La Pianta Dei Sospiri Con Alcuni Cenni Su La Vita E Su Le Opere
Chapter 10
Pervenuto Girani sulla Senna fu del numero dei scelti per l'impresa d'Egitto. Innanzi partire inviò qualche lettera in Italia, e abbandonata l'Europa, pur sempre si procacciava di trovare occasione per mandare sue novelle: ma in breve cangiò il destino dell'armi e i gallici stendardi diedero volta ai lidi d'Esperia. Per che non solo fu tolta ogni corrispondenza che potea seguire fra i due amanti, ma fu impossibile alla Marcellina avere notizia delle bandiere sotto cui combatteva lo sposo e della fortuna che esse correano in sì lontane regioni.
Prode Girani intanto e coraggioso conseguiva in Egitto i primi gradi di minore uffiziale. Scorreva quelle contrade già celebri per antica grandezza, e sentiva pieni la mente e il petto di alte cose. Vide Alessandria non più orgogliosa per orientale commercio, poichè l'audace navigatore superò il capo delle tempeste; vide volgersi al mare con incostante passo il Nilo, e quaranta secoli parlare dalle piramidi di Menfi.
Innanzi alle meraviglie della natura, fra lo splendore degli antichi popoli, che in mezzo al bujo delle età fuggitive, pallido ancor si riflettea su quelle rovine, dolce era a Girani l'idea della lontana sua sposa. Ei sovente scoprendo fra gli immensi deserti di sabbia, quasi isole in mare, breve seno di verdeggianti glebe, si avvisava che ivi fosse il sorriso del divino sguardo di Marcellina. Talora nel bujo ancor della notte destandolo raggio d'intempestiva aurora, gli parea di vederla venire a lui dall'Oriente vestita di colore dell'acceso cielo: spesso informò l'aura delle di lei sembianze, e immaginava che movesse a rallegrarlo fra gl'incanti del miragio o in seno a qualche candida nube.
Questi soli erano i pensieri onde ei nudriva la calda fantasia, e rapito nell'ideale di un oggetto celeste, nulla poteano su lui le cure terrene, cui non desse alimento l'altissimo suo sentire. Vide le belle Mussulmane e fu insensibile alla loro avvenenza, chè lieve cosa le parvero innanzi alla cara immagine che serbava in petto: ei fu insensibile alle lusinghe de' piaceri che allettavano i suoi compagni sulle sponde del Nilo. Mentre gli altri prendeano sollievo alle fatiche co' sollazzi, ei raccoltosi in solitaria parte trascorrea dolcemente le ore coll'idea di Marcellina, e talor l'alma in sì dolce quiete fatta pellegrina dai sensi, trasmutate in sogno quelle dilette immagini, gli parea ch'ella venisse a parlargli della sua fede e del suo duolo. Fra i tumulti e le turbolenze militari, ei sempre non intese che amore: ogni dì salutava il sole--e tu la vedrai, diceva, tu vedrai quell'angelo d'innocenza, ed io?... Ah chi sa se ancor mi sarà dato contemplare da lunge il colle che si rallegra al girare de' suoi lumi!--
XI.
La militare baldanza e il dritto di rappresaglia devastavano i campi e ne turbavano gli abitatori. Girani andava coi suoi soldati per viveri fra quelle desolate campagne, ma mite non inchinava che alla necessità. Mentre stretto dal dovere operava la forza, impediva a' suoi ogni violenza, li richiamava dalle crudeltà, nè mai lasciava di spirare ne' loro petti sentimenti di commiserazione. Racconsolava lo sciagurato cui coglieva il disastro di guerra e a cui la digiuna fatica de' soldati invadea le case e ne dividea gli averi, e gli raddolcia la fortuna col diminuirne i danni: si studiava ognor che il potea, perchè il turbine dell'armi mentre fremea negli alti palagi, mite passasse sul povero tugurio. Girani non venìa meno nè al suo debito nè alle necessità di guerra, ma ad un tempo non venìa meno al suo cuore, e bella era la pietà da lui richiamata ove spesso tace ogni generoso sentimento.
Penetrò il suo drappello un'abitazione ove era sola e abbandonata una fanciulla: piangeva la misera tremante e presaga di un triste avvenire, nè osava alzare gli occhi, nè osava raccomandarsi. Già il soldato la sogguardava con malizioso sogghigno, e indurato fra le sventure, anzichè compassionare alla sfortunata, pareva insultarne il pianto.
