La moglie ideale: commedia in tre atti

Part 1

Chapter 13,489 wordsPublic domain

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MARCO PRAGA

La moglie ideale

COMMEDIA IN TRE ATTI

MILANO FRATELLI TREVES, EDITORI Secondo migliaio.

PROPRIETÀ LETTERARIA.

_Riservati tutti i diritti.--La rappresentazione e la riproduzione per la stampa sono vietate a termine e sotto le comminatorie delle vigenti leggi.--Per ottenere il diritto di rappresentazione, rivolgersi esclusivamente alla_ =Società Italiana degli Autori= per la tutela della proprietà artistica e letteraria _(Milano, Corso Venezia, 6)._

Si riterrà contraffatto qualunque esemplare di quest'opera che non porti il timbro a secco della Società Italiana degli Autori.

Milano, Tip. Treves--1920.

_a ELEONORA DUSE_

_Questa commedia venne rappresentata per la prima volta dalla signora_ ELEONORA DUSE _e dai signori_ F. ANDÒ, V. ZAMPIERI _e_ A. GALLIANI _al Teatro Gerbino di Torino l'11 novembre 1890._

_«.... les plus hardis problèmes de psycologie personnelle et sociale peuvent être traités en pleine scène. Seulement, trop peu de personnes travaillent aujourd'hui dans cette direction.»_

PAUL BOURGET.

PERSONAGGI.

ANDREA CAMPIANI, _agente di cambio_. GIULIA, _sua moglie_. GIANNINO, _loro figlio di 7 anni_. GUSTAVO VELATI, _avvocato_. COSTANZO MONTICELLI, _avvocato_. TERESA, _cameriera_. ETTORE, _servo_.

_Milano, epoca attuale._

ATTO PRIMO.

Nella casa di Andrea Campiani. Salotto da pranzo. Una porta al fondo, e porte ai lati. Sul davanti, a sinistra, la tavola apparecchiata. Vi si nota il disordine che è sul finire del pranzo. A destra, prima della porta, il caminetto acceso. Tre poltrone vi sono disposte dinanzi, e una sedia a sdrajo. Sul camino, contro la parete, un grande specchio. Al fondo, a sinistra della porta, la credenza, e su di essa piatti, bottiglie, fiale, ecc. Tutto l'arredo è elegante, di buon gusto. Sera. Dal soffitto pende, sopra la tavola, la lampada accesa.

SCENA I.

GIULIA, ANDREA, GIANNINO, _poi_ TERESA

Giulia è adagiata sulla poltrona a sdrajo, con molti giornali illustrati e di mode d'attorno. Giannino è seduto alla tavola da pranzo verso la parete di sinistra. È su di una sedia comune, ma con un cuscino che lo rialza. Andrea di contro a lui, verso il mezzo della scena. Di contro al pubblico è la sedia vuota, prima occupata da Giulia. Entra Teresa dal fondo col servizio del caffè, ne versa una tazza e la porge a Giulia.

GIULIA

Non ne prendo, adesso. Più tardi. Tienlo al caldo.

Teresa porge la tazza ad Andrea, che stava leggendo il giornale.

GIULIA

a Giannino che, dal principio, batte il coltello sul piatto come a suonare il tamburo.

Giannino, piccolo mio, se seguiti, mammà va in collera.

GIANNINO

mettendosi in ginocchio sulla sedia.

Papà?

ANDREA

Che vuoi?

GIANNINO

Una mela.

ANDREA

Ancòra?

GIULIA

No, Giannino, ài già mangiato abbastanza frutta.

GIANNINO

Una sola.

ANDREA

Be', una piccolina ancòra.

Gliela dà. Giannino si accinge a toglierle la buccia col coltello.

Bada a non tagliarti. Vieni qui.

Giannino scende a terra, gli dà la mela e Andrea gliela sbuccia.

Ecco.

Giannino la prende e si avvia per uscire.

Vai a giocare? Ma un bacino, prima.

Lo bacia.

E mammà?

GIULIA

abbracciandolo

Tesoro! E il còmpito l'ài fatto? Ma la lezione non l'ài imparata ancòra! Vai a giocare un poco, e poi la studi per bene, nevvero?

Giannino esce dal fondo con Teresa.

Come è bello quest'ultimo numero del _Figaro_ illustrato. L'ài veduto?... Che fai? Leggi?

ANDREA

Dò un'occhiata alla borsa.

