La Madonna di Mamà: Romanzo del tempo della guerra

Part 4

Chapter 43,726 wordsPublic domain

«Effettivamente è in viaggio -- disse Aquilino a se stesso. -- Anch'io sono nel viaggio della vita; e se tutto andrà bene, spero di finire con un'eccellente guardaroba.»

Ma non solamente quel cameriere era silenzioso; ma tutto in quella casa procedeva con ordine silenzioso; e Aquilino, lì per lì, si domandò se, per avventura, non fosse un privilegio delle grandi case quello di andare avanti così bene per effetto di un moto proprio.

Ma non tardò molto ad accorgersi che tutto quel macchinario ubbidiva ad una volontà, cadeva sotto un'invisibile sorveglianza.

Donna Barberina!

E allora venne anche a lui gran soggezione di quella delicata donnina della marchesa: quasi un po' di paura.

In realtà egli era lasciato solo con Bobby; ma aveva la sensazione di sentirsi la marchesa presente.

Davvero terribile quel Bobby! e di un ordine così meticoloso che Aquilino da principio non sapeva che dire. La penna va tenuta così, i quaderni vanno disposti cosà. Un segno con la penna nei libri? _Ma lei, professore, sporca i libri! La finestra non si può aprire, altrimenti la temperatura scende sotto i trentasei Fahrenait._

Inutile domandare di chi erano queste norme. Certo, di miss Edith.

Almeno fosse stato fisso lui! Che! Pareva che avesse una molla nel piccolo sedere, e ogni tanto interrompeva con una domanda, con una ricerca nel dizionario.

E intanto la lancetta della gran pendola arrivava al sessantesimo minuto, e Bobby, con una percezione perfetta, riponeva libri e quaderni. La maestra di piano attendeva per la lezione di piano; doveva andare alla cavallerizza; doveva arrivare il venerabile prevosto per la lezione di religione.

E quando Bobby non scattava, era un fuoco di fila di domande: _È vero che i Romani non avevano il fazzoletto? Come fecero i Romani a conquistare il mondo se dovevano imparare il latino? È vero che Enea partì da Troia col papà su le spalle? No, me lo dica! Oh come è cattivo! Lei? non mi vuole spiegare niente._

Bastava inoltre che Aquilino si lasciasse sorprendere da una naturale curiosità, perchè il piccolo Bobby vi si insinuasse pronto a dare tutte le spiegazioni di cui Aquilino sembrava avere bisogno; dal _five o'clock_ al _plum-cake_; dal _tennis_ ai corti circuiti della luce elettrica; ad un indovinello da risolvere. Quel _faivoclòc_, così ripetuto, era poi la parola più irritante. Gli pareva il verso di un gallinaccio.

Ad Aquilino qualche volta veniva da sorridere alla vivacità del fanciullo. Ma bastava il baleno di un sorriso. Era bello che fritto!

-- Scusi, professore, ma se ride anche lei!

E Aquilino si persuase che la prima cosa era non sorridere.

-- Creda, Bobby -- disse Aquilino -- per imparare qualche cosa è necessaria una certa immobilità. Come potrebbe un chicco....

-- Chicco? Mai inteso dir _chicco_.

-- Sì, _chicco_; dico _chicco_ e basta! Come potrebbe un chicco di grano germogliare se le particelle della terra fossero di continuo agitate come fa lei? I grandi savî li vedrà sempre immoti e pensosi. -- E detto questo, Aquilino cercò attorno una esemplificazione di una umana immobilità: ma le pareti non offrivano che quadretti di agitazione e di moto; volpi, messe in fuga da bracchi bianchi; cavalieri, in abito rosso, in fuga a saltar siepi; automobili in fuga; tacchini grottescamente in fuga. Non c'erano altri esempi.

-- Ah, ecco, come quel santo che mi pare sant'Antonio abate --, perchè infine aveva scoperto una figura ferma fra tutti quei personaggi in moto.

-- Sant'Antonio? Ma quello è Jesus Christus -- disse Bobby.

-- Impossibile, signorino!

Infatti Cristo, secondo le comuni cognizioni, fu un piagato, nudo e doloroso uomo; quello lì, invece, era paffuto, composto, pudicamente vestito con un bel manto, e con un sorriso pieno di compiacenza.

Naturalmente Bobby scattò, staccò il quadretto e spiegò:

-- È un Cristo inglese, il regalo di miss Edith per Natale.