Fu tratta al campo colle spoglie della sua casa. Girani osservando la mesta prigioniera si sovvenne di Marcellina, e gli cadde in pensiero, che fra il destino dell'armi potrebbe anch'essa venire colta dalla stessa sciagura. Lo ferì quell'immagine, e mentre si divideva la preda, ei rinunziò alla propria parte a patto che non si molestasse la bella fanciulla e la si ponesse in sua mano. L'ottenne, e fatto il Colonnello partecipe di quanto l'animo gli capìa, guidò la prigioniera al vicino villaggio e la restituì palpitante e timorosa ai parenti che omai nè disperavano della salute. A tanta cortesìa furono vivamente commossi e la figlia e i genitori, sicchè quegli proposero al generoso guerriero di restarsi colà e dividere colla bella le loro dovizie.
Ricusò l'eroe l'offerta accennando come l'onore e le sue affezioni gli togliessero di abbandonare le proprie insegne, e di disporre del suo cuore già occupato. Allora gli si proffersero donativi e tesori, e tutti li rifiutò, e solo alle iterate preghiere, prese un vezzo di perle onde farne presente alla sua sposa: si restituì quindi al campo godendogli l'animo non già perchè altri gli andasse in qualche modo obbligato, ma per avere operata una bella azione che al certo confidava riuscire dovesse gradita alla sua Marcellina.
XII.
Nè meno foschi giorni si volgevano intorno alla figlia derelitta. Più non fioria sulla sua guancia il fior di giovinezza, più non le lampeggiava sul volto il sorriso già apportatore d'allegrezza, nè più s'udìa la sua voce dolce come il canto di capinera solitaria! Allorchè era sola più affannata la stringeva la melanconia: volgea nell'animo la fuggita felicità e la condizion presente, e vestìa di nuova tristezza il suo duolo: ogni piaggia ed ogni macchia ricordavale il suo Girani ed ogni speco e ogni valle faceva eco a' suoi lamenti. Stringeva al seno i colombi e l'agnelletta, e pareano quegli innocenti partecipare nelle sue pene; l'una con querulo belato le lambiva la mano, gli altri le svolazzavano sul petto e raccoglieano dalla sua bocca i baci. Mentre con essi confondea queste ingenue affezioni, le sembrava temperare alquanto le proprie amarezze, e ritrovare alcun refrigerio all'immenso fuoco che la ardeva.
Andava spesso sul colle della pianta ove Girani avea sparsi tanti sospiri ed ivi versava essa pure i suoi: ivi stava a lungo fisa nella via che doveva ricondurle l'amor suo. Sovente sporgendo le mani al cielo gli chiedeva il ritorno dello sposo: teneva sì in quello ferme le devote pupille, e pregava con sì dolorosi lamenti che parea ne sentissero pietà consci gli augelli della valle, e flebilmente alternassero a lei d'intorno i loro canti.
Allorchè era nel bosco e svolgea le sue querele il solitario usignuolo, quasi venisse l'augello pietoso compagno alla sua mestizia, stava Marcellina ad udirlo con placida quiete, come cara si ascolta la voce dell'amicizia. Spesso fra questo silenzio sentiva fischiare fra le fronde l'aura leggiera, e avvisandosi in pria che fosse l'orma del reduce amante, tendeva fiammeggiando l'orecchio, ma gli morìa tosto sul volto l'improvvisa gioja e la speranza, fatta accorta del suo errore. Talora si richiamava a quell'aura ingannatrice, talora se era più dolce la tristizia che la governava, cantando in voce lamentevole, rivolgevale nel proprio accento l'inno che soleano cantare le abitatrici del monte.
Aura soave e queta Che intorno a me t'aggiri E i flebili sospiri Ascolti del mio cor;
Amica deh! li reca In sen del caro bene, Narragli le mie pene, Narragli il mio dolor.
E se pietà gli desta La lagrima amorosa, Nel seno mio pietosa Deh vienila a versar;
E un cesto ogni mattina Avrai d'eletti fiori, Ove sui primi albori Le penne riposar.
Così a lungo giacea la sconsolata e sola, e spesso ivi dimentica delle sue cure usate, dimorò molte ore fra le preci ed il pianto, finchè non la richiamava al mesto focolare, o la voce de' reduci genitori, o il cadente raggio del giorno.
