La Pianta Dei Sospiri Con Alcuni Cenni Su La Vita E Su Le Opere
Chapter 11
La vergine di Nebiolo, cui la vaga fama avea annunziato il rumore della novella guerra e il ritorno delle galliche insegne, sempre pronta come suole l'amante a prestare facile credenza a quanto brama, già accogliea fidanza di rivedere in breve lo sposo. Traeva sovente sul colle dei sospiri, per iscoccare di là più lungi lo sguardo, e spiare se sulla romulea strada o lungo il Po vedevasi commovimento d'armi e d'armati, e spesso siccome la consigliava l'amorosa vaghezza, avea fra strane illusioni attinto nuovo ricreamento, onde più amara poi sentire l'acerbità del proprio inganno.
Quella stessa mattina l'avevano ivi pure attirata il romore de' tamburi e il clangore delle trombe, e fra un continuo aggirarsi di carri e di soldati, un luccicare d'armi e un fragore confuso di suoni e di voci, era sovente trascorsa dalla trepidazione della paura al tripudio della speme. Volgeasi indi al cimitero, ed alla madre addimandava per pietà il ritorno dello sposo, e come nave all'onde cui rapisce ora propizio, ora contrario vento, occupata da diversi affetti or disserrava le palpebre al pianto, ora accogliea la gioja. Reduce al suo colle raccontava ansiosa al padre quanto erale occorso alla vista, e spesso usciva dall'abituro, onde per poco che da Nebiolo raggiungere potesse coll'occhio, pur cercare qualche nuovo allettamento alla sua immaginazione.
XX.
Dimorava appunto in questi pensieri incerta intendendo alle domestiche cure, allorchè con lena affannata la raggiunse Girani. Marcellina si scosse al calpestìo de' suoi passi, si videro, e da loro fu detto appena:--oh mia Marcellina! oh mio Girani!--e l'una si confuse nel seno dell'altro.
Solo dopo alcuni istanti ricuperarono gli smarriti sentimenti, rinnovellarono quelle prime eloquenti parole, stettero a riguardarsi quasi ammutoliti, e quindi l'una premendo la mano dell'altro, si dimandavano s'erano pur dessi, quasi sospettando non li prendesse qualche illusione. Indi più securi e lieti, a vicenda si chiesero della loro fede, si narrarono le proprie sventure, i perigli, i timori, e vagheggiarono l'idea della presente fortuna.--Oh mia Marcellina! pur ti trovo dopo tanti guai ed affanni, e sei pur bella come il primo dì che ti vidi e ne fui preso, e quale ne serbo l'immagine nel cuore, sola compagna ch'io m'avessi nel vario cammino della varia sorte. Avvicinandomi all'Italia, il sorriso di questo cielo sempre sereno, parea che mi annunziasse che qui risplende la virtù de' tuoi occhi: parea che le Alpi monti aggiungessero a monti per allungare il mio cammino: oh! ma che son mai quelle rocce eterne innanzi all'immenso amor mio? fuggivano sotto l'instancabile mio piede, e parea che col rumore i torrenti mi chiamassero in tua voce e dicessero, affretta; parea che al mio passaggio vedendo i miei tormenti si sciogliessero i ghiacci, e vola mi ripetessero, vola in seno ad amore: le stesse campane della sera che spargevano un queto suono di vetta in vetta, sembravano dirmi in loro flebile metro: noi siamo figlie della pace e a te l'annunziamo. Ah sì, Marcellina! breve omai sia il sospirar nostro: la tua mano fu il premio che io desiderava alle mie fatiche: omai il mio grado mi consente di menarti per isposa, e il sarai, e noi vivremo felici. Dimmi, e tu anima dell'anima mia, lo desiderasti questo istante che sempre fuggiva innanzi alla tormentosa mia brama? avevi ogni giorno presente il tuo Girani, come tu Marcellina eri a me, tu solo pensiero di gioja? mi ami tu sempre del pari, m'ami, Marcellina; e sarai tu felice di ristorarti alfin da tanti travagli in questo seno amoroso?...
