La messa di nozze; Un sogno; La bella morte
Chapter 2
--Capisci ora perchè me ne vado? Capisci che stanotte non posso restar qui, che ho bisogno di sentirmi portar via, non importa dove, col treno più rapido che mi trascini il più lontano possibile?--E ad un moto di Perez, che si era rivoltato per interromperlo:--Che cosa vorresti dirmi? Che debbo rassegnarmi, se non c'è da far nulla? Eh, lo vedi: mi rassegno!... Hai temuto che volessi buttarmi in mare?... Non aver paura!... Non sarei venuto a cercarti, se avessi voluto spiccare il salto!... Non ho armi addosso: prova un po'; non sono venuto per ammazzare nessuno.... Niente ammazzamenti, se anche quella donna fosse mia moglie.... Noi non siamo di quelli che ammazzano, nè le mogli nè le amanti, è vero?... Perchè si ammazzano anche le amanti, è vero? non le sole mogli!... Ah, come hai ben detto che non c'è nessuna differenza, per il sentimento, fra l'unione libera e il matrimonio! Se questa donna fosse mia moglie, io non potrei infrangere il vincolo coniugale in un paese come il nostro che non ammette il divorzio; potrei infrangerlo altrove; ma divorziato o separato, forse che soffrirei più di quanto soffro adesso, per aver perduta la creatura che fu mia, che volevo mia?... Se fosse mia moglie, vedi, e sapessi che oggi, qui, in quest'albergo, ella avesse un convegno con un altro uomo.... se fosse mia moglie, ecco, non potendo assassinare nè lei nè lui, non dovendo ammazzarmi, non volendo chiamare un commissario e due guardie che frenerebbero le risa accertando la mia disgrazia, qual altra cosa potrei fare, se non quella che faccio: spiare l'arrivo dell'uomo che viene a portarmela via, aggirarmi per i luoghi del loro incontro, immaginare, antivedere, non veder altro con gli occhi della mente fuorchè i loro abbracciamenti, e quando l'infamia starà per compiersi fuggire, fuggire, fuggire?...
--No, scusa!--proruppe finalmente Perez, non appena la voce di Bertini perdette qualche cosa della sua veemenza;--scusa, non crederò mai che, marito o amante, un uomo nella tua condizione non possa far altro! Come hai scoperto che sta per tradirti?
--Non l'ho scoperto! Me l'ha detto lei stessa!
--E tu non hai parlato, non hai pregato, non hai ingiunto, non sei riuscito a trattenerla? E chi è costui che viene dagli antipodi a portartela via? Un tuo predecessore, naturalmente? Un primo amante a cui ora ritorna? No?... Ma non l'avrà mica sedotta per lettera o per mezzo degli annunzî economici di qualche giornale! La conosce? Come la conosce?
Lodovico si voltò a guardarlo, con espressione di stupore e d'impazienza, quasi non potendo spiegarsi come mai l'amico non comprendesse.
--È suo marito.
Perez ammutolì. Avrebbe voluto domandare: «Perchè non l'hai detto prima? Perchè non l'hai detto subito? Come potevo sospettarlo, se parlavi della possibilità che fosse tua moglie?...» Gli pareva che il narratore fosse stato reticente, che avesse posto una specie di studio nel mantenere, nel prolungare l'equivoco. Ma non si sentiva di rimproverarlo, vedendolo tanto eccitato, in preda ad un così angoscioso tormento.
--Ah, suo marito!...--ripetè soltanto, sommessamente, meccanicamente, dopo che entrambi ebbero mossi lunghi passi senza dire una sillaba.--E tu non lo conosci?--soggiunse dopo un altro silenzio.
--Non lo conosco, non credetti neppure che esistesse, quando la incontrai. Era un marito così lontano, invisibile, introvabile! Viveva nell'Africa australe, in uno Stato nuovo, mezzo barbaro, quasi selvaggio, lo Stato libero della Stanlesia, dove era andato ad ordinare l'esercito, lasciando quello inglese, a cui prima apparteneva. Mi parve sul principio che un marito di questa fatta fosse un personaggio da _pochade_, inventato per coonestare una situazione illegale, per attribuire un padre putativo a creature innocenti....
--Vi sono figli?
--Ve ne sono due, ma il più grandicello era ed è in collegio a Calcutta; io ne conobbi uno solo, il piccolino che ella aveva seco.
