La pergamena distrutta Romanzo del secolo XVI

Part 11

Chapter 11 3,757 words Public domain Markdown

La vita che ella conduceva sì ritirata ed oscura, la tristezza letta sul suo volto le poche volte, che nascostamente l'aveva veduta; l'affetto, che mostrava a' suoi bambini, tutto ciò lo aveva deciso ad andare da lei.

Gabriella, se era stata colpevole, era pentita; poichè sembrava aver molto sofferto. Questa idea, unita a timori ancor vaghi, lo aveva guidato alla dimora della giovane vedova: e quando ella gli ebbe detto che non era fuggita, ma stata condotta via suo malgrado, egli non aveva dubitato un istante: lo aveva mostrato, offrendole la sua mano.

La sua emozione, nell'udire i casi di Gabriella, era stata profonda; assai più di quanto si sarebbe potuto supporre dal contegno serbato da lui dinanzi alla giovane donna.

Appena fu solo nella sua stanza, vi si rinchiuse: aveva bisogno di riflettere, di non vedere alcuno. Non pensava, come si sarebbe potuto immaginare, che, se Gabriella non era fuggita di sua volontà con un altro aveva finito però per amarlo, od almeno per rassegnarsi.

No: la cognata di Gabriella soltanto lo preoccupava. La sentiva come un incubo pesargli sul cuore: la vedeva, nell'immenso orizzonte della fantasia, apparirgli ora minacciosa, ora insinuante; ma sempre fatale a Gabriella, fors'anche a lui medesimo.... E rabbrividiva, temeva, esitava....

Poi provava come una specie di rimorso, che non meritava avere, eppur crudele assai, nel dire a sè stesso che egli solo forse aveva cagionato le sventure di Gabriella.

--Ohimè! pensava, sarebbe vero? Sì, pur troppo lo temo.... Ecco dunque per una trama, ordita da colei, che cosa è divenuta una fanciulla pura, buona, che io avrei resa una donna rispettata e felice! Ah! se avessi potuto prevedere tutto questo in quella notte d'uragano.... Ma no, non avrei avuto cuore.... Eppure gettarla in mare non sarebbe stato meglio? Non avrei evitato con ciò mille sciagure, anche per l'avvenire forse?... Ah perchè una di quelle onde impetuose, che entravano nella nave, non l'ha travolta seco?... Ed io che feci il possibile per salvarla?.... Dunque, si può pentirsi del bene, rimpiangere di non aver fatto il male?.... Non lo avrei mai creduto, ma, a quanto vedo, sì....

E seguendo il corso delle sue idee:

--Ma non è possibile che Federico di Chiarofonte l'abbia sposata.... Oh perchè non indovinai la perfida mano di Camilla nella disparizione di quella povera ragazza? Certe perversità io non so nemmeno immaginarle.... Le immaginerei ora, ne immaginerei molte, ma a che varrebbe? il male è fatto. Ah se avessi saputo tutto il giorno ch'io la vidi in gondola con Federico! sarei corso a loro.... l'avrei accusata innanzi a lui, poichè è questo che ella teme.... Ma dunque lo ama.... Ma che? tali donne possono amare?... Perchè no?... Non amano talvolta anche i più grandi scellerati?... Ed allora.... Ohimè! guai a chi è posto tra essi e le loro passioni!.... Sì, ella potè invaghirsi perdutamente di Federico di Chiarofonte:.... egli è di quegli uomini, pei quali si fanno pazzie.... Non se ne fecero già molte per lui a Venezia, persino da orgogliose patrizie?... Ed io, che sempre provai una specie di terrore per le passioni sfrenate, devo occuparmene per gli altri?... Oh fui felice io ascoltando la sola ragione!

Una specie di sorriso ben amaro, come derisorio verso sè medesimo, gli sfiorò le labbra:

--Chi mi avrebbe detto che Gabriella.... Ah gli eccessi d'ogni genere sono sempre pericolosi! Se io avessi amato quella fanciulla con passione, se non fossi stato sì fiducioso, sarei stato spinto dalla gelosia ad occuparmi maggiormente di lei; a badare, osservare con cura se alcuno ne fosse invaghito.... avrei scoperto colui, impedito forse quel rapimento.... Disgraziata! Di chi dunque fu sposa? Chi amò dessa? A chi perdonò?... Oh potessi almeno metterla al coperto da ulteriori perigli!... Ma Camilla! come potrò io mai lottare contro di lei? Indovinare i suoi raggiri?... E se il motivo, che la guidò a far rapire Gabriella, è quello che io presumo, com'è che non cercò colpire me a dirittura?... Ma non lo avrà potuto.... Ero sempre in mare.... E se m'inganno?... Se.... Pure, è impossibile quasi che sin d'allora ella amasse Chiarofonte.... Nulla discerno in questa confusione d'idee, d'impressioni....

