# La pergamena distrutta Romanzo del secolo XVI

## Part 29

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--Ora, esclamò con fuoco, vi vendicherò!

--Di chi?

--Di chi vi offese. Vado da donna Maria.

--Quanto a me perdono. Bastami che più non dubitiate; allora ogni nuova trama sarà inutile.

--Se perdonate voi, non perdono io; e non sopporterò certo che vi si abbia indegnamente giuocata e trattato me come uno sciocco.... Chi crede dunque che io mi sia colei? Perchè non mi vendicai prima.... Vedete che cosa si ottiene a perdonare?

Egli era alteratissimo.

--Calmatevi, don Francesco.

--No, no.

--Ve ne prego, riflettete....

--No, donna Livia, non mi tratterrebbero le catene.

Ed escì a precipizio.

Cielo! mormorò la duchessa, che avverrà mai?

XV.

La principessa degli Alberi e Camilla attendevano con ansietà vivissima di sapere quale risultato avesse avuto la loro trama.

Se l'abboccamento, seguito tra donna Livia e Federico il giorno stesso dell'arrivo di questo a Catania, fosse stato loro noto, è probabile che non avrebbero osato adottare il piano audace, cui avevano ricorso; avrebbero tentato altra via per perdere la duchessa; ma speravano, si tenevano sicure anzi che nè la duchessa, nè l'ufficiale potessero resistere al desiderio di rivedersi un'ultima volta.

Però quella speranza, quella sicurezza non era senza inquietudine....

La loro perplessità non fu lunghissima.

Si può immaginare quale effetto dovessero fare sopra di loro queste parole, pronunziate da un servo di donna Maria:

--Illustrissima, il signor duca dell'Isola vuole parlarvi all'istante, ma a voi sola....

Un leggiero fremito percorse il corpo della dalmatina. Non sapeva che pensare.

--Ove attende il duca? domandò donna Maria agitatissima.

--Nella gran sala terrena.

Ella corse da lui, pensando che in ogni modo la franchezza sola poteva giovarle.

Egli attendeva in piedi.

Alla vista della principessa i suoi occhi si fecero minacciosi.

Era ancora nel parossismo della collera.

--Ebbene? chiese donna Maria; siete vendicato?

--Non ancora.

--Come?

--Ma lo sarò fra breve: son venuto qui per questo.

Donna Maria rabbrividì.

--Che dite? balbettò.

--Che siete una intrigante una creatura spregevole, un mostro....

Ella ebbe paura davvero; ma cercò superarsi.

--Che modo di favellare è questo? Donna Livia....

--Tacete.... non profferite un nome, che le vostre labbra contaminerebbero.

E guardò la sorella in modo, che le fece agghiacciare il sangue.

Ma che era dunque avvenuto?

Donna Maria era troppo audace per avvilirsi tosto.

--Potete voi, disse a don Francesco, dimenticarvi a tal segno ed insultare una dama?

--Siete indegna di chiamarvi tale. La più abbietta delle donne non si sarebbe condotta come voi.

--È troppo! Che intendete?

--Che siete scoperta, disprezzata, ma ciò non basta. Ed io saprò farvi amaramente pentire d'esservi presa di me un barbaro giuoco;.... d'aver tentato una volta ancora di farmi uccidere la duchessa....

Ah se donna Maria avesse potuto ritornare indietro!... Ma non era più tempo.

--Perdono i vostri brutali trasporti, disse, e....

--Perdonate?.... Che d'uopo ho io del vostro perdono?

--Che feci alfine?

--Che faceste? Osate chiederlo?

--Vi avvertii che l'amante di donna Livia sarebbe andato da lei. Vi ho ingannato forse? Non venne in vostra casa?

--Sì.

Si, ed a lui sembrava nulla?... Ella tentò un sorriso di sprezzo, indi;

--Ah, quando ne siete contento, non parlo più.

--Credereste rispondere con sarcasmi?

E senza lasciarle tempo a continuare le si avvicinò. Poi, guardandola in modo terribile:

--Sì, le disse a voce bassa e concitata, sì, vi venne perchè voi gli faceste credere che la duchessa lo attendeva.

--Non è vero!

--Non è vero, ipocrita!... Smentite, se il potete, i vostri caratteri....

E tratto il biglietto, col quale s'invitava Federico da donna Livia, lo lanciò quasi in volto alla principessa, che lo riconobbe ed impallidì.

--Oh! mormorò, e non l'ha distrutto! è lui che mi perde!

