La pace domestica; L'elisir di lunga vita; La borsa: Racconti scelti

Part 2

Chapter 23,129 wordsPublic domain

Per comprendere tutto l'interesse di questa conversazione è necessario raccontare un avvenimento che per invisibili legami andava a congiungersi coi personaggi di questo piccolo dramma, allora sparsi nel salone. Alle undici di sera circa, nel momento in cui le danzatrici riprendevano i loro posti, la società del palazzo Gondreville aveva veduto apparire la più bella donna di Parigi, la regina della moda, la sola che mancasse a quella splendida riunione. Essa si faceva una legge di non mai arrivare che nel momento in cui le sale offrivano quel movimento animato che non permette alle donne di conservare a lungo la freschezza del volto nè quello della toeletta. Questo momento rapido è come la primavera del ballo. Un'ora dopo, quando il piacere è passato, quando sopraggiunge la stanchezza, tutto vi è logoro. Madama de Vaudremont non commetteva mai il fallo di restare ad una festa per mostrarvi dei fiori languenti, dei ricci cadenti, delle guarnizioni sciupate, con una figura simile a tutte quelle che, incalzate dal sonno, non sempre lo ingannano. Essa si guardava bene di lasciar vedere, come le sue rivali, la sua bellezza sonnolente; sapeva sostenere abilmente la sua riputazione di civetteria, ritirandosi sempre da un ballo altrettanto brillante come quando vi era entrata. Le donne si dicevano all'orecchio con un sentimento d'invidia che preparava e metteva tante toelette quanti balli vi erano in una sera. Questa volta madama de Vaudremont non doveva essere padrona di lasciare a suo capriccio il salone dove arrivava allora trionfalmente. Fermatasi un istante sulla porta, gettò degli sguardi osservatori, benchè rapidi, sulle donne, i cui abbigliamenti furono tosto studiati affine di convincersi che il suo li eclisserebbe tutti.

La celebre civetta si offerse all'ammirazione dell'adunanza, condotta da uno dei più bravi colonnelli dell'artiglieria della guardia, un favorito dell'imperatore, il conte di Soulanges. L'unione momentanea e fortuita di questi due personaggi ebbe senza dubbio qualche cosa di misterioso. Udendo annunziare il signor di Soulanges e la contessa di Vaudremont, alcune donne che facevano tappezzeria si alzarono, e alcuni uomini passati nella sala vicina si affollarono alle porte delta sala principale. Uno di quei burloni, che non mancano mai in queste numerose riunioni, vedendo entrare la contessa ed il suo cavaliere disse: — «Ora le donne avevano altrettanta curiosità di contemplare un uomo fedele alla sua passione, come gli uomini di esaminare una bella donna difficile a conservare.» Benchè il conte di Soulanges, giovane di circa trentadue anni, fosse dotato di quel temperamento nervoso che produce nell'uomo le grandi qualità, le sue forme gracili e la sua tinta pallida prevenivan poco in suo favore; i suoi occhi neri annunziavano molta vivacità, ma in società era taciturno, e nulla in lui rivelava uno di quei talenti oratorii che dovevano brillare alla destra nelle assemblee legislative della Ristorazione. La contessa di Vaudremont, donna alta, leggiermente pingue, d'una pelle splendida per bianchezza, che portava bene la sua testolina, e possedeva l'immenso vantaggio di inspirare l'amore colla gentilezza dei modi, era di quelle creature che mantengono tutte le promesse fatte dalla loro bellezza. Quella coppia, divenuta per alcuni momenti oggetto dell'attenzione generale, non lasciò lungo tempo il campo alla curiosità di esercitarsi sul suo conto. Il colonnello e la contessa pareva comprendessero perfettamente che il caso li aveva messi in una posizione imbarazzante. Vedendoli avanzarsi, Marziale si slanciò nel gruppo di uomini che occupava il posto al camino, per osservare attraverso le teste che gli facevano una specie di barriera, madama de Vaudremont coll'attenzione gelosa che dà il primo fuoco della passione: una voce segreta sembrava dirgli che il successo di cui s'inorgogliva era forse precario; ma il sorriso di fredda cortesia con cui la contessa ringraziò il signor De Soulanges ed il gesto che fece per congedarlo sedendosi presso madama de Gondreville, distesero tutti i muscoli che la gelosia aveva contratti sul suo volto. Tuttavia, vedendo in piedi a due passi dal canapè sul quale trovavasi madama de Vaudremont, Soulanges, che pareva non comprendere lo sguardo con cui la giovine civetta gli aveva detto che essi rappresentavano l'uno e l'altra una parte ridicola, il provenzale dalla testa vulcanica tornò ad aggrottare le nere sopraciglia che ombreggiavano i suoi occhi azzurri, carezzò, per darsi un po' di contegno, i ricci dei suoi capelli bruni, e senza tradire l'emozione che gli faceva palpitare il cuore, sorvegliò il modo in cui si conducevano la contessa ed il signor de Soulanges, pure scherzando coi vicini; fu allora che strinse la mano al colonnello, il quale veniva a rinnovare con esso la conoscenza; ma l'ascoltò senza intenderlo, tanto era preoccupato. Soulanges gettò occhiate tranquille sulla quadrupla fila di donne che incorniciava l'immenso salone del senatore, ammirando quella decorazione di diamanti, di rubini, di perle, di manipoli d'oro e di teste adorne il cui splendore faceva quasi impallidire i lumi delle candele, il cristallo dei candelabri e le dorature.