E, ritornando ad un pensiero, che un istante prima lo aveva preoccupato:

--Chi sarà stato mai il marito di Gabriella? Certo egli promise a Camilla che mai avrebbe riveduta la fanciulla che rapivano: pare fosse un uomo rozzo, un militare di ventura.... Non compresi bene.... Povera Gabriella!.... Ove fuggì quel suo sorriso, sì calmo e puro, in cui leggevo le promesse di un avvenire sereno? di una esistenza senza scosse, senza dolori, la sola che potesse tentarmi?... Ohimè! non provo che amarezze, inquietudini tormentose, terrori orribili!...

Marco si assise dinanzi ad una tavola, col capo fra le mani.

Per la prima volta in sua vita aveva provato emozioni fortissime, terribili.... ed esse, come per vendicarsi di averle egli sino ad allora sapute evitare, gli facevano sentire tutta la loro forza; lo agitavano; gli destavano in cuore tormenti sconosciuti; rimpianti inutili, e perciò crudeli: l'opprimevano insomma; lo schiacciavano....

Marco soffriva! Egli, che aveva con tristezza, ma senza disperazione sopportata la fuga di una fidanzata, fuga che credeva allora spontanea; non sapeva resistere all'idea di aver egli involontariamente cagionate le sventure di Gabriella.

Non aveva fatto nulla di male, ed era pentito; non aveva mai provato gli entusiasmi dell'amore; ma ne sentiva tutte le amarezze, tutti i disinganni.

E, più che tutto, temeva l'avvenire.

Lo temeva, ed a ragione.

Non era soltanto il modo indegno, con cui Gabriella era stata data in mano ad uno sconosciuto, che gli faceva credere scellerata l'amante, o la moglie di Federico di Chiarofonte; no, per quanto odioso fosse stato un simile procedere, egli, come aveva detto e lasciato pensare a Gabriella, avrebbe trovata nell'origine di Camilla, nel suo timore di vederla rivelata, una scusa, o piuttosto una causa: ed avrebbe dubitato, diffidato di quella donna; ma non si sarebbe lasciato prendere da sì grande spavento, da sì crudeli angosce....

Ben altro sapeva di Camilla, benchè avesse assicurato Gabriella del contrario.

Una vecchia, sconosciuta a tutti, era morta due anni prima in Venezia in modo strano, improvviso: talchè si era detto da un medico fosse stata avvelenata.... Ma siccome non si sapeva chi accusare, e che nessuno si curava di quella vecchia, non si aveva abbadato alle parole del medico....

Ma Marco l'aveva veduta a caso morta; riconosciutala per la compagna della bella Camilla Bosconero.

Ed ora ei dicevasi che certo quel medico non si era ingannato.

Come dunque avrebbe potuto lusingarsi che un delitto, per quanto terribile potesse essere, arresterebbe colei?

Chi muove il primo passo nella via del vizio o della colpa, chi non s'arresta inorridito una volta, di rado si arresterà alla seconda; come colui che, dovendo passare sopra un precipizio per un piccolo ponte od un fragile assicello, si arrischia tremante; e ritornando affronta con minor timore, con maggior sicurezza lo stesso periglio, ripassa senza grande difficoltà: perchè i suoi occhi si sono avvezzati all'abisso, ove potrebbe cadere.

Soltanto l'interesse proprio può arrestare gli scellerati.

Ed in questa circostanza sperava Marco: in essa sola trovava qualche fiducia.

Il pentimento sincero, profondo, che rende possibile la riabilitazione innanzi a sè stessi, il veneziano lo credeva impossibile. Infatti pur troppo, checchè se ne dica, è una splendida utopia, che soltanto può venire realizzata da coloro, che commisero il male sotto l'impulso di qualche passione.

Marco, sì onesto, abborrente per natura dal vizio, non comprendeva come si possa cangiare il cuore. Se quella donna non fosse stata malvagia, pensava, non avrebbe fatto, no, quanto fece.

