... e tu in tanta sciagura sei pur per mia colpa: oh dolore! oh pensiero che mi allaccia lo spirito e mi scioglie la lena che mi regge! fida, impareggiabile Marcellina; e tu pur m'ami? e a tanto affetto io corrispondo doni di sangue... Ben io dovea, ben io, volare non alla pugna ma a te, e farmi tuo scudo: avrebbe il crudo trapassato il mio petto prima di giungere a questo seno amoroso: forse quel ferro micidiale quivi saziava la sete, forse... oh me felice se col versato mio sangue avessi a te data la vita!--