--Che rispondete? Ah non vi sarà più possibile gettare accuse ed insinuazioni....

Donna Maria era atterrata.... Dove mai l'avevano trascinata l'odio, la vendetta?

Il duca continuò:

--Colla moglie del cavaliere dell'Isola ordiste l'intrigo, n'è vero?

Egli dava a Federico quel nome, che tanto gli aveva contestato!... Ma erano amici dunque?...

Ad onta di tutto il suo furore, di tutta la sua arditezza, donna Maria tacque.

--E questo biglietto, destinato per la duchessa, lo scrisse colei?...

Ed un'altra volta ripetè l'insulto; un'altra volta lanciò il foglio in viso alla principessa.

Donna Maria si esasperò. La collera, la rabbia le infusero coraggio.

--Escite, duca! esclamò, siete in mia casa! Non arrossite di questi brutali trasporti, di questi villani insulti?

E con aria sprezzante gli volse le spalle.

--Ch'io esca senza vendicarmi?... diss'egli trattenendola per un braccio, non lo sperate! Ch'io lasci impunita la trama?... Ah era ben ordita la trama! Se la duchessa, adescata da quel segreto, di cui si parlava, avesse ricevuto un istante colui, che s'ingannava parimenti, che con pretesti indegni s'induceva ad entrare nel mio palazzo, gli avreste perduti entrambi... Credete voi potermi costringere ad uscire?... Credete voi che io possa farvi l'onore di offendermi delle vostre offese?... Infame!...

--Basta; voi insultate il principe rimanendo ancora qui.

--Orsù, non voglio attendere più oltre, dov'è egli?

--Che volete fare?

--Smascherarvi. Od ei mi crede e mi dà la soddisfazione di dividersi all'istante da voi e cacciarvi in un ritiro, ed allora risparmierò la sua vita.... altrimenti....

--Oh è troppo!... Voi stesso disonorare una vostra sorella....

--Non vi considero più come tale!...

E vedendo ch'ella esitava, chiamò.

Un servo si presentò all'istante.

--Ov'è il principe? gli chiese il duca.

--In palazzo, eccellenza, sta tirando di spada.

Don Francesco sorrise ironicamente.

--Ha del profeta costui! mormorò sommesso a donna Maria, che rabbrividì.

Indi, volgendosi di nuovo al servo:

--Digli che io voglio parlargli tosto.

Benchè il fratello di donna Maria non fosse il padrone, il servo non esitò ad obbedirlo, chè il suo aspetto, i suoi modi non ammettevano replica.

--Ora, vedremo, continuò don Francesco.

--Siete crudele, spietato, vendicativo come sempre.

--Assai meno di voi.

La porta si aprì; apparve il principe. Questi si fece assai pallido vedendo il furore del duca, l'esasperazione di donna Maria.

Indovinò qualche avvenimento terribile.

--Che volete, duca? domandò.

--Che all'istante vi dividiate da vostra moglie e la cacciate in un ritiro.

--Come? balbettò il giovane.

--Comprendo che io vi devo una spiegazione. Ebbene sappiate ch'ella tentò perdere la duchessa, che non arrossì....

--Basta! interruppe donna Maria.

--Tacete! creatura ignobile.

--Principe, mi lascerete voi insultare in tal modo?

--No, rispose, benchè turbato, il giovane.

--No? disse il duca; eppure sarebbe meglio per voi. Riflettete, credete alle mie parole e....

Il povero giovane rimase alquanto confuso.

--Posso, continuò don Francesco, fornirvi le prove di....

Donna Maria guardò il principe. In quello sguardo ei lesse la minaccia di un eterno odio se non la difendeva.

Egli si decise.

Si avanzò verso il cognato, il cui contegno superbo, insolente lo aveva sempre offeso anche in passato.

--Non ho bisogno di prove, gli disse, per considerare l'onore di mia moglie, come il mio, miei gl'insulti che a lei si fanno.

Certo voi, come sempre, non misuraste le vostre parole. Voi parlaste ingannato e senza riflettere, ne sono sicuro, poichè è impossibile abbiate inteso offendere donna Maria in modo sì sconveniente.

--Eppure è questo che io intesi appunto, rispose freddamente don Francesco.

--Allora credo sarete disposto a rendermi ragione delle insolenze, che vi permetteste in casa mia.

--Subito, se non me la chiedevate, ve l'avrei offerta io stesso.

Il principe era commosso, ma non poteva tollerare più a lungo.