--Ma, poichè Gabriella l'ha obbedita; poichè vive nascosta, ignorata; e Camilla si tien sicura del suo silenzio.... perchè mi atterrisco?... Passarono già sei mesi dacchè l'ha veduta.... dunque: se avesse voluto sbarazzarsene, lo avrebbe già fatto.... D'altronde ignora dove sia.... Pure.... ma come posso io indovinare i pensieri di una persona da me sì diversa?... E come mai di me non si occupò?...

Questa domanda veniva ad ogni tratto a mettersi tra Marco e le sue congetture.... Se la faceva ad ogni istante: non sapeva rispondervi in modo che lo soddisfacesse intieramente, ed essa finiva di gettare la confusione, il caos nel suo cervello.

Prima di aver riflettuto che il suo colloquio col marinajo, di cui aveva parlato, poteva aver cagionato la sventura di Gabriella, egli aveva scôrti gli stessi perigli; se ne era spaventato per la sua amica; ma non come lo faceva ora.... Non era soltanto terrore che provava adesso, ma afflizione profonda.

Marco sapeva opporre il coraggio ai mali, che gli venivano dalla sorte, senza che gli fosse stato possibile scansarli: ma la sua fermezza era caduta innanzi a quel continuo pensiero, che gli replicava ad ogni istante come se ei non si fosse fermato ad udire quel marinajo, forse....

Tal pensiero era fisso; lo stancava; gli suscitava l'inferno nel cuore. Veramente era il solo, che potesse gettar lui in tanta costernazione.

E se voleva occuparsi d'altro, si sentiva trascinato a confrontare Gabriella qual era stata in passato, qual era adesso....

Che amara diversione!

Gabriella, giovane d'anni, ma sì abbattuta, sì vicina forse alla tomba; Gabriella che aveva esaurito ogni forza di volere, la sua parte di felicità: stanca, umiliata, avvilita....

Accettando la mano, ch'ei le aveva offerta, Gabriella non contribuirebbe certo a mantenere alcuna delle illusioni, di cui ha bisogno per sin l'amicizia; chè anzi farebbe cadere le sue, se gliene potevano rimanere dopo sì crudeli scosse.... Non si pentiva però di quell'offerta.

--D'altronde, pensava, non sarà più generosità la mia, se veramente senza volerlo fui causa che la si rapisse.... Sarà una riparazione, che le è dovuta; un dovere, che io compirò.

Dopo qualche tempo trascorso in sì angosciose preoccupazioni Marco pensò che, comunque fossero le cose, il meglio che gli restasse fare era cercar dei rimedj; tentare di antivenire dei perigli; e benchè a fatica, vinse l'abbattimento in cui era caduto.

Richiamò la sua energia; ma l'amarezza, ch'ei si sentiva in cuore, non poteva certo vincerla; e per allora ogni tentativo sarebbe stato vano.

Si propose partire subito, chè gli conveniva affrettarsi; benchè una specie d'afa pesante lo avvolgesse, sembrasse inchiodarlo ove si trovava, lo condannasse all'inerzia.

Malgrado di ciò, poco dopo con passo fermo, pallido ma risoluto escì dalla locanda.

Si diresse verso il porto. La sua nave l'attendeva. I marinai sapevano che dovevano andare in Dalmazia; ma ad un tratto egli, colpito da una subita idea:

--A Venezia, disse: a Venezia; e tosto.

Fu obbedito.... si spiegaron le vele....

--Qualche giorno mi basterà, mormorò Marco allontanandosi dalla spiaggia, oh sì qualche giorno; tanto per ora Gabriella è sicura.... Camilla non sa ove ella sia.... poi io l'ho messa in guardia....

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VIII.

Sul finir della settimana Marco era nella sua città natale. Si recò tosto in un ritiro di vecchie signore, ove dimorava la zia, che lo aveva fidanzato a Gabriella ed allevata questa.

--Dite alla signora Lorini che Marco Sabbia desidera parlarle all'istante, rispose egli ad un servo del luogo, che gli chiedeva cosa volesse colà.

Fu obbedito. Quel servo ritornò subito, dicendo che la signora Lorini lo attendeva con impazienza.

Marco seguì il domestico, che lo introdusse in una piccola sala. Rinchiuse la porta, e si avanzò verso sua zia, che lo abbracciò piangendo.

Era la signora Lorini una donna di circa cinquant'anni, ma ancor bella ed imponente.

