La messa di nozze; Un sogno; La bella morte
Chapter 6
Considerando anch'egli il cerchietto d'oro, sentì lo sguardo di lei pesargli addosso. Comprendeva di dover dire, con impeto: «Sì, è ciò che sognavo, è ciò che volevo, è ciò che voglio; la soluzione insperata, la felicità assicurata. Perchè non me lo hai detto prima? Perchè non mi hai risparmiato tante pene?...» Ma una specie di afasia gli impediva di proferir verbo. Sentiva di doverle strappare quell'anello, di dover fare il gesto di buttarlo via; ma una specie di paralisi gli saliva dalla mano al braccio, come un gelo. Il suo lungo dolore degli ultimi mesi, il suo spasimo di un'ora addietro per la campagna oscura e taciturna, la sua decisione d'un istante prima, cadevano, si disperdevano, nel crescere e nell'aggravarsi di un senso di diffidenza ostile. Un dubbio gli balenava nella mente: non aveva ella taciuto finora per calcolo, per esasperarlo, per portarlo al grado della follia...? Lo aveva, ingelosito per ridurlo docile, inerte, pronto ai suoi voleri. Voleva esser sposata. Non gli aveva chiesto una prima volta, come per misurare l'amor suo, se, libera, l'avrebbe sposata? Questo era, evidentemente, il suo scopo! Ed egli che un momento prima si sarebbe legate le mani e i piedi pur di averla tutta e per sempre sua, ora, a un tratto, poichè la proposta veniva da lei, ma non francamente pronunziata, insinuata piuttosto, come una semplice possibilità; ora che ella gli poneva dinanzi, quasi per adescarlo, il cerchietto d'oro lucente, il simbolo della catena, ora egli si ribellava, sentendosi preso come in un tranello. Di no, di no, doveva rispondere di no, spiegando tutto il suo pensiero, poichè si era proposto di dir sempre la verità, poichè l'aveva detta e l'aveva pretesa da lei; ma quando alzò gli occhi, quando si vide guardato negli occhi, gli mancò il coraggio di significare una verità della quale comprendeva la bruttezza.
--Egli consentirebbe?--domandò, per indugiare ancora un poco prima di dire la menzogna.
--Se saprà che ho un amante, domanderà egli stesso il divorzio.
--Perchè non m'hai detto prima che avevamo questa via d'uscita?
Con la fronte e le sopracciglia un poco corrugate nello sforzo di fissare gli occhi negli occhi di lui, ella rispose domandando a sua volta:
--Perchè te lo avrei detto, mentre egli era lontano e tu tranquillo?
--Hai ragione!
--Perchè te lo avrei detto, quando mi dichiaravi che la libertà ti era troppo cara?
--Hai ragione! Ed io sono stato punito di quella risposta! Ma benedico le mie sofferenze perchè mi hanno preparato quest'ora di gioia. Tu spezzerai questo anello, ne porterai un altro, il mio, fino alla morte.
Senza lasciarlo con gli occhi, stringendosi ancora più a lui, ella insistè:
--Vuoi?... Proprio, vuoi?
--Ne dubiti?
--Non lo dici per condiscendenza? Ti senti di legarti per sempre? Sei sincero come le altre volte? Non mi nascondi nulla, in fondo all'anima?
Dopo un istante di lotta interiore, egli confessò:
--Sì, ti ho nascosto qualche cosa.... Non sono stato sincero. Mi è parso.... ho creduto.... non so.... Ti giuro che mi sarebbe sembrato un sogno, se m'avessero detto che potevi ancora liberarti da quell'uomo.... Ma ora.... quando l'hai annunziato tu stessa.... Non so.... il nostro cuore è così complicato....
--È vero. Hai temuto ch'io ti sforzassi?
--No, non questo precisamente. Perchè mi sforzeresti? Tu hai tutto da perdere lasciando tuo marito.... Egli ti ama ragionevolmente, ti lascia sola per anni, ha cieca fiducia in te. Della mia gelosia, delle mie esigenze, sai già qualche cosa.... Egli lavora per te, ti assicura una vita molto più larga che io non potrei.... Ma sì, lasciami dire: bisogna metter nel conto anche questo, se bisogna dir tutto.... Se mi proponi di sciogliere il tuo matrimonio per unirti a me, null'altro può guidarti fuorchè l'amore che mi porti. Ti chiedevo una prova dell'amor tuo: me la dài. Grazie, Rosanna!
