La pace domestica; L'elisir di lunga vita; La borsa: Racconti scelti

Part 9

Chapter 92,450 wordsPublic domain

— La credeva là, egli riprese, mostrando il tavolo da giuoco; ma, vergognoso per Adelaide e per la baronessa di non vedervela, le guardò con aria inebetita che le fece ridere, impallidì e continuò tastando il gilè: «Mi sono ingannato; l'ho senza dubbio.» Salutò ed uscì. In uno dei lati di quella borsa vi erano quindici luigi, nell'altro degli spiccioli. Il furto era così flagrante, così sfrontatamente negato, che Ippolito non poteva più conservare dubbio sulla moralità delle sue vicine. Si fermò sulla scala, la discese con pena: le gambe gli tremavano, aveva le vertigini, sudava, gelava, e si trovava impotente a lottare coll'atroce commozione cagionatagli dalla rovina di tutte le sue speranze. In quel momento raccapezzò nella memoria una quantità di osservazioni, futili in apparenza, ma che corroboravano i terribili sospetti ai quali era stato in preda, e che servivano a riprova della verità dell'ultimo fatto, aprendogli gli occhi sul carattere e sulla vita di quelle due donne. Avevano dunque aspettato che fosse consegnato il ritratto per rubare la borsa? Combinato, il furto era ancora più odioso. Il pittore si ricordò, per sua sventura, che da due o tre sere Adelaide, mentre sembrava esaminare con una curiosità di ragazza il lavoro speciale della rete di seta usata, probabilmente verificava il danaro contenuto nella borsa, con scherzi in apparenza innocenti, ma che senza dubbio avevano lo scopo di spiare il momento in cui la somma fosse abbastanza rilevante per essere sottratta. — Il vecchio ammiraglio ha forse delle eccellenti ragioni per non sposare Adelaide, ed allora la baronessa avrà cercato di... A quella supposizione si fermò non completando nemmeno il suo pensiero che fu distrutto da una riflessione assai giusta. — Se la baronessa, pensò, spera di farmi sposare sua figlia, esse non m'avrebbero derubato. Poi, per non rinunciare alle sue illusioni, al suo amore già così saldamente radicato, tentò di cercare qualche giustificazione nel caso. — La mia borsa sarà cascata per terra, diceva; sarà restata sulla mia poltrona. Forse l'ho; sono tanto distratto! Si frugò convulsivamente e non trovò la maledetta borsa. La sua memoria crudele gli raffigurava tratto tratto la fatale verità. Vedeva distintamente la sua borsa distesa sul tappeto; ma, non dubitando più del furto, scusava Adelaide, dicendo che non si dovevano giudicare così lestamente i disgraziati. Vi era senza dubbio un segreto in quell'azione così degradante. Non voleva che quella fiera e nobile figura fosse una maschera. Tuttavia queil'appartamento così miserabile gli parve spoglio della poesia dell'amore che tutto abbellisce; lo vide sporco e indecente, lo considerò come il simbolo di una vita intima senza nobiltà, disoccupata e viziosa. I nostri sentimenti non sono, per così dire, scritti sulle cose che ne circondano? Il mattino dopo si alzò senza aver dormito. Il dolore del cuore, questa grave malattia morale, aveva fatto in lui enormi progressi Perdere una felicità sognata, rinunziare a tutto un avvenire, è un tormento più acuto di quello cagionato dalla rovina di una felicità provata, per quanto sia stata completa: la speranza non è forse migliore del ricordo? Le meditazioni in cui cade tutto ad un tratto l'anima nostra sono allora come un mare senza sponde nel seno del quale noi possiamo nuotare per un momento, ma in cui è necessario che il nostro amore si anneghi e muoja.

È una morte orribile. Non sono i sentimenti la parte più brillante della nostra vita? Da questa morte parziale derivano in certe organizzazioni delicate o forti le grandi rovine prodotte dalla disillusione, dalle speranze e dalle passioni tradite. Così fu del giovine pittore. Uscì per tempissimo, assorto nelle sue idee, dimenticando tutto il mondo. Per un caso che non aveva nulla di straordinario, incontrò uno dei suoi amici più intimi, camerata di collegio e di studio, col quale aveva vissuto meglio che con un fratello.

