La moglie ideale: commedia in tre atti
Part 2
S'ode dall'interno il suono del campanello elettrico. Giulia à un sussulto, dà un'occhiata alla porta, poi si curva su Gustavo, gli dà un bacio ardente sulla bocca, poi si scosta, si ricompone. Entra Andrea.
SCENA IV.
GIULIA, ANDREA, GUSTAVO.
ANDREA
Che freddo, amici miei! Abbiamo almeno 5 gradi sotto zero.
GUSTAVO
Nevica?
ANDREA
Un poco.
A Giulia
Sono in regola? Nove e venti.
GIULIA
Cinque minuti di ritardo.
GUSTAVO
I cinque minuti di tolleranza.
ANDREA
Dato che si trovi della tolleranza nelle mogli.
A Gustavo
Sa, ò già cominciate le mie investigazioni. Però, finora, nulla di certo...
GUSTAVO
Grazie. Ma sa, con tutto suo comodo, perchè poi non dubito neppure che--per ora--ci sia nulla di grave.
ANDREA
Oh, lo credo anch'io. Ma se ne va? Non prende il tè con noi?
GIULIA
alzandosi
Glielo avevo già offerto anch'io. Dice che à un convegno alle nove e mezzo. Anzi, stava per lasciarmi, e sarei rimasta sola se tu non tornavi.
A Gustavo
Piuttosto: quando pranza con noi? Posdomani, per esempio? È domenica... Perchè gli altri giorni, cogli affari di Andrea non si sa mai a qual'ora si pranza.
ANDREA
L'aspettiamo.
GUSTAVO
Ma...
GIULIA
E ci porti Monticelli. È un giovanotto simpatico. Nevvero Andrea?
ANDREA
Alle sette e mezzo: ella e il suo socio ed amico.
GUSTAVO
La ringrazio, ma sono dolentissimo: parto domani...
GIULIA
Oh oh! è una scusa!
GUSTAVO
Le pare? Ò una causa alla Cassazione di Torino.
GIULIA
Davvero?... Al suo ritorno, dunque.
ANDREA
Ci contiamo.
GUSTAVO
Mille grazie.
Salutando
Signora!... Buona sera.
Esce.
SCENA V.
GIULIA, ANDREA poi TERESA
ANDREA
Non ài aggiunta una parola per trattenerlo.
GIULIA
Ma se glielo avevo già detto: «prenderemo il tè con mio marito.» Aveva un appuntamento... Sarà forse una frottola, si sarà seccato: era qui da un'ora.
ANDREA
Gli è che volevo dirgli...
GIULIA
Che cosa?
ANDREA
Di suo fratello.
GIULIA
Non gliel'ài detto?
ANDREA
C'è dell'altro.
GIULIA
Di grave?
ANDREA
Sicuro! Un'operazione così arrischiata in cui si è messo... E i pronostici di fine mese non sono buoni! Io ne sapevo già qualcosa.
GIULIA
Oh poveretto!... Ma dovevi avvertirlo.
ANDREA
Non ò avuto il coraggio. Sai, volevo prepararlo... Se si fosse trattenuto... D'altronde domani bisognerà provvedere. Ad ogni modo ò già prese delle misure. Posso provvedere io...
GIULIA
Tu?
ANDREA
Sì.
GIULIA
E arrischieresti, tu, del tuo?
ANDREA
No, no; una firma.
GIULIA
Ah! perchè, senti: avvertire il fratello sta bene, ma metterti in impicci tu...
ANDREA
Non temere. E Giannino è a letto?
GIULIA
Sì.
ANDREA
Ci vado anch'io, sai? Sento quest'umidaccio.
GIULIA
Sì, sì, subito.
ANDREA
Poi debbo alzarmi presto domattina. Vado a Genova.
GIULIA
A Genova?
ANDREA
Sì.
GIULIA
Stai via molto?
ANDREA
No, una giornata. Parto alle otto e mezzo, sarò di ritorno la sera.
GIULIA
Con questo freddo, e poco bene come stai? Manda qualcuno!