Una gran tenerezza gli faceva tremare un poco la voce. Tutti quegli argomenti egli non li aveva cercati, non li aveva accattati come pretesti: erano vere ragioni emerse spontaneamente dal fondo del suo pensiero, come espressioni di verità lampanti. I cattivi sospetti erano stolti. Dopo averlo riconosciuto, dopo aver confessato il moto di diffidenza, si sentiva migliore, degno del suo perdono.
--Rosanna, tu m'hai compreso e perdonato. È vero che mi credi senza che io aggiunga altre parole?
--Sì, ti credo,--proferì ella, gravemente.
Egli si abbandonò. Passata una mano alla sua vita, stringendosi al suo fianco, aderendo a lei, guancia contro guancia, mormorò:
--Rosanna, è detto. Da due mesi, dal giorno che mi annunziasti il suo ritorno, questo è il primo momento che traggo liberamente il respiro. Se mi avessi annunziato prima la possibilità di questa soluzione.... No: non ti rimprovero! Forse avrei tentato di resistere, come ho resistito ora.... Ma non te ne dolere: è una prova; vuol dire che il bisogno di averti tutta per me è tanto forte da trionfare delle mie inveterate consuetudini di vita e di pensiero. Io non volli mai legarmi ad una donna, neanche a te: lo sai, te lo dissi. Ma in questi due mesi di spasimi insopportabili, una rivoluzione è avvenuta nella mia vita; a poco a poco, ogni giorno, ogni ora che passavo lontano da te, sentivo sorgere, ingigantire ed urlare la necessità di farti mia, di farmi tuo, per sempre. Stanotte, qualche ora addietro, quando ti ho aspettata struggendomi di desiderio doloroso, quando ho udito che un pericolo terribile era sorto sulla tua via, compresi che questa vita non è più possibile. Rosanna, la legge sociale e morale vuole che ogni uomo abbia una sua propria donna: io l'ho trasgredita, ma perchè non avevo ancora trovato chi prendermi. È venuta la mia ora, l'ora della crisi, della rinnovazione. Grazie a Dio non è troppo tardi, ma non è neanche presto, e non ho più tempo da perdere. Affretta il giorno della tua liberazione, e di qui ad allora ti giuro che non farò più nulla che ti dispiaccia. Se vuoi che non ti veda più, che non ti scriva più, che sparisca, non mi costerà nulla obbedirti, sorretto dalla divina speranza, dalla certezza beata. Andrò ad aspettarti in capo al mondo, o a Promonte. Ci sposeremo lassù, vedrai finalmente il mio paese, entrerai da padrona nella mia casa; ci sposeremo nella chiesa dove si sposò la mamma mia....
Sentì che ella scoteva la testa. Si volse a guardarla. Ella diceva di no, con una mossa del capo, tacitamente.
--Non a Promonte? In un altro sito?... Dove tu vorrai!
--No.
--Come?... Non vuoi?... Non mi credi?...
--Ti credo, te l'ho già detto. Ma perchè questo matrimonio si sciolga, perchè io torni libera di contrarne un altro con te, c'è ancora una difficoltà.
--Quale?
Ella sorse in piedi. Lungo le strette curve sulle quali il treno volava, la carrozza era scossa, urtata, sbattuta così violentemente, che riusciva molto difficile mantenersi ritti. Afferrata con la sinistra all'orlo della cuccetta superiore, ella distese la destra a cercare qualche cosa in mezzo alle borse ed alle scatole che vi erano sparpagliate.
--Che ti occorre?--domandò egli, sorgendo a sua volta.
--La borsetta a mano.
--Quella di cuoio?
--No, quella di maglia.
--Eccola.
Frugatovi dentro, tra il fazzolettino di pizzo, i guanti, le fialette, il portamonete, ne trasse una lettera, gliela porse senza dir nulla e si lasciò ricadere sul lettuccio.
