La Madonna di Mamà: Romanzo del tempo della guerra
Part 8
Vedendo il marchese di così reo umore, Aquilino levò una lettera ricevuta qualche tempo innanzi dal conte Cosimo, nella quale si contenevano affettuose parole per il marchese, ed abilmente, un po' per volta, si mostrò desideroso di sapere quella parte della vita del conte che egli non sapeva, ed a cui, con parole di condanna, aveva fatto allusione donna Barberina.
Il marchese disse: -- _Infandum, regina, iubes renovare dolorem_, o come dice Dante, _Tu vuoi che io rinnovelli_, con quel che segue. Favoritemi quella pipa. Dunque io dicevo una cosa....
-- _Infandum_ -- suggerì Aquilino.
-- Ah, sì, proprio _infandum_. Il conte Cosimo è da molti anni divorziato dalla moglie ed ha due figli di cui uno segretario d'ambasciata. Tutto questo è di dominio pubblico e può essere detto senza indiscrezione. Quanto poi alle cause del divorzio....
-- Vorrà dire _separazione_, signor marchese -- potè interrompere allora Aquilino.
-- Divorzio, dico!
-- Perdoni, il divorzio da noi non esiste.
-- E se non esiste da noi, si prende dove c'è. È sempre questione di pecunia: e vi sono avvocati specialisti del genere. Mi meraviglio che studiate legge! E ignorate che viviamo nell'età dell'oro del dio Mammone. Che diamine!... Senza fare insinuazioni maligne, senza entrare nel _pro_ e nel _contro_, -- continuò --, vi devo dire, per onore di verità, che la contessa, moglie di Cosimo, fece tutto quello che si può fare per internare il marito in una casa di cura o manicomio. Non vi riuscì, non per mancanza di buona volontà, ma perchè la tesi era insostenibile e perchè si opposero protezioni potenti. Ma, ad onor del vero, vi debbo anche significare che il conte vi si prestava stupendamente. Ho passato con lui gli anni migliori della mia giovinezza, e debbo dirvi di una sua grave pecca; per cui ebbe molestie, e duelli anche: la _beffa_! Poter fare una _beffa_! Con le beffe da lui perpetrate si potrebbe mettere insieme un volume tutto da ridere. Io non ve le racconto, perchè non ne ho voglia. Sotto questo riflesso si poteva pensare anche ad un vizio mentale. Però la dirittura morale dell'uomo vi è dimostrata da quanto sto per dirvi. Avvenuto il divorzio, Cosimo mutò di punto in bianco. I figliuoli, per ragioni delicate che credo opportuno tralasciare, furono affidati alla tutela del padre. Ebbene: per circa dieci anni, quanto durò l'educazione dei figli, egli non fu altro che il precettore, il compagno indivisibile dei figli: oh, figli studiosi, seri, educati, composti! Mi ricordo -- quei giovanotti facevano allora il liceo -- che padre e figli parevano quasi tre fratelli. Lui s'era messo a studiare con loro; e viaggi all'estero; viaggi di istruzione in Italia in tanti luoghi, anche remoti -- sapete quale enorme ricchezza è nel nostro paese di simili peregrinazioni! Irraggiava da lui una felicità così grande che attraeva ognuno. I suoi figli! Oh, come li ama! si dicea con stupore. Un'adorazione! Il sospetto di una infermità, di un pericolo lo faceva tremare. Potrei scendere a particolari, che vi rivelerebbero la delicatezza spinta sino allo scrùpolo. Sentite: Il conte fu in giovinezza uno dei più belli uomini di cui abbia ricordanza, e libero come egli era, gli caddero sul piatto molte coturnìci e allodole belle e cotte, _Io le mangerei anche_ -- mi diceva in confidenza -- ; _ma che devo dirti? fare cosa che non potrei rivelare ai miei figli, i quali dormono puri, mi pare un'impurità._ E si asteneva dalle gioie di amore. Vi dirò in breve: gli fu giuocata una beffa che è la più atroce di tutte quelle che egli fece. Un fratello della contessa lasciò ai nepoti una somma di parecchi milioni; alla condizione che al nome paterno avessero sostituito il nome della madre.
-- Ed essi? -- domandò Aquilino.
-- Ed essi lo fecero.
-- Oh! E il mondo dei nobili non li ha scacciati dal suo seno?
