La pergamena distrutta Romanzo del secolo XVI

Part 25

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--Io non dico questo; ma so che ha amato questa donna, la duchessa; so che ne sono gelosa; ch'ella lo ama ancora, e ch'egli è incostante.

Ed il volto di Camilla si fece cupo.

Il cavaliere non rispose; donna Maria lo guardava attentamente.

--Signora, diss'egli dopo un istante, volgendosi nuovamente a Camilla, io vi compatisco se la gelosia potè turbarvi lo spirito a tal segno, oscurare la vostra ragione, e farvi accogliere le insinuazioni di donna Maria.... Non siete come me, dite, perchè non dubitai della duchessa? Il confronto non sta; il paragone non regge.... Siete gelosa di vostro marito? siatelo.... Ne avete il diritto, come avete quello d'amarlo; mentre io non posso amar la duchessa, nè esserne geloso.... Sono di lei un parente affezionato, un amico devoto; ma nulla più. Del resto se la conosceste, signora, non dubitereste che ella possa amare ancora il vostro sposo, come sembra crederlo la principessa. Donna Livia è una donna d'onore, incapace di mancare a' suoi doveri....

--Eh, cavaliere, interruppe donna Maria, ammiro la vostra costanza: veramente voi siete un uomo raro.... Amare in tal modo, senza speranza, è gran virtù: ma però v'ingannate....

--M'inganno? in che?

--Nel credere la duchessa incapace d'errare... Ella è donna come le altre.... Perchè la credete sì virtuosa?--aggiunse con leggiera ironia:--perchè fu severa con voi?

--Donna Maria, se persistete in tali motteggi potrei dimenticare....

--D'essere in mia casa? diss'ella guardandolo con sprezzo; non lo credo e proseguo: nuovamente vi dico che voi v'ingannate. Che cosa prova se donna Livia non accolse il vostro amore? che non le piacevate, e null'altro.

Era troppo!

Il cavaliere si alzò.

--Chi vi disse che io le abbia parlato mai d'amore? Ella merita d'essere rispettata, la duchessa è una donna superiore, che nulla ha di comune colle altre, nulla soprattutto con voi, donna Maria.... E, se un istante potei alla lettura di quel foglio rimaner confuso, le vostre parole mi fanno persuaso che feci bene a scacciare quel turbamento cagionato dalla sorpresa, ed a non prestarvi fede.

--Dite quel che volete, rispose donna Maria impassibile; vi compatisco vedendo che non ragionate; perchè altrimenti vi sarebbe facile riconoscere che donna Livia non ama il duca, che non lo ha amato mai, benchè seco si trattenga sovente, benchè per accortezza non ardisca provocarlo troppo.

Il cavaliere si turbò, chè tante volte l'aveva notato.... E la tristezza della giovane duchessa, l'idea ch'ella fosse infelice erano state prima causa del suo amore per lei.

Donna Maria si avvide di quella involontaria agitazione e proseguì:

--Se non ama il marito che vuol dire? Che ama un altro.... Il duca non è molto gentile; è sofistico, collerico, mordace; ma alfine egli ha appena trentacinque anni; è bel cavaliere; cento donne gli correrebbero dietro.

--Io vi lascio dire, donna Maria, di certe cose non m'immischio.

--Sì, ama un altro, continuò la principessa; quest'altro è quello che voi andaste a cercare per obbedire a lei, ed il duca lo sa.

--Perchè non dirmelo prima? esclamò spaventato il conte.

--Che volete fare?

--Recarmi dal duca all'istante; io solo sono responsabile della missione, che condussi a termine.

E fece per escire.

--Oh che stolido! mormorò donna Maria; l'ama ancora!

Ed infatti molti avrebbero trovato ch'ella aveva ragione.

Egli, povero innamorato, posto tra un marito, armato de' suoi diritti; un marito come il duca; ed un amante adorato un giorno; un amante come Federico!... Nella lotta orribile, ch'ei supponeva dovesse aver luogo nell'animo di donna Livia, egli non avrebbe certamente la menoma parte!...

La sua situazione era di un'amarezza derisoria!

Quale amore non vi avrebbe soggiaciuto?...

Ma il suo non era amore; era culto, e resistette!

Voleva fare il possibile per salvar la duchessa, dovesse perder la vita!...

Per questo contava andare dal duca; per questo stava per escire....

Mentre si avvicinava alla porta un servo entrò; aveva una lettera.

--È del signor duca dell'Isola, disse, l'ha recata il suo cameriere.