Egli rimase in piedi, addossato alla parete, per leggere sotto la lampada. La lettera portava un francobollo inglese, con la stampiglia dell'ufficio di Londra; sulla busta, il nome e l'indirizzo di Rosanna, scritti con caratteri grandi, larghi, forti: la scrittura del marito, che egli riconobbe per averla vista sopra un'altra lettera odiosa: quella annunziante il suo ritorno. Il testo, in inglese, diceva:
«Cara Rosanna, mia cara moglie, ti avverto che ripartirò per l'Italia lunedì prossimo e che arriverò a Milano martedì, col treno delle 7 e 55 del mattino. Come mi promettesti, ti aspetto laggiù per tornare insieme con te a casa nostra, dove passeremo gli ultimi giorni prima della cerimonia. Io sono pronto, e non dubito che anche tu abbia tutto preparato. Ho molto piacere che tu abbia scelto un paesetto del lago dove nessun indiscreto ci disturberà; approvo pienamente che i ragazzi siano affidati alla famiglia di tua cugina. Cara moglie mia, a ben presto e per sempre».
Dopo aver letto, egli rilesse ancora, per comprendere, ascrivendo alla sua imperfetta conoscenza della lingua l'oscurità di quelle espressioni.
--Che cosa vuol dire?--le domandò poi, abbassando il foglio, senza tornarle a fianco.
--Non hai capito?
--Io no.... Tranne....
--Tranne?
--Che tu non m'abbia ingannato, assicurandomi che siete legalmente uniti.
--Non ti ho ingannato. Ma ti ho spiegato che ci maritammo con una legge che consente il divorzio, che lo pronunzia molto facilmente, per molti motivi, compreso il consenso reciproco.
--Allora?
--Allora, quella cerimonia i cui effetti si possono annullare con un semplice atto di volontà, quel matrimonio contratto fuori del mondo civile, dinanzi ad un giudice di pace mezzo selvaggio, non ci sembrò la cosa solenne che dovrebbe essere, che è per tutti gli altri. Allora, siccome mio marito è cattolico, e più che cattolico, credente, fu stabilito che avremmo celebrato un giorno il rito religioso in Europa, per santificare la nostra unione, per renderla veramente indissolubile.
--E non ci avete pensato ancora?
--Non ancora.
--E lo celebrerete ora?
--Sì.
--Egli è venuto apposta?
--No. Io stessa gli ho chiesto di effettuare il nostro antico proponimento.
--Tu? Quando? Ora?--pronunziò egli con impeto.
--Ora.
La guardò, poi si guardò intorno, come non sapendo dove fosse, come cercando qualche cosa intorno a sè. Nella corsa sempre più turbinosa, pareva che da un momento all'altro le lucide e fragili pareti della cabina dovessero sfasciarsi, che il pesante carrozzone dovesse forviare e frantumarsi. Ora, sotto una lunga successione di interminabili gallerie, il fracasso era talmente assordante come se intere montagne franassero.
--Tu?...--ripetè l'esterrefatto, pianissimo, quasi in un soffio, chinandosi verso di lei, afferrandola agli omeri, figgendole gli occhi nell'anima, trapassandola con lo sguardo infiammato.
--Sì, io.
--Tu, ora? Dopo aver visto la mia pena al solo pensiero del ritorno di quell'uomo? Quando c'era una via d'uscita da quest'inferno, tu stessa l'hai chiusa? Mi dirai almeno perchè?
E le strinse così forte le mani, che ella disse, con un ritorno dell'ambiguo sorriso:
--Mi fai male, sai!
--Ti spezzo!--scattò egli, esasperato dal suo sorriso, improvvisamente e confusamente sovvenendosi dei suoi lunghi dinieghi, delle sue resistenze, delle sue ostilità, con l'impeto folle di trarne vendetta, d'infrangere le morbide forme di quell'anima dura ed avversa.--Se tu persisti in questo proposito, se non dichiari a quell'uomo che hai mutato idea, ti spezzo, ti uccido piuttosto.
Ella rise più sottilmente ancora, dicendo:
--Via, non esagerare.... Noi non ci amiamo fino al delitto.
Improvvisamente egli la lasciò, le voltò le spalle, mosse un passo, afferrò la maniglia dell'uscio per ripassare nella propria cabina. La voce di lei lo trattenne: la voce non più fredda e incisiva, ma tenera e dolce come nei momenti migliori.
