La pergamena distrutta Romanzo del secolo XVI

Part 21

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»Certo voi pure, duca, come io stesso, come tutti, credeste alla sua morte immatura.»

Seguivano i complimenti d'uso e la firma.

«Il conte si condusse bene, pensò donna Livia: comprendo; fu lui, che presentò al superiore i figli del cavaliere dell'Isola: lo avrà pregato del segreto.... La collera del duca ricadrà sul povero benedettino, ma poichè è assente, sarà per il meglio....»

E rendendo la lettera a don Francesco:

--Ho letto, disse.

--Che ve ne pare?

--Che tutto finirà senza gli scandali, che temevate.

--Capite che io non credo una parola di questa lettera.... Il superiore sa benissimo che io conoscevo l'esistenza del cavaliere dell'Isola, o de' suoi figli, come sa non esistere più l'atto, che diseredava suo nipote, e conteneva la di lui rinuncia.... Eppure.... aggiunse arrestandosi, rifletto che il benedettino non era presente quando voi distruggeste la pergamena.... Ciò mi dà da pensare.

Ed egli si annuvolò.

La duchessa aveva già preveduto quella osservazione, ma non mostrò badarvi.

--Oh via, giacchè siete deciso!

--Basta, mostrerò credere al superiore; vedremo se questo ufficiale spagnuolo meriterà gli elogi prodigatigli da suo zio. Eccovi la lettera di lui.

E gliela porse sopra pensiero.

Quella lettera portava per firma queste sole parole:

_Vostro nipote_ FEDERICO

La duchessa vi gettò gli occhi, ma una nube glieli coperse.

Il suo cuore si strinse.

Cielo! che aveva ella dunque veduto?

--Sono perduta! mormorò.

Il duca, che passeggiava pel gabinetto, le si accostò, credendo ch'ella avesse terminato la lettura.

Rimase colpito del suo turbamento.

--Che avete? le disse. Voi impallidite! Voi tremate!... Ma che avete dunque?

Donna Livia fece uno sforzo.

--Mi sento male, rispose. Stavo per leggere, mi si oscurò la vista, nulla più distinguo.

Ed infatti ella non distingueva più nulla.

--Ma in qual modo?

--Non so.

--Sarà un accesso convulso, come ne aveste altre volte.

--Credo infatti, diss'ella debolmente.

E svenne, chè la forza di volontà nulla può contro i veri deliquii.

Ella aveva certamente provato una emozione terribile.

Era caduta rovesciata all'indietro sulla sua seggiola.

--Credeva fosse quasi guarita... disse don Francesco. Ma che devo fare? Ah sì, mi rammento, il giorno che la sposai potei farla rinsensare soltanto col gettarle in viso dell'acqua; eccone là.

E prendendo una tazza d'acqua che stava sul tavolino, ne spruzzò in volto alla duchessa.

Per molto tempo tutto fu inutile.

Finalmente ella si scosse, parve atterrita vedendosi vicino il duca.

Ma richiamò tutto il suo coraggio.

--Come state ora? le chiese egli.

--Meglio, signore, grazie.

--Infatti andate riprendendo un po' di colore... Che fu?

--Un deliquio.

--Ah! ne soffrite ancora?

--Sì, alle volte.... Ora ho bisogno di riposo.

Ella si alzò; traballava.

--Mi sembra che vacilliate.

--No, è soltanto perchè non vedo chiaro.

E fece per escire.

--Vado nella mia stanza, mormorò.

--Vi condurrò io. Voi sembrate soffrire assai.

Ella non potè rispondere.

Il duca la portò quasi nella sua camera da letto, la fece sedere, indi:

--Devo chiamare alcuno?

--È inutile; un po' di riposo mi basterà.

In quel momento una camerista chiese d'entrare.

--Che c'è? disse il duca, aprendo l'uscio.

--Il cameriere di Vostra Eccellenza l'avverte che è domandata.

--Da chi?

--Da un religioso accompagnato dal principe degli Alberi.

E la donna si allontanò.

--Il principe degli Alberi! esclamò don Francesco furioso, comprendo ora.....Ah! donna Maria mi tradì, ed è sì sciocca da mandar qui suo marito.... Ed egli sì stolido.... Ma non ne saprà nulla l'imbecille.... Colei vuol dunque già rimaner vedova!

La duchessa parve scuotersi un istante a quelle parole.

--Ripasserò, le disse il duca. Ora vado da costoro. Ah! donna Maria me la pagherà!...

Ed escì.