La calma noncurante del suo rivale fece perdere la bussola al referendario. Incapace di moderare la segreta impazienza che lo trasportava, Marziale si avanzò alla volta di madama de Vaudremont per salutarla. Quando comparve il provenzale, Soulanges gli lanciò uno sguardo torbido e stornò con atto impertinente la testa. Un grave silenzio regnò nella sala in cui la curiosità era al colmo. Tutte le teste tese presentavano i sentimenti più bizzarri; ognuno attendeva e temeva uno di quegli scandali che le persone bene educate si guardano sempre dal provocare. Tutto a un tratto la pallida figura del conte divenne rossa come lo scarlatto delle sue pistagne, ed i suoi sguardi si abbassarono d'un tratto a terra per non lasciare indovinare il soggetto del suo turbamento. Vedendo la sconosciuta modestamente situata al piede del candelabro, passò con aria triste dinanzi al referendario e si rifugiò in una delle sale da giuoco. Marziale e l'assemblea credettero che Soulanges gli cedesse pubblicamente il posto per paura del ridicolo che si attacca sempre agli amanti detronizzati. Il referendario rialzò fieramente la testa, guardò la sconosciuta, poi, quando si assise con tutta disinvoltura presso madama de Vaudremont, l'ascoltò con aria tanto distratta che non udì queste parole pronunziate dalla civetta sotto il ventaglio: — Marziale, mi farete il piacere di non portare questa sera l'anello che mi avete carpito. Ho le mie ragioni, e ve le spiegherò fra breve, quando ci ritireremo. Mi darete il braccio per andare dalla principessa di Wagram.

— Perchè avete accettato il braccio del colonnello? chiese il barone.

— Lo incontrai sotto il peristilio, ella rispose; ma lasciatemi, ci guardano tutti.

Marziale raggiunse il colonnello dei corazzieri. La piccola dama azzurra divenne allora il vincolo comune dell'inquietudine che agitava ad un tempo e così diversamente il corazziere, Soulanges, Marziale e la contessa di Vaudremont. Quando i due amici si erano separati lanciandosi la sfida che chiuse la loro conversazione, il referendario mosse verso madama de Vaudremont e seppe collocarla nel mezzo della più brillante quadriglia. Mercè quella specie d'ebrezza in cui una donna è sempre immersa dalla danza, ed il moto del ballo in cui gli uomini si mostrano col ciarlatanismo della toeletta, la quale non dà loro minori attrattive che alle donne, Marziale credette potersi abbandonare impunemente all'incanto che lo trascinava verso l'incognita. Se riuscì a sottrarre all'attività inquieta degli occhi della contessa i primi sguardi che gettò sulla dama azzurra fu ben tosto sorpreso in flagrante delitto, e, se fece scusare una prima preoccupazione, non giustificò l'impertinente silenzio che oppose più tardi alla più seducente delle interrogazioni che una donna possa rivolgere ad un uomo: Mi amate questa sera? Più egli era distratto, più la contessa si mostrava stringente ed importuna. Mentre Marziale ballava, il colonnello andò di gruppo in gruppo cercando notizie sulla giovine sconosciuta. Dopo avere stancata la compiacenza di tutte le persone, ed anche quella degli indifferenti, si decideva ad approfittare d'un momento in cui la contessa di Gondreville pareva libera, per chiedere ad essa medesima il nome di quella dama misteriosa, quando scoperse un leggiero vuoto fra la colonna spezzata che sosteneva il candelabro e i due divani che vi mettevano capo. Il colonnello approfittò del momento in cui la danza lasciava vacante una parte delle sedie che formavano parecchie linee fortificate difese da mamme o donne in età, ed imprese ad attraversare quella palizzata coperta di scialli e fazzoletti. Cominciò a complimentare le vedove; poi, di donna in donna, di galanteria in galanteria finì per raggiungere presso l'incognita il posto vuoto. A rischio d'impigliarsi nei grifoni e nei draghi dell'immenso candelabro, si mantenne là sotto il fuoco della cera, con gran dispetto di Marziale. Troppo astuto per interpellare di primo tratto la piccola dama azzurra che aveva alla destra, il colonnello cominciò col dire ad una signora, grande, abbastanza brutta, che era seduta alla sua sinistra: — È questo, signora, un magnifico ballo! Che lusso! che movimento! Parola d'onore, le donne sono tutte belle! Se voi non ballate, gli è senza dubbio che non ne avete voglia.