Il conte rimase immobile; un'angoscia orribile, un orribile terrore lo agghiacciò....

Ah! don Francesco scriveva a donna Maria! Le annunziava forse una vendetta!...

Si arrestò.

Donna Maria, Camilla non erano meno impazienti di lui.

Il servo, nel porgere la lettera alla principessa, le disse:

--Il cameriere del signor duca attende la risposta di Vossignoria illustrissima.

La risposta?... di che?...

Questa domanda se la fecero colla stessa rapidità subitanea quei tre strani cugini; e tutti pensarono che, vendicato della duchessa, don Francesco chiedesse ove trovar Federico.

--Va, disse donna Maria al servo, la risposta la recherò io stessa.

Quegli obbedì.

Il cavaliere di Malta non aveva forza alcuna; sembrava inchiodato al suo posto.

Finalmente:

--Che scrive? domandò a donna Maria con voce tronca, ditemelo.

Guardate voi stesso, conte, disse la giovane principessa rimettendogli il foglio ancora piegato, leggete ad alta voce.

Ella si teneva sicura!... Era quella la prima lettera, che in sua vita riceveva dal duca.... Certo non era senza grave motivo.... Se non le avesse creduto, non le avrebbe scritto.... Se le aveva creduto, si era vendicato!... Poi non attendeva egli una risposta? Ciò toglieva ogni dubbio....

Il conte, prima di leggere ad alta voce, divorò solo quel foglio.

La sua ansietà era troppo viva.

--Ma leggete dunque!... gli disse donna Maria.

--Sì, sì, fece Camilla.

Il conte aveva già letto: respirava!

--Sì, leggerò ad alta voce, rispose, guardando fissamente donna Maria.... Ma no, aggiunse, io son troppo generoso, perchè voglia gioire della vostra confusione, come voi volevate gioir della mia... Donna Livia è salva!... Il duca non vi ha creduto!... Leggete la sua lettera.... ed arrossite!...

Ciò detto, escì....

Donna Maria si era fatta pallidissima invece di arrossire.

La rabbia si dipingeva sul volto di Camilla.

--Leggete dunque, signora, disse alla principessa.

Donna Maria lesse, ma a bassa voce e sola.

Le parole del conte glielo avevano suggerito. Il dispetto, che provò a quella lettura, fu sì vivo che toccò il vero dolore.

Oh, mormorò, ecco dunque quanto ottenni! Il duca di me si ride; mi disprezza!...

Esitò un momento, indi:

Ah bisogna che gliela invii quella lettera! pensò.

E lasciò la sala precipitosamente, dicendo a Camilla.

--Attendetemi.

E subito, dopo averla suggellata nel vicino gabinetto, consegnava al cameriere del duca la lettera di donna Livia, mostrata poco prima al conte.

Poi rientrò quasi vergognosa.

--Ma così? chiese Camilla.

--Che volete che io dica? mormorò finalmente con un certo sdegno aristocratico, che sapeva prendere benissimo e che sperava dovesse imbarazzare Camilla. Il duca sapeva che donna Livia aveva amato vostro marito; sapeva che il conte ne era andato in traccia, e che ella non poteva sospettare esser egli figlio del cavaliere dell'Isola.... Sapeva tutto, a quanto ne dice.

Il tuono glaciale di donna Maria sconcertò un istante Camilla; ma la sconcertò per poco.

Ed ella pure con alterigia:

--Ma qualunque ne sia il contenuto, lasciate che io veda quella lettera, principessa.

--Non l'ho più.

--Come?

--L'ho rimandata al duca.

--Ma perchè?

--Potevo io ritenere una lettera, in cui mio fratello mi accusava in termini risentiti di avervi troppo leggermente creduta, troppo facilmente assecondata?

--Ah! vi scriveva questo?

--Sì, rispose donna Maria.

E riprendendo il tuono amichevole di prima:

--Non me ne pento però, cugina; perchè sono persuasissima essere la vostra gelosia fondata.

Camilla fece un gesto di furore; indi:

--Ma voi mi diceste che il duca era sì geloso, sì violento, sì altiero!... Come mai dunque si persuase con tanta facilità?

--Io non esagerai menomamente nel dipingervelo.... A me pure sembra impossibile, ed anzi quasi sospetto ch'ei dissimuli, che s'infinga, onde non far ridere di lui....