-- Mio caro Bobby -- disse Aquilino -- non discutiamo se quello è o non è Cristo. Pensi piuttosto ad una cosa: lei è ricco, nobile, intelligente: lei ha davanti a sè un avvenire invidiabile. Che cosa domandiamo noi a lei, adesso? Nient'altro che un po' di fatica; di ben intesa fatica, sa? e un poco di immobilità.

-- _Nello_ sport _sì, la fatica! Ma nello studio!_ Ma in Inghilterra i bebi -- disse -- imparano più che in Italia, e non fanno mai fatica....

-- Creda, Bobby, senza fatica non si fa nulla, anche in Inghilterra. -- Ed Aquilino parlò alte e commoventi parole che mai Bobby aveva udite: _Davanti alla gloria dell'uomo gli Dei avevano posta la fatica! La fatica e il dovere, Bobby! Persuadersi di un dovere, Bobby! un alto dovere morale! Ecco aperta, Bobby, la via della vera grandezza! Lavarsi, non dir bugie, giocare alla pallacorda...._

-- Al _tennis_....

-- Al _tennis_, come vuol lei; ebbene tutto questo sarà molto inglese, ma è troppo poco! Occorre una più nobile igiene.

Ed Aquilino fece allo stupefatto Bobby la figurazione di un Bobby divenuto grande veramente.

E dopo la figurazione, venne la ricerca delle vie del cuore, e con la mano blandiva quel pomino nero e lucido che era la testa di Bobby, e stava per suggellare le sue parole con un bacio paterno, quando Bobby scattò:

-- Non sa lei che nei baci ci sono i micròbi?

Doveva essere un'opinione di miss Edith.

Ah, invece della via del cuore, cercar la via del.... sedere dove c'era la molla e dargliene tante, ma tante! E poi dirgli: _lei è un viziato, petulante fanciullo; e la sua curiosità è una stupida curiosità._

*

-- Signorino -- disse un giorno --, io la preavviso che d'ora innanzi, qui, con me, non si parlerà che di cose grammaticali: ogni altro argomento resta assolutamente abolito.

Ma Aquilino aveva fatto i conti senza Bobby, il quale iniziò un questionario grammaticale.

Volea sapere se si dice _zolla di zucchero_ o _pezzetto di zucchero_, se si dice _mòllica_ o _mollìca_, e perchè! se si deve scrivere _tè_, _tea_, o _thé_, e se i versi belli sono quelli lunghi o quelli corti; e perchè in italiano c'è il _tu_, il _voi_, il _lei_, e di chi è il verso _appena vidi il sol, che ne fui privo_. -- Lei non lo sa, non lo sa!

Aquilino si sentiva stringere come da un nodo maligno da parte del piccolo demonio. La coercizione poi di pesare ogni parola, di esprimere il contrario di quel che pensava, si presentò come una fatica non calcolata nel suo nuovo ufficio. E d'altra parte darsi per vinto davanti a quel minuscolo personaggio, irritava il suo amor proprio.

*

Stava una mattina meditando tristamente a quale genere di pedagogia avrebbe potuto ricorrere, quando i suoi occhi caddero su la propria imagine, riflessa nello specchio.

Si era messo un nuovo abito nero, a lunghe falde, che il popolo, nel suo paese, dicea _giacchetto coi prosciutti_; e s'accorse che il suo aspetto era elegante; ma lugubre. Lugubre! _Non mi resta che camuffarmi da uomo lugubre. Se le mie labbra giovanili avranno la virtù di non sorridere più, io sarò salvo. Sarò un pessimo precettore, ma sarò salvo._

Bobby, appena gli si presentò Aquilino vestito di nero, iniziò un fuoco di fila sul _frac_, la _financière_, lo _smoking_.

Aquilino era una statua nera: -- Prima declinazione, caso nominativo: _rosa rosae_.

Si impegnò allora un duello feroce.

Aquilino, immobile come il destino nero, non si partiva dalla mossa, _rosa rosae_. E la antica povera _rosa_ girava, ed Aquilino presentava la punta della spada dei sei casi. Bobby assaliva alla maniera disperata dei selvaggi: -- Lo dirò alla mamma, lo dirò a miss Edith quando verrà! lei mi vuol fare ammalare! Almeno un po' di riposo, un'oasi. Ma mi spieghi almeno! Tutti i professori spiegano!

Le punte dei sei casi erano inesorabili. Sessanta minuti feroci, un rosario di casi. Bobby, esterrefatto, snocciolava i casi.

Quando la lancetta dell'orologio segnò il sessantesimo minuto, Bobby scappò.

