La pace domestica; L'elisir di lunga vita; La borsa: Racconti scelti

Part 3

Chapter 33,598 wordsPublic domain

Si incontrano nelle feste alcune signore le quali, come madama di Grandlieu, sono là al pari di vecchi marinai occupati sulla riva del mare a contemplare i giovani marinai alle prese colle tempeste. In quel momento madama di Grandlieu, che pareva interessarsi ai personaggi di questa scena, potè facilmente indovinare la lotta a cui era in preda la contessa. La giovine civetta aveva un bel farsi vento con grazia, sorridere a tutti i giovani che la salutavano ed usare tutte le astuzie di cui si serve una donna per occultare la sua emozione; la vedova, una delle più perspicaci e maliziose duchesse che il secolo diciottesimo avesse legate al decimonono, sapeva leggere nel suo cuore e nel suo pensiero. La vecchia dama pareva conoscesse i movimenti impercettibili che rivelano le affezioni dell'animo. La piega più leggiera di quella fronte bianca e pura, il più insensibile trasalire delle guancie, i moti delle sopraciglia, l'inflessione meno visibile delle labbra il cui mobile corallo nulla poteva occultarle, erano per la duchessa come lo scritto di un libro. Dal fondo della sua poltrona, che riempiva completamente colla sua veste, la civetta emerita, chiacchierando con un diplomatico che l'aveva ricercata per raccogliere gli aneddoti ch'ella narrava così bene, ammirava sè stessa nella civettuola giovine; le acquistò simpatia vedendola occultare così bene il suo dolore e gli strazii del suo cuore. Madama de Vaudremont provava infatti tanto dolore quanta era la gajezza che fingeva: aveva creduto di trovare in Marziale un uomo di talento sul cui appoggio contava per abbellire la sua vita con tutti gli incanti del potere; in quel momento riconosceva un errore altrettanto crudele per la sua riputazione come pel suo amor proprio. In lei, come in tutte le altre donne di quell'epoca, la subitaneità delle passioni ne aumentava la vivacità. Le anime che vivono molto e presto non soffrono meno di quelle che si consumano in una sola affezione. La predilezione della contessa per Marziale datava dalla vigilia, è vero; ma il più inetto dei chirurgi sa che la sofferenza causata dall'amputazione di un membro vivo è più dolorosa di quella di un membro ammalato. Nel gusto di madama de Vaudremont per Marziale vi era dell'avvenire, mentre la sua passione precedente era senza speranze ed avvelenata dai rimorsi di Soulanges. La vecchia duchessa, che spiava il momento opportuno di parlare alla contessa, si affrettò a congedare il suo ambasciatore; giacchè a fronte di amanti in collera ogni altro interesse vien meno, anche per una donna in età. Per impegnare la battaglia, madama de Grandlieu lanciò a madama de Vaudremont un'occhiata sardonica che fece temere alla giovine civetta di vedere il suo destino nelle mani della vedova. Vi sono sguardi da donna a donna che somigliano alle fiaccole nello scioglimento d'una tragedia. Bisogna aver conosciuto questa duchessa per apprezzare il terrore che l'espressione del suo volto cagionava alla contessa. Madama de Grandlieu era alta, ed i suoi lineamenti facevano dire di lei: ecco una donna che ha dovuto esser bella! Si copriva le gote con tanto belletto che le sue rughe quasi più non apparivano; ma, lontani dal ricevere uno splendore fittizio da quel carmino carico, i suoi occhi non erano che più appannati. Portava una gran quantità di diamanti e si vestiva con abbastanza gusto per non cadere nel ridicolo. Il suo naso appuntito faceva presentire l'epigramma. Una dentiera ben disposta conservava alla sua bocca una smorfia d'ironia che ricordava quella di Voltaire. Però la squisita cortesia dei suoi modi raddolciva tanto il giro malizioso delle sue idee, che non la si poteva accusare di malignità. Gli occhi grigi della vecchia dama si animarono; uno sguardo trionfale, accompagnato da un sorriso che significava: — Ve l'aveva pare promesso! — attraversò la sala e sparse l'incarnato della speranza sulle gote pallide della giovine donna che gemeva a piedi del candelabro. Questa alleanza fra madama de Grandlieu e l'incognita non poteva sfuggire all'occhio esperto della contessa di Vaudremont, che intravide un mistero e volle penetrarlo. In quel momento il barone della Roche-Hugon, dopo di aver finito di interpellare tutte le anziane senza poter conoscere il nome della dama azzurra, si rivolgeva, non sapendo dove dare il capo, alla contessa di Gondreville, e non ne riceveva che questa risposta poco soddisfacente: — È una dama che mi ha presentata la vecchia duchessa di Grandlieu. Volgendosi per caso verso la poltrona occupata dalla vecchia signora, il referendario sorprese lo sguardo d'intelligenza lanciato all'incognita, e benchè da qualche tempo non si trovasse in troppo buoni rapporti con lei, risolse di abbordarla. Vedendo quel nabisso di barone che gironzava intorno alla sua poltrona, la vecchia duchessa sorrise con una malignità sardonica e guardò madama de Vaudremont con un'aria che fece sorridere il colonnello Montcornet.

