La pergamena distrutta Romanzo del secolo XVI

Part 12

Chapter 12 3,714 words Public domain Markdown

Quando ebbe finito di leggere, che sperò? che disse?.. Nulla disse, nulla sperò.

Aveva voluto conoscere esattamente l'origine di Gabriella, pensando che tale conoscenza potesse condurlo a qualche scoperta, che gli alleggerisse il peso enorme, da cui sentivasi oppresso; onde vedere se altri motivi, fuorchè quello supposto prima, avessero guidato Camilla... Ma che scorgeva ora?

Nulla, od almeno supposizioni orribili, che accrescevano la sua confusione, il suo terrore.

Era agitato... e lo diveniva sempre più... Pallido, commosso, senza sapere ciò che doveva fare, si alzò... Si appoggiò ad una tavola, e rimase immobile.

La signora Lorini, benchè agitatissima ella pure, si scosse prima di lui; prima di lui ruppe il silenzio.

--Ebbene? Marco? mormorò; perchè tale agitazione, tale perplessità?... Gabriella non è forse degna di voi?

Il giovane non rispose.

--Comprendete, continuò la vedova, tra la sorpresa ed il timore, come la sola speranza di render felice la figlia del migliore amico che abbia avuto al mondo, potè persuadermi a mostrarvi questa lettera;... ma perchè tacete? Non comprendete quanto mi è costato il permettervi di leggerla?

E con qualche veemenza la tolse al nipote, che la lasciò fare: sembrava pietrificato.

Povero Marco! non era nato per gl'intrighi, per i delitti. Il suo pensiero vi si smarriva.... Quella curiosa penetrazione, che spinge talvolta delle persone onestissime ad occuparsi di essi con ardore, onde prevenirne di nuovi, ei non la possedeva.... Però sapeva cercare di comprendere qualche cosa, come aveva già fatto a Rimini....

--Sono confuso, disse a sua zia; mai avrei immaginato che Gabriella fosse una gran dama; credevo suo padre nobile sì, ma senza parenti, che potessero rimproverarla d'aver contratto matrimonio con un capitano di nave.

La signora Lorini sospirò.

Però Marco aveva lasciato il tuono secco e brusco di prima; ciò la tranquillizzava.

--Ohimè! disse: mi avevate atterrita!

--Che volete? mi sembra naturale il mio stupore.

--Infatti.

Ella si appagò di quella risposta.

--Vedete dunque, riprese poi, che potete senza timore offrire di nuovo la vostra mano a Gabriella?

--Oh no!... Ora che so chi ella è, non oserei!

--Ma non vedete che mai sarà riconosciuta?... Suo padre non nutriva alcuna speranza, e passarono tanti anni dalla sua morte....

--È vero....

E dopo un istante di esitazione dubbiosa;

--Ma questo figlio, di cui parla il signor di Chiarofonte?... Non giungeste mai a saperne qualche cosa?...

Ed intanto tra sè diceva: Ah sì! lo temo; Camilla ha sposato davvero Federico....

--Come lo avrei potuto? rispondevagli intanto la signora Lorini. Sua madre lo avrà condotto seco in Alemagna.... Chiarofonte non dice il nome del seduttore della sua sposa.... Forse lo ignorava, e per tal mezzo soltanto sarebbe stato possibile....

--Ciò che dite è giusto, interruppe Marco.

E si chiese un istante se dovesse confidar tutto a sua zia, onde ella lo ajutasse a decifrare nell'orribile bujo, in cui temeva penetrar collo sguardo, allucinato dalle immagini terribili, che sole vi scorgeva. La signora Lorini amava Federico e Gabriella: sapeva serbare anche per lunghi anni un segreto; egli ne aveva avuto la prova quel giorno istesso; senza timore adunque poteva confidarle le sue inquietudini, narrarle....

Per qualche momento riflettè, esitò.... Ma ad un tratto si decise a respingere una tale idea.... Lo spavento, la tenerezza istessa potrebbero condurre la vedova a qualche passo imprudente.... Perchè d'altronde far dividere a quella povera donna l'inferno, ch'ei sentivasi in cuore?... Se fosse necessario, sarebbe sempre a tempo a parlare con franchezza in avvenire...

--Marco, gli diceva intanto sua zia, voi non comunicherete mai a Gabriella, a nessuno ciò che sapeste quest'oggi, n'è vero?

--Mai, a meno che impreveduti casi mi vi costringessero.