Mentre l'acceso amante le favellava, or le stringeva, ora le baciava le mani, or cogli occhi accesi di amoroso fuoco pareva invitarla a rispondere alle proprie richieste. Stava la Marcellina intanto confusa fra il piacere ed un misto di vergogna e di pudore che destavano in lei il marziale aspetto di Girani, e quelle innocenti virtù che sebbene travagliate, eransi sempre serbate pure nel suo cuore. Mal sapea la semplice corrispondere ai modi ingentiliti ed animati dello sposo, e solo accarezzandolo e accennando col capo e colla mano, gli rispondevano i suoi occhi col linguaggio più eloquente della natura, e a chi bene intende amore, caro e certo pegno degli affetti ascosi.
XXI.
Intanto in ogni casa era corso il nome di Girani, e quasi ad ognuno succedesse favorevole avventura, erano tutti festanti per gioja, di tanto andavano dolenti nella mestizia di Marcellina.
La curiosità movea giovani e vecchi, donne e fanciulli: traevano dalle loro soglie e si affollavano intorno al soldato; chi gli sporgea le braccia, chi lo premeva al petto e applaudiagli il ritorno e la prossima felicità, chi stava muto a guardarlo intimidito dalla guerresca presenza. Questi gli dimandava della salute, quegli de' viaggi e delle guerre, l'uno il tirava per la mano, l'altro lo scuoteva per l'abito, tutti chiedevano e voleano soli risposta: una domanda succedeva all'altra, e a queste ne seguivano mille, quasi onde che vengono a sferzare il lido e si succedono senza posa, sì che egli confuso, angustiato li riguardava tutti e non sapea rispondere ad alcuno. Il cieco intanto compiaceasi di richiamare alla Marcellina come ei sempre l'avesse incorata a buona speranza, e sì di ciò ne andava giojoso, quasi l'evento fosse stato costretto dai suoi presagi.
In questo mezzo le donne che meno audaci non ardiano porsi fra la calca che premea Girani, e i fanciulli, che o si sovvenivano appena d'averlo veduto, o aveanlo sentito nominare, come sogliono ad ogni nuova cosa rallegrarsi, gli facevano con gridi festevole allegrìa. Le une più curiose minutamente spiavano gli abiti onde ad esse compariva sì dovizioso, ed amavano coll'ardita mano trattare la morbidezza de' panni; gli altri andavano leggiermente a toccargli la spada, indi ritraevano la mano quasi da un ferro rovente, e ritornavano scherzosi allo stesso giuoco. Questi intendeva maravigliato all'auree insegne che gli ornavano le spalle, quegli pigliava il cappello di lui, e compiacevasi o di scuotere o di solleticarsi al mento le variopinte piume. Ognuno diversamente cercava di soddisfare al natural talento, e chi non potea parlargli o interrogarlo, si metteva nel ragionare di lui col vicino, e in tutti era eguale il tripudio.
Tratto dalle grida e da confuse voci che il richiamavano, giungeva in quella dai campi il vecchio Nebiolo, ed accertatosi dell'arrivo del giovane, anelante, bagnati per consolazione gli occhi, mosso da nuovo entusiasmo, prima abbracciò Marcellina, indi Girani. Poichè la gioja gli permise gli accenti, e in lui fu spenta la bramosìa di accarezzare que' diletti, prorompeva--Oh mio Girani! caro figlio, solo pensiero della mia Marcellina, tu rasciughi il mio pianto, tu porti la salute a mia figlia, la pace ai nostri cuori, tu sarai il bastone della mia vecchiezza, formerai la nostra felicità.--
Scendevano care queste parole in seno a Marcellina: riconoscente, compunta, non sapendo trovare accenti alla sua letizia, si stringeva fra il padre e l'amante e versava lagrime di gioja. Così si alternavano le dolcezze dell'amore e dell'amicizia, ed era piacevole anche la ricordanza delle passate sciagure, chè suole con piacere il marinajo ricordare in porto la burrasca. Furono sacri alcuni sospiri alla memoria dell'estinta madre; fu dato merito alla serbata fede, e si cosparse di dolce obblìo ogni sinistro di nemica fortuna fra le più care affezioni che ministrano al cuore l'energia di vita.
XXII.
Per tal modo trascorrevano rapide le ore, e Girani, intento a disbramare la dolce sete che sì da lungo il travagliava, spente in lui tutte le altre cure, dimenticava imprudente i suoi doveri: adescato dall'idea di un'apparente felicità, non sentiva quai fiere procelle già gli ruggissero sul capo.