— Se la vecchia zingara si atteggia all'amicizia, pensò il barone, gli è che senza dubbio mi vuol giuocare qualche brutto tiro. — Madama, le disse, mi dicono che siete incaricata di vegliare sopra un tesoro ben prezioso.

— Mi pigliate per un drago? chiese la vecchia dama. Ma di chi parlate? aggiunse con una dolcezza di voce che fece rinascere in Marziale la speranza.

— Di quella damina sconosciuta che la gelosia di tutte queste civette ha confinata laggiù. Voi senza dubbio conoscete la sua famiglia?

— Sì, disse la duchessa, ma che volete farne di un'ereditiera di provincia, maritata da qualche tempo, una giovane di buona nascita che non conoscete, voi altri, essa non va in nessun luogo.

— Perchè essa non balla? È tanto bella! Volete che stringiamo un trattato di pace? Se vi degnate informarmi di tutto ciò che ho interesse a sapere, vi giuro che la vostra domanda di restituzione del bosco di Marigny pel demanio straordinario sarà caldamente appoggiata presso l'imperatore.

— Signore, rispose la vecchia dama con una ingannevole gravità, conducetemi la contessa di Vaudremont. Vi prometto di rivelarle il mistero che rende tanto interessante la vostra incognita. Ecco, tutti gli uomini che sono alla festa sono giunti allo stesso grado di curiosità di voi. Gli occhi si dirigono involontariamente verso questo candelabro ove la mia protetta si è modestamente collocata; essa raccoglie tutti gli omaggi che le si vollero rapire. Fortunato colui che piglierà per ballerine! Qui si interruppe fissando la contessa di Vaudremont con una di quelle occhiate che dicono così bene: Noi parliamo di voi. Poi aggiunse: Penso che preferirete apprendere il nome dell'incognita dalla bocca della vostra bella contessa piuttosto che dalla mia?

L'attitudine della duchessa era così provocante, che madama de Vaudremont si alzò, venne presso a lei, si sedette sulla sedia che le offerse Marziale, e senza fare attenzione a lui: — Indovino, madama, le disse ridendo, che parlate di me; ma confesso la mia inferiorità, non so se in bene o in male.

Madama di Grandlieu strinse colla mano secca e rugosa la bella mano della giovine donna e con un tono di compassione, le rispose a voce bassa: — Povera piccina!

Le due donne si guardarono. Madama de Vaudremont capì che Marziale era di troppo, e lo congedò dicendo con aria imperiosa: Lasciateci!

Il referendario, poco soddisfatto al vedere la contessa sotto il fascino della pericolosa sibilla che l'aveva attirato presso di sè, le lanciò uno di quegli sguardi d'uomo, potenti su un cuore cieco, ma che appaiono ridicoli ad una donna quando comincia a giudicare colui di cui si è invaghita.

