La messa di nozze; Un sogno; La bella morte
Chapter 10
Ella gli baciò la mano, il colonnello gliela strinse, prendendo poi a parte il sacrista ed il custode per distribuire del denaro. Mentre Perez intratteneva la sposa dopo essersi inchinato al sacerdote, questi fermò lo scultore che gli aveva anch'egli baciato la mano.
--Lodovico, figliuolo mio, quando ci darai l'opera promessa?... Guarda che il tempo passa, e che gl'iniziatori sono impazienti di vedere attuato il loro disegno.
--Non so, Padre.... Mi dia ancora qualche tempo.
--Possibile che tu non abbia fatto nulla, sinora?... Neanche un abbozzo?... Un lavoratore instancabile come te!
--Bisogna che m'intenda con lei.... Forse ho trovato qualche cosa.... Quando potrò vederla?
--Quando vorrai. Lo sai che per te qualunque ora è buona.
--Grazie, Padre.... Allora, arrivederla presto.
--Arrivederci presto, figliuolo mio.
V.
L'addio.
Sulla spianata, dinanzi alla chiesa, il cocchiere che aspettava il ritorno degli sposi, fumando, spense il sigaro e lo intascò, vedendo uscire la comitiva, la moglie a braccio del marito, i due testimonî ai due lati della coppia; e cavatosi il cappello, già apriva lo sportello della carrozza perchè tutti vi rimontassero, quando la signora gli disse:
--No, non ancora: aspettate.... Sentite, Bertini,--soggiunse rivolta allo scultore,--mio marito ed io saremmo lieti di salutare un momento i vostri parenti....
--Saranno essi lietissimi....
Per il sentiero serpeggiante sul dorso della montagna, chiuso tra bassi muricciuoli dai quali sporgevano le siepi di vitalba, si avviarono tutti alla casa. Il cielo si era ancora più schiarito, le ultime volute dei vapori si diffondevano come chiome disciolte e ondeggianti al vento, canute nella bassa conca del lago, bionde nel sole delle altitudini.
--Vi fermate a lungo?--domandò ella a Perez, col quale procedeva ora avanti.
--Non tanto quanto vorrei. Debbo purtroppo tornare alla scuola.
--Tenete compagnia al vostro amico,--soggiunse; poi, dopo una breve pausa, con voce più bassa ma con più calore d'accento:--Ne ha bisogno.
In fondo al sentiero, tra le sbarre di un cancelletto di legno, si vide una testolina affacciarsi, poi ad un tratto sparire con un breve grido di sorpresa.
--La vostra nipotina?--domandò ella, voltandosi verso Bertini.
--E la mia, del cuore!--rispose Perez.
Ora il cancello si schiudeva, e la bimba, precedendo il babbo, la mamma ed i fratelli, si avanzava con le manine incrociate sul seno per reggere un enorme fascio di fiori e di fronde, una messe tanto copiosa che la vestiva tutta e quasi le nascondeva il visino. Giunta dinanzi alla sposa si fermò, la guardò con gli occhi color di cielo, e disse:
--Signora, la mamma ed io....
Ma già ella si chinava su lei, quasi in ginocchio, tendendole le braccia, attirandola a sè:
--Cara, cara, bimba mia cara....
Fu una cosa difficile raccogliere quei fiori, ricomporli, staccare i gambi delle rose impigliati nelle pieghe della vesticciuola della donatrice. La signora Laura vi diede mano, dicendo in tono d'amabile rimprovero:
--Ma bisognava ripulirli e legarli.... Non si offrono i fiori a questo modo....
--Lasci, lasci!... Sono anzi più belli!
Scambiarono così le prime parole prima della presentazione: poi, quando lo scultore ebbe pronunziato: «Mia sorella....» la signora Laura stese la mano alla visitatrice, dicendo con un sorriso di grande gentilezza e di profonda bontà:
--Sia la benvenuta fra noi. Mi permetta di esprimerle i nostri augurî più sinceri....
--La ringrazio, signora. Creda che sono fra i più graditi.
Compita la presentazione, scambiati gli inchini e le strette di mano, i padroni di casa lasciarono il passo agli ospiti.
--Rita!...--chiamò la straniera, volgendosi alla bambina.--Ti chiami Rita, lo so!... Dammi la tua manina.
