La moglie ideale: commedia in tre atti
Part 3
E avete fatta un'altra di quelle enormi sciocchezze che vi rimprovero da qualche tempo, che compromettono la mia e la vostra tranquillità, che mi rovinano la vita.
GIULIA
Nientemeno! Vediamo, vediamo, ragioniamo un poco! Ma siedi, santo Dio! Vieni qui, accanto a me, così... E poi smetti quel «voi» così antipatico: eh?
Un silenzio.
Mio marito è a Genova.
GUSTAVO
Ebbene?
GIULIA
Ebbene? «Que tu es bête!» Potevo venire...
GUSTAVO
E dimentichi che abito nel centro di Milano, che qualcuno può averti veduta salire, che tutti conoscono la nostra relazione, perchè tu non ti sei granchè curata di nasconderla: che ci sono dei maligni...
GIULIA
Vedi, se c'è cosa che non temo, è questa. Perchè i maligni ci trovano gusto a svelare ciò che credono un segreto per i più, ci trovano gusto a rovinare una donna che mette ogni cura a fingere, a nascondere le sue colpe: ma non si disturbano punto per chi non mostra di aver paura.
GUSTAVO
Bella teoria! Comoda, soprattutto.
GIULIA
Soprattutto giusta. E poi, tu sai benissimo che potrei dire a mio marito d'essere venuta...
GUSTAVO
Qui?! In casa mia?!
GIULIA
In istudio... Anche qui, nel peggiore dei casi... D'averti veduto, insomma.
GUSTAVO
Con che scusa?
GIULIA
Con quella che ò detta a Monticelli.
GUSTAVO
Ah! E credi che basterà?
GIULIA
Per Monticelli che... sa, no: ma non me ne importa. Per mio marito, che non dubita neppure, sarebbe anche troppo convincente.
GUSTAVO
E giochi la tua vita, così, il tuo avvenire, per un capriccio, per il gusto di commettere una pazzia?
GIULIA
con passione
Poichè ti amo! Poichè avevo bisogno di vederti! Non avrei potuto rimanere in casa, senza vederti, tutto il giorno, dubbiosa per tutto quanto mi avevi detto ieri, tormentata da quello che mi ài scritto. Così invece, torno a casa contenta. Adesso sono contenta e tranquilla.
GUSTAVO
alzandosi
Dio santo! che strano modo di ragionare tu ài! E che supplizio, che supplizio...
GIULIA
lo interrompe, buttandogli le braccia al collo
Povera vittima, povera vittima! Che supplizio essere amato così, nevvero?... Ài ragione, ti amo troppo, ti amo troppo!
GUSTAVO
Dio! Dio! Che donna sei!... Ma vattene, adesso. È già molto che sei qui.
GIULIA
Oh, un quarto d'ora! Lasciami star qui ancòra un pochino. Dieci minuti... cinque minuti... eh?
GUSTAVO
No, no, debbo andarmene anch'io. Ti prego, vattene, vattene, Giulia.
GIULIA
Un po' disillusa, riprende la pelliccia e sta per indossarla. Ma è vicina alla scrivania, su cui sono delle carte. Allora abbandona di nuovo la pelliccia e si mette a frugare tra le carte, a osservare.
GUSTAVO
Che fai, adesso? Che cerchi?
GIULIA
Niente... così!...
Siede dinanzi allo scrittoio.
Guardo se ci sono lettere... se mi tradisci.
GUSTAVO
Sì, quest'altra, adesso!
GIULIA
Ti secca? Se non c'è niente non devi aver paura...
Accennando a un cassetto chiuso
Mi apri questo?
GUSTAVO
Ma non c'è niente.
GIULIA
Niente niente?
GUSTAVO
Dei conti.
GIULIA
Aprire! aprire!
GUSTAVO
E poi te ne vai, nevvero?
GIULIA
Sì, te lo prometto. Aprire!