--Andiamo, disse con accento breve, andiamo tosto in giardino.

--Vi seguo.

--Oh! esclamò la principessa fremente di collera, donna Livia mi odia, e voi le prometteste la vendetta.

--Donna Livia, disse il duca arrestandosi un istante, voleva perdonarvi, mi supplicò a farlo; è l'unico torto ch'ella abbia avuto.

Ed escì correndo dietro al principe.

Donna Maria era atterrata. Certo non aveva gran fiducia nella bravura del suo sposo, benchè in voce di buon spadaccino.

I due cognati si recarono senza proferir parola in un lato remoto del vasto giardino.

Là si arrestarono e trassero le spade.

--Siete pronto? chiese il duca, guardando il principe.

--Lo sono, rispose egli.

Il duello incominciò. Il principe si batteva assai bene, ma non poteva resistere lungamente a don Francesco, il quale, (se ne vantava sempre, ed a ragione per sventura del suo avversario), avrebbe potuto senza svantaggio incrociare il ferro colle migliori lame dell'epoca.

E la pietà non doveva arrestarlo. Da qualche giorno aveva troppa sete di sangue, perchè potesse sentire scrupolo a versar quello del principe.

E mentre questo lo feriva leggiermente al braccio sinistro, ei gli vibrava un colpo mortale al petto, che lo fece cadere esanime.

Morì tentando profferire il nome di donna Maria, che gli era costata sì cara.

Il duca lo guardò un poco senza la menoma emozione: eppure aveva promesso a donna Livia di moderarsi, d'ingentilirsi!

Poi avvolse il suo braccio nel fazzoletto prima, indi nel mantello; pensava che quella ferita gli servirebbe ad intenerir la duchessa, ed a non farsi rimproverare di troppa crudeltà.

Eccolo, diceva tra sè, mentre stava compiendo quella operazione, colui pel quale donna Rosalia si fece religiosa, ed a cui diedi l'altra perchè tacesse!... Quali avvenimenti da allora!... Per adesso credo essermi vendicato abbastanza....

E ritornò verso il palazzo.

Donna Maria era ad una finestra: lo vide ritornar solo: comprese....

Quel suo giovane sposo, la cui passione l'aveva sempre più divertita che commossa, che erasi creduto amato da lei, non era più....

Ella non pianse.... Profferì queste sole parole:

--Ora, a costo di morire, mi vendicherò.

I servi del palazzo, che avevano veduto poco prima il duca ed il principe recarsi in giardino silenziosi e cupi, e che da quella passeggiata non avevano presagito nulla di buono, poichè certo non poteva avere lo scopo di coglier fiori, compresero anch'essi, vedendo ritornar solo don Francesco col braccio avvolto nel mantello.

Egli traversò silenzioso l'atrio ed escì.

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La duchessa lo attendeva con impazienza. Un istante aveva pensato mandargli dietro qualche servo, onde pregarlo di ritornare; ma poi aveva compreso che non sarebbe stata in tempo. D'altronde egli era troppo adirato per volerla ascoltare.

Vedendolo entrare assai più calmo, lo esaminò con ansietà, mentre egli svolgeva un poco il braccio dal suo mantello.

--Di chi è quel sangue? domandò allora donna Livia.

--Mio! rispos'egli tranquillamente, andando a sederle vicino.

--Cielo! che è avvenuto?

--Mi son vendicato.

--Sopra chi?

--Sul principe.

--Egli dunque?...

--È morto.

--Morto!

--Sì; assunse le difese di donna Maria; rifiutò credermi; quasi non mi lasciò parlare; m'insultò, mi provocò, e ne ha pagato la pena.

La duchessa stette pensierosa, indi:

--Quanto sarebbe stato meglio perdonare! disse.

--V'ingannate. Donna Maria si sarebbe ancora risa di me, nuovamente vi avrebbe giuocata.

--Che dirà ella mai?

--Dica quel che vuole, non me ne curo.

--Se ella mi odiava prima, voi invece di spegnere quell'odio, lo avrete attizzato.

--Vi odii quanto sa; mi sembra che non potrà nuocervi ormai.

--Ma, e voi siete ferito molto?

--Oh! una scalfitura, che, vedete, costò cara a chi me la fece.... Voi siete triste, donna Livia?...

--Non lo nego; l'idea che avete ucciso adesso un uomo, che di questa trama, era certo innocente....

Il duca sorrise.

--Potevo venire ucciso anch'io, donna Livia!

