La messa di nozze; Un sogno; La bella morte

Chapter 3

Chapter 33,261 wordsPublic domain

Il graduato rivolse alla guardia un cenno d'assenso: i due amici penetrarono nel recinto. Per un lungo tratto esso era sgombro; la folla si stringeva in fondo, contro la seconda cancellata. Vi era gente d'ogni grado ed età, signori, popolani, contadini, marinai, donne, vecchi, bambini, facchini coi carretti pronti per lo sbarco dei bagagli, emigranti seduti sulle casse e sui sacchi delle povere masserizie, dame riparate dal sole sotto le cupolette dei variopinti ombrellini. Perez vide Lodovico fermarsi a un tratto, trasalendo.

--Che hai?

--Eccola. Taci.

Seguendo lo sguardo dell'amico egli scorse una signora vestita tutta di bianco, col cappello rosso e l'ombrellino dello stesso colore. Quasi avvertita da un senso magnetico, ella si volse verso i due sopravvenuti, ma non un muscolo del suo viso si contrasse, non il più piccolo moto la tradì. Perez riconobbe subito la figura ammirata a Valsorrisa, due anni addietro: meravigliosamente bella nel corpo e nel viso, alta e flessuosa come Diana, come la Valchiria, con un prezioso volume di bionde chiome lucenti sulla nuca e sulla fronte, dove, come in tutto il viso, il riflesso dell'ala del cappello e dell'ombrellino diffondeva un chiaror caldo di fiamma. Dopo avere rivolto ai due amici lo sguardo inespressivo e quasi cieco con cui si guardano gli sconosciuti, ella si voltò verso una donna che le stava da presso tenendo per mano un bambino: la governante ed il figlio. Chinatasi a dire qualche cosa al fanciullo, si raddrizzò, tornò a rivoltarsi verso il piroscafo. La massa enorme del «Senegal» si avanzava ancora più lentamente, di fianco; si udivano i fischi del comando, si vedeva a prora il gruppo dei marinai pronti alla manovra dell'àncora, dominati dall'ufficiale che faceva cenni verso la plancia. La barca del pilota, con la stessa bandiera azzurra e stellata che sventolava all'albero maestro della nave, la precedeva guidandola; a un nuovo fischio, a un ordine: «Mòlla!» l'àncora si staccò dal fianco possente, scivolò col fragore delle ferree catene, precipitò in mare sollevando una nappa di spuma. Tutt'intorno, dalle murate dei piroscafi attraccati, marinai e passeggeri seguivano curiosamente la manovra; la folla era densa a bordo d'un grosso transatlantico tedesco, il «Braunschweig», che aveva issato la bandiera di partenza, e le cui gru stridevano tirando a bordo balle e bauli, e per le cui scale era un continuo andirivieni. Più fitto ancora era il formicolio a bordo del «Senegal», e dalla riva alla nave, come dalla nave alla riva, gli avidi sguardi degli arrivanti e degli aspettanti si cercavano, si incrociavano, e già qualche fazzoletto sventolava, ai primi riconoscimenti. Con la macchina ormai ferma, per la sola forza acquisita, il «Senegal» si avanzò ancora un poco, girò su sè stesso mentre la barca del pilota portava a terra, alle prese d'ormeggio, le gomene che i marinai vi annodavano; poi gli argani stridettero tesandole, e la nave si dispose lungo la calata. La folla si rimescolò, ciascuno percorse la banchina in su e in giù, cercando di avvicinarsi il più possibile alle persone care, chiamandole per nome, e saluti e notizie brevi cominciarono a scambiarsi. Nei movimenti confusi di quella massa di persone lo sguardo di Lodovico seguiva intento ed ardente la cupoletta dell'ombrellino rosso, ed anche Perez non la perdeva d'occhio, cercando di scoprire in mezzo ai passeggeri affacciati dal ponte della prima classe chi fosse l'aspettato da quella donna. A un tratto l'ombrellino si abbassò e rialzò due o tre volte, come una bandiera, in segno di saluto, e dal piroscafo, dall'angolo della scala, un uomo rispose con un gesto del braccio, ed un giovinetto che gli stava a fianco agitò festosamente il fazzoletto. Perez sentì afferrarsi la mano come dentro una morsa e udì la voce rauca dell'amico esclamare:

--Eccolo.... È lui!