Il Comandante della Divisione seppe la vicinanza dell'inimico, e temendo non fosse in periglio la guardia avanzata, le tenne tosto dietro; sicchè giunse nelle pianure di Montebello, poche ore dopo che vi aveano preso campo i compagni di Girani. Pose i quartieri, e mentre scorreva i luoghi, visitava le sentinelle, gli venne annunziata la mancanza di un uffiziale.
Non fu ira cui eguagliasse quella di lui al pensiero, che un soldato innanzi all'inimico abbandonasse il suo posto, e disertasse dalle bandiere. Tutti meravigliavano come a ciò si fosse condotto Girani, esso da tutti tenuto valoroso ed onorato; ma alcuni montanari che asserivano aver veduto un soldato fuggire a suo potere verso il colle, diedero maggiori argomenti al dubitare, sicchè il Generale ordinò che ad ogni modo venisse inseguíto. Si mandò una mano di cacciatori sulle tracce del fuggitivo, e siccome era stato da tutti osservato, fu facile scoprire il suo cammino e raggiungerlo fino a Nebiolo.
Stavano nel ragionare ancora intorno al reduce parenti ed amici, quando scoprirono che alcuni soldati salivano il colle. Girani fatto di ciò accorto, e avvisando fossero nemici che si attentassero di farlo prigione, sguainata la spada, giurò di non perderla che estinto, e inanimava i circostanti a difendere l'onor suo. Ma fra sì generosa gara qual meraviglia fu la tua, giovane imprudente e sfortunato, allorchè in essi ravvisasti i compagni, e ti ferì rampogna di traditore e vile, ed annunziato l'arrivo del Generale fremente per gli abbandonati posti, ti venne ordinato di deporre la spada? Mille diversi affetti si succederono sul tuo volto, ed un tristo presagio ti occupò quasi tetra nube il cuore. Incitato alla partenza ti dividevi con represso dolore dalla Marcellina, prendesti mesto commiato dagli amici, e pieno di tristi pensieri ricalcasti con orma incerta quella strada su cui ti condussero l'amore e la speranza.
LIBRO QUARTO
LA BATTAGLIA DI CASTEGGIO.
_...So come è incostante e vaga, Timida, ardita vita degli amanti; Ch'un poco dolce molto amaro appaga: E so i costumi, e i lor sospiri, e i canti, E 'l parlar rotto, e 'l subito silenzio, E 'l brevissimo riso, e i lunghi pianti; E qual è 'l mel temprato con l'assenzio._ PETRARCA
I.
Addotto in campo innanzi allo sdegnoso Capitano, si vide Girani fatto segno all'ira ed a' rimbrotti di lui, nè sapeva ove sperare salute, chè la sua difesa era peggiore della colpa per cui era querelato. Lannes non volle decidere del castigo dell'uffiziale e ne ripose ogni pensiero nel consiglio di guerra, che ordinò si unisse coll'alba novella.
Crucciosa si volse la notte allo sconsolato giovane fra le custodie siccome un fuggitivo, nè mai chiuse placida quiete le sue palpebre, chè troppo funesta potea su i suoi pensieri l'idea non del suo destino, ma dei delitti che gli si apponeano. Gemea non già per sè, ma per la sua Marcellina, chè vedea mal reggerebbe la povera fanciulla al nuovo infortunio, presago della prossima sua sorte.
Si potè trovare un contadino che si recasse quella stessa notte a Nebiolo: e per esso il prigioniero riuscì a mandare all'amica novelle del proprio stato, dirle qual giudizio lo attendesse al prossimo giorno e come temesse assai; desiderare almeno di vederla, per che volesse al nuovo dì venire al campo col padre, e affinchè non la molestasse la licenza de' soldati le inviò uno scritto in cui diceva:--Abbiate rispetto a questa povera fanciulla: essa appartiene allo sventurato Girani.--
Tremò Marcellina al duro annunzio, e più ai sinistri presagi che il messo avea udito spargersi pel campo. Si tolse col padre dall'umile tetto, appena l'alba vermiglia pinse l'oriente del lontano fiammeggiare del giorno. Come fu alla Torrazza, s'avvenne in bande di soldati che siccome li traeva la ferità di guerra calpestavano le speranze dei fertili campi, invadevano le case degli spaventati terrazzani, e a man salva involavano quanto loro veniva innanzi, indi disperdeano ciò che seco non poteva trasportare la loro rapacità. Si udivano intorno il compianto, il lamento de' padri e delle mogli, e quali si vedeano prendere sbigottiti la fuga, quali gemere innanzi alle spogliate case, quali imprecare contro ai crudi che aveano portato il terrore su quelle innocenti colline.