Il marinajo era pallidissimo: nel suo aspetto aveva qualche cosa di duro e di tetro, che non gli era abituale.

La signora Lorini ne rimase tosto colpita.

--Che avete mai? gli chiese.

--Ho ritrovato Gabriella, signora.

--Che? sarebbe vero? e dov'è dessa? dove è stata sinora? Con chi era fuggita?

A queste domande, fatte con precipitazione estrema, Marco non rispose subito: per qualche momento rimase muto.

La signora Lorini lo guardava atterrita.

--Ma spiegatevi dunque, balbettò.

Marco fece uno sforzo, ed in succinto, più che gli fosse possibile, narrò i casi di Gabriella; ma senza accennare però nè a Federico, nè alla moglie di lui. Solo disse che era stata rapita da uno sconosciuto.

La signora Lorini ascoltava con emozione vivissima.

--Povera fanciulla! andava mormorando: povera fanciulla!

E quando Marco ebbe finito:

--Mi sembrava impossibile, disse, che ella ci avesse ingannati.... E non potrò vederla?

--Per ora no: è un po' ammalata.

--Ma se mi recassi da lei a Rimini?

--No: per ora, credetelo, val meglio non agitarla.

--Siete venuto per narrarmi tutto questo, è vero?

--Per questo, e per altro ancora, zia, rispose un po' imbrogliato il marinajo.

Ella lo interruppe.

--Vi credeva disgustato meco.

--Perchè?

--Dacchè Gabriella è sparita, non vi ho più veduto quasi.

--Oh sono sempre stato in viaggio....

Ed egli si arrestò fissando un istante sua zia, indi:

--Ho offerto nuovamente a Gabriella di sposarla.

--Voi siete sempre generoso, mio buon Marco.

Il giovane si turbò, ma cercò nascondere la sua emozione.

--Non so se ella accetterà, disse, stante la sua mala salute, ma in ogni modo desidero conoscere la vera origine di Gabriella.

--La sua origine? non la conoscete? rispose un po' accigliata la vedova.

Marco la esaminò attentamente; quel turbamento accrebbe i suoi sospetti; poi:

--La conosco, la conosco.... cioè so quanto me ne diceste voi.... So ch'ella è figlia d'un guerriero di ventura; sorella ad un altro guerriero di ventura, Federico di Chiarofonte.... Una volta ciò poteva bastarmi, ora no.... Io non ho più vent'anni.... L'esperienza, che feci degli uomini, mi insegnò a diffidare di tutto ciò che è oscuro.

L'accento secco di Marco spaventò la signora Lorini; mai egli le aveva parlato in tal modo.

--Io non vi riconosco più, nipote mio, mormorò.

Marco si sforzava a soffocare gl'impulsi del cuore, e col tuono di prima:

--Signora, rispose, voi sapete sui parenti di Gabriella più di quanto me ne avete detto sin qui... Del resto, l'ho sempre pensato, aggiunse.

In quel momento egli mentiva, e davvero vi aveva cattiva grazia.

La vedova rimase silenziosa.

--Zia! esclamò Marco.

--Che sospettate voi? Quale motivo vi sprona? domandò ella.

--Il motivo mi sembra avervelo detto, signora. Prima di sposar Gabriella, voglio saper meglio chi sia. Rispondetemi francamente. Vi è dunque qualche vergogna legata alla nascita di quella ragazza?

La vedova arrossì vivamente.

--No, rispose con sdegno; e poichè siete sì diffidente, poichè avete bisogno di saper tutto, vi soddisferò.

--Parlate, disse Marco, lasciando alquanto il tuono burbero di prima. Perchè non foste più franca meco in passato?

--Avete ragione, amico mio, rispose la vedova tristamente; avrei dovuto, forse sin dal giorno, in cui acconsentiste a fidanzarvi a Gabriella, dirvi quanto sapeva di lei; ma mi pesava troppo il farlo: ora ve ne dirò il perchè...

Marco era impaziente.

--D'altronde, continuò ella, voi nulla mi chiedeste allora; vi accontentaste di quanto vi dissi...

--Proseguite, proseguite...

--Ebbene... la origine di Gabriella e di Federico è illustre...

--Illustre?

--Per questo, continuò la vedova alquanto confusa, ero lietissima di averla fidanzata a voi...

--Che diavolo dite? Io non sono un patrizio...

