Part 8
Allora l'Axerio mandò un ruggito soffocato e addentò la lettera, perchè sentì tutto il ridicolo che lo colpiva a un tratto. Il ridicolo colpiva lui che sin a quel momento non aveva fatto altro se non portare se medesimo in pompa magna per il mondo. Egli aveva avuto sempre somma cura di apparire un modello di regolarità in ogni atto e detto agli occhi del mondo come uomo, come professionista, come marito, come cittadino. E per apparir così aveva sempre calcolato tutto, tutto aveva fatto con calcolo a tempo debito. Per star bene nella compagnia del maggior numero ben pensante, com'aveva scelte cert'opinioni politiche e credeva nella futura solidarietà del genere umano, così aveva brigato per ottener onorificenze e a tempo debito aveva preso moglie. Il professor Axerio insomma aveva per fede che la sorte toccatagli nascendo fosse di dare spettacolo di ciò che è un grand'uomo in un uomo regolare, perchè egli era l'uomo civile e borghese per eccellenza. E la gran barba era per lui il segno del privilegio; ei l'amava più di qualunque altra parte della sua persona come quella che riuniva la serietà dell'uomo regolare e la dignità del grand'uomo. Egli aveva avuto dalla natura la gran barba per segno della sua dignità borghese professionale, come, a male agguagliare, aveva avuto per la sua umanità il sesso. Ma ora tutto andava in rovina nel modo più ridicolo. Il professor Axerio fu invaso dalla paura del ridicolo.
E incontanente spinto da questa paura scese da Santa Teresa. Quando, qualcosa di straordinario accadde dentro quell'uomo: ei trovò il modo di metter d'accordo la paura del ridicolo col proposito di dare al fatto domestico l'importanza di un avvenimento pubblico. E perciò corse al palazzo d'un gran personaggio che conosceva e fattosi annunziare fu subito ricevuto. Lo stesso personaggio che aveva un alto potere nella repubblica, gli andò incontro fin sulla soglia del suo gabinetto con tutte e due le mani tese festosamente. Ma appena l'ebbe invitato a sedersi ed egli pure si fu seduto, s'accorse col suo occhio assuefatto a legger dentro nelle intenzioni degli uomini, che gli stava dinanzi uno che aveva da raccontargli qualcosa di grave. Il professor Axerio avev'assunto un'aria solenne per far colpo, ma il personaggio afferrò in lui un che di forzato e con un leggiero sorriso grazioso gli disse:
— Eccomi qui tutto per Lei se posso esserle utile in qualche cosa.
Il professor Axerio tirò fuori la lettera della moglie e passatavi sopra l'unghia del pollice là dove c'era rimasto il segno del dente, la porse al personaggio; il quale lesse, comprese, rilesse e facendo le viste di non capir nulla, col solito sorriso domandò:
— Ebbene, professore, questa lettera?
— Questa lettera è della signora Axerio.
— Oh!
Il personaggio s'arrovesciò all'indietro sulla sedia e rimase a guardar l'italiano con la bocca ancora arrotondata dall'esclamazione sotto l'arco dei baffi. E l'italiano proruppe:
— Eccellenza, son venut'a pregarla d'aiutarmi a rintracciare la signora Axerio!
E sua eccellenza di rimando:
— La ringrazio d'aver pensato a me.
E poi riprendendo il suo grazioso sorriso continuò:
— Naturalmente, la cosa è tanto delicata che non ardisco pregarla di darmi particolari.
— Io stesso non riesco a spiegarmela. La signora m'è stata sempre devota e sommessa.
— Non poteva essere altrimenti.
— Ieri le feci soltanto un'osservazione e ci fu tra noi qualche parola, nulla più. Venni in città, al mio ritorno se n'era andata e stamani ho ricevuta questa lettera.
— E non ha nessun sospetto....
— Sospetto?
— Dove possa trovarsi....
— Nessuno.
— Naturalmente, la cosa è molto delicata; le leggi della repubblica, come Lei stesso può supporre, non ci permettono gran che, molto più trattandosi d'una signora straniera. Se la signora si rifiuta di tornare sotto il tetto coniugale, neppur nel Brasile si può in alcun modo obbligarla.
— Neppur io intendo obbligarla. Ma intendo trovare, nella peggior'ipotesi, una soluzione, e per il presente e per l'avvenire, che mi metta al coperto da ogni menomazione della mia personalità nella considerazione pubblica.
— Comprendo. Professore, mi lasci pensare al da farsi, perchè la cosa, Le ripeto, è molto delicata, soprattutto trattandosi d'un uomo illustre come Lei. Mi lasci pensare. Le manderò notizie in giornata a casa.