La fanciulletta parve tutta orgogliosa di tornare a casa stringendo la destra della sposa, che reggeva con l'altra mano i fiori offerti da lei. Traversata la terrazza, dato uno sguardo al panorama, tutti entrarono nel salotto.
--Bertini, io interpreto il desiderio di mio marito ed esprimo il mio direttamente, chiedendovi di farci vedere il vostro studio.
--Sì, signora!--rispose pronta la minuscola donnina.--Lo zio non vi lavora più dacchè è a Firenze, ma vi sono dentro tante belle cose.... C'è anche la mia statua, di quando ero piccina....
--Ah, sì?--rispose ella sorridendo.--Rappresenterà un angioletto!... Andiamo a vederla.
Lo studio, vastissimo, tutto illuminato da un largo lucernario, ingombro nel mezzo da una forte impalcatura, pieno di gessi, di cere, di crete, con le pareti nascoste da pezzi di scultura antica, da modelli anatomici, da quadri, da bozzetti, da stampe, da stoffe, da armi, aveva un solo angolo ospitale, dietro un paravento: un largo divano basso, qualche sgabello, un tavolino a due palchetti sovraccarico di albi e di libri d'arte. Ma gli ospiti non vi si fermarono; guidati dalle due donne, girarono per lo stanzone, esaminando le opere che vi erano disseminate.
--Questo è il bozzetto dell'acquasantaio?... Questo è il gesso del «Fiore della memoria»?... Il busto del «Leopardi»....
L'amica dell'artista riconosceva ad una ad una tutte le sue opere e le additava al marito, che le considerava da vicino per esaminarne la fattura, e poi se ne discostava per coglierne l'effetto totale.
--E questa statua di quando eri piccina?
--Eccola, signora: venga con me.
In un angolo, sopra un tripode, la statuina di bronzo, alta poco più di un palmo, rappresentava la piccoletta, ritta in piedi, con la testolina piegata, le braccina protese, le manine dischiuse, nell'atto di offrirsi ad una persona diletta.
--Che mossa!... Che vita!...--esclamò Perez.--Se non par che si muova!...
--È la vita fermata nel metallo,--confermò il colonnello.
Ella disse soltanto:
--È molto bella.
--Mi permettete di offrirvela?
--E come, Bertini!... Sono permessi che si accordano molto volentieri.... Ma non vorrei privare i vostri cari....
--No, signora,--soggiunse la sorella,--noi abbiamo la nostra copia, in sala da pranzo.
Il dottore colse l'occasione per proporre:
--Se vogliono gradire una tazza di cioccolata....
--Grazie, dottore; ma abbiamo i minuti contati, e vorremmo ancora vedere tutte queste altre cose belle.
--Prendono il battello delle 10 e 15?
--No, scendiamo a Gozzana, prendiamo il treno delle 11.
--Ma si potrebbe anche fare un'altra cosa,--soggiunse la signora Laura:--far servire qui stesso la cioccolata....
Mentre ella andava a dare gli ordini, la visita continuò. Gli ospiti passarono dinanzi a tutto ciò che restava degli antichi lavori dello scultore, copie od abbozzi. Non vi era frammento che l'amica non riconoscesse.
--Questo è uno studio per la «Giovanna d'Arco»?... La prima idea dell'«Amerigo Vespucci».... Aveste ragione di modificare quelle figure di selvaggi: rammentavano troppo i mori del monumento mediceo di Livorno.
Si aggirò per ogni angolo, vide ogni cosa, rimosse tutti i cavalletti girevoli, lesse tutte le firme dei bozzetti pittorici, tutti i titoli dei libri sul tavolino. Vedendo sopra una mensoletta un calice da fiori, vuoto, disse alla piccola Rita:
--Ma come? Tu lasci senza fiori lo studio dello zio, e ne dài tanti agli estranei?
E mentre la piccina balbettava qualche confusa parola di scusa, ella stessa scelse tre rose dal fascio, una bianca, una gialla ed una rossa, e le dispose nel calice.
--Ricordati che sono senz'acqua, pensa a dar loro nuova vita.
Quando il servizio fu pronto sul tavolino sbarazzato dai libri, la conversazione, divenuta generale, sfiorò molti argomenti: la floricoltura del dottore, il movimento dei forestieri sul lago, le bellezze della natura e dell'arte italiana.
--Ora,--ella disse, levandosi, dando il segno dell'addio,--non bisogna dormire sugli allori, Bertini!
