La Pianta Dei Sospiri Con Alcuni Cenni Su La Vita E Su Le Opere
Chapter 12
Si alzò dal sasso su cui avea preso qualche riposo, e dava un abbraccio alla dolorosa per dividersi ed inoltrare nella vicina chiesetta, ma essa come chi sull'orlo d'un precipizio si aggrappa a quanto le scorre alle mani per sostenersi, forte si avviticchiava a Girani.--Ah non fia no ch'io ti abbandoni: io vo' seguirti all'altare, e dividere teco proponimenti e preghiere... I nostri affetti sono puri, nè saranno forse disaggradevoli in cielo le preci di due cuori che si amano: se meno acerba ne si volgea la fortuna sarebbero voti di felicità... saranno voti di eterno pianto.--
Niuno ardì opporsi al pio desiderio, e la coppia sfortunata inoltrò nella chiesa. Ivi la Marcellina, siccome angelo tutelare, soccorse all'amico negli uffici della religione, si sparsero pie lagrime e sciolsero l'ali all'etere fra i vortici degli incensi le devote preghiere. Penetrava dalla finestra del tempio un raggio di sole, e ferìa i gradini dell'altare sui quali erano genuflessi i penitenti amici, sicchè si diffondea su' loro volti la luce: parea che il cielo mosso a tanta pietà, spargesse un'aura divina che valesse a rinnovellare le forze ne' loro agitati petti.
VI.
Poichè ebbero compimento le religiose cerimonie e si tolsero dal sacro loco gli sconsolati, Girani si accorse che fuori della chiesa tutti stavano in inquieta attenzione i suoi compagni d'armi, e non lunge scoprì breve drappello di soldati che tenevano le bocche de' fucili a terra, ed erano preceduti da alcuni tamburi coperti di negro velo. Girò intorno le dubbie pupille e lesse nel volto di tutti il proprio destino, e volto a Marcellina stringendole la mano:--Marcellina, mia compagna nella sventura, ecco già pende il momento del mio fine:... ricevi in questo amplesso l'ultimo pegno dell'amor mio, e ti allontana da questi luoghi funesti. Mi serbi il tuo cuore qualche dolce ricordanza, serbami i tuoi affetti,... ma tu non devi stare presente,... fra pochi istanti io non sarò più...--
Allora la dolente, che stretta da profonda melanconia stava col capo abbandonato, come chi si giace dimentica dell'esistenza, fu da subito terrore riscossa, si strinse a Girani, e riguardava in atto di dolore e di sdegno il padre che la sorreggeva e volea allontanarla.--Ah no! non fia mai ch'io mi diparta dal tuo fianco,... i crudeli ci uccideranno insieme... Chi sa forse mossi a pietà pel mio dolore,... forse, vorranno perdonare...--Ah no non ti seducano, mia cara, sì folli illusioni: è morta ogni speranza... Vedi quella mano di soldati che non lunge mi attende?... quando que' tamburi di morte ridesteranno lugubre suono, allora mi chiamerà la mia ora estrema, io partirò, e dopo pochi istanti ti ferirà un fragore, uno scoppio... allora... ah, Marcellina!... Tu ottieni la mia spoglia, e ti adopera perchè sia sepolta presso a quella di tua madre: almeno mi sia dato dopo morte ottenere fra le natìe mie glebe quella pace che invano ho vezzeggiata in vita: almeno ch'io non sia troppo lunge da que' luoghi che fai beati di tua presenza;... e sappia, e cada col dolce pensiero che verrai talora su quella terra a versare qualche tributo di pianto. Sostieni il cadente tuo padre, e talora ricordagli lo sposo che hai perduto; ma giacchè la sua età lo richiede, un altro figlio... Ah, Marcellina!... almeno affatto non dimenticarti di me; tel chiedo in solo compenso di tanto affetto che ti serbava in cuore... Perchè altri però non turbi con larve gelose la tua pace, allorchè pietà ti muova del perduto amico,... digli che vieni a visitare il riposo di tua madre, e tacita e in te ristretta, spargi anche sulla mia fossa qualche sommesso sospiro... E voi, mio buon padre, padre della mia Marcellina, voi datemi l'estremo vostro abbraccio, l'ultimo pegno di paterno affetto... Per questo sì tenero amplesso, per quelle lagrime che sì copiose vi piovono dagli occhi, vi raccomando questa povera fanciulla: compatite al suo dolore, nè muovetele rampogna se in lei sia soverchia l'amarezza pel doloroso mio fine: io la ho amata tanto... deh non vogliate far forza al suo cuore...