ANDREA
Impossibile, mia cara.
GIULIA
E pranziamo senza di te, domani?
ANDREA
Pensa che io pranzerò senza di te e di Giannino.
GIULIA
Mi fa pena.
Suona.
Vai a coricarti sùbito, dunque. E non leggere per delle ore, come fai sempre.
a Teresa
Ài acceso il fuoco nella stanza del signore?
TERESA
Sissignora.
ANDREA
a Teresa
Bisogna svegliarmi alle 6, domattina.
Teresa esce.
GIULIA
Per partire alle otto e mezzo?
ANDREA
Debbo recarmi in istudio, prima.
Accende una candela
Buona notte, piccina mia. Domattina non ci vedremo. Non ti voglio svegliare così di buon'ora.
Fa per baciarla. Essa si schermisce
No?
GIULIA
Tu sai che vengo poi a salutarti.
ANDREA
Sì, grazie.
Esce.
GIULIA
rimane un momento a fissare la porta dalla quale è uscito Andrea. Poi va al fondo, apre la porta e chiama
Teresa?
TERESA
di dentro
Signora?
GIULIA
Domattina alle sei e mezzo. Ài capito, nevvero?.. Vai pure a letto, quando vuoi.
Chiude la porta. Ridiscende adagio la scena. Dinanzi al caminetto si guarda un momento nello specchio. Poi trascina una delle poltrone vicinissima al fuoco: vi si adagia e allunga i piedi verso i carboni accesi. Cala la tela.
FINE DEL PRIMO ATTO.
ATTO SECONDO.
Salotto in casa di Gustavo Velati. Porta al fondo e ai lati. A destra una finestra. A sinistra una scrivania. Arredo elegante. Armi, ninnoli, quadri, fotografie.
SCENA I.
GUSTAVO _e_ COSTANZO
Gustavo è sdraiato sul divano. Costanzo entra dal fondo.
GUSTAVO
Sei tu, Costanzo? Ciao.
COSTANZO
Beati i ricchi: e chi à da fare se la sbrighi! Nevvero? Non si può essere più concisi di quello che tu fosti nel tuo biglietto di stamane.
Cava di tasca un biglietto e lo legge
«Carissimo. Sto poco bene. Non ò nessuna voglia di venire in istudio. Chiedimi un rinvio nella causa Candalari, manda al registro la convenzione Ponti, e all'inferno i clienti, se ne vengono.» Il che ò fatto. Ò ottenuto il rinvio, ò mandato al registro la convenzione Ponti, e...
GUSTAVO
E all'inferno i clienti?
COSTANZO
In paradiso. È più sicuro che non tornino. Vediamo un poco.
Gli si avvicina, gli tocca il polso
Febbre impercettibile. Una faccia da papa. Meno male! Neanche stavolta non vai a raggiungere i clienti.
Gli presenta un plico
Qui c'è l'incartamento Corbellini Trevisani con la conclusionale avversaria. Esaminare in fretta essendo fissata l'udienza per il dodici.
GUSTAVO
Stai fresco!
COSTANZO
Sfido! nevica!... Eh! voglia di lavorare, saltami addosso!
GUSTAVO
Non è la voglia che mi manca!
COSTANZO
D'accordo: è la... volontà, il desiderio, la lena... Come la chiami, tu? Sai, per intenderci!
Accende una sigaretta
GUSTAVO
Caro mio, sto malissimo di spirito. Sto moralmente male, ti assicuro. E se non esco dalla situazione in cui mi trovo, non so come l'andrà a finire.
COSTANZO
Oh! oh!
GUSTAVO
Cioè, andrà a finire che liquido lo studio, chiudo la casa e me ne vado.
COSTANZO
Adagio, liquidi lo studio! Dello studio faccio parte anch'io. Liquidi anche me?
GUSTAVO
Te lo cedo completamente.
COSTANZO
gli siede accanto
Fuori di scherzo: che c'è?
GUSTAVO
Vuoi delle confidenze?
COSTANZO
Se me ne credi degno!