— Avreste la pretesa di scimiottare l'imperatore? disse madama di Vaudremont volgendo a metà il capo per contemplare il referendario con aria ironica.

Marziale aveva troppa esperienza di mondo, troppa finezza e calcolo per esporsi a romperla con una donna così bene accetta alla corte, ed alla quale l'imperatore voleva dare marito; contava d'altronde sulla gelosia che si proponeva di destare in lei come sul miglior mezzo per indovinare il secreto della sua freddezza, e si allontanò tanto più volontieri che in quel momento una nuova contradanza metteva tutti in moto. Il barone parve cedesse il posto per le quadriglie, andò ad appoggiarsi ai marmo d'una _console_, incrociò le braccia sul petto e rimase tutto occupato del colloquio delle due dame. Di tratto in tratto teneva dietro agli sguardi che ambedue gettarono a più riprese sull'incognita. Paragonando allora la contessa a quella bellezza nuova che il mistero rendeva così attraente, il barone si abbandonò agli odiosi calcoli che fanno d'abitudine gli uomini fortunati in amore: egli ondeggiava fra una fortuna da afferrare ed un capriccio da accontentare: il riflesso dei lumi dava tale risalto alla sua figura pensierosa e cupa sulle tappezzerie di moerro bianco alle quali appoggiava i suoi capelli neri, che lo si sarebbe potuto paragonare a qualche cattivo genio. Da lontano certo più di uno pensò: Ecco un altro povero diavolo che non pare divertirsi molto!

Colla spalla destra leggiermente appoggiata sullo stipite della porta che si trovava fra la sala da ballo e quella del giuoco, il colonnello poteva ridere in incognito sotto i suoi folti mustacchi, godere il piacere di contemplare il tumulto del ballo; vedeva cento belle teste turbinare ai capricci della danza; leggeva in alcune figure, come su quelle della contessa e del suo amico Marziale, i segreti della loro agitazione; poi, volgendo il capo, si chiedeva qual rapporto esistesse fra l'aria triste del conte di Soulanges, sempre assiso sul divano, e la fisionomia addolorata della dama incognita sul volto della quale apparivano tratto tratto le gioje della speranza e le angoscie di un terrore involontario. Montcornet era là come il re della festa, trovava in quel quadro vivente l'intero panorama del mondo, e ne rideva raccogliendo i sorrisi interessati di cento donne brillanti e magnificamente abbigliate: un colonnello della guardia imperiale, posto che corrispondeva al grado di generale di brigata, era certo uno dei più bei partiti dell'esercito. Era all'incirca mezzanotte. Le conversazioni, i giuochi, la danza, la civetteria, gli interessi, le malignità ed i progetti, tutto arrivava a quel grado di calore che strappa ad un giovane questa esclamazione: — Che bel ballo!

— Mio angioletto, diceva madama di Grandlieu alla contessa, voi siete in una età nella quale di falli io ne ho commessi parecchi. Vedendovi testè soffrire mortalmente, mi venne in mente di darvi alcuni caritatevoli avvisi. Commettere degli errori a ventidue anni, non è un guastare il suo avvenire, lacerare la veste che si ha da portare? Mia cara, noi non impariamo che molto tardi a servircene senza isdruscirla. Continuate, cuor mio, a procurarvi dei nemici abili e degli amici che non abbiano una linea di condotta, e vedrete che fior di vita condurrete un giorno.

— Ah! madama, una donna ha un gran da fare per essere felice, non è vero? esclamò ingenuamente la contessa.

