La pergamena distrutta Romanzo del secolo XVI
Part 13
Il cavaliere di Malta, aveva ascoltato quelle parole di lei con attenzione estrema; se ella rassomigliava a suo padre, voleva dire che i suoi tratti, il suo tipo della famiglia dell'Isola non erano una stravaganza della natura. Provò una vera soddisfazione, ma anche un senso di dolore pensando che il cavaliere dell'Isola non doveva esser più....
--Assomigliavate a vostro padre! disse a Gabriella, dunque egli è morto?
--Ohimè sì! ma come mai lo ignorate?
E rimase perplessa.
«Ah egli è morto davvero! pensò il conte. Sventurato! morto, credendo che più nessuno della sua famiglia si occupasse di lui.... che suo padre non gli avesse perdonato.... ritirata neppure la sua maledizione.... Rejetto! esiliato!...»
Tali idee cagionavano una vera pena al cavaliere di Malta, che rimaneva silenzioso.
Gabriella lo esaminava inquieta:
--Come? ignorate la sua morte? chiese di nuovo; ma allora.... Essa è avvenuta da un pezzo, signore, da dodici anni.... Perdonate; quando lo avete mai conosciuto? Siete giovane ancora!
E siccome il conte continuava a tacere:
--Ma non fu dunque vostro amico?
Il cavaliere, vedendo che Gabriella non sapeva che pensare, che fors'anche diffidava di lui, credette dover affrettarsi.
--Signora, disse, io non conobbi vostro padre: ma credo conoscere moltissimo la sua famiglia.
--La sua famiglia! interruppe la giovane, ma mio padre non ne aveva!
Questa risposta, stravagante per un altro, era naturale pel conte. Il cavaliere dell'Isola non poteva certo avere una famiglia conosciuta. Era stato lui!... Credeva potersene tener sicuro!...
--E, domandò alla giovane donna, sapete perchè vi s'impose il nome di Gabriella?
--Era il nome della madre del mio genitore, a quanto egli mi diceva.
--E vostro padre, come si chiamava?
--Anselmo di Chiarofonte, rispose sempre più confusa Gabriella.
Anselmo era il nome di battesimo del cavaliere dell'Isola. Il conte pensò che tutto giustificava sempre più le sue speranze,
--E de' suoi parenti non parlava mai?
--Ma voi credete veramente conoscerli?
--È per loro mandato che v'interrogo. Nessun altro motivo mi guida, ve ne dò la mia parola.
--Vi credo, signore, ma....
Nella situazione di Gabriella era naturale ch'ella, sospettasse di tutto ed esitasse; le sembrava sì strano che dopo tanti anni, in quel tempo appunto, in cui Marco le aveva detto di diffidare, si venisse a cercare di suo padre.... Quel nobile cavaliere non aveva certo l'aria d'un mandatario di Camilla: ma Gabriella, fatta sospettosa dalla sventura, si chiese con angoscia se la mano di quella donna non istesse per colpire lei ed i suoi figli.... Il suo spavento era visibile, e fece sul cavaliere di Malta una cattiva impressione:
--Signora, le disse un po' severamente, perchè vi turbate in tal modo? Vi sono sconosciuto, è vero; pure sperai che poteste egualmente prestarmi fede.
--Perdonate, signor cavaliere,--e non sapendo risponder altro, aggiunse:--fui molto infelice; più volte ebbi a pentirmi di non aver saputo evitare i lacci, che mi si tesero....
Il conte la guardò stupito.
--Perdonate, ve lo ripeto, lasciate che mi rimetta un momento.... che rifletta....
Ella voleva riflettere; e risultato della sua riflessione fu se le risposte, che doveva dare a quel cavaliere, fossero mai un segno di riconoscimento.
Il conte attendeva; finalmente, vedendo che quella situazione si prolungava un po' troppo, decise ricorrere ad un ultimo mezzo, mostrare cioè a Gabriella il ritratto della contessa di San Giorgio.
Alla vista di quel dipinto, la giovane donna si scosse.
--Chi è questa dama? domandò, e come mai mi rassomiglia tanto?
--Questa dama, rispose il conte, ho tutte le ragioni per credere sia stata sorella a vostro padre; ma per accertarmene ho bisogno che lasciate ogni reticenza, e non perduriate in un contegno, che finirebbe per offendermi, e per tornare in vostro danno.
Gabriella fu persuasa; e nol fosse stata, non avrebbe saputo egualmente resistere ancora.... Ma quel ritratto l'aveva convinta.