GUSTAVO
Come amico, sì: ti conosco per prova. Ma temo della tua serietà.
COSTANZO
Della mia serietà, quando occorra, è garante l'amicizia.
GUSTAVO
Ascoltami. Io mi trovo nelle condizioni di un uomo che à un'amante, e bisogna... la lasci.
COSTANZO
Bisogna... da parte di lei, o da parte di lui?
GUSTAVO
Di lui.
COSTANZO
Di te, dunque. La si paga e la si congeda.
GUSTAVO
E se è una di quelle che non si pagano?
COSTANZO
La si cede a un amico.
GUSTAVO
seccato, alzandosi
Ecco la tua serietà! Ed io che ò bisogno di espandermi, di chiedere aiuto e consiglio, sono così sciocco di rivolgermi a te!
COSTANZO
si alza, gli si avvicina
Vieni qui, vieni qui, senti.
In un orecchio
La Campiani?
GUSTAVO
Lo sai anche tu?!
COSTANZO
cantarellando
Tutto il mondo lo sa!
GUSTAVO
con dispetto
Già! tutto il mondo lo sa!... E non me n'ài parlato mai?
COSTANZO
Bravo! Se non me ne parlavi tu! Non è una _pratica_ di studio... pur troppo!
GUSTAVO
Ma io non ne ò parlato a nessuno! E...
COSTANZO
E ciò malgrado, nevvero?... E ti stupisce? Senti: passeggiamo oggi sul Corso dalle 4 alle 6. Delle signore che incontreremo ti dirò quelle che ànno un amante e dell'amante ti dirò anche il nome. Nè avrò l'aria di farti delle rivelazioni, sai! Ti dirò cose che sai anche tu, che sanno tutti... che sa anche il marito, qualche volta. Oh! questo non è il caso del buon Campiani!
GUSTAVO
Il buon Campiani!... Ài l'aria di canzonarlo!
COSTANZO
Sì, dico, di noi due non so chi lo canzona di più.
GUSTAVO
Eppure, se c'è uomo tradito che non sia ridicolo, è lui.
COSTANZO
Davvero?!
GUSTAVO
Ma certo! Egli non à motivo di dubitare di sua moglie. Oserei dire che non ne à il diritto.
COSTANZO
Vai!
GUSTAVO
Seriamente! Quella donna strana, incomprensibile per chi la vede nella sua vita domestica e pur la sa moglie infedele, à risolto questo problema: di essere contemporaneamente di due uomini. Dell'uno lo è col corpo e col cuore, dell'altro coll'animo e col cervello. Ed è così l'amante più appassionata e la moglie più affettuosa. Ragione per la quale suo marito la ricambia di grandissimo affetto ed è ben lontano dal dubitare di lei!... Dimmi tu: di tante donne adultere, perchè, tosto o tardi, il marito viene a conoscere il fallo? Anzitutto e sopratutto perchè è la moglie istessa che glie lo rivela. Ma certo! Dal dì che à un amante la donna piglia in uggia il marito: lo tratta con indifferenza, o lo trascura, o gli nega ogni carezza. Il buon uomo, che vede così disamorarsi la moglie, deve pensare necessariamente che qualcuno o qualcosa si è messo al suo posto. E comincia a dubitare, a insospettirsi. Allora studia la moglie, nei suoi atti, nelle sue parole; e il dubbio si accresce. Indaga, spia, tende il tranello: e trova l'amante.
COSTANZO
E le lettere anonime? E le cameriere? E il caso? Dove li lasci questi elementi potentissimi di scoperta? Questi... Cristofori Colombi dell'infedeltà coniugale?
GUSTAVO
Credi a me: si trovano più nelle commedie che nella vita. C'entrano, qualche volta, come elementi complementari, rafforzativi, e ànno effetto laddove il dubbio s'è già infiltrato. Sono come la pioggia che fa germogliare più presto il seme, ma il seme è già nella terra... Ebbene! vedi: se a Campiani mandassero una lettera anonima, la distruggerebbe con disgusto, o, meglio ancòra, la mostrerebbe a sua moglie, per riderci su, dopo pranzo.