— Mia piccina, alla vostra età bisogna saper scegliere fra i piaceri e la felicità. Voi volete sposare Marziale, che non è abbastanza sciocco per fare un buon marito, nè abbastanza appassionato per essere un amante. Egli ha dei debiti, mia cara: è un uomo da mangiarsi la vostra sostanza; ma questo non sarebbe nulla se vi procurasse la felicità. Non vedete come è vecchio? Quest'uomo deve essere stato ammalato le tante volte, ed ora fa le ultime armi. Fra tre anni sarà un uomo finito. Comincierà l'ambizioso e forse riuscirà. Io non lo credo. Chi è poi? un intrigante che può possedere a meraviglia lo spirito degli affari e chiacchierare piacevolmente; ma è troppo presuntuoso per avere un vero merito; non andrà lontano. D'altronde, guardatelo! Non si legge sulla sua fronte che in questo momento non vede in voi una giovane e bella donna, ma i due milioni che possedete? Egli non vi ama, cara mia, vi calcola come un affare. Se volete maritarvi, prendete un uomo più avanzato d'età, che goda riputazione e sia a metà del suo cammino. Una vedova non deve trattare il proprio matrimonio come un capriccio amoroso.

In quel momento gli occhi delle due donne si fissarono sulla bella figura del colonnello Montcornet.

— Se volete rappresentare la difficile parte della civetta e non maritarvi, riprese la duchessa con bonomia, ah! cara mia, saprete meglio d'ogni altra accumulare le nubi d'una tempesta e dissiparla. Ma, ve ne scongiuro, non prendete mai piacere a disturbare la pace delle famiglie, a distruggerne l'unione, e la fortuna delle donne che sono felici. Io, mia cara, l'ho rappresentata questa parte pericolosa. Oh! mio Dio, per un trionfo dell'amor proprio si assassinano spesso delle povere creature virtuose; giacchè, mia cara, donne virtuose ne esistono realmente. Sono venuta qui per pregarvi. Sì, voi siete la causa della mia comparsa in questa sala che puzza di popolo. Non ci sono degli attori? Altre volte si ricevevano nel _boudoir_; ma in sala, ohibò! Perchè mi guardate con aria tanto sbalordita? Ascoltatemi: se volete burlarvi degli uomini, mettete in fiamme il cuore di quelli che non hanno doveri da compire; gli altri non ci perdonano i disordini che li hanno resi felici. Approfittate di questa massima dovuta alla mia vecchia esperienza. Questo povero Soulanges, per esempio, al quale avete fatto girare la testa!... ebbene, sapete su chi cadevano i vostri colpi?... Egli è ammogliato da sei mesi, adorato da un'incantevole creatura che egli ama e che inganna; essa vive nelle lagrime e nel più doloroso silenzio. Soulanges ebbe a momenti dei rimorsi più crudeli che non fossero dolci i suoi piaceri. E voi, furbetta, l'avete tradito. Ebbene! venite a contemplare l'opera vostra!

La vecchia duchessa prese la mano di madama de Vaudremont, e si alzarono.

— Ecco, le disse madama di Grandlieu mostrandole collo sguardo l'incognita pallida e tremante sotto i bagliori del candelabro, ecco la mia nipotina: la contessa di Soulanges oggi ha finalmente ceduto alle mie istanze, ha acconsentito a lasciare la camera di dolore in cui la vista del suo bambino non le arrecava che ben scarse consolazioni. La vedete? vi sembra bella? ebbene, cara mia, giudicate di quello che doveva essere quando la felicità spandeva la sua luce su quella figura.

La contessa volse altrove in silenzio la testa e parve in preda a gravi riflessioni. La duchessa la condusse fino alla porta della sala da giuoco: poi, dopo avervi gettata un'occhiata, come se volesse cercarvi qualcuno: — Ed ecco Soulanges, disse alla giovine civetta con un tono di voce profondo.

La contessa rabbrividì vedendo nell'angolo meno illuminato della sala la figura pallida e contratta di Soulanges appoggiato ad una poltrona. L'abbattimento delle membra e l'immobilità della fronte rivelavano tutto il suo dolore; i giuocatori andavano e venivano dinanzi a lui senza fargli più che tanta attenzione, come se non esistesse. Il quadro che offrivano la moglie in lagrime ed il marito tetro e cupo, separati l'uno dall'altra in mezzo a quella festa, come due metà di un albero colpito dal fulmine, ebbe forse qualche cosa di profetico per la contessa. Temette vedervi un'imagine delle vendette che l'avvenire le serbava. Il suo cuore non era ancora abbastanza logoro: serrò la mano della duchessa ringraziandola con uno di quei sorrisi che hanno una certa grazia infantile.

