La pergamena distrutta Romanzo del secolo XVI

Part 3

Chapter 3 3,768 words Public domain Markdown

Ma io non devo accusarla, aggiunse tra sè: non l'ho sposata forse contro il suo volere?... Non sapevo, non mi disse ella stessa che... Ah! ma come mi sorprendo ad occuparmi di lei sì sovente... per non dir sempre?... Ma sia pure che io l'ami: non per questo, lo giuro, sarò il suo trastullo.... E questa volta ella dovrà obbedirmi... Non sarà mai che io ceda su tal punto... giammai!... Quantunque colei abbia su di me il potere di una maliarda.... Poi.... se mi fosse dato abbassare la sua alterigia riuscendo nel mio progetto, ne avrei doppia soddisfazione!... D'altronde che direbbero di me coloro, innanzi ai quali ricusai a mio padre di rendere al cavaliere dell'Isola il nome e le sostanze? Mi deriderebbero, vedendomi cedere a donna Livia... Poi, chi sa quali scandali si provocherebbero? quali vergogne forse ne verrebbero alla mia casa?.... Sì: tutti dovranno tacere: lo voglio!...

Il gabinetto, nel quale si trovava il duca, era diviso dalla camera mortuaria da una gran sala soltanto. Egli, dopo qualche altro momento di riflessione, aperse l'uscio: traversò quella sala: socchiuse leggermente la porta della camera ove giaceva cadavere suo padre.

Vide dei religiosi e molti servi in orazione. Nessuno si accorse di lui, ed egli rientrò inosservato nel gabinetto, ove rimase fin verso la sera.

Non temeva che nè donna Livia, nè il conte di San Giorgio prendessero per quel giorno risoluzione alcuna: aveva saputo dal suo cameriere che entrambi avevano passato gran parte della giornata nella stanza del defunto, unendosi alle preghiere della gente ivi raccolta.

Mentre usciva dal gabinetto, per recarsi nel suo appartamento, fu arrestato da donna Maria.

--Che volete? le chiese egli.

--Devo comunicarvi una cosa importantissima, rispose la sorella.

--Venite, disse don Francesco.

E la condusse nel gabinetto.

Con lei sola il duca non era adirato; perchè comprendeva ch'ella lo asseconderebbe intieramente: sola lo aveva approvato nella notte precedente.

--Donna Livia, cominciò ella a bassa voce....

--Ebbene?

--Ha chiesto un abboccamento al conte nella prima sera che seguirà i funerali di nostro padre.

--E dove?

--Al suo castello: certamente ella conta ritornarvi subito dopo le cerimonie funebri.

Il duca durava fatica a frenare la sua agitazione, a contenersi.

--È lo zelo per l'onor vostro, che mi consigliò ad avvisarvene, continuò la giovane.

--Spiegatevi più chiaramente, disse don Francesco con fuoco: voi offendete la duchessa.

--Che io mi spieghi?... riprese donna Maria un po' sconcertata.... Un abboccamento... la notte... in quel castello isolato, non è forse abbastanza?

--No: e voi v'ingannate nelle vostre temerarie supposizioni.

--Come?

--Questo abboccamento, disse il duca, benchè alquanto alterato, questo abboccamento non deve avere altro scopo che di consigliare al cavaliere il silenzio.

--Ma se donna Livia ha gettato ella stessa sul fuoco la pergamena!

Don Francesco fece un vivissimo movimento di rabbia insieme e di dispetto.

--Che importa? disse quindi; se io voglio che tutti tacciano.

Donna Maria rifletteva.

--Basta, riprese dopo un momento: sarà come dite; ma io avevo pensato il contrario.

--E perchè?

--Perchè so che il cavaliere....

E si arrestò un istante, come se non osasse proseguire. Indi:

--Perchè l'ama, disse.

--Ama donna Livia?... E voi credete ch'ella lo riceverebbe per... domandò il duca alterato... Voi mentite! esclamò poi: la vostra è una perfida insinuazione.

--No, non mento; e non è questa una perfida insinuazione... Del resto sta in voi l'accertarvene.

E fece per allontanarsi.

Ma suo fratello la trattenne con un cenno.

--Che vi fece pensare che il conte ama donna Livia?--le chiese a voce bassissima e concitata.