Gustavo apre il cassetto. Giulia osserva le carte che vi son entro
Conti, conti, conti... pagati. Che bravo! come sei _rangé_!
GUSTAVO
Così, basta.
GIULIA
Un momento un momento!... E questa? Questo foglietto rosa?
GUSTAVO
Be' guarda, presto.
GIULIA
Posso guardarlo? Allora non è compromettente.
Sta per riporlo, poi si pente.
Però!...
Lo spiega, legge.
Guglianetti.... Ah!
GUSTAVO
Ti basta?
GIULIA
Sì.
GUSTAVO
richiude e si allontana.
Vai, adesso?
GIULIA
Adesso sì.
S'indugia, gli occhi fissi sulla scrivania.
GUSTAVO
Dunque?
GIULIA
osservando la carta sorbente
Puoi distruggere le lettere che ricevi; ma a chi scrivi, tu? La carta assorbente può rivelare molte cose.
Gustavo fa un gesto di noia e va alla finestra, impaziente, guardando fuori, distratto.
GIULIA
tentando di leggere
«Affe-zio-natiss... Gustavo...»
Rigira il foglio in tutti i sensi.
«Avv... avv...»
À un'idea: prende un piccolo specchio che è sullo scrittoio, vi appoggia sopra la carta sorbente, sulla costa, e vi legge dentro le parole che così rimangono sul dritto.
«Cariss-si-mo Co-stan-zo, passare... giove-dì... 28... Car... car... cara?...
A Gustavo
È caro o cara?
GUSTAVO
Ti prego, smetti.
GIULIA
Ma è caro o cara?
GUSTAVO
con impeto, spaventato
Giulia!!
GIULIA
Che c'è?
GUSTAVO
Tuo marito!
GIULIA
Ah!!
Ripone di furia lo specchio e la carta
GUSTAVO
osservando dalla finestra
Parla colla portinaia.
GIULIA
Dio mio! non è partito!?
Rimane allibita, esterrefatta
GUSTAVO
c. s.
Essa gli indica la scala...
GIULIA
Sa tutto!... À finto di partire... Viene a sorprenderci... Dio! Dio!
Prende la pelliccia, l'indossa.
Viene? Viene?
GUSTAVO
Parla ancòra!
Scostandosi dalla finestra, piglia Giulia, violento, per un braccio.
Lo vedi! Lo vedi, che ài fatto!... Nasconditi!
GIULIA
smarrita
Dove?
GUSTAVO
Là, là, in biblioteca.
GIULIA
No, no, può venirci... Qui, qui è meglio...
Si dirige alla porta di sinistra.
Guarda: sale?
GUSTAVO
alla finestra
Sì, adesso.
GIULIA
Dio!... Com'è? Che faccia à?
GUSTAVO
Non lo vedo più... Presto!
GIULIA
già sulla soglia a destra, rifacendosi a un tratto, con un lampo negli occhi
Che sciocca! O lo sa, e mi cercherebbe... O non lo sa, e allora...
GUSTAVO
agitatissimo
E allora, trovandoti qui?
GIULIA
E se lo sapesse poi da altri, per combinazione, che ero qui? Come giustificarmi, dopo, d'essere nascosta in casa tua? Meglio che mi ci trovi, qui, apertamente, senza misteri. Mi rimprovererà, ma non dubiterà. Rimango!
GUSTAVO
Qui?
GIULIA
Sì... sono venuta per tuo fratello.
GUSTAVO
Qui? In casa mia? Lo crederà?
GIULIA
Sì, sì, lo crederà. Ad ogni modo è meglio così.
Siede, volgendo il dorso della poltrona verso la porta del fondo, in modo da non essere veduta da Andrea.
Qui qui, siedi, presto!
GUSTAVO
Sei pazza!?
GIULIA
Che faccia ò?
ETTORE
dal fondo
Il signor Campiani chiede di lei.
GIULIA
piano, concitata
(Fallo passare, presto!)