--Eh, signora, questa donna Livia, sua moglie lo avrà convinto; ecco tutto!... Ma che ha ella dunque?... Non vedeste, principessa, anche il conte?... Non si poteva toccargliela.... È dessa sì bella?...

--Vi ho già detto che non è bellissima; voi siete, signora, ve lo assicuro, più bella assai....

E donna Maria, gettando gli occhi su d'un grande specchio, che le stava di fronte, sorrise come per dire: Ed io pure lo sono molto, molto più....

--Ma dunque? chiese Camilla.

--Vi dissi che innamora di sè gli uomini stravaganti.... Il duca è stravagantissimo.... ed il conte, lo vedeste, è pazzo a dirittura.

--Infatti!... Ah! non sarò vendicata!

--Pazientate!...

--Sperate ancora?

--Sì....

--E quella lettera di donna Livia a mio marito?

La principessa esitò un poco; poi:

--Il duca la volle, ed io gliela inviai.

--Come?

--Se nol faceva, minacciava all'istante rintracciare vostro marito ed obbligarlo a renderla.... So che egli ignora.... che voi possedeste.... quelle lettere; che desiderate nol sappia, ed io credetti farvi piacere.... Poi temevate un duello fra loro....

--Oh, rispose Camilla, lo preferirei al dolore di rimanere invendicata!...

--Avete ragione.

--Ed ora, continuò la dalmatina, egli non ritorna!.. Sono certa ch'ei vuole rivedere ad ogni modo la sua antica fidanzata.

--Sarebbe fortuna: non credo poi che il duca lo sopporterebbe.... Se perdonò a donna Livia, sarà stato a condizione ch'ella giammai lo rivedesse.... E.... se ella lo ama ancora, se non potesse resistere alla tentazione di trovarsi con lui!...

--Oh lo ama ancora certamente!... ed egli pure!...

--Non perdete ogni speranza di vendetta; io pure fui insultata per causa della duchessa, e certo vi aiuterò.... Ah! quando penso alla lettera del duca, alle parole del conte!...

--Sì, il conte vi ha insultata, principessa, disse Camilla, che non voleva perdere, il concorso della giovane.... Crudelmente insultata! Io meravigliai della vostra sofferenza!...

Donna Maria fremette di rabbia.

--Oh, disse, non lo soffrii impunemente! Udiste come gli risposi?

--Sì, sul principio: ma alle ultime parole, che vi indirizzò nel rendervi la lettera del duca.... quelle parole così umilianti....

--Sì, sì, è vero, interruppe donna Maria; ma non ho d'uopo d'incitamenti, signora, aggiunse con alterigia.... Se soffrissi in pace, ne morrei!... Nessuno potrà dire giammai d'avermi offesa impunemente.... Mi vendicherò.... E la mia vendetta è legata alla vostra....

--Lo comprendo!... non dubitate.... Ah! che le vostre parole mi avevano fatto sperare di raggiungerla quest'oggi la vendetta!

--Io pure il credetti; non avevo dubbio alcuno.... Ma vien gente!... Il principe, il superiore.... Contenetevi....

--Non temete. Oh mio marito è con loro. Guardate!..

--Sì, sì; ma dissimulate; credetemi, è meglio assai.

A chi mai consigliava donna Maria la dissimulazione?... Ad una, che ne sapeva più di lei, e che glielo mostrò rimanendo impassibile come statua.

Eppure quel giorno Camilla, traviata dalla gelosia, non era alla solita altezza.

Esse risposero sorridendo ai saluti di coloro che entravano.

--Perdonate, principessa, la mia brusca partenza, disse Federico inchinandosi a donna Maria.

--Oh che dite, cugino? Siete in casa di buoni parenti; trattateci come tali: noi lo desideriamo, n'è vero, principe?

E si volse sorridente allo sposo.

Il principe era abituato a dir sempre di sì, donna Maria in sì breve tempo lo aveva avvezzato perfettamente.

--Ma sicuro, disse con grazia all'ufficiale, dovete riguardarvi assolutamente come in vostra casa istessa, e voi pure, signora, aggiunse volgendosi a Camilla.

Questa si contentò di sorridere.

--Sono confuso da tanta cortesia, rispose Federico: spero però non abusarne.

--Come? chiese donna Maria. Pensate già a partire?

--Appena tutto sarà terminato, principessa, rispose egli con qualche distrazione.

--Ma voi, nipote, interruppe il cappuccino, non riflettete che queste dame non sanno ancora, che non abbiamo lor detto.... come il duca sia pronto a reintegrarvi tosto nei vostri diritti....