--Sei capace di riconoscere la verità?
--Che cosa vuoi dirmi?--proruppe egli ancora.--Che recito? Che recitiamo entrambi? Che recitano tutti? Che l'amor nostro, che tutto l'amore è una finzione, che tutta la vita è un inganno? Grazie. Lo so.
Ella gli stese le due mani, prese le sue, se lo trasse a fianco.
--Stammi a sentire.... Vienimi qui vicino, così.... Stammi a sentire senza interrompermi.... La vita è quella che è. Così com'è, una logica rigorosa la governa.... Un giorno tu mi dicesti che non mi avresti sposata, e fosti sincero. Zitto, lasciami parlare: non voglio essere interrotta, ti dico!... Fosti sincero, fosti nella logica della situazione d'allora. Io ero sola; nessuno ti dava ombra; perchè avresti menomata la tua libertà?... Sai perchè ti feci quella domanda? Per vedere se avresti mentito. Mentii io stessa, ti nascosi la possibilità di sciogliere il mio matrimonio, per proporti il caso astratto, per leggere nel fondo del tuo pensiero. Una promessa bugiarda mi avrebbe fatto dubitare di tutte le altre tue parole. Fosti sincero, e mi piacesti, e te ne fui grata. Ora dici che mi sposeresti, ora ti duoli perchè voglio escluderne la possibilità, e sei sincero ancora. Con la tua gelosia contro l'uomo che viene a riprendermi, non trovi, non puoi trovare altra uscita fuorchè nel rompere questo legame e nell'accettare di unirti con me. Anche questa è logica, anche ora dici quel che senti, quel che devi sentire: io non dubito delle tue parole. Ma se ciò che ora ti seduce si avverasse, se io fossi tua moglie, sai quale sarebbe la logica della situazione nuova? Quando mio marito non fosse più mio marito, quando non avesse più nessun diritto su me, quando non si frapponesse più fra noi, tu non saresti più geloso di lui, ma probabilmente di altri; e allora ti pentiresti di avere rinunziato alla possibilità di lasciarmi se io ti tradissi, o più semplicemente il giorno in cui l'amor nostro fosse finito; perchè lo sai, è vero? che l'amore, come ogni altra cosa, finisce? Un uomo giunto all'età tua senza avere provato il bisogno di prender moglie, può ridursi a portar via quella d'un altro, ma per pentirsene poi, per accusare di sciocchezza sè stesso e di calcolo quell'altra....
--Che dici?--tentò di interrompere egli, in un impeto di protesta.
--Non io; lo hai già sospettato tu stesso, or ora....
--Non m'hai compreso! Non m'hai perdonato!
--Ma sì, ma sì: ho compreso benissimo. Nulla di più naturale ed umano....
--Ma non sai che un'altra donna, nella tua condizione....
--Lo so: altre donne, nella mia condizione, darebbero qualche anno di vita per la possibilità di unirsi indissolubilmente all'amante. Lo so: vi sono mogli che per raggiungere questo scopo fanno l'impossibile, affrontano lunghi processi, adducono le più tristi e penose menzogne, rinnegano la patria.... E stammi a sentire: finchè non ti avevo incontrato, io mi rallegravo del mio privilegio. Non ammettevo di dover tradire mio marito; ma pensavo pure talvolta, leggendo un romanzo, udendo una musica, ricordando i sogni della prima gioventù, che un giorno avrei potuto essere esposta ad una tentazione irresistibile.... Quel giorno avrei potuto mettere d'accordo il mio cuore e la mia coscienza, con la facilità di ottenere il divorzio dalla legge africana. E se alla nostra unione manca ancora la consacrazione religiosa, dopo tanti anni, ciò non è stato già per la lontananza di mio marito, per i troppo brevi suoi ritorni; ma perchè io stessa ho indugiato pensando che fosse stolto rinunziare alla via d'uscita, nel caso che avessi amato un altro uomo.
--E vi rinunzi ora che mi ami?--disse egli, interrompendola violentemente, torcendole una mano.
Ella rispose, guardandolo in faccia:
--Sì, perchè ti amo.
Per un momento egli rimase attonito, senza fiato, come sospeso in un dubbio oscuro. Ella gli prese la testa fra le mani, gli accostò la bocca alla bocca.