--Vi soddisferò, signore, disse al cavaliere di Malta; vi prego a scusare la mia esitazione, ma gli è che nulla, o ben poco io posso dirvi. Non avevo che tredici anni quando mio padre morì; mi aveva confidata fin da bambina ad una buona signora, che mi tenne seco anche dopo la morte di lui.... sino a quando....
Ella si arrestò involontariamente, indi:
--Sino a quando mi maritai, proseguì.
--Vostro padre era guerriero della repubblica veneta, n'è vero?
--Sì.
--Sempre più mi persuado esser egli stato quel desso, che io ricevetti incarico di cercare. Continuate.
--Egli veniva a vedermi sovente, mi amava assai; era sempre molto triste.... ecco tutto quanto mi rammento di lui.
--È ben poco infatti.... Ma non mi parlate di vostra madre?
--Non la conobbi mai, signore; la perdetti a due anni.
«Dunque, pensò il conte, quella donna, per la quale il cavaliere dell'Isola era stato scacciato, morì presto! Ah perchè non tentò egli allora di ottenere il perdono di suo padre! Quante inquietudini si sarebbero evitate a donna Livia ed a me anche!»
E rivolgendosi a Gabriella:
--Vostro padre non diceva nemmeno in qual paese fosse nato?
--Mai.... diceva essere un gentiluomo senza sostanze.
--Oh ma.... Cercheremo saperne di più.... Attendete.... la signora che vi allevò potrà darmi forse degli schiarimenti....
--Non credo; ella non avrebbe taciuto meco per tanti anni. Molte volte nella mia adolescenza le chiedevo se mio padre fosse rimasto orfano presto; se non avesse più alcuno della sua famiglia; ed ella non faceva che ripetermi quanto mi era già noto.
--Ma come mai, se non conosceva intimamente vostro padre, vi tenne seco per sì lunghi anni?
--Diceva essere stata pagata in anticipazione per molto tempo: e che in ogni modo, siccome mi voleva bene, e non aveva figli, non si sarebbe divisa egualmente da me.
Tutto ciò era naturale, ed il conte lo credette vero.
--Ma, disse poi, voi dunque eravate figlia unica? Credeva aveste un fratello; morì forse bambino?
Gabriella rabbrividì:
«Ohimè, pensò, tutto questo finirà per mettermi a contatto di Camilla!»
--Voi non rispondete, signora? perchè?
--Ho un fratello infatti, mormorò la giovane vedova.
--Oh esiste ancora dunque?
--Sì.
--Come mai non me ne parlaste? Siete disgustata forse con esso lui? Ditemi ove si trova; ho bisogno di saperlo.
--Non lo so, signor cavaliere.
L'agitazione di Gabriella, il tremito, che in quell'istante si sentiva nella sua voce cagionarono mille sospetti al conte di San Giorgio; gli pareva che ella mentisse; si chiedeva se per odio al fratello, o per timore di divider seco delle ricchezze, che forse sospettava vicine, ella non fosse sincera....
«Sarebbe mai possibile? disse tra sè; sembra sì dolce... rassomiglia tanto a mia madre ed a donna Rosalia.... eppure le sue continue perplessità mi fanno sospettare.... Sarà ella degna del nome, che credo le appartenga? tutto la atterrisce.... Che mai può significar questo?...»
E la esaminò tristamente. Ad un tratto provò per lei un sentimento di compassione indulgente; cercò persuaderla colla dolcezza:
--Non sapete dove abita vostro fratello? le domandò; egli non s'interessa dunque a voi?
--Oh non è questo, signore, rispose Gabriella; mio fratello è buono, mi ama; soltanto una serie di circostanze, indipendenti dalla nostra volontà, me lo fecero perdere affatto di vista.
--Se questo è, tenterò riavvicinarvi. Datemi qualche indizio e lo ritroverò, spero.... Dite che lo perdeste affatto di vista: sono molti anni dunque che nulla sapete di lui....
--Qualche mese, balbettò Gabriella
Il timore che, dicendo la verità, essa avrebbe potuto tornarle forse fatale, l'aveva per un istante consigliata a mentire, ma non aveva saputo farlo.... Ormai ogni suo proposito di stare in guardia era vinto, ogni coraggio l'abbandonava; decise non tentar più nulla, affidarsi alla provvidenza, ma lo faceva tremando....
Il conte non sapeva che pensare di lei, ma si serbò calmo, onde ottenere più facilmente lo scopo, per cui aveva lasciato la Sicilia, poi Malta; non potè però reprimere un leggiero sorriso.