Donna Maria in quell'istante era un po' pentita di aver ceduto al suo odio per la duchessa; ma era troppo audace per iscoraggiarsi tosto: per altro, siccome aveva sempre avuto gran soggezione di suo fratello, tremò un momento, temendo averlo irritato contro di lei, ora ch'egli era il capo della famiglia. Così prese una scappatoja.

--Me ne avvidi io, rispose, già da molto tempo. Però non intendo con questo offendere la vostra sposa.--Ella forse lo ignora....--aggiunse con un mezzo sorriso.

Vi fu un breve silenzio, che il duca ruppe primo, dicendo seccamente a donna Maria:

--Lasciatemi, e scacciate sì ingiuriosi sospetti.

Ella escì dal gabinetto poco soddisfatta, molto indispettita.

Che? pensò: ei le ha dunque perdonato la distruzione della pergamena, l'insulto ricevuto innanzi a tutti?... Egli!... così violento, superbo, irascibile?... L'ama dunque a tal punto?... Non vuole che si sospetti di lei nemmeno in questo giorno?... Oh! ma avrà dissimulato; è sì geloso, sì diffidente;... le mie parole non saranno perdute.... Si recherà certo segretamente al castello, ed io potrò senza periglio dare un abboccamento al principe.... Se colei perdesse la sua influenza su don Francesco, sarebbe meglio per me. Mia sorella, ne sono sicura, l'avrà pregata di sollevare ostacoli al mio matrimonio col principe, ed ella forse glielo ha promesso... Per altro ogni speranza di donna Rosalia è vana: egli mi ama tanto!... Mai ella sarà sua sposa... Mai!... Ma io ho d'uopo di vederlo solo una volta almeno... Egli è sì debole!... Se non avessi detto al duca che il cavaliere è invaghito di donna Livia, non sarei stata certa ch'ei si sarebbe assentato.... D'altronde pensava poterla in questo giorno accusare audacemente... Speravo che l'abboccamento da lei dato al conte bastasse solo a perderla... Ma, chi sa?... il cavaliere l'ama... Posso lusingarmi ancora!...

IV.

Sono scorsi due giorni....

I funerali del vecchio duca erano finiti.

Il sepolcro, che sembra aver l'incarico di compiere l'opera della morte, nascondendo ad ogni sguardo gli avanzi inanimati che richiamano in modo sì crudele la persona estinta, aveva accolto quelli del padre di don Francesco.

Ah! perchè un ribrezzo irresistibile allontana tosto dai cadaveri? E perchè tale ribrezzo viene sentito maggiormente dai parenti, dagli amici che dagli indifferenti?

È forse ciò effetto della disperazione che si prova in pensare come lo spirito immortale, che animava prima quelle membra, non sarà mai per farvi ritorno?... Mai!

E non vi è lagrima, non vi è preghiera, che valga a richiamarlo nemmeno un istante! Sembra quasi impossibile che non sia dato ottenere risposta veruna da chi poco prima poteva ancora comprendere, amare, soffrire!

Ecco forse perchè si fuggono abitualmente, appena la morte gli ha toccati, coloro che furono cari in vita, e che divengono quasi oggetti di terrore.

Ma non si può condannare un tal terrore, che in certe persone è davvero invincibile.

Niuna di tali sensazioni aveva però accompagnato nella tomba il vecchio duca dell'Isola. Le sue ultime parole, il segreto da lui rivelato avevano destato in tutti preoccupazioni gravissime: ed all'estinto non si pensava che per contraccolpo di esse; come cioè alla prima causa che le aveva fatte nascere.

Se egli fosse disceso nel sepolcro col suo segreto, avrebbe aumentata innanzi a Dio la propria responsabilità; ma quanti odj, quante colpe fors'anco avrebbe evitate!

Le preghiere di donna Rosalia, che chiedevano disperatamente a Dio di perdonare a suo padre, erano state le più ardenti che avessero seguito il vecchio duca.

Appena finiti i funerali, la duchessa, come lo aveva pensato donna Maria, era ritornata al suo castello.

Quel castello era stato lasciato a donna Livia dal padre di lei, e colle vaste dipendenze formava parte delle sue cospicue sostanze. Benchè in inverno, la duchessa vi si recava sovente per più giorni insieme al suo bambino.

Questa volta aveva condotto seco lei donna Rosalia, temendo forse lasciarla in palazzo.

Il duca non aveva mostrato la menoma emozione nell'udire da sua moglie ch'ella ripartiva pel castello.