--Perchè t'amo, capisci? mio malgrado, contro ragione, non so come, non so quanto; e perchè questo è il solo modo d'amarti ancora e d'essere amata da te. Tu m'amerai finchè sarò d'un altro: che m'importa del tuo tormento? Finchè sarai geloso, mi amerai, da morirne; il giorno che fossi tua moglie l'amor tuo finirebbe nella sicurezza, nella sazietà. Io sono orgogliosa anche, sai, e non voglio doverti nulla. Anche se fossi povero e mi dessi il solo tuo nome, ti resterei obbligata, e non voglio! Voglio obbligarti io, invece; voglio che tu stesso debba a me qualche cosa, poco o molto, non importa, non foss'altro ciò che l'amor mio è stato finora nella tua vita d'uomo e d'artista.
Allora egli tremò, abbagliato dalla nuova bellezza diffusa nel viso di Rosanna, dalla luce sfolgorante nel suo sguardo, oppresso e come impaurito dall'ebbrezza prodotta dalle parole di lei, dal ritrovare in lei finalmente, dopo i lunghi dubbî e gli sconforti e le disperazioni, la donna amante che gli si era concessa dopo una lunga resistenza, ma senza falsi pudori, senza ipocrisie, senza calcoli, per impeto di simpatia, per forza di desiderio, per slancio di passione; allora, col cuore stretto dalla vergogna per i sospetti concepiti un momento prima, con l'anima chiusa dal dolore nel veder dileguarsi per volere di lei l'insperata possibilità, egli pianse. Non una parola gli uscì dalla gola stretta nello spasmo, dalle labbra bagnate dalle grosse lacrime che gli rigavano il volto.
--Non voglio che tu pianga!--disse ella, accigliandosi, ritraendosi.--Non mi piace il pianto d'un uomo. E poi, di che ti lagni? Hai dimenticato ciò che mi dicesti una volta?
Egli la guardò senza rispondere, senza comprendere. Tante cose le aveva dette! A quale alludeva?
--Non ti rammenti che prevedendo la fine dell'amor nostro, io previdi anche che dopo di te avrei preso necessariamente un altro amante, e poi un terzo, e poi un quarto, e che mi sarei a poco a poco ridotta come le donne che hanno perduto ogni diritto al rispetto?
Il ricordo atroce irruppe nella sua mente. Infatti!... Senza una parola nè un accento di rimprovero, accertando semplicemente una verità patente ed una legge ineluttabile, ella aveva affermato l'impossibilità di fermarsi nella via degli errori; gli aveva riferito il giudizio letto in un libro: «Si trovano donne che non hanno avuto mai amanti, non se ne trovano che ne abbiano avuto uno solo». Atroce, atroce la pena allora sofferta. Ella non gli aveva rimproverato di averla sospinta per la lubrica china, ma egli stesso ne aveva provato un rimorso acutissimo. Una gelosia inaudita, la gelosia contro gli ignoti, ignoti ancora a lei stessa, in braccio ai quali ella sarebbe caduta, lo aveva morso. Per evitare l'estremo avvilimento di quella creatura, per evitare a sè stesso il rimorso intollerabile, per salvare le anime loro, egli le aveva proposto di lasciarsi, piuttosto, in piena passione, di amarsi da lontano, dolorosamente ma puramente, di non amarsi piuttosto in nessun modo, se a questo patto ella si sarebbe sentita sicura da nuove cadute.
--Non ti rammenti che mi offristi di rinunziare a me, per salvarmi?... Te ne rammenti, è vero?... E allora, non ti lagnare! Lasciami stringere a mio marito: è il mezzo di garentirmi contro nuovi pericoli e di vivere solo, eternamente, nella mia memoria.
Egli chinò il capo, chiudendosi la bocca col fazzoletto, per reprimere il nuovo impeto di pianto.
--Non piangere!--ingiunse ella ancora.
--Tu che comprendi tante cose,--le rispose, amaramente, con voce rotta,--non comprendi il mio dolore?... Non comprendi che io darei la vita per averti conosciuta prima, quando nessun'ombra aveva sfiorato questa tua anima, quando nulla avrebbe potuto impedirti di accettare il mio nome?