Questa insipida conversazione intavolata dal colonnello aveva per iscopo di far parlare la sua vicina di destra, che, silenziosa e preoccupata, non gli porgeva la menoma attenzione. L'ufficiale teneva in riserva una quantità di frasi che dovevano finire con un: E voi madama? sul quale contava molto. Ma ebbe una strana sorpresa vedendo alcune lagrime negli occhi della sconosciuta, che pareva interamente assorta in madama de Vaudremont.

— La signora è senza dubbio maritata? arrischiò alla fine il colonnello Montcornet con voce titubante.

— Sì, signore, rispose l'incognita.

— E vostro marito è qui senza dubbio?

— Sì, signore.

— E allora perchè restate a questo posto? forse per civetteria?

L'afflitta sorrise tristamente.

— Accordatemi l'onore, madama, di essere vostro cavaliere per la contradanza che segue, e certo non vi ricondurrò qui. Vedo presso il camino un posto vuoto, venite. Quando tanta gente ha tutta la smania di dominare, e la follia del giorno è la monarchia, non capisco perchè voi rifiutereste di accettare il titolo di regina del ballo, che pare spetti alla vostra bellezza.

— Signore, io non ballerò.

L'intonazione secca delle risposte di quella donna era così scoraggiante, che il colonnello si vide costretto ad abbandonare la piazza. Marziale, che indovinò l'ultima domanda del colonnello ed il rifiuto che gli toccava, si mise a sorridere e si accarezzò il mento facendo brillare l'anello che aveva in dito.

— Di che cosa ridete? gli disse la contessa de Vaudremont.

— Dell'insuccesso del povero colonnello, che ha fatto un passo da collegiale....

— Vi avevo pregato di togliervi l'anello, disse la contessa interrompendolo.

— Non l'avevo capito.

— Se non capite nulla questa sera, sapete però veder tutto, replicò madama de Vaudremont alquanto piccata.

— Ecco un giovane che mostra un brillante molto bello, disse allora la sconosciuta al colonnello.

— Magnifico, egli rispose; quel giovine è il barone Marziale de la Roche-Hugon, uno de' miei migliori amici.

— Vi ringrazio d'avermi detto il suo nome, ella replicò; mi sembra molto gentile.

— Sì, ma è un po' leggiero.

— Si direbbe che sia in buoni rapporti colla contessa di Vaudremont, chiese la giovine signora interrogando cogli occhi il colonnello.

— Nei migliori!

La sconosciuta impallidì.

— Via, pensò il militare, essa ama quel diavolo di Marziale.

— Credevo che madama de Vaudremont fosse da tempo impegnata col signor de Soulanges, soggiunse la giovin donna un po' rimessa dal cruccio interno che aveva alterato lo splendore del suo viso.

— Da otto giorni la contessa lo burla, rispose il colonnello. Ma dovete aver visto quel povero Soulanges quando entrò; tenta ancora di non credere alla sua sfortuna.

— L'ho veduto, disse la dama azzurra. Poi aggiunse un: «signore, vi ringrazio,» che equivaleva ad un congedo.