--Come? io credeva ad un silenzio incondizionato... E poichè la famiglia del signor di Chiarofonte lo ha dimenticato, perchè agitare i suoi figli?...

Ed aggiunse con amarezza:

--Vi fu un tempo, in cui non avreste esitato a promettermi quanto vi chiedo; possibile che siate divenuto sì diffidente.... che di tutto sospettiate?...

Marco alzò un poco le spalle. Era stato lì, lì per gridare: Se sapeste quanto ne so io!... sospettereste assai più di me; ma non profferì parola.

--Che casi potete voi prevedere? continuava la vedova.... Vedete bene....

--Non so; io dissi così perchè certo, se venisse un giorno, nel quale il parlare potesse essere necessario a Gabriella, parlerei....

--Almeno promettetemi che non lo farete senza di ciò.

--Ve ne ho già data parola.

La signora Lorini non rispose; bisognava che si accontentasse.

Intanto una nuova idea aveva attraversato lo spirito del giovane; se avesse avuto motivo di credere fondata questa idea, egli avrebbe scorto più in là di quanto vedeva.

Per sapere se potesse accoglierla, fece alla vedova la seguente domanda:

--La madre di Gabriella non sarà stata sempre in Alemagna? Sapete voi di sicuro che non sia più ritornata in Italia?...

--Nulla so di sicuro, ma presumo questo, perchè la collera di suo marito offeso dovrebbe averla tenuta lontana di qui. È probabile che il timore di una vendetta l'avrà persuasa a non riporre il piede sulle nostre terre. Chiarofonte non l'ha più riveduta; da lungo tempo è morto, è vero, ma forse ella lo crederà ancora in vita.... Forse ella stessa non è più!...

--Potrebbe essere!

--Ma che importa questo? Ella è morta pei suoi figli; e voi, se sposate Gabriella, non dovete preoccuparvene.

Marco si accontentò di rispondere con un cenno equivoco.

--E siccome, continuò la vedova, parlai di entrambi i suoi figli, sapreste dirmi ora ove si trova Federico? So che si è ammogliato: me lo hanno detto.

Marco fece un movimento di terrore, ma sì impercettibile, che non fu notato dalla zia.--Ah sì! l'ha sposata davvero, pensò. Colei sa forse tutto.

La signora Lorini proseguiva.

--So che egli ha lasciato bruscamente Venezia; so che la sua sposa è ricca.... Mi sembra impossibile ch'ei non sia più militare; forse prese servizio in qualche altra armata.... Dite: non ne sapete nulla?

--No; l'ho veduto una volta, ma non gli ho parlato.

--Colla sua sposa?

Chiedere di colei a Marco.... obbligarlo a parlarne... ah veramente era più di quanto potesse fare in quel momento!

--No, no, rispose.

--Ahimè! nulla potete dirmi di Federico?

--Nulla.

Marco era sazio di fingere; ma non voleva partire ancora. Che sperasse trattenendosi? Nol sapeva.... Gli sembrava aver a fare altre domande importanti.... Eppure non ne trovava alcuna.

Quanti non hanno provato in certe circostanze quella specie di speranza, che resiste alla volontà, che trattiene in un luogo ove si trova male?...

E Marco era ben lungi dal sentirsi a suo agio, dinanzi a quella donna, che gli aveva confidato sì importante segreto.... che nulla gli aveva nascosto.... lasciatogli leggere persino nel proprio cuore.... indovinare i sentimenti, che lo avevano fatto battere quando era giovane e bella... sentimenti celati sin là...

Egli la ingannava:... era pel bene istesso di lei, per la sua pace....

Ma quel simulare, che per tanti è una graziosa abitudine, a lui era una cosa insopportabile.

Eppure si tratteneva ancora.

--Federico, continuava la vedova, mi ha sempre trascurata; e dopo la disparizione di Gabriella non è più venuto in mia casa. Era a Venezia di rado, è vero, poi certamente ha creduto che io non avessi vegliato bene su sua sorella.... Lo compatisco.... Ah se avesse saputo quanto ho sofferto nel perdere quella fanciulla!... che amavo ed amo ancora come fosse mia figlia!...

E la signora Lorini si mise a piangere.

Marco si sentì commosso.

--Via, le disse dolcemente: non vi affliggete. Vedrete Gabriella, ve lo prometto, appena sarà ristabilita.... combinerò di condurvela; vi vedrà tanto volentieri.

