La mirabile visione: Abbozzo d'una storia della Divina Comedia

canto di Pier della Vigna) tutto _sibila e trema_. Rileggiamo...„ E il

Chapter 22,562 wordsPublic domain

giovane e dotto e schietto pensatore e poeta rilegge il mirabile canto, facendone notare il misterioso _sigmatismo_. Riferisco qui un bel gruppo di parole che egli sottolinea a facile dimostrazione dell'ineccepibile tesi: schiante, scerpi, spirto, sterpi, esser, state fossim, serpi, stizzo, arso sia, scheggia, insieme, sangue, adeschi, inveschi, volsi, serrando e disserrando sì soavi etc. Rilegga ognuno il canto, e vedrà da sè. E il Sanfelice nota tanti altri suoni di _io_, di _ir_: “L'animo m_io_ per d_is_degn_os_o _gusto_. Credendo col mo_rir_ fugg_ir_ d_is_degno. Ingiusto fece me con_tr_o me giusto„. Si osservino le terzine che seguono quella in cui _soffiò lo tronco_! E altro e altro!

[488] Vel. L'altro viaggio.

[489] Vedi a pag. 446.

[490] Vel. pag. 381 sgg.

[491] Vel. pag. 388.

[492] In _Summa_ 1a 2ae 68, 4. Si scambiano il posto le due coppie sapienza e scienza, intelletto e consiglio. Ma possiamo notare nell'articolo seguente: _sapientia et scientia uno modo possunt considerari... prout scilicet aliquis abundat in tantum ~in cognitione rerum divinarum et humanarum,~ ut possit etiam fideles instruere et adversarios confundere... Alio modo possunt accipi, prout sunt dona S. S. et sic sap. et scient. nihil aliud sunt quam quaedam perfectiones humanae mentis, secundum quas disponitur ad sequendum instinctum S. S. ~in cognitione divinorum ed humanorum~_.

[493] Vel. pag. 386 sgg.

[494] Aur. Aug. Op. III pag. 28 sq. (_De Doctr. Christ._ II 9 sqq.). Noto che quest'opera di S. Agostino è citata da Dante in _Mon._ 3, 4; _idem ait in libro de D. Ch._ etc.

[495] In _Summa_ 1a 2ae 68, 6. Vel. pag. 396 segg.

[496] _De Doctr. Christ._ II 7, 9.

[497] Vedi a pag. 472 sgg. e spec. 473 (_a quella Atene celestiale..._). Ripeto che Dante non attribuisce che la scienza o arte agli antichi savi. Matelda (_l'arte e scienza_) ha gli occhi ardenti e luminosi per amore, ed è _scorta_ a Dante che ha mondati gli occhi nel fuoco d'amore per la visione.

[498] Il lume che sfavilla nel passar dal girone dell'invidia a quello dell'ira, e che abbaglia, non è senza allegoria. Da notare ivi la parola _arte_ (Pur. 15, 21).

[499] _De doctr. christ._ II 7, 10 sq.

[500] E la cosa si ripete nel salire dalla _scientia_ alla _fortitudo_ (17, 44).

[501] Vedi a pag. 316 sgg.

[502] Aur. Aug. Op. X 640 (_Contra Secund. Man._ X). Ecco una buona fonte per provare l'equivalenza, per il contrario, del diavolo al Dio uno e trino. La cupidità che si riduce a _iniqua_ volontà, è proprio rappresentata nella faccia di mezzo. Vel. pag. 298.

[503] Vel. pag. 396.

[504] Ma vedi Vel. pag. 391 sgg.

[505] Sete: Pur. 20, 3, 89, 92, 117; 21, 1, 39, 46 sgg., 74, 97; 22, 6; fame: 22, 40, 132, 141, 144, 147, 149, 151 sg.; 23, 27, 30, 35, 66, 67; 24, 18, 24, 28, 30, 33, 39, 80, 104, 110, 116, 122. La fame entra nel posto della sete; e questa di quella in 20, 12, 105 (?), 107 (?); 22, 65, 102 (?), 105 (?), 137, 145, 150, 23, 36, 62, 66, 67, 86; 24, 24, 32, 124. Il che mostra una specie di rifusione delle due beatitudini (cfr. per esempio 21, 39 _sete men digiuna_, e 31, 128 _cibo che asseta_).