Donna Livia si alzò, si guardò attorno smarrita.

«Ohimè! disse, Federico esiste! Non è morto a Lepanto? Egli che mi salvò la vita! Che sparse per me il suo sangue! Egli che solo amai! Ed ha moglie!... Ingrato!... Ed è lui, che io feci cercare dal conte?... Lui figlio del cavaliere dell'Isola?... Ah! tutto è finito per me!... Che dirà il duca quando saprà....e lo saprà tra breve, che questo suo cugino è Chiarofonte?... Oh me infelice!...»

In quel momento la vecchia governante entrò agitatissima.

--Che vuoi? chiese smarrita donna Livia.

--Fui domandata, sarà una mezz'ora, da uno sconosciuto, che mi obbligò a seguirlo. Mi condusse in chiesa, ove un cavaliere mi attendeva. Misi un grido, riconoscendo il signor di Chiarofonte, lui, che credevate morto. Vuole parlarvi un istante, subito, dice che è urgente, indispensabile; l'ho introdotto nell'oratorio segretamente, che per fortuna, essendo oggi domenica, è ancora aperto.

Donna Livia provò un'emozione vivissima, angosciosa, indi:

--Sì, disse, è necessario; io devo evitare un duello tra lui ed il duca, a qualunque costo. Il cielo forse lo manda, mentre quel superiore ed il principe sono qui.

E dopo aver detto alla governante di seguirla, escì precipitosamente.

VII.

Come mai il principe degli Alberi accompagnava dal duca lo zio di Federico?...

Dopo aver udito dal conte di San Giorgio tutto, e pressochè tutto quanto riguardava il cavaliere dell'Isola, ed aver data parola di mantenere il segreto, il frate aveva pensato tosto ad agire.

Era rimasto un po' scandalizzato, per dirla, della condotta tenuta dal defunto cavalier suo nipote. Ma udendo che il padre gli aveva prima di morire perdonato, si era promesso adoperarsi con impegno per gli eredi spogliati.

Con tenerezza gli aveva accolti, perchè erano gli unici parenti, che gli rimanessero.

Non gli sembrava molto difficile persuadere il duca dell'Isola a riconoscerli. Sapeva esser egli un cavaliere alquanto violento ma troppo altiero per rifiutarsi ad una restituzione quando la cosa fosse pubblica.

D'altronde sarebbe stato un delitto, pensava il superiore, opporsi alla volontà dell'avo ed ai comandi del padre moribondo.

E vedendo Federico perplesso e quasi ripugnante, Gabriella più atterrita che contenta, lo zio si era sentito maggiormente spinto ad adoperarsi a pro loro.

Insomma, come si fa talvolta, metteva dell'ambizione a riescire.

Il conte di San Giorgio, uno dei più illustri cavalieri di Malta, gli aveva detto che egli solo poteva ottenere il riconoscimento dal duca, che la sua influenza era tale da.... Quel frate era un po' vano, il conte lo sapeva, e lo aveva colpito nel lato debole.

Il superiore giuro a sè stesso che, a costo d'andar dal papa, i suoi nipoti verrebbero reintegrati nei loro diritti.

Il cavaliere di Malta non gli aveva fatto che una visita, poche ore si era trattenuto a Messina ove aveva lasciato i parenti da lui rinvenuti.

Desiderando il segreto, come lo desiderava, non voleva esser veduto. Si recò ad una sua casa di campagna vicino a Catania, ove si doveva fargli conoscere il risultato dei passi, che tenterebbe il superiore dei cappuccini.

«Se don Francesco si persuade, diceva tra sè il conte, andrò a Malta senza entrare in Catania, per quanto mi dolga non riveder donna Livia; tornerò fra qualche mese ed allora.... Ma se il duca si rifiuta, o se sospetta di sua moglie, andrò da lui, avrò seco una spiegazione completa, quale ei la vorrà...»

E così si era diviso dai figli del cavaliere dell'Isola.

È inutile dire che durante il viaggio Camilla si era perfettamente condotta.

Non una parola, che non fosse meditata; con una strategia finissima aveva saputo evitare qualunque spiegazione pericolosa tra il conte, Federico e Gabriella.

E con questa quante attenzioni per la sua salute! La povera amica di Marco aveva finito quasi per non più temer Camilla, per credere ad un sincero pentimento di colpe involontarie.

Del resto la conversazione aveva sempre languito assai, chè tutti avevano pel capo mille cose gravi.

Federico erasi mostrato il più distratto di tutti. La sua preoccupazione pareva aumentare a misura che si procedeva verso la Sicilia.