--A Valsorrisa?--domandò rapidamente Perez, ripensando alla Lariani, che Lodovico aveva corteggiata lassù.
--A Valsorrisa: te ne rammenti?
--E come! La signora Rosanna Lariani?
--Lei....--confermò il dolente, così piano che Perez comprese piuttosto dal moto del capo che dal suono della parola.
--È dunque lei la straniera di cui mi avevano parlato!... Sarà certamente più conosciuta col nome del marito?...
--Harrington, sì.
--Ma, in verità, allora non mi parve....
--Tu andasti via troppo presto,--riprese il narratore, senza lasciargli esprimere il suo pensiero;--partisti pochi giorni dopo il suo arrivo, non sapesti quel che seppi di lei, da lei stessa. Nessuno la conosceva. Mi narrò la storia complicata del suo matrimonio con questo capitano inglese, diventato di botto colonnello nella Stanlesia, dove ella aveva seguito il padre, ingegnere italiano emigrato anche lui per cercare lavoro nelle miniere di laggiù, ai primi tempi della costituzione di quello Stato.... Nessuno la conosceva a Valsorrisa; nessuno poteva confermare o smentire quella narrazione, il romanzesco episodio del loro incontro sotto la tenda, mentre il padre di lei agonizzava, assassinato da un minatore cinese; il cavalleresco aiuto offertole dal colonnello in quella terribile circostanza, la salvezza che il matrimonio propostole ed accettato era stata per lei, orfana e sola in mezzo ad un mondo ignoto ed ostile. Dovevo credere che ella avesse lasciato questo marito laggiù a causa del clima? Che costui si contentasse di vederla durante i pochi mesi di permesso che quel Governo gli accordava ogni quattro anni?... Chi ha conosciute donne italiane che hanno sposato ufficiali inglesi al servizio della Stanlesia, e che se ne rimangono in Europa, andando e venendo dall'Inghilterra in Italia e dall'Italia in Inghilterra, vagabondando per le stazioni climatiche, senz'altra compagnia tranne quella di un bambino?... Ma sì, ma sì: vi fu un momento in cui credetti di aver da fare con un'avventuriera! Non mi costa dirti la nuda e cruda verità, dopo averla detta tale e quale a lei stessa!... Ella mi diede la prova del mio inganno, ed il rimorso degl'ingiuriosi sospetti cominciò a stringermi a lei. Prima era stato desiderio, appetito, ammirazione professionale per la sua bellezza statuaria. Poi fu stupore e fascino per la singolarità della sua persona morale. Hai mai sognato di trovare una donna a cui poter dire tutto, capace di comprendere tutto, di scusare le tue debolezze, di perdonare i tuoi difetti, di ammettere la fatalità delle tue colpe, di amarti nonostante le tue infamie? Una donna che si mostri a te come tu ti mostri a lei, senza veli, fino all'ultimo fondo del cervello e del cuore? Dev'esser proprio vero che la parola ci fu data per nascondere i nostri pensieri, tante sono le menzogne piccole e grandi che andiamo spacciando, anche quando crediamo di essere più sinceri, per apparire più belli, più leali, più generosi, più amabili. Sì, lo hai detto: noi lavoriamo continuamente all'opera di seduzione; ma non soltanto con gli sforzi dell'ingegno e gli artifizî della toletta; ma anche, e più, con la mascherata del sentimento. Ed hai mai pensato che forse solo gli amanti criminali, le coppie delle prostitute e degli assassini si conoscono quali sono realmente? Noi, nella nostra società timorata e pudibonda, c'incontriamo, ci uniamo, restiamo più o meno a lungo congiunti, e ci lasciamo conoscendoci meno di prima. Nessuno riesce a leggere nell'altro, perchè ciascuno si studia di nascondersi. Quando il grave abito della menzogna ci opprime, quando vorremmo buttarlo via, la paura di scoprirci dinanzi a chi resta protetto, di disarmarci dinanzi a chi resta agguerrito, ci fa sopportare la maschera della finzione, la cappa dell'ipocrisia. Ora, con questa donna, dopo quarant'anni di bugie dette alle altre ed a me stesso, io ho potuto essere finalmente sincero. Più che con lei, con me stesso. Ora, questa volta, la prima volta, ho visto un'anima nuda. E non credere che te ne voglia tessere l'elogio, da innamorato, da cieco. Ho visto le sue bruttezze, sai, e non sono poche. Ma forse ella non ne è responsabile; forse la vita dura, un'esperienza precoce, infinitamente rara alla sua età e nel suo sesso, l'ha fatta così. Non è una scuola di idealità lo spettacolo della lotta per l'esistenza, tra la schiuma della emigrazione europea in Africa, nelle miniere della Stanlesia, con la febbre dell'oro, la follia delle ricchezze, la cecità della fortuna, lo scatenamento di tutti gl'istinti peggiori. Forse ella sarebbe stata un'altra, se non avesse perduto bambina la mamma sua, se il padre non l'avesse condotta seco laggiù, se non fosse vissuta in mezzo ad una natura primitiva e ad una umanità imbestialita, se non avesse dovuto difendersi armata mano contro la concupiscenza di qualcuno, che non potendo comprarla con un pugno di diamanti, tentava di sottoporla per forza di muscoli.... E poi, quand'anche ella portasse dalla nascita i suoi difetti, potrei io esser severo con lei dopo averle rivelato la feccia del mio pensiero e del mio sentimento? Io e tu e tutti quanti siamo, non abbiamo i nostri torti ed i nostri vizî? Una bellezza rara e divina riscatta i suoi: la schiettezza, la sincerità, la semplicità con le quali si è svelata....