[506] Pur. 19, 77, 120, 123, 125; 20, 48, 95; 21, 16 sgg., 65, 83; 22, 4, 71; 23, 15, 39; 24, 82 sgg., 129, 154.

[507] Consiglio e intelletto sono tutti e due nominati nella cornice della gola. (23, 61; 22, 129; 24, 51) Il che mostra che essi vanno insieme e a pari, come il bere e il mangiare. Anche i due trattati, per così dire, dell'avarizia e della gola sono fusi; e male scorgiamo quando cessa l'uno e l'altro comincia.

[508] Vel. pag. 391 sgg.

[509] Su Stazio vedi alcune pagine di profonda intuizione in _Su le orme di Dante_ (Roma, 1901) di Angelo de Gubernatis: lez. quarta. Vuol essere conosciuto anche un bello studio di Giovanni Longo-Manganaro: _L'allegoria di Stazio nella D. C._ Messina, 1901.

Dante volle il suo canone di poeti nel numero di sette. Tre, Virgilio e i suoi due discepoli, l'antico e il nuovo, entrano primi nella futura dimora dei pii vati antichi ossia _poetae magni_.

[510] Vel. pag. 389.

[511] _De doctr. christ._ II 7, 11.

[512] Nè è tutta qui. Vedi l'arguto studio di PPetrocchi, _Del numero nel poema Dantesco_ in Rivista d'Italia IV 6, pag. 242 sgg.

[513] _Conf._ XIII 11, 12.

[514] ib. Codesto avverbio è in Dante _igualmente_. (Par. 33, 144)

[515] ib. _Nemo sine pace videt istam visionem._ L'ultima beatitudine è vulgatamente quella dei pacifici, cui è promessa la visione. Dante fa che sia in quella dei mundicordi.

[516] Aur. Aug. _Civ. D._ XI 24 e 27.

[517] Ad. Cor. II 12, 2.

[518] Vedi il cap. XXXIX _L'ultima visione_.

[519] Vedi a pag. 368.

[520] Vel. pag. 335 sgg.

[521] Ad. Cor. I 12, 8.

[522] Aur. Aug. _Confess._ XIII 23.

[523] Vedi a pag. 491 sgg.

[524] Vedi a pag. 486 sgg. Per i sacramenti vedere in _Summa_ 3a _Quaestio_ 65 sqq.

[525] Vel. pag. 400.

[526] Vel. pag. 402 sg. Pure vi si sente quella fusione tra vivanda e bevanda e fame e sete, che è nel purgatorio. Vedi qui a pag. 531.

[527] Vel. pag. 404 sg.

[528] Vel. pag. 404 sg.

[529] Aur. Aug. _Conf._ XIII 11, 12.

[530] _Summa_ 1a 2ae 69, 4.

[531] ib. 3.

[532] Vel. pag. 406.

[533] Vel. 407.

[534] Vel. 408. E vedi più avanti. Lucifero era (e a suo modo è) un Serafino, con le sue sei ali, come le Malebranche sono _neri_ Cherubini.

[535] Vedi FPLuiso, _Struttura morale e poetica del Par. Dant._ in _Rassegna Nazionale_, _anno XX_ 16 luglio 1898.

[536] Serv. _ad Aen._ VI 127.

[537] _Somn. Scip._ I 12.

[538] Prendo questo e i dati astrologici che seguono, dal “buono accoglitor„ M. Francesco Alunno, _Della fabrica del mondo_. E rimando al Luiso, studio citato, il quale reca il testo di _Albumasar_.

[539] Del resto Albumasar in Luiso ha _philosophie ac poetrie studium_, che è il proprio significato di Virgilio nella Comedia.

[540] Dal cit. studio di FPLuiso; e così di seguito, quando nomino Albumasar.

[541] _Somn. Scip._ Vedi più giù la nota a pag. 553.

[542] Espressione di Macrobio in _Somn. Scip._ 1, 19; _ergo Venerea et ~Iovialis~ stella_.

[543] Vel. pag. 218 sgg.

[544] Dion. Ar. _De cael. Hier._ 7, 1.