— Ebbene, Ippolito, cos'hai? gli disse Francesco Souchet, giovine scultore che aveva allora ottenuto il gran premio e doveva partire per l'Italia.

— Sono sfortunatissimo, rispose gravemente Ippolito.

— Non è che un affare di cuore che ti possa dare affanno. Danaro, gloria, considerazione, nulla ti manca.

A poco a poco le confidenze cominciarono, ed il pittore confessò il suo amore. Quando parlò della via Suresne e d'una giovinetta alloggiata ad un quarto piano: — Alto là! gridò allegramente Souchet. È una giovinetta che vedo tutte le mattine all'Assunzione ed alla quale fo la corte. Sua madre è una baronessa! Ci credi tu alle baronesse alloggiate al quarto piano? Brrr!... Ah! tu sei un uomo dell'età dell'oro; ma essa ha una figura, un'aria che dicono tutto. Come! Non hai indovinato che cosa è alla maniera con cui tiene il suo scialle?

I due amici passeggiarono a lungo, e loro si unirono parecchi giovani che conoscevano Souchet e Schinner. L'avventura del pittore, giudicata di poca importanza, fu loro contata dallo scultore.

— Ed anch'esso ha veduto quella ragazza!

Furono osservazioni, risa, burle, fatte innocentemente e con tutto il brio degli artisti, ma delle quali Ippolito soffriva orribilmente. Un certo intimo pudore lo metteva in triste posizione vedendo il segreto del suo cuore trattato con tanta leggierezza, la sua passione lacerata, fatta in brandelli, una giovinetta sconosciuta e la cui vita pareva così modesta, sottoposta a giudizii veri o falsi, pronunciati con tanta indifferenza. Affettò di essere spinto da uno spirito di contraddizione; chiese seriamente a ciascuno le prove delle sue asserzioni, e gli scherzi ripresero da capo.

— Ma, caro amico, hai veduto lo scialle della baronessa? diceva Souchet.

— Hai seguito la piccina, la mattina, quando trotta all'Assunzione? diceva Giuseppe Bridau, un birichino dello studio di Gres.

— Ah! la madre ha, fra le altre virtù, un certo abito grigio che considero come un tipo, disse Bixion, il caricaturista.

— Ascolta, Ippolito, riprese lo scultore, vieni qui verso le quattro ed analizza un po' gli andamenti della madre e della figlia. Se dopo hai dei dubbii, ebbene! da te non si caverà mai nulla. Sarai capace di sposare la figlia della tua portinaja.

In preda ai sentimenti più opposti, il pittore abbandonò i suoi amici. Adelaide e sua madre gli sembravano esseri superiori a queste accuse, ed in fondo al cuore provava rimorso di avere sospettata la purezza di quella giovane così semplice e così bella.