Trepidava l'afflitto veglio, nè sapea fargli altra risposta che di singhiozzi e di pianto, abbracciava, baciava a vicenda Girani e la figlia, nè avresti detto quale dei tre fosse più infelice o sventurato.
VII.
Corsero alcuni istanti fra sì tenera commozione, e poichè ebbe qualche tregua il compianto, Girani composto a serenità il volto e ripreso animo, volgea ai commilitoni più ferme parole--Mio Colonnello, che sempre anzi che capo mi foste padre amoroso, e voi soavi amici porgetemi l'estremo vostro abbraccio, e dimettere vi piaccia al morente socio quanto in lui vi parve riprovevole ne' tempi trascorsi. Deh non sia presso di voi la mia memoria turbata da alcuna sinistra ricordanza. Io sono stretto a dividermi da voi, ma non n'è colpa che giovanile imprudenza d'amore: non vogliate arrossire d'avermi avuto a compagno, poichè l'onore fu sempre l'unica meta cui miravano i miei pensieri. Io divisi con voi i perigli e la fortuna dell'armi, voi dividete con me il dolore che mi preme per questa fatale mia partita... Se mai vi fui caro, se mai non venni meno presso di voi al dover mio, all'amicizia, deh non patite, ve ne prego, che questa povera fanciulla e questo vecchio, dopo la mia caduta vadano insultati dalla marziale durezza. Sia loro libero trasportare seco l'estinta mia salma, perchè riposi vicino ad essi almeno dopo la morte. Se non fui l'ultimo nelle battaglie, spero che voi, mio Colonnello, vorrete di tanto essermi cortese, chè sarebbe crudeltà abbandonare le spoglie d'un soldato di onore fra questi campi obbliviosi, su cui scorrerà il tumulto delle prossime pugne: voi l'otterrete, chè non vive ira di giustizia oltre la tomba.--
Gemeano tutti intorno allo sfortunato, e si iteravano intanto i dolorosi complessi e le parole e i baci, ed era una mestizia, un lamento che ti cercava il cuore. A questi, Girani rendea pur grazie di antichi benefizj, a quelli ricordava la vita insieme condotta, i corsi perigli e le palme mietute:--ma per me tutto ha fine, e quale!... a voi sta chiuso il campo della gloria, a me la fossa... Almeno fossi caduto combattendo, che il mio nome andrebbe scritto fra quello de' valorosi figli della patria. Ahi dolce nome che rapito alla natìa rozzezza ora cominciava sì altamente a intendere!... ahi inutili speranze e più inutile pianto!--
Provvide quindi come bramava si compartissero le sue cose, e fattasi venire una sua spada assai bella, dono del suo Generale al ritorno d'Egitto, la baciò e porgendola al Colonnello:--Eccovi l'arme onorata che m'acquistò il mio coraggio: questa era la sola eredità che avrei lasciata a' miei figli, se un dì avessi diviso con Marcellina... inutili speranze! A voi ora la porgo perchè non sentiate vergogna ove vi soccorra del mio fine: questa vi farà testimonianza ch'io non fui l'ultimo dei vostri soldati. Questa è l'estrema volta ch'io tratto l'armi d'onore, di cui fra poco verrò spogliato fino delle insegne: io la bacio e la bagno di pianto, certo il solo pianto che non la disonori, poichè non è figlio della viltà, ma del dolore di lasciarla.--
Levò quindi quel vezzo di perle di cui era stato presentato in Egitto, e lo pose al collo di Marcellina.--Tieni, mia sconsolata amica, questo l'ebbi in Egitto, allorchè pensando a te, salvai una vita preziosa. Io divisava di offrirtelo il giorno delle tue nozze, e te lo offro nell'ultimo momento della mia vita: ricordati a qual fine era destinato, e quando il ricevesti... ricordati...--
Ma il funereo suono de' tamburi annunziava l'ora fatale: Girani riscosso stette ad udirlo, e intrepido come ebbe rivolto uno sguardo confortatore alla sua Marcellina--Sì, t'intendo, voce di morte, io vengo.--
Marcellina svenne fra le braccia di suo padre, che la sostenea combattuto da doppia ambascia: Girani riguardava l'amato viso che dipinto di pallore mortale gli richiamava il suo prossimo destino; tra commosso e addolorato strinse teneramente la mano della misera, la accostò alla tremante bocca, e pronunziando il di lei nome, per l'ultima volta parve fruire la vita fuggitiva dalla cara morente luce del di lei volto: indi innalzati gli occhi al cielo, si mise coraggioso fra i soldati che doveano scorgerlo sul sentiero di morte.