Liberato dalla stretta, egli considerò attentamente quell'uomo. Era alto e robusto, con un petto largo su cui la folta barba castana appena brizzolata si diffondeva a ventaglio; aveva un nobile portamento; tutta la persona rigidamente composta nel costume da viaggio, con la tunica a cintola, i calzoni corti, le gambe strette dalle lunghe uose, rivelava l'abito del comando, la professione marziale. Fermo contro la murata, non si sporgeva, portava soltanto la mano all'orecchio per cogliere le parole che la moglie ed il figlioletto gli rivolgevano dalla riva, e rispondeva con qualche monosillabo, od a brevi cenni del capo e della mano, mentre l'adolescente che era seco, un collegiale di forse dieci anni, gridava saluti e domande al fratellino ed alla madre. Costei, addossata ad una presa d'ormeggio, riparata contro il sole dall'ombrellino appoggiato alla spalla, non si rivoltava, pareva non sospettasse neppure la presenza dei due amici, dell'amante, e Perez era talmente compreso dall'ambascia di quest'ultimo, che temeva di doverla vedere da un momento all'altro prorompere. Con le mascelle contratte, coi pugni chiusi, Lodovico guardava così fiso il nuovo arrivato, che costui avrebbe finito con l'accorgersene; ed ecco: già pareva a Perez che se ne fosse accorto, che volgesse su loro uno sguardo inquieto e sospettoso.

--Moviamoci.... Vieni da questa parte....--propose all'amico, trascinandolo qualche passo più lontano, guardando qua e là sul ponte del piroscafo, per darsi un contegno, per fingere di cercare qualcuno tra i passeggeri, impaziente di uscire da quella situazione pericolosa; ma a bordo, compiute le operazioni di ormeggio, abbassati i pontili, i viaggiatori che tentavano di scendere erano trattenuti dai marinai di guardia alle scale, per lasciar libero il passo ai facchini. I bagagli avevano la precedenza su gli uomini, e fremiti d'impazienza e sospiri d'ansia passavano tra i circostanti, mentre sfilavano i bauli di tutte le fogge e grandezze, le casse, le valigie, le scatole, i cesti, le cappelliere. Le creature umane anelanti di riabbracciarsi dopo separazioni lunghe e crudeli erano ancora costrette a guardarsi da lontano, a farsi cenno con la mano, a soffocare l'impeto degli affetti; nè tutte le anime erano in festa; si vedevano molti con gli occhi arrossati al pensiero di dover partecipare o ricevere le nuove delle sciagure sopravvenute, dei disinganni patiti nel tempo della solitudine. Un gruppo di donne, anziane, giovani e adolescenti, tutte egualmente vestite di lutto greve, piangevano silenziosamente, evitando di guardarsi, senza guardar neppure verso la nave: certo, essa non recava loro la persona diletta, perduta lontano, di là dai mari, ma fredde e inerti reliquie. A bordo i viaggiatori, affratellati dalla convivenza, si salutavano commossi sul punto di disperdersi per il vasto mondo senza probabilità di mai più rivedersi, e l'enorme casa galleggiante continuava a vuotarsi delle sue masserizie, pareva destinata a spopolarsi, come un luogo infausto, colpito dalla sciagura. Un baule stretto e lungo come un feretro era tratto fuori da due uomini che lo reggevano dai due capi, e Perez sentiva il contagio di quella tristezza diffusa tutt'intorno, del dramma che martoriava il cuore dell'amico suo, che doveva certamente turbare quello della donna; quando a un tratto i suoni fragorosi e giocondi d'una fanfara squillarono: la musica del «Braunschweig», nel punto che l'enorme nave stava per salpare, intonava una marcia militare, quasi a stordire le altre anime più afflitte degli espatrianti che trascinava verso l'ignoto, forse verso la morte, strappandoli ai congiunti lacrimosi sulla riva materna.