Subito dopo la partenza del conte di San Giorgio, l'ufficiale si recò nuovamente dal superiore suo zio, che lo aveva fatto chiamare.

--Ho deciso, gli disse il frate, che quest'oggi istesso partiremo per Catania.

--Quest'oggi? domandò Federico un po' esitante.

--Sì, nipote. Ho già divisato come devo agire. Ho scritto una lettera al duca dell'Isola, nella quale lo metto al fatto, o piuttosto, aggiunse con un sorriso un po' sardonico, mostro metterlo al fatto di tutto. Vi unisco la vostra lettura, che mi mandaste jeri dal conte di San Giorgio, ove esprimete le vostre idee. Discenderemo al palazzo di un gentiluomo che ospitai molte volte, che mi fece reiterate offerte, ed il cui zio fu mio grande amico. Da qualche mese non lo vedo, ma abita Catania. Si chiama il principe degli Alberi, è molto cortese; sarà lietissimo, ne sono sicuro, di ospitarvi per quei pochi giorni che dovrete trattenervi a Catania. Non potreste, comprendete, alloggiare in alcuna locanda per non dar luogo a ciarle, che forse offenderebbero il duca dell'Isola.... Andate ad avvertire vostra moglie e Gabriella, nipote. Io sono pronto anche adesso.

--Vado, rispose il giovane.

E si accommiatò dallo zio.

Si diresse verso una locanda vicina, ove il giorno prima era disceso col conte.

Nel breve tragitto fu avvicinato da un uomo, che gettò un grido di sorpresa in vederlo.

--Oh! signor di Chiarofonte, esclamò, voi non siete dunque morto a Lepanto?

--No, il vedi, ero soltanto ferito gravemente. E il tuo padrone?

--Abita qui a Messina, venite da lui, illustrissimo. Oh come rimarrà attonito, contento! tanto si dolse della vostra creduta morte!

--Lo vedrei con gran piacere, ma ora non posso; digli che vado a Catania, che desidero assai parlargli.... Ma bisogna mi affretti.... Addio.

E l'ufficiale entrò come un fulmine nella locanda. Avvertì la sorella e la moglie; pochi momenti dopo partivano col superiore dei cappuccini in una grande carrozza chiusa.

Federico era agitatissimo.

«Al dal Pozzo soltanto, andava dicendo tra sè, posso chiedere ciò che sia avvenuto di donna Livia: a nessun altro no, perchè temerei comprometterla.... Ah! quante volte fui per domandare di lei al conte! ma egli non sapeva che fossi già stato in Sicilia; che avrebbe mai detto, che avrebbe mai pensato chiedendogli di una dama di qui?... Ah feci bene.... Ella sarà maritata; il marchese me l'aveva promessa per tenerezza verso di lei, per riconoscenza verso di me; ma era pentito, lo comprendevo bene!... Non avrà tardato a valersi della libertà, che resi a sua figlia.... Poi, credendomi morto.... Basta, saprò ogni cosa da dal Pozzo.... Povera donna Livia! ella mi amava molto!... Ah non vi è donna superiore a lei!... Comprendo ora.... Quale purezza d'idee, e tanto spirito insieme!... Mia moglie è bella, divinamente bella!... Ma quale diversità di carattere.... Poi, ho dei dubbii, che voglio rischiarare.... Ed appena saremo partiti di qui, dovrà rispondermi di tutto.... Dovetti mostrare di crederle in faccia del conte, per convenienza.... Basta, rifletterò.... Ma donna Livia non posso rivederla.... Conosco il mio dovere, non debbo turbarla.... Dal Pozzo è segreto come una tomba, e nessuno saprà.... Il riconoscimento, dice mio zio, dev'esser condotto nella più grande ombra.... Dunque.... il nome di Chiarofonte non verrà pronunciato qui.... Mi allontanerò però presto da questi luoghi, giammai io vi dimorerò.... Provo per altro una viva emozione pensando a quel tempo, a quel castello del marchese, qui vicino.... ove fui trasportato ferito, dopo aver salvato lui e donna Livia dai corsari.... dove mi trattenni quasi cinque mesi.... e senza la battaglia di Lepanto.... Ma il marchese era pentito.... non avrei sofferto umiliazioni... Ah giammai!... Fu un sogno.... una poesia quell'amore.... è meglio tentare dimenticarlo....»

L'ufficiale non abbadava molto a suo zio, il quale trovava però la preoccupazione del giovane naturalissima e l'approvava.