VIII.
Procedeva a lento passo il corteggio funebre e pervenne a una vicina campagna, ove era schierata gran parte dell'esercito e lo stato maggiore. Girani in cui più non poteano nè dolore nè amor di vita, inoltrò senza far motto nel fatale recinto: se gli strapparono dalle spalle le onorate insegne del suo grado, ma prima che si gittassero a terra volle baciarle, e con quel bacio parea dire che mai non le ebbe disonorate.
Ruppe solo il silenzio allorchè si volea bendargli gli occhi.--Io vissi sempre siccome soldato d'onore e muojo senza viltà: non ebbi mai alle spalle l'inimico, non fuggii mai i perigli, nè ora tremerò di vedere la morte. Vibrino i miei amici al cuore, ei solo n'è colpevole: io perdono loro questa necessità e gli amo come fratelli.--Colle braccia aperte ponendo gli occhi al cielo, e susurrando il nome della sua Marcellina, calava il ginocchio l'intrepido e stava attendendo il dardo mortale.
Dopo pochi istanti che Girani erasi dipartito, la deserta di Nebiolo ripigliava l'anima smarrita, e sporgendo le braccia tremanti, e vuote ritraendole al seno, dicea con interrotti singhiozzi:--No, mio Girani, non fuggirmi per pietà... qui, qui meco...--In tanto viene in sè stessa e più nol vede, e sola si trova col padre adagiata su d'un sasso, e sente il proprio errore: alza gli occhi, scopre già lontani i soldati, e senza far motto, accesa da improvviso coraggio, vola, si precipita ove più folta è l'oste schierata.
Giunse fra le file quando Girani rifiutava la benda, e per gli spazj che si aprono fra schiera e schiera vederlo e volare a lui fu un punto solo, sicchè niuno se ne avvide o potè impedirla. Lo raggiunse nel momento che ei piegava il piede, se gli prostrò vicino, se gli strinse al seno, e perchè l'ansia affannata le soffocava gli accenti, accennava sè stessa e percoteasi il petto riguardando l'amico, quasi dicesse di voler morire con lui.
Fu universale la maraviglia a tanto coraggio, si sostennero i fucili già inchinati onde scoccare il colpo fatale, e tosto alcuni soldati tenendola presa da pazzìa erano accorsi per trasportarla altrove. Marcellina aveasi con tanta forza avviticchiata a Girani che era malagevole il dividernela: non parlava, non piangeva, spirava disperazione dagli occhi e si difendea colle mani, co' piedi e co' denti da que' barbari che si attentavano strapparla dal suo amico. Era una compassione a vedere una lotta fra soldati e una donna che per ogni modo cercava di avvinghiarsi a colui dal quale si volea separarla, nè altro mettea dal petto che qualche disperato grido ogni volta che pareano venirle meno le forze.