-- La bestia mi pare domata -- mormorò il giovane asciugandosi il sudore.

*

-- Ma almeno una spiegazione -- supplicava Bobby alle lezioni seguenti. -- Io lo dirò alla mamma, sa?

-- Lo dica a chi vuole. In questo momento io sono il re, l'imperatore. Finchè lei non saprà tutti i casi di tutte le declinazioni, io non darò una spiegazione. Soprattutto nessuna discussione: quello che dico io è assoluto, indiscutibile. Io ho sempre ragione. Io sono superiore a lei di cento gran cùbiti.

Aquilino sudava, ma respirava.

Ma il respiro della più grande soddisfazione lo trasse un giorno che Bobby con grazia irresistibile, disse:

-- Professore, adesso poi le devo dire una cosa....

-- Non ascolto cose.

-- Si tratta di un fatto personale.

-- Non esistono fatti personali.

-- Esistono, perchè io lo facevo apposta.

-- Che cosa «apposta»?

-- A interrompere ogni momento. Con il professore che veniva prima di lei, mi divertivo tanto....

-- Lei si divertiva?

-- Ah, tanto! Lui mangiava tutte le violette.

-- Non ascolto queste cose; lo dirò io alla sua signora mamma.

-- Oh, mamà lo sa. La colpa era di quello là che non sapeva farsi rispettare.

Ah, piccola canaglia, ti dovevi provare con me!

CAPITOLO IX.

La confusione dei casi.

-- Faceva anche l'alpinista su le spalle di quel disgraziato maestro, e sì che a vederlo pareva un uomo serio, -- disse il grosso cameriere ad Aquilino. -- Ma con lei ha trovato il duro, ed anche con me....

Questo riconoscimento dei propri meriti da parte della servitù tornò molto gradito ad Aquilino: ma avrebbe anteposto le lodi di donna Bàrbera.

Queste non vennero.

Una bella mattina invece capitò donna Bàrbera in persona ad assistere alle lezioni.

Ohimè! In quella occasione accadde ad Aquilino un fatto del tutto insignificante, ma anche seccante.

Donna Barberina vestiva un semplice abito da mattina. Entrò nella stanza da studio con un _prego_, cioè _prego di non interrompere_, anzi prese ella stessa uno sgabello. Si sedette. Da una specie di corsaletto di pizzo candido, usciva la sua testolina dai capelli ròridi e bruni. Le mani delicate di lei, con qualche baleno di gemme, lavoravano non so quale lavoro. Ciò voleva significare: _io seguito il mio lavoro, lei può seguitare il suo._ E allora accadde quel fatto deplorevole. Perchè si presentava in quella mattina, così bene, l'occasione propizia di sbalordire la marchesa con i progressi di Bobby. Se non avesse voluto lodare, non importa! L'importante era che ella fosse rimasta sbalordita, cioè avesse visto che razza di precettore aveva preso in casa; altro che quelli che le erano stati proposti! Ah, troppo giovane lui? Avrebbe visto ora la signora marchesa come lui era riuscito a domare il cavallino Bobby! Al trotto! al galoppo! di salto! Oplà! in piedi, giù! Piroletta! E lui il maestro fermo, con quell'abito nero, freddo, impassibile: appena un comando, come fa il domatore del circo, che accenna. Appena un ondeggiar della frusta.

E invece? Ahi, giovinezza!

Perchè in grammatica vi è una tal cosa della quale non si può far senza; e se non si è sicuri, non si può procedere innanzi bene, perciò è cosa importantissima: distinguere cioè quale è il caso nominativo o soggetto, e quale è -- invece -- il caso accusativo, o l'oggetto. Una cosa, del resto, elementare e facilissima. E a furia di esercizi, Aquilino ci era riuscito. Ora si trattava di farne il saggio.

Perchè è evidente: se per esempio io dico: _Bobby bastona il povero Cettivaio_, Bobby è il soggetto e il povero Cettivaio è l'oggetto.

E sin qui il cavallino saltava che era un piacere.

Ma quella mattina, Aquilino ebbe la mala idea di volere approfondire quell'affare così semplice.

-- Se invece, io dico: _Il povero Cettivaio è bastonato da Bobby_, ecco Cettivaio che, alla sua volta, diventa lui il soggetto.

Anche a questo punto il piccolo Bobby avrebbe dovuto ricordarsi che tutto quello che il maestro diceva era assoluto, assiomatico, indiscutibile.

Ma quella mattina non se ne ricordò.