GUSTAVO
Passi.
GIULIA
Vagli incontro.
SCENA IV.
GIULIA, ANDREA, GUSTAVO
ANDREA
Disturbo?
GUSTAVO
Le pare!
ANDREA
avanzandosi
La portinaia mi disse che sta poco bene... Fui lì lì per andarmene...
GUSTAVO
stringendo la mano che Andrea gli porge
Sto assai meglio...
Giulia è rimasta cogli occhi fissi, in un'ansia febbrile, in attesa delle prime parole di Andrea. Udendole, il suo viso si è spianato a poco a poco; ora, rassicurata, à riacquistato il suo sangue freddo. Senza volgersi, adesso, allunga il braccio e porge la mano ad Andrea.
GIULIA
Buon giorno.
ANDREA
stupito, serissimo
Tu?! Giulia?!
GIULIA
Non sei a Genova?
ANDREA
c. s.
Ma tu, come sei qui?
GIULIA
Io? Probabilmente per la stessa ragione che à condotto te. Le tue parole d'iersera riguardo al fratello di Velati mi ànno messa in apprensione... Non ò dormito tutta la notte. Stamane ebbi paura che potesse accadere qualcosa... Sei uscito presto, io ti credevo assente... Infine, mi sono detta: bisogna avvertire Velati. Mi sono recata al suo studio: non c'era, sono venuta qui... Ma tu, come mai non sei a Genova?
ANDREA
sempre un po' agitato
Sono passato in istudio, prima d'andare alla stazione: nella notte era arrivato un dispaccio che mi fece sospendere la partenza...
GIULIA
Se tu me ne avessi avvertito... sapendoti qui mi sarei tranquillata.
ANDREA
Alle dieci sono rientrato. Non c'eri.
GIULIA
Ò accompagnato Giannino alla scuola, poi sono stata allo studio di Velati...
ANDREA
severo
Il che mi prova ancora una volta che con le donne non bisognerebbe mai parlare che del bello e del brutto tempo... Specialmente poi colle donne molto impressionabili.
GIULIA
fintamente ingenua
Perchè?
ANDREA
Perchè... non c'era una ragione che parlassi tu a Velati di ciò... e soprattutto non dovevi venir qui... Perdoni, avvocato...
GIULIA
ingenuamente, interrogando
Ma...?
ANDREA
Oh! Giulia, sei troppo intelligente perchè debba dirti di più... Dovevi scrivere a Velati pregandolo di passare da noi...
GIULIA
Sono stata al suo studio...
ANDREA
interrompendola, severo
E poichè non ce l'ài trovato...
Si arresta, la fissa con aria di rimprovero e come chi non ammette replica. Poi si volge a Gustavo
Dunque, avvocato...
GUSTAVO
porgendogli una sedia
La prego...
ANDREA
Grazie.
Siede
Giulia le à detto?...
GUSTAVO
La signora aveva cominciato, infatti... ma è giunta or ora... Io non ò parole per ringraziarla di quanto à fatto...
ANDREA
Per carità, non si tratta di ciò. Si tratta di provvedere.
GUSTAVO
C'è dunque pericolo?
ANDREA
No. Ma poichè non sono partito ò pensato che agendo oggi era un giorno guadagnato. Mi recai al suo studio, credendola assente, per sapere dove avrei potuto scriverle...
GUSTAVO
Infatti... un improvviso rimando...
ANDREA
Mi occorre una sua autorizzazione.
GUSTAVO
Ma faccia lei...
ANDREA
Se vuole che le spieghi tutto il meccanismo dell'operazione...
GUSTAVO
Non ne capirei nulla. Piuttosto, mi dica, occorre del danaro?
ANDREA
Mi basta che ella mi autorizzi ad agire come mi pare utile. E, ove occorra, la troverei in istudio più tardi?
GUSTAVO
Ci andrò ora e ci rimarrò sino alle sette.