Andò al suo studio, passò davanti alla porta dell'appartamento in cui si trovava Adelaide, e provò il senso di dolore al cuore che non lascia luogo ad esitanze. Amava la signorina De Rouville con tanta passione che, ad onta del furto della borsa, l'adorava ancora. Il suo amore era quello del cavaliere Des Grieux che ammira e purifica la sua bella perfino sulla carretta che conduce alla prigione le donne perdute. — Perchè il mio amore non la renderebbe la più pura di tutte le donne? Perchè abbandonarla al male, al vizio, senza porgerle una mano amica? Questa missione gli piacque. L'amore trae profitto da ogni cosa. Nulla più seducente per un giovane che fare la parte del genio del bene presso una donna. Vi è qualche cosa di romanzesco in tale impresa che s'addice alle anime esaltate. Non è forse la massima devozione sotto la forma più elevata, più gentile? Non vi è della grandezza nel sapere che si ama abbastanza per amare ancora là ove l'amore degli altri si estingue e muore? Ippolito si assise nel suo studio, contemplò il suo quadro senza punto lavorarvi, non vedendo le figure che attraverso alcune lagrime che gli ondeggiavano negli occhi, tenendo sempre la tavolozza alla mano, avanzandosi verso la tela come per raddolcire una tinta, ma non toccandola. La notte lo colse in quell'attitudine. Svegliato dalla sua fantasticheria dall'oscurità, discese, incontrò il vecchio ammiraglio sulle scale, gli gettò una triste occhiata salutandolo, e fuggì. Aveva avuta l'intenzione di entrare dalle sue vicine, ma l'aspetto del protettore d'Adelaide gli gelò il cuore e fece svanire la sua risoluzione. Si chiese per la centesima volta quale interesse poteva condurre quel vecchio libertino, ricco di ottantamila lire di rendita, in quel quarto piano ove perdeva circa quaranta franchi tutte le sere; e quell'interesse credette indovinarlo. Il giorno dopo ed i seguenti Ippolito si ingolfò nel lavoro per cercare di combattere la sua passione, colla foga delle idee e della concezione. Riescì a mezzo. Lo studio lo consolò senza però arrivare a soffocare i ricordi di tante ore carezzevoli passate presso Adelaide. Una sera, nel lasciare il suo studio, trovò la porta dell'appartamento delle due signore semichiusa. Vi era una persona in piedi nel vano della finestra. La disposizione della porta e della scala non permettevano al pittore di passare senza vedere Adelaide; la salutò freddamente, lanciandole una occhiata indifferente; ma, giudicando dalle sue le sofferenze di quella giovinetta, provò un sussulto interno nel pensare all'amarezza che quello sguardo e quella freddezza dovevano gettare in un cuore innamorato. Coronare le più dolci feste che mai abbiano rallegrate anime pure con un dispetto di otto giorni, collo sprezzo più profondo, più completo!... triste scioglimento! Forse la borsa era stata trovata, e forse ogni sera Adelaide aveva aspettato il suo amico. Questo pensiero così semplice, così naturale, fece provare nuovi rimorsi all'innamorato. Si domandò se le prove d'attaccamento che la giovinetta gli aveva date, se le incantevoli conversazioni, improntate da un amore che l'aveva entusiasmato, non meritavano almeno un'inchiesta, non valevano una giustificazione. Vergognandosi di aver resistito per una settimana ai voti del cuore e trovandosi quasi reo per quella lotta, la sera stessa andò da madama De Rouville. Tutti i suoi sospetti, tutti i suoi cattivi pensieri, svanirono all'aspetto della giovinetta pallida e dimagrata.

— Mio Dio, che avete? le disse dopo avere salutata la baronessa.

Adelaide non gli rispose, ma gli lanciò un'occhiata piena di malinconia, un'occhiata triste, scoraggiata, che gli fece male.

— Avete senza dubbio lavorato molto, disse la vecchia, siete cambiato. Noi siamo la causa della vostra reclusione. Questo ritratto avrà ritardato alcuni quadri importanti per la vostra riputazione.

Ippolito fu felice di trovare una scusa così buona alla sua indelicatezza.

— Sì, disse, sono stato molto occupato, ma ho sofferto...

A quelle parole Adelaide alzò la testa, guardò il suo amante, ed i suoi occhi inquieti non gli rimproverarono più nulla.

— Voi ci supponevate molto indifferenti a ciò che di bene e di male vi può accadere? disse la vecchia.

— Ebbi torto, egli rispose. Tuttavia vi sono dolori che non si potrebbero confidare ad alcuno, nemmeno ad un sentimento meno recente di quello di cui voi mi onorate...

— La sincerità, la forza dell'amicizia non si devono misurare dal tempo. Ho visto dei vecchi amici non scambiarsi una lagrima nella sventura, disse la baronessa crollando la testa.

— Ma che avete dunque? chiese il giovine ad Adelaide.

— Oh! nulla, rispose la baronessa. Adelaide ha passato alcune notti per finire un lavoro femminile e non ha voluto darmi ascolto quando le dicevo che un giorno più un giorno meno poco importava...

Ippolito non ascoltava. Vedendo quelle due figure così nobili, così calme, arrossiva dei suoi sospetti ed attribuiva la perdita della sua borsa a qualche caso inesplicabile.

Quella serata fu deliziosa per lui, e fors'anche per lei. Vi sono segreti che le anime giovani comprendono così bene! Adelaide indovinava ciò che pensasse Ippolito. Senza volere confessare i suoi torti, il pittore li riconosceva; ritornava alla sua amante più invaghito, più affettuoso, cercando così di guadagnare un tacito perdono.