--Glielo dica lei, signora!--soggiunse la sorella.--Forse le sue raccomandazioni riesciranno più efficaci delle nostre.
--Di questo gruppo sacro, sulla cima Antalba, guardate che vogliamo avere presto notizia! Non è possibile che quassù, dinanzi a questo sublime spettacolo, non troviate motivi d'ispirazione.
Erano di nuovo usciti sulla terrazza; dopo una breve sosta, ridiscesero tutti, ospiti e padroni di casa, verso la chiesa. Tutte le nebbie erano ormai disciolte, nel trionfo del sole; solo un ultimo fiocco ne restava, sull'Antalba, piegato dal vento in modo da simulare il fumo d'un vulcano. Pareva veramente che, per un'improvvisa eruzione, dalle viscere del monte esalasse un ardente fiato.
--Meraviglioso! Divino!...--mormorò ella ancora, girando lo sguardo per la conca lacustre, quasi a raccogliere e imprimersi nella mente tutti i particolari di quella visione, come aveva fatto di ogni angolo e di ogni opera dello studio. Poi, rivolta alla padrona di casa:--Signora....--disse, stendendole la mano.
Si tennero un momento per mano, guardandosi; poi, con moto concorde, si accostarono, si baciarono sulle due guance. Chinatasi sulla piccina, la straniera le prese la testolina fra le mani, la baciò sulla fronte.
--Rammenta tu allo zio che vogliamo vedere altre statue. Digli che ti scolpisca lassù!...
Strinse la mano a lui da ultimo, dopo aver preso congedo da tutti gli altri.
--Fate contenti i vostri cari e i vostri amici!... Avete un dovere, se non dinanzi ad essi, dinanzi all'Arte che aspetta grandi cose da voi.
Egli non potè rispondere; chinò soltanto il capo, per nascondere l'ultima contrazione del viso.
Quando fu in carrozza, dopo che la frusta schioccò e i cavalli si mossero, ella salutò ancora, con la mano, col capo; lanciò ancora un'ultima esortazione:
--Siamo intesi, Bertini!... Al lavoro!... Buon lavoro!...
UN SOGNO.
La prima rappresentazione del «Paradiso terrestre» al Goldoni è rimasta famosa per la tempesta che scatenò in teatro e per le polemiche che accese nella stampa. Dopo lo spettacolo, ad un tavolino del Caffè Francese, intorno a donna Maria di Varga, furono espressi vivacemente e rumorosamente i più disparati giudizî, magnificando alcuni la commedia di Guglielmo Baglioni, altri condannandola, approvandone gli uomini la tesi, scandalizzandosene le signore. Solo Ferdinando Anselmi taceva, volgendosi ad ascoltare gl'interlocutori e le interlocutrici senza far cenno di consenso nè di dissenso; ma poichè egli era il giudice più autorevole, donna Maria gli si rivolse, chiedendogli perentoriamente la sua opinione.
--Se permettete--diss'egli--io vi abbandonerò l'opera d'arte. Dal momento che un autore propone, dibatte e a modo suo risolve una tesi, bisogna considerarlo come un professore, un predicatore, un propagandista, la cui orazione potrà essere, rettoricamente, più o meno smagliante, ma le cui idee, e non già le immagini, importano. Ora Baglioni ha questo merito indiscutibile: di averci posto dinanzi un certo aspetto del problema dell'amore, al quale, pur essendo, o forse appunto per essere di semplicissima ed ovvia osservazione, non si attribuisce ordinariamente la dovuta importanza. Il titolo, che la signora Graziani e il mio amico Mauri particolarmente disapprovano, mi pare invece, scusate, molto graziosamente scelto. Voi sapete come nei miti biblici che sembrano più favolosi i credenti cerchino e trovino il preannunzio delle moderne affermazioni scientifiche: così i sei giorni della creazione sarebbero le epoche geologiche, e la formazione della donna dalla costola di Adamo significherebbe la separazione dei sessi dal primigenio ermafrodito. Ma vi è un punto dove la favola discorda dalla realtà scientificamente accertata e volgarmente osservata: quando narra che Adamo peccò a istigazione d'Eva. Non si trova, invece, nessuna forma di vita sessuata nella quale la femmina compia l'ufficio d'istigatrice: tutte le specie, al contrario, si estinguerebbero se i maschi dovessero aspettare di essere invitati a nozze. Non che invitare, la femmina ha essa bisogno d'essere pregata, corteggiata, sollecitata ed