Un raggio di gioja apparve sul volto della signora Lorini.

--Temevo, disse, che non mi aveste perdonato di avervi mentito un giorno.

--No, zia, vi compatisco; alle volte si sa, bisogna mentire per forza.

Ed infatti egli la compativa davvero.

--Povera donna! aggiunse, stringendo tra le sue mani la destra ancor delicata di lei.

Se in quell'istante il giovane non si fosse fatto forza, avrebbe pianto con essa; tanto era amareggiato! Se trattenne le lagrime che sentiva vicino, non fu però per timore di mostrarsi debole, ma perchè comprendeva essergli necessario conservare il suo sangue freddo più che gli fosse possibile.

Per qualche tempo ella pianse, ed e gli cercò farle coraggio, e soprattutto infonderne a sè medesimo.

Ad un tratto la signora Lorini si rasserenò:

--Perdonate la mia debolezza, disse al nipote; ma ora sono vecchia, ed i vecchi, il sapete, piangono talvolta senza ragione. Infatti, continuò cercando sorridere, come volesse far dimenticare lo sfogo involontario di prima; io non ne ho alcuno, non devo essere forse più lieta? Credevo Gabriella perduta, ed invece la ritrovaste; un po' sofferente, ma alfine non disonorata, come lo temetti per tanto tempo.... Il suo stato di salute è malfermo, ma non disperato, mi diceste.

--Oh no, no....

--Dunque non so davvero quali idee mi vennero; da tanto tempo conduco una vita sì uniforme, sì isolata.... La vostra venuta.... quanto mi narraste.... le domande che mi faceste.... la lettera di Chiarofonte che vi mostrai.... tutto ciò mi scosse.... mi alterò.... Mi sentii come mancare....

Marco non era sorpreso da queste parole, che ad un altro avrebbero potuto sembrare incoerenti.... Aveva sempre conosciuto sua zia per una donna energica, ferma tanto, che per indurla alle confidenze ottenutene, gli era sembrato necessario prenderla un po' colle brusche. Quella sua emozione, quel cangiamento rapido non gli facevano dunque gran colpo.... Poi da qualche giorno nella mente di lui eranvi stati tanti contrasti, che non poteva meravigliarsi di trovarne negli altri, nè aver tempo e voglia di occuparsi ad osservarli.

--Ora, caro Marco, vi aprii il mio cuore, disse la signora Lorini con dolcezza ed insieme con dignità. Sono sicura di non aver a pentirmi. I casi impreveduti, cui accennaste, io li ritengo affatto impossibili.... Chiarofonte, lo vedeste, desiderava il segreto.... Non lo approvate voi di aver voluto evitare a' suoi figli agitazioni inconsulte, rifiuti umilianti se si fossero presentati alla sua famiglia? ed anche di aver loro impedito d'arrossire della loro madre?...

--Certamente.

--Dunque sono tranquilla, Marco; e spero in un più lieto avvenire.

Ed ella asciugava le ultime vestigia delle lagrime, che suo malgrado aveva versate.

Ebbi ragione, pensò il giovane, di non dirle nulla. Perchè gettare in lei le angosce, che io provo? Ella ha in passato abbastanza sofferto.... Che non darei per sperare, come ella spera?

--Di Federico, continuava ella, non posso dolermi molto, non ha mai saputo quale amicizia mi legasse a suo padre; ignora che io possiedo i suoi segreti.... È naturale che egli, cavaliere brillante, ricercato, non abbia potuto occuparsi di me: suscettibile, come tutti i militari valorosi, è giusto che il disonore di una sorella lo abbia offeso al punto, da rendergli impossibile il parlarne.... soprattutto con chi l'aveva in custodia... Ma non dispero disingannarlo.... Se sapesse la verità, si pentirebbe; tornerebbe a vedermi.... Cercatelo, Marco, narrategli tutto, ditegli che io comprendo la sua freddezza verso di me e la scuso, e che prima che io muoja mi dia la consolazione di vederlo ancora una volta.... Ditegli che mi conduca la sua sposa....

--Sì, sì, interruppe Marco. Cercherò,--ora, aggiunse, volendo dare un altro indirizzo al discorso, capite come io voglia pensare soltanto a Gabriella....