Giunti l'indomani a Catania, il superiore mandò un servo coll'ambasciata al principe degli Alberi, dinanzi al cui palazzo si era fermata la carrozza.

Il principe, udendo il nome dal cappuccino, venne egli stesso ad incontrarlo. Fece a lui ed ai suoi nipoti mille offerte insistenti, chè davvero egli aveva delle obbigazioni con quel frate, e molta considerazione per lui, al quale doveva la cospicua eredità dello zio.

Fece discendere i forastieri nel palazzo, assicurandoli della gioja che avrebbe ad ospitarli.

Appena furono in una gran sala, mentre continuavano i saluti e le cortesie, Gabriella alzò il velo.

Il principe si turbò, e diede in una esclamazione di sorpresa.

--Che! donna Rosalia! È mai possibile?...

Tutti si guardarono, ed il superiore sorridendo:

--Ah! comprendo, principe, disse, siete meravigliato della rassomiglianza di questa dama colla sorella minore del duca dell'Isola... Infatti mi fu detto essere tale rassomiglianza prodigiosa.

--Prodigiosa davvero! interruppe il giovane; vedo ora che non è lei.... Ma alla prima....

--Voi dunque conoscete la famiglia del duca, principe?

--Ho sposato da poco donna Maria, l'altra sorella di don Francesco.

--Ma questa è una felicissima combinazione, esclamò il frate. Ebbene sappiate che questa dama, ed accennava Gabriella, e questo ufficiale dell'armata spagnuola, miei nipoti, sono figli del cavaliere dell'Isola, creduto morto in guerra da molti anni....

--Che sento! Ma allora sono miei parenti pure, disse il principe.

E stese la mano all'ufficiale, che gliela strinse sorpreso e distratto.

Vi fu un istante di confusione, di parole gentili e di complimenti.

Dopo di che il principe chiamò: un servo accorse.

--Prega donna Maria di recarsi qui all'istante, disse.

Poi, volgendosi al superiore:

--Ma narratemi, padre, narratemi come mai....

Donna Maria entrò.

Rimase immobile per la sorpresa.

--Mia sorella! esclamò aggrottando le sopraciglia.

In poche parole il principe le spiegò tutto.

Ella, che sapeva del segreto, che conosceva il duca, rabbrividì.

«Ohimè! pensò, crederà che io lo abbia tradito!... Che cosa avverrà mai?...»

Ed intanto i suoi sguardi s'arrestavano sui parenti, che le venivano presentati dal principe.

Trovò Camilla bellissima, poi guardò Federico, che le s'inchinava profondamente.

Ah! mai nessun uomo le aveva cagionato tanta impressione.

«Che bel giovane è questo cavaliere! disse tra sè. Qual'aria marziale senza esser burbero!... È un mezzo tra il duca e mio marito....»

Ed indirizzò all'ufficiale uno de' suoi più vezzosi sorridi.

Però era turbata assai.

«Mio fratello, pensava, è capace di provocare il principe.... Egli, che nei duelli uccide sempre l'avversario!... Ma in qual modo questi cugini sono qui?... Chi dunque gli ha avvertiti?... Ah donna Livia!... devo accusar lei se voglio salvar me.... È indispensabile.... Quale idea!... Il cavaliere, che ebbe con lei quell'abboccamento al castello, subito dopo la distruzione della pergamena.... Il duca certo non ha udito tutto.... Sì, sì, fu il conte; avrà finto partire per Malta.... Oh lo saprò! li farò parlare, e prendendoli di sorpresa, riescirò....»

--Sono lietissimo, principessa, le disse il superiore avvicinandosele, di aver trovato una sorella del duca dell'Isola nella moglie del principe, al quale mi lega tanta amicizia.... Voi ci ajuterete....

Donna Maria, ad onta della sua franchezza, non seppe rispondere che con un cenno.

«Sarò a tempo? chiedevasi.»

Il frate continuava.

--Venite qui, caro principe, che combineremo fra noi, mentre vostra moglie farà più ampia conoscenza coi suoi cugini. Vi racconterò tutto.

E prendendo il braccio del giovane, lo condusse nel vano di una finestra dell'ampia sala.

Donna Maria non perdette tempo.

--Dove vi trovò il conte di San Giorgio, cugino? chiese sorridendo all'ufficiale.

Federico rimase attonito.

--Che! voi sapete, principessa....

Donna Maria respirò.

«Ah! disse tra sè, il mio ardire mi ha giovato.»