all'occorrenza sopraffatta. L'invenzione del serpente è un omaggio tributato alla realtà; se non che, questo rettile insinuante, il quale non parla e non può parlare per proprio conto, appartenendo ad una specie diversa e disforme, è un personaggio simbolico del quale non si può trovare il preciso equivalente nella commedia umana. Baglioni, in quel Gorli a cui sono toccati i fischi più sonori, ha voluto rappresentare il seduttore disinteressato, per conto altrui, per amore dell'arte: invenzione che poteva farsi accettare se si fosse incarnata in una persona viva. Non neghiamo che il tipo esista; diciamo che Baglioni non lo ha veduto nella vita reale, e per conseguenza non gli ha soffiato nei polmoni quella dell'arte. I serpenti a due zampe, col fiore all'occhiello e il monocolo all'occhiaia, non spingono Eva ad offrire la mela ad Adamo, ma le dimostrano la convenienza di mangiarla insieme con loro. È vero bensì che qualcuno, invece di gustare il frutto proibito, riesce precisamente a farlo offrire ad un altro; ma questo effetto non è mai premeditato; è anzi involontario e sgradito. E se tale fosse stato il caso rappresentato da Baglioni, i suoi amici non avrebbero dovuto durare tanta fatica per difenderlo contro i fischi e le risa degli avversarî. Un moto interiore della sua coscienza od un avvenimento estraneo alla sua volontà poteva benissimo impedire al Gorli di ottenere per sè il premio dell'opera serpentina. Chi di voi rammenta la baronessa di Sclàfani? Il serpente della povera donna Emilia fu un amico di casa, il quale, dopo averla tolta alla quiete, dopo averle messo addosso la febbre della curiosità, del desiderio, del pericolo, si ritrasse, preso a un tratto dallo scrupolo di offendere il marito, di cui era intimissimo....
--Come? Come?--interruppe donna Maria.--Narrate!
--È una storia piuttosto lunga, mia cara amica, e del resto sta scritta in un libro; se volete, domani ve lo porterò. Il fatto è questo: che in tutta la serie degli esseri viventi l'istinto dell'amore, attivo e prepotente nei maschi, è nelle femmine non solamente passivo, ma accompagnato da un istinto tutto contrario, di resistenza, di disamore, che rende perfettamente ragione degli aggettivi qualificativi appioppati a voi donne dal secondo Dumas, quando vi definì creature illogiche, subalterne e malefiche....
Vivaci esclamazioni di protesta provocarono queste parole nelle astanti, specialmente da parte di donna Maria e della signora Graziani, mentre qualcuno degli uomini, prima diffidenti e quasi ostili, le approvavano. Anselmi si strinse nelle spalle, con un muto sorriso, finchè il coro discorde non tacque; allora, con un gesto della mano che invocava silenzio, riprese pacatamente:
--Non nego, non nego che il novantanove per cento delle soddisfazioni nostre, di noi uomini, in amore, dipendano precisamente dalla vittoria riportata sulla vostra passività, sulla vostra apatia, sulla vostra riluttanza, e che se vi trovassimo tutte disposte a seguirci ad un semplice cenno, come quella signorina laggiù--e in così dire additò una vistosa e solitaria cliente seduta a un deserto tavolino dell'elegante Caffè--la mancanza di difficoltà nell'impresa ne scemerebbe l'attrattiva e ne farebbe anche passare la voglia; ma i danni della lotta, anche quando vinciamo, chi li enumera, chi li valuta, chi li somma? Il gatto torna tutto insanguinato dell'amplesso della deliziosa gattina: vi rammentate quello della «Gioia di vivere» di Emilio Zola? Voi non ci graffiate la pelle.... sebbene!... talvolta!... ma lacerate il nostro cuore, mortificate il nostro orgoglio, avvilite la nostra dignità, spremete lacrime amare dai nostri occhi. Abbiamo riso del personaggio di Baglioni, che si ritrae al momento buono per lasciare il posto all'amico; ma non ridono nelle scuderie, al tempo della monta, quando, per evitare che le riluttanti giumente sconcino con un calcio il prezioso purosangue, le fanno prima abboccare con un qualunque ronzino; il quale, se le belle si mostrano disposte a dargli ascolto, è poi tratto da parte e costretto a cedere il posto al nobile e valente stallone....