--Eh via, che non lo credevate.

--Sentite, io l'ho avvertito.... Riflettete, gli dissi, sarà meglio per voi.... Non volle ascoltarmi, suo danno!... Vi assicuro che io non l'ho forzato.

--Vedeste donna Maria dopo il duello?

--No, per ora basta. Ella è punita, non pel dolore che sentirà della morte del marito, ma perchè tutti i di lui beni andranno al fratello.

--Mi duole che vostro cugino mi abbia inviato quel biglietto di donna Maria.

--Se non ve lo inviava, io ritenevo lui colpevole, mancatore. Mi sarei battuto seco.... Non è forse meglio sia stato col principe?... Non lo preferite?...

--Vi sareste persuaso egualmente.

--Non credo. D'altronde ora la cosa è fatta, e non me ne pento. Non potevo soffrire che vi si offendesse impunemente. Pensate che donna Maria tentò più volte di perdervi. Approvo la condotta del cavaliere dell'Isola.... Certo non credeva, aggiunse sorridendo con ironia, che quel biglietto fosse stato scritto dalla sua nobile ospite.

--Che avverrà mai in quella casa?

--Vel dissi: io non vi penso. Voi continuate a star qui ritirata; al resto provvederò io....

--Non so che dire.... Mi sembra che perdiate molto sangue; volete che io chiami la mia vecchia governante? Ella ha gran cognizione di ferite; vi medicherà....

--Fate pure.

Donna Livia escì un istante, e rientrò dicendo che la vecchia verrebbe tosto.

--Orsù rasserenatevi, le disse il duca; non pensate che ho ucciso il principe.... Poi voi, che tanto v'interessavate a donna Rosalia.... ebbene? Io l'ho vendicata.

--A che giova ora? rispose donna Livia tornando a sedere.

--A nulla, il so: ma credete voi che non ne sarà contenta? Se fossi in lei, mi pare che ne sarei soddisfattissimo.

--Forse ella non pensa come voi.

--Il principe non si era condotto verso di lei in modo indegno?

--Sì; ma mi sembra che vi pensaste un po' tardi.

--Fu sempre presto per lui.

La governante entrò con bende, unguenti ed altri oggetti.

--Oh! le disse il duca, che vuoi che io mi faccia di tanta roba? Fa presto.

--Il più presto possibile, eccellenza.

Egli cavò il braccio dal mantello e dal fazzoletto, che erano intrisi di sangue.

La governante gli tagliò la manica dell'abito: trovò la ferita larga ma non pericolosa, ed assicurò il duca che fra qualche giorno sarebbe cicatrizzata. Lo medicò benissimo, indi si ritirò.

--Vi fa soffrir molto quella ferita? domandò donna Livia.

--Così.... sapete a che pensavo mentre quella vecchia mi medicava?

--Non saprei....

--Cercate.... Riflettevo che ella probabilmente avrà medicato molte volte il cavaliere, che vi salvò la vita.... Sono certo che tale rimembranza vi traversò lo spirito.... Stravaganza della sorte!...

Donna Livia pensò che, se la sorte era stravagante, egli non lo era meno.

Intanto entrò un'altra donna con un'altra lettera.

Ella si ritirò appena l'ebbe consegnata alla duchessa.

--Che vi è ancora? chiese don Francesco.

E gettando gli occhi sulla soprascritta:

--È del conte, disse. Approfitta anch'egli della mia creduta assenza.... Che ha di bello?

--Poche linee; sentite.

«_Donna Livia_,

»State in guardia; siete odiata da due donne perverse, che, lo temo, tenteranno in qualche modo di perdervi.

»Diffidate di tutto e di tutti.

_Il conte di San Giorgio_.»

--Capisco, disse don Francesco; giurerei che donna Maria gli fece qualche scena.

La duchessa arrossì un poco; indi:

--Sarà; egli mi consiglia a diffidare.

--Ma ora vi si lascerà in pace ritengo. Donna Maria ha veduto come io mi vendico.

La duchessa non rispose, che non divideva le idee di don Francesco.... Le sembrava che donna Maria avrebbe più di prima desiderato la vendetta.

XVI.

Quali fossero i pensieri, i propositi di donna Maria e di Camilla, dopo la terribile scena fatta dal duca in casa del principe, e che era terminata colla morte di questo, è facile immaginare.

Si compendiavano in quelle parole pronunciate dalla giovane principessa, nell'istante che aveva veduto ritornar solo il fratello.