In quel momento la contradanza stava per finire, e il colonnello, deluso, non ebbe che il tempo di ritrarsi dicendosi a modo di consolazione: — È maritata.

— Ebbene! valoroso corazziere, esclamò il barone trascinando il colonnello nel vano d'una finestra per respirarvi l'aria pura dei giardini, a che punto siete?

— È maritata, mio caro

— E che cosa importa?

— Oh diavolo! io sono un uomo costumato, e non voglio più rivolgermi che alle donne le quali posso sposare. D'altronde, Marziale, mi ha formalmente dimostrata l'intenzione di non ballare.

— Colonnello, scommettiamo il vostro leardo contro cento napoleoni che questa sera ballerà con me.

— Accetto, disse il colonnello prendendo la mano del vagheggino. Intanto vado a vedere Soulanges; egli forse conosce questa dama, che mi parve si interessasse di lui.

— Mio bravo, avete perduto, disse Marziale ridendo. I miei occhi si sono incontrati coi suoi, e me ne intendo; Caro colonnello, non ve ne avrete a male se ballerò con lei dopo il rifiuto che vi è toccato.

— No, no, riderà bene chi riderà ultimo. Del resto, Marziale, io sono bel giuocatore e buon nemico; vi prevengo che essa ama i diamanti.

Ciò detto, i due amici si separarono. Il generale Montcornet si diresse verso la sala da giuoco, ove vide il conte di Soulanges seduto ad un tavolo di _bugliotta_. Benchè fra i due colonnelli non esistesse che quell'amicizia banale che è determinata dai pericoli della guerra e dai doveri del servizio, il colonnello dei corazzieri fu dolorosamente colpito nel vedere il colonnello d'artiglieria, che conosceva per uomo saggio, impegnato in una partita nella quale poteva rovinarsi. I mucchi d'oro e di biglietti sparsi sul fatale tappeto attestavano il furore del giuoco. Un circolo silenzioso d'uomini circondava i giuocatori che erano al tavolo. Tutti si udivano pronunciare parole come: _Passo, giuoco, tengo, mille luigi, tenuti_; ma guardando quei cinque individui immobili pareva non parlassero che cogli occhi. Quando il colonnello, spaventato dal pallore di Soulanges, s'avvicinò a lui, il conte guadagnava. L'ambasciatore austriaco, un celebre banchiere, si alzava completamente spogliato di somme considerevoli. Soulanges divenne ancora più cupo e, raccogliendo una massa d'oro e di biglietti, non contò nemmeno: un amaro dispetto increspo le sue labbra: pareva minacciasse la fortuna invece di ringraziarla dei suoi favori.

— Coraggio, gli disse il colonnello, coraggio Soulanges! Poi, credendo di fargli un vero servizio strappandolo al giuoco. — Venite, aggiunse, ho una buona notizia a darvi, ma ad una condizione.

— Quale? chiese Soulanges.

— Quella di rispondere a quanto vi chiederò.

Il conte di Soulanges si alzò bruscamente, mise con aria incurante quanto aveva guadagnato in un fazzoletto che aveva tormentato convulsivamente, ed il suo viso era così stravolto, che nessun giuocatore pensò di trovare fuori di proposito che si ritirasse. Anzi i volti degli altri parvero rasserenarsi quando quella testa sgarbata e triste non fu più nel cerchio luminoso che descriveva al di sopra della tavola una lampada da _bugliotta_.

— Questi diavoli di militari se la intendono come i ladri in fiera, disse a voce alta un diplomatico della galleria prendendo il posto del colonnello.

Una sola figura smorta e stanca si volse verso il sopraggiunto, e gli disse lanciandogli uno sguardo vivacissimo: — Chi dice militare, non dice civile, signor ministro.

— Mio caro, disse Montcornet a Soulanges attirandolo in un canto, questa mattina l'imperatore ha fatto i vostri elogi e la vostra promozione al maresciallato non è più dubbia.

— Il padrone non ama l'artiglieria.

— Sì, ma adora la nobiltà, e voi siete un ex! Il padrone, riprese Montcornet, disse che quelli i quali si erano ammogliati a Parigi durante la campagna non dovevano essere considerati come in disgrazia. Ebbene?

Il conte di Soulanges pareva non capir nulla di questo discorso.

— Orsù, spero adesso, continuò il colonnello, che mi direte se conoscete una graziosa donnina seduta ai piedi d'un candelabro...