ANDREA
alzandosi
Non è improbabile che le faccia una nuova visita tra poche ore.
GUSTAVO
Come posso ringraziarla? Ma... mi dica, occorrerà certamente del danaro?
ANDREA
No, la sua firma soltanto, per rimandare una scadenza a gennaio: e nel frattempo...
GUSTAVO
Posso venire io in cerca di lei...
ANDREA
Se crede: al mio ufficio verso le cinque.
GUSTAVO
Senza dubbio.
ANDREA
Giulia?...
Si volge, la vede col fazzoletto agli occhi
Che c'è?
Giulia si alza, si asciuga le lagrime. Andrea la fissa un momento, poi, ancor serio, ma con bonomia
Bambina!
A Velati porgendogli la mano
Avvocato.
GUSTAVO
Di nuovo, tanti ringraziamenti.
ANDREA
Ma non ne parli!
Abbassando un poco la voce, in tono di mistero
A proposito: voglio essere il primo a farle delle congratulazioni.
GUSTAVO
Delle congratulazioni?
ANDREA
Forse sono premature; ma ò avute certe confidenze da un buon papà, amico mio...
GUSTAVO
impacciato
Davvero...
ANDREA
Via!
GIULIA
che à spalancato tanto d'occhi, attentissima
È fidanzato?!
Infila il suo braccio in quello di Andrea
ANDREA
No, per ora: ma pare che qualcosa in vista ci sia... Anzi certe assiduità farebbero supporre...
GIULIA
La Bianchi!
ANDREA
Ecco! subito dei nomi! Poichè vuole il segreto, il nostro avvocato...
GUSTAVO
Ma l'accerto... Sono un buon amico di casa, nulla più...
GIULIA
Oh si sapeva ch'era molto assiduo... Le mie congratulazioni...
GUSTAVO
Sono molto premature, le assicuro...
ANDREA
Vedremo, vedremo!... Dunque, viene da me, più tardi?
GUSTAVO
Senza fallo.
Giulia intanto, senza farsi scorgere, à lasciato cadere il manicotto su di una poltrona. Poi si avvia al fondo, sempre al braccio di Andrea.
GIULIA
Arrivederci domani.
Tutti e tre escono dalla porta del fondo, ripetendo i saluti. Poi s'ode la voce di Giulia in anticamera
GIULIA
Ah! il mio manicotto!
e rientra preceduta da Gustavo che corre a cercarlo.
Guardi, dev'essere là... su quella poltrona.
Gustavo lo trova e glie lo reca. Giulia, colla sinistra tiene ferma e abbassata la cortina che chiude la porta; colla destra prende il manicotto e sbattendolo violentemente sul viso a Gustavo, gli susurra, violenta
Non credere di sposarla!
Ed esce. Cala la tela.
FINE DEL SECONDO ATTO.
ATTO TERZO.
Salotto nella casa di Andrea Campiani.
SCENA I.
GIULIA _e_ COSTANZO.
Suono di campanello elettrico all'interno.
GIULIA
a Costanzo che entra dalla porta del fondo
Ah! voi, avvocato? Solo? Così presto?
COSTANZO
Come va?
GIULIA
Benissimo. Solo?
COSTANZO
Solo... per ora. Perdonate, mi sembrate molto agitata, in orgasmo.
GIULIA
No, affatto.
COSTANZO
Perchè, in tal caso, vi domanderei come un immenso favore, di essere calma e di volermi ascoltare.
GIULIA
Che avete da dirmi? Non venite a pranzo? Velati non viene?
COSTANZO
discreto
Un po' di calma, vi ò chiesta.
GIULIA
Ma se sono calmissima!
COSTANZO
Non pare. Vostro marito è fuori?
GIULIA
Sì.
COSTANZO
E...?
GIULIA
Che cosa?
COSTANZO
Non è... accaduto niente?
GIULIA
Di che?
COSTANZO
Dopo... quanto avvenne ieri?