La passione vibrava, tremava, fremeva nella voce di Lodovico, lo traeva fuori del filo del ragionamento: nè Perez diceva nulla per rimetterlo in carreggiata, vinto dal calore di quella parola, preso dall'interesse di quella confessione.
--Ma che volevo dirti?--esclamò lo stesso confidente, arrestandosi, come non ritrovandosi più, come sovvenendosi di qualche cosa dimenticata.--Ah, questo: che anche quando l'evidenza mi costrinse ad ammettere l'esistenza del marito, io non lo conobbi, non vidi com'era fatto, lo seppi assente, lontano, in un'altra parte del mondo, dove ella non sarebbe mai più andata, di dove egli forse sarebbe tornato, ma non si sapeva quando, tardi certamente, non prima di tre anni, forse quando l'amor mio per lei sarebbe finito--poichè io le dichiaravo che sarebbe finito! ed ella lo sapeva! come sapeva e dichiarava che sarebbe finito il suo per me! Quando ti dico che abbiamo rinunziato alle finzioni, che abbiamo guardato in faccia la realtà, la più triste, la più dolorosa, la più malvagia! Ma vedi: la verità è salutare. Noi andiamo continuamente giurando che ogni nostro amore è eterno, perchè questo giuramento ci è richiesto, perchè noi stessi crediamo di far bella figura dichiarandoci capaci di amare eternamente. Ma ogni volta che giuri, nello stesso preciso momento che le parole solenni ti escono dalle labbra, sentendo dentro di te che giuri il falso, che prometti l'impossibile, un senso di fastidio, un impeto di ribellione non comincia a menomare l'amor tuo? Con lei, con questa donna, ammettendo entrambi l'amara verità, riconoscendo che l'amor nostro, che ogni amore è mortale, io mi sono sentito invece come dinanzi a una creatura cara i cui giorni sono contati, per la quale daremmo tutto il nostro sangue, alla quale ci afferriamo con l'ardore della disperazione. Ora, vedi, in questa trepidazione dell'anima, in questo terrore di poterla perdere, di doverla perdere, ecco, un bel giorno una lettera dall'Africa annunzia che suo marito s'imbarca, che fra un mese sarà di ritorno con l'altro figlio. Oggi, vedi, egli arriva; ed ella è venuta naturalmente ad incontrarlo, perchè questo è il suo piacere, di lui; perchè questo è il dovere di lei, e perchè io non ho il diritto di impedirlo. Io non posso impedir nulla, perchè una volta, quando si parlò, ipoteticamente, della possibilità che ella fosse libera, le dissi che non l'avrei sposata, ed ella mi fu grata della mia schiettezza. No, ella non può sottrarsi per me a quest'uomo che le ha dato il suo nome, i suoi figli, che le dà l'agiatezza della vita, la sicurezza del domani; ma quando riconosco questa necessità, quando penso che ella doveva pure un giorno o l'altro essermi portata via, allora immagino anche che cosa accadrà di lei, oggi stesso, dal momento che sarà ricongiunta a quell'uomo; e allora, no, non voglio che un altro me la prenda! Che m'importa se è suo marito? Perchè è suo marito non deve farmi nulla che me la porti via?