Se _Cettivaio è bastonato da Bobby_, il soggetto vero rimaneva sempre Bobby, perchè era sempre lui che seguitava a compiere l'azione di bastonare. E perciò egli, Bobby, non condivideva l'opinione del maestro che Cettivaio avesse potuto con tanta facilità diventare il soggetto.

Alla obbiezione del suo dolce rampollo, Aquilino scorse gli occhioni della marchesa che si sollevavano lenti e con compiacenza dal suo lavoro.

-- Ma no, caro ragazzo, che Cettivaio è il soggetto!

-- Finchè io sèguito a bastonare, creda, professore, che il soggetto rimango sempre io.

-- Per accontentarla, Bobby, diremo che nell'esempio su riferito, _Cettivaio_ è un soggetto così, per apparenza....

-- Allora -- scattò Bobby -- vi sono due soggetti....

Accidenti anche a Bobby!

-- Non entriamo nel difficile, caro Bobby -- disse poi. -- Lei per ora si persuada che in grammatica Cettivaio è il soggetto....

-- Sarà, ma nei fatti, io sono il soggetto perchè io picchio. Chi picchia è il soggetto.

-- E poi creda, Bobby -- aggiunse il maestro per abbandonare quel groviglio tra la _realtà_ e la _grammatica_, -- non va bene bastonare il povero Cettivaio.

Ma così dicendo, un terzo elemento, la _morale_, si complicava con gli altri due elementi in conflitto.

Donna Bàrbera, che avrebbe dovuto dargli un po' d'aiuto, era tornata al suo lavoro, con le grandi ciglia chine.

-- Professore, scusi, ma dovrò forse io farmi bastonare da Cettivaio? -- disse Bobby.

Aquilino ebbe la sensazione che fosse molto caldo in quella stanza: al di là dei trentasei gradi Fahrenheit.

Ma come mai, quella mattina, si era fatta così difficile la questione, sempre così facile, del _soggetto_ e dell'_oggetto_?

Con un lampo geniale, Aquilino pensò di abbandonare Cettivaio alla sua sorte, e cambiare paradigma. Ma strana cosa! Mentre, prima, gli esempi zampillavano a bizzeffe, ora i canali dell'intelligenza gli si erano come otturati; e sentì egli stesso, con una specie di terrore, che le sue labbra avevano già proferito questo spaventoso paradigma: -- _Io amo la mamma._ Rivolga al passivo!

E la voce di Bobby suonò tranquilla: -- _Il professore è amato dalla mamma._ Scrivo su la lavagna?

A quel punto parve ad Aquilino che le grandi ciglia di donna Barberina si riscotessero; e come una lacerazione per una inverosimile goffaggine gli entrò nel cuore.

Ahi, giovinezza! Invece di rispondere a Bobby tranquillamente: _sì, scriva su la lavagna_, corse ai ripari, moltiplicando altri esempi, cercando di soffocare sotto innumerevoli altri esempi quel paradigma che emergeva lucido e spietato: _Io amo la mamma!_

Arrossiva; e arrossiva dal rossore. Discese nelle profondità grammaticali, lanciò in una specie di fantasia moresca i verbi neutri, i verbi riflessi, i verbi recìproci: tutta una mirabile confusione per cui il nominativo e l'accusativo si complicavano nella maniera più filosofica. Riuscì, insomma, a fare una bellissima lezione.

Donna Bàrbera, volgendo gli occhi alla pèndola, si levò allora in piedi, e troncò la lezione. Si rallegrò con Bobby perchè aveva un professore così bravo ed entusiasta per la grammatica.

Atteggiò le labbra alla sua smorfietta e -- Lei ci ha fatto stare venti minuti di più -- disse. -- Non credevo che una lezione di grammatica potesse riuscire così interessante.

Stese la mano ad Aquilino, e per quella sensazione di freddo, al contatto della mano della marchesa, egli capì che si era riscaldato enormemente.

-- Ha compreso bene, è vero, Bobby? -- domandò quando la marchesa se ne fu andata.

-- Io? Non ho capito niente.

-- Niente?

-- Niente del tutto! Stavo attento a lei. Lei dice che sono io che non sto mai fermo; ma oggi non stava mai fermo lei. Saltava qua e là. Prenda, professore!

E Bobby offrì un suo càndido fazzoletto perchè si asciugasse il sudore.