--Se è soltanto qualche mese, disse, che nulla sapete di vostro fratello, mi sembra probabile il rinvenirlo. Ove lo vedeste l'ultima volta?
--A Bologna.
--Vi dimorava?
--Credo vi fosse soltanto di passaggio.
--Ve lo disse egli?
--Sì
Gabriella rispondeva macchinalmente. Ella era nella situazione di chi, vedendo inutile ogni scampo, si decide a fermarsi in un lungo pericoloso.
--Vostro fratello è militare?
--Lo è sempre stato.
--Ed ora?
--Credo lo sia anche adesso.
Il conto la guardò attonito. Indi:
--Nell'armata della repubblica veneta?
--Una volta, ma ora non ne sono certa.
--Come? non ne siete certa?
--No, lo giuro.
--Ma non glielo chiedeste?
--No.
--Basta; e poichè servì sempre la repubblica, è probabile che la servirà ancora.... È da molto tempo nell'armata?
--Da quando morì nostro padre.
--Dunque egli è maggiore di voi?
--Di cinque anni.
--Pensate che io lo troverò a Venezia?
--Oh sicuro!
--Allora mi vi recherò senza indugio. Egli porta certamente il nome che portava vostro padre?
--Sì, Federico di Chiarofonte.
--Bene: adesso lasciate, signora, che io vi rassicuri... Credevo recarvi qualche consolazione, ed invece vi vedo sempre più spaventata. Non voglio essere indiscreto: ma permettetemi dirvi che trovo strano non vi rallegriate menomamente, vedendovi prossima a ritrovare la famiglia di vostro padre, e...
--Oh signor cavaliere, io sono piena di riconoscenza per voi, e per chi vi ha inviato: credetemelo... ma gli è che sono assai ammalata, ed ogni cosa mi turba.
Era questa l'unica scusa che avesse potuto trovar Gabriella; ma commosse il conte. Il pallore di quella giovane donna, le sue stravaganze istesse gli parvero spiegate da quel motivo. Ah! ei non sapeva come il destino di quella poveretta fosse crudele tanto da cangiare per lei il bene in male; da farle scorgere a ragione od a torto minacce future là ove altri avrebbero intravvedute brillanti speranze!
--Voi non mi dovete alcuna riconoscenza, le disse il cavaliere: solo desidero persuadervi che quanto conto fare può tornare in vostro vantaggio... Voi avete dei bambini, lo so... ebbene se il migliorare posizione vi è indifferente, pensate che ciò nol sarà per essi....
Aspettava una risposta, ma Gabriella non parlò. Ella si domandava se anche pe' suoi figli non sarebbe stato meglio avere la sola protezione di Marco. Ma per non offendere quel gentiluomo, che le parlava con tanta dolcezza, tentò sorridere...
--Sì, continuò il conte, pensate ai figli vostri, e sperate. Fra poco, ne ho fiducia, potrò provarvi che non vi esortai a ciò invano... Vi dirò allora il mio nome; comprenderete le mie domande....
Egli la fissava sì affettuosamente in quell'istante, che un subito baleno del vero venne a rischiarar Gabriella sul conto di lui.
--Ah, signore, mormorò, sareste voi pure della famiglia, che credete rendermi?
--Ebbene, sì; rispose il conte: ma per ora permettetemi che io non vi dica di più. Se non m'inganno, saprete presto quali legami ci uniscono, e conoscerete insieme il nome di vostro padre.
Malgrado le angosce che la torturavano, Gabriella guardò con emozione il cavaliere di Malta; provò come un rimescolamento nel sangue all'idea ch'egli forse le fosse prossimo congiunto; indi:
--Voi siete assai buono per me.
Ma nulla gli disse di più, nulla gli chiese. Era di troppo quanto aveva detto, quanto involontariamente aveva poco prima chiesto. Ed il conte di quel suo contegno fu, come sempre, sorpreso.
«Com'è, pensò, che non mi domanda nemmeno la posizione dei parenti di suo padre?... Temevo trovare dell'avidità nei figli del cavaliere dell'Isola, mai al certo tanta indifferenza.... Essa mi agghiaccia. È possibile provenga dal solo disinteresse? Questa giovane donna è ammalata; ma nondimeno.... Non parlò ella di lacci tesile, di sventure?...»
E per rischiarare un dubbio, quello cioè che Gabriella avesse sposato qualcheduno, di cui temesse profferire il nome, le disse:
--Siete vedova da un pezzo, signora?