--Oh, rispose, non è un segreto! la duchessa mia cognata inviò ella stessa il conte. Anch'io lo sapeva. Non ve ne disse nulla il cavaliere?

--No.

--La duchessa lo aveva inviato? chiese Camilla. È giovane questa dama?

--Sì.

--È qui di Catania? domandò ancora Camilla, tanto per dir qualche cosa.

--No, è di Messina.

--Di Messina? chiese Federico.

--Sì, è la figlia del marchese del Faro, morto da qualche tempo. Oh molto premeva a donna Livia il ritrovarvi!

Al nome di donna Livia del Faro, Camilla guardò l'ufficiale, che si era fatto pallidissimo.

«Ahimè, pensò, che sento! Cielo! ella è moglie del duca! di questo duca tanto orgoglioso!... E mi crederà sì basso, sì vile da reclamare, sapendo tutto ciò? Perchè non rimasi a Milano!... Insensato!... Oh! ma voglio giustificarmi, se credessi morire.... E mentre costoro parleranno al duca.... Alfine che può avvenire? La mia spada non è di quelle, che piegano.... Potessi trovare almeno la vecchia governante!... Se ella esiste, donna Livia non se ne sarà divisa....»

E senza badare a sua moglie, senza pensare alla sconvenienza, che stava per commettere, s'inchinò a donna Maria, ed escì, adducendo a scusa che un servo attendeva i suoi ordini.

Camilla gli guardò dietro con rabbia.

«Oh! pensò, chi mi avrebbe detto che qui dovevo trovare l'innamorata di Federico? Trovarla nella duchessa dell'Isola!... Ma egli crede che io tutto ignori!... Non gli ho mai parlato di quelle lettere, che trovai nella sua valigia mentre era ferito in mia casa....»

Uno strano silenzio regnava tra quelle donne....

Gabriella guardavasi attorno confusa; non sapeva che pensare....

Donna Maria cercava indovinare, ma non poteva...

In quel momento il principe ed il superiore si avvicinarono a loro.

--Abbiamo pensato, disse l'aristocratico frate a donna Maria, che è inutile differire. Spedisco una lettera, che avevo già preparata, al duca vostro fratello, nella quale gli chiedo un colloquio. Fra qualche ora ci recheremo da lui. Intanto andremo dal vescovo e da qualche altro amico, che desidero vedere. Perdonate se conduco meco il principe.

Donna Maria era sì confusa che li lasciò partire senza poter rispondere.

Alfine, pensò, in faccia a questo superiore il duca si conterrà, ne sono certa.

Poi, comprendendo dall'aria smarrita di Gabriella che le sarebbe stata d'impaccio:

--Cugina, le disse, voi siete assai pallida: sembrate bisognosa di riposo, volete ritirarvi?

Gabriella annuì ringraziando.

La giovane principessa la fece subito accompagnare da una camerista in una magnifica stanza da letto del piano superiore, ove il principe aveva fatto assegnare ai cugini un vasto appartamento.

Subito dopo donna Maria si volse a Camilla, che le sembrava un prezioso ausiliare.

--Signora, le disse, spiegatemi, ve ne prego, la causa della vostra emozione. Vostro marito rimase come colpito dal fulmine nell'udire da me il nome, il casato della duchessa. Che vuol dir ciò?... Confidatevi meco senza timore.

E strinse le mani di Camilla.

--Ah! esclamò questa con esasperazione, vuol dire ch'egli l'ha amata.... Ma voi vorrete salvarla!

--Io! oh io la odio! esclamò donna Maria con fuoco.

Ed aggiunse:

--Ditemi tutto; non vi è tempo da perdere; affrettatevi.

Camilla comprese dal fremito di rabbia della principessa che ella non l'ingannava.

Poi non era dessa abituata ad agire con precipitazione?...

Si decise all'istante.

--Ebbene, sì, disse: egli ha amato donna Livia del Faro, ma crede che io non lo sappia. Tutto mi è noto soltanto per due lettere, che gli ho involate.

--Due lettere? Lettere di donna Livia?

--Sì.

--E le possedete? Le avete con voi?

--Certamente.

--Ah questa volta, mormorò la principessa, ella non si salverà!...

Sentì un movimento di giubilo infernale.

Strinse di nuovo le mani a Camilla.

--Se sapeste quanto ho sofferto per causa di colei, esclamò, quante umiliazioni dal duca!

--Ma che! se tanto l'odiate, come mai vi aveva ella narrato del conte?