*

Lo spettacolo era riuscito tutto l'opposto delle previsioni: il cavallino era stato fermo, e il domatore aveva saltato, lui.... Per giunta il passivo di _io amo la mamma_, era: _la mamma è amata da me_. E Bobby aveva detto invece: _il professore è amato dalla mamma_. Orrore! E non se ne era accorto.

Ahi, giovinezza!

Le apparizioni della marchesa alle lezioni si fecero più rare, e lasciarono il posto a miss Edith.

La presenza di miss Edith complicò qualcosa di più che i casi della grammatica.

CAPITOLO X.

Miss Edith.

Questa miss Edith, la quale rappresentava la più severa pedagogia applicata al piccolo Bobby, non era -- come Aquilino si era da prima pensato -- un'arcigna signora, di venerabile età, fornita di dentiera e di occhiali; ma una giovanetta, quasi; senza occhiali e con occhi cilestrini. I suoi denti erano così tersi che rimase in Aquilino la curiosità di sapere come si facesse ad avere denti così bellissimi. E tutta ella era mirabilmente tersa.

Mai al suo paese aveva visto simili denti e tanta mondizia. Può darsi che ci fosse anche stata; ma è vero che al suo paese mai gli era capitato di trovarsi così da presso ad un angiolo della terra da poterlo osservare come gli accadeva ora con questa miss Edith, nei venti minuti che durava la colazione, e nei trenta minuti del pranzo.

Ella aveva fatto ritorno dopo qualche tempo che lui era in quella casa, ed era stata accolta da donna Barberina come una della famiglia.

L'età che miss Edith poteva dimostrare era in sui vent'anni.

Il colore dei capelli, bizzarramente composti, si fondeva con la compostezza del volto: un volto chiaro, d'una chiarità ferma e sana; interrotta da quei due squarci azzurri e un po' stupefatti degli occhi; e dalle vive labbra, terminanti in due lievi ghirigori, qua e là su le gote, le quali si riunivano nel bell'ovale del mento. Vestiva adoràbile e semplice; semplice e misurata nei gesti; ma quando rideva, svelava una perturbante infantilità; ed anche le gonne, un po' corte, le conferivano alcunchè di più giovanile che non fosse per gli anni.

Strana creatura! E più la vedeva, più gli pareva strana. Da dove veniva? Dalla Scozia. Ma lui avrebbe detto: da un bagno lunare.

*

Nei primi tempi, il sedere a tavola con quelle signore era stato per Aquilino una cosa più adatta a levar l'appetito del cibo che a soddisfarlo. Gli pareva di essere osservato nelle mani, nei diportamenti verso la forchetta, verso le salse, verso il pane, verso il cameriere in guanti bianchi.

Stando però attento, e, sorvegliandosi, qualcosa aveva imparato; ma non mai sarebbe potuto arrivare alla perfezione con cui miss Edith mangiava. Mangiava con la grazia con cui una capinera bèzzica qua e là.

Ogni tanto un sorriso a destra su la spalla destra; ogni tanto un sorrisino a sinistra su la spalla sinistra, accompagnato da un lieve chinar della testa, e quelle parolette, _yes_, _please_, _merci_, _grand-merci_, _s'il vous plait_. Però, bèzzica qua, bèzzica là, ella mangiava più che non paresse. Con Aquilino era gentile, ma parlare.... oh, quanto a parlare era inutile! _Do you speak english?_ -- aveva chiesto -- _Noh? Allemand? Nooh? Francesse?_

Ahimè, no! Nemmeno _francesse_! Cioè lui avrebbe parlato, caso mai, il francese con la stessa grazia con cui lei parlava italiano. Pareva il verso di una pavona quando la parlava italiano, con la differenza che lui non si azzardava, e lei metteva fuori quel poco di italiano che sapeva, con tale impudenza che Aquilino ne provava scàndalo e sdegno. E ci rideva per giunta come di compiacimento.

_Uno di noi due_ -- meditò Aquilino -- _deve appartenere ad una razza inferiore._ Ma per quanto ella non desse a vedere, Aquilino si persuase che miss Edith aveva il convincimento di appartenere lei ad una razza superiore.

Per fortuna c'era Bobby a tavola! Con la venuta di Aquilino, soltanto -- cioè con l'ingresso al ginnasio -- egli era stato ammesso alla tavola.

_Quando stanno come si deve, e non versano il vino su la tovaglia, quando non mettono le mani sul piatto, e non si rimpinzano, sono pure un ornamento della mensa i bimbi!_

Così pensava e così aveva detto Aquilino.