[545] Nell'ed. di Dion. Areop. _Lutetiae Parisiorum_ Chaudière 1644: pag. 76.

[546] Dion. Ar. _ib._

[547] Dalla parafrasi di Pachymere, ed. cit. pag. 78.

[548] Dion. Ar. _ib._ Ed ecco, in “_divino studio_„, il nome di Bernardo, che è il Virgilio dell'ultima visione.

[549] Id. ib. 8, 1.

[550] Certo Dante aveva letto ciò che segue in Dionigi; “affinchè le illuminazioni in loro insite non patiscano alcun menomamento„. _Tutta_ tua visione!

[551] Id. ib.

[552] Id. ib. 9, 1. Trascrivo per chiarezza il comento di Croderio: “Ai Principati pertiene, secondo Dionigi, il regime universale, verbigrazia, d'un regno o gente, o il condurre un regno alla similitudine di Dio„. (Ed. cit. p. 112). Utili poi a meditare, per rendersi ragione di molte cose in quel cielo Dantesco, sono le parole che seguono: “Secondo Gregorio, è loro ministero ammaestrare gli uomini a porgere a ognuno riverenza secondo il suo grado„. Anche: promuovere gli uomini “che facciano giustizia non per utilità propria, ma per amore e onore del solo Dio„. Ricordiamo _la mala signoria_.

[553] Dion. Ar. ib.

[554] Del suddetto comento.

[555] Correggo e metto in corsivo il Convivio con la Comedia, in ciò in cui quello differisce da questa, cioè nel posto dei Troni. Principati e Potestati. Tutta questa parte fu trovata e trattata da LRCapelli in Giornale Dantesco, A. V pag. 58. Io non faccio altro che emendare in qualche punto che mi sembra emendabile.

[556] Segno con puntolini questi luoghi che possono essere del Padre e dello Spirito, non essendo noi certi in che modo avrebbe Dante continuato il suo ordine. Certo mi pare quel di mezzo, sin d'ora, perchè nella sfera di Marte è la Croce. Per il resto, vedremo.

[557] Per es. 1, 7 (_desire intelletto e memoria_: cfr. Aur. Aug. _passim_. per es. _De Trin._ XI, 3, 6, dove è _voluntas_ e non _desire_; ma l'amore si sa che _si liqua_ in volontà); 2, 41; 7, 64; 10, 1; 13, 25; 14, 29; 15, 47; 24, 139; 27, 1; 31, 28.

[558] _Carità_ è poi in 3, 102. La _grazia che piove_, (3, 89) ricorda lo Spirito. Anche l'espressione “_del secondo ~vento~ di Soave_„ par suggerita da quel ricordo.

[559] E tralascio tante altre prove: 7, 1 sg. 65, 70 etc.

[560] Matelda e Beatrice (_arte_ e _sapienza_) formano un concetto solo.

[561] FPPerez, _B. S._ pag. 360 sgg.

[562] Ricci U. R. p. 259. Vedi in questo libro a pag. 257. L'argomento principale che conferma la verità sostanziale del racconto Boccaccesco, è quel verso di Minghin da Mezzano. Egli scrisse il suo povero epitafio zoppicante, quando tutti credevano che Dante fosse rimasto a mezzo del suo cammino verso le stelle, ossia della terza cantica. Nè il cenno manca, forse, in quel del Canaccio: _cecini voluerunt fata, quousque_. La morte interruppe il canto.

[563] Vedi a p. 231: _Tu vuoi ch'io muoia_ etc. Vedi a p. 300 e sg. Il senso dei versi “_Fa, signor mio_„ in ultima analisi è che vuol compiere la Comedia prima di morire.

[564] Vedi a pag. 292 sg.

[565] E questo s'accorda con l'ipotesi di ALubin, che Dante nel XIX della VN, alludesse alla cavalcata del 1289 contro i ghibellini d'Arezzo. Vedi a pag. 49, nota.

[566] Vedi a pag. 108 sgg.

[567] Cap. I-VI.

[568] Cap. I. _La prima visione._

[569] Cap. II. _L'angiola._

[570] Vedi a pag. 33, 117, 123 sg.