Procedeva la coppia timida e silenziosa in mezzo a questa licenza, e parea che ognuno rispettasse il loro dolore, parea che innanzi al soave viso della mesta giovane, dipinta da temenza e da verginale verecondia, si spontasse ogni audace desìo, e che la canizie del padre addolorato inducesse compassione e rispetto. Che se taluno ardiva avvicinarli, sporgeva senza far motto il veglio la tessera dolente, ed ognuno commiserando a Girani, ossequioso sgombrava loro il passo e accennava la via che menava al campo.
II.
Avea l'oste franca posti gli accampamenti nelle pianure su cui domina Montebello, ed ivi sapendo vicino il nemico, teneasi ognora presta alla difesa. Marcellina passò fra le varie scolte che erano appostate sul colle e nel paese, e calò al piano.
Vide d'ogni parte quasi brulicame di api intorno agli alveari, o presso una fiorita riva, un commovimento continuo di soldati, udì un misto di grida, di suoni e di stranieri accenti: or la ferivano i manipoli di rilucenti fucili, or l'atterriva lunga fila di apparate bocche di spavento e di morte. Ove ardono fuochi, fervono i lavori, ove si distribuiscono viveri, e foraggi: chi accorre con notizie, chi sostiene il passaggiero, chi cambia le sentinelle, scrive su tamburi ed alterna le parole e le ordinanze. La baldanza dei soldati scorre tutti i luoghi, invade tutte le case: la legge di guerra siede ove impera il bisogno: il timore cede alla licenza, tace l'avarizia innanzi alla minaccia, freme ne' petti quasi onda intorno a scoglio l'inutile coraggio innanzi alla forza soverchiante, il terrore batte ad ogni cuore e si palesa dai torvi sguardi. In tanto scorre a vicenda intorno la pietà e la fierezza, la discordia e l'ordine, a maniera che stringe la necessità o il dovere, od è più o men lontana la mano che muove tanta mole.
Giunti i solitarii del colle in mezzo ai figli di guerra, chiesero di Girani, e sentirono che era tratto innanzi al consiglio destinato a dar sentenza del di lui fallo. Tremò Marcellina a quell'annunzio, e dimandando che ne potesse seguire, gliene fu presagito assai male. Le fu accennata una tenda cinta da soldati, e le si disse che ivi sedeva l'irrevocabile tribunale presieduto dal maggior-comandante che giudicava del disertore.
Stringendosi timidamente al padre, e abbassando gli umidi rai innanzi ai soldati curiosi e procaci, attendeva quella diserta il fine di quel giudizio, mentre le correano all'animo diversi pensieri formati or dal timore or dalla speranza. Ma ecco un suon di tamburi accenna che il consiglio è disciolto: un mormorio si sparge di bocca in bocca, un compianto scorre per tutto il campo e s'annunzia la condanna di Girani; è morte. Le sue difese erano riuscite vane: egli avea abbandonato il suo posto a fronte dell'inimico, le leggi e la necessità di guerra richiedeano un terribile esempio: svanirono tutte le ricordanze della virtù del prode innanzi all'appostogli delitto: più che la colpa il perde la sua avversa fortuna.
Ruppe in dolorosi lamenti Marcellina come la trafisse la fiera novella, e semplice addimandò se non poteasi rivocare l'ingiusta sentenza.--Chi, chi fu sì inumano per punire tanto crudelmente un uffizio pietoso? Ei volea consolare la derelitta sua sposa, annunziarle il suo ritorno: ei recava altrui la vita e si avrà procacciata la morte? E quelli che scagliarono sì barbaro colpo, non hanno essi intelletto di pietà e d'amore? E sono uomini?... Ma ch'io li vegga... Me, me sentano e il mio dolore... Chi potrà resistere al mio pianto, alla mia disperazione?... Che se hanno pur sete di sangue, se bramano una vittima, non egli innocente, io ne morrò, chè tutta mia ne è la colpa: bene più giusto fia il castigo e di lor meno indegno: chè non perdono il prode, e tolgono a me misera una vita cui da gran tempo è di peso per le tante sventure...--
III.