Era perturbato tutto l'esercito, e commoveano ogni petto il silenzio di Girani, quella miserrima lotta e le grida disperate della donna. Il Generale trasse a quella mischia, ordinò di ritirarsi ai soldati, e accostatosi alla Marcellina la richiese fra dolce e severo quale follìa la prendesse, e perchè fanciulla volesse porre a sì imprudente partito il proprio onore. Com'ella vide rimossi i crudi che voleano farle violenza, tenendosi tuttavia stretta al suo amico, poichè l'affanno le permise la voce, con incredibile coraggio franca e deliberata gli rispondeva--Non isperate mai,... mai ch'io mi divida da lui: trafiggetemi, ponetemi in brani, io non lo lascerò,... morirò con lui... io fui la cagione, egli è innocente... Niuno s'attenti di avvicinarsi, non sento parole... e chi, chi siete voi che mi parlate d'onore... se perdo tutto?...--
In tanto erasi avvicinato il vecchio Nebiolo e atterrato, stringendo le ginocchia a Lannes gli domandava commiserazione, e con lui molti dello stato maggiore chiedeano grazia per Girani. Come Marcellina s'avvide che quegli era il Generale, ispirata e desta da nuova speranza se gli gittò ai piedi e lasciando libero il pianto, ora stringendogli le ginocchia ed ora baciandogli l'elsa della spada pregava clemenza, perdono pel suo amico--Grazia per pietà, egli è innocente, ei non volea fuggire... me, me qui trafiggete, ma vi stringa compassione di lui... Non macchiate di questo sangue il nome vostro, datelo alla vostra gloria, al mio pianto, al dolore di tutti... Se avete figli ah pensate! a qual duro passo possa trascinargli una cieca passione e compatite al vostro soldato... Che vi avvenne di male per ciò, che vi occorra tanto rigore?... che vi feci io misera orfanella che vogliate strapparmi il cuore colle vostre mani?... Ah no pietà, perdono...--
Stava silenziosa, ansante tutta al di lui volto, e tacito se le volgea sulle gote a rivi il pianto, e con quello sguardo, con quelle lagrime, con quei repressi sospiri, sembrava pur chiedergli grazia e perdono. Mosse Lannes intorno gli occhi, e parvegli tutto lo stato maggiore dipinto di pietà e di duolo ripetergli con Marcellina, perdono. Egli sollevò la misera coll'una mano, e stesa l'altra a Girani, che era stato muto a sì diversa scena, gli ordinò di raccogliere le insegne del suo grado, e disse che ove nella prossima battaglia lavasse con valore le macchie apposte all'onor suo, gli era fatta perdonanza; indi di sua mano gli restituì la spada.
Fu universale la letizia, e mentre Girani quasi preso da stupore, come quello cui passò vicino il fulmine e non l'offese, vedeasi cinto dagli amici che gli metteano coraggio e gli faceano intorno piacevole e lieta festa; la Marcellina rapita all'entusiasmo dalla gioja, volea di nuovo per gratitudine prostrarsi innanzi al clemente Generale. Ma ei mitigava con blandi accenti quella sfavillante letizia, le applaudiva a quella costanza di affetti onde a tanto fu mossa, e le proferiva consigli perchè con maggior prudenza il suo amante per lo innanzi adoprasse per coglierne non amari frutti.
IX.
Intanto Girani ebbe restituito all'omero l'onor perduto, ed abbassata innanzi al Comandante la punta ossequiosa del reso acciaro, gli riferiva i sensi del grato animo suo.--Non già perchè mi pesasse il morire, non già perchè onta mi pungesse di commesso delitto, chè ben sentiva la necessità segnare dura condanna a lieve colpa, e ciò che è più, l'animo mio mi giudicava ch'io era innocente. Voi mi restituite alla vita, voi mi ridonate al mio grado, all'onor mio, a quanto mi è di più caro, ed io giuro per questa spada che innanzi a voi si inchina, giuro che nel primo fatto d'arme saprò rendermi degno di queste insegne o morire: tergerò dalla fronte la macchia che s'attenta deturparla, o non la innalzerò mai più innanzi ai vessilli della gloria. Dopo la pugna io deporrò questo ferro al vostro piede, nè mi verrà restituito se i miei compagni non giudicheranno che io ne abbia buon merito. Se fia mi succeda tanto amica la fortuna, allora vi porrò voti perchè abbiano qualche ricompensa le virtù di questa povera fanciulla e fine i suoi lunghi patimenti.--
Il Generale accolse al seno il valente giovinetto e lo accertava come ei conoscesse le sue virtù, e di quanto sen dolesse innanzi colla dura necessità, che lo armava di tanto rigore. Fu cortese anche alla Marcellina di lusinghevoli encomj, le applaudì l'umano cuore, e il maschile coraggio, dicendole come gli intensi suoi affetti aveano forza di pigliare qualunque alto animo, e piacergli che di tanto l'avesse in cuore Girani: le porse nuovamente fede di tenere quanto poco dianzi avea promesso, e la confortò e nudrì di buone speranze pel conseguimento di una prossima felicità. Trepidava la bella solo occupata del pensiero che fosse salvo l'amico, e dietro il velo delle inchinate palpebre muovea furtivamente gli occhi sopra di lui, se non che al suono di quella lode correva un lieve vermiglio a dipingerle il viso, che la rendeva in suo pudore più bella.