GIULIA

Lascia! Lavori sino alle sette: mi fai pranzare alle otto, poi torni fuori. Neppure l'oretta che stai in casa mi fai un po' di compagnia. Vieni qui.

ANDREA

leggendo

Adesso.

GIULIA

Vieni qui!

ANDREA

Bevo il caffè.

GIULIA

Vieni qui a berlo. Guarda, ti faccio un po' di posto qui.

ANDREA

viene a sederle accanto.

Così?

GIULIA

Dov'è l'_Art et la Mode_? Bada, ti ci sei seduto sopra. Aspetta.

Lo toglie.

Ài veduta la nuova forma dei cappelli da signora? Tutte le piume e i nastri di dietro, altissimi. Sono carini!

Si solleva e guarda nella tazza nella quale Andrea beve il caffè.

Non me ne serbi un pochino?

ANDREA

Non ne volevi!

GIULIA

Ma il tuo è più buono. Un goccino... No, dammelo tu, nel cucchiaino.

ANDREA

Poverina!... Ancòra?

GIULIA

Uno per uno... È bellissimo così, no?

ANDREA

Va a posar la tazza sulla tavola.

Proprio bellissimo.

Giulia dà un piccolo grido.

Che c'è?

GIULIA

Graffiami, graffiami, in fretta!

ANDREA

sedendo ancora accanto a lei.

Dove?

GIULIA

Qui, la mano... Adagio!... No, no, il palmo no: porta disgrazia... Ahi! mi fai male. Sgarbato! Guarda che graffiatura. Un bacio, subito.

ANDREA

le bacia la mano.

Così?

Si alza.

GIULIA

Dove vai?

ANDREA

Prendo il _Corriere_.

GIULIA

Ò detto di no!

ANDREA

Guardo i telegrammi.

GIULIA

Ò detto di no! Che t'importa? I tuoi valori, sempre! Il tuo valore, l'unico tuo valore sono io. Ài capito? Stai qui, fatti più vicino. Ò freddo. Sono un po' malata, sai, oggi?

ANDREA

Oh! che ài?

GIULIA

E tu ài l'obbligo di curarmi. Devi uscire anche stasera?

ANDREA

Dò una capatina in Borsa. Vuoi uscire anche tu?

GIULIA

Per andar dove?

ANDREA

Non so, dove vuoi. Ti accompagno, passo alla Borsa, e ti raggiungo.

GIULIA

riprende il giornale.

Vediamo che c'è a teatro.

Leggendo.

«Scala, riposo. Manzoni, _La moglie di Claudio_». Uh! che orrore! «Dal Verme, _Traviata_, _Sieba_...» Abbiamo promesso a Giannino di portarlo a vedere il ballo. Ma oggi è tardi. E poi è meglio un sabato, perchè la domenica non à la scuola e può dormir tardi... Non c'è niente d'interessante... Poi, che ore sono? Otto e mezzo! Potrei vestirmi e andare dalla Viscardi. Ma tu dici di venirmi a prendere e poi non ci vieni. Ti conosco!... No, senti, io sto in casa, ma ad un patto: che vai alla Borsa e torni: mezz'ora, non di più. Alle nove e un quarto devi essere qui. Ti preparo il tè, qui accanto al fuoco, e alle dieci a letto, come due bravi figliuoli. Eh? Ma guai a te se tardi. Non venirmi poi a raccontar storie, d'amici che t'ànno tenuto attorno. Non ammetto scuse. Se qualcuno ti vuol tenere a zonzo, devi rispondere: amici miei, io ò una mogliettina a casa tanto carina, che mi aspetta; e vi saluto. Siamo intesi?

ANDREA

sorridendo.

Siamo intesi.

Si alza e fa un gesto di dolore, rimanendo un momento colle gambe intirizzite.

GIULIA

Vedi! vedi! Anche il tuo piede vuol riposo. Ti strapazzi troppo. È otto giorni soli che ài lasciato il letto e non ti ài già più nessuna cura. Il medico lo diceva ancora ieri: se l'è cavata bene ed in fretta, ma al minimo sforzo...

ANDREA

Non mi sforzo affatto. Sai, quando rimango seduto un po' a lungo....

GIULIA

Ànno suonato, mi pare. Chi sarà?

ANDREA

Giacomo, probabilmente, coi dispacci.

TERESA

annunziando

Il signor avvocato Velati.

ANDREA

Venga... Cioè, un momento. Lo facciamo passare in salotto?

GIULIA

Ma no, si sta così bene, qui.

A Teresa

Fallo passare.