Gabriella si turbò ancora più. Ai timori abituali si aggiungeva quello di dover narrare i suoi casi a dei parenti ricchi, orgogliosi, che potrebbero giudicarla senza indulgenza; fors'anche non prestarle fede.
Ma come preoccuparsi d'incidenti lontani, in mezzo a perigli vicini forse? Dio solo poteva salvarla, e con una muta preghiera si raccomandò a lui.
Indi, colla solita tristezza:
--Sono vedova da quasi due anni, rispose.
--Ora che sapete perchè m'interessi a voi, riprese il conte, non troverete strano che v'interroghi sull'esser vostro.
Egli dubitava sempre più.
--Chi era vostro marito? Come si chiamava?
--Ferdinando Alboni.
--Militare anch'egli?
--Sì, ma aveva lasciato il servizio.
Il conte desiderava altre spiegazioni, eppure temeva, persistendo in quella specie di esame inquisitorio, di essere indiscreto e di offendere Gabriella. Ma sì viva era la sua inquietudine, che non seppe resistere ai timori che l'agitavano. E:
--Aveva parenti vostro marito?
--Credo di no; era di Perugia; vivevamo in una sua piccola terra;--aggiunse arrossendo, come per rispondere a nuove interrogazioni.
Quell'imbarazzo strinse il cuore al cavaliere per diverse ragioni.
«Proverrà, si chiese, perchè mi trova indiscreto, o perchè ha paura che io le domandi di più?... Ohimè! pensò poi, se questa donna fu moglie a qualche tristo soggetto, come mai ottenere dal duca che la riconosca? Ed anche, come mai dargli torto in tal caso?»
Il conte di San Giorgio non era altiero della nascita, come se ne mostrava don Francesco; ma non era neanche un democratico. In quel tempo, con pregiudizii sì radicati nella nobiltà, ciò sarebbe stato impossibile.
«Basta, dicevasi, io attenderò a rivelare a lei ed a suo fratello il vero; se anch'egli ignora ogni cosa, mi sarà sempre facile il retrocedere.... Non vorrei poi introdurre nella nostra famiglia persone che..... Ah donna Livia non previde, come non previdi io stesso, che vi potessero essere circostanze da farci adottare il partito del duca.... Eppure non sarebbe grave ingiustizia questa?... Ohimè! se il padre di don Francesco avesse riparato in tempo, nulla forse di quanto temo sarebbe avvenuto.... Ma no, non devo scoraggiarmi; io, che tanto pazientai, che tanto sospirai per trovar questa donna!...»
Quella donna, Gabriella, ispirava al conte sentimenti diversi. La sua rassomiglianza colla madre di lui, con donna Rosalia, le sue sofferenze fisiche che apparivano evidenti, le morali, che egli sospettava, lo spingevano verso di lei; lo spronavano ad interessarsi con ardore per essa; ed il suo contegno, i suoi modi, le parole a diffidarne.
Ella non mostrava avvedersi che da qualche istante, il cavaliere taceva. Era rimasta immobile, cogli occhi bassi, confusa, tremante....
«Null'altro saprò da lei, pensò il conte. È di suo fratello che devo cercare; agirò verso lui con maggior precauzione; poichè, se era già un giovane quando suo padre morì, potrebbe sapere.... Ah voglia il cielo che ei possa accertarmi della verità, e sopratutto dissipare i miei sospetti.... Chi sa poi anche che in questa giovane donna null'altra colpa siavi, tranne qualche sventurato amore?... Suo fratello me lo dirà.... Sì, sì....»
E si alzò.
--Partite, signor cavaliere?--chiese Gabriella alzandosi parimenti, e coll'aria di chi esce da un sogno.
--Sì, o signora; oggi stesso partirò per Venezia; mi recherò in traccia di vostro fratello.
Ella fu per esclamare: Deh! non gli parlate di me, non ne parlate ad alcuno!... Occupatevi di lui soltanto, lasciatemi stare!...--Ma non osò. Eppure lo avrebbe desiderato ben vivamente!... Comprese anche dover qualche riguardo a quel cavaliere, che le aveva lasciato credere essere suo parente, alle cui prove d'interesse era rimasta sì fredda: e cedendo ad un subito rammarico per la condotta tenuta con lui, lo ringraziò con vivacità quasi convulsa, e si scusò seco....