--Nulla mi narrò: ho indovinato a caso, ma non vi è tempo da perdere!... Sospettavo soltanto; interrogai vostro marito di sorpresa.... Ma ora ci vendicheremo insieme.... Mio fratello, il duca, è il più geloso dei mariti.... Sua moglie, l'ho sempre compreso, non lo ama, benchè nulla ne appaja; dunque ama ancora il vostro sposo.... Voi potete perdere la vostra rivale quest'oggi stesso.... Ah capisco tutto: il conte di San Giorgio ama la duchessa appassionatamente, ed ella si valse di lui perchè le rintracciasse l'amante.

Donna Maria si esprimeva con vivacità convulsa; le sue parole sembravano un fiume vorticoso.

--Sentite, signora, le disse Camilla; io vi narrerò tutto, ne abbiamo il tempo poichè vostro marito e lo zio di Federico non si recheranno dal duca che fra qualche ora, come udiste. Però devo avvertirvi che la duchessa non poteva sapere che mio marito era figlio del cavaliere dell'Isola. Io sola, ve lo giuro, possedeva il segreto, e non lo rivelai a Federico che all'arrivo del conte a Milano, rimettendogli le carte di suo padre.

--Veramente?

--Di questo siate certa; non odio però meno la duchessa, e non desidero meno di perderla.... Si potrà far credere egualmente al duca?...

--Sì, sì; con quelle lettere che possedete sarà facilissimo.... Narratemi ora tutto: come ella amò vostro marito e come....

--Mio marito fu gravemente ferito a Lepanto, interruppe Camilla; io ritengo che ella lo credette morto.....

--È probabilissimo.

E quindi:

--Lepanto!... Aspettate!... quella battaglia non avvenne nell'ottobre del 1571?

--Precisamente.

--Bene; ella sposò il duca qualche mese dopo.

--Sì, appena avrà saputo che mio marito era morto.

--Infatti, ma non monta.

--Ed al duca sarà noto ch'ella ha amato Federico di Chiarofonte?

Donna Maria riflettè, poi:

--Non credo che il duca, sospettoso, diffidente come è, acconsentisse a sposar donna Livia sapendola innamorata d'un altro.

--Ma se lo credeva morto?

--Dite bene; dei morti per solito non si è gelosi.

E la principessa sorrise.

--Pure, aggiunse, mi pare impossibile, a meno che.... Egli ritiene che le donne sieno nate per obbedire.... che sieno cose affatto secondarie.... Tante volte me l'ha detto.... Eppure nessuno vi è caduto più di lui.... È impazzito dietro la moglie in modo ridicolo, benchè si vergogni darlo a divedere....

--Se ne è tanto innamorato, le crederà tutto....

--No, oh per questo non dubitate.... Egli è brutale, violento per natura, è una vera bestia.... Io vi parlo con confidenza, signora.... È superbo all'eccesso, geloso soprattutto.... Non esiterà a punir donna Livia se la crede infedele.... punirla terribilmente a costo di morire poi.... Credetemi, cugina....

Ella trattava già Camilla da amica; si erano conosciute, apprezzate....

La moglie di Federico era molto pallida, non sorrideva, no.... La gelosia, mille strazii, mille terrori l'agitavano.... Certo, pensava, egli è sulle tracce della duchessa.... mi vendicherò.... Sarebbe indegno di me non farlo.... Egli l'ama ancora!

--Se vostro fratello sa di questo amore, disse alla principessa, crederà più facilmente ancora.

--È vero.

--È bella questa duchessa? domandò Camilla.

Tale interrogazione era naturale.

--Oh bella!... così.... non bellissima.... Ha certi occhi azzurri.... un certo che tutto suo.... Poi è molto fina: si regola secondo coloro, coi quali parla.... Conosce il debole di tutti.... innamora di sè gli uomini stravaganti:... chè anche il conte è stravagantissimo....

--Ma mio marito allora?

--Vostro marito sa il cielo in qual modo lo ha amato!...

--Sì, disse Camilla, voglio aver fiducia in voi, principessa.

--Oh io parlo schietto; vi secondo e perchè lo meritate, e per conto mio.

--Vi credo, e lascio ogni esitazione. Io, degli amori di Federico colla duchessa, non so altro che quanto potei rilevarne dalle due lettere di cui vi parlai, e che egli, ne sono sicura, ritiene di avere smarrite a Lepanto. Dunque senza dir altro, e perchè è meglio affrettarsi, vi mostrerò quelle lettere; le ho meco, come vi dissi: sono in uno scrignetto coi miei giojelli.

E si alzò.