COSTANZO
Lo credi?
GUSTAVO
Ne sono convinto. Tu non ài un'idea di quello che è Giulia per suo marito. È un poema di affettuosità, è una perfezione di cure, senza un'interruzione, senza una dimenticanza, senza un affievolimento, mai. E, d'altra parte, nell'amore è ardita. Nulla la fa indietreggiare, nulla la impaurisce, e si compromette, senza riguardi quando le occorra. Se io rimango otto giorni senza andarla a vedere, è capace di venire a cercarmi in istudio. Ce l'ài vista. Ma tornando a casa, ecco la donna, non lo nasconde; lo dice al marito, con grande naturalezza, trovando un pretesto alla sua visita, molto convincente. E, nota, dopo aver lasciato me, tornando al marito, non era certo nè immusonita, nè vergognosa, nè seccata. Anzi, chiacchierina, allegra, affettuosa. E quel giorno gli avrà, per colmo di previdenza, portato un piccolo regalo, un ninnolo, un nonnulla, per dimostrargli che lo à sempre in mente, che non pensa che a lui, vicina o lontana; e avrà trovato la parola più dolce, più affettuosa da susurrargli nell'orecchio, con un bacio. E lui, certo, senza essere uno scemo, anzi non essendolo punto, avrebbe potuto, dopo ciò, immaginare piuttosto la fine del mondo che non un'infedeltà di sua moglie.
COSTANZO
E ti ama?
GUSTAVO
Non so: ma, per certo, nessuna donna innamorata à fatto meglio e di più di quello che Giulia à fatto per me.
COSTANZO
Ebbene, è meraviglioso!
GUSTAVO
Vuoi dell'altro? L'anno scorso--ricordi?--andai a Brescia a discutere una causa. Ebbene: dopo poche ore ch'io ero là, mi vedo comparire Giulia: «Amor mio--mi dice--ò una cugina che abita qui. Sono venuta a passar qualche tempo con lei...» Che bella occasione, eh? E ci si è trattenuta tre giorni. Quando non ero in Tribunale ella stava con me: ma quando io ero occupato sai come spendeva il suo tempo? Scrivendo a suo marito, delle lettere di otto pagine, piene d'affetto, nelle quali gli raccontava cento fandonie graziose. Nella prima gli scriveva: «Sai che combinazione? Ò trovato qui Velati; l'ò presentato a Elena (la cugina) che lo trova molto simpatico: in confidenza mi pare che le faccia un po' di corte!» E nell'ultima, il dì avanti che ripartisse: «Ritorno domani: qui mi diverto, mi trovo bene, ma non posso rimanere di più: mi manchi tu, e Giannino.»
COSTANZO
Meraviglioso!
GUSTAVO
E, nota, questa finzione continua che pare sfrontatezza, non deriva da corruzione dell'anima e non è un calcolo in lei. Ella è buona, molto buona d'indole... È così, senza accorgersene...
COSTANZO
Caro mio, io mi domando se questa non è la moglie ideale!
GUSTAVO
Un ideale molto relativo!
COSTANZO
Relativo, sì, com'è tutto relativo a questo mondo, l'onestà compresa. Dimmi: qual è l'ideale dello zoppo? quello di essere perfettamente diritto? Ma no, perchè egli sa bene che quell'ideale lì non lo raggiungerebbe mai. L'ideale dello zoppo è semplicemente quello di trovare un paio di scarpe colle quali possa camminare e parere diritto. Ora, in questa società corrotta in cui viviamo, piena di vizî contagiosi, e nella quale la donna respira coll'aria le tentazioni, e tutto congiura contro la sua onestà, la moglie perfettamente saggia e fedele è un'eccezione, è un idolo a cui bisogna erigere un altare. Chi la possiede è un essere privilegiato fuori delle leggi del mondo. Per i più, per la folla, l'ideale delle mogli dovrebbe ben essere questo: una donna che avendo un amante si conserva una buona moglie, affettuosa verso il marito; che evita gli scandali e l'infelicità dei figli, e mantiene la pace in casa, una pace vera e sincera, non fittizia e di convenzione come se ne vedono tante e sotto le quali covano odi e disprezzi. Non ti pare?