ANDREA

C'è ancora la tavola apparecchiata...

GIULIA

Ma che importa!

SCENA II.

GIULIA, ANDREA, GUSTAVO, TERESA

GUSTAVO

Buona sera, signora!

A Andrea

Come va? E il suo piede?

ANDREA

Molto meglio, grazie.

GUSTAVO

Ma io sono giunto importuno. Erano ancora a tavola.

ANDREA

No, no, si è finito da un pezzo. Piuttosto perdoni lei se la riceviamo...

GIULIA

Già, mio marito voleva riceverla in salotto. Io invece la considero abbastanza nostro amico per non far complimenti.

GUSTAVO

Gliene sono grato.

ANDREA

Una tazza di caffè?

GUSTAVO

Grazie.

GIULIA

Grazie sì, o grazie no?

Fa un cenno a Teresa che s'era messa a sparecchiare, e questa esce

Sa, le cedo il mio, non può rifiutarlo.

GUSTAVO

Se le facessi la corte le direi che sarà anche migliore.

GIULIA

Questo lo direbbe in faccia a mio marito.

Intanto versa il caffè che Teresa à portato, rientrando.

A quattr'occhi troverebbe qualcosa di meno...

GUSTAVO

Di meno banale?

GIULIA

Beva, e mi eviti di rispondere.

ad Andrea

E tu non stare in piedi. Ti affatichi! Oppure prendi il bastone. Dov'è?

Lo trova in un angolo e glielo dà.

ANDREA

Mi tratti proprio come un invalido.

GIULIA

Sieda, avvocato.

GUSTAVO

Grazie.

Siedono tutti. Teresa esce.

Sa, caro Campiani, sono venuto presto proprio per trovarla in casa. So che a quest'ora va alla Borsa, e volevo dirle due parole prima che uscisse.

ANDREA

Eccomi a lei.

GIULIA

Oh, ci siamo? Un discorso d'affari? Vi lascio.

GUSTAVO

Niente affatto. Anzi, la prego...

GIULIA

Si rivolge all'amico o all'agente di cambio? Perchè in quest'ultimo caso posso servirla anch'io. Non comperi gli zuccheri. Càlano. L'ò saputo testè da mio marito, e dicono tutti che di lui ci si può fidare.

ANDREA

Grazie.

GUSTAVO

Mi rivolgo invece all'amico,

a Giulia

agli amici e, francamente, ò più fede nella sua amicizia che nella sua scienza bancaria...

GIULIA

Le perdono questa sfiducia in grazia della fiducia che à nella mia amicizia.

ANDREA

Chiacchierona! Lascialo dire!

GIULIA

Ah sì, perchè poi devi uscire; la piccola Borsa ti aspetta.

GUSTAVO

Ma allora non voglio disturbarla. Sarà per domani, verrò al suo ufficio.

GIULIA

No, no, sa, dico così perchè tra di noi c'è un patto: deve uscire e tornare a casa sùbito.... e non vorrei trovasse delle scuse!

ANDREA

Chiacchierona! chiacchierona!

A Gustavo

Mi dica, mi dica, avvocato: e non si lasci interrompere.

GUSTAVO

Ecco qua. Ella sa che mio fratello Adolfo è suo collega da tre mesi...

ANDREA

E lo vedo attivo, lavoratore. Non manca un giorno alla Borsa.

GUSTAVO

Lei non sa niente degli affari che fa?

ANDREA

Nulla di positivo. So che lavora molto per conto proprio.

GUSTAVO

Ed è quello che mi spaventa. Adolfo è sempre stato un po' un caposcarico. È giunto all'età di 25 anni senza concludere nulla. Alla fine, ò dovuto decidermi a seguire il proverbio «metà consigli e metà denaro» e gli ò dato il capitale necessario ad aprire un ufficio... Era stato in banca tre anni: a sentirlo discorrere, ci à pratica come Rotschild; ma io sono in pensiero, perchè mi ànno riferito che arrischia molto. Non vorrei succedesse qualche guaio.

ANDREA

Che arrischia lo sapevo.

GUSTAVO

C'è pericolo?... Veda, mi rivolgo a lei come ad un vecchio amico. S'ella volesse informarsi e avvertirmi. Le chiedo troppo?

ANDREA

S'immagini! Quello che potrò fare! Ma sa, non è tanto facile... Non c'è molta confidenza tra colleghi...

GUSTAVO

Ma lei à tanta autorità! È uno dei Nestori della Borsa...