-- Il mondo dei nobili ne ha fatto semplicemente un _numero_ di discussione nelle conversazioni. I figli di Cosimo sono, oggi, perfetti _gentlemen_, _sportmen_ molto stimati! Non vi ho detto che viviamo sotto la costellazione zodiacale del dio Mammone?
-- E il povero conte?
-- Fu lo schianto, la morte! Da allora vive solo, errante come un'anima in pena. Ah, i figli che fanno morire i padri di crepacuore!
-- Io sono un plebeo, signor marchese -- disse allora Aquilino -- ; e il mio povero babbo è morto: ma proprio non ho niente da rimproverarmi. Mi sembrerebbe, se avessi questi rimorsi, di sentire, la notte, il mio povero papà venirmi a tirare per i piedi. E allora dov'è questa nobiltà, signor marchese?
-- Lo so io dove è la nobiltà? Io sono nobile, e basta! -- disse il marchese.
«Ah, se non lo sa lei -- disse fra sè Aquilino -- non ne parliamo più».
Ma dopo un poco il marchese prese a dire:
-- La nobiltà è gente che ha il _pedigree_. Voi avete il _pedigree_? No. Noi abbiamo un _pedigree_ antico. I marchesi di Torrechiara -- perchè sappiate che realmente esiste tuttora il castello di Torrechiara, da cui si domina tanto sereno all'intorno, -- i marchesi di Torrechiara, vi dico, sono stati al seguito di Carlo V. Ciò è nella storia! Eppure ecco quello che un'antica pergamena dice, che pare un libro del dare e dell'avere. _Addì_, ecc. _quelli dei Torrechiara ammazzorno due uomini della famiglia dei Cacciaterra. Addì, ecc. Cagnaccio Cacciaterra ammazzò cinque uomini dei Torrechiara, e questi poi ammazzorno_, ecc. Quando le note degli _ammazzorno_ da una parte e dall'altra formavano una specie di pareggio, si acquetavano per un po'. Poi tornavano da capo. Queste sono le origini della mia famiglia. Ma forse può darsi che sia il _pedigree_ anche degli altri nobili: cioè _ammazzorno_, _ruborno_, _ingannorno_. La musa poi della storia prende questi rari _ammazzorno_, _ruborno_, e ci sparge sopra la polvere d'oro, come il cuoco fa con la salsa _béchamel_ su le polpette vecchie: o ci stordisce con il rimbombo dei gloriosi oricalchi. Miserie!
-- E la moglie del conte Cosimo era bella?
-- Molto bella! E perciò il re Salomone dice: _Averte faciem tuam a muliere compta!_ «Allontana, allontana il tuo sguardo dalla bella donna». Ma il sapiente re Salomone, sapendo quanto la cosa sia difficile, teneva presso di sè mille concubine, perchè mille donne sono meno pericolose di una sol donna. Ma lasciamo tali facezie. Io penso allo strazio del povero Cosimo che ha dovuto, un poco per volta, seppellire i suoi figli vivi. Ed io mi domando: sono figli quei figli, o che cosa? Il marchese, detto questo, si arrestò, stette meditabondo, e dopo un po' riprese:
-- E quando poi io penso che mio figlio è affidato a quelle mani.... Bouuh! -- fece con terrore ed orrore.
Ed Aquilino vide d'improvviso il marchese Ippolito di Torrechiara avventarsi ad una partigiana che era in un angolo e squassarla come forse aveva fatto l'antico, che era stato al servizio di Carlo V.
-- Un bimbo educato così sarà figlio mio? -- replicò. -- E se i figli non ereditano la bontà dei padri, perchè i figli nel mondo?
Lì per lì Aquilino non capì. Gli venne il sospetto che il conte fosse un po' ubriaco. Evidentemente alludeva a Bobby, e a miss Edith; fors'anche alla marchesa.
E come ebbe compreso questo passaggio, si diè amorosamente a calmare il marchese di quella sua repentina vesània.
-- Non fatevi campione di quella rea femmina -- disse presentandoglisi con la partigiana. -- Mio figlio affidato a quelle mani impure! Povero fanciullo!
E rigettò la partigiana, e si buttò su la poltrona dando in uno scoppio di risa.
Aquilino se ne stava, così, fra l'_idiotizzato_ e l'atterrito, come chi corre in treno e sente il treno uscire dalle rotaie.
Per fortuna il marchese si rimise sul tono di prima e disse ancora:
-- Non vi fate campione di quella rea femmina.
Evidentemente alludeva a miss Edith.