--No, ma ricco e di nobili costumi. Gabriella certo non poteva sperare di più... Avevo temuto tanto essere costretta dalle circostanze, in cui versavo allora, ad unirla a qualcheduno che non avesse per lei i riguardi che meritava... Ahi! che quei miei timori si realizzarono invece, a quanto mi narraste... Se suo fratello se ne fosse occupato!...

Marco sospirò.

--Basta, chi sa che voi possiate ancora renderla felice.

--Felice! interruppe amaramente il giovane: poi, temendo di lasciar indovinare la sua agitazione, aggiunse con calma. Speriamo!...

La vedova interpretò quel momentaneo imbarazzo, come cagionato dall'idea che Gabriella era stata d'un altro, e lo trovò naturale. Ritornò al tema di prima.

--Vent'anni sono, disse, io conobbi il signor di Chiarofonte; egli era ancora assai giovane e militava nell'armata della repubblica. Non vi dirò in qual modo una semplice relazione divenne sincera amicizia, intrinsichezza anzi; benchè i nostri rapporti non abbiano mai assunto, ve lo giuro, il carattere dell'amore.... Entrambi eravamo infelici: io, per causa di un marito che mi aveva abbandonata per un'altra donna; egli, per ragione di una moglie infedele; ignoravamo entrambi se eravamo vedovi o liberi.

Però mai, ad onta nella stima che mi professava, dell'affezione, ch'egli aveva per me, mi disse il suo vero nome; nè mai io glielo chiesi, benchè comprendessi che quello da lui portato non era il suo...

La voce della signora Lorini era assai commossa: al turbamento, con cui parlava del padre di Gabriella, era facile scorgere che i suoi sentimenti per lui avevano varcato i contini dell'amicizia.... che lo aveva amato insomma...

E Marco lo comprese; ma non se ne dava pensiero molto; che gl'importava?...

--Io non aveva figli, proseguiva la signora Lorini; egli invece due: Gabriella era allora nell'età di cinque anni, suo padre l'amava assai, e se ne preoccupava ad ogni istante. Federico non gli dava tanta pena... Era già grandicello; il signor di Chiarofonte l'aveva consegnato ad un precettore. Sarà soldato al pari di me, diceva egli tristamente. Ha molta inclinazione per le armi, molto brio, molta vivacità... Ma Gabriella?... Non posso condurla meco, e da un istante all'altro sarò costretto recarmi a guerreggiare in qualche luogo lontano...

Io gli proposi presto di confidarmela; egli accettò con gioja, a condizione però che acconsentissi a ricevere una pensione per lei e...

Marco durava fatica a frenare la propria impazienza. Sua zia non era molto prolissa, eppure... Gli sembrava ch'ella andasse per le lunghe; ma non la interruppe, temendo sprecare altro tempo.

--Infatti, finchè egli visse, ricevetti da lui tale pensione; negli ultimi anni di sua vita fu quasi sempre assente. Veniva a vedermi alla sfuggita quando si recava a Venezia.... Federico contava appena diciotto anni, Gabriella tredici, quando il loro padre morì lontano da tutti... Marco, questo lo sapete.

--Sì, sì, continuate; ma non capisco, non vi fece altre confidenze?...

--A voce no, ma...

Ella si arrestò; sembrava perplessa ancora...

Il giovane marinajo la fissò; il suo sguardo era insistente, pieno di domande e di eccitamenti.

La vedova ne comprese l'espressione.

--Sì, voi volete saper tutto, Marco, ed io promisi soddisfarvi...

--Bene.

--Qualche mese dopo la sua morte ricevetti una lettera di lui; uno de' suoi soldati, che gli era intieramente devoto, me la recò; egli solo aveva assistito alla morte del signor di Chiarofonte...

--E questa lettera?

La signora Lorini non rispose, ma si mosse; aprì uno scaffale, e ne trasse un foglio, che porse a Marco con mano poco ferma.

--Oh che io manco a quanto ei mi chiese! mormorò; ma è pel bene di sua figlia; d'altronde io potrei morire; tale responsabilità mi pesa troppo....

Marco non la udì; stava spiegando la lettera; la lesse; ecco che cosa conteneva.

«_Mia buona signora e cara amica...._

»Quando partii da Venezia l'ultima volta, quando mi recai ad abbracciare allora i miei figli, un segreto presentimento sembrava avvertirmi che mai gli avrei riveduti. Vel rammentate? Voi cercaste combattere le idee melancoliche, da cui mi sentivo preso, ma non poteva riuscire a scacciarle... I miei timori si realizzarono. Muoio qui solo, abbandonato, lontano... Giammai rivedrò Federico, giammai rivedrò Gabriella.... A stento posso tracciare queste parole...