Le due dame, come le chiamava il cappuccino, guardarono attentamente Federico.

Ma il bel volto di lui rimase calmo.

--Ah! disse donna Maria, che non poteva tacere a lungo, mio fratello sarà contento!

--Sì, principessa, rispose il superiore; non fece difficoltà alcuna; ci accolse.... benissimo; non è così, principe?

--Sì, rispose il giovane sorridendo.

E tra sè: Ma si accontenta di poco questo superiore!.. Oh capisco; fingerà per riguardo al nipote, che sembra molto altiero....

Intanto il frate continuava:

--E, quando il duca udì il nome portato sin qui da Federico, disse che voleva conoscerlo.

L'ufficiale era sulle spine, e suo zio proseguiva sempre:

--Disse, che gliene era stato lodato molto il valore, ch'egli stesso cercherebbe di lui, e che attendesse sue notizie.

Camilla e donna Maria pensarono insieme che un duello era imminente.

--Come mai, cugino, chiese la curiosa principessa a Federico, cui volentieri indirizzava la parola, come mai il duca potè aver contezza di voi?

--Non saprei, rispose il giovane con un sorriso alquanto forzato.

Ed il frate:

--Ma non v'è da stupirsi; qui vi sono gli spagnuoli... qualcheduno di loro, stato prima a Milano, avrà parlato di Chiarofonte.... la cosa è naturalissima....

--Sarà così certamente, disse il principe, che si era spiegato l'improvviso cangiamento di don Francesco colla supposizione che il figlio del cavaliere dell'Isola fosse noto nell'armata spagnuola come un grande duellista, che non era saggio inimicarsi.

--In ogni modo, continuò il superiore, di tal circostanza io son contentissimo.

Donna Maria, ad onta di tutto il suo sdegno, durò fatica a non ridere della situazione comica, in cui era stato posto l'aristocratico frate, e delle sue interpretazioni ancora più comiche.

Ed il povero cappuccino continuava sempre:

--Così posso ritornare domani a Messina.

--Come, padre, ve ne andate di già?

--Sì, principessa, è necessario.... ma i miei nipoti, i vostri cugini vi rimarranno, per qualche giorno almeno, finchè si conducono a termine le trattative. Ho presentato ora Federico ad un mio procuratore, che è incaricato di tutto, e che si recherà domani dal duca, il quale ha già annuito alla mia proposta.

In qualche giorno potevano avvenire delle cose assai.... Camilla e donna Maria lo pensarono.

--E, continuò il frate ov'è mia nipote Gabriella?

--Era stanca, abbattuta, padre; desiderò ritirarsi onde prendere un po' di riposo.

--Ah, sicuro; infatti ella è molto delicata....

--Ma spero interverrà alla cena, riprese la principessa.

Camilla e donna Maria avrebbero dato assai, assai per sapere ciò che passasse nell'animo dell'ufficiale, e dove fosse corso qualche ora prima.

Ma il suo contegno, benchè gentile, non invitava ad interrogazioni indiscrete.

--E che disse il duca, domandò donna Maria al principe, quando seppe che i nostri cugini alloggiano da noi?

--Nulla.

--Voi non conoscevate mio fratello, padre? chiese quindi al superiore donna Maria.

--No; l'avevo veduto soltanto quando era ancora ragazzo.

--E la duchessa la conoscete?

--Di nome soltanto; so che è figlia del defunto marchese del Faro.

--Ah! credevo, siccome è messinese.

--Il marchese, rispose sorridendo con qualche ironia il frate, era un grande originale. Viveva ritiratissimo; gentiluomo di molta dottrina del resto.

--Ah sì! viveva molto ritirato, interruppe ancora donna Maria. Egli e la figlia abitavano sempre in un castello, sulla riva del mare.... in mezzo ai libri ed agli scienziati... Fu là che donna Livia sposò il duca.

Camilla guardava intanto Federico; ma egli sembrava aver giurato a sè stesso di celare ogni emozione.

--La duchessa pure è una donna molto colta, disse il principe; un po' troppo seria; ma ciò proverrà dal modo, con cui fu allevata.... Anche don Francesco è un letterato, e forse per questo si sarà innamorato della figlia del marchese.

--Hanno un figlio, n'è vero? domandò il superiore.

--Sì, un bambino.

Povero Federico! Era una specie di piccola tortura, che gli si dava, e che per quanto fosse leggiera l'infastidiva assai.

Ma nulla lo tradì.