Invano s'ingegnavano quelli che le erano intorno per dar consolazione alla dolente: fu condotta al Colonnello di Girani, e il ritrovò gemente sul disastro del suo bravo uffiziale ed amico. Se gli precipitò alle ginocchia, chiedendogli pietà e compassione.--Ah rendetelo, rendetelo a me, egli è innocente:... ei non volea abbandonare le bandiere, volò per annunziarmi il suo arrivo e ritornava in campo... Oh se lo aveste veduto quando udì la mortale rampogna,... se aveste veduto che generoso sdegno!... Ahi pietà del povero Girani, egli è innocente.--
Stringeano quei lamenti a compassione il pio, e come conobbe costei essere la Marcellina di cui aveagli sì sovente discorso Girani, ne sentì maggior doglia, sollevò la misera e ne raccolse fra le braccia il vecchio padre. Scoprendo l'acerba angoscia che soffocava la fanciulla le dava miti accenti e consigliavale di ristorarsi, ma ella nulla udìa, e solo con largo pianto il richiamava a pietà e gli dimandava lo sposo.
Mal reggea l'animo al cauto guerriero di accrescere l'affanno alla misera, ma a lungo provocato, omai sembrandogli il silenzio crudeltà, uscì in queste doglianze.--Mia fanciulla, non esacerbate di più il dolor mio col vostro lamento: nulla è in mia mano, non ci resta che il pianto: Girani è irreparabilmente perduto, e noi, noi lo abbiamo perduto, io col concederlo nell'antiguardia, voi pel cui amore fu trascinato al doloroso passo. Cercai di difenderlo invano: è certo che disertò il suo dovere, la circostanza lo condanna, le infrante leggi di guerra richiedono una vittima. Girani abbandonò i suoi compagni innanzi all'inimico, e se non s'avesse irremovibile rigore, ogni soldato ne seguirebbe l'esempio. In altro evento le azioni di valore per lui operate avrebbero cancellato ogni errore, ma ora le antiche virtù rendono più colpevole il nuovo delitto... Ognuno lo commisera della sua sciagura, tutti sentono che viltà nol mosse, ma il suo destino lo condanna: ognuno ne geme, io ne piango nè so darmene pace...--
Erano mortali ferite a Marcellina quelle parole e la disperavano: al fuggire d'ogni fidanza, più cadea l'infelice nel dolore.--Ah voi non sapete ch'io tutto perdo, lui perdendo, e sola mi resterà la mia desolazione... Morì mia madre e doveva Girani essere il sostegno di questo vecchio cadente, il mio compagno, la nostra speranza... Ah ch'io non potrò sostenere quest'ultima sventura!... Sento che Girani... ma e chi potrà negarlo al mio pianto, chi se non è chiuso ogni petto alla pietà? chi vorrà trafiggere sì crudelmente una misera che prega e si strugge in affanno?... chi gittarla nel precipizio mentr'ella si avviticchia alle sue ginocchia?... Ahi misera me! ahi compassione per l'innocente, perdono!...--Datti calma, mia buona fanciulla, sei misera forse tu sola? ed io non perdo in lui il più diletto amico? il mio braccio destro nel comando dell'armi, colui che meco sì a lungo divise il destino della guerra? Non vedi intorno dipinti di dolore tutti i suoi compagni? e chi di loro per serbarlo non porrebbe e preci e istanze, se valessero a rimuovere dal suo capo il disastro che lo preme? Almeno fra tanto infortunio ti sia di qualche sollievo il vedere come ognuno ne vada dolente, e sia l'amico tuo l'amore di tutti.--
Allora senza però dar a vedere che tai parole la persuadessero, chiese almeno di parlargli, e le fu risposto come ciò potea conseguire, giacchè dovea Girani da lì a non molto condursi nella prossima chiesa per offrire gli ultimi suoi voti al cielo.--Dunque fia breve?..--Tre ore sole, e poi il tuo amico...--Marcellina impallidì, venne meno: il Colonnello la sorreggea, e commiserando alla disgraziata, con mille argomenti e cure procurava di richiamarle le forze e inanimarla.
IV.
Poichè riebbe alquanto lo spirito smarrito, s'avviò la dolente col pio guerriero all'oratorio di Ginistrello, nè stette molto che se le annunziò giungere fra l'armi Girani. Ei veniva con serena fronte, e serbava fra il dolore la dignità dell'innocenza, chè tale il rendea la coscienza di non aver commessa viltà. Accennava come lieto si avvicinasse all'altare onde di là passare al riposo della tomba, ed essergli bastante compenso se restava della sua perdita orma di dolore ne' suoi compagni d'armi; solo corrucciarlo di non essergli concesso rivedere la sua Marcellina, e almeno darle l'estremo addio ed apprenderle col proprio esempio a sostenere l'animo forte fra tante disavventure.