GIULIA

Oh! oh! non me lo invecchi tanto mio marito!

GUSTAVO

Parlo di pratica, di avvedutezza, di fama...

ANDREA

Per carità!

Si alza

Conti su di me.

GUSTAVO

Tante e tante grazie.

Si alza

E perdoni la noia, sa? Ma la cosa mi dà tanto pensiero! Sono un po' il babbo di mio fratello.

GIULIA

Te ne vai, Andrea? Proprio? Non puoi farne a meno?

ANDREA

Tu lo sai: non posso mancare.

GIULIA

Assolutamente?

ANDREA

Purtroppo.

GIULIA

E allora!... Ma, bada, sono le otto e mezzo: per le nove e un quarto ti voglio di ritorno!

ANDREA

Farò il possibile.

GIULIA

Non ammetto scuse!

ANDREA

con bonomia

Giulia! Giulia!

A Gustavo

Non prenda moglie, sa?

GIULIA

Che? che? che? Che ài detto? Oseresti pentirti, tu, di esserti ammogliato?

ANDREA

ridendo

No, no! via!

GIULIA

Chiedimi perdono, sùbito, con un bacio!

ANDREA

baciandola in fronte

Bambina!

GIULIA

al fondo

Teresa, Teresa? Il cappello e la pelliccia del signore. Dio, che freddo. Comincia a nevicare. Prendi una carrozza, sai?

Entra Teresa col cappello e la pelliccia. Giulia, premurosa, la fa indossare ad Andrea.

Lei, avvocato, rimane a tenermi compagnia sinchè Andrea ritorna, nevvero?

ANDREA

a Teresa

Giannino che fa?

TERESA

Gioca, in guardarobe.

ANDREA

À la lezione da studiare. Perdoni, avvocato, noi la trattiamo proprio come un vecchio amico. Guardi, là ci sono dei sigari. Fumi.

Porgendogli la mano

Se si trattiene la ritrovo.

GIULIA

Sì, sì, non lo lascio andar via sinchè non ritorni. Bada a tornar presto perchè Velati è pericoloso.

GUSTAVO

Vuol farmi andar via?

ANDREA

A ben presto dunque.

Esce.

GIULIA

Abbiti cura.

Accompagna Andrea sino alla porta del fondo

Prendi la carrozza!

A Teresa che s'era messa di nuovo a sparecchiare

Lascia, lascia, finirai dopo. Bada a Giannino, piuttosto, che studi la lezione. Ti raccomando.

Teresa esce.

SCENA III.

GIULIA _e_ GUSTAVO

Giulia rimane un momento sulla soglia, sinchè Teresa si è allontanata. Poi richiude la porta con cura, e, rapidamente, viene a Gustavo ch'è rimasto in piedi colle spalle al caminetto, e gli butta le braccia al collo

GUSTAVO

cerca respingerla dolcemente.

Bada, può venir qualcuno.

GIULIA

Ma no, non c'è nessuno. Che improvvisata, che bella improvvisata mi ài fatta! Non ti aspettavo, sai, stasera.

Gustavo ripete l'azione di prima.

Ti annoio? ti annoio?

GUSTAVO

No, mia cara, ma infine non bisogna scherzare col pericolo.

Si scioglie dall'abbraccio e siede.

GIULIA

Pericoli? Ma non ce n'è punti... E non te ne sei mai preoccupato tanto!

GUSTAVO

È ben necessario che mi decida a ragionare e a farti ragionare.

GIULIA

Non mi ami più, allora?

GUSTAVO

Ma sì, ti amo, ti amo, ti amerò sempre. Però pensa, Giulia, che se un giorno ti dicessi: «È necessario che ci lasciamo e che ritorniamo semplicemente i buoni amici di una volta...» anche quel giorno ti amerei come adesso, come il dì in cui fosti mia... e dovresti credermi... e dovresti ubbidirmi.

GIULIA

colpita, commossa

Lo crederei nel solo caso che quel giorno non ti amassi più neppur io.

À uno scatto, corre alla porta del fondo, l'apre, guarda al di fuori, la richiude, si accosta rapida a Gustavo e siede accanto a lui.

Perchè mi fai questo discorso? Perchè mi dici queste cose? Di', di', Gustavo, dimmi... dimmi!

GUSTAVO

Per farti ragionare, perchè tu ti renda conto, una buona volta, della tua, della nostra situazione.

GIULIA

Sei stufo? Ti secca? Vuoi finirla?!

GUSTAVO

Ssss!... Per Iddio!!