--Sì, e vi approvo.... Oh se desidero tanto veder Federico, che non ho allevato, pensate come brami stringere fra le mie braccia quella povera ragazza, la quale, come vi dissi altra volta, è il ritratto dello sventurato suo padre. Seguendo i vostri consigli, non recandomi a vederla, io vi faccio un gran sacrifizio.... un sacrifizio che mi costa infinitamente....

--Voi, chiese Marco, non diceste mai nulla a Federico, n'è vero, che potesse fargli sospettare la sua origine?

--Mai, mai una parola più di quanto dissi a Gabriella ed a voi in passato. Comprendete che i segreti bisogna serbarli intieramente, e che le mezze confidenze sono più dannose delle complete.

--Egli non sa dunque nemmeno che soltanto per affetto teneste per tanto tempo luogo di madre a Gabriella?

--No; vi è noto come io asserissi sempre essere stata pagata per lunghi anni da suo padre; ei forse ha creduto fare abbastanza per me, non chiedendomi conto alcuno--aggiunse con qualche amarezza: ma poichè ignora ogni cosa, non è colpevole; mi duole soltanto che allora io non potei far vivere Gabriella che ristrettamente.... Voi lo sapete, non fu se non dopo la morte di mio marito, che ricuperai tutto il mio.

--Non voleste mai accettar nulla da me....

--Potete voi biasimarmi di ciò, caro Marco? Non avreste voi fatto lo stesso?--Ed aggiunse con un mezzo sorriso---Ma il so, serbate per gli altri una misura diversa che per voi.... Severo nel giudicarvi, siete indulgente con tutti....

--Non ho tanta virtù, zia; non vi ho forse rimproverata quest'oggi stesso?...

--Non parliamone più; io vi approvo, benchè abbia penato nel soddisfarvi: sarà per il meglio....

Ella nuovamente cercava persuadersi che tutto andava bene... Marco non voleva turbarla. Posso partire, pensò, più nulla mi rimane a chiederle, e giacchè le mie domande imprevedute non le destarono alcun sospetto, a che rimango?

--Nuovamente vi prego, gli disse la vedova, vedendo che egli stava per partire; appena Gabriella non avrà più bisogno di voi cercate di Federico.... Desidero tanto ch'ei sappia ciò che è avvenuto di sua sorella.... Un tal riguardo d'altronde gli è dovuto....--E con qualche esitazione:--Sperate voi che ei crederà tutto, e non dubiterà di Gabriella?

--Come? Pensate dunque che ella non meriti piena fede?

Ed un sospetto, che non aveva ancora provato, gli avrebbe attraversato la mente forse, se Camilla non si fosse immischiata al rapimento.... Ma no, la sua fiducia in Gabriella sarebbe stata intiera egualmente.

La domanda fatta da Marco aveva atterrita la signora Lorini.

--Oh mio Dio! no.... sarei, disse, sfortunata a segno d'avervi fatto nascere io stessa dei dubbj sulla mia figlia adottiva?

E con vivacità estrema, stringendo le mani del nipote:

--Ditemi che non è vero! esclamò.

Il suo accento era sì straziante, che Marco ne ebbe pietà.

--Oh! io non ho dubitato un istante, rispose. Sono persuasissimo di Gabriella.

--Non m'aspettavo meno da voi; però io ebbi torto di gettarvi un sospetto, credendo comunicarvi un mio pensiero.... Comprendete ciò che volevo dire....

--Sì, sì.

--E poichè avevo principiato, mi spiego. Federico visse sempre in un altro mondo di noi. Egli frequentò nobili dissipati, dame viziose.... Vi fu trascinato anche dalla sua posizione, dalle sue brillanti qualità personali, che lo facevano sì ricercato dovunque. Le storie di seduzioni, gli amori sfrenati, colpevoli, gli intrighi, che a noi appajono come attraverso un velo, egli forse li vide in effetto.... E questo può averlo reso incredulo e sospettoso.... Perciò temetti potesse dubitare di sua sorella; benchè io le creda, come le credeste voi, senza restrizione alcuna.

--Avete ragione, ma....

Egli si arrestò; stava per dire: Le ha creduto, ed invece:

--Le crederà, disse.

--Oh spero! adoperatevi, perchè ciò avvenga presto.

--Farò il possibile. Ora, zia, devo lasciarvi; ho qualche affare qui in Venezia; un piccolo viaggio in Dalmazia, da cui non posso esimermi senza dar sospetto.... Desidero terminar tutto presto, onde recarmi sollecitamente a Rimini da Gabriella, che mi attende... Ve la condurrò poi.