--Vendetta! vendetta a qualunque costo, anche a quello della vita.

Sì, donna Livia aveva ragione: perdonare sarebbe stato forse meglio.

Mentre la principessa si trovava col duca, venne recata a Camilla una lettera di Federico. Erano poche parole.

«Parto con Dal Pozzo, scriveva: sarò di ritorno domani. Scusatemi presso il principe e la principessa.

»Conto lasciar subito la Sicilia, appena assunto il mio nome. Preparatevi voi e Gabriella.»

Questo biglietto così asciutto il giovane lo aveva scritto subito dopo quello destinato per donna Livia, tormentato da mille sospetti.

Era il duca? Era Camilla che aveva teso il laccio?... Non lo sapeva.... Ma era disgustato di tutto; tanto disgustato, che per quel giorno gli sarebbe stato impossibile ritornare al palazzo degli Alberi.

Donna Livia, pensava, riconoscerà forse i caratteri del foglio che le inviai.... Saprà di chi sospettare, ma io mi allontanerò tosto, che altrimenti darei in nuovi tranelli.... Non è che io tema, chè sono sempre pronto a tutto; ma la pace di donna Livia mi consiglia a tale risoluzione.

Dal Pozzo non esitò a seguir Federico in un villaggio vicino, senza permettersi domande, benchè il contegno dell'ufficiale gli sembrasse sempre più strano.

Ah! pensò Camilla, nel leggere il biglietto di suo marito, qual modo è questo di trattare con una sposa? Indegno!... Sì, lo comprendo; egli vorrà dividersi da me, appena ricuperati i suoi titoli, i suoi beni.... Ed io, che tanto faticai.... Mi farà interrogazioni.... me l'attendo!... Mi dirà che diffida, che di me più non si degna.... Mi sembra udirlo!... Orgoglioso!... Ed è per questa donna Livia che mi disprezza? Oh! ma non ne avrà il tempo.... Che fa ora la principessa?

La principessa stava peggio di lei in quel momento.

E quando ritornò, quando le ebbe narrato il tutto.... tremante per lo sdegno, per la collera.... entrambe giurarono la morte della duchessa.

--Fu vostro marito, che mi ha perduta!... Egli!... lo vedete! esclamò donna Maria.

--Sì, e non vi dirò di perdonargli; lo odio non meno di voi. Leggete ciò che osò scrivermi.... tutto per causa della duchessa.

E dopo qualche parola sconnessa, qualche nuova imprecazione contro Federico, il duca e donna Livia, esse si erano divise, la principessa essendo stata domandata da suo cognato.

La confusione in palazzo era grandissima. L'avvenimento terribile di quel giorno, fatale al giovane principe, correva di bocca in bocca, commentato in mille modi da tutta la città.

Nella notte seguente, Gabriella, che dormiva in una stanza vicina a quella di Camilla, fu svegliata ad un tratto da un lieve rumore.

Udì la dalmatina passeggiare, indi escire.

Gabriella, atterrita dalla morte del principe, dal contegno di Federico, dopo che innanzi a lui si era pronunciato il nome di donna Livia del Faro, sorpresa dalla strana amicizia strettasi fra la principessa e Camilla, colpita dalla cupa esaperazione di questa, si rammentò gli avvertimenti di Marco, che, come un lampo, le attraversarono lo spirito....

Sì alzò più leggiera di un fantasma; escì dalla sua stanza; penetrò in quella di Camilla, paventando per la vita del fratello, del quale ignorava l'assenza.

Iddio sembrava guidare quella donna sì pallida e triste ed infonderle coraggio.

Nella stanza di Camila non vide alcuno, ma udì la voce di lei nel gabinetto attiguo.

Guardò dalla fessura. La principessa tetra e cupa era colla dalmatina.

Gabriella accostò l'orecchio tremante: poi di tanto in tanto guardava ancora.

Quelle due donne così belle avevano in quel momento un aspetto terribile.

Sembravano di quelle fate malefiche discese sulla terra in sembianze celesti, onde ingannare e spargere più facilmente intorno a loro le lagrime e la morte.

Ed a danno di chi macchinavano esse?

Di una giovane donna, che nulla di male aveva lor fatto, che anzi avrebbe voluto perdonare tutto quello, che esse avevano tentato farle, ma che ai loro occhi aveva il torto gravissimo di essere difesa, amata, rispettata da chi le insultava, le odiava, le disprezzava; di trovarsi, per aver saputo vincere un amore grande, appassionato, quando sarebbe divenuto colpevole, nella sfera più alta, mentre esse erano precipitate nell'ultima.