Così dicendo il personaggio guardava fisso fisso il professore italiano, senza smetter di sorridere graziosamente. E poi riprese:
— Naturalmente non posso prometterle di far ricerche per tutto il Brasile. Il territorio della nostra repubblica è per disgrazia così vasto! Ma la signora non vorrà certo allontanarsi da Rio. Eccettochè non prenda il volo per l'Europa e allora noi saremmo molto dispiacenti se per questo dovessimo perdere anche Lei prima del tempo.
Il professore Axerio incominciò a sentirsi a disagio sulla poltrona, perchè sempre più gli pareva che il personaggio con la sua grazia lo burlasse fine fine. E tanto più quando gli disse:
— Mi permette una domanda? Lei certo è venuto qui non dall'uomo pubblico, perchè la cosa sua non è materia di stato, ma dell'amico. Ebbene, mi permette che Le dia un consiglio da amico? Cerchi anche Lei. Ripassi con la mente le amicizie.... le amiche che la signora Axerio può avere in Rio. Forse.... qualche amica potrebbe conoscere il suo rifugio.
Il professor Axerio s'alzò, salutò, andò via, tornò a Santa Teresa, si rinchiuse nelle sue stanze sentendosi inseguire dal ridicolo. Rinchiuso dentro ripeteva fra sè:
— Oh se ti rimetto le mani addosso!
Per quella donna era stato burlato e da chi! Lui, lui burlat'in alto! Ritrovarla, ritrovarla a ogni costo!
Volle almeno rivederne le stanze. Andò in punta di piedi e come un ladro, perchè aveva paura de' servitori. Entrò nel salotto della moglie e poi nella camera, se la raffigurava, gli pareva di rimetterle le mani addosso. S'accostò al letto, la rivide come quando nell'accesso della collera per provarle che era il padrone le aveva usato violenza. Abbassò la barba sul letto con la gola gonfia di ruggiti come in quel momento e si disse:
— Perchè non l'ho soffocata?
Lì dov'era il letto s'aprì un vuoto, ei rivide il corpo della moglie giù in fondo al precipizio del Silvestre e gli attraversò il cervello un fantasma che gli saziò il cuore: vide se medesimo di notte in atto di portar via il corpo morto da quel letto fin all'orlo del precipizio. Sentendo battere alla porta gridò:
— Che c'è?
E scagliò la barba contro la porta, gli zigomi irti e pallidi come due mozziconi di ceri. Qualcuno entrò con un dispaccio. Sua eccellenza annunziava che s'eran fatte le ricerche ma invano: per tutti gli alberghi della città non esisteva traccia d'una signora italiana giovane giunta il giorno avanti, sola, nella quale si potesse supporre la signora Axerio.
Così la moglie gli sfuggiva dalle mani.
Ma esso gridò dentro di sè:
— La ritroverò io!
Si ricordò delle ultime parole di sua eccellenza:
— Forse qualche amica potrebbe conoscere il suo rifugio.
Risentì la beffa. Gli vennero in mente più nomi. A un tratto, come lampo che scoppia di notte, fu presente al suo spirito il Buondelmonti, e subito l'Axerio si ricordò d'una cosa che era successa sere prima quand'erano stati insieme al Corcovado. Si ricordò che in tutt'il tempo Giovanna e il Buondelmonti avevano parlato soltanto fra loro; anch'allora l'aveva notato, un momento che que' due eran rimast'indietro, ma subito s'era distratto e non ci aveva pensato più. Subito si ricordò anche che la moglie una volta a tavola l'aveva difeso, la volta che erano stat'insieme sulla cupola del palazzo costruito dal Berènga. Egli n'aveva parlato male e la moglie l'aveva difeso dicendo:
— Il signor Buondelmonti non è così. E del resto è amico tuo e mio e mi dispiace sentirlo trattar male come tu fai.
E quand'egli le aveva dato di sciocca, essa aveva ribattuto:
— Ti ripeto che il signor Buondelmonti non è così. Lo conosco meglio di te. È una grande anima.
E non aveva fiatato più.
A un tratto ritornò in ment'all'Axerio una folla di ricordi dell'«Atlantide». Si ricordò d'una domanda che aveva fatto alla moglie i primi giorni del viaggio:
— Perchè il Buondelmonti viene a Rio de Janeiro?
La moglie aveva risposto:
— L'avrai visto nei giornali. Viaggia per istudio.
Esso non ci aveva pensato più. Ma ora si ricordò di quella curiosità che aveva avuto e d'altre. Un'altra volta aveva domandato alla moglie:
— Dove l'hai conosciuto il Buondelmonti?