XIII.
Restava a Marcellina il sollazzio della tenera madre, ma il cielo pur di questa la volle rendere dolente. Pochi mesi dopo che Girani partì dall'Italia, la pia fu presa da malore sì fiero che in breve la trasse al sepolcro. La Marcellina non si rimovea mai dal mesto letto, nè dimenticava la più lieve cura; e se queste valevano, certo Rosa avrebbe racquistata la salute. Ma i guai della disgraziata fanciulla spuntavano allora, ed era segnato dovesse assai combattere fra dire procelle, nè mai raggiungere il sospirato lito.
Rosa era presso a morire, e doleasi non già di dipartirsi da questa vita, ma di lasciare sola e vedova d'ogni conforto la figlia già per sì crescenti affanni ridotta a tanto stremo.--Marcellina, ecco omai a sè mi chiama il cielo: è forza dividerci, ma pur mi duole il lasciarti, e il lasciarli, o figlia, fra tanto squallore. Se almeno ti sapessi felice col tuo sposo, unica meta cui solo miravano i miei pensieri, io morirei tranquilla,... ma così povera orfanella, smarrita, ti abbandono fra i travagli della vita, e lontana, ahi troppo! è la speranza di migliore sorte. Tuo padre ti ama, ma ei non può averti quelle sollecitudini ch'io usava teco, e abbisognevole di chi gli faccia consolazione, mal potrà sovvenire all'ammalato tuo spirito. Però il duolo mai non ti tragga a disperare, nè chiudere l'animo alla speranza. Non traviare giammai dal sentiero su cui per buona ventura ti mettesti, paventa le vie tortuose in cui si celano i serpi con mille insidie, ed abbi sempre in mente che ti ho cresciuta nella povertà e nella innocenza.--
La pia donna ben conosceva quanto tenero per la figlia fosse il marito, pure gliela accomandò con ogni istanza, e volle che le facesse promessa di non adoprare mai violenza nella volontà di lei.--Se torna Girani, arrida il cielo alla vostra unione, se più non torna.... sia libero al tuo cuore scegliere la vita che più ti è in grado. Però guardati dalle attrattive e dalla fallacia delle nostre passioni, consigliati con tuo padre come avevi costume adoperare con me, ed ei sia scorta all'incerto tuo piede: una figlia sola è come una viola che metta all'impeto di tutti i venti. Non ti adeschino le lusinghe di coloro che di dolcezza ti vestiranno la frode; sono come la brina di primavera che scende per innaffiare i malaccorti fiori e li disecca. Sii cauta e schietta, nè mai la sete dell'oro o il desiderio di fortuna migliore ti seducano, o trascinino lungi dalla tua semplicità. In questa, tua madre gustò i piaceri più cari della vita, ti crebbe delizia di un marito amoroso, e passa senza che niuna trista ricordanza venga a funestare l'ore sue estreme. Possano a te pure questi monti ove sortisti la culla schiudere l'asilo innocente del riposo, possa il tuo cuore, come crebbe, serbarsi puro e virtuoso, sicchè come ritornerai all'amplesso che ora ultimo ti porgo, io pur ti ritrovi quale ti lascio,... Ah sì, Marcellina, quel tuo sguardo affettuoso mi acqueta, quel tuo pianto mi affida... Vieni al mio seno e ricevi dalla madre che sì divide da te, il pegno più dolce d'amore.--
XIV.
Dopo simili ricordi abbracciò teneramente il marito e la figlia, e invocò sul capo di questa la benedizione del Signore. Indi si pose in calma e diede tregua ai vaghi pensieri, quasi li rivolgesse sopra sè stessa e ne fosse contenta: accoglieva sul viso tanta quiete che parea vi si diffondesse un raggio della pace celeste. Di nuovo dopo alquanto, riscossa girò più volte i tremoli lumi su que' mesti intesi a soccorrerla, e quasi salisse al cielo, passò fra le loro braccia, e parve chiudesse gli occhi nel sonno, chè dolce è la morte del giusto e fra i vizj della società, e nella semplicità dei campi.