--Quando finiranno?--esclamò lo scrittore, irritato da quei suoni, smanioso ormai di andar via; ma Lodovico non rispose. Non rompeva il silenzio dal momento che aveva riconosciuto il marito, e i suoi sguardi non lasciavano la figura di quell'uomo, sempre immobile accanto al figlio, se non per rivolgersi verso il punto dove la fiamma dell'ombrellino rivelava la presenza della donna accanto all'altra creaturina. Ma egli non si esponeva più come prima, si ritraeva anzi, studiava di nascondersi dietro gli altri spettatori; e non già per la prudenza consigliata da Perez, bensì per un improvviso impaccio, per un senso di timidezza e quasi d'umiliazione sorto dapprima confusamente nell'anima sua, poi cresciuto e divenuto insopportabile. Tutti i diritti poc'anzi vantati nel narrare la sua storia, tutte le ragioni addotte per dimostrare all'amico ed a sè stesso che quella donna gli apparteneva, si rivelavano ora arbitrarî e sofistici, si disperdevano dinanzi ad una verità lampante e crudele: egli era un estraneo, un intruso, tra quei coniugi che si ritrovavano, tra quei figli e quei genitori che ricostituivano l'unità della famiglia. Tanto tempo e tanto spazio li avevano divisi, ed ecco: si tendevano le braccia; un istante ancora, ed avrebbero tornato a formare un vivente complesso dal quale egli era escluso. Che stava a far lì? Quella donna non era sua, se ora egli non poteva avanzarsi verso di lei e portarsela via; quell'uomo non era un ladro che gliela involava, se veniva a prendersela alla luce del sole, dinanzi alla folla; il ladro era lui stesso, che doveva trarsi in disparte e farsi piccolo per non lasciarsi scorgere. Egli era un intruso, una spia, un frodolento. Nella mortificazione e nell'avvilimento che occupavano il suo cuore, la stessa memoria del possesso esercitato fino al giorno innanzi si ritraeva in un passato lontano, si annebbiava e attenuava come quella d'una finzione. Il passato, remoto o prossimo, era passato; solo l'ora presente esisteva, e in quell'ora il suo possesso era distrutto.

--Andiamo via!...--suggerì Perez, smanioso.--Fermiamoci alla dogana, fammi il piacere!

--No!--gli rispose con voce dura, che non ammetteva insistenze.

Voleva restare, doveva vedere. Una forza superiore a quella della ragione, una specie di fascino lo inchiodava lì, dietro la siepe degli aspettanti, sollevato sulla punta dei piedi, coi muscoli del collo irrigiditi, tutti i nervi tesi. Più forte del dolore, più forte dell'umiliazione era l'avidità di vedere, la necessità di non perdere un solo particolare di quella scena. Un ferro aguzzo e tagliente gli ricercava le carni, recideva le vive fibre del legame che aveva fatto di lui e di quella donna un corpo solo, un essere solo; ma sul punto di sentirsi mutilato non voleva perdere la coscienza di sè, resisteva alle esortazioni dell'amico come avrebbe respinto un torpente sopra un letto operatorio, per assistere allo scempio.

E già, finito lo sbarco dei bagagli, le guardie lasciavano i loro posti, i primi viaggiatori si affollavano verso le scale non più vietate. Egli vide il marito avanzarsi, ma senza fretta, dando una mano al giovinetto, dividendosi con l'altra la barba sul petto. L'ombrellino rosso si mosse anch'esso, ed egli stesso fece un passo; ma allora, col coraggio della paura, Perez esclamò a voce bassa e concitata:

--Lodovico, ti prego!... Non commettere imprudenze!... Resta lì: siamo già troppo vicini. La governante e il bambino possono riconoscerti.

Obbedì, si fermò, vide a poco a poco diminuire la distanza che separava i due gruppi: la donna col figlio e la familiare avanzarsi in prima linea, sull'orlo della banchina, il padre e l'altro figlio scendere i gradini della scala di bordo e porre il piede a terra. Oltre il gruppo delle donne piangenti, dietro un carro carico di bauli, avvenne finalmente l'incontro. Egli trattenne il respiro, e lo stesso moto del suo cuore parve arrestarsi un istante; ma il sangue gli rifluì rapidamente per tutte le arterie e il petto gli si gonfiò al soffio dell'aria, in un improvviso senso di sollievo, quasi di gioia, di timida e incredula gioia, vedendo che quell'uomo non si stringeva con impeto alla donna sua ritrovata dopo tanto corso di tempo, non l'abbracciava con tutta la forza delle sue braccia nerborute, non restava a guardarla negli occhi per riconoscerne e possederne l'anima; ma le dava due baci sulle due guance, due baci calmi, appena fraterni, quasi distratti, e subito dopo si volgeva, prima ancora di abbracciare il figliuoletto, a cercare i bagagli. Per un momento, a quella vista che aveva temuta atroce e insostenibile, tutta l'oppressura, tutta la mortificazione dell'anima si disperse, tutta la coscienza della sua forza e del suo diritto tornò ad assicurarlo. Quella donna era sua per quel che gli costava di fremiti, di spasimi, di estasi, di pianti; gliel'aveva guadagnata, gliel'aveva meritata il fuoco divampato nel suo cuore, la fiamma dell'estro accesa nel suo pensiero e nella sua fantasia. Ella gli si era accordata perchè si era sentita necessaria a lui, perchè quegli ardori, quelle febbri si erano comunicati a lei, rivelandole tutto un mondo, tutta una vita dei quali non aveva sospettato l'esistenza accanto a quell'uomo freddo e misurato. Un moto d'orgoglio, un senso di trionfo lo animò; ma fu un lampo. Già ella si stringeva all'altro figlio, già i figli si stringevano ai genitori formando un cerchio dal quale la stessa domestica si teneva lontana. Era lì, sotto i suoi occhi, la famiglia riunita, il nucleo umano primordiale, il cardine d'ogni consorzio; e nessuno, e tanto meno lui, poteva penetrare in quella intimità fondata sulla perpetuazione della carne e del sangue.... Allora, mentre Perez non faceva e non diceva più nulla per porre termine a quello spettacolo, egli stesso, afferrato bruscamente un braccio dell'amico e stringendolo forte, esclamò con voce arrochita:

--Via!... Andiamo via!...

Si allontanarono, infatti, facendosi strada tra la folla, schivando i carri, passando accanto a quello dove il marito riconosceva la sua roba, mentre dava ai facchini l'indirizzo dell'albergo di Francia. Quando furono nello spazio libero affrettarono il passo; ma usciti fuori della cancellata e giunti presso la dogana, Lodovico si fermò voltandosi a guardare indietro.

--Che fai lì?--domandò Perez, irritato;--non ne hai abbastanza?

--No: taci; aspetta.

I coniugi, distaccatisi dalla folla, preceduti dal facchino coi bauli, seguiti dalla governante coi figli, si avanzavano: il marito non si appendeva al braccio della moglie, non le dava il braccio; le andava accanto, parlando senza gesti; ella era invece tutta animata, diceva qualcosa con espressione vivace. Vedendoli avvicinarsi, Perez sentì rinascere, con la paura, un senso di ribellione contro l'audace che sfidava il pericolo d'essere riconosciuto e quasi si compiaceva dell'ambascia propria e di quella che infliggeva; e quando la coppia fu giunta al loro fianco, tremò vedendo il marito fermare lo sguardo su Lodovico, quasi leggendogli in faccia il suo secreto, mentre la compagna passava senza neppure guardarli, come non accorgendosi di loro. Per buona sorte il figlio più piccolo, intento a narrare qualche cosa al fratello, non levò gli occhi, distrasse anche l'attenzione della governante rivolgendole una domanda; e solo dopo che la comitiva si fu allontanata avviandosi alla dogana, il trepidante trasse liberamente il respiro.

--Io domando se questa è una cosa ragionevole!... Che gusto tormentarsi così!... Vogliamo ora andar via una buona volta, in nome di Dio?

--No. Aspetta.

Volle ancora indugiarsi, ostinato, inflessibile, sordo; aspettò sinchè la famiglia non riuscì dalla dogana e non ebbe preso posto nell'omnibus dell'albergo, sinchè il pesante carrozzone non si scosse, non si mosse verso la città, non fu scomparso dietro una fila di carri di merci allungati sul binario. Allora soltanto Perez potè finalmente trascinarlo presso una carrozza e spingerlo a prendervi posto.

--Vieni a casa mia.

--Alla stazione! Alla stazione!...

--Ma sì.... Non ti trattengo!... Te ne andrai appena ti sarai rimesso.... Per ora vieni con me.... Sei troppo agitato.... Aspetta di calmarti.... Vieni un istante!--soggiunse, accostando le mani in atto di preghiera.

--Alla stazione! Alla stazione!...

II.

Il convegno.

--Castelmaggiore!... A Castelmaggiore!...

Il treno, entrato rapido e strepitoso sotto la tettoia, rallentò improvvisamente la corsa, stridendo per tutte le ferree giunture; la voce del conduttore risonò annunziando il nome della città, e Lodovico Bertini sorse in piedi, nello scompartimento deserto, e si accostò allo sportello. Un facchino, un vecchio a cui la candida barba scendeva fin sul petto del camiciotto di lavoro, lo aperse togliendo di mano al viaggiatore la valigia e la borsa.

--Dove va il signore? All'albergo?

--No; mi fermo qui, al Caffè. Riparto col direttissimo delle 9 e 15; verrete a riprendere il bagaglio qualche minuto prima dell'arrivo del treno.