Il conte sorpreso, ma anche soddisfatto di quel cangiamento, accettò gentilmente le scuse di Gabriella, chiedendosi però se ella non fosse un po' pazza. Tante stranezze, delle quali non conosceva il vero motivo, lo confondevano davvero, e sempre più accrescevano il suo desiderio di veder Federico di Chiarofonte.
--Vi rammento, signora, disse a Gabriella, che non dovete parlare ad alcuno di questa mia visita e del suo scopo.
--Non dubitate.
--Comprendete, finchè non ho rischiarato meglio....
--Oh! non parlerò.
Non avrebbe ella fatto un'eccezione per Marco? In quel momento forse non sapeva nemmeno ciò che le si chiedeva, che cosa aveva promesso.
Il cavaliere di Malta non insistè più oltre; la salutò ed escì.
Eppure in lasciarla provò come un rincrescimento; la compassione sembrava richiamarlo.
Gabriella lo aveva accompagnato sino alla porta, e quando fu partito guardò smarrita intorno a sè, indi si assise, nascose il volto fra le mani, e pianse.
--Mio Dio, mormorò, la mia testa si spezza!... E nessuno mi consiglierà!...
X.
In quello stesso mese di aprile a Milano, in una sala riccamente ammobiliata di una casa situata nelle adjacenze di Sant'Ambrogio, due persone stavano sedute l'una in faccia all'altra dinanzi alla tavola, già mezzo sparecchiata. La cena era finita, e quelle due persone, un uomo ed una donna, sembravano discutere con qualche vivacità.
--Perchè mai tale capriccio, Federico?--diceva al suo commensale la donna, che era davvero bellissima, e della quale uno sfarzoso abito di raso rosso cupo faceva maggiormente risaltare le forme classiche ed i tratti perfettissimi.
--Come potete mai chiamar capriccio un desiderio sì naturale?
Il giovane, che aveva proferito questo parole, eguagliava la sua compagna in avvenenza, grande, ben fatto, con alcun che di sì elegante, di sì marziale nella persona, nei bei lineamenti, che non si poteva a meno di lasciarsi all'istante trascinare verso di lui. Vestiva una brillante e ricca assisa di ufficiale spagnuolo; poteva avere trent'anni circa.
Era Federico di Chiarofonte.
Non mostrava rassomiglianza alcuna con Gabriella, nè colla famiglia del duca; dei tratti caratteristici di quella famiglia ei non aveva che il nero eccessivo degli occhi, se tuttavia vi possono essere occhi troppo neri; ma la loro forma più bella, lo sguardo meno fiso e più simpatico davano loro una espressione diversa.
--No, non è capriccio, riprese poi, fissando con qualche distrazione la lampada d'argento, che pendeva dalla vôlta della sala.
La donna, che aveva parlato prima, lo esaminava con ansietà; un lampo di collera apparve in quell'istante sul suo volto, ma Federico non se ne avvide: quando si volse nuovamente verso di lei, ella aveva già ripreso la sua abituale fisonomia.
--Se chiamai capriccio, disse, la vostra idea di recarvi in traccia di Gabriella, ho le mie ragioni per questo.
--Voi parlate sempre come una sibilla, rispose l'ufficiale con leggiera ironia. Già altre volte mi sconsigliaste dal recarmi da mia sorella; per soddisfarvi ho sempre procrastinato, ma ora...
--Ora, perchè non farete lo stesso?
--Perchè, signora, ciò che era perdonabile qualche mese fa non lo è più; perchè mi sembrerebbe mancar di cuore.
--Voi parlate in un modo che mi offende; è come se diceste che io non ho cuore, perchè vi sconsiglio dal fare quanto bramate.
--Io non intesi ciò; ma per approvarvi ho d'uopo che mi spieghiate i vostri motivi. Parlate, aggiunse, guardandola tra la preghiera ed il comando.
Ella lo fissò a sua volta; vi era veramente della passione negli sguardi, che immergeva in lui.
--Prima di tutto, disse con un seducente sorriso, che errava quasi costantemente sulle sue labbra, mi duole vedervi partire.
--Questo motivo non mi appaga, Camilla: non è la prima volta che vi lascio.
Camilla rifletteva; stava chiedendosi se dovesse ricorrere a qualche colpo risoluto; così rimase un istante silenziosa.
--D'altronde, riprese l'ufficiale....
--Ebbene?
--Voglio recarmi anche a Venezia.
--A Venezia?...
--Sì.
--Ma se vi eravate proposto di non riporvi più il piede....