-- Oh, no! non i _bebi_ a tavola coi grandi -- aveva detto miss Edith. Era un complesso di ragioni pedagogiche ed igieniche che miss Edith non riuscì a spiegare, e allora era intervenuta donna Bàrbera a spiegare, cioè che Bobby -- prima -- faceva un lieve pasto già alle quattro, poi un altro lieve pasto alle sette; qualcosa come latte, burro, miele, un panino lieve, poi il bagno della sera, poi a letto.

Miss Edith assentiva con tanti graziosi _Yes!_, perchè quando parlava inglese con la marchesa, era proprio graziosa, e la sua voce correva imperiosa e veloce come su la tastiera di un piano, in una sala ducale.

_Ho capito_ -- disse fra sè Aquilino -- _io e la mia pedagogia passiamo in second'ordine. Non c'è niente da fare!_

Però gli seccava. Specialmente vedersela mandata lì, a sorvegliare le sue lezioni! Ad onor del vero, miss Edith assisteva alle lezioni come se non ci fosse. Se ne stava silenziosa, rigida, con un libro straniero o anche con un lavoro. Solo qualche volta aiutava Aquilino con un -- _Bobby!_ -- di avvertenza, che dal tuono basso della prima sìllaba, saliva ad un gorgoglìo un po' buffo della seconda sillaba. Indubbiamente Bobby aveva soggezione di miss Edith, più che di lui.

_Guarda mo'_ -- meditava talvolta Aquilino --, _tanta pedagogia in una creatura così!_ E non riusciva a combinare tanta pedagogia con quei capelli quasi barbaricamente intrecciati; con quella gran turchese alle dita, e quelle unghie di rosa.

_È proprio bella questa ragazza_ -- disse una volta a se stesso, quasi con terrore, -- _e mettermela così, sempre davanti, è una vera crudeltà della marchesa. Cos'è poi adesso tutta questa sorveglianza?_

Alle volte gli veniva questo mostruoso pensiero: _Pedagogia_ (cioè, miss Edith) _senti: Poterti fare emettere uno strido di passione! Voce di pavona, devi tubare, languire come una tòrtora!_

Alle volte, in quegli occhi cilestri, gli pareva di leggere questa scritta strana: _Non ci badare, fanciullo! La pedagogia che ti impressiona in me, è come la toga che veste il magistrato. Fuori dell'aula, esso è un uomo come un altro. Desiderate voi che mi tolga la toga?_

Erano tutte fantasie dei suoi sensi.

Ella era una stupida, meticolosa pedagòga; e lui, uomo e italiano, soffriva a stare sotto quella pedagogia, sotto quel gesuitismo anglicano e femminile.

Odiava i suoi _Water-babies_, i suoi libri policromi e stranieri, il suo _Christmas_ panciuto. Avrebbe strozzato il suo cane; avrebbe rimesso sul trono il povero Cettivaio.

A volta pensava: _Finchè è la marchesa capisco; ma come fa lei, che dopo tutto è una povera ragazza come me, che ha lasciato la sua casa, la sua famiglia, per guadagnarsi la vita, ad avere tanta aristocrazia?_

Ma poi non si spiegava la gran dimestichezza con la marchesa. Le aveva intravviste che fumavano sigarette.

_Una donna fumare, anche in casa, non sta mai bene!_

Ricordava questa frase di mamà. Certo una sciocchezza di mamà.

Eppure gli aveva fatto una grande impressione. E anzi, un giorno, aveva esaminato una scatola di quelle sigarette tùrgide e ricche. Ne tolse una, l'accese in segreto, e gli parve che se ne svolgesse qualcosa di velenoso che gli dava alla testa. _Non bevono vino, e poi fumano questa roba che dà alla testa!_

*

La presenza muta di miss Edith alle lezioni produsse il curioso effetto di eccitare Aquilino all'esaltazione della virtù. E siccome doveva spiegare a Bobby la storia romana, così esaltò le virtù dei Romani; la virtù di Muzio Scevola, di Bruto, di Fabrizio, di Quinzio Cincinnato: e più precisamente la loro incomparabile modestia, il loro sacrificio verso la patria, la loro adorabile semplicità. E parallelamente alle virtù dei Romani, esaltò le virtù delle donne romane, la loro spaventosa pudicizia, la loro sottomissione, la loro abilità nel filar la lana; e che dove le donne sono così ùmili, gli uomini crescono grandi e tremendi a modo di querce, e viceversa!

Era come una provocazione a miss Edith; ma lei rimaneva impassibile. Forse non capiva niente.