GIULIA
Che poteva accadere?
COSTANZO
Non so... Un sospetto... un dubbio...
GIULIA
Mio marito non à mai dubitato di me.
COSTANZO
Perchè Gustavo era in grande apprensione...
GIULIA
Oh! a torto. Il modo stesso come jeri si è comportato mio marito...
COSTANZO
Appunto! Gli pareva molto preoccupato.
GIULIA
Per l'imprudenza ch'io avevo commessa. Null'altro.
COSTANZO
Ma Gustavo temeva che ripensandoci poi, a mente calma...
GIULIA
Mio caro, sta alla moglie di ispirare e di guidare i pensieri del marito.
COSTANZO
Ah!... Ma... sapete... temeva che il vostro contegno, dopo... Eravate così in orgasmo: temeva che non vi foste saputa dominare, per disgrazia...
GIULIA
Mi conosce assai male il vostro amico.
COSTANZO
Anzi, crede di conoscervi assai bene... Ma un avvenimento come quello d'jeri era un caso così nuovo...
GIULIA
Non mi dimentico mai, nelle piccole come nelle grandi circostanze... E poi, amico mio, ci vuol altro che un incidente, sia pure serio, per distruggere una fiducia così grande quale io ò saputo acquistarmi. Ed è per questo che non temo, e che posso arrischiar molto quando occorre... o anche semplicemente quando ne ò voglia... Ma quanti timori, quanti timori, quel vostro buon amico! L'idea di una sciabolata lo spaventa dunque molto!
COSTANZO
Non per lui, certamente!... È un gentiluomo, un uomo di cuore...
GIULIA
Un uomo di cuore! Lo credete? Sul serio? Ma non perdiamoci in ciarle. Verrà? Avete ricevuto il mio biglietto? Glie lo avete comunicato?
COSTANZO
Sì.
GIULIA
Già, ò scritto a voi perchè ò immaginato ch'eravate a parte di tutto... Oh! non glie ne faccio un rimprovero d'essersi confidato a voi. È una fortuna--anzi--che avete voialtri uomini--e che non abbiamo noi donne--di potervi confidare ad un amico, di potergli chiedere aiuto e consiglio... E ne à tanto bisogno, lui, di consigli!... Dunque, verrà?
COSTANZO
Se lo imporrete.
GIULIA
Certamente, lo impongo. Mi preme troppo che non manchi. Mio marito l'à invitato a pranzo per oggi, con voi. Se non venisse, dopo quello che è accaduto jeri, allora sì che le cose prenderebbero un aspetto strano. Mio marito, non vedendolo... Oh! infine, ò bisogno che tutto cammini molto liscio, che nulla, nulla possa far ritornare il pensiero di mio marito sull'incidente di jeri. Che egli venga dunque, come se nulla fosse accaduto.
COSTANZO
Oh, per questo si potrebbe inventare una buona scusa, ed evitare un incontro forse penoso.
GIULIA
Penoso? Perchè?
COSTANZO
E voi, d'altronde, avete tanto potere su vostro marito... L'avete detto voi stessa...
GIULIA
Ah! debbo sempre essere io sola a lottare? io sola a cavarmi d'impiccio? No, no, venga lui, mi aiuti, ne à l'obbligo. Ah! lo capisco, egli ne farebbe a meno tanto volentieri di venire! Gli secca di trovarsi in faccia a me, oggi! L'avevo preveduto. Per questo vi ò scritto, stamane. E ò scritto a voi perchè so che avete qualche influenza su di lui, e potevate farlo ragionare. Dite a Velati che non manchi. E guai a lui se non venisse!
COSTANZO
Guai a lui! Mi spaventate! Che fareste?