Ed ess'aveva risposto:
— Ci conoscevamo sin da quando stavo a Firenze.
— Siet'amici d'infanzia?
— Sì.
Un'altra folla di ricordi ritornò in ment'all'Axerio. Si ricordò di quando il Buondelmonti e lui sull'«Atlantide» tante volte s'eran serviti della discussione come d'un mezzo per sfogar l'odio e il disprezzo che si avevano l'uno contro l'altro. Si ricordò quando per la prima volta aveva dovuto dentro di sè chiamar odio l'odio, quand'attraversando il ponte dop'una delle solite discussioni aveva scort'il Buondelmonti tra gli emigranti e aveva torti gli occhi da lui per non salutarlo. E di tante e tant'altre volte si ricordò in cui aveva trovat'insieme il Buondelmonti e la moglie a parlar tra loro, aveva notato la differenza tra le relazioni sue proprie col Buondelmonti e quelle della moglie, ma poi s'era distratto.
Ora l'Axerio per tutt'una notte e un giorno andò camminando nelle sue stanze con la barba nel pugno e gli occhi a terra. Non pensava nulla di preciso, ma non poteva scacciar dal suo cervello l'immagine del Buondelmonti che vi s'era confitta dentro. E a poco a poco fu preso dal desiderio di rivederlo e di parlargli. Non l'odiava più, non sentiva più contro di lui nulla e solo non poteva far di meno di fissarne l'immagine dentro di sè. Solo gli pareva come di ricordarsi vagamente d'averlo odiato molto, e senza che quasi se n'accorgesse c'era in lui come un vago desiderio che quanto poteva essere accaduto, fosse accaduto, come per avere una ragione di riprender a odiarlo e perchè qualcosa di terribile succedesse fra loro. Tanto una volta l'aveva odiato.
Mise fuori il capo dalla finestra d'una stanza e vedendo calar le ombre della sera tra le piante del giardino si decise a scendere in città per trovare il Buondelmonti.
Era già uscito nel giardino e camminava sempre a barba bassa, quando vide venirsi incontro dalla via uno che non aveva visto da un pezzo. Era Filippo Porrèna il quale non era più stato a salutar la signora Axerio fin dall'ultimo loro incontro alla festa dell'«Operaio Italiano». Il Porrèna s'accostò, salutò l'Axerio e gli domandò se la signora era in casa. L'Axerio rimase qualche momento senza poter rispondere, perchè il Porrèna era la prima persona del mondo che gli si parava dinanzi per domandargli questo, e non era una persona ma tutt'il mondo che gli era venut'incontro all'improvviso. Esso soffriva orribilmente volendo e non potendo dare l'orribile risposta, perchè doveva dire:
— Mia moglie non è in casa.
Si sentiva le fauci secche e la lingua come un boccone che non va giù.
Finalmente disse:
— Mia moglie non è in casa.
Aveva la barba distesa lungo il petto, le braccia distese lungo i fianchi, gli occhi sbarrati e smarriti, era come il reo colto in flagrante. Il Porrèna lo scrutò con occhio sagace scotendo un po' le due rughe sul naso e subito riprese:
— Mi dispiace. Domani la signora sarà in casa?
— Non sarà in casa neppur domani — rispose d'un fiato l'Axerio, ma appena finita l'ultima parola sentì che questa risposta era anche più orribile della prima.
Allora il Porrèna ebbe un balzo al cuore e si domandò se davvero ci potesse esser qualche legame fra quello che egli sospettava, e lo stato dell'uomo che ora aveva dinanzi agli occhi. Anche la mattina in città essendo entrato in un'agenzia di navigazione per prender notizie d'un piroscafo col quale voleva tornar in Europa, vi aveva trovato il Buondelmonti e in una signora velata che l'aspettava alla porta dentr'una carrozza, aveva riconosciuto la signora Axerio. Perciò ora scotendo più forte le due rughe sul naso disse:
— Allora mi procurerò un altro giorno il piacere di presentarle i miei omaggi.
E subito aggiunse:
— Può darsi che l'abbia vista stamani?
— Dove? — sfuggì dalle labbra dell'Axerio.
— Nell'Avenida Centrale.
— Non so — balbettò l'Axerio non resistendo all'orribile martirio.
E l'altro subito aggiunse:
— Era certamente la signora Axerio.
L'Axerio avrebbe voluto domandar particolari, ma non aveva più forza di vincer la vergogna, non aveva più l'uso della voce nè delle membra e rimaneva tra le piante del giardino com'un cadavere messo in piedi, coi capelli irti dal terrore.