Ah! pensava intanto, il duca disse a mio zio che io attenda sue notizie?... Se donna Livia non lo persuade, se, ei mi provoca, accetterò la sfida.

Per fortuna dell'ufficiale si venne ad annunziare la cena.

Tutti si recarono in una magnifica sala illuminata splendidamente.

Si mandò ad avvertire Gabriella, che poco dopo apparve, non avendo osato rifiutarsi. Era pallida e triste come sempre.

La sua veste nera, ricca ma semplice, il suo abbattimento, la sua timidezza facevano uno strano contrasto cogli abiti sfarzosi, il brio, la franchezza di donna Maria e di Camilla.

XII.

Il conte di San Giorgio era sortito dal palazzo di donna Maria come si esce da un luogo di pena: però era più calmo.

La lettera del duca lo aveva rassicurato sul conto di donna Livia; ma certo non era in una situazione di spirito assai lieta.

Egli, che tanto aveva corso, tanto affaticato; sopportato tante noje per compiere la missione affidatagli dalla duchessa, che a forza di pazienza, di indagini aveva scoperto i figli del cavaliere dell'Isola, non poteva esimersi dal provare una profonda amarezza nel pensare che aveva condotto egli stesso in Sicilia l'amante di donna Livia, la sola donna, ch'egli avesse amata.

Come mai quell'amore della figlia del marchese era rimasto sempre celato a tutti?

Come mai non aveva udito una sol volta pronunziare da alcuno il nome di Chiarofonte? del cavaliere, che l'aveva salvata, e ch'ella aveva pianto estinto?

Il duca, diceva tra sè, sapeva tutto davvero.... Donna Livia non avrà voluto ingannarlo.... Ed egli, credendo morto il rivale, non si sarà arrestato per un'avventura romanzesca.

Ah! Federico fu da lei amato, amato molto! lo compresi.... Fortunato!... Chi mi avrebbe detto, quando lo vidi a Milano la prima volta, ch'egli aveva posseduto, che possedeva forse ancora gli affetti, i pensieri di donna Livia?

Come mai il duca, chiedevasi quindi, potè sapere della missione da me compita? Non ne sembra adirato però.... Bisogna dire che qualche spiegazione sia avvenuta tra lui a la duchessa.... Ohimè, come potrò io vederla ora?... I miei sentimenti per lei, ad onta di tutte le mie precauzioni, son conosciuti.... Ma già lo sospettavo sin da quando partii....

Andrò a Malta.... andrò a Malta....

Perfida donna Maria! È davvero una creatura infernale!... Quali motteggi! Che favellare ardito, sconveniente!...

Ah se non fosse per compromettere la duchessa, chiederei ragione al principe degli insulti, che ricevetti in sua casa.... Ma colei sapeva bene che non lo avrei fatto; che avrei taciuto per riguardo a donna Livia: che poteva offendermi impunemente....

E quell'altra, la moglie di Federico.... la credo un'altra intrigante....

Sì; il principe me ne avrebbe reso ragione.... quell'imbecille, che ingannò la mia figlioccia.... Ove sarà ella, quella povera ragazza?... Come avrà sopportato tante pene? Davvero è sfortunata al pari del suo padrino....

Ah! tutto mi attendevo fuori di quanto udii in casa di donna Maria....

Ed il cavaliere di Malta si dirigeva verso la campagna.... Ad un tratto si arrestò....

--Perchè non ritornerei a casa mia? pensò. Poichè il duca sa tutto, sarebbe una sciocchezza temere d'esserne veduto.... Dalla sua lettera non sembra sdegnato.... Poi avvenga che può....

Quanto desidererei saper qualche cosa sugli amori di donna Livia e di Federico!... Certo non posso chiederne a lui.... Ed egli ne sposò un'altra.... Ma già, è un po' leggiero.... incostante.... Non udii io stesso a Venezia da quel suo amico che molte bellezze lo rimpiangevano.... Ma ch'ei fosse rimpianto da donna Livia non lo avrei sospettato mai....

Mi pare ancora impossibile che don Francesco prenda le cose in pace.... Se, conoscendo tutto, non potè adirarsi colla duchessa, certo non sopporterà di vedersi sotto gli occhi questo nostro cugino.... questo bel cavaliere.... che io andai a prendere, e che condussi qui.... Veramente la sorte si prende giuoco di me.... Se non soffrissi, riderei di me stesso.... Basta; andrò a Malta presto.... La duchessa è salva!...