GIULIA
Non so. Potrebbe accadere ch'io fossi così irritata, così disgustata, non pel suo disamore--no--ma pel suo egoismo, da non riuscire a nasconderlo a mio marito, da non essere con lui quale debbo e fui sempre. E allora? Le conseguenze? È disposto a sopportarle il vostro amico? D'altronde, a che non venire oggi? dovrebbe pur venire domani, posdomani. Perchè non sarà così ingenuo da credere che cessando di essere il... mio amante, cesserebbe anche di essere l'amico di casa nostra? Ò fatto tanto per non compromettermi durante questa relazione, non voglio mica compromettermi ora che è finita.
COSTANZO
Ma...
GIULIA
Eh! caro mio, quando si è stato l'amante di una donna come me bisogna sopportarne le conseguenze. Si sposerà: allora, vita nuova. Non ci presenterà sua moglie, non me ne importerà nulla... A poco a poco diraderà le sue visite, non verrà più, non ci vedremo più... Ma per ora no. Fateglielo ben entrare nella testa: per ora dovrà dividere le sue cure tra la fidanzata... e me! Anzi, e noi! Non c'è rimedio, mio caro...
Entra Andrea dalla porta del fondo
Oh, Andrea, è qui Monticelli...
SCENA II.
GIULIA, ANDREA, COSTANZO
ANDREA
Caro avvocato!
GIULIA
... venuto anche da parte di Velati per scusarsi di non poter pranzare con noi.
ANDREA
Oh! perchè?
GIULIA
È arrivato un loro cliente da Torino, col quale ànno un abboccamento importante, alle nove. E pareva loro scortese di andarsene subito dopo pranzo. Ma io ò imposto che vengano ugualmente.
ANDREA
Diavolo! Sarà sempre meglio per noi averli per poco che per nulla affatto.
GIULIA
Oh! non insistere di più perchè ò già convinto Monticelli. E à promesso di andare a prendere Velati.
ANDREA
Non si fanno complimenti con noi.
GIULIA
E noi, allora, andiamo al Dal Verme?
ANDREA
Al Dal Verme?
GIULIA
Sì, l'abbiamo promesso a Giannino, lo sai.
ANDREA
Come vuoi.
A Costanzo
Perdoni se la lascio. Ò qualche faccenda da sbrigare prima di pranzo, anche per conto di Velati. Gli dica anzi che quell'affare è aggiustato completamente. Si tranquillizzerà. A più tardi, dunque.
Esce a destra.
SCENA III
GIULIA _e_ COSTANZO
COSTANZO
congedandosi
Signora.
GIULIA
Ve ne andate?
COSTANZO
Da Gustavo... E poi da quel cliente di Torino che mi avete inventato così a proposito.
GIULIA
Sapete, è quel tale dei rinvii.
COSTANZO
Ah!
GIULIA
Stasera poi, potrete mandar Velati solo al convegno. La vostra presenza forse è superflua, nevvero?
COSTANZO
Oh, perfettamente inutile!
GIULIA
E accompagnarci al Dal Verne.
COSTANZO
A più tardi, dunque.
GIULIA
E con lui!
COSTANZO
Sì, ma... siate indulgente, generosa. Voi che avete capita così bene la vita, che l'avete presa così pel lato giusto... dovete concedere qualcosa alla natura umana.
GIULIA
A quella mascolina, soprattutto. Gli uomini valgono ancor meno delle donne, credetelo.
COSTANZO
E alleviategli il supplizio.
GIULIA
Ma sì, ma sì.
COSTANZO
Siete... calma, nevvero?
GIULIA
Calmissima.
COSTANZO
E poi... vostro marito è in casa.
GIULIA
Già!... Mio marito è in casa.
COSTANZO
Infine, quello che è stato è stato... Il passato... non se ne parli più...
GIULIA
E amici come prima!
Lo fissa un momento
Che ottimo amico à Velati, in voi! E come, per amor suo, vi fate meno buono di quello che forse siete in realtà...
COSTANZO
Meno buono? Perchè? Io vi seguo sulla vostra strada. Voi avete preso il vostro partito; il migliore, dopo tutto...