--Grazie; ditele quanto io pensi a lei, e che mai l'ho dimenticata.

--Non vi mancherò. Voi pure le foste sempre a cuore, ella stessa me lo disse.

--Poveretta!

--Intanto non narrate ad alcuno che l'abbiamo ritrovata, è un mio desiderio.

--Farò quanto mi chiedete; d'altronde io non vedo più alcuno de' miei antichi conoscenti.

--Bene, taceremo entrambi.

E Marco, fatto un cenno d'addio alla signora Lorini, escì.

«Quali avvenimenti! mormorò allora la vedova, mentre riponeva nello scaffale la lettera del signor di Chiarofonte.... Tante interrogazioni mi avevano fatto temere qualche cosa di male. Povero Marco! egli è davvero generoso e buono. Qual altro uomo avrebbe al pari di lui compatita Gabriella di non aver tentato sfuggire al suo rapitore?... di averlo amato?.... Eppure.... che poteva ella fare?... Quando mai la rivedrò?... Basta, seguirò il consiglio di Marco, checchè me ne costi.... Non andrò a Rimini.»

E si assise.

Voleva riandare nella sua memoria gli avvenimenti trascorsi, le cose udite, le parole di Marco, la storia di Gabriella.... Aveva d'uopo di pensarvi sola ed a lungo.... Poi tutto ciò la conduceva ad altre riflessioni. Le memorie del passato si erano risvegliate in lei tutte quel giorno.... Esso gli appariva non come un sogno lontano, ma come realtà vicina ancora.... e con precisione si rammentava il bene ed il male, che vi aveva trovato.

Il lungo periodo d'esistenza passiva e monotona da lei condotta, che aveva cicatrizzato delle ferite, cancellato dolci emozioni.... in quell'istante era scomparso....

E Marco intanto?

A che pensava?... Quali deduzioni aveva tratte dal segreto rivelatogli?...

Una sola, che Camilla doveva saper tutto....

IX.

Dopo la visita di Marco, l'animo di Gabriella si era per così dire rinnovato. Un raggio di speranza era penetrato in quel cuore, amareggiato anzi tempo dai disinganni e dalle umiliazioni.

L'idea che un amico devoto vegliava sopra lei ed i suoi figli le alleggeriva il peso dei passati affanni: le permetteva sopportare con qualche coraggio i timori, cui era in preda.

Quando una persona è giovane, per quanto essa sia sazia della vita, stanca di sè medesima, vi sono momenti, nei quali si sente portata a non disperare affatto.

La tenerezza dimostrata da taluno, le promesse di un migliore avvenire, se anche in esse non si può avere intiera fiducia, bastano a creare tali momenti.

La visita di Marco, la sua bontà, le offerte tanto semplici quanto generose avevano lasciato in Gabriella una specie di gioja; erano discese come un farmaco nel cuore di lei, ed a intervalli sembravano farle dimenticare le pene provate, i motivi di terrore per l'avvenire; ed il suo cervello, che, come lo aveva detto a Marco, si era alquanto indebolito, si prestava a tali momentanei oblii; vi contribuiva.

Sua cognata atterriva Gabriella meno di prima; ciò non era strano. Il rapimento, di cui era stata vittima, le minacce fattele in Bologna, l'avevano convinta, persuasa che quella donna era malvagia. Marco col narrargliene l'origine l'aveva fatta rabbrividire un istante, è vero; ma non certo spaventata più di quanto lo fosse già; e lasciandole scorgere i motivi plausibili, che potevano aver guidata Camilla, l'aveva un po' tranquillata.

Vedeva finalmente, o sembravale veder chiaro in quel mistero, nel quale per tanto tempo erale riuscito affatto impossibile scorgere la benchè menoma traccia del vero.

«Ora, diceva tra sè, trovo alfine una spiegazione... Sì, Marco non s'inganna; Camilla avrà ajutato, pagato anche mio marito.... ohimè mio marito!... perchè conscio dell'origine di lei.... per timore che la scoprisse.... Ha operato male certamente; ma infine, la paura di veder palesato il suo nome l'avrà determinata.... la vergogna, che avrebbe provata in tal caso, atterrita.... e senza essere forse perversa come credevo, le sarà stato impossibile resistere alle minacce di mio marito; avrà ceduto ai suoi voleri con ripugnanza forse.... sarà stata trascinata dalle circostanze.»