Adelaide gustava gioje così perfette, così dolci, che non le parevano pagate troppo con tutta la sciagura che aveva così crudelmente straziato l'anima sua.

L'accordo così vero dei loro cuori, quell'intimità piena di magia, fu però turbata da una parola della baronessa De Rouville.

— Facciamo la nostra partitina? ella disse, giacchè il mio vecchio Kergarouët mi tiene il broncio.

Questa frase risvegliò tutti i sospetti del giovine pittore, che arrossì guardando la madre di Adelaide; ma non vide su quel volto che l'espressione di una bonomia sincera; nessuna seconda intenzione ne distruggeva la piacevolezza; la finezza non era perfida, la malizia pareva dolce, e nessun rimorso ne alterava la calma.

Allora si mise alla tavola da giuoco.

Adelaide volle dividere la sorte del pittore, pretendendo che non conoscesse il picchetto, ed avendo bisogno d'un socio.

Madama De Rouville e sua figlia si fecero durante la partita dei segni d'intelligenza che inquietavano tanto più Ippolito, inquantochè guadagnava; ma poi alla fine un ultimo colpo rese i due amanti debitori della baronessa.

Volendo cercare delle monete nelle tasche, il pittore ritirò le mani da sopra la tavola, ed allora vide davanti a sè una borsa che Adelaide vi aveva fatto scivolare senza ch'egli se ne accorgesse; la povera ragazza teneva l'antica, e per darsi contegno si occupava a cercarvi del danaro per pagare sua madre.

Il sangue di Ippolito affluì tutto al suo cuore con impeto sì grande che fu sul punto di venir meno.

La borsa nuova sostituita alla sua e che conteneva i suoi quindici luigi, era ricamata in perle d'oro.

I cappii, le nappine, tutto attestava il buon gusto di Adelaide, che senza dubbio aveva esaurito il suo peculio negli ornamenti di quel grazioso lavoro.

Era impossibile dire con maggior delicatezza che il dono del pittore non poteva essere ricompensato che con un attestato d'affezione.

Quando Ippolito, soprafatto dalla felicità, volse gli occhi su Adelaide e sulla baronessa, le vide tremanti di gioja e felici dell'amabile soperchieria.

Egli si trovò piccolo, meschino, babbeo; avrebbe voluto punirsi, lacerarsi il cuore.

Alcune lagrime gli spuntarono negli occhi, si alzò con un moto irresistibile, prese Adelaide fra le braccia, la strinse al seno, le rapì un bacio, poi, con una buona fede d'artista:

— Ve la chiedo in moglie! sclamò guardando la baronessa.

Adelaide gettava sul pittore degli sguardi mezzo corrucciati e madama De Rouville, un po' sorpresa, cercava una risposta, quando la scena fu interrotta dallo strepito del campanello.

Il vecchio ammiraglio comparve seguito dalla sua ombra e dalla signora Schinner.

Dopo avere indovinato la causa dei dispiaceri che suo figlio aveva inutilmente cercato di nasconderle, la madre di Ippolito aveva preso informazioni su Adelaide da alcuno dei suoi amici.

Giustamente allarmata dalle calunnie che pesavano su quella giovinetta all'insaputa del conte di Kergarouët, il cui nome gli fu detto dalla portinaja, era andata a narrarle al vice-ammiraglio, che nella sua collera diceva di «voler andare a tagliare le orecchie a quei furfanti.» Animato dalla sua bile, aveva comunicato alla signora Schinner il segreto delle perdite volontarie che faceva al giuoco, giacchè la fierezza della baronessa non gli lasciava che quel mezzo ingegnoso per soccorrerla.

Allorchè madama Schinner salutò madama De Rouville, questa guardò il conte di Kergarouët, Ippolito, Adelaide, e disse colla grazia del cuore: — Pare che questa sera siamo in famiglia.

FINE.

INDICE

Prefazione Pag. 3 La pace domestica 7 L'elisir di lunga vita 43 La borsa 67

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Per comodità di lettura è stato aggiunto un indice a fine volume.