Un altro coro di scandalizzate proteste coprì la voce dell'oratore; la signora Graziani, con una deliziosa smorfietta tra di disgusto e d'ilarità, lo sfidò:
--Ma insomma, che cosa volete? Si può sapere che mai dovrebbero fare, secondo voi, queste povere donne? Se voi stesso riconoscete che la grande arrendevolezza di quelle signorine vi nausea?
--Precisamente! Nè solo quando è venale, ma anche se disinteressata la pronta dedizione dispiace ed inquieta, come sintomo di anormalità. Una certa resistenza è naturale, necessaria, conveniente; un certo sforzo per vincerla non riesce tutto penoso, perchè sforzo vuol dire esercizio di forza, e la coscienza della forza giova, piace ed esalta. Dirò di più: anche quando la resistenza è invincibile, anche quando l'amante respinto è ridotto alla disperazione, alla pazzia, al suicidio, egli non ha da prendersela se non col destino, o con sè stesso, per essersi innamorato d'una creatura insensibile, d'una bellezza inutile, direbbe Maupassant; ma l'assurdità delle resistenze volute, studiate, prolungate oltre il ragionevole, complicate con gli adescamenti, con le gelosie, con le rivalità, coi falsi pudori, coi mendicati doveri, con tutti i peggiori artifizî della civetteria, quelle sono le più penose e pericolose. Disgraziatamente sono anche le più frequenti. Dico anzi che sono la regola. Ordinariamente, dopo la vittoria, si dimentica quanto il suo conseguimento è costato di supplicazioni, d'implorazioni, di umiliazioni, di amarezze, di torture, di commozioni penose e logoranti, di assurde e ridicole esagerazioni spacciate per ubbriacare e scuotere l'oggetto del nostro desiderio, di tempo e di fiato e di pianto sprecati; ma chi può vantarsi di non esser passato per queste pene e di non aver fatto questo sciupìo? Chi ha trovato una donna, dico una donna e non una mercenaria nè un'ammalata, chi ha trovato una creatura bella d'aspetto e degna nell'anima, capace di arrendersi semplicemente, naturalmente, sottraendosi al tributo di falsità che l'istinto e le tradizioni del suo sesso le impongono, e sottraendo per conseguenza anche noi al tributo di menzogne e di lacrime; una creatura capace di comprendere senza tante storie la sincerità dell'ardore suscitato, col minimo di storie occorrente per infiammarsi o per riscaldarsi a sua volta?
--Io.
Intenti a seguire le argomentazioni del facondo oratore, gli astanti si volsero, un poco stupiti, al suono della nuova voce. Aveva risposto Alberto Mauri.
--Tu? I miei complimenti! Dove l'hai trovata?
--In sogno.
--Volevo ben dire! In sogno, anch'io.
--Ma nessun sogno può paragonarsi al mio.
--Proprio?... Ma proprio?... Narratelo allora! Sentiamo!...--dissero le signore.
--Anselmi--osservò Mauri rivolto a donna Maria--non ha voluto riferirvi la storia della baronessa di Sclàfani come troppo lunga per quest'ora: è il tocco e un quarto, e neppure il mio sogno è breve!
--Il tocco e un quarto!...--esclamarono più voci femminili.--«A casa, a casa....»--intonarono poi, sull'aria della «Cavalleria rusticana».
La comitiva si sciolse; alcuni montarono in legno, altri si congedarono dirigendosi verso il centro della città; donna Maria, la signora Graziani, suo fratello, Anselmi e Mauri si avviarono lentamente verso i quartieri alti.
--Se lo narraste ora, il vostro sogno?--propose la signora di Varga.--Susanna è nottambula come me, e non si dorrà di rincasare mezz'ora più tardi: è vero?
--Mauri!--rispose l'interrogata volgendosi al giovane.--Ve ne preghiamo!...
E per le vie deserte, a tratti avvolte nella penombra, a tratti fortemente rischiarate dalle lampade ancora veglianti nella notte alta, Mauri, in mezzo alle due dame che gli altri cavalieri circondavano dagli altri lati, narrò.
--.... È alquanto difficile significare le impressioni del sogno: voi sapete che si distinguono da quelle della veglia per qualche cosa, appunto, di ambiguo, di indefinibile, di evanescente. Talvolta, è vero, sono d'una vivacità straordinaria, da superare le più gagliarde e profonde della vita reale; ma, subito dopo, al dischiudersi degli occhi, il ricordo se ne attenua e sbiadisce e sfuma. Sogni deliziosi o terribili, tutti ne abbiamo fatti e ne facciamo; ma di quanti serbiamo memoria?...