— Mia cara ragazza, le disse la vecchia all'orecchio, pensate bene che noi sappiamo tanto respingere gli omaggi degli uomini come attirarli. — È vostra, se non siete uno sciocco.

Queste ultime parole furono susurrate da madama de Grandlieu all'orecchio del colonnello Montcornet, mentre la bella contessa si abbandonava alla compassione che le inspirava l'aspetto di Soulanges, giacchè l'amava ancora abbastanza per volerlo restituire alla felicità.

— Oh! come saprò pregarlo, disse a madama de Grandlieu.

— Guardatevene bene, mia cara! esclamò la duchessa ritornando alla sua poltrona; scegliete un buon marito e chiudete la porta a mio nipote. Non offritegli neppure la vostra amicizia. Credetemi, ragazza mia, una donna non riceve da un'altra donna il cuore di suo marito: è cento volte più felice di credere d'averlo riconquistato ella stessa. Conducendo qui mia nipote, credo averle dato un eccellente mezzo di riguadagnare l'affezione di suo marito. Non vi chiedo che di ammaliare il generale.

E quando le mostrò l'amico del referendario, la contessa sorrise.

— Ebbene, madama, sapete finalmente il nome di questa incognita? domandò il barone con aria piccata alla contessa quando fu sola.

— Sì, disse madama de Vaudremont guardando il referendario.

Il suo volto esprimeva tanta astuzia quanta gajezza. Il sorriso che spandeva la vita sulle sue labbra e sulle sue guancie, l'umida luce degli occhi suoi, erano simili a quei fuochi fatui che ingannano il viaggiatore. Marziale, che si credeva sempre amato, prese allora quell'attitudine della quale si compiace tanto un uomo presso quella che ama e disse con aria pretensiosa: — Non ve ne avrete a male, se sembro tenerci molto a sapere quel nome?

— E non ve ne avrete a male, replicò madama de Vaudremont, se per un resto di amore non ve lo dico, e se vi proibisco di fare il più piccolo passo verso quella giovine dama? Arrischiereste forse la vostra vita.

— Madama, perdere il vostro favore non è più che perdere la vita?

— Marziale, disse severamente la contessa, è madama di Soulanges. Suo marito vi brucierebbe le cervella, se pure ne avete.

— Ah, ah! replicò ridendo il vagheggino, il colonnello lascierà vivere in pace colui che gli ha rapito il vostro cuore e si batterebbe per sua moglie? Che inversione di principii! Ve ne prego, permettetemi di ballare con quella piccola dama. Potrete così avere la prova del poco amore che vi portava quel cuore di ghiaccio, giacchè se il colonnello non trova di suo genio che io faccia ballare sua moglie dopo avere tollerato che vi...

— Ma ella ama suo marito.

— Ostacolo di più che avrò il piacere di vincere.

— Ah! disse la contessa con un sorriso amaro, voi ci punite egualmente dei nostri errori e dei nostri pentimenti.

— Non andate in collera, disse vivamente Marziale. Oh! ve ne prego, perdonatemi. Via, non penso più a madama di Soulanges.

— Meritereste bene che vi mandassi a lei.

— Ci vado, disse il barone ridendo, e tornerò più innamorato che mai di voi. La più bella donna del mondo non può impadronirsi di un cuore che vi appartiene.

— Vale a dire che volete guadagnare il cavallo del colonnello.

— Ah! traditore, disse ridendo e minacciando col dito l'amico che sorrideva.

Il colonnello arrivò, il barone gli cedette il suo posto presso la contessa cui disse in modo sardonico: Madama, ecco un uomo che si è vantato di guadagnare le vostre buone grazie in una sera.