Marcellina non si dilungò mai dal letto ove Rosa giaceva. Lontana dal seguire il costume de' cittadini, e fuggire come stranieri coloro che or dianzi ne fur cari perchè più non gli alimenta l'animatrice favilla, essa col superstite parente ebbe le più sollecite cure dell'emunta spoglia della madre che vestì colle stole del sepolcro, e la adagiò nel feretro. Come giunse il cruccioso momento che dovea per sempre rapire la cara estinta alla magione dell'incolpato viver suo, la sconsolata figlia in negra veste la seguì alla chiesa, ed ivi prostrata sul suolo presso alla funerea bara, con gemiti repressi per angoscia e per religioso terrore, pregava la pace all'anima benedetta.
Indi la accompagnò al cimitero e abbenchè sentisse soffocarsi dall'affanno, mai di là non si rimosse finchè l'invide zolle la rapirono a' suoi occhi. Innalzò di sua mano su quel terreno la croce, e poichè il gelo che le si era ristretto intorno al cuore, sciogliendosi, le permise libera uscita al suo dolore, la bagnò di lagrime, e accese l'aura di sì dirotti sospiri, che uscirono in mesti gemiti i dolorosi amici che le feano corona.
XV.
Dopo tanta sventura Marcellina non portò più nè serena la fronte, nè vivaci i lumi, ove fosca nebbia di pianto non gli appannasse. Ogni volta che il padre ritornava al vedovo casolare, ella vedendolo solo se gli stringeva al petto, e il guardava fiso quasi volesse chiedergli ove era la sua compagna. Il mesto veglio abbracciava amorosamente la figlia e muti confondeano i loro omei, e condivano d'amare ricordanze il desco e il silenzio del riposo.
Invano Giovanni pur temendo forte alla figlia per tale mestizia, consigliato dagli amici, si provò più volte di trarla lungi dalla natìa capanna, e addurla ne' vicini paesi a passare meno mesti alcuni giorni. Invano le conoscenti di lei si studiavano inescarla con vezzi a ripigliare l'animo dimesso: le era di peso la loro serenità, trovava unicamente sollievo nella propria melanconìa, e solo in questa amava rivolgere tutti i suoi pensieri.
Mentre i vicini ne' dì festivi correano a diporto le valli, ella solitaria penetrava nel cimitero ed ivi carica di dolore il volto, dimessa e velata di nero zendado, atterrava la fronte, e sulle zolle che ricoprivano la madre spargeva preghiere e lamenti. Sovente intrecciava su quella croce una corona d'erbe sempre verdi, evocava la pia estinta perchè la sovvenisse nelle proprie sciagure, le chiedeva che almeno le rendesse lo sposo per averlo a compagno nel distribuire devoti fiori su quella fossa.
Siccome però quel sacro recinto non era schiuso alla pietà de' fedeli che nei dì festivi, e sovente il pastore dava qualche dolce rampogna alla Marcellina, perchè di troppo ivi si struggesse in doglianze, ella negli altri giorni in ora che non potesse spiarla importuno sguardo, si trascinava sul poggio dei sospiri, da cui guardava nel cimitero. Ivi appoggiato il travagliato fianco alla pianta amica, or chiamava la madre, ora Girani, indirizzava al cielo preci e voti, e spargeva di lamenti la collina e il bosco.
Queste erano le sole cure che le occupassero la mente e il cuore, e se stretta non l'avesse amore del vecchio padre, ella giammai non si sarebbe prestata a preparare le vivande, a richiamare l'ora di quiete, chè interamente avea perduti e il cibo e il riposo. Erravano sparse le sue pecore nel bosco, lorda dal limo e dagli sterpi l'intonsa lana, e invano coll'umile belato pareano pregarla perchè ne prendesse maggior pensiero: erano derelitti i suoi colombi, muta la sua casa, e tutto a lei d'intorno sembrava vestirsi del suo squallore.
XVI.
Si avvisarono alcuni che volesse procedere a mal fine questo dolore della Marcellina, sicchè persuasero al padre che per avventura converrebbe trovar modo a procurarle nuovo partito di nozze. Ognuno compiangeva la figlia di Nebiolo: omai le sue belle virtù eran note, correvano le sue sventure su la bocca di tutti, ed ognuno ne sentiva pietà: Marcellina era il compianto delle figlie, l'amore dei padri, era il secreto sospiro di tutti i giovani del colle.