«Io ero nel più bel paese del mondo, una spiaggia tutta frondosa e fiorita, dinanzi a un mare azzurro aleggiato da tepide brezze, veleggiato da candide ali. Un tempio marmoreo sorgeva dinanzi al mare, ed era dedicato alla Fortuna. Giorno e notte la gente vi traeva da ogni parte, per tentarla, e coloro che la mutevole Dea favoriva ne uscivano carichi d'oro, e quelli che osteggiava si precipitavano, ridotti alla miseria e alla disperazione, da altissime rupi sopra irte scogliere. Il tintinnio dell'oro scandeva le musiche echeggianti sotto le vôlte del tempio; creature di favolosa bellezza vi si aggiravano, affascinanti come sirene. La donna dalla cui vista rimasi abbagliato non era la più desiderata: altre si traevano dietro codazzi di spasimanti; ed io sentivo il bisogno di render conto a me stesso della mia scelta, pensando a quel che ci accade quando siamo dinanzi alla mostra d'un gioielliere. Anche se non abbiamo da comprar nulla, se fantastichiamo che qualcuno, un amico straricco e generoso, o lo stesso mercante, ci offra di portar via un oggetto di nostro gusto, noi non preferiamo il più vistoso, ma il più squisito. Come dire la squisitezza, la leggiadria, la grazia, l'incanto, il fascino di quella creatura? Mai ne avevo vista un'altra altrettanto espressiva. Il fervore della sua intima vita non si rivelava solamente dagli occhi profondi, mutevoli, languidi e sfavillanti, limpidi e tenebrosi, ma da ogni tratto del viso, da ogni atteggiamento della persona. La chioma bionda e ricciuta era tutta ardore, tutta capricci; le guance avvampavano come per baci che invisibili labbra vi stampassero o si sbiancavano come per parole mortali che ella sola udisse; nei fremiti delle sue proprie labbra, delle mobili nari, delle mani nervose, passavano baci, sorrisi, carezze, repulse, disdegni, meraviglie, desideri, cupidigie, tutti i moti d'un'anima sincera, tutti gli atteggiamenti d'una vita intensa. Era straniera, principessa, ricca a milioni; ma non sfoggiava la sua ricchezza: in mezzo a gente che ostentava il lusso più ricercato, era semplice, disadorna, quasi dimessa; ma nella sua semplicità nessuna riusciva altrettanto elegante, d'una eleganza così discreta, istintiva, connaturata, la più rara, la più invidiata, quella che non si acquista.
«Suo marito, gigantesco, soldatesco, poteva esserle padre. Tentava costui assiduamente la fortuna alle tavole del giuoco, con singolare freddezza, con perfetta padronanza di sè stesso; mentre, intorno a lui, non vedevo se non facce pallide o accese, occhi spalancati, avide bocche, mani frementi. Ella non giocava: leggeva, ricamava, passeggiava nei giardini incantati, lungo il placido mare; ed io non sapevo in che modo accostarla per dirle il prodigioso effetto che la sua vista aveva prodotto in me. Mi pareva che tutte le donne prima conosciute nulla m'avessero rivelato del sesso loro, che ella soltanto lo incarnasse, ne possedesse tutti gli attributi, ne potesse rivelare tutto il mistero. E mentre così pensavo, sentivo anche l'impossibilità di giungere a lei, come ad una vetta altissima, inaccessibile. Ci sta ella dinanzi, sul cielo azzurro, tra le nubi, e par quasi che la tocchiamo con la mano, e che uno slancio ce la farà guadagnare; ma se il desiderio ha le ali, le gambe sono di piombo e c'impediscono di muovere un passo. Tale era l'angoscioso sentimento della mia impotenza, mentre volevo compiere eroismi che avrebbero fermato l'attenzione di lei. Improvvisamente le parlai. Che stranezza! aver pensato di gettarmi in mare per trarre un naufrago alla riva, di raggiungere a corsa sfrenata un cavallo impazzato per afferrarlo e domarlo, di meritarmi con qualche impresa similmente ardua e nobile un suo sorriso, ed ottenerlo poi col più semplice e comune dei gesti!...