Ella tacque un poco, a capo chino, con lo sguardo fiso; poi disse, piano:
--Sì, prima.... forse....
--Ed anche ora!--insistè egli, stendendo le braccia, cercando di stringerla a sè, di vincerla con la forza dei muscoli e l'impeto delle parole.--Ed anche ora, Rosanna; se tu vuoi, se credi all'amor mio, se sei capace di leggermi nel cuore, di vedervi la fiamma che lo investe e lo brucia. Se non vuoi che il rimorso avveleni tutta la mia vita, dimmi di sì, dimmi di sì; altrimenti dovrò credere che tu intenda punirmi, giustamente, perchè quando mi proponesti la prima volta l'ipotesi della nostra unione, ricusai di accoglierla. Sii generosa, non mi serbare rancore....
--Non te ne serbo.
--Allora non t'impegnare, Rosanna! Sei ancora in tempo! Non ti chiedo altro che d'aspettare ancora un poco, per rassicurarti, per provarti che non posso mutare, qualunque cosa avvenga; che abbandonarmi a te, riposare in te, darti quanto mi resta di sentimento, di ingegno e di vita, è l'unico mio desiderio, l'ultimo mio bisogno....
Ella scosse il capo, senza rialzarlo.
--No. Mai.
Egli si premè tra le mani la fronte scottante; poi, levatosi, si appressò al finestrino, col petto oppresso, il respiro mozzato dall'aria ormai greve della cabina, avido di ristorarsi al soffio della notte. Restò invaso dallo stupore alzando la tenda: albeggiava, il cielo impallidiva sulla terra ancora avvolta nell'ombra, le masse vegetali si profilavano dense e nere sul lividore dell'orizzonte. Oltre la linea della siepe fuggente e stormente al soffio impetuoso prodotto dalla corsa del treno, i campi rigati dai solchi delle piantagioni, pezzati dalle culture, divisi dai fossi; i casolari vigilati dagli alberi d'alto fusto, nel mezzo dei chiusi, dormivano ancora, parevano abbandonati, deserti, senza forme viventi, senza chiarori alle finestre, senza fumi ai comignoli: solo nelle profondità dello spazio ricominciava la vita col dramma eterno della notte e del giorno, con la tacita pugna della luce e delle tenebre personificata nei miti antichissimi, perpetuantesi nel tempo interminabile. Il convoglio fuggiva verso la notte in fuga, come nella folle intenzione di raggiungerla, e gli occhi del dolente tentavano di rifugiarvisi, gonfî di nuove lacrime dinanzi all'agonia di quella notte d'amore e di dolore.
--È giorno?
La voce di lei, la mano di lei appoggiatasi alla sua spalla lo fecero trasalire.
--Di già!
Poi, scorgendo gli occhi lacrimanti:
--Ancora?--soggiunse, crucciata.
Egli disse, in tono di amara preghiera, scrollando il capo:
--Che ti fa?... Lasciami piangere!
Il suo pianto era queto e dolce, senza singhiozzi. Piangendo le passò un braccio attorno al collo, posò la fronte sulla sua spalla. Sempre tentando d'infrenare l'impeto della commozione, disse:
--Capisco.... capisco.... Forse hai ragione.... forse l'amore finirebbe se ti avessi tutta per me.... Tristo cuore, il nostro.... Tristo amore, che ha bisogno di sentirsi insidiato, di lottare per vivere....
--Tutta la vita è lotta.
--È vero. È vero.
Di momento in momento la luce si diffondeva vittoriosa; il cielo dell'orizzonte già splendeva come un'immensa lastra d'argento tagliata da un fuso di nubi che s'indorava dalla parte del sole imminente. Egli volse lo sguardo da quello spettacolo agli occhi della donna. Anche in lei, anche nell'anima sua, un contrasto di luci e d'ombre, fulgori di bellezze e oscurità profonde. Come giudicarla, se anch'egli aveva il sentimento della propria miseria, se temeva di spingere lo sguardo nelle oscure profondità della propria coscienza?...
--Che ore saranno?...--domandò la sua voce.
Egli trasse l'orologio.
--Sono le sei e dieci.
--Milano è vicina!... Rientra nella tua cabina. Ho bisogno di restar sola.
--Vado. Mi richiamerai?
--Sì.