Allontanandosi si applaudì di avere rivoltato l'amor proprio della contessa e spacciato Montcornet; ma ad onta della sua finezza abituale, non aveva capito l'ironia di cui erano piene le parole di madama de Vaudremont, e non si accorse che ella aveva fatto verso il suo amico tanta strada, quanta egli verso di lei, benchè inscienti l'uno dell'altra. Nel momento in cui il referendario si avvicinava farfalleggiando al candelabro sotto cui la contessa di Soulanges, pallida e timida, non sembrava vivere che cogli occhi, suo marito arrivò presso la porta della sala cogli sguardi scintillanti di passione. La vecchia duchessa, attenta a tutto, si slanciò verso suo nipote, gli chiese il suo braccio e la sua carrozza per uscire, pretestando una noja mortale e lusingandosi di prevenire così un deplorevole scandalo. Innanzi di partire fece un singolare segno d'intelligenza a sua nipote, indicandole l'intraprendente cavaliere che si preparava a parlarle, e questo segno pareva dirle: — Eccolo, vendicati!

Madama de Vaudremont sorprese l'occhiata della zia e della nipote, una subitanea luce la illuminò, temette d'essere lo zimbello di quella vecchia signora così dotta e così astuta nell'intrigo.

A quel pensiero l'amor proprio di madama de Vaudremont provò forse maggiore interesse della curiosità a trovare il filo di quell'intrigo. La preoccupazione interna alla quale fu in preda non la lasciò padrona di sè. Il colonnello, interpretando a favor suo l'indirizzo che si rivelava nei discorsi e nei modi della contessa, divenne più ardente e più insistente. I vecchi diplomatici svogliati, che si divertivano a seguire le espressioni delle fisionomie, non avevano mai trovato tanti intrighi cui tener dietro ed indovinare. Le passioni che agitavano le due coppie diversificavano ad ogni passo in quelle sale animate, riproducendosi con altre gradazioni su altre figure. Lo spettacolo di tante passioni vive, di tutte queste lotte amorose, vendette dolci, favori crudeli, sguardi infiammati, li richiamava con maggior vivezza alla loro impotenza. Finalmente il barone aveva potuto sedersi vicino alla contessa di Soulanges. I suoi occhi erravano furtivamente su un collo fresco come la rugiada, profumato come un fiore di campo. Ammirava da vicino le bellezze che da lungi l'avevano sbalordito. Poteva vedere un piedino ben calzato, misurare coll'occhio un vitino snello e grazioso. A quell'epoca le donne annodavano la cintura dell'abito precisamente al di sotto del seno, ad imitazione delle statue greche, moda spietata per le donne il cui busto avesse qualche difetto. Gettando degli sguardi furtivi su quel seno, Marziale rimase incantato della perfezione di forme della contessa.

— Non avete ballato una sola volta questa sera, signora, egli disse con voce dolce e lusinghiera; ritengo, non sarà per mancanza di cavaliere.

— Non vado nel mondo, sono sconosciuta, rispose freddamente madama di Soulanges che nulla aveva capito nello sguardo della zia.

Marziale allora, per darsi un contegno, manovrò il bel diamante che ornava la sua mano sinistra; le fiamme lanciate dalla pietra parvero gettare una subita luce nell'anima della giovine contessa, che arrossì e guardò il barone con una espressione indefinibile.

— Amate il bello? chiese il provenzale, per tentare di riannodare la conversazione.

— Oh! molto, signore.

A quella strana risposta i loro sguardi s'incontrarono. Il giovane, sorpreso dall'accento penetrante che svegliò nel suo cuore una vaga speranza, aveva tosto interrogato gli occhi della giovine signora.

— Ebbene, madama, non è temerità da parte mia il proporvi di fare con voi la prima contradanza?

Un'ingenua confusione colorò in rosso le bianche gote della contessa.

— Ma, signore, ho già rifiutato un ballerino, un militare.

— Sarebbe quel gran colonnello di cavalleria che vedete laggiù?

— Precisamente.

— È mio amico, non temete di nulla. Mi accordate il favore che oso sperare?

— Sì, signore.