Nei precedenti giorni don Francesco aveva cercato contenersi come in un tempo di tregua; e come al benedettino, data una dilazione alla duchessa, e chiestane una per iscritto al cavaliere di Malta, perchè riflettessero meglio.

Nulla del resto,--aveva aggiunto con entrambi,--potrebbe smuoverlo dal partito preso, cioè di ottenere il silenzio con tutti i possibili mezzi.

E tale dilazione momentanea era stata accettata dal conte di San Giorgio e da donna Livia.

Il giorno era per finire, quando la duchessa arrivò con donna Rosalia al castello. Quasi subito condusse la cognata in una sala del piano superiore: indi si assise vicino a lei senza parlare.

Donna Rosalia ruppe prima il silenzio.

--Dunque, disse, voi sperate, donna Livia, di poter giungere così a compiere il voto del mio sciagurato padre?

--Sì: non vedo via migliore di questa.

--Ma bisognerà che nessuno possa mai sospettare...

--Nessuno sospetterà, lo spero: e se, come credo, il vostro padrino asseconda il mio progetto, giungeremo presto forse allo scopo che desideriamo ottenere.

--Lo volesse il cielo!

--Basta; fra poco lo sapremo; il conte non dovrebbe tardar molto.

E donna Livia si alzò: andò a mettersi a una finestra: guardò pel vasto orizzonte che le si stendeva dinanzi.

--Nessuno! mormorò volgendosi alla cognata; nessuno ancora!

Donna Rosalia non l'intese.

Vedendo la duchessa alla finestra, aveva abbassato gli occhi, e lagrime silenziose scorrevano sulle sue pallide guance.

Donna Livia la considerò qualche tempo.

Sventurata! pensò; ah, non è soltanto la morte e la colpa di suo padre che ella piange! Quanto deve soffrire! Eppure quali angosce le sono serbate ancora! Adesso ella dubita soltanto: che sarà fra poco quando comprenderà che il principe non l'ha mai amata, o che almeno non l'ama più?--Cielo, perchè permetti che donna Maria debba, come ne sono sicura, venir preferita a questa fanciulla?... Donna Maria sì egoista, sì falsa ed insensibile!... Ah, non sono ingiusta pensando così di lei! Troppo bene la conosco.

E si passò una mano sulla fronte, mormorando: Oh! io so quanto costi rinunciare alla felicità vagheggiata!

E nei begli occhi della giovane duchessa brillò una lagrima... Ma ella scacciò tosto la sua emozione... Alfine, disse quindi tra sè, ho mio figlio, che tanto amo!... Sì: egli potrà forse farmi in parte dimenticare....

E come per non pensare a sè stessa, tornò ad esaminare donna Rosalia.

Temo, rifletteva, ch'ella non sappia sopportare il disinganno che l'attende... Vorrei incoraggiarla: vorrei dirle che so ciò che la fa soffrire:... ma no! D'altronde ora devo pensare a far quanto mi detta la mia coscienza, cercando realizzare il progetto che ho concepito.

E donna Livia tornò a guardare nella campagna.

Mentre poco prima stava considerando la giovane cognata, si sarebbe durato fatica a riconoscere in lei la donna che aveva strappato la pergamena a suo marito nella notte fatale, e che era quindi rimasta di ghiaccio alle di lui minacce.

Passò qualche tempo.

Ad un tratto la duchessa esclamò:

--Il cavaliere giunge.

Donna Rosalia alzò il capo.

--Sì, riprese donna Livia, allontanandosi dalla finestra. Egli si avvicina al galoppo. Io vado tosto a riceverlo, e vi comunicherò poi la sua risposta.

Ciò detto, sortì rapidamente.

Donna Rosalia le guardò dietro un istante.

Sì, disse tra sè; ella otterrà forse quanto mio padre desiderava... Riescisse almeno quel progetto!

Indi a sua volta si mise alla finestra, ove stava prima appoggiata la moglie del duca. I suoi sguardi non errarono a lungo, e si arrestarono tosto nella direzione di Catania.

La notte, che si avvicinava, non le permetteva di scorgerla... Per qualche tempo donna Rosalia rimase immobile.

Quella fanciulla, benchè nata in seno all'opulenza, era davvero degna di compassione! Sua madre era morta nel darle la luce; ed ella, al pari di donna Maria, aveva passato l'adolescenza in un monastero, ove le religiose cogli scrupoli, le continue pratiche di pietà, i sermoni;--le compagne colle immagini fallaci del mondo, col fantasticare in regioni sconosciute--avevano sviluppato nelle due sorelle gl'istinti diversi: così donna Rosalia, per natura sensibile e generosa, era divenuta appassionata ed insieme molto pia, fanatica quasi;--e donna Maria, d'indole perversa ed egoista--scettica, falsa, avendo ella presto volto il suo naturale ingegno, il brio, la perspicacia all'intrigo ed al male.