[571] Cap. III. _La speranza de' beati._ Di Fausto si narra in _Conf. V 3 sgg._

[572] Cap. IV. _Mentis excessus._ Cap. V. _I simulacri d'amore._

[573] Cap. VI. _Le nove rime._ Cfr. Vel. pag. 479. Vedi questo libro pag. 275 e cap. VII _Lo stil nuovo_, e VIII _Guido e il suo disdegno_.

[574] Cap. IX _Beatrice beata_, e XI _La Vita nova_.

[575] Pag. 108.

[576] Vedi a pag. 108 sgg.

[577] Cap. XII _Per via non vera_.

[578] Cap. XIII _L'Angiola e la Donna_.

[579] Cap. XV _Rectitudo_.

[580] XVI _Legno senza vela_.

[581] XVII _Il re pacifico_.

[582] Cap. XXII _L'Alpigiana_.

[583] Vedi a pag. 231 sg.

[584] Vedi a pag. 573.

[585] Capo XIX _Decem vascula_. Ho già notato, ma giova ripetere, che la terza cantica procede per decine, sebbene tra loro commesse e non recise l'una dall'altra: la prima decina è dell'ultimo ternario angelico, la seconda del penultimo, la terza del primo; e restano tre canti. Mentre correggo le bozze di queste pagine, leggo in _Atene e Roma_, ottobre 1901, un arguto ed elegante studio, sulla lezione di questi carmi latini, di GAlbini. Riferisco poche parole, che fanno presentire (non so se mi son qui troppo folle) come egli non sia punto persuaso delle conclusioni del Novati, alle quali si acqueta il D'Ovidio: “... Scrivere il _Paradiso_ e poi coronarsi; coronarsi, certamente dell'alloro ideale etc. coronarsi anche materialmente, col rito e col ramo, se le circostanze non avversino„.

[586] A pag. 392, nota, aggiungi che la strofa di S. Paolino d'Aquileia è del _Natale_.

[587] Cap. XVIII _Il veltro_.

[588] Cap. XX _Romagna tua_. Cap. XXI _In Ravenna_.

[589] Cap. XXIII _La selva e la foresta_, a principio.

[590] Cap. XXII _L'alpigiana_.

[591] Il com. di Servio è al verso “Senti che cosa devi far prima„ per andare all'Averno. E racconta del ramo per cui un servo fuggitivo doveva morire. Dante era servo.

[592] La profezia del Veltro è consimile a quella di Virgilio per Augusto, per il buon Augusto; e anche per questo modo si conferma che il Veltro è l'imperatore o la podestà imperiale. Cfr. _Aen. I 286 sqq. VI 791 sqq._

[593] Virgilio, spec. come narratore degli inferi a guisa della Sibilla (562 sqq.), è anch'esso _praefectus lucis Avernis_. Invero gli altri poeti lo considerano loro principe. (4, 80, 94 sgg.) È il maestro.

[594] Si tratta, per Dante come per Enea, di andare ad immortale secolo, (2, 14 seg.) ossia di morire.

[595] Si noti che non curerò sempre le pure imitazioni d'arte, come per es. l'episodio di Pier della Vigna di fronte a quel di Polidoro etc.

[596] Questo cambiamento di _corpo_ in _anima_ fa vedere che la sepoltura necessaria per passare, è in Dante una _spirituale_ sepoltura.

[597] _Falso_; e forse anche perchè saranno salvi, ed essi nol sanno!

[598] I _guai_ di 4, 9 non vengono dal limbo (cfr. Pur. 7, 30), che è escluso dal regno di Cerbero.

[599] Vedi altro a pag. 266 sgg.

[600] Nell'episodio dello spirito bizzarro, a Dante sottentra Virgilio nello sgridare e respingere l'_insepolto_. Così, in quello del _gubernator_, la Sibilla risponde e respinge invece di Enea. (372)

[601] I Lapiti sono per Dante centauri, co' doppi petti. (Pur. 24, 121 sgg.)

[602] Vedi altro a pag. 446 sgg.

[603] Vedi per tutta questa materia i cap. XXIX _Virgilio_, XXX _Lo tuo volume_, XXXI _Enea e Catone_. Leggi poi in FD'Ovidio, _Studii_ citati, lo studio _Non soltanto_ etc. a pag. 225 sgg. Vi troverai molte osservazioni di lui e d'altri, le quali precedono le mie, e altre che non sono qui.