Passò dinanzi al palazzo dell'Isola. Voleva essere rassicurato intieramente; il caso lo favorì.

Vide il vecchio cameriere del duca suo zio, seduto fuori della porta; sapeva che di quell'uomo poteva fidarsi intieramente.

--Ascolta, gli disse, mentre quegli dava in esclamazioni di sorpresa e di ossequio nel riconoscerlo:--Sapresti dirmi ov'è il duca?

--Passeggia da qualche tempo in giardino colla duchessa.

Ah! pensò il conte con gioja, ella è salva davvero!

E volgendosi di nuovo al servo:

--Non dire per ora ad alcuno che mi hai veduto; mi farai piacere.

--Oh Eccellenza, non dubiti.

--Addio....

Ed il conte si allontanò.

Aveva fatto pochi passi, quando fu arrestato da un giovane.

Lo riconobbe subito, grazie allo splendido chiarore di luna, che illuminava la via.

Era un gentiluomo assai bruno, alto della persona, di un portamento affatto militare.

Il cavaliere si era trovato qualche volta con lui a Messina.

--Signor conte, signor conte: gli disse quegli agitatissimo. Una parola in grazia....

--Vi ascolto, signor dal Pozzo; che volete?

--Perdonate la libertà, ma desidero sapere da voi se vedeste da queste parti, in vicinanza di questo palazzo, un ufficiale spagnuolo, forestiero, giunto oggi a Catania?

Il conte si scosse ad una tale domanda.

L'altro proseguiva agitatissimo.

--Un bel giovane, grande, con baffi e capegli neri.... un bellissimo giovane.

Certo era Federico.

--Come si chiama questo ufficiale? domandò il cavaliere.

--Chiarofonte. Il conoscereste?

--Sì.... oh molto!

--Davvero! e dov'è?

--Non so; ma perchè tale agitazione, signor dal Pozzo?

--Perchè.... perchè.... non posso parlare.... ma vi è di mezzo l'onore di una dama, la vita forse....

Il cavaliere comprese tutto....

--E.... abbiate fiducia in me, dal Pozzo; io potrò tranquillarvi, lo spero.

Il giovane esitò un poco; poi:

--Ebbene, sì; ora già la mia promessa non tiene più.... D'altronde vi conosco, signor conte, so che mi serberete il segreto su quanto vi dirò.

--Certamente.

--Allora sappiate che un mio amico, Chiarofonte, col quale militai nell'armata veneta, creduto morto a Lepanto, fu veduto jeri dal mio servo a Messina; gli disse d'annunziarmi che veniva a Catania: e qui, a Catania, in questo palazzo dimora una donna, che lo ha perdutamente amato.... E tal donna è la moglie del duca dell'Isola, vostro cugino, signor conte.

Il cavaliere di Malta non desiderava egli dei dettagli sul misterioso amore della duchessa? Ora ne avrebbe.

Ma prima bisognava rassicurare il messinese, che andava esclamando:

--Ohimè! imprudentissimo Federico!... un marito come, il duca?... Che cosa succederà!... Sarò in tempo?...

--Ma via, signor Dal Pozzo, gli disse il conte, calmatevi. So tutto.... Il duca non è adirato.... Donna Livia è salva!...

--Respiro. Ma come mai sapete che il duca....

--Lo so, vi dico, lo so.

--Dov'è Federico?

--Non preme per ora: ho da narrarvi ben altro. Questo Chiarofonte sapete voi chi sia?

--Ma certamente, rispose attonito Dal Pozzo... Chiarofonte è l'amico più intrinseco, che abbia avuto mai.

Il conte lo guardò. Sì, saprà tutto, pensava, è di Messina. Poi:

--Ma non ne saprete di lui più di quanto ei ne sapeva in passato.

--Come? non comprendo.

--Signor Dal Pozzo, la vostra fiducia merita la mia. Il padre di Federico era il cavaliere dell'Isola, lo zio del duca ed il mio.

--Che ascolto? sarebbe vero?

--Certamente.

--Federico cugino del duca?... Cugino del marito di donna Livia?... Ma narratemi....

--Tutto vi narrerò; seguitemi.

--Dove?

--In mia casa. Alloggerete da me; domani cercherete di Federico.... D'altronde la sera è già inoltrata.

--Avete ragione.

--Accettate dunque?

--Accetto. Grazie, signor conte.

--Mi fate favore. Venite.

--Sono così sorpreso! diceva Dal Pozzo, seguendolo.

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