Ritornate nella casa paterna dopo qualche anno, quelle due ragazze erano state abbandonate a sè stesse ed alle influenze non sempre buone delle governanti e delle cameriste.

L'abitudine del vecchio duca di ricevere società numerosa, onde certo soffocare colle distrazioni i rimorsi; l'egoismo, l'indifferenza di don Francesco, il quale non si era mai dato alcun pensiero delle sue giovani sorelle,--avevano compita l'opera funesta di quella educazione viziata.

Ed ecco perchè, mentre donna Maria si occupava a sorvegliare la cognata, che ella odiava senza motivo; a condurre di pari passo gli amori col giovine cavaliere, ch'ella aveva da poco rapito a donna Rosalia; questa non sapeva far altro che piangere e pregare.

Così anche quella sera ella andava mormorando lagrimosa:

Ah! egli è là fra quelle mura, ed ella pure! Gli è di me più vicina! Sarà dunque vero, gran Dio, che è dessa ch'egli ama ora?... Eppure vi fu un tempo in cui i suoi occhi cercavano i miei, e che di rado mi lasciavano!... Ma allora ella non era là; non la conosceva; non l'aveva veduta mai!... Ah, perchè è tanto bella? Forse in questo istante il principe le parla, le dice d'amarla!... Perchè non sono io rimasta a Catania? Gli osserverei almeno!... Preferirei la collera di don Francesco all'idea che, mentre io sono qui, essi sono insieme.... Insieme!... Ah, questa sola parola mi uccide!... Se venisse il giorno fatale che gli unisse per sempre, sento che non potrei più vivere... Cielo! perdona!

E donna Rosalia allontanò colla mano i suoi abbondanti capegli neri, che le cadevano sulla fronte.

Indi con un movimento di disperazione:

Oimè! disse amaramente tra sè; a che mi varrebbe esser presso di loro, sorvegliarli?... Se ei non mi ama più!... Non farei che venir riguardata come un testimonio importuno... All'indifferenza che il principe comincia, lo temo, a provare per me, si aggiungerebbero la noja, il tedio.... Me infelice!... Eppure, se il cielo mi ajutasse, potrei forse venir preferita ancora; perchè infine io non sono certa; dubito soltanto.... Gran Dio, perdonate a mio padre la sua colpa, ed abbiate anche pietà di me!... E se mi confidassi a donna Livia?... Ella forse potrebbe.... Ma no!... ma no!...

La giovinetta appoggiò il capo ad una mano, e di lì a qualche tempo:

Ah! perchè donna Maria non è ella rimasta ancora a Palermo?... Quale stella a me fatale decise sì presto il suo ritorno?... Se almeno tardava un anno, qualche mese, avrei forse già sposato il principe; ed invece!... Ella venne ad attraversarmi la via della felicità.... Poteva maritarsi in casa di quella nostra parente; essere contenta; ma lungi di qui!...

Donna Livia starà ora persuadendo il cavaliere: ei non le negherà certamente quanto ella gli chiederà.... È sì buono il mio padrino!... Se riescissi presto a veder restituire ai nostri parenti spogliati quanto è loro dovuto, mi sembra che, oltre la soddisfazione che ciò mi cagionerebbe, ne trarrei anche un lieto presagio pel mio avvenire...

Il rumore lontano di un cavallo che sembrava venire verso il castello, interruppe le riflessioni di donna Rosalia. Ella si scosse, e cercò collo sguardo di penetrare attraverso l'oscurità che avvolgeva la campagna; ma nulla distinse.

Ed intanto quel rumore andava avvicinandosi sempre più... Ella attendeva con un'agitazione piena di ansietà.... Ah! pensava, se fosse il principe che, sapendomi a questo castello, venisse qui per vedermi nascostamente, parlarmi lungi da donna Maria, rassicurarmi!...

E se la notte non lo avesse vietato, si sarebbe potuto vedere un vivissimo rossore animare le sue guance abitualmente scolorite.

Ma era illusione la sua, e durò poco.

Quel rumore, che tanto l'aveva scossa, era già cessato.