X.
Si diffuse per tutto il campo la gioja e su ogni bocca suonavano i nomi di Girani e della Marcellina, e per ognuno si applaudiva al novello coraggio di lei che salvò allo sposo la vita. Tutti s'affollavano intorno al racquistato amico ed era loro grazioso parlargli, e chi ne era impedito si studiava manifestargli colla mano i sensi ascosi, chi il confortava nella vista alla letizia, chi vel richiamava con improvvise grida di tripudio che ad abbondanza usciano dai petti, e sfavillava sul volto di tutti sì verace la gioja, che Girani sovente a tanta amicizia commosso, stretto soavemente fra l'altrui braccia era sforzato a lagrimare, che è pur dolce in uman cuore la voluttà d'essere caro altrui. Dolce voluttà che il mio cuore anela più d'ogni vana fola che vezzeggia il bel mondo e chiama onore l'orgoglio de' mortali; soavissimo nettare che ove si delibi presso un animo gentile, addolcisce l'amaro calice di vita e le mortali catene infiora di rose le quali olezzano di paradiso: voluttà cui ignora il cieco volgo e il procace mortale che non innalza mai l'ali del desìo sopra la paludosa terra, che il Sofo vestì tutta di celesti spoglie, e che ove si contemperi coll'affetto più tenero dell'alma, ove si attinga fra i fiori di un gentil volto o dalla luce fuggitiva di due occhi amorosi, è il solo e più pregiato conforto dell'umana vita.
Ma ove la letizia correva all'estremo, era in Marcellina in cui fu estremo il dolore. Ella non trovava modi e parole ad esprimerla: contrastata ad un tempo dalla modestia e dall'amore, da tutti riguardata ed applaudita, non sapea a cui volgersi, quali accenti formare in mezzo al tumulto di un campo, fra genti a lei sì strane per costumi, per maniere e per favella. Pure non sapea starsi queta, e chiudere nel silenzio del cuore il piacere chè ad ogni istante lo schiudeva a un nuovo palpitare: divideva la soavità del contento col padre e coll'amante, or careggiava colla timida mano il canuto capo di questo, e ne baciava la gota lanosa, or movea su quegli soave il favellare de' bei lumi cui seguiva il raggiare di più seducente sorriso. Figlia ed amante, siccome pria fu la compassione, ora era l'amore di tutti, e batteva furtivo in ogni petto vaghezza, non che di vederla, di ottenere gli ultimi suoi sguardi, allorchè modestamente a sè li raccoglieva, come chi siegue colla bramosia del volto gli estremi raggi del sole che si nasconde.
XI.
Erano intanto accorsi d'ogni intorno gli abitatori della collina; poichè la loquace fama avea sparso sui monti il venir di Girani. Egli era a tutti diletto e il suo caso riusciva più acerbo quanto più ognuno era tenero per la Marcellina. Quindi più ratta si propagava la propizia novella, quindi più festevole si diffondea fra loro la gioja, che meglio schietta e pura suole risplendere su quegli animi che meno si accostano alla civiltà, nè risentono i legami sociali, i quali non che al pensiero, impongono dure catene fino alle care affezioni del cuore.
Scendevano que' semplici fra l'armi, ed erano intromessi nel campo, e vedeano il lor paesano, e con grida e con gesti e con parole gli aprivano il proprio affetto e la gioja onde erano piacevolmente cercati: Girani rendea loro grazie per voti e abbracciamenti e baci.
Ognuno recava seco qualche donativo, e chi portava i polli, chi il capretto, chi il latte ed il formaggio. Venivano questi divisi fra i soldati che ne faceano festa, e coperte di brani quelle bestie innocenti, ridestati nella campagna i fuochi, talora con pentole e con i spiedi, spesso con vecchie bajonette ne arrostivano le carni e ne imbandivano un banchetto. Si divideva in varj gruppi il campo, e ognuno intendeva a cure diverse. Qui si stringeva una mano di montanari intorno a varj soldati che eran pur nati sui colli, altrove gli amici insieme prendeano riposo dalle fatiche: ove si conveniva ad un desco, ove si allestiva un cibo, e mentre l'uno si tenea buono se rendeva acquavite per latte, l'altro era desioso a più spiritosi beveraggi. Girava la tazza spumante di pretto liquore, il gaudio sovente usciva in liete risa ed in festevoli grida, e spesso la gioja moveva il piede all'agile danza.