[604] Vedi XXVI _Il minor luminare_ XXVII _Il pie' fermo_.

[605] Vedi a pag. 367; e aggiungi questa ripresa della nostra interpretazione del pie' fermo, comparando il Pur. 30, 84. Gli angeli affermano che Dante era solo a metà mortificato o vivificato, perchè era uscito sì dal _languor naturae_ originale ma si avviava per la via del mondo, e l'un dei _pedes_ era quindi infermo e fermo nel tempo stesso.

[606] Lact. _Inst. div. lib. VI cap. 19_. Vedi il cap. XXVIII _Le tre fiere_.

[607] Vedi a pag. 549. In quella nota di Servio osservo: _hanc terram in qua vivimus ~inferos~ esse voluerunt_. Vada questa nota a confermare che per _infera regna_ Dante intendeva l'inferno e il purgatorio. Vedi a pag. 244, nota 3.

[608] I numeri tra parentesi sono quelli di Dante.

[609] La corrispondenza è duplice.

[610] La lonza non comprende l'avarizia se non come concupiscenza. Essa avarizia viene a essere, come innominabile, il _vestibolo_ della frode o lupa; al modo che l'accidia, come innominabile, viene a essere il _vestibolo_ della ira o violenza o leone; al modo stesso che il peccato originale degli sciaurati, pure innominabile, è il _vestibolo_ della incontinenza o lonza.

[611] Vedi il Cap. XXXVIII _Lo vas d'elezione_.

[612] Vedi cap. XXXVI _I sette spiriti_.

[613] _Num. XIV Locutusque est Moyses... et luxit populus nimis. Aen. V 613 sqq. Troades... flebant... pontum adspectabant flentes._

[614] Questo ripara a una dimenticanza. In vero i discorsi, i _sermones_, che si tengono nella prima parte dello antipurgatorio sono, con quelli della seconda, nella proporzione che il discorso di Beatrice ha con quello di Giustiniano.

[615] Vedi cap. XXXIX _L'ultima visione_. Cfr. lo specchietto a pag. 563.

[616] A questi luoghi, entrando nella contemplazione del Padre e del Figlio, anche lo Spirito col mezzo d'un de' suoi doni, risuona la lauda della _Trinità_.

[617] Vedi nota precedente.

INDICE

Dedica a Ravenna Pag. v

Proemio „ xxv

I. La prima visione „ 3 II. L'angiola „ 11 III. La speranza dei beati „ 18 IV. _Mentis excessus_ „ 25 V. I simulacri d'amore „ 34 VI. Le nove rime „ 49 VII. Lo stil nuovo „ 60 VIII. Guido e il suo disdegno „ 72 IX. Beatrice beata „ 87 X. La donna gentile „ 95 XI. La vita nova „ 103 XII. Per via non vera „ 119 XIII. L'angiola e la donna „ 142 XIV. La pietra „ 164 XV. _Rectitudo_ „ 178 XVI. Legno senza vela „ 196 XVII. Il re pacifico „ 206 XVIII. Il veltro „ 226 XIX. _Decem vascula_ „ 240 XX. Romagna tua „ 258 XXI. In Ravenna „ 274 XXII. L'alpigiana „ 289 XXIII. La selva e la foresta „ 309 XXIV. L'umana colpa „ 321 XXV. Il passo „ 339 XXVI. Il minor luminare „ 353 XXVII. Il pie' fermo „ 362 XXVIII. Le tre fiere „ 373 XXIX. Virgilio „ 395 XXX. Lo tuo volume „ 406 XXXI. Enea e Catone „ 426 XXXII. Mostri diavoli angeli „ 450 XXXIII. Lia e Rachele „ 462 XXXIV. Miseno „ 474 XXXV. Giacobbe „ 490 XXXVI. I sette spiriti „ 521 XXXVII. La Trinità „ 535 XXXVIII. Lo vas d'elezione „ 541 XXXIX. L'ultima visione „ 555 XXXX. La divina Comedia „ 574

_Finito di stampare il giorno 30 agosto 1913 nella tipografia di Augusto Cacciari in Bologna_

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (demoni/dèmoni e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.