-- Io sento che dalla mia casa sale sino quassù un lezzo di cancrena....
-- La condotta e la vita di miss Edith -- disse allora Aquilino -- mi paiono, signor marchese, del tutto conformi al decoro.
-- Al decoro! Sì, maestro! Avete proprio imbroccata la parola giusta: il decoro: salvo il decoro, è salva l'anima. È stato il genio malefico di questa casa, quella inglese!
Aquilino si sforzò ancora di metter pace nel cuore di quel povero signore: -- Forse -- disse -- miss Edith ha studiato troppo; ha letto troppo per la sua età: certe idee sono prese forse un po' troppo alla lettera. Troppa filosofia!
-- Filosofia? E anche questa qui è filosofia?
E il marchese si levò, aprì il canterano, ne tolse dei libri, li mise sotto il naso di Aquilino, e seguitò leggendo il titolo di uno di quei libelli: _Heptameron di Margherita di Navarra_. -- È questa filosofia?
Poi altro libello ed altro titolo: _Discours de Brantôme_. -- È questa filosofia?
Aquilino guardava confuso quei libri.
-- E questo spaventoso immoralissimo libro, _Claudine à l'école_; e quest'altro, _Intentions_ di Oscar Wilde; e quest'altro, _Décadence latine_ di Sar Peladan, son libri per una giovanetta, per una educatrice? E mia moglie lo sa, lo sa!
-- E cosa le ha risposto la signora marchesa?
-- Ha risposto che è letteratura, e che non c'è niente di strano che una giovane donna istruita legga questi libri e sappia tutto. Ma è stùpido -- io le ho detto -- spalancare la finestra davanti ai ciechi. Non si può piantare una quercia entro un vaso da fiori, se no il vaso si spezza. Accidenti alla letteratura!
-- E la marchesa?
-- La marchesa ha detto che badassi alla mia testa, perchè la mia è già spezzata. La mia! Credete, credete, quella inglese ha stregato mia moglie! E quest'altro infernale libro del Nietzsche, _Jenseits von Gut und Böse_, _al di là del bene e del male_, cioè un libro esotèrico, che io, voi forse, con molti «forse», potete leggere, può essere dato in pasto al cervello frullino di una donna? E questa putrefazione elegante _Demi-Vierges_? pensate maestro _mezze vergini_! il solo titolo è l'infamia della minotaura! E costei è la educatrice di mio figlio.
Aquilino si ricordò allora di quella espressione del poeta Emme, _che miss Edith era una deflorata a tutti gli spigoli della intellettualità_.
Imagini di voluttà e di colpa si svolgevano da quei titoli dei libri nella mente del giovane, senza il concorso della sua volontà.
Vedeva miss Edith, la bionda; vedeva anche donna Bàrbera, la bruna.
Le carni di lui avevano brìvidi e fiamme.
E dopo alquanto silenzio Don Ippolito proseguì:
-- Io, a detta della marchesa, sono l'uomo che sogna. Ma vi giuro, maestro, che io avrei tutta la straordinaria energia di Ercole per purgare queste stalle di putredine. Ma poi penso: a che vale? Se è destino che mio figlio debba vivere in un mondo avvelenato, forse è bene che cominci da piccino la cura del veleno. Miss Edith, avete ragione, maestro, è un'ottima, igienica istitutrice. Conservatene ottima opinione. Ma se un figlio, oltre che figlio delle vostre carni, non sarà anche il figlio della vostra anima, perchè procreare?
Aquilino udiva queste parole, stando col capo in giù. Non rispondeva perchè vedeva quelle imagini voluttuose e non poteva dire ciò che sentiva.
Poi sentiva la sua giovinezza trascinata verso alcunchè di indomabile.
Egli aveva, nella sua adolescenza, sognato gli angioli della pietosa testa chiomata, con solo un manto, cui le ali ventilavano.
Ora non vedeva più le ali e gli angioli. Vedeva un'imagine che fu, fermata in un quadro: una donna erta, tetra con le pupille fisse avanti, col petto denudato e tutta aggirata all'intorno da un verde maculato enorme serpe, e la testa triangolare del mostro ricadeva giù su la spalla della donna.
E ben guardando quell'imagine, non sapeva dire se quella donna godesse o soffrisse di quel mostruoso abbracciamento della serpe. Pareva, al più, che ella fosse come la sacerdotessa di non sapea quale oscura e perpetua religione: qualcosa di più potente e terribile che lo stesso dio Mammone.