E l'altro continuava a scrutarlo con lo stesso occhio sagace con cui sull'«Atlantide» aveva notato la speciale intimità fra la signora Axerio e il Buondelmonti, e poi il loro distacco a Rio de Janeiro, quando lui medesimo aveva tentato d'insinuarsi nelle grazie della signora, e poi il loro rappacificamento, quando lui era stato piantato in asso sulla soglia dell'«Operaio Italiano» con suo gran dispetto. Ora sentendosi fervere il cuore di risa vendicative, per cavar qualcosa di più dalla bocca dell'Axerio gli ripetè:
— Era certamente la signora Axerio.
Ma l'Axerio non rifiatò.
Ma il Porrèna a veder quell'uomo avvilito con la barba morta, incalzò:
— Sa che riparto presto per l'Europa? Credo anzi che riparta anche il Buondelmonti, perchè l'ho visto stamani in un'agenzia di navigazione all'Avenida Centrale.
— Era con mia moglie? — avrebbe voluto dimandar l'altro, ma non ne ebbe la forza. Chiuse gli occhi e quando li riaprì, si vide dinanzi il Porrèna che gli trafiggeva la barba con un risolino acuto come uno stile. Poi quegli stesagli la mano se n'andò via.
E dopo, uno che si risvegliasse cieco, uno che si risvegliasse sepolto vivo, soli potrebbero comprendere ciò che fu dell'Axerio. Perchè quell'uomo s'era sempre creduto nato privilegiato, il primo degli uomini: la sua professione era la prima, tagliar un arto per salvar un uomo era rendere all'umanità il massimo servizio, perchè esso partiva dal concetto che la vita dell'uomo è sacra. S'era sempre considerato il primo professionista, della prima professione del mondo, vale a dire il primo uomo, perchè egli era di coloro che nascono prima professionisti che uomini; e se avesse dovuto riassumere in poche parole ciò che pensava di se medesimo e del mondo, avrebbe detto: — Io sorrido di degnazione al mondo che mi guarda con stupore! — Ma ora la moglie non l'aveva forse tradito? Non l'aveva reso ridicolo dinanzi al mondo? La bestia feroce che stava nel suo petto, mandò un ruggito.
Scese da Santa Teresa per parlare col Buondelmonti, ma ora non vedeva più lui e soltanto per mezzo suo voleva ritrovar la moglie. La bestia feroce gli mandava ruggiti dal fondo del petto, e la sua barba se uno avesse potuto vederla nell'oscurità della notte, era terribile.
Poco dopo, il professor Axerio si trovava in città fermo su un marciapiede, in vista dell'albergo dove alloggiava Piero Buondelmonti. Passava poca gente, solo qualche rumore veniva dal mare vicino, l'Axerio sotto l'ombra degli alberi che si levavano sulla piazza guardava verso la porta dell'albergo illuminata, per vedere le persone che entravano e uscivano. E quando passava qualcuno, si ritirava ancor di più nell'ombra e si metteva una mano sulla faccia perchè aveva paura d'esser riconosciuto.
Poco prima s'era presentato alla porta dell'albergo e aveva domandato se il Buondelmonti era rientrato; essendogli stato risposto di no, aveva domandato quando di solito rientrava e avuta la risposta se n'era andato e poi subito tornato sui suoi passi s'era messo ad aspettarlo sulla piazza.
L'aspettò a lungo. Vedeva un andare e venire di gente per la porta dell'albergo. Dove poteva essere il Buondelmonti a quell'ora? Al professor Axerio tornavano in mente le notizie che il Porrèna gli aveva dato qualche ora prima dicendogli:
— Era certamente la signora Axerio stamani nell'Avenida Centrale.
E poco dopo aveva aggiunto:
— Ho visto stamani il Buondelmonti nell'Avenida Centrale.
Voleva certamente dire d'averli visti insieme. Dove poteva essere il Buondelmonti a quell'ora?
A un tratto lo scorse proprio nel punto che metteva il piede sulla soglia dell'albergo, si mosse, fu un momento, rivide il Buondelmonti tornar fuori di nuovo e riprender la via donde era venuto.
Lo seguì.
Il Buondelmonti percorse quella via e poi un'altra e l'Axerio lo seguiva a una certa distanza senza perderlo mai d'occhio. Seguendo il Buondelmonti gli pareva d'avvicinarsi sempre più alla sua meta. Lo vedeva andar avanti di passo eguale, piuttosto in fretta, senza voltarsi nè a destra nè a sinistra, com'uomo che va per uno scopo. Sempre più gli pareva d'avvicinarsi alla sua meta. Quella parte della città era deserta a quell'ora di notte.