--Vi sono molti....--fece per dire Perez; ma l'infervorato gli troncò la frase sulle labbra, riprendendo con nuovo impeto:
--Lo so, lo so, vi sono molti, vi sono tanti che non ne soffrirebbero, che si compiacerebbero anzi pensando: «In fin dei conti, questa donna io stesso l'ho portata via al suo possessore legittimo». Bravo! Lo so! Ma perchè potessi acquetarmi a questo pensiero, come ci acqueta ordinariamente, bisognava averla conosciuta nelle circostanze ordinarie, insieme con l'uomo a cui appartiene. Quando tu t'innamori della donna d'un altro, cominci col vedere costui al suo fianco, lo hai già visto prima d'innamorarti, lo hai udito chiamarla per nome, dirle parole dolci, trattarla come cosa propria: tu non puoi dunque dolerti di questa condizione preesistente, conosciuta ed inevitabile. Puoi soffrire, più tardi, quando quella creatura è tua, perchè non è tutta tua; ma ti rassegni, naturalmente; non ti costa troppo rinunziare al possesso esclusivo, ad un bene impossibile, che immagini soltanto, che non hai provato. E allora il pensiero egoista, il sentimento volgare, il compiacimento del ladro che ride del derubato, ti è di conforto; allora tu pensi che se un altro, esercitando il suo diritto di proprietà, t'impedisce d'avere tutta per te la creatura amata, tu lo punisci, ti vendichi, ingannandolo, portandogli via una parte del suo bene. Ma io, pensa, io non le ho visto mai nessuno d'intorno, non ho neppur creduto sulle prime che fosse d'un altro, e quando l'ho dovuto ammettere, ho saputo che costui era lontano, enormemente, in un paese quasi favoloso, _ubi sunt leones_. Io non posso persuadermi d'averla portata via a nessuno, se l'ho trovata sola, abbandonata a sè stessa, padrona delle sue mosse, se non ho dovuto nascondermi da nessuno, se ho dovuto trionfare della sua resistenza soltanto. Che ella appartenesse ad un altro, non è stato mai per me un fatto presente, visibile, tangibile: è stata una cosa perduta nel passato e nel futuro, nel tempo lontano del suo matrimonio, quando non la conoscevo ancora, in quello di là da venire della loro riunione. La sola cosa presente, visibile, tangibile, è stato il mio possesso. Io ho avuto questa donna per me, ti dico; tutta, per me solo, due anni; io sono andato a stabilirmi a Firenze per averla accanto, per lavorare a riprodurre la sua forma divina. Attraversavo una crisi terribile, col cuore vuoto ed il cervello esausto; non sapevo fare più nulla, mi sentivo vecchio ed inutile, avevo un cimitero dentro di me e la morte dinanzi. Non credevo mai più di finire il monumento a Mazzini; covavo da anni un germe d'idea per la statua dell'«Azione» senza potergli dare il grado di calore necessario perchè si schiudesse, senza trovare il modello che incarnasse il tipo immaginato. Ella è stata la mia ispirazione, mi ha ridato la fiducia, l'energia, tutta una nuova giovinezza. L'«Azione», è lei; la «Diana» dell'esposizione di Venezia è lei, la «Valchiria» di Monaco è lei, la «Forza» e la «Volontà» del monumento a Bismarck per il concorso internazionale di Amburgo sono lei; tutti questi corpi di donna robusti ed agili, tutte queste membra possenti e delicate, tutte le purezze di queste fronti, tutti gli slanci di questi atteggiamenti sono suoi, di lei. La natura e la vita l'hanno fatta così, nel corpo e nell'anima, forte e soave, superba e gentile; così come l'ho vista, io l'ho riprodotta ed eternata nel marmo e nel bronzo. Queste sono cose visibili e tangibili, che non ammettono dubbie interpretazioni. Questo è il fondamento dei miei diritti su lei e dei suoi su me stesso. Suo marito? Che importa se colui che sta per arrivare è suo marito? Marito, amante, è un altro a cui io non posso disputarla, a cui ella va ad offrirsi. Marito, amante: che cosa significano queste parole? Che valore hanno queste convenzioni? Il marito sono io, sono stato io, quando ho colmato la sua solitudine, quando ho condiviso la sua vita, quando ho palpitato e gioito e sofferto e creato per lei; l'amante, il rivale, il ladro, è lui che viene a rubarmela!...