Miss Edith la bionda, e donna Bàrbera la bruna.
*
No, non sarebbe più andato nella torre di Albraccà.
Non si va, non è igiene andare dove sono gli infermi.
Quell'uomo era troppo sano; e perciò era un infermo tra gli altri uomini.
CAPITOLO XVII.
La mamma è morta!
Non poche volte la madre aveva veduto il figlio tornare. Ora egli aveva tutti assai belli abiti nella sua valigia; biancheria fina, scarpe con la mascherina di camoscio; e quando passava, lui e ogni sua cosa sapeva di buon profumo.
O Natale con la prima neve, o Pasqua con le prime viole, trascorsa ancora con mamà nella povera casetta!
Veramente lo meravigliava sentire la mamma dirgli, come una volta: «Aquilino, lèvami un secchio d'acqua dal pozzo» o dire: «Aquilino, va dal macellaio e prendi una libbra di carne;» e più lo meravigliava vedere le sue mani attingere l'acqua dal pozzo. Ed al mattino udiva ancora con istupore la voce della mamma, forte: «Vengo, vengo!» e poi la sentiva giù, su la porta della casetta, contrattare dimesticamente la bella verdura e il bianco latte, così come una volta. Però, se non fosse stato per rivedere mamà, non sarebbe tornato al suo paese; e sapeva che la gente diceva di lui: «Il figlio della vedova potrebbe darsi meno arie, perchè si sa che egli è a servire».
*
Ma una volta il figlio era improvvisamente tornato alla sua casa: la mamma era improvvisamente caduta inferma, e gli occhi della madre non lo videro, che come ombra. La mano di lei però stette nelle sue mani, accanto al letto, per tutta la notte. Ma anche la mano un poco per volta si era spenta, come si era spenta la voce, come si era spenta la pupilla.
In quelle due stanzette dove Aquilino aveva sognato una continuazione di vita senza mutamento, era arrivata l'_Ora_ che non è attesa e pur deve arrivare! ed allora Aquilino meravigliò vedendo che l'orologio di mamà morta continuava pur la sua continuazione del tempo, e la Madonna -- lì sul comò -- non si era mossa.
E per tutto quel giorno che la mamma morta giacque nel suo letto, egli guardò attorno quella camera che ora gli pareva strana e nuova. Pure avrebbe voluto conservarla intatta così come era, quella camera; e non per breve tempo, ma per molto, ma per un tempo senza limite.
«Dei figli -- meditava con la testa fra le mani -- che avessero questa religione di conservare, e poi dei figli dei figli....»
Perchè la religione è la vittoria contro la morte.
Ma poi -- dopo assai tempo -- si tolse da quella meditazione, e gli insorse un furore di tutto distruggere in quella camera. E pareva empietà.
*
E volle che la bara fosse grande, più grande, assai grande! e dentro tutto depose: i pannilini antichi di lei, con la sua cifra; alcuni merletti che le mani di lei, giovanetta, lavoràrono; e i santi tutti, e Cristo; e i ritratti tutti; del babbo, di una sorellina adorata che era morta, e i balocchi di lei, che la mamma serbava come sacri (e nessun occhio profano aveva più veduti dopo che la bimbetta era morta, in quella campagna). «Lì, lì, sul tuo cuore, nel tuo cuore!» -- diceva Aquilino --, ed i ferri della calza incominciata, e la sua piccola lampada, e il cuscinetto antico di raso verde, che odorava di verbena antica. E la Madonna, non ci stava! «Poter spezzar la Madonna! Oh, famiglia, famiglia, famiglia morta!»
*
E allora vennero i vicini, che avevano udito grandi urli e pianti.
Ed alcuni dicevano che non piangesse; ed altri invece dicevano che piangesse, perchè il pianto lo avrebbe liberato dal dolore.
Si acquetò alfine.
Ora contemplava la madre dormente nel feretro, con istupore.
Un sentimento nuovo e strano veniva ora sorgendo entro di lui. E non lo distingueva da prima se non come alcunchè di mostruoso. Alfine distinse: «Ora che mamà è morta, io sono libero!» Un senso di liberazione: una visione lucida, rettilinea della restante sua vita. «Tutto è stato sepolto: dunque io sono libero. Se a me piacerà, io sarò libero sino al delitto. Chi mi sarà giudice?»
E il petto gli si sollevò.