GUSTAVO
Però con quelle idee lì non prendere moglie.
COSTANZO
Si capisce! È quello che faccio.
Un silenzio.
E tu ora devi... cioè vuoi lasciare questa donna?
GUSTAVO
Sì.
COSTANZO
E perchè?
GUSTAVO
Perchè... la relazione dura da due anni e non può durar tutta la vita!
COSTANZO
Semplicemente?... Ohè! amico, mi pare che negli affari di cuore tu non sia molto sincero!... Mi permetti di correggere? Vuoi lasciarla perchè non l'ami più.
GUSTAVO
E se fosse? Che colpa ne avrei? Si può comandare al cuore? L'ò amata due anni, con tutte le forze dell'anima, senza una infedeltà, neppure di pensiero. Non l'amo più; che colpa ce n'ò? Chi mi può condannare?
COSTANZO
E chi ti condanna? E chi ti dice niente? Perdio! come sei irascibile.
GUSTAVO
Amico mio, la mia situazione è orribile. Ti giuro, ti giuro, Costanzo, che la noia, il disgusto di essere legato ad una donna che non ami più, sono più forti mille volte della gioia che ti dà il primo convegno con lei. L'amore passato tu lo odî come un usuraio che non ti riesce di ripagare e che ti succhia il sangue dalle vene!
COSTANZO
Lo credo!
GUSTAVO
E poi... tutto ciò non mi va più. Ò trent'anni, non ò famiglia, questa vita in casa altrui mi pesa... Bisogna essere più giovani per trovarci attrattive. Debbo pensare ai casi miei, al mio avvenire...
COSTANZO
Ò capito: vuoi prendere moglie.
Un silenzio.
Eh! amico mio, è sempre molto difficile il rompere una catena: con una donna simile lo deve essere anche di più. Forse il meglio è trovar del coraggio, e dirglielo.
GUSTAVO
Che cosa?
COSTANZO
Che non l'ami più.
GUSTAVO
Ah! e tu credi che lo si possa trovare questo coraggio?... Ò diradate le mie visite, mi sono mostrato freddo verso di lei... Non à servito a nulla. Iersera, dopo otto giorni che la sfuggivo, sono andato da lei, ben deciso a trovar modo di finirla...
COSTANZO
Ebbene?
GUSTAVO
Ci siamo lasciati più amici di prima.
Un silenzio.
E vorrei trovar modo di finirla! Dopo tutto, essa non si merita questo disamore. Ed è forse più crudele la mia freddezza, che un colpo solo, decisivo... se trovassi il coraggio di darlo!... Le ò scritto stanotte, a lungo...
COSTANZO
Per dirle che non l'ami più?
GUSTAVO
Ma no, ma no! Non si può dirlo, questo! Le ò scritto che è necessario ci lasciamo.
COSTANZO
Verrà a cercarti e vi lascierete, sì, ma più amici di prima.
GUSTAVO
Per ora mi crede assente. Anche per questo non sono venuto in istudio oggi...
ETTORE
dal fondo
Signor avvocato, una signora chiede di lei.
GUSTAVO
Dio santo! Persino in casa, questi clienti!
COSTANZO
piano, furbesco
(È lei la cliente!)
GUSTAVO
(Ah! no! non è possibile!)
A Ettore
À dato il nome?
ETTORE
Nossignore.
GUSTAVO
Le ài detto che ò gente?
ETTORE
Sì, il signor avvocato Monticelli; mi rispose che lo sapeva.
GUSTAVO
A Costanzo
(Non è lei!)
A Ettore
Passi.
Ettore esce.
COSTANZO
A buon conto, non potrei squagliarmi, io?
GUSTAVO
Da qual parte? E poi, se lo sa già che sei qui.
Entra Giulia.
SCENA II.