--Credete che non è per vaghezza di ritornarvi.... per desiderio di rivederla, che conto recarmivi.
--Ma e perchè dunque?
--Per gli stessi motivi, che mi consigliano ad andare da Gabriella; per affetto.... per dovere.
--Io non vi capisco.
Se Camilla era agitata, nulla in lei lo rivelava: il suo sguardo era sempre eguale, sempre fiso.
--Sapete, riprese l'ufficiale, che Gabriella fu allevata da una certa signora Lorini....
Ella accennò che sì; ascoltava con un'attenzione profonda.
--Vi è noto altresì, continuò egli, com'io credessi causa quella donna, o la sua poca vigilanza, del disonore di mia sorella, poichè ignorava fosse stata rapita a forza....
Camilla scosse leggermente il capo, ma ei non vi abbadò, e proseguendo:
--Mi ero sdegnato per questo colla signora Lorini, nè più mi recai a vederla; ma dopo che seppi il vero, mi pentii del mio errore, e dal giorno, in cui vidi Gabriella e ne intesi la storia, ho sempre pensato far una visita a quella signora, e dirle che sono dolente d'essermi ingannato. Mio padre la teneva in gran conto; l'ultima volta ch'io lo vidi mi pregò, mi consigliò insieme a coltivarne la relazione. Dunque ora non voglio più indugiare a recarmi da lei.
--Vi siete risoluto?
--Risolutissimo.
--E contate andarvi nello stesso tempo che da vostra sorella?
--Sì, o nell'andata, o nel ritorno.... Mi fermerò a Venezia soltanto qualche ora.
Camilla lo interruppe.
--Ma prima dicevate volervi recare da Gabriella soltanto....
--Gli è che non sapevo bene cosa fosse avvenuto della signora Lorini; ma jeri ne ebbi sicure notizie.
--Da chi?
--Da un veneziano.
--Da un veneziano?...
Questa volta l'emozione di Camilla non si nascose intieramente; dovette essere stata ben grande, se una piccola parte di essa apparì nella voce di lei.
--Fu un mio compagno d'arme, che qualche volta mi aveva seguito dalla signora Lorini, quando Gabriella vi dimorava.
--Ah vedo!
--Dunque domani parto; ne ho già avvertito il governatore; e voi non dite nulla? Oh ne ero sicuro,--aggiunse con un mezzo sorriso, che le vostro obbiezioni non potevano essere serie.
--V'ingannate, io le mantengo.
Federico la guardò attentamente, alzò un poco le spalle, indi:
--Ebbene allora, spiegatevi, disse.
Quel mezzo decisivo, a cui Camilla aveva pensato poco prima ricorrere, lo adottò all'istante, audacemente, senz'altre esitazioni.
--Vi ubbidirò, rispose, ma temo abbiate poi a dolervi.
--In verità mi spaventate: ma non importa, proseguite.
--Mi sarei spiegata prima d'ora, Federico, fors'anco sarebbe stato mio dovere; ma volevo evitarvi una pena; eppure.... sarebbe stato meglio.
--Deh terminate!
--Ebbene; voi avrete notato certamente che vostra sorella a Bologna, prima che mi presentaste a lei, aveva accettate, a quanto mi diceste, le vostre offerte d'ospitalità, di assistenza, e che ad un tratto poi cangiò d'avviso. Ciò vi sembrò strano, ne sono certa....
--Infatti; ma da che derivava dunque?
--Dal sapere che io per una combinazione ero al fatto de' suoi casi, e che potevo benissimo, ove lo avessi voluto, smentire la storia, ch'ella vi aveva narrata.
--Dunque Gabriella?
--Era fuggita di sua volontà, perchè innamorata probabilmente. E ciò che per tanto tempo credeste di lei, era vero pur troppo....
--Sarebbe possibile? Avrebbe mentito a tal segno? Ma siete ben certa di non errare?... Alle volte avvengono degli equivoci.... sì sovente succede di ingannarsi....
Camilla lo esaminò con inquietudine, come se avesse voluto scrutare ogni suo sentimento.... Per un istante rimase perplessa, ma fu un istante, e non di più.
--Non mi sono ingannata, rispose poi con accento convinto.... Credete voi che io potrei affliggervi, se non fossi certa d'esser nel vero?.... Voi, che tanto amo...
Queste ultime parole erano sincere; Federico lo sapeva; così credette anche le prime. Pure formavano con esse, uno strano miscuglio di verità e di menzogna.
Ei non rispose, ma parve commosso.