E quando vennero, poi, gli uomini della morte, meravigliarono del grande peso del feretro.
«Anch'io vi sono sepolto. Io son morto e poi sono rinato.»
Così il feretro passò il limitare: quel limitare da cui ella salutava lui nelle dipartite con quella sua mano; quel limitare dove ella lo attendeva ai ritorni. E quando veniva al mattino la rubizza ortolana, a portar le primizie, era ancora su quel limitare che ella scendeva gioiosamente.
Ora ella passava il limitare dentro quel feretro, e la gente passava come prima per le strade della città.
E nella chiesa vide quel feretro posato su la terra, e quattro candele ai lati. Stupì nel vedersi solo anche lì, con quel feretro. Dunque non sapevano nella città che mamà era morta? Un piccolo mormorìo di preghiere lo riscosse. Erano alcune donne in scialle nero; conoscenti di mamà, forse.
Una di quelle si fece avanti, e disse che ella era colei che al mattino, col sole ridente, veniva a portare a mamà pimpinella, fava fresca e lattuga.
E poi sentì che diceva: -- Sicuro che la rivedremo ancora! Oh, se non fosse così, allora poi? Quanto bene le voleva la sua mamma, signor Aquilino!
Ed a queste parole gli rinacque il pianto lì in chiesa; e vide un prete parato che, meravigliando, lo guardava.
*
Ora Aquilino andava avanti per una via di campagna, che discendeva il vespero già, verso il Camposanto. Sentiva l'odore del biancospino novello, e una croce dorata precorreva. Il sole -- cadendo -- raggiava, e i cipressi del Camposanto sorgevano accesi nell'oro del cielo. L'oro della croce, l'oro del cielo: un sogno! come un angelo con le ali spiegate. E gli parea di vedere una scritta nel cielo che diceva: «Tanto più splende l'angelo del Signore quanto più la bara è deserta». Pensava a quelle fallaci parole della vecchia ortolana. E questa fallacia gli parve, per un istante, più grande delle più grandi verità, perchè tutte le cose che aveva messo nella bara non dovevano essere dissolte; e la parola che vince la morte, è la più grande parola! Poi, nell'enorme stanchezza, il pensiero gli si assopì in un torpore mortale: fallacia e verità si confondevano insieme.
*
-- E voi -- disse il dì seguente Aquilino alle donne, e alla femminetta che portava pimpinella a mamà, -- queste cose prendete. (Indicava tutte le masserizie rimaste nelle due stanzette.)
E stupiva di sè. -- Prendete, portate con voi. Bruciatele se vi pare; ma non date in vendita in piazza. -- E sentiva come una ripercussione di dolore ad ogni urto che le povere masserizie facevano, smovendosi e come morendo esse pure.
*
Così la stanza fu vuota. Ed allora venne un uomo, il quale umilmente domandò udienza per una piccola cosa.
Lo richiese chi fosse.
Era il sacrestano, appunto, di Don Malfattini. Egli levò da un portafoglio e presentò un foglio intestato debitamente a stampa, e vi era scritto: _Parrocchia di Santa Maria Addolorata, Dare, Avere._
Era il conto delle spese dei funerali. Aquilino aveva pagato altro, altri, non sapea chi, non ricordava dove; negli uffici del Comune, ecco! ma quelle spese di chiesa, sì, non aveva pagato e non conosceva, onde prese quel foglio che l'uomo porgeva.
-- Lei deve scusare, anzi, -- diceva frattanto l'uomo. -- Il signor arciprete, di solito, aspetta sempre a mandare la lista; ma siccome, salvo il vero, abbiamo sentito dire che lei da queste parti non tornerà tanto presto, così per regolarità, anche per lei.... E c'è anche il bollo con la firma, e tutto in regola. Vuol dire che se trovasse qualche osservazione da fare, si può sempre intendere con il signor arciprete....
L'uomo parlava, parlava, perchè lui taceva e guardava la lista.
Che strana, che terribile, che folle impressione!
Pagare!
E suo malgrado Aquilino parlò, anzi minutamente si soffermò a parlare.
-- Venticinque franchi le candele, buon uomo?
-- Vedrà che dice -- disse l'uomo allungando un sòrdido dito verso la lista: -- _Candelotti di cera vergine, del peso di libbre quattro catuna._ Ve ne sono anche di minor peso....
-- E dite, onesto uomo, dove sono essi i candelotti, che vennero subito spenti?