GIULIA, GUSTAVO, COSTANZO
GIULIA
«Honny soit qui mal y pense!» Caro avvocato!
A Gustavo
Buon giorno, Velati. State poco bene? Me l'anno detto al vostro studio, or ora. E in assenza vostra
a Costanzo
ò chiesto di voi.
Comicamente
Allora ò raccolte le idee: avevo urgente bisogno di parlare a Velati per un affare che gli sta a cuore. Potevo venirlo a cercare in casa sua?... Poichè ci avrei trovato un amico comune... Poichè non saremmo rimasti in due... Eh? Ò fatto bene? Ò fatto male?... Non lo so... Ma infine, siamo o non siamo amici? Bisogna bene sacrificare qualcosa all'amicizia.
a Costanzo
Vi pare?
COSTANZO
Ma quando poi non si à nulla a temere!...
GIULIA
lo fissa un momento, scrutandolo; poi, a Velati
Non siete andato a Torino?
A Costanzo
Doveva andarci anche lei?
Siede su una poltrona che Gustavo le offre.
COSTANZO
Infatti.... Cioè.... si doveva partire.... doveva partire lui... ma un telegramma stamane... un rinvio...
GIULIA
Ah! un rinvio! Ecco: ci avevo contato anch'io su codesto rinvio per
volgendosi a Gustavo
trovarvi oggi.
Un silenzio.
Dunque, vi ò detto, avevo urgente bisogno di parlarvi...
Vedendo che Costanzo raccoglie delle carte e si prepara a congedarsi.
Ve ne andate?... No, vedete, amico mio, volete fare il furbo... dirò meglio, l'uomo discreto... Non ne è proprio il caso. Dico a Velati ciò che ò da dirgli, e usciamo insieme. Volete?
COSTANZO
Ai vostri ordini, signora.
GIULIA
a Gustavo
Si tratta di vostro fratello... Oh! scusate: a questo non avevo pensato. Forse Monticelli...
GUSTAVO
Costanzo mi è troppo amico per non essere a parte d'ogni cosa mia.
GIULIA
D'ogni cosa vostra?
GUSTAVO
Di tutto ciò che si confida all'amicizia quando l'amicizia può tornare d'aiuto. Ma ditemi dunque, vi prego.
GIULIA
Ecco: come sapete, mio marito à assunte informazioni, iersera. E vi à detto che nulla aveva potuto sapere. Invece...
GUSTAVO
Invece?
GIULIA
Non vi spaventate perchè non c'è nulla di grave. Seppe soltanto che si è messo in una operazione un poco arrischiata. Lì per lì, iersera, non volle dirvelo. Temeva ve ne preoccupaste troppo. L'à detto a me, dopo, aggiungendo che aveva già provveduto lui.
GUSTAVO
In che modo?
GIULIA
Non so: non me ne intendo. Ma mi assicurò che nulla poteva accadere grazie alle misure che aveva creduto bene di prendere sùbito sùbito.
GUSTAVO
alzandosi
Ma bisogna dunque mi rechi da lui senza indugio.
GIULIA
Non c'è. È partito stamane per Genova, prestissimo. Ma ò pensato, stanotte... Sapete, noi donne siamo tanto impressionabili, e almanacchiamo, almanacchiamo sempre... Ò pensato che forse, oggi, qualcuno poteva venire da voi ad informarvi, a spaventarvi inutilmente... Infine, ò temuto qualche grosso guaio... Allora, poichè mio marito era assente oggi, ò pensato di informarvi io, di venir subito a rassicurarvi... Sono stata al vostro studio, poi qui... Vi pare, Monticelli, che era uno stretto dovere d'amicizia?... Mi difenderete, mi giustificherete, voi, se occorrerà? Oh, a proposito! Mio marito voleva che pranzaste con noi, voi e Velati, domani: ma poichè lui doveva andare a Torino... Allora, poichè siete qui, vi aspettiamo. Ci vediamo domani, alle sei?
COSTANZO
congedandosi
Vi ringrazio: con immenso piacere.