--Ma lei?--domandò finalmente Perez, che non aveva più tentato di interromperlo, rispettoso della sua ambascia;--ma lei, con che cuore gli va incontro? Se t'ama ancora, se va a lui per semplice dovere, di che ti lagni?
--Ah, sì: di che mi lagno! Se mi ama ancora, dovrebbe bastarmi, non dovrei chieder altro! Perchè indagare quale specie di dovere, quale gradazione di sentimento, quale sfumatura di affetto la lega a lui? È una curiosità indiscreta, va bene? Ma se capisco, se vedo, se sento che egli non esercita un semplice diritto legale, riprendendola; che vanta diritti anche sul cuore di lei?... Quando tu ami le donne d'altri, lo sai che cosa ti induce a sopportare di non averle tutte per te? Oltre all'impossibilità d'evitare il possesso promiscuo, ti piega e ti placa la fiducia che esse ti ispirano, assicurandoti d'amare te soltanto, di provare antipatia, ripugnanza, disprezzo e ribrezzo per l'altro. Molte volte tu hai per l'appunto trionfato perchè hai trovato donne la cui anima è stata offesa, il cui corpo è stato profanato, la cui vita è stata spezzata da mariti brutali, indegni, malvagi. Che sentimento di gelosia puoi tu concepire per opera di costoro, ai quali le creature dolorose si sottopongono perchè non possono fare altrimenti, perchè una stolta legge sancisce l'iniqua necessità? Agguagliate a semplici cose, a proprietà materiali, private dell'esercizio della volontà e della libertà, esse sono sopraffatte nello stato d'inerzia, d'incoscienza, di sorda e cupa e disperata ribellione: tu non puoi provare gelosia, ma ira, sdegno e pietà. Lo so: qualche altra volta ti hanno mentito, giurandoti di amare te soltanto, di restar fredde e insensibili fra le braccia dell'altro; ma non ti sei accorto della menzogna, l'hai creduta perchè ti giovava crederla, e te ne sei compiaciuto e inorgoglito. Io sono dinanzi a una creatura a cui ho chiesto, da cui ho ottenuto sempre e soltanto la verità. Non solamente ella non mi ha detto che detesta suo marito, ma mi ha confessato di amarlo. Di amarlo, ti dico, e non sarai tu quello che ti stupirai perchè ci ama entrambi. Tu sai le complicazioni reali del cuore, così diverse dalla schematica semplicità che gli attribuisce la convenzione, la presunzione, l'ipocrisia. Lo ama, d'un amore senza dubbio diverso dal mio: ma che importa? Che consolazione me ne può venire? Io ho dovuto udire l'elogio di suo marito, per l'affetto profondo che le porta, per le prove che gliene ha date e gliene dà, per la condiscendenza con cui, nonostante il suo orgoglio britannico, ha lasciato che uno dei figli, il più piccolo, sia da lei educato in Italia, all'italiana; per la fedeltà che le serba, laggiù, nella Stanlesia, non ostante la facilità di avere quante donne gli piacerebbero.... Allora, sì, ho pensato che la menzogna ha del buono, che la verità è talvolta insopportabile. Ma ella non è donna da mentire nè da disdirsi. La sua volontà è forte, tenace, ostinata. Come dice ciò che pensa, così fa ciò che vuole. Le ho chiesto almeno una cosa, una sola: di non venire fin qui ad incontrarlo, di aspettarlo a casa, a Firenze. Non potendo impedire che egli ve la raggiungesse, mi sarei rassegnato per forza; all'idea che ella stessa si movesse per andare ad offrirglisi mi ribellavo. Ella ha detto di no, che non può, che ha promesso, che ha fatto così tutte le altre volte, prima di me; che io pretendo troppo, ciò che non può darmi, l'assurdo: ed eccomi qui per assistere al loro incontro, in queste condizioni, con queste certezze: capisci ora, capisci?....
Egli gridò le ultime parole; a un tratto, guardandosi intorno, come uscendo da un sogno, domandò ansiosamente:
--Dove siamo? Che ora è?
Anche Perez volse intorno lo sguardo. Entrambi avevano smarrito la nozione del luogo e del tempo; lo sfondo del paesaggio, giù per il vallone della Marcia, più oltre fino alla riviera delle Palme, era sfilato loro dinanzi senza che lo riconoscessero; ora si ritrovavano nel rione di Mezzo, dove la folla, il movimento della città ricominciavano a circondarli.