Era bello fra tanto rumore e tripudio l'ordine che reggeva ogni cosa, e il cambiarsi delle scolte, il correre de' messi, il sostenere de' carri nel cammino sconnessi, la distribuzione de' viveri e de' foraggi, e il ricevere e il dar ordini, e il severo comandare e il subito ubbidire. Era bello vedere ai tumulti e agli evviva, al battere de' tamburi, succedere il silenzio e la quiete, e un correre a' fucili, un allestire i cavalli, un porsi nelle file, e destramente eseguire le militari evoluzioni. La sola voce del Comandante muove a sè d'intorno in varj giri, in eguali atteggiamenti e in armoniose file, miliaja di soldati: or incedono i fanti, ora precipitano i cavalli, questi procedono con ordinanza, quegli soccorrono con apparente disordine, gli uni traggono pesanti carri, gli altri i cavi bronzi, che in un lampo rivolgono, puliscono, v'infondono nel seno la combustibile polve e coll'occhio sagace divisano ove debba cadere il telo mortale. Tutto è movimento ed opra, e ti piace in questi l'agilità, in quelli la fierezza, sugli elmi degli uni scuotersi l'equina criniera, su quelli degli altri ondeggiare le variopinte piume, e i raggi del sole infrangersi ne' puliti fucili, e nelle sguainate spade, sicchè ti pare sovente vedere sull'armi di guerra il settemplice arco di pace.
XII.
Corsero due giorni in questo modo, e mentre i soldati prendeano riposo dei sostenuti disagi, il Comandante ordinava che si scorressero i colli e pigliava cognizione delle posizioni delle forze dell'oste contraria. Talora si udiva nelle valli qualche strepito d'armi, e ritornavano poscia i brevi drappelli che eransi mandati a spiare o vinti o vincitori: ora redivano scemi di numero, ora traevano prigioni vinti all'inimico.
Girani cui troppo addentro premea l'onta del passato giudizio, mai non restava inoperoso, e sempre ottenea dal suo Colonnello di andare capo delle bande che scorreano i dintorni. Cittadino delle rupi egli era più d'ogni altro esperto de' luoghi, più ardito: inoltrò fra vallate inospite, si arrampicò su luoghi dirupati, e adoprò con tanta audacia, che potè spiare quai posti occupasse l'inimico; portò sì innanzi il piede che gli convenne talora venire alle mani colle avverse scolte avanzate, e potè condurre al campo alcuni prigionieri in testimonianza del proprio coraggio.
Volgeva egli nella mente alte cose cui alimentavano più alti desiderj. Avea da lungi scoperti sulle alture di Casteggio alcuni apparati di guerra, nè sapea comprendere come si fossero colà situati ed ordinati: non potea conoscerne la forza, e bramava d'esserne accertato innanzi di aprire al Generale i suoi disegni. Allora gli suggerì la Marcellina, e parve che assai bene l'opera di lei verrebbe in destro.
Era la Marcellina con altre donne e col padre sempre nel campo, e solo si ritraeva a Montebello, allorchè l'esercizio militare richiamava nel bivacco la quiete. Essa provvedeva i cibi al suo amico ed al Colonnello di lui, e talora presentò lo stesso Generale col fresco latte delle sue capre che a Nebiolo iva a spremere il padre, e un dì gli offrì di quello stesso squisito cibo che già aveva posto a Girani la prima volta che venne a lavorare i suoi campi: lo aggradì l'eroe, e mentre assiso nella tenda lo gustava, ella piacevolmente narrava a lui la storia di quel giorno.
Fu Girani dalla fanciulla, e accennatole quanto gli tenesse di rendersi accetto a Lannes, le manifestò come per un suo divisamento gli era mestieri di sapere quanto operavasi sopra Casteggio, e se le desse l'animo di recarvisi.--Perigliosa e difficile è l'impresa, ma a niuno meglio deve uscire agevole che a te, giacchè non può cadere sospetto in mente ad alcuno che una semplice contadina possa covare pensieri di guerra. Non richiedermi di più: l'evento ti renderà più accetto lo sposo, e sorriderà amico alla nostra felicità.--