GIULIA
Volete proprio andarvene? Non mi volete aspettare?
Si alza. Piano, tra il serio e il faceto
(Mi raccomando, non fate giudizî temerari... O, almeno, se li farete... con un po' di discrezione). A domani, dunque.
COSTANZO
A domani.
A Gustavo
Vieni in istudio, poi?
GUSTAVO
Sì, tra poco. Ciao.
Costanzo esce.
SCENA III.
GIULIA _e_ GUSTAVO.
Gustavo, impacciato, sta accanto allo scrittoio, in piedi. Giulia, in piedi pur essa, all'altro lato della scena, si guarda d'attorno, osservando ogni cosa. Intanto lascia cadere la pelliccia su una sedia. Lungo silenzio. Si muove, osserva sempre
GUSTAVO
Allora?
GIULIA
Sto osservando la tua casa. Penso che è la seconda volta che ci vengo. La prima, due anni fa... Poi tu ài pensato che non era prudente vederci qui, di pieno giorno, e... siamo andati... laggiù... Ed ora ci ritorno, dopo due anni... È curioso!
Si muove, osserva sempre.
Com'è carino questo alloggetto! Lì è la tua camera da letto, nevvero? Là la biblioteca, e qui l'anticamera... Come ricordo bene, eh?... Qui c'erano dei _marrons_ la prima volta... Erano preparati per me. E c'erano dei fiori... Per me, anche quelli... Oggi non mi aspettavi... Oh! questa poltroncina, non c'era allora.
Siede
Che delizia! Come ci si sta bene! E una sigaretta non me l'offri?
GUSTAVO
le porge la scatola.
Se vi fa male il fumare.
GIULIA
Sì, è vero.
Prende una sigaretta
L'accendo appena... Così, per il color locale... E un zolfino non me lo dai?
Gustavo le porge la scatola dei fiammiferi.
Dio mio, accendilo! Credi che mi porti i zolfanelli in saccoccia?
Gustavo accende un fiammifero e l'avvicina alla sigaretta. Ma Giulia la scosta mano mano, obbligandolo a curvarsi su di lei, la faccia vicino alla faccia, quasi invitandolo ad un bacio. Gustavo butta il fiammifero e si allontana.
Che faccia scura! Sei di cattivo umore? Anche oggi? Stai ancòra poco bene? Vuoi che me ne vada?
Si alza.
GUSTAVO
Non avete ricevuta la mia lettera?
GIULIA
Ah! sì... L'ò qui... L'ò scorsa appena.
Siede.
GUSTAVO
Avreste fatto bene di leggerla attentamente, e di ponderarla.
GIULIA
Sono ancòra in tempo. Non l'ò distrutta.
Fa per togliersela di tasca.
Vuoi che la leggiamo insieme?
GUSTAVO
No, no! Dovevate leggerla seriamente, invece di venir qua.
GIULIA
Benedetto ragazzo! Volevo assicurarmi che tu fossi a Torino.
GUSTAVO
Poichè vi avevo detto che ci andavo...
GIULIA
Dovevo essere certa che rimarresti a Milano...
GUSTAVO
La mia lettera vi spiegava... Se l'aveste letta!...
GIULIA
Ma sì, ma sì che l'ò letta. Non vi ò data importanza. Mi scrivi che dobbiamo lasciarci... Perchè? Per fare una cosa qualsiasi, a questo mondo, ci à da essere una ragione. Dunque? Perchè lasciarci? Che c'è di mutato tra noi?... Io ti amo, tu mi ami... Poichè mi ami, nevvero? O non mi ami più?...
GUSTAVO
Ve l'ò detto, forse?
GIULIA
No, mai! Dunque mi ami. Perchè lasciarci?
Si alza, gli si avvicina, lo circonda.
Io ti perdono tutto. Come sono buona, nevvero? In questi giorni ài qualche preoccupazione, qualche causa che ti dà pensiero. Ebbene: stamane mi sono detta: Gustavo à tanto maggior bisogno d'affetto, di cure... e sono venuta.
GUSTAVO