GIULIA

Che paura ài stasera!

GUSTAVO

Per le sciocchezze che tu fai! Lo vedi: testè tuo marito era ancora per le scale, Teresa non era ancora uscita di qui, e tu mi buttavi le braccia al collo. Poteva tornar lui, e sarebbe stata la tua rovina. Poteva rientrare essa e sarebbe stata la pace perduta, o per lo meno il ridicolo sopra di noi!

GIULIA

alzandosi

Gustavo!... Ti preoccupa in egual modo il pericolo della mia rovina, e quello di diventar ridicoli in faccia a una serva?!...

Pausa.

Tu fingi! E nella preoccupazione di fingere, dici delle cose orribili!

Siede accanto alla tavola e vi si abbandona colla testa fra le mani.

GUSTAVO

dopo aver accesa una sigaretta

Mia cara... tu non capisci...

GIULIA

Taci! taci! Ài ragione, non capisco nulla, mi fai perdere la testa!

Pausa.

Dio mio! Dio mio! E l'avevo creduta una festa per me la tua visita di stasera!

Gustavo fa un gesto di noia: si alza, torna al caminetto. Giulia si volge, lo guarda un momento, poi gli si avvicina, come prima, affettuosa.

Gustavo, dimmi la verità: che ti è accaduto oggi? Non ci vedevamo da due giorni: ti è accaduto qualcosa? qualcosa di seccante che ti à contrariato? Stai poco bene? Di', di'... ma non ài nulla con me, nevvero? di', Gustavo?

Lo circonda, egli la respinge un poco.

No, no, non ti tocco... guarda, potrebbe vederci chiunque così... Ecco, va bene così?... Ma dimmi che è successo? Io ti perdono tutto: lo so, ài degli affari... delle noie forse...

GUSTAVO

Ma no, non ò nulla.

GIULIA

Sì, sì, sei di cattivo umore... Vuoi andar via? Ti secca di essere venuto?... Vuoi andartene?... Ci vedremo domani; domani sarà passato... ecco. Vuoi andartene?

GUSTAVO

Mi mandate via?

GIULIA

No! Temo che ti annoi... temo che rimanendo qui, tu mi dica ancòra delle cose che mi fanno male.... Senza scopo poi, perchè adesso dovrei perdonartele: ò capito che sei di cattivo umore, ecco tutto. Domani sarai il Gustavo di prima.

Gli toglie la sigaretta dalle labbra e lo circonda.

GUSTAVO

E daccapo?!

GIULIA

No, no, non ti tocco!... Non vuoi? Non vuoi confessarlo che sei preoccupato, di cattivo umore?... Sì, confessalo, mi farebbe tanto piacere che tu lo confessassi. Mi spiegherei tutto, allora...

Gustavo si scosta dal caminetto e si mette a passeggiare su e giù. Giulia rimane colla faccia verso lo specchio e segue in esso i movimenti di lui.

GUSTAVO

Dio santo! Come ingrandite ogni cosa! Come di ogni mosca che vola fate una balena addirittura. Che vi ò detto alla fin fine? Delle cose giuste! Perchè voi donne, che dovreste avere tanta e maggiore sensibilità di noi uomini e una più raffinata squisitezza di sentimento, pure talvolta non arrivate a comprendere... Per esempio, vedete, voi non arrivate a comprendere che nella vostra casa, nella casa di vostro marito non voglio esser che un amico per voi... Che mi ripugna, che ripugna alla mia coscienza d'uomo onesto di tradire quell'uomo qui sotto il suo tetto!... Tutto questo mi indigna!

GIULIA

E da quando?

GUSTAVO

Da... sempre! Ò potuto dimenticarlo nei primi tempi della nostra relazione, quando la passione mi accecava. Ma ora non più. Ve l'ò detto: è tempo di ragionare, e ragiono.

GIULIA

E mentite!!

si volge

Oh! come mentite!... E mi parlate della vostra coscienza d'uomo onesto! Quale coscienza? Quale onestà? Sapete quale sarebbe la vera, la sola onestà? Quella di dirmi: «Non ti amo più!» senza menzogne, senza ipocrisie. Perchè non mi amate più. Lo capisco, lo capisco bene, pur troppo! Siete mutato, molto mutato, da qualche tempo!... Una volta vi lamentavate, voi, vi doleva, di non poter venire più sovente a vedermi qui, perchè non vi bastavano le ore che si passavano assieme... altrove! E cercavate dei pretesti per venire, e venivate anche di sotterfugio... Stasera, dopo tanto tempo che questo bisogno di vedermi non lo provate più, quando vi ò visto entrare e ò udita la ragione della vostra visita, ò capito subito che si trattava di un pretesto: so bene che non siete punto in pensiero per vostro fratello... E ne ò gioito, e ò creduto che ritornaste il Gustavo di una volta, e vi ò buttate le braccia al collo!... Era un pretesto, sì, ma per venire a prendere congedo da me.