Certamente qualche cavaliere era passato nelle vicinanze, poi sì era allontanalo.

Donna Rosalia sospirando rinchiuse allora la finestra ed andò a sedere dinanzi al camino.

Intanto un cavaliere grande, coperto da un ampio mantello, sotto al quale scorgevasi appena la spada, si avanzava a piedi, leggermente, verso il castello, per una stradicciuola remota che metteva alla porta rustica del fabbricato.

Era il duca.

Un servo, che certo lo aspettava da qualche tempo, gli mosse incontro. Non parlò, ed attese.

--Conducimi all'istante nel luogo ove sai, mormorò don Francesco.

Il servo obbedì.

Entrambi, colla rapidità ed il silenzio di due fantasmi, entrarono per una porticina nel castello.

--Hai ben preso ogni precauzione, perchè nessuno possa sospettare la mia presenza? domandò il duca.

--Sì, Eccellenza.

--Bene.

E disparvero per un lungo e deserto corridojo.

V.

Dopo aver lasciato donna Rosalia, la duchessa si era recata in una sala terrena, la più piccola di tutte, ove abitualmente soleva trattenersi quando era al castello.

Quasi all'istante il cavaliere di Malta fu introdotto.

Allora donna Livia gli accennò di chiudere la porta; indi:

--Sedete, conte, gli disse: devo pregarvi di una grazia.

--Comandate, rispose egli commosso. Sapete che io sono interamente ai vostri ordini. Ah, vorrei mi chiedeste molto, onde potervi testimoniare la mia assoluta devozione!

Queste parole furono pronunciate in un modo che non lasciava dubbio alcuno sulla loro sincerità.

--E molto vi chiederò infatti, riprese con calma la duchessa. Ascoltatemi.

Il cavaliere di Malta attendeva in silenzio.

--È del segreto rivelato dal vecchio duca che io intendo parlarvi, continuò donna Livia. Voi certamente lo avrete immaginato.

Il conte fece un cenno affermativo, ma non l'interruppe.

--Perciò, proseguì ella, ho voluto vedervi oggi in questo castello. Io ho concepito un progetto, e col vostro mezzo spero poterlo realizzare. Ora ve lo comunicherò. Sulle prime ero decisa ad oppormi risolutamente a don Francesco, come avevo cominciato a fare; ma poi cangiai avviso. Compresi che egli vuole ottenere assolutamente il silenzio di tutti su quel disgraziato affare, con ogni mezzo; mezzi estremi forse, a cui io devo evitare che egli ricorra. Non crediate però, conte, che io acconsenta a vedere in pace il cavaliere dell'Isola ingiustamente spogliato: quando penso che mio marito può accogliere tale idea, mi sento fremere; ma ei non la manderà ad effetto sinchè avrò vita.

Ella si arrestò un istante; indi:

--Ho riflettuto: ho pensato che forse don Francesco ritiene in buona fede di non essere colpevole operando in tal modo, facendo quanto infine fece suo padre per tanti anni.... Egli non ha certamente afferrato il vero concetto di.... Insomma la cosa non gli appare forse come a voi, conte, come a me.... sotto la sua vera luce....

--Voi lo scusate!...

--Lo devo: poi, comprendete, desidero anche persuadere a me stessa ciò che vi dico: cioè che l'orgoglio, l'ostinazione, sì forti in lui, siano i suoi soli moventi.

--Ah, donna Livia, io quella notte ho temuto assai la sua collera per voi.... Faceste bene a desistere da una aperta opposizione: sarebbe stata troppo pericolosa.

La duchessa sorrise amaramente.

--Non è il timore che mi consigliò; ma il pensiero di mio figlio: e d'altronde che avrei ottenuto, continuando a provocare don Francesco? Nulla.... Ma per mio figlio istesso io desidero riparare a quella ingiustizia.... E per farlo senza destare troppi odj, e per evitare altre scene tristi, ecco quanto ho pensato.

Il conte di San Giorgio si fece attentissimo.

--Ora, proseguì donna Livia, la pergamena non esiste più: e se vostro zio od i suoi eredi venissero a reclamare, attestando, come potranno certamente farlo, con prove autentiche, la loro identità; don Francesco non potrebbe rifiutarsi a rendere ad essi quanto è loro dovuto. Mi comprendete?

--In parte: continuate, signora.