»Io voglio prima di morire confidarvi tutto.... Sì tutto.... Anche il mio nome di famiglia, che mio padre mi aveva ordinato, sotto le più terribili minacce, di non profferire mai con alcuno; ma prima di morire.... alle volte.... io sono tanto certo del vostro silenzio.... Ebbene, io sono il figlio secondogenito del duca dell'Isola di Catania.

»Un amore insensato, violento fu la prima causa de' miei mali; per esso io perdetti famiglia, averi; dovetti rinunziare ad un nome illustre.... E quella donna, cui avevo tutto sacrificato, benchè non sapessi allora quando la sposai di essere così terribilmente punito; quella donna, la madre de' miei figli... io vi dissi che mi fu infedele, ma non vi narrai ancora in qual modo...

»Voi, coll'usata vostra discrezione e delicatezza, non mi domandaste mai più di quanto io vi dicevo... Oh mia buona amica! quanta riconoscenza!...

»Ma sulla incertezza di poter ultimare questa lettera, mi conviene affrettare...

»Col denaro, che avevo ricevuto dalla mia famiglia, io comperai nel Vicentino una terra isolata, chiamata Chiarofonte, e ne assunsi il nome.... Ma fui presto obbligato a venderla... Mia moglie, ella, che avevo tratto dalla miseria.... anzi da.... ma non voglio dire di più... Ohimè! consumò presto la nostra fortuna abbastanza ragguardevole, e colla quale ai miei figli avrei potuto assicurare un'agiata esistenza...

»Prima di essere ridotto nella miseria presi servizio nell'armata della repubblica veneta; comperai un grado... ero alla guerra da qualche mese, quando mia moglie fuggì con un ricco condottiero di un reggimento tedesco, che da poco era giunto ove ella si trovava.

»Ora una cosa voglio dirvi; ella condusse seco l'ultimo dei nostri figli... Fu una bizzarria, chè certo non poteva essere sensibilità; ma lo amava con trasporto, a quanto mi si disse.... Era nato un mese dopo la mia partenza, io non l'ho mai veduto.

»Ohimè! quel fanciullo lo odiai un tempo, perchè sua madre lo amò; ma in questi istanti supremi sento che il suo ricordo mi trafigge il cuore.... esiste egli ancora?... od è morto?... Lo ignoro, e nulla posso fare, nulla posso dire, perchè lo troviate.... Io non ho voluto cercarlo; mai l'ho tentato, perchè di sua madre non volevo saper più nulla, temendo vendicarmi in modo orribile....

»Non potrò più continuare a lungo. Ora una preghiera vivissima... Che mai Gabriella, che mai Federico istesso sappiano il mio nome e quanto vi rivelai... Inutilmente, e parlo con fondamento, i miei figli potrebbero aprire il cuore a speranze vane... Io fui costretto firmare un atto, in cui rinunziavo ad ogni diritto.... Speravo, il confesso, che prima di morire mio padre mi perdonasse... ma egli non è più... Me ne informai segretamente; morì senza ritirarmi la sua maledizione.

»Oh se potessi rifabbricare il passato!... Che i miei figli ignorino dunque.... Io vi confidai ogni cosa, perchè, se il duca mio fratello provasse un sentimento di pietà, facesse cercar di me nell'armata della repubblica, questa lettera potrebbe servir di prova; ma non mostratela ai miei figli che in un supremo momento... Io non possiedo più le mie carte di famiglia, che avevo portate meco da Catania, e che stavano, con qualche memoria scritta di mia mano, rinchiuse in una cassetta d'ebano intarsiata d'argento. Mia moglie deve averla involata; per quale scopo non so!... Voleva ella forse provocare scandali, accrescere il mio rossore?... Indegna!...

»Non parlate mai a' miei figli della loro madre.... Gabriella ve la raccomando.... Addio... Federico è ora un uomo; mi si promise dargli il mio grado, entrerà tosto nell'armata, e si farà onore...

»Fra poco io non sarò più...

»Addio... signora Matilde... addio...

»_Anselmo cavaliere dell'Isola_».

Durante la lettura di questo foglio mille sensazioni diverse colorivano e scolorivano a vicenda il volto di Marco; quel volto sì bruno, che sembrava non dover lasciare scorgere impressione alcuna.