Il Buondelmonti giunse in una via tutta palme e molto oscura. Di là dai tronchi delle palme s'intravedevano villini e giardini. L'ombra del Buondelmonti quasi si perdeva nell'oscurità, spariva di tanto in tanto fra' tronchi delle palme. L'Axerio accelerò il passo con ansia avendo paura di perderlo di vista, camminò, camminò spingendo la barba in avanti e giunse a pochi metri di distanza da lui, ne sentì il passo, temè che quegli sentisse il suo. S'arrestò, lasciò che quegli s'allontanasse, riprese a seguirlo con ansia, spingendo la barba in avanti. Gli pareva che quello dovesse essere il luogo, ma il Buondelmonti percorse tutta la via delle palme senza fermarsi e si mise per un'altra anche più oscura. A un tratto sparì per un cancello e un giardino, l'Axerio s'avanzò un po' e vide in mezzo al giardino una villa. Pensò:
— Mia moglie è lì!
E rimase un momento con la barba terribile spinta in avanti nelle tenebre.
VII.
A un tratto il professor Axerio tornò in sè. Come dinanzi all'ostacolo si rompe la corsa del cavallo, così il furor bestiale del professor Axerio dette giù a vedere il Buondelmonti sparir nella villa sconosciuta. Anche prima, quando l'aveva visto entrar nell'albergo, era rimasto un momento titubante, ma ora dinanzi a quella villa chiusa e quasi invisibile nelle tenebre della notte, una folla d'interrogazioni invase la sua mente e gli impedì di muover ancora un passo. Come entrarvi? Come dimandare alla porta del Buondelmonti? Chi insomma gli aveva detto che fra la moglie sua e il Buondelmonti ci fossero relazioni tali da permettere all'uno di far visita all'altra a quell'ora di notte? Di chi non poteva esser quella villa? Tutte queste interrogazioni arrestarono l'Axerio e lo fecero ritornare in sè. Egli comprese che il solo mezzo per non scoprir se la moglie fosse in quella villa era di presentarsi alla porta in quel momento, perchè quando pure ci fosse, il Buondelmonti avrebbe negato e avrebbe respinto l'intruso, mentre altrove, il giorno dopo, lontano di lì, a quattr'occhi, era uomo da dire per conto suo a grinta dura: — Così è!
A un tratto si sentì un balzo al cuore pensando che cosa poteva esser successo se avess'avuto il tempo di farsi avanti al Buondelmonti sulla soglia dell'albergo, oppure l'avesse raggiunto nella via, o si fosse presentato alla porta della villa. Il Buondelmonti avrebbe indovinati i sentimenti che nutriva contro la moglie, si sarebbe accinto a difenderla e glie l'avrebbe sottratta per sempre. Voltò per la via donde era venuto e fu sì forte la paura che si mise a fuggire.
Dopo allentò il passo e attraversò quella parte solitaria della città per tornare a casa. Camminando pensava al da farsi per il giorno seguente e prima di tutto si propose di scrivere al Buondelmonti per aver con lui un abboccamento e cercar di conoscere lo stato vero delle cose. Ora vedeva chiaro e netto: tutto quello che aveva saputo, che credeva d'aver saputo dal Porrèna; tutto quello che aveva visto, che credeva d'aver visto seguendo il Buondelmonti; tutto quello che egli aveva sospettato, che credeva di poter sospettare ripensando a certi ricordi del viaggio, non era il fatto. Il fatto di cui egli realmente stava in possesso, era questo e nulla più: una certa sera sua moglie l'aveva respinto, egli le aveva usata violenza ed essa il giorno dopo era sparita. Ciò che il Porrèna gli aveva non raccontato ma semplicemente accennato, poteva esser al massimo un fil di luce ed egli non doveva far altro che seguirlo, e perciò bisognava veder il Buondelmonti, ma fingendo di non sospettar nulla. Bisognava servirsi del Buondelmonti soltanto per giungere alla moglie. E quindi si sarebbe presentato a lui ma come ad un amico per chiedergli lume e poi vedere che cosa ne sarebbe venuto. Egli sapeva fino a che punto fosse uomo di carattere aperto e ardito e se lo rappresentava dentro di sè quale tante volte sull'«Atlantide» l'aveva avuto faccia a faccia in discussioni talvolta aspre. Ora ne rivedeva il viso più mutevole dell'onda ai soffii del vento, ai più leggieri moti del pensiero e dello sdegno. Un uomo simile era incapace d'infingersi.