--Sì, diceva donna Maria con voce strozzata, tremante, bisogna affrettarsi; e poichè il duca, quel mostro, non dubita di lei, poichè giammai la ucciderà di sua mano.... bisogna farla morire in altro modo.

--Domani, rispose Camila, ella morrà.

--Ma come farle propinare il veleno?

Gabriella provò un'emozione terribile, ma concentrò ogni sua forza nell'udito; ed era necessario, chè esse parlavano a voce bassissima.

--Sentite, principessa, diceva Camilla, io possiedo una fiala, che mi fu data da una donna boema; poche gocce del suo contenuto bastano ad uccidere appena fiutate.

Donna Maria, benchè un po' spaventata, non esitò.

--Ebbene, disse, ci varremo di tal fiala. Ma come fare che la duchessa ne fiuti il contenuto?

--Non mi diceste ch'ella ama i fiori? che quasi giornalmente gliene sono inviati dal suo castello in canestri, in cassette per garantirli dal caldo soffocante?

--È vero.

--Domani ne riceverà un bellissimo mazzo in una leggiera cassetta. L'aprirà poi?

--Oh! l'aprirà certamente: è suo costume. Qualunque cosa venga recata per lei dal castello è tosto portata nel suo gabinetto.... Domani dunque.

--Non possiamo indugiare: domani si termina tutto, e mio marito, vedeste? vuol partire subito.... Si crederà la duchessa morta di una convulsione; voi mi diceste che ella ne soffre talvolta; ciò non sembrerà strano; quella donna boema mi disse che il suo veleno non lascia tracce diverse di un forte accesso convulso.

--Sì, sì, esclamò donna Maria, noi non saremo sospettate.... D'altronde l'idea che ella possa essere ancora felice, ella, la causa di tutti i miei mali, mi è insopportabile.... Il pensiero che ho perduto una sì splendida posizione;... e che il duca sì crudele, spietato, brutale, soltanto per colei si umanizza, mi uccide.... Si, ella morrà....

Ogni parola faceva fremere Gabriella; le sembrava una lama avvelenata, che le si rivolgesse nel cuore.

Oh! io la salverò quella donna, pensò, a qualunque costo. Iddio mi sceglie a quest'opera.... Me ne rimeriterà; benedirà ai miei figli!...

E con una esaltazione purissima si raccomandò alla Vergine! Essa l'aiuterebbe.

Ma riflettè che si era trattenuta abbastanza.

Rientrò nella sua camera, leggiera ed inosservata. Si coricò; finse dormire, e nessuno sospettò di lei...

L'indomani per tempo si alzò; all'ora solita disse volersi recare in chiesa, ma rifiutò la compagnia della camerista, che abitualmente la seguiva.

Escì pallida e stravolta, senza che Camila la vedesse partire.

Chiese ad un uomo che incontrò di additarle il palazzo del duca dell'Isola... Colui si offrì di accompagnarvela. Gabriella accettò; procedeva tremante, agitata, ma risoluta.

Giunta alla porta del palazzo, ringraziò la sua guida ed entrò.

--La signora duchessa? devo vederla, diss'ella ad un servo con voce concitata.

La gran somiglianza di Gabriella con donna Rosalia rese attonito il domestico, che, pensando fosse quella dama parente del duca, rispose con molto rispetto:

--Mi duole, illustrissima, ma vi sono ordini severissimi; la duchessa non riceve alcuno, neppure una lettera....

--Ed il duca?

--È assente per qualche ora.

--Ma io devo parlare ad uno di loro... Poi, dopo un momento:

--Datemi l'occorrente per iscrivere; è necessario.

Il servo, benchè sorpreso, obbedì; la fece entrare in una stanza terrena, ove Gabriella trovò su d'uno scrittojo quanto chiedeva.

Tracciò con mano convulsa poche linee.

Le suggellò, indi consegnò il foglio al servo.

--Sentite, gli disse, giurate che non verrà consegnato alla duchessa alcun oggetto, che venga dal suo castello, prima che il duca abbia letto questa lettera; se nol fate, vi assicuro che ne sareste terribilmente punito.

Il servo, messo già in sospetto dagli ordini ricevuti, dagli avvenimenti del giorno prima, convinto dall'accento di Gabriella, giurò, e promise anche comunicare a tutti i suoi compagni quella raccomandazione.