GIULIA
Già!... E... forse... mi giudicate male Vedendomi così... come dire?... così rassegnata, voi pensate: questa donna non à mai amato veramente, e si acconcia ad essere abbandonata con tanta indifferenza perchè...
COSTANZO
No, non lo penso, ve lo giuro. Penso invece che voi siete la donna moderna, che ragiona. Ed è in voi uno strano ma benefico equilibrio tra l'amore per un uomo e l'affetto per la vostra casa. E in questa parola «casa» metto tutto quel complesso di persone, di affetti, di soddisfazioni, di doveri, di diritti, che la fanciulla acquista diventando moglie e madre. All'amore per un uomo che non è vostro marito, voi sacrificate tutto, per esso voi arrischiate tutto, sì, ma sino a quel punto in cui non è compromesso e non corre pericolo l'affetto per la vostra casa. Il giorno in cui il pericolo si affaccia, vi ritraete. Finchè potete essere contemporaneamente la moglie e l'amante, lo siete con tutta la passione, con tutto l'entusiasmo. Quando bisogna essere o l'una soltanto, o l'altra, sacrificate l'amante. Voi recitate nella commedia dell'amore: commedia appassionata, se volete, ma commedia a lieto fine. Il dramma che si chiude violentemente, non è fatto per voi. Al punto in cui ora siete giunta della vostra relazione con Gustavo, vi siete accorta, che, insistendovi, il dramma poteva scoppiare. Quel tale equilibrio benefico che è in voi, vi fa ritrarre dalla scena. Ecco tutto!
GIULIA
E vi pare di giudicarmi bene? Mi negate gli slanci, gli entusiasmi...
COSTANZO
Fatali, sempre!
Parlandole quasi all'orecchio
Avevate un amante, e ciò malgrado vostro marito era il più felice degli uomini... e per merito vostro!--Ci sono delle donne oneste--quelle che la folla chiama oneste--che rendono la vita al marito meno lieta, meno tranquilla che voi non facciate.
GIULIA
fissandolo
Vorreste avere una moglie come me?
COSTANZO
Questa è un'altra quistione! Ma gli è ben certo codesto: che la botte dà del vino che à, e la società le mogli che può. Voi, non siete delle peggiori!... Vi pare che vi giudichi male?
GIULIA
Pessimista!
COSTANZO
Pessimista? Perchè? Anzi, io ò questo merito: che so sempre trovare un lato buono, in tutte le cose... Dunque, arrivederci più tardi.
Le stringe la mano ed esce dal fondo accompagnato da Giulia.
SCENA IV.
GIULIA _e_ ANDREA
GIULIA
ad Andrea, che entrato dalla porta di destra si è messo a cercar qualcosa per la stanza
Che cerchi?
ANDREA
Non ò lasciato qui delle carte, dianzi?
GIULIA
Non so.
ANDREA
Ah, eccole.
GIULIA
Che fai?
ANDREA
Vado nel mio studio.
GIULIA
A lavorare? Anche di festa? Non esci più oggi?
ANDREA
No.
GIULIA
E Giannino non si è mosso tutto il giorno, dovresti portarlo a fare una passeggiata.
ANDREA
Non esci, tu?
GIULIA
No. Sai che quando si à gente a pranzo bisogna sorvegliare. Di Teresa e di Antonietta ci si può fidar poco. Dovresti fare una corsa sino al Dal Verme, con Giannino, per prendere il palco.
ANDREA
Ma sono le cinque e mezzo.
GIULIA
Ài tutto il tempo.
ANDREA
Si avvia.
Be', fai vestire Giannino.
GIULIA
Andrea, che ài?
ANDREA
Io? Nulla.
GIULIA
Sei ancora in collera?
ANDREA
Non lo sono stato mai. Ti ò detto ciò che stimavo giusto di dirti: ecco tutto.
GIULIA
E dunque?
ANDREA