--Stia tranquillo: alle 9 e 10 sarò da lei.

I viaggiatori in partenza si affollavano dinanzi alle carrozze; gli arrivati facevano ressa all'entrata del ristorante, intorno al bancone con le vivande e le bevande; il carro coi sacchi della posta cigolava sulle tre ruote, spinto a mano da un fattorino che avvertiva di far largo; il capostazione esaminava un foglio alla luce di una delle grandi lampade ad arco. Entrato nella sala, Bertini udì le voci del personale di servizio richiamare al loro posto i partenti, lo sbattere degli sportelli, il fischio della locomotiva; quando sedette dinanzi al tavolino di marmo vide il convoglio sfilare col suo carico di vite, con le sue luci fioche dietro i vetri appannati e le tendine abbassate.

Un cameriere gli si presentò, domandando:

--Comanda?

--Tè e latte, con qualche biscotto.

Quantunque non avesse desinato prima di mettersi per via, sentiva di non poter prendere cibo. Aveva la gola stretta e la testa in fiamme. Dalle grandi arcate aperte sotto la tettoia veniva una brezza frizzante che gli faceva passare qualche brivido per il corpo senza rinfrescargli la fronte. Quando il vassoio con le cogome, il piattello, la chicchera e la salvietta gli fu posto dinanzi, egli non toccò nessuna di quelle cose: trasse dalla tasca interna dell'abito il portafogli e ne cavò la lettera ricevuta due sere innanzi, per espresso. Appena due sere innanzi, dopo un mese e mezzo di silenzio, cinquanta giorni dopo l'arrivo del «Senegal», egli aveva rivisto i caratteri di Rosanna!

Sette settimane erano trascorse senza che ella avesse trovato modo di fargli pervenire una parola, lasciandolo solo col suo dolore, vagante di luogo in luogo, senza casa, senza pace, senza tregua. Fuggito la stessa sera dell'arrivo del piroscafo, non si era sentito capace di ridursi, secondo le prescrizioni di lei, a Promonte, sul lago, presso i parenti. Come portare nella casa paterna l'ambascia che lo struggeva? Come spiegare alla sorella, al cognato, la tempesta scatenatasi nel suo cuore? In quei luoghi dove pure aveva tanto vissuto, dove aveva dato forma alle sue concezioni più vaste, ora sentiva che gli sarebbe mancato il respiro. Che avrebbe fatto, non potendo più lavorare? Che avrebbe detto, non potendo parlare se non di lei?... Alla verde conca del lago meraviglioso, sulle vette dominatrici della terra, adunatrici di nembi, nelle valli inargentate dalle acque spumose, sotto i boschi solenni, egli aveva sognato di tornare; ma con lei, per molto o per poco, pur di farla partecipe di quelle bellezze, pur di associarla ai ricordi della sua prima vita. Ma ella si era negata, adducendo di non poter entrare nella sua casa, di non voler presentarsi ai suoi parenti, a sua sorella, che doveva conoscere o sospettare i loro rapporti, e che l'avrebbe severamente giudicata; e, come sempre, nulla era valso a farla ricredere. Troppo, a quell'ora, gli sarebbe stato grave chiudersi lassù, mentre non solo il suo sogno si disperdeva, ma anch'ella era come perduta per lui; e col bisogno di stordirsi, di evitare quanto potesse rammentargli la sua condizione sciagurata, di fuggire da sè stesso, era andato dove nessuno lo conosceva, dove nessuno gli avrebbe chiesto che cosa lo martoriasse: in Isvizzera, errando per monti e per valli, saltando dai treni sui piroscafi e dai piroscafi sui treni, riparando dalle città rumorose negli alpestri villaggi, tornando dalle alte solitudini alla baraonda dei grandi alberghi e dei «Kursaal», cercando ovunque invano di dimenticare i pensieri molesti e di dissipare le immagini odiose. Disperando di riuscirvi, non sapendo che fare della sua vita, era ridisceso in Italia per ridursi finalmente, secondo il volere di lei, al paese natale, presso i congiunti, sostenuto dalla superstiziosa lusinga che lì, dove ella gli aveva raccomandato di recarsi e promesso di scrivergli, la sua lettera sarebbe arrivata più presto. Ma, sul punto di eseguire i suoi comandamenti, la tentazione di rivederla, non fosse che da lontano, di sfuggita, un istante, passando secretamente da Firenze, si era impadronita del suo spirito e lo aveva soggiogato.