Queste cose Gabriella cercava sovente persuaderle a sè stessa; rabbrividiva però ogniqualvolta si rammentava il suo incontro con Camilla, l'abboccamento avuto con lei.... Quella rimembranza scuoteva fortemente le credenze, che andavano formandosi nell'animo suo, ma non le distruggeva, chè delle ragioni apparentemente giuste la fortificavano contro quegli assalti dello spavento.

Le ragioni erano che, se Camilla fosse stata veramente crudele, avrebbe ucciso Ferdinando Alboni, si sarebbe sbarazzata di lui, invece che secondarlo.... Dunque il delitto le ripugnava.

«Ella è innamorata di Federico, pensava Gabriella, perdutamente innamorata; lo compresi: il timore di arrossire innanzi a lui avrà fatto che mi minacciasse in quel modo.»

E Gabriella con tali congetture finiva a darsi qualche pace.

Marco non le aveva detto che Camilla poteva averlo udito parlare al marinajo, che la conosceva.... Gabriella non pensava dunque a ciò; il sospetto, che tanto aveva fatto soffrire il giovane veneziano, non le aveva nemmeno attraversato lo spirito.

Non era tranquilla ancora, ma attendava però il ritorno di Marco senza agitazioni convulse. Si trovava in tale situazione d'animo, quando un giorno la sua domestica le disse che un forastiero desiderava parlarle.

Credette fosse Marco, ed ordinò lo s'introducesse all'istante.

Lo straniero entrò subito.

Gabriella, che si era mossa per riceverlo, rimase sorpresa, confusa....

Invece di Marco, le stava dinanzi un cavaliere di aspetto distinto, imponente, che le era affatto sconosciuto.

Il conte di San Giorgio, poichè era lui, la salutò profondamente, mentre per un istante stette a riguardarla.

Dal canto suo Gabriella non potè far altro che inchinarsi. Che poteva voler da lei quel cavaliere?.... Da lei, straniera a tutti, a tutti ignota?... Se lo chiedeva tra la confusione ed il timore; poichè le sembrava dover paventare di tutti, fuorchè di Marco.... Ed in quel momento la calma, ottenuta nei giorni precedenti con tante riflessioni, si dileguò; e fu con accento tremante che chiese finalmente al conte:

--Signore, quale motivo vi conduce in questa casa?

--Un affare di somma importanza, rispose con dolcezza il cavaliere di Malta; ma voi mi sembrate agitata.... Di grazia, signora, tranquillatevi.... Nulla devo dirvi di male; anzi....

--Ebbene, sedete, cavaliere, mormorò Gabriella, sedete.

Il conte di San Giorgio obbedì, dopo aver pregato la giovane donna a sedere la prima.

--Parlate, disse allora Gabriella.

--Nessuno può udirci?

--Nessuno. Perchè?

--L'affare, di cui devo intrattenervi, è, signora, assai delicato, e desidero che nessuno infuori di voi intenda ciò che sto per dirvi.

Lo stupore di Gabriella raddoppiava, ma la fisonomia simpatica e franca del conte, i suoi modi gentili, quasi affettuosi le infondevano qualche coraggio.

--Ascolto, disse.

Il conte di San Giorgio non si saziava dal contemplarla; per lui quella donna non era straniera; le parlava la prima volta, eppure gli sembrava conoscerla da lungo tempo. Ella personificava per lui la sua famiglia lontana....

«No, pensava, io non m'inganno.... ma saprà ella?...»

E con ansietà, simile a quella con cui la giovane attendeva, incominciò:

--Signora, le disse, prima di spiegarvi il motivo della mia visita, io devo principiare dal farvi alcune domande, che vi sembreranno stravaganti non solo, ma sconvenienti.... Ma deh! attendete a giudicarle tali, e rispondete con sincerità....

--Signore, io non comprendo....

--Perdonate, chi è vostro padre? Voi mi guardate attonita....

--Ma, disse Gabriella, non mi avreste presa per un'altra persona? Se non sapete chi sono, come mai venite da me?

--Voi sola potete darmi gli schiarimenti che cerco; non vi ho presa in fallo.... So che siete vedova, ma ciò non preme; è di vostro padre che voglio aver contezza.

--Voi lo conoscevate mio padre? Ah comprendo!.... la rassomiglianza, ch'egli aveva con me, vi ha fatto immaginare che io era sua figlia.

E Gabriella più fiduciosa schiuse le labbra ad un triste sorriso.