A quelle parole gli occhi del conte si animarono. Prese con tutta violenza la mano del colonnello: — Mio caro generale, gli disse con accento sensibilmente alterato, se altri fuori di voi mi facesse questa domanda, gli spaccherei il cranio con questa massa d'oro. Lasciatemi, ve ne prego. Questa sera ho più voglia di bruciarmi le cervella che... Odio tutto ciò che vedo. Quindi parto. Questa gioja, questa musica, queste faccie stupide che ridono mi assassinano.

— Mio povero amico, riprese con voce dolce Montcornet, battendo amichevolmente sulla mano di Soulanges; voi siete appassionato! Che direste dunque se vi facessi sapere che Marziale pensa tanto poco a madama de Vaudremont, da essere innamorato di quella damina?

— Se le parla, gridò Soulanges balbettando per la rabbia, lo spianerò come il suo portafogli, quand'anche quel balordo fosse nel circolo dell'imperatore.

E il conte cadde come annientato sulla poltrona verso la quale il colonnello l'aveva condotto. Quest'ultimo si ritirò lentamente, essendosi accorto che Soulanges era in preda ad una collera troppo violenta perchè potessero calmarlo o gli scherzi o le cure di un'amicizia superficiale. Quando il colonnello Montcornet rientrò nel gran salone del ballo, madama de Vaudremont fu la prima persona che si presentò agli occhi suoi, e notò sul suo volto, d'ordinario così calmo, le traccie di un'agitazione mal celata. Vicino ad essa era vacante una sedia; il colonnello andò a sedervisi.

— Scommetto che avete dei dispiaceri, egli disse.

— Un'inezia, generale. Vorrei essere via di qui; ho promesso di assistere al ballo della granduchessa di Bug, e bisogna che prima vada dalla principessa di Wagram. Il signor De la Roche-Hugon, che lo sa, si diverte a civettare colle vedove.

— Non è proprio questo il soggetto della vostra inquietudine, e scommetto cento luigi che questa sera resterete qui.

— Impertinente!

— Ho dunque detto la verità?

— Ebbene! che cosa penso? riprese la contessa dando un colpo di ventaglio sulle dita del colonnello. Se lo indovinate, sono capace di ricompensarvi.

— Non accetto la sfida; avrei troppe probabilità favorevoli.

— Presuntuoso!

— Voi temete di vedere Marziale ai piedi...

— Di chi? domandò la contessa ostentando sorpresa.

— Di quel candelabro, rispose il colonnello mostrando la bella incognita, e guardando la contessa con un'attenzione che la impacciava.

— Avete indovinato, rispose la civetta celandosi il viso sotto il ventaglio, col quale si mise a giuocare. La vecchia dama di Grandlieu, che, come sapete, è maliziosa al pari di una scimia, riprese dopo un momento di silenzio, mi ha detto poco fa che il signor De la Roche-Hugon correva dei pericoli a corteggiare quella sconosciuta che si trova qui come una guastafeste. Preferirei vedere la morte anzichè questa figura crudelmente bella e pallida come una visione. È il mio cattivo genio. Madama di Grandlieu, continuò dopo essersi lasciato sfuggire un atto di dispetto, che non va al ballo se non per veder tutto fingendo di dormire, mi ha terribilmente inquietata. Marziale mi pagherà caro il tiro che mi giuoca. Tuttavia, generale, poichè è vostro amico, impegnatelo a non darmi dei dispiaceri.

— Ho veduto un uomo che si propone nientemeno che di bruciargli le cervella se si rivolge a quella damina. Quell'uomo, madama, mantiene la parola. Ma io conosco Marziale; siffatti pericoli sono altrettanti incoraggiamenti. Vi ha di più: noi abbiamo scommesso... e qui abbassò la voce.

— Davvero? chiese la contessa.

— Sul mio onore.

— Grazie, generale, rispose madama de Vaudremont lanciandogli un'occhiata piena di civetteria.

— Mi farete l'onore di ballare con me?

— Sì, ma la seconda contradanza. Durante questa voglio sapere dove può finire questo intrigo, e sapere chi è quella piccola dama azzurra; ha l'aria di una donna di spirito.

Il colonnello, vedendo che madama di Vaudremont voleva restar sola, si allontanò, soddisfatto di avere cominciato così bene il suo assedio.