Un silenzio

Non rispondete nulla? Non avete nulla da rispondere?

GUSTAVO

dopo aver accesa un'altra sigaretta.

Che volete che risponda alle vostre sciocchezze?

GIULIA

Ah! alle mie sciocchezze! Badate, è così sciocco quello che dico come sono veri i sentimenti che avete espressi testè.

GUSTAVO

Che diritto avete di dubitarne?

GIULIA

Poveretto! Credete dunque ch'io possa giustificare la vostra freddezza, le vostre rivolte, con un improvviso risvegliarsi della coscienza? con un'improvvisa... tenerezza per mio marito?

S'ode muoversi la molla dell'uscio di fondo. Giulia si ricompone.

TERESA

dal fondo

Signora...

GIULIA

Che c'è?

TERESA

Sono le nove passate. Debbo mettere a letto il bambino?

GIULIA

Sicuro! À imparata la lezione?

TERESA

Un pochino.

GIULIA

Non importa. Mettilo a letto. È tardi.

Teresa esce. Gustavo si alza e torna al caminetto. Si apre di nuovo la porta del fondo ed entra Teresa che accompagna per mano Giannino

GIULIA

Buona notte, tesoro mio.

Abbraccia Giannino che è venuto sino a lei, e poi si avvia per uscire.

E non dài la buona notte al signor Velati?

Giannino si dirige a Gustavo che si curva e lo bacia. Poi va al fondo. Teresa lo prende per mano e lo conduce via.

GIULIA

dopo un lungo silenzio, seduta, senza guardare Gustavo

Quando penso che ci fu un tempo in cui eri geloso di mio marito! Perchè io ò sempre avuta questa virtù o questa fortuna, di non odiarlo, come quasi tutte le donne che ànno un amante odiano il marito, e lo trascurano, e lo trattano male. Io, no. È buono, è onesto, mi ama--lui--è il padre del mio bambino!... Non l'ò amato mai per questo forse mi fu facile di volergli bene, perchè noi donne non odiamo che l'uomo che abbiamo amato, e quando cessiamo di amarlo. Ma allorchè ò provato anch'io il bisogno irresistibile di amare, e per disgrazia, fatalmente, mi sono innamorata di tutt'altri che di lui, ò saputo però conservarmi ai suoi occhi una buona moglie affezionata... Tu fosti geloso di queste cure, di questa affezione. E avevi persino il coraggio, un tempo, di non credere al mio amore, e me lo dicevi, perchè ti pareva impossibile che amandoti, potessi sopportare un altro uomo vicino a me.

Volgendosi a lui che si è seduto, avvicinando la propria poltrona alla sua, affettuosa

Le ricordi le nostre discussioni d'allora? Io ti dicevo: «Gustavo, ti amo, ti amo, ed è questo amore che mi fa essere buona, paziente, saggia... Saggia, sì, perchè non voglio perderti, perchè voglio essere tua tutta la vita. Se facessi delle sciocchezze, se mi compromettessi, se dessi a lui un sospetto, s'egli dubitasse di me e mi spiasse, la nostra pace sarebbe perduta, e il pericolo, forse, ti allontanerebbe da me... E se lui sapesse tutto, un giorno, che avverrebbe? Tu, buono, onesto, non mi abbandoneresti. Ma sopravviverebbe in te l'amore, grande, immenso, come io lo voglio, senza preoccupazioni, senza noie, senza averne sciupata la tua esistenza, compromessa la tua carriera? Non ti verrei a noia, un giorno? Vedi, Gustavo, questa idea mi spaventa, mi fa inorridire: e in questa idea di perderti per colpa mia, trovo la forza di simulare, di essere in faccia a lui una buona moglie.»

Circondandolo

Ti ricordi?... E ti convincevi, e le nostre discussioni finivano in un bacio...

Pausa

Non mi ami più? Non mi ami più?... È possibile?... Gli è che ti ò abituato male: ti ò amato, ti amo troppo! Ti annoio! Sei così sicuro del mio amore! Nevvero? Gustavo? Gustavo?