--Ma, onde non contrastare troppo apertamente col duca, bisognerebbe cercare di loro segretamente: ed una volta trovatili, fare che essi reclamino, mostrando però non essere stati consigliati da alcuno, e soltanto perchè la morte del vecchio duca dell'Isola giunse casualmente a loro cognizione.

--Vi comprendo, donna Livia: ed io, sì, io li cercherò.

--Vi ringrazio, cavaliere: sapevo non contare invano sopra di voi.

--Sì: avete ragione: questo è il mezzo migliore infatti. Sono pronto a secondarvi intieramente. Come credete che io debba agire?

La giovane duchessa parve commossa da sì completa devozione; indi:

--Mi diceste che un ordine vi chiama a Malta tra breve: mostrando quell'ordine come per caso a don Francesco, ei non potrebbe concepire il menomo sospetto. Giunto a Malta, potrete disimpegnarvi ed ottenere un lungo permesso?

--Sì, lo posso: mi basterà vedere un momento il gran maestro: fra qualche giorno partirò.

E prima che ella rispondesse, riprese:

--Avevo pensato un istante a prendere sopra di me ogni responsabilità, svelando il segreto, poichè voi avevate distrutta la pergamena; ma allora.... Voi conoscete don Francesco!... Un duello a morte con lui sarebbe stato inevitabile. È inutile dirvi perchè ne rifuggii.

--Aveste ragione, conte: un duello tra voi e mio marito, qualunque risultato avesse, mi sarebbe causa d'eterna amarezza.

--Ma, e come eviterete lo sdegno del duca, quando questi nostri parenti venissero a reclamare?

--Don Francesco mi disse che, se io serbo il silenzio, mi perdona la distruzione della pergamena. Voi fate in modo che il cavaliere dell'Isola, od i suoi figli non suscitino scandali. Così il duca si persuaderà più facilmente, e sarà possibile far credere che nessuno di noi conosceva la loro esistenza. Pur troppo il vostro compito non sarà facile; perchè ignoriamo qual nome essi portino; ma siccome il vecchio duca prima di morire disse sapere che suo fratello aveva preso servizio nell'armata della repubblica veneta, così dimorerà ancora su quelle terre: o, se egli più non esiste, è là che potrete aver contezza de' suoi figli.

--Infatti, questa è l'ipotesi più verosimile: l'avevo già pensato anch'io. Per iscoprire quei parenti farò tutto il possibile, e spero riescire ad onta del mistero che ce li nasconde... Ed al duca dirò che acconsento a serbare il silenzio?.. aggiunse con qualche esitazione.

--Potete dirgli che, obbligato ad assentarvi per un tempo di cui ignorate la durata, dovete rinunciare per ora ad occuparvi della rivelazione di vostro zio.

--Gli dirò che, finchè rimango a Malta, serberò il silenzio da lui chiestomi! Non gli sembrerà strana la mia lunga assenza, benchè non sia tempo di guerra; poichè già diverse volte, il sapete, ebbi missioni che durarono mesi e mesi..... D'altronde, mostrandogli l'ordine.... Ma, e gli altri taceranno?

--Il benedettino giungerà qui tra breve: egli è un uomo sicuro: gli confiderò tutto, ed ei mostrerà d'aver ceduto a don Francesco che, lo so, ha insistito con forza presso di lui.... Quanto a donna Rosalia, il duca non la teme molto: la crederà facilmente scoraggiata. Ed io gli dirò aver deciso tacere, nella speranza ch'ei si persuada da sè a riparare quella ingiustizia.

Ella si arrestò; indi con una specie di disgusto:

--Oh! mi ripugna scendere ad una finzione: ma è necessario.

--No, donna Livia, questa non è finzione; od almeno lo scopo che vi proponete la giustifica. Tale scopo è santo!

--Riesciste almeno!

--Speriamo: il cavaliere dell'Isola, come saprete, ha portato seco le sue carte di famiglia: dunque....

--Infatti.... Tranquillizzeremo donna Rosalia, che è ansiosissima di veder compito il voto di suo padre.

--Povera donna Rosalia! Mi dispiace lasciarla infelice.

La duchessa alzò il capo.

--Che volete dire? domandò.

--Voglio dire che, come ve ne sarete certamente avveduta, ella ama il giovane principe degli Alberi, e ch'ei non pensa se non a donna Maria. Me ne duole assai per la mia figlioccia, che ho sempre amata molto; ma non vedo rimedio alcuno.... Ella soffre....

--Sì: eppure credo non abbia perduta ogni speranza.