Fu quindi agevole trovare chi desiderasse alle nozze di lei, e il padre sempre di nuovo sollecitato, dolcemente un dì accarezzandola, cercava d'insinuarle nell'animo il nuovo consiglio.--Mia cara, tu vedi che già io m'incurvo sotto il peso degli anni e delle fatiche, sì che solo oggimai non basto a queste poche terre. Tu prostrata dalla tristezza e non avvezza agli stenti, male ti adoperi ond'essermi di ajuto, e sovente mi si spezza il cuore vedendoti indurar fra lavori che tua madre ti impediva. Omai volge il terzo anno da che Girani è in istrane contrade e non ne manda sue nuove: forse mentre tu gemi, ei dimentica... Deh, Marcellina cedi alla necessità, unisci la tua destra a qualche altro che accolga animo eguale, che te compensi della perduta madre, a me sia di sollievo, a entrambi di secura speranza. Vuoi che io pianga ogni dì sull'incertezza del tuo destino? ch'io cada col dolore di lasciarti orfana e sola su questa rupe? vuoi?... no, Marcellina, sii più mite e vinci te stessa, un giovane di Codevilla....
La sconsolata fanciulla a maniera che suo padre favellava, dolcemente il cingeva colle braccia e gli scaldava di baci le lanose gote; ma come sentì la fatale proposta quasi le fuggissero le forze, si abbandonò sul di lui petto, e in vece di risposta le veniano sulle labbra i singhiozzi, sugli occhi le lagrime. Nebiolo ne era intenerito, volea inanimarla, la accarezzava, la invitava a rispondergli e ad annuire al suo consiglio.
Come potè appena Marcellina riprendere lena e ardire, perchè la tenerezza del padre le dava animo ad aprirgli i propri pensieri, atteggiata di dolore e di innocenza, a lui volgea tai detti:--Ah padre! padre mio! perchè avete fermo di perdermi, perchè spingermi alla disperazione? io mi adoprerò per alleviare le vostre fatiche, il cielo pietoso raddoppierà le mie forze, se mia madre non si dimentica di me... Io vi sarò sempre vicina finchè mi sia dato dividere con voi la vita: lasciate alla fortuna la cura del resto. Ma non parlatemi di nuove nozze, è una spina che m'infiggete in petto; sarebbe un lento veleno che pria di condurmi all'altare, mi trascinerebbe all'invidiato riposo della perduta vostra compagna... Io non credo che Girani siasi dimenticato di me, ei nol può, e in lontane contrade forse inutilmente desidera di mandarne sue nuove. Che se pure in guerra... se ei più non fosse,... nessun altro, no mai... io vivrò finchè l'amor vostro abbisogna delle mie cure, poi lo seguiterò in cielo... Per pietà, padre mio, se vi fui cara, se affatto non mi ha dimenticata l'amor vostro, per questa mia mestizia, non mi parlate giammai d'altro... Ve ne prego per lo stesso dolor mio,... per questo pianto,... per la promessa che ne deste alla mia povera madre innanzi che si dividesse da noi...--
Il buon vecchio fatto assai pietoso della Marcellina, piangeva al pianto di lei: un bacio, un eloquente amplesso, la rassicurarono e tutto le promisero.
Dopo quell'istante ei più non parlò a lei di nozze, neppure la interrogava del suo dolore, ma cercava cogli accarezzamenti e colle sollecitudini sempre nuove, di toglierla per qualche istante alla melanconia: la figlia anche essa poneva ogni opera perchè alleviasse le fatiche del padre; allorchè ei ritornava, componeva come meglio le riusciva a serenità il volto, e si procurava sempre più colle cure e cogli affetti di rendersegli cara e di piacergli.
XVII.
Erano solo volte dodici lune da che aveasi innalzato l'ulivo di pace, e l'incendio di guerra destava di nuovo il terrore negli italici petti. Già i gallici stendardi risalivano le alpi, e Girani reduce dall'Egitto, conseguito pel suo coraggio il grado d'uffiziale, era fra i primi che moveano verso l'Italia.