-- Sono -- rispose -- di diritto della parrocchia e servono, poi, per i funerali di quelli che non possono spendere. E poi lo domandi a tutti, perchè questo è l'uso.
-- Dunque voi fate qualche cosa anche gratis?
E Aquilino contemplava tutt'all'intorno l'uomo nero e domandò ancora:
-- Dunque dicevamo?
-- Settantacinque lire, signore.
-- E non vi sembra un poco caro?
-- Oh, signore, si vede che lei non ha pratica! Vi sono di quelli che vogliono fare le cose in regola, e che spendono migliaia. Anzi si può dire che Don Malfattini le ha usato riguardo....
-- Davvero?
-- Davvero! Veda: i pregadìi, che mai non si mettono meno di dieci lire, qui sono segnati otto....
-- Che sono i pregadìi, buon uomo?
-- Sono quelli scritti che si mettono qua e là della bara e vi è scritto, _Pregate Iddio per l'anima...._
-- Ho capito. E chi li fa?
-- Io, signore.
-- Allora voi siete in rapporti con Dio....
L'uomo nero guardava Aquilino con commiserazione.
-- Dunque dicevamo, buon uomo?
-- Settantacinque lire.
-- Ecco!
Erano carte nuove che il giovane lasciava cadere su quelle mani, evitandone il contatto come un'abominazione.
L'uomo nero le palpò quelle carte, le ricontò.
-- Temete che il danaro dei poveri sia falso?
-- Noi contiamo sempre il denaro. È che sono così nuove. -- E sorrise col suo riso idiota.
-- Andate, andate buon uomo.
*
«Dopo di che -- mormorò Aquilino quando il treno si mosse -- sii maledetto anche tu, vecchio paese che i vecchi chiamavano patria».
Era un po' ingombro di roba lo scompartimento del treno del ritorno.
-- Per piacere -- disse un signore ad Aquilino, -- un po' di posto su la reticella.
Aquilino portava con sè, realmente, un oggetto alquanto ingombrante: la Madonna di mamà.
CAPITOLO XVIII.
Bobby felice.
Nei primi tempi, dopo la morte della mamma, Aquilino aveva ogni tanto la sensazione dolorosa, simile a un arto del suo corpo, che gli fosse stato avulso. Guardava nel mondo; e gli pareva che vi mancasse qualcosa. Alle volte come un fantasma gli era vicino: la mamma.
*
In quella dolorosa occasione tutti furono molto gentili con Aquilino: la marchesa volle sapere come la cosa era andata; ascoltò con occhi buoni, e quando vide che Aquilino ad un certo punto del racconto si intoppava, trovò certe parole tutte belle e conclusive, per cui ella se ne andò prima che quella specie di irrigidimento si trasmutasse in pianto.
Del resto la marchesa non avrebbe avuto difficoltà ad accordare ad Aquilino qualche settimana di licenza perchè viaggiasse e si svagasse un po'. Ma essendo già ai primi del maggio, si prospettavano i prossimi esami di Bobby.
Aquilino ringraziò; ma no, egli non desiderava viaggiare. Se mamà fosse morta lì, oh, allora! Ma lì non c'eran ricordi. Anzi lo studiare quelle semplici cose con Bobby lo avrebbe distratto.
*
Il conte Cosimo mandò una lettera molto affettuosa: e sarebbe venuto lui a confortarlo; ma non istava punto bene; e ne era prova che, _come fa ogni bestia ammalata, si era rifugiato nel suo vecchio nido_: una gran casa antica nella sua città.
Anche Bobby si mostrò gentile. Le pupille del giovinetto, alla vista del gran lutto del suo precettore, apparvero per la prima volta impressionate.
Guardava quel nero, come se quel nero fosse stato al contatto di una cosa di cui Bobby sapeva appena il nome: la morte.
Domandava con premura ogni mattina: «Come sta?» quasi che il male della morte fosse stato una specie di raffreddore.
*
Ma Aquilino, che aveva deliberato di non recarsi più nella torre di Albraccà, vi si recava sovente. Non che il marchese Ippolito gli permettesse di parlare della sua cara mamma, e della sua casa che non era più!
Il marchese parlava sempre lui, e non ascoltava che le sue parole. Ma certi suoi aberranti ragionamenti gli addormentavano il dolore o parevano far scomparire il suo dolore in un più gran dolore.
Il marchese don Ippolito offriva anche da bere _theologaliter_, e questo pure era un bene.