--Sono le quattro e un quarto,--disse Perez.
--Le quattro e un quarto!... Via, al porto!... Sarà troppo tardi!...
Perez lo seguì senza dir nulla. Fu sul punto di proporgli di cercare un'altra carrozza, ma poi pensò che avrebbero fatto più presto a piedi, prima di andare alla stazione più vicina. Lodovico, con l'ansia che lo sospingeva, col suo lungo passo, lo sopravvanzava; tratto tratto si rivoltava bensì, ma per domandargli, senza fermarsi: «Dove siamo?... Quanto manca ancora?... A destra o a sinistra?...» E Perez gli dava le indicazioni richieste, affrettandosi anch'egli, quantunque la ragione gli suggerisse di opporsi al disegno dell'appassionato, di trascinarlo altrove per impedirgli di assistere a quell'incontro. Ma la certezza che ogni tentativo sarebbe riuscito vano, che Lodovico sarebbe andato solo se egli avesse rifiutato di accompagnarlo, gli chiudeva la bocca. Un senso di curiosità, anche, il bisogno istintivo di sapere qualche altra cosa, di conoscere altre circostanze dell'avventura, di indagare le intenzioni dell'amico, lo tratteneva. Quali accordi avevano presi gli amanti? Quel marito che veniva dalla Stanlesia in Europa a così rari intervalli, quanto sarebbe rimasto presso la moglie? Presto o tardi non sarebbe ripartito?...
--Torna per sempre?--non potè trattenersi dal domandare, quando il dubbio gli si affacciò.
Parve che la domanda traesse troppo violentemente il cogitabondo dai suoi pensieri e gli riuscisse incomprensibile; perchè, volgendosi di scatto, rispose:
--Chi?--Poi, senza aspettare la spiegazione, riprendendo la via, soggiunse:--Non so. Andrà a Londra.
--Solo, o con lei?
--Non so. A destra?
--A destra. Allora, quando la rivedrai?
--Quando le piacerà. Mi ha imposto di non lasciarmi vedere finchè sarà con lui.
--Ha ragione!
--Di allontanarmi da Firenze, di andarmene a Promonte, dai miei, finchè non mi richiamerà lei stessa.
--È prudenza. E tu cominci a disubbidirle troppo presto, seguendola fin qui!
--No!--replicò con forza.--Questo l'ho ottenuto! Questo l'ho messo come patto!
--Perchè?
--Perchè così! Non si arriva mai?
--Ci siamo.
Oltrepassata la riviera, erano giunti dinanzi al porto, infatti; ma Perez sostò, esitante.
--Bisogna sapere a quale calata dirigerci.
Guardandosi intorno vide un gruppo di scaricatori di carbone, con le labbra rosseggianti e gli occhi lucenti sulle facce da negri.
--Dove si attracca il «Senegal»?
--Al ponte della Boa.
--Grazie!
Ripresero la via, e il ponte apparve, oltre la strada ferrata, sbarrato da una cancellata, ingombro in fondo dalla folla che aspettava l'arrivo del piroscafo. Perez vide che il cancello era chiuso, che un gruppo di tre o quattro persone parlamentavano col doganiere posto a guardia dell'entrata. Lodovico doveva aver veduto anch'egli, perchè affrettò ancora il passo, procedendo verso il cancello che si schiudeva in quel punto.
--Dove va? Non si può!...--disse la guardia, arrestandolo con un gesto della mano, dopo aver lasciato passare gli altri.
--Perchè? Quei signori sono pure entrati!...
--Ha il permesso? Occorre il permesso della Capitaneria.
--Dov'è questa Capitaneria?
Ma un fischio lungo e rauco lo fece rivolgere: la prora del piroscafo spuntava dietro la fila dei legni all'àncora, tutto il corpo della nave si veniva avanzando, a piccolo moto.
--Non siamo più a tempo.... Lasciateci passare.... Che vi fa?
--Non si può.
--Ma lasciateci passare, vi dico!...
Il tono della voce, l'espressione del viso impaurirono Perez. Fece per intervenire, ma già Lodovico, visto un graduato sopraggiungere, gli si accostava dicendo, con altro tono, di preghiera, quasi di supplicazione:
--Senta, brigadiere.... Non abbiamo avuto il tempo di fornirci di permesso.... Aspettiamo persone care.... Ci consenta di entrare....