Gli godeva l'animo nell'idea di rivedere la vergine di Nebiolo dopo il volgere di sì lunghi giorni, e sì diversa fortuna. Nè le fatiche di lungo viaggio, nè i sudori sparsi in una via che ancora intentata schiudevasi fra le nevi, le balze e gli scoscendimenti del S. Bernardo all'ardito passaggio del guerriero; nè le veglie, nè il gelo, nè il digiuno poterono domare l'animo suo speranzoso, che vedea acquistandosi merito presso il generale, più agevole gli sarebbe ottenere lo sposare Marcellina. Era primo a destare i suoi compagni all'opra, primo ad arrampicarsi fra le rocce per iscerre la men difficile strada, primo a scomporre carri, a calar cannoni dagli scogli, a ridurre i dispersi commilitoni sotto le bandiere. Era caro ai soldati, agli eguali ed a' suoi superiori, che gli promettevano in Italia larga messe di premj. Ma nulla ei curava di questi, era un solo il pensiero che il movea, e dalla cima dell'Alpi salutava la terra natale della sua amica, alternava canzoni di guerra e d'amore.
Calate le Alpi corsero l'armi galliche con diversa fortuna l'insubriche contrade, e Girani in molti eventi potè col suo coraggioso adoperare, fare palese di qual valore armasse l'animo intraprendente. Un'ala dell'esercito era indiretta verso il Po, e in questa era il reggimento di Girani. Perchè siccome l'assetato che cerca una fonte amica, egli ardeva di baciare pel primo la natìa sua terra, bramò ed ottenne di appartenere al picchetto che precedeva la divisione la quale inviavasi a Casteggio.
Precedeva festivo in mezzo a' suoi sentendo l'aura nativa, e scoprendo da lunge i dolci colli, salutò l'Iria e i paesi che il videro povero contadino e da cui passava valente soldato, e inoltrando verso Casteggio, dilungandosi sulla romana strada, in breve gli occhi suoi desiderosi, poterono riposarsi scoprendo la pianta dei sospiri e dietro questa l'amoroso Nebiolo. Accennava palpitando agli amici l'invidiato poggio, e quasi la vedesse, inviava saluti alla sua Marcellina, e ad ogni istante avvisava ch'ella volare dovesse ad incontrarlo, quasi ogni suono di tromba potesse annunziarle il suo ritorno. L'inimico era a Casteggio, quindi fu pigliato il partito di porre il campo nella pianura di Montebello. L'antiguardia ivi prese i suoi quartieri, si inviarono messi al reggimento, si disposero le scolte, e si mandò a spiare il paese.
XVIII.
Girani attendeva sollecito a quanto gli richiedeva il dover suo, ma il pungeva impaziente brama di vedere Marcellina.--Le sono sì di poco lungi, diceva fra sè, vedo il suo casale, annovero le piante che s'infiorano al di lei sorriso, e forse or mi piange lontano! forse ora geme, ed io non volo a consolarla? forse in questo momento disperando del mio ritorno, cede all'importunità che la preme e dà la mano ad un altro.... Ed io avrò invano sì a lungo amato e formati tanti desiderj?... e così si sperderanno le mie speranze, mentre un momento solo può recarmi alla sospirata felicità? e starò più a lungo inerte e pensoso?...--Tai cose volgeva nella mente il contrastato guerriero, e ognor più s'accendeva in lui il desiderio di Marcellina. Restava ancora a un'ancella del mattino il menare la danza della terra intorno al sole, perchè questa toccasse a metà del suo viaggio, e le truppe non raggiungeano il drappello spiatore che verso sera; e in due ore Girani aveva agio volare a Nebiolo, vedere la bella ed essere di ritorno. Adescato da idea cotanto seducente, più non vede ostacoli, affida il suo picchetto al minor uffiziale, e sotto colore di riconoscere il colle e ritornare in breve, si mette precipitoso in cammino.
A misura ch'ei percorrea que' poggi mille care rimembranze se gli ridestavano nell'animo, e sentìa crescere la fiamma dell'antico affetto: alcuni montanari accorrevano tirati dalla curiosità a vedere quel soldato, e forse lo avrebbero ravvisato, s'ei in nulla ponendo mente al loro meravigliare, con ogni pensiero inteso al vedere l'amante, non si fosse involato ai loro sguardi colla rapidità del lampo. Era Nebiolo cui cercavano i suoi occhi, era la bella solitaria cui intendevano i suoi voti: già col desìo precorreva l'evento e favellava con lei, già per nuove affezioni era tolto il pensiero d'ogni passata amarezza, e come raggio di sole dopo lunghe tenebre, più bella gli rinasceva nell'animo la speranza.
XIX.