Poichè fu poco lunge, Marcellina, scoprirlo, chiamarlo, gittarsi fra i soldati ed abbracciarlo, fu un punto solo. Ognuno si ritirò al cenno del Colonnello, nè alcuno s'ardì turbarli: volò terzo fra tanto duolo il cadente Nebiolo, ed era una compassione vedere Girani stringere al seno il padre e la figlia, compartire e ricevere tanta soavità d'affetti che a lungo loro non permisero di formare un accento, e solo rompea quel miserando silenzio qualche repentino prorompere di pianto.
Fu prima Marcellina a sciorre quella soffocata ambascia, nè più avendo mente ov'ella si fosse, nè più la giovanile timidezza ponendo freno al suo sentire, disperatamente dimandava lo sposo e aperto manifestavagli l'interno affanno.--Dunque io che ti amo, cui solo era dolce il pensiero di teco vivere i miei dì, io sarò cagione della tua morte?... e tu che ora qui palpiti a me vicino, che stringo con tanto amore al seno, che mi ami, tu, mio Girani, mio sposo... dovrai?... oh Dio! ahi disperato pensiero! ed io in tanto?... io sola?... Ah no! ch'io teco divida questo istante funesto... io t'infonderò coraggio, e mi sarà dolce con te... Chi potrà impedirlo... chi sì crudo fia che nieghi d'aver comune la morte,... a chi dovea dividere teco la vita?... ma e si potrebbe impedirlo a un animo deliberato?... io stretta a questo petto, io stretta a Girani... ah niuno! niuno varrà a dividerci...--
Ma il giovane tristo più per questa desolazione dell'amica che pel proprio destino, procurava di lenire tanta amarezza.--Poni in calma i turbolenti affetti, e piega il capo alla necessità, che forse non è sì acerba quale la fingi... E se fossi caduto in Egitto, solo, pesto dall'infuriare della battaglia, e invano chiedente pietà? Almeno ora ti è dato porgermi l'estremo amplesso, almeno fra queste braccia senti che gli ultimi moti del mio cuore si ridestano per te, almeno sei certa ch'io t'amo... No, Marcellina, non prostrare l'animo mio, non darmi doppia morte coll'aggiungere all'irreparabile mio fato la tua disperazione: a questa sola mal saprebbe reggere la contrastata anima mia... Il solo pensiero della tua felicità dava forza al mio labbro, ma suonò invano il tuo nome in mezzo ai figli di guerra:... il Colonnello volle pure farsi scudo allo sventurato, ma invano;... amore ci richiamava al maggior dei beni, e dopo tanto desìo, amore spezza per sempre quel nodo che già era presso a formarsi. Ah, Marcellina, non piangere, non desolarmi... noi saremo ricongiunti in cielo...--
V.
Già l'ara e il sacerdote attendevano il mortale designato al supplizio, e la lugubre campana che lo chiamava all'ultima benedizion del Signore, percuoteva di terrore tutto l'esercito. Scese quel suono spaventoso in cuore a Marcellina, e voce pietosa d'amico in seno a Girani: l'una inchinò il capo dipinta di mortale angoscia, l'altro cercando cogli occhi erranti la luce del cielo, parea schiudere il labbro al sorriso di pace.--Senti, Marcellina, questo bronzo? In triste suo metro ei m'annunzia il prossimo mio fine; è il principio della mia agonìa, ma mi chiama ove la religione de' nostri padri ci apre i tesori de' suoi conforti, ci schiude la via a una vita più eguale... Forse un giorno ho profanato con amorosi pensieri la castità del tempio, allorchè bevvi per la prima volta l'amore pe' tuoi occhi, compresi, ben mel rimembra, da innocente pudore e da terror religioso: ora vuolsi lavare ogni macchia, e rendere l'animo mondo quale è il tuo, al bacio dell'eterno... Ah, Marcellina! abbiano calma per poco i terreni pensieri, e mentre colà mi reco onde prepararmi al nuovo mio viaggio, teco resti l'amor mio, teco resti la ricordanza delle nostre sventure.--